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In Viaggio 05 | Sabina Guzzanti

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Dimostrazione pratica di come si doma un cavallo a cura del Gaucho encargado de la manza y conecciones con las costumbres humanas.

Con molta dolcezza, quasi cantando, Pablo il gaucho esperto nella doma, da dentro a un recinto spiega a noi turisti seduti in alto, la tecnica locale per addomesticare un cavallo.
Innanzi tutto ci vuole il tempo che ci vuole. L’ideale è far lavorare il cavallo e poi mandarlo in vacanza libero nel campo e alternare periodi di lavoro brevi di una quarantina di minuti tutti i giorni, a periodi di libertà, in modo che non si senta oppresso.
Qui salire in sella è l’ultima cosa, anche il morso si mette alla fine dell’addestramento.
E finita l’introduzione ci fa vedere come si fa: immaginate un cavallo che tira un carro. Al posto del carro c’è il gaucho con due briglie lunghissime in contatto col muso, col naso. E lui a piedi dietro. Così gli insegnano a girare a fermarsi prima al passo poi al trotto poi al galoppo. Conquistano la fiducia del cavallo che deve accettare il gaucho come il capobranco. Solo quando c’è questa fiducia, questo amore direi guardandoli, il gaucho gli mette il morso e ci sale sopra. Quando sale il cavallo è già convinto, non si ribella.
I cavalli domati da Pablo sono perfetti, fanno tutto quello che gli chiedi senza insistere, più o meno. sono dolci. Non devi temere dispetti, che scalcino o mordano. Passati i primi due giorni di complimenti ora gli tolgo la sella, li spazzolo e li libero nel campo dopo la passeggiata.
Sto bene. Ragiono su quando tornare e chi invitare. Ormai sono quattro giorni che sto qui, me ne mancano due, ho tutto sotto controllo. Metto la legna nella mia stufa, so dov’è il cherosene se le ragazze delle pulizie non l’hanno accesa. E per l’ora del tè ho chiesto e senza difficoltà ottenuto, di bere Mate. Hanno un servizio da Mate padronale, zuccheriera, contenitore per la hyerba e il mate, in legno prezioso con bordi e decorazioni in argento. Un gusto sempre un po’ gotico questi latifondisti, ma vanno presi pure loro per quello che sono.
È un argomento di conversazione il mate. Se attacco discorso con la cuoca le si illuminano gli occhi. Dico così con l’aria ingenua: – ma ho sentito che qualcuno beve il mate col latte è vero?
– Oh sì che si beve, quando fa freddo è squisito (rico). Ma ci sono decine di variazioni possibili. È buono con le scorzette di arancia (muy rico), ci sono mille tipi di semi ed erbette che si possono aggiungere e si può pure bere nel pomelo che è un arancio più grande che si buca in cima e dentro si mette il mate ed è come una limonata calda, col freddo è eccezionale ((rico, rico).
Che pace che gioia. Sono perfettamente a mio agio. L’unico neo a voler proprio cercare la perfezione, ho l’impressione di non essere simpatica alla guida irlandese. Forse mi sbaglio, non ho molte prove per affermarlo. Tutto quello che posso dire è questo: se ho un problema col cavallo dà ragione sempre al cavallo come se le avessi chiesto di scegliere tra me e lui e ci tenesse a sottolineare che non avrebbe dubbi.
Poi mi sembra di notare che prova gusto nel darmi degli ordini. Posso sbagliare. Forse pensa che io mi creda chissà chi perché è venuto fuori di Cannes e di uno scrittore amico di Brenda che mi conosce e dice non vede l’ora di vedere Draquila. È naturale che quando me l’ha detto sono stata contenta. Non so se è sufficiente per etichettarmi come una stronza. D’altra parte mi torna in mente che nel tg a Buenos Aires hanno detto che c’è un gruppo di ragazzine che si organizza su facebook per sfregiare le compagne più carine.
A pensare queste cose siamo io e Rebenque, un cavallo peruviano. Andiamo perfettamente d’accordo, ritengo però che sia in difficoltà nei tratti molto petrosi. È giusto in questi casi far scegliere al cavallo il percorso? Io penso di sì ma nel caso di Rebenque ho qualche dubbio. Chiedo. Dicono sì la sanno meglio di te la strada. Certo. Io lo sento agitato. Dice l’irlandese: è perché devi tenere le redini più lente, sono sensibilissimi in bocca te l’abbiamo detto.
– si ma se lo lascio troppo mi sembra che si confonda
– lascialo fare non ti preoccupare sei tu che ti confondi
Lui continua a scegliere percorsi molto diversi dai suoi colleghi. A me sembra che più che scegliere cerchi di rimandare il momento in cui deve affrontare i sassoni che sono ovunque. Mi sembra che speri che prendendola larga possa evitarli e ha tutta la mia comprensione beninteso. Il fatto è che qui il sessanta per cento del territorio è sassoso. I cespugli morbidi danno l’illusoria sensazione di camminare su un materasso ma sotto i cespugli c’è basalto e quarzo e una bellissima pietra luccicante che col sole alto ti acceca e al tramonto fa pensare che la madre terra sia una tredicenne che ha esagerato con la porporina. così è la terra qui. Per evitare i sassi Rebenque devia per percorsi peggiori di quelli che ha scansato.
Finché in una discesa abbandona il sentiero e al momento in cui comunque deve scendere mette male un piede, barcolla, cerca di tirarsi su ma invano. Io sono come sopra un cammello che si sta inginocchiando. La terra si avvicina di colpo. Stiamo cadendo, lui sopra di me sulle rocce. A quattro centimetri dal suolo gli do’ una strattonata in bocca e si riprende. Per lo sforzo di tirarlo su ho i crampi alle gambe e sui fianchi.
Mi dico massaggiandomi che chi guida ha una responsabilità. Anche Rebenque ha il diritto di contare su di me. Non è giusto stare così stravaccati ondeggiando, i piedi avanti e che il cavallo si arrangi. Mica te l’ha chiesto lui di prendere le redini. Medito su quanto andare a cavallo sia piacevole perché da la sensazione del potere. Imparare poi è come imparare a gestire il potere. Certo ci sono diversi stili, lo si può fare in modo violento o in modo parassitario. Io ho il mio. Prendo il comando quando mi spetta. Quando non sono la persona giusta per comandare sono felice di seguire chi ne sa più di me. Non è da molto che ho acquisito questo sapere e per questo ora torno a cavallo dopo tanti anni. Prima mi sembrava un desiderio di dominio da non alimentare.
Rebenque capisce tutto e sente la voce. Perché la senta devi parlare proprio con lui. Se per esempio dico: guarda parte al trotto se dico trotto, lui non parte. Se invece sussurro dalla pancia “trotto” lui parte. Allora penso è perché sto sussurrando? È per quella storia del sussurrare ai cavalli? Lo chiedo a Luis nella ormai consueta amabile conversazione che segue la cena.
Il tizio che avrebbe fatto la scoperta etologica del sussurro, mi pare di capire è passato pure da queste parti. In casa c’è un suo libro. Luis ha studiato le sue teorie. Luis si prepara a parlare con le pause ben calibrate di chi sta dicendo qualcosa di definitivo. Deve spazzare via le credenze di noi ragazze sognatrici e senza offesa un po’ superficiali. Lo descrivo così ma è simpatico, giuro. Non perché si vede la fragilità che sovrasta questo atteggiamento. Perché mai la simpatia deve essere sempre associata alla fragilità? A me è simpatico perché ha voglia di chiacchierare, di fare tardi, di bere e di ingaggiare delle sfide. Ha voglia di giocare. E quando ha alzato un po’ il gomito e vuole sembrare vigile, la testa incassata e le braccia incrociate, muove gli occhi veloci e ogni tanto la testa con loro a scatti. Pensa di mimare il comportamento di un re e invece viene fuori un pollo. Lo dico con affetto e simpatia. Del resto qui ci sono pochi re e moltissimi polli.
Ma affrontiamo con Luis la questione dell’horse whispering: l’equivoco più diffuso che Luis vuole spazzare via, è che riguardi un modo di comunicare possibile tra cavalli e umani. Non è così. Gli studi del dott vattelappesk riguardano i cavalli allo stato selvaggio. Vattelappesk l’esimio, si rese conto che allo stato brado i cavalli comunicavano attraverso onde emotive che si trasmettevano nelle vallate. La paura, il dominio e altre emozioni che noi non conosciamo si trasmettevano con delle onde attraverso l‘aria e la terra.
Queste parole mi colpiscono e la mia mente comincia a viaggiare. Comincio a sognare questo mondo di onde e di silenzi apparenti. Vedo il cavallo nero sul tappeto di cespugli verde e argento che immobile diffonde il suo sentire profondo così lontano fino a dove c’è un cavallo che deve sapere.
Mentre sogno Luis continua: noi non possiamo comunicare così coi cavalli e una volta addomesticati loro perdono questa facoltà. Tutto il resto sono fandonie.
Non lo sto a sentire perché la mia esperienza mi dice tutt’altro e un dibattito sarebbe impossibile.
Anche noi comunichiamo all’80% col linguaggio del corpo continua Luis. E io penso chissà cosa ho comunicato all’irlandese per esserle antipatica quando a me lei era simpatica. Forse ho fatto delle facce stranite quando ha raccontato di essere stata nell’esercito. Cerco di correggere il tiro mimando una grande attenzione quando dietro nostra richiesta lei racconta un altro pezzo della sua storia. Recito ma mi interessa davvero. Quando mai una donna ti racconta che è stata nell’esercito? È una cosa brutta ma interessante. Smetto di annuire vistosamente per ascoltare:
Quello che ha scoperto dopo aver firmato è che per cavalcare nell’esercito devi diventare ufficiale, il che significa firmare per tre anni al termine dei quali ti possono pure dire, grazie ma lei non va bene. E tu hai buttato i tuoi anni migliori.
Inoltre l’aspetto che la disturbava nella sua funzione di attendente era dover rispondere a persone che non distinguono un cavallo da una giraffa. Non solo doveva prendere ordini da questi incompetenti ma pure aiutarli a non fare cazzate con giri di parole snervanti: mi scusi signore suggerirei di mettere la sella sopra al cavallo starebbe più comodo. Cose del genere.
E poi hai una stanza con quattro letti dove a ogni ora possono portare chiunque, purché sia donna. Anche alle tre di notte possono aprire e fare entrare due persone. Hai un armadietto di metallo largo quaranta centimetri che devi tenere sempre chiuso perché è un porto di mare.
Il pranzo è a mezzogiorno la cena alle quattro e mezza. Alle cinque e mezza sei in camera seduta, immobile, non esci perché non c’è nessun posto dove andare. La depressione ti sovrasta.
Una vita di merda non ci piove. Saggia scelta andarsene (dico). Ma perché ce l’hai con me (penso)? Annuisco comprensiva.
L’indomani salutiamo la famigliola inglese che prosegue la sua vacanza in brasile, i bambini carinissimi corrono incontro a tutti e distribuiscono baci e abbracci.
Brenda e Luis approfittano per andare in città. Noi, io la soldatessa e l’esperta di finanza ce ne andiamo coi Gauchos, quello che doma i cavalli e suo fratello, a fare merenda su dei grandi sassi tra una piccola cascata e una piscina naturale in cui ci si potrebbe tuffare se non fosse inverno. Chiacchieriamo amabilmente del Polo e del Pato. Ci parlo solo io in realtà perché le altre due non sanno lo spagnolo e non mostrano di voler partecipare. Percepisco pure una sorta di disapprovazione da parte loro. Sono invidiose perché non parlano la lingua e sono troppo orgogliose per chiedere che traduca. O forse sono solo indifferenti. Non me ne importa più di tanto. Io sono contenta di questa opportunità di parlare con questi campioni di maschilismo e di cavallo. Fino ad ora abbiamo parlato solo fra europei di cose tipo quante donne con il seno rifatto conosci.
Chiedo al più grande dei fratelli se gioca ancora a Pato anche se so già la risposta. Ci ha raccontato Luis con un certo compiacimento, che ha smesso di giocare perché la moglie glie lo ha proibito da quando ha due figli. Fosse stato per lui avrebbe continuato a rischiare la pelle ogni settimana senza pensare alla parola vedova e alla parola orfani. Mi piace sentirli parlare. I gauchos, ma un po’ tutti gli argentini eclusi quelli di Buenos Aires, prima di rispondere corrugano prima un po’ la fronte, poi un po’ le sopracciglia, spostano gli occhi, fanno un piccolo respiro e poi cominciano minimizzando: buueeeeno… il suono della prima parola qualunque essa sia somiglia sempre a un muggito. la pausa che viene prima del discorso serve proprio a dimostrare quanto poco ci sia da preoccuparsi. È la prova che hanno tutto sotto controllo. E infatti lui risponde sempre cantando buueno… el pato esta sì un poco peligroso claaaro pero no tanto no tanto como dicen
– in origine si giocava con una vera papera vero?
Ciglia sopracciglia fronte respiro – siii a un tempo se juegaba asììì, ahora no. Ahora hay una bola. yo tengo una bola de pato te la puedo mostrar.
Sono molto affascinanti con questa calma, coi loro baschi, coi loro fischi. Il fratello grande l’esperto nella doma, mi domanda come mai parlo sudamericano in un modo così spiccicato a come parlano loro. Racconto che quando avevo tredici anni ero in un gruppo di folklore andino di Roma e che suonavo il charango.
Si rivolge al fratello giovane.- hai sentito? Non ci si crede!
E il fratello alza un po’ il labbro, corruga un po’ la fronte porta il mento un po’ avanti e solo poi si unisce all’entusiasmo. – Mm.. Siiii?
– Ho imparato lo spagnolo con le canzoni, frequentando un bel po’ di cileni e argentini scappati dalla dittatura.
– aaooh.
Il gaucho si fa serio. Non capisco se non vuole parlare di politica o il discorso lo intristisce. Poi Guarda un braccialetto di pietruzze rosa che porto e lo tocca. Che belle! Ritraggo il polso di pochi millimetri per timidezza. Non è niente dico io. Sono pietruzze qualsiasi. Questo è stato l’ultimo momento di spensieratezza dopo di ché il clima si è guastato non mi spiego ancora bene perché.

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38 Commenti

  1. Signora Guzzanti, dopo anni che la conosco e la seguo non posso più tacere e dichiaro che io l’amo e voglio un figlio da lei. In alternativa, nella mia prossima vita mi reincarnerò in un cavallo sperando che lei mi monti. Adiosu, mi querida, bon voyages und good luck.

  2. fantastici sti racconti…
    ci spieghi bene come e dove ti stai muovendo così prendo appunti?
    bueeeeeno, sigue contándonos lo que ves y escuchas!
    ah, podrías preguntar que quiere decir “carajo”? y si “vamos carajo” es bueeeeno o feo?
    baci diffusi!

  3. Letto di gusto anche questo. Non ti dirò cose del tipo: “il tuo stile mi ricorda il più grande, Calvino (soprattutto Le città invisibili)”. Beh, ormai l’ho detto, ma non farci caso… Ciao

  4. E’ da tanto di quel tempo che ti seguo e ti ammiro, che mi viene naturale darti del tu anche se non ci conosciamo… Bellissimo racconto, mi ha fatto sognare.

  5. Quando ho trovato il link a qs pagina in faccialibro ho pensato: la prima volta che FB serve a qualcosa… Leggerò le altre puntate, scrivi benissimo… y ¡me encanta cuando hablas de Latinoamerica! (y de caballos, por supuesto..)
    Ah… riguardo al commento di Gabo: sconsiglierei di chiedere spiegazioni sul significato di “carajo”… ;o)
    un besito 🙂

  6. grazie che bei commenti! mi sta portando via un po’ di tempo scrivere e se non leggessi che vi piacciono non lo farei, mi state dando una grande soddifazione grazie! per quanto riguarda i luoghi non sempre scrivo i nomi per rispetto delle persone. aggiungo che siccome per scrivere ci vuole un po’ e la connessione non c`’e`^dappertutto il viaggio e’ piu’ avanti dei resoconti. ora sono in cile nel deserto di atacama ma prima ho visto altre cose eccezionali di cui al piu’ presto vi raccontero’ appena riesco a finire questa storia di cavalli, baci e abbracci a tutti, sabi

  7. ho letto ora il giornale delle manganellate agli aquilani. vorrei essere li’ non ho parole ma forse e’ ora che ci si scontri e per bene

  8. Ciao Sabi.
    Sono stupendi i tuoi racconti… non ti fermare ti prego… mi piace pensare che dopo una giornata intera a stancarti, la sera ti metti a scrivere di gusto.
    Sta uscendo un bello stile!

    Scontri: sono d’accordo con te! Ma pure penso sempre alla lettera di Pasolini.
    Abbruzzesi che si scontrano con quelli che guadagnano 1200 euro al mese rischiando di rimetterci la vita ed impotenti di fronte ai mascalzoni!!!!

  9. Sabina ma non è che hai in mente un libro su questo viaggio? se è così vado a prenotarlo. bellissimi racconti! sembra di stare li!! ciauuu!!!!!

  10. sto viaggiando con tutti voi ma la nostra porca italia ci richiama..questa mattina a Roma durante la manifestazione sos L’Aquila i ragazzi si sono presi un po’ di manganellate, questo perchè chiedevano città e lavoro..quello che secondo il tg1 è già stato restituito col miracolo..gente strana gli aquilani voi vi becchereste un manganello sul muso per chiedere una casa se già ce l’avete?

  11. marcellowki gli abbruzzesi sono disoccupati non arrivano a mille e due e devono pagare pure le tasse arretrate non si sa con quali soldi

  12. Esatto, è ora che ci si scontri per bene.

    Sky TG24 sta trasmettendo adesso: agenti anti-sommossa davanti a palazzo Grazioli (i manifestanti sono vicini). La situazione del Paese è ormai satura. Dell’utri condannato (Minzolini non ce la fa a contenere). Il ministro Brancher costretto alle dimissioni prima ancora che si sapesse di che cazzo doveva occuparsi. Perfino il PD scalpita. La situazione sta venendo al pettine.

  13. si sabina hanno manganellato gli aquilani in quel di roma, ci sono un pò di feriti e testimoni che parlano di poliziotti che picchiavano dei manifestanti inermi, tra questi ci sarebbe anche il sindaco. ennesima scempiaggine compiuta sulla città e sui cittadini abbruzzesi.

  14. Bellissimi i Tuoi racconti di viaggio. Una Sepulveda al femminile. Ritorno con la mente al mio viaggio in Patagonia, che ho fatto poco meno di otto mesi fa. Non vedo l’ora di leggere la continuazione del Tuo viaggio. Ti lascio un bel passo di Luis Sepulveda sulla Rosa di Atacama: “Lungo tutta la strada non si vede un albero, nè un arbusto, nè un cespuglio, nè un filo di erba, nè un animale, nè un insetto, nè un solo uccello….
    ma sotto il suolo arido vive, incredibilmente, una delle più belle forme di vita. E’ la radice di un lichene, antico quanto il deserto, che sepolto una decina di centimetri sotto il terreno aspetta pazientemente il giorno dell’unica pioggia, sempre alla fine del mese di marzo, che bagna qualche minuto quella terra maledetta….. (Sepùlveda – Patagonia Express). Buon viaggio, Sabina! e grazie per aver condiviso le Tue emozioni!

  15. @marcellowski

    Pasolini, a proposito del 68 (Valle Giulia). Pasolini fu provocatorio coi giovani di allora: disse: fate piuttosto la rivoluzione, quella vera (quella marxista, pare di capire, e molti studiosi concordano con questa interpretazione). Infatti Pasolini conclude quasi scusandosi per aver invitato i giovani ad una rivoluzione più autentica e radicale (autenticità è la vera chiave di lettura per tutta l’opera di Pasolini). Leggi Valle Giulia.

  16. Molto affascinante la teoria della comunicazione tra cavalli allo stato brado attraverso onde che si propagano nelle vallate, trasportate dall’aria e dalla terra.
    L’immagine del cavallo nero che diffonde le sue sensazioni fino a raggiungere un compagno lontano, ci ha ricordato una cosa che abbiamo letto di recente, a proposito dell’empatia tra esseri umani, vista come la trasmissione di onde sonore da un diapason ad un altro, purché risuonino della stessa frequenza.
    Sensazioni come onde. Onde sonore, colori, profumi.

    Invece oggi a Roma, piazza Venezia, via del Corso, via del Plebiscito, piazza Navona, erano pervase da un tanfo di fascismo.
    Scene indegne di un paese che si ritiene civile.
    Sembrava di rivedere un vecchio film, solo con la pellicola restaurata, cosicché i colori siano più vividi.
    Forze dell’ordine in tenuta antisommossa a manganellare brutalmente dei cittadini che chiedevano solo che i loro diritti venissero rispettati.
    Invece, dopo averli sfruttati per la loro propaganda, illusi con le promesse di un miracolo mai avvenuto, abbandonati tra le loro macerie, censurati dall’informazione di regime (anche oggi il tg1 si è accorto con un ‘lieve’ ritardo della manifestazione), hanno calpestato anche il loro diritto a manifestare.
    Ma abbiamo la sensazione che l’Aquila abbia ormai alzato la testa.
    E oggi non l’hanno piegata nemmeno con i manganelli.

  17. Io da ventenne praticavo il motocross a livello agonistico e la prima volta che salii su di un cavallo, ci salii come se fosse una moto da cross. Fu nella campagna viterbese, il cavallo improvisamente parti al galoppo puntando un’ albero che scarto voltando improvisamente a sinistra ad’angolo retto ma non riuscì a buttarmi a terra, rimasi attaccato al collo e ci rimase un pò male il cavallino si chiamava Paolo Romano. gli pseudo butteri mi dicevano quando fà così, tiragli un pugno sul collo. Io non ne sentii il bisogno perchè il fallimento del volermi disarcionare lo aveva ammorbidito, anche se ogni tanto faceva finta di scivolare cercando di prendermi in contropiede. alla fine dell’escursione avevo molto fastidio ai glutei

  18. Sabina, quando ho scritto quella frase stavo pensando al precedente post di Giano (leggilo). Pensavo soprattutto alla miseria del nosatro paese governato da delinquenti. Ti invitavo a stare in vacanza, senza polemica. Un po’ di rassegnazione devo ammetterla… Nient’altro.

  19. Me gusta, me gusta, Sabi… Fa riflettere il fatto che siamo ormai abituati a concepire la “cultura” come la televisione, ed invece guarda come sei brava a fare mille cose fuori da essa. Già lo vedo che pubblicherai un libro… Ci sta, ci sta… come (credo) dicono a Roma.

    Ma una curiosità… Se non erro, non sei in vacanza. Mi pare hai detto cosí, no? Che ci fai li? Qualcosa di nuovo in vista?

  20. @musicista
    ero solo curioso non sei stato affatto rozzo, non capivo ecco tutto
    @jeff no jeff sono in vacanza sono in viaggio avevo bisogno di rinfrescare i pensieri dopo tanto lavoro tour film e tante incazzature perché i prossimi lavori siano sempre lucidi
    il libro sì si potrebbe fare forse si possono mettere anche i racconti messicani di due anni fa

    un bacio a te e a tutti

  21. Bella la descrizione di questo viaggio nel paese del mate. I tuoi testi e i tuoi film mi piacciono molto, ma … non posso fare a meno di pensare al tuo cavallo peruviano, il povero Rebenque. Non ne so niente di cavalli, ma ho il sospetto che sui sentieri sassosi il povero Rebenque facesse fatica a reggerti. O magari non stava bene. Io eviterei i trekking a cavallo, se fossi in te. Per il resto … buon viaggio!

  22. … hihihihi il mate non è fatto con un legno prezioso ma ci lo da la natura ! è fatto con delle piccole zucche(calabazas) !
    amaro non mi piace manco a me (in piu è nemico delle diete per via che ti fa venì na fame!!! =) ma con lo zucchero l’adoro!!!!!!!
    un mate e due “tortas fritas” e posso morì in pace 😉
    già che ci sei… attraversa il grande fiume e vai a Uruguay !! .. nun te lo perdere fidati… altrocchè veder Roma eppoi morire !!!
    o era Napoli ????

    ps: non andare fuori alla 4di notte Sabììììì !!!!!!!!!!! =(

  23. ciao Sabina.
    chissà se ti ricordi….è passato un bel pò di tempo ma non ho smesso di seguirti.
    continua a scriverci del tuo viaggio e io continuerò a viaggiare e a lottare con te.
    un abbraccio!

  24. … aPPunto cara ! 🙂 .. phuà come al solito mi sono espressa maleeee ! .. il contenitore dove meTTiamo la yerba è ricavato daLLe piCCole zucche o zapallos in spagnolo !!!!!

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