Home Politica In Viaggio 08 | Sabina Guzzanti

In Viaggio 08 | Sabina Guzzanti

CONDIVIDI
viaggio

Il sito archeologico si presenta come un ricamo che orna una piccola montagna dalla testa ai piedi. Emergono dalla terra una quarantina di centimetri di ogni costruzione, muretti circolari. Sono case da una o due stanze. Se scavassero le costruzioni apparirebbero intere. Continuano dentro la terra.
Dalla cima si vede una bella vallata, pianure con fiumiciattolo e un po’ di cespugli e cactus. Sono tornati i cactus.
Raul si porta sempre dietro il mate che è para compartir , finisce lo riempie e me lo passa o viceversa.
Oltre la vallata ci sono altre montagne. Una zona strategica mi fa notare Raul. I Ovunque coccetti di utensili per cucinare anneriti dal fuoco, punte di freccia e dice Raul che ci sono delle pietre nere che sbattute una contro l’altra suonano. Da qui il nome del luogo. Gli credo. Provo a sbattere varie pietre nere fra di loro. Non suonano.
– be’ non si trovano facilmente
– è naturale
Già da un’ora fa molto caldo.
– ripartiamo?
– direi di sì.
La quattro ruote è già personalizzata, il sedile di dietro è pieno di borse, guanti, giacche a vento, bottiglie d’acqua, sacchetti di frutta secca, di biscottini. Lo spazio c’è.
– come si chiama la santa che ha allattato dopo morta?
– si chiama Difunta Correa che poi lei non è neanche di qua è di San Juan, però la venerano fino al Cile. Guarda quelle, sono case degli operai che hanno costruito la ferrovia. Finito di lavorare le hanno abbandonate. I mattoni sono di terra e i tetti di paglia o cactus e terra.
Sono intense queste case, potenti. Non sono color mattone sono rosso vinaccia, ce ne sono ovunque.
– Non le usa nessuno?
– adesso vogliono le case moderne vedrai il paese dove ci fermiamo a mangiare è tutto nuovo. Per noi è brutto loro si trovano meglio. Del resto loro ci devono abitare. Guarda questo fiume è ancora congelato. La notte fa anche 20 gradi sotto zero
– così freddo? dove dormiamo è riscaldato mi dicevi?
– si ci sono le stufe, es bien calientito
– bene. Sono bellissimi questi fiumiciattoli mezzi congelati e mezzi verdi. Mi sembra che la zona sia piena d’acqua. Non la usano per irrigare?
– qualche hanno fa hanno provato. Volevano portare l’acqua di qui alla miniera. Ma la comunità locale non ha voluto. Non vogliono che l’acqua si metta nei tubi. Loro pensano che l’acqua debba stare sempre a contatto col cielo. Gli elementi devono essere sempre in contatto pensano.
– non vogliono che si metta nei tubi? Ma sul serio? E li stanno a sentire?
– Per forza ci sono solo loro qui, governano loro
– bene
– sono andati avanti un po’ col progetto, poi le autorità locali quando hanno capito, hanno fermato il processo. Loro dicono: “ma come? Noo, non è possibile. L’acqua non può stare in un tubo”
Quando imita gli Indios Raul fa una voce dolce leggermente infantile,
fa la boccuccia e spalanca gli occhi, a rappresentare l’innocenza: “ no l’acqua tutti devono poterla prendere, non si può chiudere, noo”.
– giusto ma di solito non sono argomenti che passano
– hanno fermato i lavori. Se avessero acconsentito la loro acqua sarebbe finita da un’altra parte, sarebbero rimasti quasi senza.
– ci hanno visto giusto quindi. Ma tu come mai conosci così bene questa zona?
– io lavoravo sul treno
– ma pensa! Ecco perché tutta questa passione
– e dimmi qualcosa di te, di che ti occupi?
– ultimamente faccio documentari

– ah che bello. Anch’io ho partecipato a un documentario. Una volta ho accompagnato una biologa in una laguna che visiteremo, dove lei ha scoperto che c’è un ecosistema ancora vivente apparso 3500 milioni di anni fa. Un insieme di alghe e batteri che formano delle specie di rocce organiche che attraverso la fotosintesi e la trasformazione del diossido di carbonio in ossigeno hanno fatto sì che si formasse la cappa di ozono che ha permesso l’inizio della vita sul pianeta.
– davvero? Qui?
– sì. Lei ha riconosciuto i batteri e poi sono tornati con la troupe e hanno girato e io li ho aiutati nella logistica
– magnifico.
– è stata una bella esperienza. E come mai parli spagnolo, dove l’hai imparato?
– l’ho imparato a Roma. Quando ero ragazzina c’erano tantissimi rifugiati politici argentini e cileni e in Italia c’erano gli Inti Illimani a scuola eravamo tutti pazzi per loro. Io li adoravo e mi piacciono ancora adesso. Avevo un piccolo gruppo di musica andina, io suonavo chitarra e charango.
– gli Inti Illimani li conosco sono bravissimi
– li conoscete anche qui no?
– certo sono famosissimi.
Penso meno male. A un certo puto quando cominciavano a passare di moda c’era qualcuno che insinuava che in America Latina non sapessero nemmeno chi erano.
– allora cominciamo il dj set con un pezzo degli Inti Illimani.
Collego l’I pod. Metto prima un pezzo strumentale per la gioia di ascoltarlo per la prima volta nel suo paesaggio.
Mentre ascolto e la gip avanza sulla strada bianca ripeto a me stessa che se dovessi elencare le dieci cose che amo fare di più, ascoltare la musica in macchina ce la metterei. In omaggio al luogo ancora un pezzo degli Inti: Exiliada del sur. In realtà è un auto dedica.
È una canzone di Violetta Parra che viaggia per l’America latina spargendo pezzi di sé stessa involontariamente.
Dall’inizio a Buenos Aires in ogni tappa sto lasciando qualcosa, tra cui il cellulare sparito il primo giorno. Quindi me la sono canticchiata tra me e me più volte:
“un ojo dejè en los lagos por un descuido casual …
Un occhio l’ho lasciato in un lago per un disguido, il braccio destro a Buìn, l’altro a san Vincente, i nervi a Granero, il sangue a san Sebastian e in una strada di Itata mi si è rotta la chitarra…”
Per ora non ho pieno possesso dello stereo, il volume lo regola Raul, si può ancora parlare.
– io ero piccolo quando c’era la dittatura. Mi ricordo una notte che all’improvviso la nostra casa è stata circondata dall’esercito, con i fari delle macchine hanno illuminato tutto, hanno sfondato la porta e sono entrati. Mia madre piangeva e ci teneva stretti e poi fra le urla e il terrore i miei genitori hanno capito che avevano sbagliato porta. Erano venuti per il nostro vicino. È stata la paura più forte delle mia vita. Mia madre era disperata.
– e al vicino che gli è successo?
– per fortuna non c’era, era già scappato. Lì viveva solo la moglie con i figli
– e a loro cosa è successo?
– per fortuna quella sera non c’erano, poi hanno saputo dell’esercito e non sono più tornati. Ti potevano ammazzare perché trovavano un libro del Che in casa una follia continua…
Scuote la testa Raul. C’è un po’ di silenzio.
Metto Jay-z Run this town.
La strada sterrata scorre come non fosse di questo mondo in una pianura sconfinata. Le montagne ora vicine ora lontane sono striate di bianco. Sono accartocciate come la carta del presepe. Sono di sabbia grigio chiaro con punti regolari di verde smeraldo. Sono grigio scuro con chiazze gialle. Sono a strisce gialle nere e rosse. Lunghe strisce di polvere che sembrano vapore si sollevano, ti affascinano e poi ti graffiano il naso e la gola. Io giro piccoli filmati dal vetro. Mi sta bene che sia rigato. E cambio le canzoni. Ho della musica eccezionale. Di ogni genere. Un pensiero a Luca e Costanza che mi passano sempre pezzi bellissimi. Sono così felice che mi pare di non sentire l’alta quota. La sento, sento qualcosa che però è lieve. Un po’ di pressione sugli occhi. La consapevolezza di respirare tutto il tempo. La pelle è tesa. Sento le arterie nelle gambe. Sento leggermente le tempie che sono come due tappi di sughero che spingono.
La macchina si ferma in cima a un dirupo.
– qui siamo a quattromilacinquecento metri. Vedi c’è il cartello. Come stai?
– bene. Sento qualcosa ma è una sensazione leggera, di stordimento.
– bene ottimo. Questa è una apacheta per la Pachamama. La madre terra.
Vedo un gran cumulo di pietre buttate abbastanza a casaccio. Bottiglie vuote di plastica e di vetro. Carta. Foglie di coca.
– facciamo anche noi un’offerta
– cosa offriamo? Abbiamo la frutta secca
– no la frutta secca la terra già ce l’ha. Io ho delle foglie di coca prendine un po’ offrile e chiedi che questo viaggio vada bene, quello che vuoi.
– Pachamama per favore che il viaggio sia uno splendido viaggio, avventuroso emozionante indimenticabile
– bene
– ah per favore, non voglio soffrire del mal di altura per favore
Anche Raul fa la sua preghiera io faccio un paio di foto e ripartiamo
– a proposito ma queste foglie di coca si possono masticare e fanno bene per l’alta quota giusto?
– certo
– ce ne sono ancora?
– no le ho messe tutte lì. A San Antonio le troviamo

– bene. A San Antonio gli abitanti sono Indios? Cioè non si deve dire indios come si deve dire? Al museo mi hanno detto chiamali il popolo ma non mi va. Che dici, scusi qui abita il popolo?
– qui sono kollas. Li puoi chiamare kollas.
– bene parleremo con qualche kollas? Mi piacerebbe, parlarci così un pochino.
– ti interessa la loro cultura?
– si, ma più che altro, los quiero mucho.
Mi viene un leggero groppo in gola mentre lo dico. Voglio bene agli indiani. Mi commuovo se tocco la loro terra. Non ho da chiedere di speciale se li vado a trovare. Mi piace parlarci un pochino del più e del meno. Mi piace sapere se stanno bene. Se resistono. Se sanno che il tempo darà ragione a loro.

Sull’erba di una montagna una grande scritta fatta con la falciatrice: bienvedos a San Antonio de los Cobres. Nella pianura di terra sabbiosa un quadratone di casette nuovissime gialle in fila e una di fronte all’altra. Guardo le vie, gli spazzi liberi tra una casa e l’altra e mi arriva una frustata di angoscia. Sembra una tendopoli. Le onde si propagano dal plesso solare a tutta la parte alta del corpo. Distolgo lo sguardo e sbuffo.
– sì te lo dicevo anche per me sono bruttissime ma loro le preferiscono, hanno il riscaldamento, sono più moderne.
– sì certo
La strada porta sotto un arco come quelli delle feste di paese dove pure in alto c’è scritto bienvenidos a lettere stampatelle e ben stortarelle. Dopo l’arco c’è la parte vecchia del paese le case sono in buona parte abbandonate. A San Antonio vivono più di cinquemila persone. È una cittadina a modo suo.
La parte vecchia è bella. Somiglia ai villaggi messicani. Donne e bambini cercano di venderti bamboline o piccoli lama di lana o sassetti. Compro un sassetto. Non sto bene. La testa vuole volare via, pressione sugli occhi. Luce forte vento forte. Molta polvere. Mi metto una mano sui capelli e la ritiro di scatto: sono di stoppa. Li ho lavati sta mattina erano morbidi.
Ho chiesto Raul di mangiare in un posto che non sia per turisti. Il ristorante verace non è nemmeno così improvvisato. Hanno il bagno. Ho l’impressione che la pipì abbia un odore molto forte e diverso dal solito. Magari mi sono confusa. Sono confusa.
– non mi sento molto bene
– non ti preoccupare è normale.
– mi dispiace, non riesco a ragionare bene
– mangiamo qualcosa che è importante. non troppo ma qualcosa. Oggi c’è di buono lo stufato di capretto
– bene vada per lo stufato
Lo stufato è squisito, mi rimette al mondo. Ci sono strane carote che dentro sono dure, una delle 3000 razze di patate , ottimo sugo, giusto il riso è scotto. Come faranno a far bollire l’acqua a 3500 metri a proposito? Ne lascio un po’ per prudenza.
Squisito. Raul ordina anche un dolce. Dulce de queso. Una piccola piadina di formaggio di capra con sopra una marmellata. Sembra buono ma non posso peccato.
Mi sento davvero meglio? Il cibo mi ha come riancorato a terra. Rimane un leggero disagio ma sono presente. E le foglie di coca? Se fanno bene a maggior ragione le vorrei.
Raul si alza per salutare un gruppo seduto di fronte a noi. È gente che lavora ancora nella ferrovia che per le merci è ancora attiva. Come va come non va che fate? Noi veniamo da là andiamo di qua. Sta notte quanto andremo sotto lo zero, però che caldo che fa adesso. E quando riparte il treno. E i giorni sono sempre gli stessi ogni dieci venti giorni passiamo di qua. Che bello quando c’era il treno quattro volte a settimana. Che mangiate che ci siamo fatti. Dobbiamo rifarlo. Io porto il vino. Sì dobbiamo rifarlo.
E torna con bustina di plastica verde con le foglie di coca. Siamo pronti per ripartire e ripartiamo. Sbatto la mia giacca che è bianca di polvere. Ci fermiamo al benzinaio all’entrata del paese. Scelgo il primo brano del nuovo tratto con molta cura. Raul lo vedo è entusiasta della musica.
Motore. Transilvania dei Crookers. A seguire Peruvian Cocaine / Immortal Technique. Poi per vedere come reagisce, quanto mi posso allargare, concerto grosso sol minore di Vivaldi.
– è vivaldi?
– si
– mi piace molto la musica classica.
Direi che si può parlare di perfetta armonia. Ora dolcemente bisogna convincerlo del fatto che il volume deve essere alto. Molto più alto di così. Richiesta accolta. Divento copilota sul campo con totale controllo sullo stereo. Ci inoltriamo nel deserto sospeso fra le montagne. Del mondo sotto di noi è rimasta la nozione che in finale ci siano ben quattro squadre sud americane. Sabato si saprà che farà l’argentina. sabato è domani tra l’altro.

Raul vuole parlare. Credo di aver letto nei suoi pensieri: siamo qui per imparare cos’è la puna non solo per sentire la musica. Abbasso il volume.
Ma che cos’è esattamente la Puna?
– la puna è una pianura in alta quota. L’altopiano è ancora più in alto, sopra i quattromila metri. Qui a parte punti più estremi restiamo sui tremilacinquecento. La caratteristica geografica della puna è che non passa l’acqua alle terre di sotto. L’acqua si ferma qui. Scende dalle montagne allaga la pianura ed evapora formando i salar. I salar sono immense distese in cui oltre al sale si depositano tonnellate di minerali, tutti quelli che l’acqua porta giù dalle montagne. Parliamo di decine di km di minerali scavando in profondità per migliaia di ettari che si sono accumulati nel corso di milioni di anni.
– per questo ci sono tante miniere?
– per questo
– è considerato uno dei luoghi più inospitali del pianeta ed è stato preso in considerazione dalla Nasa per gli esperimenti con gli astronauti in quanto è quello che più sulla terra si avvicina a Marte.
Più andiamo avanti più il paesaggio diventa di una bellezza tale che le parole non si trovano e stare senza parole è doloroso. Come posso partecipare a questa meraviglia perché non sia come un film che scorre fuori dal finestrino? La musica e le foglie di coca migliorano molto la condizione umana in queste circostanze. Penso di capire il sacrificio umano. In questo momento risponderei a quello che vedo aprendomi in due. Spargerei con gioia il mio sangue su questa terra solo per farne parte. Cose che si pensano ma non si dicono. Una cosa da dire quale potrebbe essere invece?
– io mi ricordo una canzone chissà se la conosci, faceva: cuando se sale a la puna se sale … papparappappà

mi voz te busca en el viento que me contay que me contay (La mia voce ti cerca nel vento,
che mi racconti? che mi racconti?)
Puna y puna devuelveme, devuelveme,
mi palomita querida…. La conosci?
– no non l’ho mai sentita
Sicuramente glie l’ho cantata male

Commenta questo post

37 Commenti

  1. “In questo momento risponderei a quello che vedo aprendomi in due. Spargerei con gioia il mio sangue su questa terra solo per farne parte.”

    … grazie sabina, grazie..
    perfetta comunione con l’universo, è bellissimo quando ci si arriva..

  2. Bellissimo, Sabina questo racconto mi è piaciuto anche più degli altri! Davvero coinvolgente, la musica, i luoghi, la natura, come quando si pensa alla propria vita sulla terra ma guardando da fuori e senza tempo. È una strana specie di libertà, o forse è quella vera…

  3. È una canzone di Violetta Parra che viaggia per l’America latina spargendo pezzi di sé stessa involontariamente.
    Dall’inizio a Buenos Aires in ogni tappa sto lasciando qualcosa, tra cui il cellulare sparito il primo giorno…”
    Ciao Sabina. questa canzone te la stai sentendo addosso vero? quelle parole, quell’esperienza, quell’intimità che viene lasciata, pezzo per pezzo, piccole parti che ci abbandonano nei luoghi che ci ricevono, che ci ospitano, che ci vedranno per sempre li, inevitabilmente quei luoghi saranno sempre in noi. sono convinto di una cosa sabina, è vero che viaggiando si spargono pezzi di noi stessi, penso però che i luoghi ci lascino un qualcosa che si va a sostituire a quello che si lascia, a quello che si perde, come una pelle che si stacca e che sotto trova pronta della pelle nuova. Non trovi? buon viaggio sabina.

  4. Le parole non si trovano.
    Forse proprio perché in quel momento sei davvero una cosa sola con la natura.
    Sei partecipe di quella meraviglia.
    Con la polvere che graffia la gola, la musica che avvolge e scorre sotto pelle, gli occhi che cercano di abbeverarsi dei colori delle montagne e degli spazi sconfinati.
    Bellissimo!

  5. grazie per i compliments, la prossima non so quando arriva o ce la faccio sta notte ma dubito oppure fra sei giorni!

  6. è ufficiale, per la puntata dieci bisognerà aspettare sei giorni, dove vado non potrò scrivere. anche nove è un bel numero . non ce l’ho fatta a scrivere la decima sono appena a metà devo fare le valige e svegliarmi alle cinque. leggerò i vostri commenti al ritorno.

    le puntate di salta sono piene di cose, quelle che verranno dopo forse un po’ meno quando arrivano gli incas però la faccenda si fa seria. ho fatto un trailer senza volere. è grave interromepere secondo voi? anche voi sarete al mare più o meno no?

  7. Sabina Guzzanti, ora che sei assente posso farti un complimento. Tu sei più grande di Monica Setta, ma… ma… Monica Setta sembra tua zia!!!!!!!!!!!
    Perché tu, hai sempre la capacità di stupirti e apprendere come un bambino.

  8. Qui ci sono ben 1.400.000 mila che con la boccuccia e l’aria innocente dicono “l’acqua privata? no, non è possiiiiiiiiiiiiiiiibile”. Loro sono 5000 e li ascoltano….

    Quando ho letto “sembra una tendopoli” ho detto a voce alta “nooooooooooo” 🙂

  9. E allora a questo punto brindo con un po’ di anticipo; chissà se riesci a leggere prima di partire, altrimenti un bel po’ in ritardo. Facciamo finta che è domani?
    un bacione.

  10. Non è giusto Sabi!!! Dobbiamo aspettare tutto questo tempo!! ;)) Allora prepare le puntate 10 e 11 ;)) I tuoi racconti sono davvero entusiasmanti è come essere lì con te.

    Cuenta mas! Cuenta mas

  11. tanti auguri sabina!!! occhio alle piramidi :). (certo che la data d nascita dice tutto: il 25 luglio 1943 cadde mussolini…)

  12. Sabina,
    tanti auguri, buon compleanno….una leonessa che rugge…..e che ruggiti si sentono….
    ti posso capire, anche io sono fiera portratrice sana di questo segno zodiacale…..
    e posso dire di essere una vera privilegiata, quest’anno mi ha dato l’opportunità di conoscerti dal vivo!!!!
    me la ricordo ancora la serata della primissima assoluta di Draquila a Bologna,
    e quando ti ho detto che ero la prma vincitrice del contest su Facebook, e la nostra foto insieme…..
    e quando senza vergogna alcuna ti ho sparato un bimbomichiesco “ti amo” ……sono emozioni impagabili….
    te lo dico anche adesso!!! TI AMO, o meglio amo cio che fai e come lo fai……

    Tanti auguri ancora…..sei fantastica!!XD

  13. Buon compleanno! non sapevo che eri così in alto. allora ho cercato il sito e ti ho letto. quindi baci altissimi! volver a los 17. david

  14. I diari della mite chiquita (rotolando verso su-d)

    Quanto tempo, Sabina! L’anno dei mondiali mi ha riportato tanti ricordi, che poi non è esattamente la verità, perché il tempo vola in una maniera sconcertante e a me pare ieri, e non penso che sia una cosa poi così positiva. Tanto tempo dovrebbe essere passato anche in Italia e nel mondo, e in effetti la storia sta facendo il suo corso, ma il problema è che molti sembrano far finta di niente. Io, per conto mio, ho avuto a riguardo, apparentemente, un grande cambiamento ideologico, a partire principalmente dalle elezioni politiche del 2008. Dico apparentemente perché il mio modo di pensare le cose politiche cambia spesso, ma finora mai in modo profondo; solo che essendo nel frattempo stata sospesa la possibilità di essere di sinistra in Parlamento, e vedendo e sentendo quelli che sostengono (abusivamente, per impostura) di essere di sinistra, come pidini selezionati (cioè i superstiti dalle varie epurazioni), dipietristi e radicali… allora, alle volte, se ci penso, comincio a sentirmi di destra. Ma questa è un’altra storia.
    Quello che mi preme ora è di farti gli AUGURI PER IL TUO COMPLEANNO!!! grazie al fuso orario sono ancora nel 25 in rete, anche se hai detto che li leggerai dopo.
    Spero tu lo stia passando alla grande, come desideri, e in modo certamente memorabile, sapendo comunque che chi ti vuole bene, come familiari e amici, nonché molti ammiratori (cerco di tradurre la non bella parola “fens”, che ha il doppio spregio, oltre il significato, di essere inglese e abbreviazione tipo 1984). Da parte mia, quella che più che una conversione sembra più una inversione ad U (dovuta più che altro, penso io, alla retroversione, e contromano pure, a 180 gradi di quell’ambiente in cui mi trovo a vivere e che voi chiamate occidente) mi lascia perplesso in molte cose, e anche in molte persone.. Magari si può voler bene anche se non la si pensa nella stessa maniera; ammirare diventa già più difficile, ma possibile. O almeno prima ne ero più sicuro; ora metto di certo un limite: quello che per i non relativisti (e nessuno è veramente relativista) è quello che divide, all’incirca, i buoni dai cattivi. Mi spiego: potresti volere bene a un nazistone, o comunistone, convinto, o ammirare Berlusconi? Cioè a quelli che, presumo, puoi ritenere “cattivi”. Io parlo dando per scontato che la pensi in qualche modo, e che non sei una mera esecutrice di pensieri altrui. E ti parlo, o meglio ti scrivo, proprio perché su di te non ho per niente la prova della mala fede (quella che per me è mala fede, ma puoi comprendere che la cosa sarebbe assolutamente reciproca, se mi conoscessi), anzi. Tanto per fare degli esempi: ogni volta che ho modo di sentirti esprimere mi sembri di una logica magnifica e dotata di ottimi sentimenti; e per quanto riguarda la professione, lodavo sempre, tra l’altro, che parlassi poco di Berlusconi, spaziando come pochi. Posso pure capire che i tempi si sono imbarbariti e che l’epurazione di matrice pidina, totale o parziale, (Cornacchione, Giuliani, ecc. insegnano) è dietro l’angolo; però… il cinismo, per esempio, è sempre un brutto segno, sia per la sinistra (nessun progressista può mai dire “così va il mondo”) sia per la bontà giudicata da quelli come noi, perché magari da altri è considerato benissimo il cinismo. E poi, infine, posso pensare anche che il cattivo sia io, mi viene un’esempio che non posso fare, ma a maggior ragione non potrei partecipare a te o ad altri la mia negatività.
    Quello che però volevo dire è che, tutto sommato, ancora denoto strane coincidenze (anche se io ho, per ora, abbandonato l’idea di univocità, ma non so se dipende dalle mie esperienze), e negli ultimi mesi, quando mi capitava qualcosa, mi veniva sempre da pensare: “sarebbe da dirlo, scriverlo, a Sabina!”, ma poi mi rendevo conto che non avrebbe giovato a nessuno, anzi, al contrario. Strana cosa è pure che quelle che ritengo le due più importanti intuizioni che ho avuto finora siano venute a catena da pensieri iniziati con te. E poi, leggendo questi tuoi diari di viaggio, mi veniva da dirti: “va bene che sei in una situazione stressante e il sonno necessariamente fatica, ma a me il mate, per esempio, mi pare faccia un effetto peggiore di tè e caffè”; oppure: “abbi pazienza con le vecchine, specie argentine, vedi la commedia Esperando la carroza a proposito”; o ancora: “pensando alla Santa Difunta Correa, vedi la differenza di storie di penuria d’acqua, rispetto ad esempio alla leggenda citata in Aggiungi un posto a tavola, dove San Crispino dà un calcio in bocca a chi salta la fila con la brocca per l’acqua che lui stesso ha trovato (per altro con una Tamburi attrice tipo che in camerino è umoralmente l’opposto della ragazzina che in scena canta “San Crispino, San Crispino, Tu che hai l’occhio tanto fino, tu che hai il fiuto d’un volpino, ritrova il sindaco!”); spero che non abbia a che fare con quell’aspetto e pensieri da ‘razza vinta’ che il Che pareva trovare negli andini sottomessi agli europei, e che mi pare sempre più di vedere nella base che un tempo era di sinistra. Ma queste sono condizioni che durano poco”; e altre simili stupidaggini mi vengono ancora in mente.
    Il punto però è un altro: se rimane la cattiva dottrina che vi pervade e che viene da ambienti anglosassoni, e non solo, c’è poco da fare, e non potremo cambiare niente noi, anche se lo faranno altri, e forse non come vorremmo noi.. Altrimenti le differenze dovute alle nostre particolarità, tra cui l’essere maschi e femmine, non contano molto, son superabili; come in un anime giapponese da intenditori, I-zen-borg, con la sigla italiana suonata tipo Art, uind en faier, che sulle immagini di un uomo in rosso e una donna in verde (non in nero) che incrociano i polsi di mani chiuse a pugno dalla parte umana (e chissà perché l’autore scelse per la donna la parte sinistra robotica), e siamo nei ’70, si canta “lottiamo nel segno di Ai-zen-borg, SOS, la Terra chiama, sta tremando sotto colpi micidiali, ogni città paralizzata spera solo nel segno vincente di Ai-zen-borg”. Ma il rosso verde l’avete distrutto (e se il verde doveva essere Fischer e il rosso Schroeder si è fatto pure bene, e magari vi piace che con il blu della Merkel venga fuori il Wolff cianotico) e quindi è inutile tentare, se non vi riconvertite, ma non ad una religione, ma ad una buona dottrina.
    Comunque scusa ancora se tra le vette delle Ande (e passando per il Cile e il Perù ormai sei definibile una cacciatrice di terremoti, dagli Appennini alle Ande, come nel libro Cuore, però dovresti fare un film sulla Bachelet o pro Ollanta; o preferisci quel tipo democratico che ha studiato in caserma in Usa, con la moglie spia?) ti riporto un po’ del vecchio e del chiuso (non secondo me) di queste parti, ma all’inizio scrivesti “Ma perché non ci mettiamo tutti a fare le cose? Aprire teatri, posti, riunirsi, organizzare, leggere scrivere mettere in scena filmare? Perché siamo tutti così pigri, chiusi, prudenti, invidiosi intrallazzoni, saputoni e morti?” ora, spero che alla fine del viaggio trovi una soluzione accettabile, sennò, come si dice(va), ‘riparti da te’, come faccio ogni giorno io. Non si può “fare le cose”, come dici tu, nella direzione sbagliata, perché allora è meglio tormentarsi gli uni gli altri ancora, finché non si capisce che così si va nella decadenza, come nel fare cose sbagliate, tipo certo brutto teatro e orripilante arte figurativa che c’è in giro. Non si può aprirsi se la probabilità di essere traditi è altissima, e il traditore è socialmente premiato a scapito del tradito.
    Un abbraccio, e attenta a tutto, sia per non rischiare, sia per godertelo! Perché mi sono convinto che Ciclopi e Lestrigoni esistono, non solo dentro di noi; resta però il fatto che non possono vincere: possono toglierci cose materiali, anche qualcosa di immateriale, anche se l’amore è un po’ più resistente di come lo fa Celestini nella sua canzone sulle fogne, ma non ci avranno mai se non vogliamo. E Itaca, o Italia, o Itata (pensa, l’ho vista all’ultimo questa città che avevi nominato, anche se già avevo letto il post..al posto avevo messo un generico ‘America’) stanno nel viaggio. E mi piacerebbe poterti dire, come potrebbero i gauchos, “tranquilla, bebi, la porterò in salvo io la carovana”, ma lo farei più come il robottino di “Corto circuito” che come Gion Uein..

  15. Il desiderio di darsi in sacrificio rende chiara l’immgine di bellezza che ammiri. Publicherai qualche foto di tanta bellezza?

  16. Fini tende la mano a Berlusconi: “Insieme per onorare l’impegno politico”
    ”Resettare tutto, senza risentimenti”: con questa formula esordisce in una breve conversazione serale con il Foglio Gianfranco Fini. ”Berlusconi ed io non abbiamo il dovere di essere e nemmeno di sembrare amici, ma dobbiamo onorare un impegno politico ed elettorale con gli italiani. Per questo – spiega il presidente della Camera e cofondatore del Pdl – ci tocca il compito, anche in nome di una storia comune non banale, di deporre i pregiudizi, di mettere da parte carattere e orgoglio, di eliminare le impuntature e qualche atteggiamento gladiatorio delle tifoserie”.

    Onorare l’impegno politico preso con il Pdl è “l’unica via per evitare che una deflagrazione senza senso si porti via, tra le macerie di un partito e di una esperienza di governo, la credibilità del centrodestra, prima di tutto nella testa e nel cuore di quanti ci hanno seguito e dato il mandato di rappresentarli. Non ci sarebbero nè vinti nè vincitori, alla fine della mattanza “, dice Fini, che aggiunge: ”Garantismo e legalità non sono in conflitto. La mia solidarietà verso chiunque sia colpito da gogna mediatica e da accanimenti palesi è di antica data, e resta intatta”.

    Oggi il Giornale di Vittorio Feltri ha pubblicato un’inchiesta sul presidente della Camera. A quanto scrive il quotidiano, i familiari di Gianfranco Fini occuperebbero un appartamento lasciato in eredità ad An dalla vedova Anna Maria Colleoni

    Leggi l’articolo sul sito de Il Giornale
    http://www.ilgiornale.it/interni/fini_compagna_cognato_e_strana_casa_montecarlo/tulliani-montecarlo-an-fini/28-07-2010/articolo-id=463997-page=0-comments=1

  17. ciao Sabina
    ho letto con maggiore attenzione i commenti e così ho trovato il messaggio
    con cui ci comunicavi che per un po’ non avresti potuto scrivere!
    Il fatto è che
    MI MANCHI!

  18. Bellissimo questo racconto!Sembrava di essere con te!L’ho letto tutto d’un fiato!Sei grande!Tant’angurie di buon compleanno anche se in ritardissmo!Spero siano sempre bene accette!!!!!!!Sei una vera leonessa!!!!!Scrivi ancora,facci sapere!!!!!!!!!!!!Tantissimi bacioni!!!!!!!!!!!!

  19. Ciao Sabina,
    anche tu proiettata negli Stati Uniti, non ci sono mai satato, ti invidio. Complimenti per il tuo cammino, non sono andato a vedere Draquila perche’ avevo bisogno di andare al cinema per rilassarmi, e non per inc…. con la tua puntuale indagine e il tuo lavoro da vera artigiana dell’ arte della satira. Ti mando i miei complimenti e baci. Anzi aggiungo un mio pensiero/poesia? per la gente e le terre meravigliose e martoriate, che io non ho mai visitato. E il giorno del terremoto ricordo ancora il mio letto che tremava (ed abito a Firenze). E poi lo sproloquio televisivo che ne e’ seguito (di informazione e non). E……VABBE’:

    Vedi un popolo in preda al panico
    perche’ qualcuno ha deciso?
    perche’ qualcuno sapeva e taceva?
    E i fisici nucleari che cosa continuano a studiare?
    e non puoi niente davanti a cio’che ora e’ memoria
    nelle persone e nella terra dilaniata d’ Aquila e dintorni
    L’ Aquila e’ simbolo di un’ Italia che si sgretola
    davanti l’impotenza di chi viene depotenziato
    e da chi si potenzia depotenziando.
    E comunque la tristezza e il cuore di chi ha coraggio
    vince la paura e il potere,
    e anche la malvagita’ di esseri ai piu’ ignoti
    che si nutrono di paura infondendo paura.
    Ma superata la rabbia si ritrova la strada
    per portare a nuovo splendore
    il sogno che batte gia’ nel cuore di abruzzesi e italiani e stranieri
    che nonostante tutto, con l’aiuto di altri coraggiosi
    ritroverano la strada.
    Che e’ memoria scalpita nei loro cuori
    che e’ memoria della loro e nostra terra ferita.
    E tutto e’ registrato, non si dimentica, l’istante e’ passato
    ed ora ritroviamo la strada.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here