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In Viaggio 06 | Sabina Guzzanti

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come delle relazioni umane bene impostate possano andare per aria senza che accada nulla


Il primo giorno, il primo minuto che sono arrivata  Brenda si era affrettata a scusarsi per la presenza fra gli ospiti di tre bambini. E lo aveva fatto in modo assai colorito quasi invitandomi ad una reazione isterica verso cui lei avrebbe manifestato  comprensione e solidarietà.
Mi è stata subito simpatica e l’ho rassicurata. A me piacciono i bambini, non mi danno fastidio per niente. Glie l’ho detto proprio così con serenità, sorridendo.
Due parole invece sull’arrivo delle due vecchie zie da Buenos Aires me le sarei aspettate. Non perché mi piacciano i bambini e detesti i vecchi ci mancherebbe. Detesto i parenti però. I parenti degli altri,  per lo meno nell’esercizio delle loro funzioni.
Mi è sembrata un’imposizione. Certo la casa è grande, siamo solo due ospiti, possono invitare chi vogliono. Certo ma qui si mangia tutti insieme è diverso l’obbligo di socializzare con un ospite rispetto un parente.  Ad ogni modo sono come al solito fin troppo buona, ci ho scherzato, le ho fatte sentire bene accolte. Ho fatto gli onori di casa in un certo senso.
Sono cresciute qui e non tornano da vent’anni. Non hanno mai visto la casa trasformata in struttura turistica. Sono spaesate. Sono molto anziane, rugosissime e manco a dirlo pur essendo argentine da tre generazioni, parlano un inglese di quelli che si sentono solo nei film in costume. Sono qui perché nei paraggi c’è un ospizio un po’ di lusso dove forse si trasferiranno. Anche questo mi ha intenerito.
Con la piccoletta che è più alla mano ho parlato a lungo la prima sera ed è stata una conversazione piacevole. Io scherzo subito con le vecchiette se mi pare ci sia spazio. Beveva whiskey. Un bicchierone pieno. Le ho detto non dovrebbe è un litro di whiskey. E lei simpatica:
– mia nonna è campata 130 anni bevendo whiskey tutte le sere.
– Un bicchierone così tutte le sere?
-Be’ forse no.
-Ah ecco.
– viaggi sola?
-Sì. Mi piace così. In gruppo o in coppia ci si protegge dall’esterno. Da soli si è costretti a cercare contatti.
– ai miei tempi non si poteva. Appartenevi a tuo marito.
– lo so.
Poi non ci ho parlato più tanto perché l’altra, l’alta, ha preso il timone. Si atteggia a nobile, ha lo sguardo fisso. Gli incipit sempre decisi. Vuole parlare con me e non lascia spazio alla cugina che non si ribella. La piccoletta vuole convincerla a trasferirsi all’ospizio con lei. Da sola non ci va. Per questo è accomodante.
Ognuna a modo suo è stata affettuosa con me, non credo che il conflitto sia partito dalle zie. Sono io piuttosto che  ho delle  rimostranze. Rimostranze. Qualcosa da ridire. Perché parlo così?
Ho del rancore. È troppo. Rancore è troppo. Passo dalla parte del torto.
Da quant’è che mi rigiro nel letto? Sarà mezz’ora. Spero non di più.
La zia più bassina quando in giardino mi lamentavo per dolori legati al cavallo mi ha massaggiato. Cioè mi ha accarezzato le reni. I reni? Un dubbio che si presenterà sempre fino alla fine dei miei giorni. Mi hanno spaventato troppo ai tempi della scuola. Un errore, un onta.  Un minuscolo impercettibile attacco di panico per ogni eccezione.
Domani parto alle sette e non ho sonno. La valigia è mezza fatta. L’altra mezza? Se faccio la valigia di corsa lascio qualcosa. Lo spolverino  è rimasto a Buenos Aires prima tappa.  Sono sveglia come un grillo ma perché? Sono eccitata perché domani comincia il viaggio vero? Può darsi. Sono felice di partire.

La piccoletta ha smesso di massaggiarmi perché si è accorta che lo trovavo innaturale. Sul principio simpatiche di ora in ora sempre più vampire, con quello sguardo fisso che succhia. Forse la zia aristocratica alla fine ha cambiato idea sul mio conto perché non le ho dato retta. Mi ha stufato dopo un po’ con quello sguardo. Ma davvero mi voleva succhiare?
Luis ha sempre il suo copione. Fine cena volete ancora vino? Un whiskey? Un tè una tisana? Una menta? Bella quella scena:
–  Vorremmo una peperina.
– Sì brava una peperina ottima idea. Molto volentieri.
E Luis pianta bene il peso in terra, prende un respiro e dichiara  fermo e sconsolato che la peperina non si trova più.
– Come sarebbe a dire?
– È scomparsa. Non ce n’è più.
– Ma era dappertutto! Bastava fare due metri fuori dal portone per raccoglierne un chilo!
Sì, Luis se lo ricorda. Come potrebbe aver dimenticato, era così. Era proprio così fino a… dieci anni fa?
Mentre lo diceva sapeva che stava dando alle due donne anziane un dolore. Se n’è preso la responsabilità. Ha detto quello che doveva  e ha aspettato peso ben distribuito su tutta la pianta del piede, il fiume di ricordi, che lo stavano per investire.
Oh com’era profumata! L’odore che lasciava sulle mani!
Sapevo che c’era, dice Luis, quando il cavallo la pestava. Mi arrivava subito alle narici.
– Vi faccio fare un tè alla menta che dite? (taglia corto Luis)
– va bene se proprio non c’è  peperina vada per il tè alla menta.
Appena Luis si gira, la più piccola con la bocca atteggiata a disprezzo:
– domani esco e ne porto un chilo di peperina. Luis non la sa cercare. Non è possibile che sia sparita. Non è capace.
– yes, continua l’altra, I can’t belive it, peperina was EVERYWHERE.
Io e l’inglese, Melanie d’ora in poi, siamo impotenti. Per dimostrare solidarietà partecipiamo come possiamo, chiedendo innanzi tutto, con rispetto, che cazzo è sta peperina. Ma questa peperina, i’m sorry, what the hell? What the fuck is it?  (we didn’t say fuck to the ladies,I’m joking)
Ebbene, c’è bisogno della notina del redattore? abbiamo troppa stima del lettore per pensare che non abbia intuito si tratti come il nome suggerisce di una specie locale di menta. Una menta selvatica estremamente profumata. C’è sempre il tizio deconcentrato o la tizia che con un occhio legge con l’altro fa un’altra cosa.
Quello forse è stato l’ultimo momento divertente. Poi a letto poi il fattaccio.
No, il fattaccio era stato il giorno prima. Ci ho messo io un giorno a stigmatizzarlo definitivamente come fattaccio. Mi sono fatta due risate lì su due piedi. La faccenda ha cominciato a sembrarmi grave senza ombra di dubbio un paio d’re dopo. E l’ho detto Melanie l’inglese. E lei era d’accordo con me. Così ha detto. Può essere pure che fosse ipocrita ma non mi pare.
Vogliamo dire diplomatica per rispetto? E diciamo diplomatica, ma non mi pare.
Non c’erano le zie, non c’era la guida irlandese solo io, Melanie e Brenda. La prima volta in tutto il soggiorno che si pranza solo in tre.
Brenda è partita in quarta con l’argomento, questo col senno del poi mi ha fatto pensare a un discorso preparato. Altre volte si era messa a raccontare storie sui turisti che aveva ospitato. Sta volta c’era un pizzico di pepe in più grazie al fatto che eravamo tra donne e che c’era ormai confidenza.
Da mangiare c’era un pollo asado da urlo mettici pure questa.
Come ha cominciato? Con l’olandese che di notte andava a bussare alla stanza di Pablo mi sembra.
In quel caso lui cercava di sottrarsi. Dice Brenda con molta mimica facciale, voi capirete che Pablo era moolto in imbarazzo.  Brenda le aveva fatto presente che Pablo era  era un padre di famiglia sposato con due bambini.
Lei se ne infischiava. Non glie ne poteva fregare di meno!
In quel caso era andata così. Di solito i gauchos sono terribili, ci provano con tutte le ragazze che lavorano qui. Una volta c’era una ragazza che è stata una settimana poverina, era una donna grande in verità che voleva nascondersi perché aveva fatto un’operazione alle palpebre che era venuta male. Pure con quella è andato!
– buono per l’autostima delle signora…
– sì certo! Però a me poi tocca portarle dal ginecologo! Una mi dice mi accompagni? Ho un ritardo di venti giorni. Per cui portala in città, spiega ai medici di qui… mai più ! All’ultima le ho detto fai come vuoi ma dal medico non ti porto ti arrangi!
E che altro ha detto? Altre storie abbastanza buffe ma la progressione era aggressiva e sia io che Melanie eravamo progressivamente a disagio.
Le solite invettive su quanto siano pigri i gauchos, quanto siano vanitosi e quanto non sopporti lei Brenda che le donne li adorino. Già si credono delle divinità.
Io e Melanie ci guardiamo. Sarà così. Noi abbiamo visto solo tre ragazzi, il più grande di trentacinque il più piccolo di ventidue, che strigliano, sellano, lavorano. Dalla mattina alle sei e mezza fino a sera.
Melanie a un certo punto ha detto, non mi ricordo se davanti a Brenda o dopo che se n’era andata. Dopo davanti a Miriam l’irlandese, l’ha detto dopo. Sarebbe stato bello se l’avesse detto prima. Potevo dirlo anch’io in realtà. Ha detto Melanie, che in effetti Miguel il più piccolo si presenta proprio bene. È bellissimo. Per questo mi sembrava d’accordo con me.
Quando Brenda ha tirato fuori la storia della sifilide io e Melanie ci siamo pure guardate. È suonata proprio male.
– hanno tutti la sifilide. E la attaccano a tutte le ragazze del circondario, a tutte le donne del nostro staff.
Io e Melanie ci guardiamo intorno. Gli altri dove sono?
– e poi credono di farcela sotto il naso ma io e Luis ce ne accorgiamo sempre delle tresche. L’estate scorsa c’era una ragazza del nostro staff e io ho detto a Luis: guarda un po’ quei due. E lui mi fa: nooo ma che dici! Poi li osserva con più attenzione torna da me e mi fa: avevi ragione! Che ti dicevo faccio io. Io non mi sbaglio.

Più ci penso a quel discorso più mi sembra evidente che era costruito. Sono eccessivamente sospettosa?  Perché Miriam non era a tavola con noi? Perché è stata lei a riferire che alle cascate ridevo e scherzavo coi ragazzi? È per questo? Perché sa che gli ultimi due giorni deve andare in città, ci lascia soli e vuole ammonirci prima?
Mi era simpatica mi dispiace. Mi ero affezionata. Mi dispiace dover pensare queste cose ma ho la sensazione netta che sia andata così.
– Hanno tutti la sifilide? Ma, le ho detto, se è vero falli curare. Vuoi che muoiano di cancrena a venticinque anni?
Da quel discorso, forse perché si sentiva in imbarazzo per il gesto meschino, forse perché offesa dai nostri sospetti, forse perché ha dei cavoli suoi che noi non conosciamo, da quel pranzo sia lei che Luis sono diventati freddi. Fanno e dicono quello che devono dire col sorriso che devono avere. Miriam l’irlandese diventa con me premurosa. Mi chiede continuamente se va tutto bene, se voglio, altro mate, altri dolci, altre minchiate.
Gentile troppo e mi convince sempre meno.
O forse si sono dispiaciuti perché non ho apprezzato abbastanza lo sforzo di farci giocare a polo?
Devo dormire. Metto altra legna nella stufa che all’alba si gela. Proviamo con la respirazione del cuore. Niente. Sono troppo agitata. Non ci riesco e non mi va.
L’irlandese si è inviperita quando Miguel mi ha insegnato el paso marchado.
– ma si dice paso marchado?
– no o si dice paso o si dice marchado, non tutti e due. Spiega tranquillo come sempre Miguel.
– ok allora il marchado.
Questo Marciado è il contrario esatto di quello che sia Brenda che Miriam ci hanno ripetuto questi giorni: mai tirare le redini. Mai tirare e dare gambe insieme
– claaaaro, diice Miguel, pero no todos los caballos son iguales… mira esto si lo dejo suelto…
Il cavallo di Miguel comincia a scartare ogni tre metri come una diva del muto che vuol dare ad intendere d‘essere circondata.
– Ti deve sentire il cavallo, deve fare quello che dici. Prova. Fagli sentire le gambe e tira la testa verso di te. Provo.
– Questo no è ancora trotto. Torna al passo e riparti.
Guardo l’irlandese dietro. Sento che disapprova. me ne infischio. Non sono venuta fino in argentina per sapere cosa pensano gli irlandesi. Prenotavo la Ryanair se mi interessava. Continuo a seguire le istruzioni finché a un certo punto Miguel fa – ecco così sta facendo el paso.
Non l’ho capita subito la differenza. Mi concentro qualche secondo:  sto planando! È una specie di trotto ma più veloce senza sbalzi.  Supero tutti sulla strada polverosa. È come andare su una moto, nessuno sforzo.

Dopo un bel po’ che mi esercito con successo l’irlandese mi rivolge la parola dopo un secolo che parlava fitto fitto solo con Melanie. Mi dice che a lei el paso non piace. Non è né carne né pesce. Preferisce galoppare. Peggio per te mia cara.
– Ah sì? A me piace molto.
E comunque sia da el paso così veloce cambiamo andatura. Ormai sono avanti a tutti parto al galoppo e non mi fermo finché non finisce la strada.
Se ricapitolo oggi abbiamo spinto un branco di cavalli in vacanza su una collina , fino a casa. Il tempo di controllare che fossero ancora ferrati bene, che non avessero ferite e li abbiamo riportati in vacanza. Al ritorno il branco che di solito pascola sulla salita prima del recinto non c’è. È  sparito. Li abbiamo cercati trovati e riportati dentro. E non ho sonno, nemmeno un briciolo di sonno. Non devo pensare che mi restano solo due ore. Abbiamo mangiato qualcosa di indigesto? Si mangia sempre troppo la sera. Pelle secca che tira. Il clima è molto secco. Ho le narici secche e quando mi soffio il naso c’è sempre sangue sul fazzolettino. Capillari che soffrono. Le orecchie secche dentro! Bere acqua. Eccola bere, fatto. Ora dormire.

Comunque spostare la mandria non è stato così bello come la prima volta per via di queste tensioni.
Miram mi fa: dov’è il servizio del mate?
– ce l’ho in camera perché?
– dovrebbe stare qui sono cose che devono potere usare tutti
– ma sono l’unica che beve mate mi pare
Si contorce. Le sto proprio antipatica, che vorrebbe fare? Legarmi? Frustarmi?
Lo volevo dire a Brenda, quando mi ha chiesto che cavallo volevo per l’ultima uscita. È una tradizione che l’ultima uscita si possa scegliere. Glie lo volevo dire ma sarei sembrata davvero infantile.
– miriam sta mattina ha preso Rebenque apposta perché sa che è il mio preferito.
Davvero l’avrà fatto per dispetto? È una forma di cattiveria che non praticherei mai sono troppo orgogliosa.
Ho detto a Brenda – mi piacerebbe uscire con Rebenque, ma forse è stanco.
– niente affatto, fa lei, si è riposato tre ore, nel week end non lavora va benissimo.
E così ho montato Rebenque e abbiamo galoppato, siamo andati a el paso e non era stanco per niente. Non si faceva superare.
E Miriam mi fa – certo sarà un po’ stanco il tuo cavallo.
L’aveva fatto apposta!
Che abbiamo mangiato a cena? Gnocchi in mio onore perché parto.
Aneddoto di Luis: sapete perché in argentina ogni 29 del mese si mangiano gli gnocchi?  Perché lo stipendio si prende il trenta e un po’ di farina e un po’ di patate è tutto quello che è rimasto in casa.
– mm … interessante. Noi invece li mangiamo il giovedì, perché ci piacciono suppongo.
Gnocchi con carne di capretto e cipolle leggeri non erano. Ma non c’entra il cibo oggi. C’entrava forse con gli incubi di ieri.
Mi rigiro nel letto e  la spiegazione che mi convince di più è l’entusiasmo per la partenza domani. Sono stata qui almeno un giorno di troppo. Se fossi partita ieri sarebbe stato perfetto. Questo ti insegnano i viaggi, cosa portare cosa lasciare. Deliro come se avessi la febbre.
Forse semplicemente l’arrivo delle zie ha spostato tutti gli equilibri. Brenda e Luis si rendono conto di infliggere una punizione, è una punizione anche per loro ma non potevano evitarlo. Che Luis sia teso è evidente.
Si vede dagli aneddoti, sono più di maniera.  La loro visita lo ha notevolmente irrigidito. Esce fuori il Luis bambino spedito al college in Inghilterra e costretto ad abbandonare i suoi amichetti e la vita libera per entrare in un labirinto di regole e gerarchie che ancora lo tengono sotto controllo a distanza. Nemmeno l’amore per Brenda riesce a scacciare quelle direttive opprimenti. Anche per Brenda deve essere dura. Se pensi che la prima sera a cena lei non c’era. È vero che spesso fanno a turno lei e il marito però in questo caso arrivano le zie e non ti fai trovare?
Non è normale e le zie non l’hanno percepito come normale di questo sono sicura.  L’hanno presa come una mancanza di rispetto. Non potendosi esprimere l’hanno buttata sulla difesa di Luis.
– Tua moglie non dovrebbe essere al tuo fianco e aiutarti?
Luis si difende, dice ci dividiamo i compiti ma lavoriamo sodo entrambi.
Io intervengo come se fossi della famiglia.
– Brenda è sempre presente, fa tutta la sua parte, Luis ha una moglie perfetta.
Sarà stato questo? Ho messo bocca su faccende che non mi riguardano?
Se non mi riguardano non mi coinvolgete. Poi dì che non è una connivenza innaturale. In meno di quarantotto ore sono venuta a conoscenza di tanti dettagli che non ero curiosa di conoscere.
In parte le info sono arrivate dalle zie in parte da frammenti di conversazione che arrivano dalle ricetrasmittenti.
Senza avere chiesto solo per non essermi tappata le orecchie, so che Luis ha un fratello in una estancia vicina, si chiama Roberto e che Roberto è chiuso nella sua fattoria da anni con la moglie  malata. Già non era mai stato un granché socievole, ma da quando si è ammalata la moglie non esce più. Veniamo a sapere che Roberto è in ansia per l’arrivo delle zie sentendosi in dovere di invitarle a pranzo e di rompere la sua routine solitaria.
Veniamo a sapere che Luis  non parteciperà al pranzo con Roberto e le zie perché vede suo fratello già due volte l‘anno e non vede un solo motivo per intensificare il rapporto.
E una miriade di altre storie di nonne e zii e prozii che non mi ricordo perché ho staccato i collegamenti.
Quel discorso sui gauchos e le turiste e la sifilide era proprio meschino. Ha reso tutto innaturale. Da quel giorn Brenda ha un sorriso come da martire forse si rende conto. O forse ha dei cavoli suoi che non ci dice. Forse è incinta.
Ma è la freddezza che non mi spiego. Come se il torto fosse mio. Riesamino tutto da capo ancora una volta tutti i dialoghi tutti gli sguardi. Che posso avere fatto per offenderli?
Certo che el paso marchado è una svolta. Dal primo giorno il tizio del taxi addirittura a proposito di un peruviano sulla strada disse: “i cavalli peruviani hanno una marcia in più” . Brenda pure fin dal primo giorno disse: “i cavalli peruviani è come se avessero la quinta” .
Non era un modo di dire, hanno davvero la quinta. Peccato averlo scoperto alla fine.
Ho imparato un sacco di cose ad ogni modo comunque tuttavia. Il peso indietro e la differenza fra il panico e la sicurezza anche in forme sottili e quanto rapidamente si possa passare dall‘uno all‘altra.

Quando sono partita al galoppo con un po’ di paura senza motivo o con motivucci: l’idea di non essere pronta, di avere le staffe messe male, l’idea che Miriam volesse vedermi in difficoltà, l’idea che se mi vedessero in difficoltà mi troverebbero più simpatica, un insieme di scorie, di avanzi di pensieri già scartati che tornano a galla e mantengono un loro potere di influenza, con questi pensieri ho cavalcato sbilanciata, col rischio di cadere o di vedermela brutta. Un’inezia di decisione di andare oltre, piazzare bene il peso indietro e nessun rischio, nessun disagio. La vita è come cavalcare bla bla bla.

Devo dormire! Basta! Il letto e i cuscini sono buoni. Le lenzuola morbide. Proviamo abbracciando un cuscino. Ottima posizione. Finalmente la chiacchiera si acqueta. Ma come parlo? Callate, callate.  Si dice così no? Callate la boca. Taci cerebro mio. Per pietà te lo chiedo. Lacrima christi. In altre parole: por favor.
Have I been rude mentionig that horrible nightmare at lunch?
L’ho fatto apposta.
Per vendicarmi. Una minuscola vendetta.
Loro erano lì che come al solito sparlavano dei gauchos. Si allude all’ultima che avrebbe combinato Pablo senza spiegare di che si tratta.
A noi Miguel ha raccontato che sono usciti la notte col gelo per addestrare una cavalla giovane perché di notte è molto più facile. hanno meno paura. Luis dice – I’m sorry to destroy your story but the reason way he was out in the night is he was not welcome at his house. His wife did not allowed him in, in other words.
– Oh… dico io nel modo più britannico che posso
– Oh ! Si esattamente! Continua Luis che ha dismesso il sorriso.
– E pensare che li paghiamo regolarmente tutti i mesi. Nessuno da queste parti paga in tempo. Li fanno penare per avere i soldi e non perché non li abbiano. Sono tutti pieni di soldi qui intorno ma fanno passare mesi, li lasciano col padrone di casa che li vuole sfrattare e i bambini senza latte.
Noi non vogliamo comportarci così e questo è il ringraziamento.

Intervengono le zie premurose.  Questo è il momento in cui il maschio di casa ha bisogno d’essere imbeccato.
– ma perché Luis pensi che si comportino così?
– perché? È molto semplice. Se una persona prende schiaffi tutti i giorni non se ne accorge nemmeno più. Se invece tu dai uno schiaffo ogni tanto quando è giusto, allora quello ti odia! Non apprezza tutti quelli che non gli hai dato. Si ricorda solo quello che gli hai dato!
Come da lì siamo arrivati a parlare dell’energia della casa? La storia di  una medium che era stata ospite e che aveva detto che c’era un’ottima energia e poi si era addormentata proprio nella stanza che ora occupo io e aveva dormito per quarantotto ore di seguito e loro si erano anche preoccupati ma il fidanzato li aveva rassicurati: i medium sono così devono recuperare.
Allora la zia più aristocratica con il solito timbro marcato aveva trovato il varco perfetto per uno dei suoi cavalli di battaglia:
“non credo alla stregoneria però esiste” . quante volte ha ripetuto la frase? Prima in inglese poi in spagnolo, ben scandita e ripetuta può assumere le dimensioni di un intervento articolato.
Luis aveva preso al solito la parte dello scienziato positivista. “i medici sono persone che dedicano la vita allo studio del corpo umano, dovremmo essergli grati e starli a sentire”.
Brenda media quasi sbadigliando: “si però questo non deve esimerci dall’ascoltare il nostro corpo”.
Io mi sono annoiata e mi sono agganciata in modo pretestuoso, un’entrata gambe tese.
– per esempio io sono sicura che l’incubo che ho fatto sta notte abbia avuto a che fare con quello che abbiamo mangiato. Io pensavo fosse colpa della carne perché era così cruento: bambini quasi neonati sgozzati e appesi a testa in giù per farli dissanguare e noi intorno che nelle budella e sotto la pelle cercavamo qualcosa di prezioso. Sotto la pelle di uno c’era un anello. Lo prendevamo e ci dicevamo, è valsa la pena sgozzarli. Non potevamo fare altrimenti.  Ed era impressionante lo sguardo dei bambini che dopo sgozzati ancora avevano gli occhi pieni di fiducia. Fiducia mista a stupore, né condanna né pianto.
Poi melissa sta mattina mi ha spiegato che probabilmente non è la carne ma il formaggio che se lo mangi la sera dà gli incubi. Però comunque io sapevo che era in relazione col cibo.
Li ho inorriditi. Melissa si affretta a dire che è senz’altro colpa del formaggio.
Luis dice che tutti fanno sogni molto vividi in questa casa e cambia discorso. io so perfettamente che il formaggio non c’entra. So che ho sognato gli stermini della gente che viveva qua da parte degli invasori e glie l‘ho voluto ricordare.
Ma tutto questo non spiega la freddezza dell’ultimo giorno. Le ragazze mi hanno calunniato? Non importa: guardare avanti, portare il corpo indietro, piedi avanti. Mettiamo a frutto l’insegnamento di Rebenque. Che me ne importa? Domani parto per un viaggio bellissimo, tutto questo serve a fare un po’ di pulizia, lasciare quello che non serve. L’energia dei pensieri si intensifica. Mi accorgo che non peso sul letto. Fuori si alza un vento che cresce e diventa tormenta. Cresce e cresce. Il vento e soffia veloce in circolo insieme ai miei pensieri.
Un vento forte che sbatte ovunque e ritengo di averlo scatenato io.
Ogni persona che guardo da questo vento mi appare per quello che è né più né meno. Le mie relazioni di amicizia, d’amore, di lavoro le vedo, senza maschere.  Sono scomparse le giustificazioni per tenere in piedi quello che non sta in piedi. Accetto pure che posso conservare cose che non servono per affetto.
E poi un lampo. È stata Melissa la sera che sono andata a letto prima di lei quando è rimasta sola con Luis a riferirgli dei miei dubbi sul discorso Brenda in termini offensivi.
Questo è successo, il mistero è risolto. Questo ha detto il vento interpellato con tanta insistenza.   Ed è ora di alzarsi. E continuo a non essere stanca!
Vado a prendere il caffè.
Dico a Luis: si è alzato un vento forte eh?
E lui sempre in modo finto cordiale: sì sta arrivando una tormenta.
Palle.   Mi concentro sui bagagli, sui biglietti e documenti e il vento smette di soffiare. Non arriva nessuna tormenta.

Molto amabile l’autista. Gli chiedo qual è la paga media di un operaio per esempio.
– sui  cinquecento dollari al mese. Le donne delle pulizie arriveranno a centocinquanta.
– Anche il personale de la estancia?
– certo
Penso alla busta di dollari che ho lasciato alle ragazze, saranno contente allora.
Devo volare di nuovo a Buenos Aires e da lì prendere un volo per Salta.
Al check in mi dicono che il bagaglio lo spediscono alla destinazione finale.
– no dico io per favore, abituata all’alitalia. – Perché me lo volete perdere?
– perdere?
– in Italia se fa più di uno scalo il bagaglio si perde, sempre, senza eccezione.
– davvero? In argentina queste cose non succedono.
E lo dice in un modo misto, scherzando e con fierezza insieme. La collega accanto a lui ride. Io pure. È quell’euforia di quando non si dorme e di quando si va lontano.

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30 Commenti

  1. ohi

    mi sa che quello che li offende è il tuo stare bene con te stessa, la tua felicità, la tua libertà, la tua indipendenza..
    ti invidiano insomma

    oppure sono semplicemente delle stronze

    non ho ancora capito che razza di viaggio stai facendo, sembra un misto tra Avventure nel Mondo e WWHOF, quello delle fattorie

    dovevi solo star dietro ai cavalli o anche fare il raccolto?

  2. Dimmi la verità: c’è qualcosa che ti riesce male? Seriamente…..
    In pochi minuti sei riuscita a farmi vivere in modo molto intenso il racconto….

    Sei una dei pochissimi italiani contemporanei di cui un vero italiano può andarne fiero.

    Se puoi rispondi…

  3. e mi torna la voglia di viaggiare sola…
    una domanda:
    come si fa a definire che una relazione non serve?
    tutto serve… no?

  4. …minchia che viaggio…alle volte il piccolo principe serve come vademecum;prendersi per il colletto e tirarsi fuori …il tuo incubo sa di esplicitazione di premesse implicite che in-formano ogni argomento…ogni viaggio,,,la questione dei gauchos…della sifilide mi sa di sorta di protezione di un equilibrio che nn si vuole che gli oriundos in qualche modo spezzino rompendo la magia di un immaginario…e tu quale immaginario hai visto rompersi dentro te stessa? 😉 boa sorte…boa ventura besos
    sabbry

  5. Mi scuso immensamente per l’off-topic. Ho appena visto Draquila e volevo ringraziarti… Fa scattare una molla, ed ha una struttura formidabile. Mi sono anche non indifferentemente commosso e ho senz’altro molta più voglia di lottare. Many thanks and may you be happy in your magnificent voyage. I also like to travel alone, its wonderful. Buena vida ed un bacione. Una cosa ancora ti voglio chiedere, hai mai letto nulla di Giorgio Bettinelli? Se posso permettermi consiglio a tutti i viaggiatori che mi sono simpatici (decidete voi se me lo siete) Rhapsody in Black un imperdibile capolavoro del diario di viaggio.

  6. Ciao Sabina, vado anch’io off topic ma forse dato il commento di prima anche no… Anyway, ho appena visto Draquila qui all’Auckland International Film Festival e sono rimasto molto colpito. Contenuti fortissimi in un involucro bellissimo, mi sono piaciute moltissimo le musiche ed il montaggio, oltre che il tuo stile.
    Mi sono commosso anch’io ma non ho piu’ nessuna intenzione di lottare. Io l’Italia l’ho lasciata a 25 anni, come suggeriva il tipo alla fine del film. L’ho lasciata tre anni fa e questo documentario mi fara’ stare via ancora di piu’. Peccato non ci sia nulla piu’ distante della Nuova Zelanda.

  7. ciao sabina. che storia! che racconto! wow!!!!! sai me li sto stampando e me li rileggo con calma. dovresti farci un libro? che ne pensi? me lo mandi un saluto? ciao!!!

  8. … SABI !!!!!!!!! .. non mi strana che te tu abbia avuto sto orribile incubo… aZZ ma quanta negatività in codesta casa !!!!!!!!! spero che nelle prpx tape del tuo viaggio tu trovi
    gente piu amena 🙂 le storie sui gauchos son tremendeeee !!!!! 🙂 ogni paese ha i suoi racconti , uno peggio dell’altro… in Uruguay se dice , una fra tante , che i gauchos
    praticano la zooerastia con le pecore !!!!!!! come vedi tutto il mondo è paese !!!!!! =))) buon proseguimento di viaggio cara!

  9. Bellissimo racconto.
    Delle relazioni umane umane andate all’aria io non mi preoccuperei, non mi sembra che valga la pena: hai tanti amici qui in Italia ….
    Secondo me, il sogno sui bambini sgozzati che ti guardano con occhi pieni di fiducia ha a che fare con gli animali d’allevamento che hai visto nella fazenda. Il tuo inconscio ti sta chiedendo di diventare vegetariana, ma il tuo stomaco non è d’accordo … scherzo!
    Buon viaggio!

  10. La grande casa, le vecchie zie che vengono da lontano, il fratello che non si vede, i cavalli e i gauchos, i racconti tra realtà e fantasia, il sogno nella stanza della medium. Tutto ci ha fatto respirare l’atmosfera di una delle tante storie della famiglia Trueba, di Isabel Allende. Bellissimo!

    ‘Sono stata qui almeno un giorno di troppo. Se fossi partita ieri sarebbe stato perfetto’.
    Può darsi, ma anche l’esperienza di questa ultima giornata ci è sembrata sicuramente significativa, per le relazioni umane, positive o negative, per tutte le riflessioni e le sensazioni che ti ha suscitato.
    E poi non avremmo avuto il piacere di leggere queste bellissime pagine, no?

    Ci uniamo a Sebastiano: aspettiamo ‘Il diario dei viaggi di Sabna Guzz’ 😉

  11. Beh, quello che non va in certe persone è che ad un certo punto mettono in atto un modello di relazione genitoriale: come dire io sono il genitore, tu il bambino, vedi un po’ di rigare dritto, se vai con quello ti becchi la sifilide, eccetera. È chiaro che in questo modo la relazione non puó vivere. Le relazioni non si basano sul codice genitoriale, ma al contrario si basano sul codice dei pari, è il rapporto tra fratelli l’unico modello di reazione possibile. Tra l’altro il codice dei pari è molto meno simbiotico e non cerca legami o di sequestrare l’altro. Chi concepisce la relazione come legame (il contrario della scelta continua dell’altro) prima o poi mette in campo il modello genitoriale, io sono il genitore e tu il bambino. Ci si resta male perchè non si capisce il motivo di un atteggiamento vagamente prevaricatorio ed impositivo. Eppure esistono anche persone affettivente immature. Come dire che Confucuo non aveva capito un tubo, mentre Lao Tze aveva capito tutto.

    Questo ho pensato leggendo il tuo racconto che mi è piaciuto tanto. Brava, grazie e alla prossima. Davide

  12. Ciao Sabina, bello il raccoto! Purtroppo esco sempre dal seminato e comincio a divagare su cose che non c’entrano molto. Leggendo il post mi sono venute in mente due cose: la prima è che trovo davvero fantastico il fatto di poter scrivere queste cose, poter raccontare di un lungo viaggio in solitudine, di vecchiette acide che disturbano il sonno ma soprattutto del fatto che il sonno possa essere disturbato da due vecchiette acide. La seconda riguarda certe convenzioni o convinzioni sociali, davvero trovo orribili certi attegiamenti nei confronti delle donne ( cosa signica ragguagliare una turista rispetto ai gaucho sexaholic?) come se non fossimo in grado di scegliere per noi stesse, dah a volte penso che il limite più grande per le donne è rappresentato dalle sonne stesse che preferiscono crogiolarsi nel loro comodo status sociale per non assumersi responsabilità (non tutte ovviamente). Va beh la smetto di divagare buon viaggio

  13. Ciao Sabina. su fatto di oggi c’è la seguente notizia sulla manifestazione del 7 luglio che ha visto protagonisti i cittadini dell’aquila : “Rapporto della digos che denuncia il promotore del corteo perchè la manifestazione si è svolta non rispettando le modalità concordate” Inoltre continua il rapporto “denuncia per violenza e resistenza a carico di un 26enne che frequenta il centro sociale “la strada”.
    ci sono molte reazioni su blog aquilani che respingono le accuse della digoso. come puoi ben vedere a questa gente stanno togliendo sempre di più. una vergogna assoluta che passa in silenzio. ciao sabina.

  14. Ho appena finito di vedere DRAQUILA….sono incazzato …. volevo ringraziarti…ottimo film ,ben fatto, e per niente fazioso.brava.pensavo quanti decenni dovranno passare per poterlo vedere in terza serata sulla nostra televisione di stato?buona notte

  15. ma gli incubi, finestra su un passato di saccheggi e massacri coloniali?
    a che erano dovuti?
    al mate? secondo me si, ma non per ció che contiene ma perchè non eri abituata.
    ed il fatto fosse nella tua camera vuol dire che c’hai dato…
    non so… curiositá.
    ..
    bel racconto anche questo! complimenti!
    buen viaje y buen viento!!!
    gab

  16. Bèh… va bene che ti servono un sacco di soldi per risarcire il Ministro Carfagna per le orrendità che gli hai detto…. però cambia disco!
    smettila di mascherare la tua militanza dietro la “satira” e scendi in politica! i voti non ti mancherebbero vista la “platea” alla qale ti rivolgi…. e invece di affannarti in filmetti orribili e beoti come la tua ultima “fatica” da propaganda per babbei, sfrutta il tuo misero e folto pubblico e buttati in politica!

    Facci Sognare!

  17. Alice

    sei sempre la più grande
    il pollice in su è il mio
    🙂

    ma stai sempre a rrrroma? bevi ancora the?
    mi devi sempre quella mezza tazza..

  18. elena ok ce la beviamo ma mi devi ridare il tuo contatto

    Sabina ma la telenovela la lasci così senza finale? Chi aveva sparlato di te con Brenda, l’irlandese o Melissa o nessuno? Chi è Melissa? I gauchos hanno davvero la sifilide o no? Oppure Brenda tradiva Luis con un gaucho? Ma soprattutto le vecchie zie hanno trovato la peperina?

  19. Ciao Sabina,

    sono un’artista di Bologna. Ti volevo raccontare come anche in questa città addormentata la prima di Draquila (in un posto significativo quale un vecchio cinema all’aperto in un dopolavoro ferroviario), un capolavoro di “epoca” socialista, abbia generato una fila serpentinata da destare stupore, io non so se tutti siano entrati ma ciò che mi ha colpito era l’eterogenietà del pubblico: tutte le età e tutte le tipologie sociali, riesci a incuriosire le persone indistintamente dall’appartenenza politica e sociale e questo significa che sai parlare a tutti, e se c’è una parola che non ti si addice è “propaganda”, se c’è una che a mio avviso ti appartiene è che sei un’artista.
    Chiaro che tutti da te si aspettino un’impegno poitico, cosa che credo non dispiacerebbe nemmeno a chi come me ammira prima la tua bravura come attrice, come regista, e come racconta storie, con la tua bella faccia che trasmette anche tante cose che nel racconto sarebbero didascaliche.
    Sabina deciderai tu se votarti al sacrifico pubblico che la politica ti chiederà, ma non smettere di darci le tue perle. Credo che Draquila si aun bel film,mi ricorda la tipologia del documentario, ma c’è una ricercatezza e poesia che in alcuni momenti lo rende altamente poetico.
    Sono una video artista e pittrice, i miei lavori sono brevi video – performance, sono concettuali, e scarsamente narrativi, chissà se mai ti capiterà di vedere qualcosa.
    Anche io sono presente nei mie video ma compio “azioni” minime che rimandano a un tema, in generale quello della comunicazione vietata, o falsata.

    Ora andrò a l’Aquila dove è mia intenzione fare una performance nella piazza centrale, all’interno della zona rossa, purtroppo però non ho ancora trovato alcun contatto tantomento permesso, e credo che avrò qualche difficoltà. C’è un percorso canonico da seguire per non avere ostacoli alle riprese?
    Sabina mi rivolgo a te perchè ti sei mossa dovunque e anche se non credo potrò aprirmi tante porte, mi basterebbe solo per 2 giorni un accesso non vietato.
    Cara Sabina, chissà se risponderai, non demordo intanto nel cercare, pensare, chiedere, telefonare….
    Complimenti per certe raffinatezze del tuo film, continua ad esserci in un paese dove tutti sono presenti ma senza esserci.

    Ciao

    Roberta

  20. Grazie Sabina per questi racconti,

    sono appena riemersa da due settimane senza internet e leggerti in viaggio in terre che stavo per visitare, da cui provengono amici di sempre, mentre sono in Australia e da quasi tre anni non torno, e’ stato il regalo di compleanno piu’ azzeccato. O almeno lo sarebbe stato se fossi tornata a leggere qualche settimana prima… Comunque o forse per questo ancora piu’ gradito.

    Mi fa piacere leggere di esplorazioni, mettersi in gioco, percepire e scegliere di capire senza prendersi parti che non abbiamo scelto, andare avanti vedendo piu’ punti di vista sulla stessa dinamica, mi fa sentire meno strana e aliena in questo continuo viaggio che comporta il guardare se’ stessi e il mondo con un filtro nuovo ogni momento.

    Mi rassicura leggere i tuoi dubbi, il modo lucido ed emotivo insieme di registrare tutto questo. Mi rinforza sapere che non ci sono solo io a rigirarmi nel letto in stanze piene di passato, con qualche ora per mettere oggetti nelle valigie e un po’ di sonno in corpo, esausta ma pronta e curiosa del nuovo viaggio.

    Mi sono naufragati un sacco di progetti quest’anno, compresa la rassegna cinematografica di cui parlavo tempo fa.

    L’artista che gestiva lo spazio e’ impazzito e ha litigato con tutti, me compresa (ma nel mio caso era anche il padrone di casa indi casino al quadrato) ed e’ recentemente partito per Sydney.

    Nel frattempo e’ fallita la scuola che frequentavo. Mi era successo anche anno scorso. Questo e’ un capitolo a parte del quale ancora non sono riuscita a parlare sul mio blog. Adesso che ci penso non scrivo proprio piu’ sul mio blog da una vita. E non scrivevo nemmeno commenti sui blog degli altri da altrettanto tempo.

    Non mi sono fatta mancare la convivenza con persona che mi ha insultata ricattata e minacciata per mesi dopo che ci eravamo lasciati e che ha avuto il gentile pensiero di avere un ritorno di fiamma per il mio compleanno prima di sparire di nuovo.

    In effetti Sabina ti devo ringraziare per avere condiviso un diario cosi’ ben scritto e, per quanto mi riguarda, terapeutico, da avermi aiutato a tirarmi fuori dalla botola in cui sono stata nascosta per un po’.

    Saluto il blog e chiedo venia se l’ho messa talmente sul personale da andare O.T.

    Ma era un post pieno di talmente tante cose che da qualunque parte lo giri c’e’ un universo di cui parlare.

    Abbracci a tutti

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