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In Viaggio 04 | Sabina Guzzanti

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viaggio

scusate c’erano parecchi errori. spero di averli corretti tutti. la fretta di pubblicare pensando poi correggo e la linea che se ne va…  ho dovuto attraversare la cordillera andina per connettermi con voi 🙂  buona lettura

Questa è la stufa, fuori c’è sempre legna da aggiungere, la metti dentro e chiudi con questa chiave. La corrente ogni tanto se ne va e in caso di emergenza c’è questa lucetta. Se vuoi mangiare qualcosa ti abbiamo messo da parte il pranzo. Si monta alle quattro e mezza. Vestiti bene perché fa freddo.
La Estancia più tipica, più originale, più rispettosa della tradizione della regione, appartiene a una famiglia di origine inglese venuta qui nell’800.  All’improvviso si parla inglese. Inglese britannico. O meglio l’inglese imperiale. Questo mi infastidisce. Mi ero appena adattata allo spagnolo. Le parole stavano riaffiorando alla memoria con tanta naturalezza.
E di nuovo mi domando che ci faccio qui. Sono qui perché mi piace andare a cavallo. Ci sono andata poco nella vita ma mi è sempre piaciuto. È un altro momento di passaggio prima che il viaggio vero cominci. Questa è più una piccola vacanza ancora di acclimatamento. Una vacanza di sei giorni.
Brenda, la padrona, è una donna molto energica. Lei è nata in Inghilterra è venuta qui, Luis le ha chiesto di sposarla ed è rimasta. È molto consapevole di sembrare aggressiva e mascolina, ma determinata a rimanere sé stessa. Dopo il primo impatto si scopre che ha begli occhi e un bel sorriso. Luis suo marito la adora. Lei tiene le redini di quasi tutto tranne per il fatto che una donna qui ha dei limiti operativi. Se lei parla gli sguardi vanno all’uomo che le sta vicino per chiedere conferma. Di questo si lamenta.
La mia impressione è che questi anglosassoni contemporanei pretendano ancora come sempre di imporre i loro modi e vogliono pure che vengano accettati con gratitudine perché più razionali secondo loro. Non si accontentano di comandare e basta. Questo irrita i latini. Irrita pure me quando devo averci a che fare. mi immagino Brenda quando parla di cavalli con quel tono comandino a gente che c’è nata sul cavallo. E mi immagino che quando democraticamente viene chiesta la loro opinione per poi decretare nel 99% dei casi che il parere inglese è assai più fondato, questo dipinga sugli astanti facce che dicono vaffanculo.
È pure vero che da queste parti sono maschilisti, sono maschilisti pure in Italia se è per questo e pure nel mondo anglosassone. ma qui di più questo me lo immagino. e mi immagino che si rivolgano alle donne con la stessa condiscendenza con cui gli inglesi trattano gli argentini, gli argentini e gli inglesi i cavalli: I padroni i turisti perché non rompano troppo e i turisti i padroni per ricordargli chi paga chi. Solo le mucche e le galline subiscono senza negoziare.
Un’ora dopo le presentazioni io sono in piedi su due scalini e Brenda è in sella di fronte a me. In modo sintetico ma chiarissimo mi spiega i comandi di questa monta. Le redini si tengono sempre con una sola mano, l’altra mano deve essere libera per lavorare o giocare a polo. I cavalli qui si domano facendo pressione sul naso e non nella bocca. Il ferro nella bocca si mette come ultima cosa per cui i cavalli sono molto sensibili in bocca. Per girare basta spostare le redini sul collo. Per fermarsi tirare pochissimo e poi rilasciare. Se insisti, il cavallo si ribalta. mentre spiega il cavallo esegue. Si piega avanti e di lato come un serpente e si alza sulle zampe posteriori. I cavalli qui rispondono molto anche alla voce.
-The sound of a kiss to make them go and a shh or whatever to can calm them down.
– Ma proprio sempre, sempre le redini con una sola mano?
– Always or you will really disappoint him.

E mi mostra la reazione del cavallo. I cavalli qui sono di due tipi creoli e peruviani. I creoli sono buoni per il polo i peruviani hanno una marcia in più, è come se avessero la quinta. Vediamo come te la cavi.
Il mio primo cavallo è creolo. Ha ricevuto un’educazione impeccabile. Basta quasi pensarla una cosa perché la faccia. Le staffe si tengono lunghe. Qui cavalcano coi piedi in avanti quasi sdraiati sulla sella. Si fa solo trotto seduto. Dicono gli inglesi perché gli argentini sono pigri. la battuta razzista non trova in me una sponda.
Si mangia tutti insieme, piatti cucinati da due bravissime cuoche peruviane, gentili e professionali.
Ci mettiamo una giornata per trovare un equilibrio. Luis esercita il ruolo di padrone di casa in modo piuttosto tradizionale, raccontando aneddoti con tono gioviale e perentorio, scandendo ogni parola. I primi tentativi di conversazione sono infelici. Il personale che ci marcia e gli argentini che non hanno voglia di lavorare e quanto hanno fatto gli inglesi che appena se ne sono andati tutto è andato a rotoli.
Perché continuano in tanti a dire queste cazzatre con tanta convinzione? C’è un solo popolo che abbia subito la colonizzazione che non sia tutt’oggi in ginocchio? Fanno pensare a Bertolaso e Vespa, tutto funzionava finché c’erano loro. I gesti di sopraffazione riempiono la nostra storia e la nostra quotidianità. Al di là del fatto che c’è chi pensa come me che si vivrebbe meglio se si smettesse, ma nel frattempo perché i sopraffattori ci tengono a macchiarsi anche di questa odiosa ipocrisia?
Ma le leggi dell’ospitalità vogliono che non si parli di argomenti che possano suscitare contenziosi e in breve correggiamo il tiro con la collaborazione di tutti e con successo. Diventano piacevoli le ore dei pasti e del tè che altrimenti non so come, avrei cercato di disertare.
Nel campo il cielo è violetto e in terra le vallate e le colline sono coperte da un tappeto di cespugli morbidi metà verde e metà argento che con le nuvole cambiano continuamente colore. Le pietre grigie diventano un po’ azzurre, i torrenti metallici, il muschio verde fosforescente. Il vento muove le vallate immense e i cavalli liberi si incontrano, vibrano e si parlano.
– Sabina per favore spingi quei puledri oltre la collina e mandali nel recinto.

-Ma dici sul serio? Dice sul serio.

– Ma come si fa? Urlo? Fischio?
– Do what ever it takes.
Sono al culmine della felicità. Al trotto seduto mi arrampico sulle rocce insieme ai cavalli liberi e torno indietro a prendere i ritardatari. sono in mezzo alla mandria che all’improvviso parte al galoppo mentre due giocherelloni nella corsa scalciano e saltano a quattro zampe. Mi piace molto anche abbassarmi sotto i sotto i rami secchi e perdo un quarto d’ora dietro un tracagnotto bianco che vuole solo mangiare e non si muove e non si spaventa. Insisto o tolgo il disturbo?
Nella Estancia c’è gente che viene e gente che va. E gente che stanzia.

Ci sono i gauchos e le cuoche e le guide che ci lavorano. Gli ospiti e i padroni di casa e le guide tutti raccontano qualche storia la sera. tutti ma non il personale locale naturalmente.  Storie tipo il vino da dessert che si chiama lagrimillas perché quando si trasportava in nave bisognava aggiungere tanto alcool perché non si trasformasse in aceto nelle botti. Quando un vino è molto alcolico lascia sul bicchiere come noi italiani popolo di inventori e di somelier sappiamo, quelli che noi chiamiamo archi. Quegli archi gli spagnoli li chiamavano lacrime di cristo. Come il vino lacrima cristi.
Ci sono tante storie sugli ospiti capitati lì. Il signore strambo di buona famiglia che mangiava coi guanti e la bombetta e dormiva per terra perché il gatto gli aveva chiesto di fargli compagnia.
I due cinesi, lei artista con vestiti preziosi e stravaganti, lui ricco e succube del padre che aveva speso una fortuna per una giacca da perfetto cavallerizzo inglese non avendo mai cavalcato in vita sua e trovandosi in argentina. Quando il cavallo lo ha lasciato in un fosso alzandosi e togliendosi la polvere di dosso commentava con la fidanzata: vedi che ho fatto bene a comprare la giacca? Se non l’avessi avuta mi sarei sporcato la camicia.
C’è una graziosa famigliola inglese ospite inseme a me, con tre bambini piccoli, lui è un broker che si è stufato del suo lavoro, ha mollato tutto per stare un po’ insieme alla moglie e i bambini e viaggiare. Quando si sfiora l’argomento lui insiste nel non voler tornare al suo lavoro al rientro e la moglie fa finta di prenderlo come uno scherzo per lasciargli intendere che non se ne parla.
Una ragazza che lavorava nella finanza pure si è licenziata ed è partita per il sud america, viaggia e quando serve lavora e non ha ancora deciso quando tornare e cosa fare.
Una delle guide è un’irlandese che è scappata dall’esercito. Pensava di poter imparare molto sui cavalli ma stando lì ha scoperto che si cavalcava poco e che era peggio di una prigione.
C’è la storia della miracolosa amicizia tra la puzzola e la gallina.
Brenda racconta che una volta entrando nel pollaio ha visto una gran coda pelosa che usciva da dietro le uova. Capito che si trattava di una puzzola la padrona aveva subito pensato a una rapina. Si era però dovuta ricredere: la puzzola dava il cambio alla gallina nella cova. Le era sembrato un fatto straordinario e subito le era venuta voglia di condividerlo, perciò lo aveva raccontato in qualche blog di esperti di polli. Centinaia e dico centinaia di risposte erano piovute dalla rete e tutte estremamente aggressive. Non è possibile! Stai inventando tutto! Le puzzole rubano le uova non le covano! Le puzzole sono nemiche delle galline, chi credi di prendere in giro. Pubblica una foto se è vero quello che affermi.
Allora la padrona un po’ scossa aveva fatto delle foto e le aveva pubblicate. Altri cento e passa messaggi cattivi: è un fotomontaggio! Sei una bugiarda!
Seguono all’aneddoto distese considerazioni su quanto i frequentatori di internet a volte siano sovraeccitati e su quanta gente viva attorno ai polli ancora ai nostri giorni e facciamo finta che non esistano.
Si dorme si cavalca dalle dieci di mattina poi si pranza, siesta, di nuovo a cavallo, tè, due ore ognuno per conto suo, aperitivo e cena. Il terzo giorno si rompe la routine con una partita di polo. Una breve lezione per chi non ha mai giocato, tra cui me, e capisco subito il rischio di farsi molto male è molto alto. Quello che mi preoccupa in particolare è la questione delle precedenze, chi ha il diritto sulla palla, chi può superare chi no e le conseguenze nefaste di chi si trovasse ad attraversare la linea della palla e le altre innumerevoli circostanze dove si rischia un frontale.
Comunque dicono  non preoccupatevi se nonp otete superare quello che ha la palla potete cercare di spingerlo di sotto o di agganciargli la mazza con la vostra. Sono vieppiù perplessa.
Continua dicendo che l’errore più comune del principiante è colpire il cavallo in faccia invece della palla. La reazione più comune del cavallo è partire in quarta saltando sulle quattro zampe e frullarti dietro la collina.
Più la spiegazione va avanti e più la mia decisione si consolida. Parteciperò al gioco seguendolo a una certa distanza senza entrare nella mischia. Non è solo paura di farmi male è anche senso di responsabilità. Che senso avrebbe mollare tutto per finire su una sedia a rotelle per una partita di polo poi. Solo un Bertinotti mi dimostrerebbe comprensione.
Facciamo un po’ di esercizio ognuno con la sua palla per capire come colpirla. Io e la famigliola inglese siamo quelli che non hanno mai giocato. il broker non sa nemmeno andare a cavallo e tutti sono piuttosto in ansia per lui che naturalmente come gli hanno insegnato al college ostenta sicurezza.
– Sabina your stick is upsidedown.
– How could have possibly happened!
Fine degli esercizi si parte. Un gaucho si avvicina per raccomandarsi di calzare la staffa quasi al tallone. Ma sei sicuro? Dice sissì. Noi giochiamo così. Non gli do retta. Loro si ammazzano pure. Si ammazzino al polo per non parlare del Pato. Il Pato si chiama così perché si gicava con una povera oca chiusa in un sacco che le due squadre usavano come palla. Il Pato ha un altissimo tasso di mortalità e loro ne vanno pazzi. Perché dovrei seguire le loro istruzioni? Ci giocano finchè non hanno figli e le mogli non glielo proibiscono.
Fatte le squadre ci fronteggiamo e si parte. Non ho paura ma c’è un gran casino. Sono comunque dodici cavalli al galoppo e una sola piccola palla e tanti bastoni che fendono l’aria. Come stabilito resto nelle retrovie, vigliaccheria? Ma è pure la prima volta che diamine!
L’atteggiamento è sano. Siccome però mi piace giocare e mi piace pure vincere devo esercitare una piccola violenza su me stessa. alla fine del secondo tempo la mia squadra ha perso e nel giro di una decina di minuti un malumore fuori da ogni controllo mi avvolge e non sono più in grado di spiccicare una parola. Né sulla via del ritorno né a pranzo. il broker come Luis aveva previsto ha colpito la faccia del cavallo che però lo ha perdonato. si rifarà su prossimo che farà cadere appena alzerà la mazza. Sono tutti molto gentili e carini e si complimentano e mi rendo conto di avere una faccia impossibile e non c’è proprio niente che possa fare per fingere di avere apprezzato l’esperienza. L’apprezzerò il giorno seguente e sarà sempre un bel ricordo e soprattutto potrò dire: ho giocato a polo. Ma è più facile che mi vanti di avere spostato una mandri cosa che per altro ho già fatto urlando con skype.

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16 Commenti

  1. Allora meglio gaucha che polista? 🙂

    A noi il cavallo ha sempre dato l’idea della libertà. E’ libero e indipendente, anche quando sei tu che tieni le redini.
    E’ addestrato quando tu hai finalmente capito come chiedergli quello che vuoi.
    E mentre leggevamo la vivida descrizione delle colline, dei torrenti, delle vallate di cui non si vedono i confini, dei cavalli liberi che ‘si incontrano, vibrano e si parlano’, ci immaginavamo il colonialismo come pretesa di mettere sella e redini a un puledro selvaggio.

  2. è davvero un diario di viaggio stupendo, come d’altronde deve essere questo emozionante viaggio.

    Ad ogni modo ti sarei molto grata se potessi darmi qualche informazione in più sul posto di cui hai parlato in questo post.

    Mio figlio ha undici anni e sta scoprendo ormai da un paio d’anni una inaspettata passione per l’equitazione e per i cavalli (inaspettata perché nessuno di noi in famiglia ha mai avuto modo di approfondire questo sport), che noi con molto sacrificio (io e mio marito siamo due onesti lavoratori sottopagati!) lo sproniamo a coltivare perché è importante per un ragazzino della sua età focalizzare energie e sentimenti in uno sport sano, a contatto con la natura e con uno stretto rapporto con questi animali incredibili.

    Un viaggio in Argentina è una delle cose che ci siamo prefissati di fare nei prossimi anni e potrebbe essere per noi tre, ma soprattutto per mio figlio una bellissima esperienza!

    Grazie in anticipo.

    Aspetto con ansia un tuo nuovo racconto di viaggio.

    Saluti.

    Michela

  3. Le staffe al tallone!!!allora sono proprio malati di mente altro che polisti!!sta cosa non la sapevo e mi rendo conto che non ispira tanta sicurezza visto che ,a quanto ho capito,c’èilrischio di cadere e di rimanere staffati una volta ogni 10 minuti!!Altra cosa incredibile è la puzzola…non ci credo assolutamente che sta covando le uova!secondo me cova qualcosa…Qui si squaglia vado a farmi una doccia!!

  4. Ciao Sabina, non c’entra niente con i cavalli, ma volevo dirti che quando al cinema Sivori di Genova ho visto Draquila c’era la coda per strada, e alla fine la gente era in piedi ad applaudire. Per i cavalli invidio molto l’esperienza che stai vivendo… Ma da figlia di uomo argentino-traditore-padre assente e quant’altro mi sono sempre trattenuta dell’andata a visitare il resto della mia famiglia che ancora sta là, anche perché chi ci è stato prima di me mi ha riferito dell’orrendo maschilismo che credo che non potrei sopportare. Anche se poi, a ben vedere, anche qua in Italia le cose non è che siano poi così diverse, tutt’altro. La cosa che sopporto di meno è il maschilismo strisciante e mascherato. Quello che si cela dietro alla maschera della “cultura” ma che resta nascosto annidato e insediato pronto a riemergre con rutilante sprezzo. L’intellettuale poi sa sempre come giustificassi, come mascherare le sue infelici butade. E non parlo solo di uomini. Spesso quando mi ostino a dissociarmi da certe manifestazioni passo per una fissata e una “stracciacazzi”. Magari è vero, non so. Eppure mi sembra sempre di più che si passi per rompiballe se si mantengono fermi alcuni principi. Intanto mi dono scaricata la costituzione per l’iPhone, mi piace leggermi i principi fondamentali su cui si basano le nostre leggi, o meglio, su cui si dovrebbero basare, perché mi sembra che pur senza modificarla sostanzialmente venga meccanicamente bypassata. Che schifo. L’Italia, Berlusconi, la giustizia, i diritti delle donne, la democrazia, l’Aquila, Brancher, le escort, Tremonti. Ma goduti l’Argentina e sopratutto i suoi cavalli, e la prossima volta chiedi un “paso fino” per andar nelle mandrie, sono cavalli che ambiano ed hanno una andatura molto comoda a metà tra il trotto ed il galoppo. Probabilmente i peruviani che hanno sono dei paso fino… Chiediglielo! La tua schiena ringrazierà! Mi sono un po’ dilungata, sarà il caldo, oppure l’ora. Buonanotte, Elena

  5. cara sabina sono una persona che stima molto ciò che fai e ti ringrazio per essere messa al corrente di queste tue considerazioni.Miè piaciuto molto questo e anche il precedente grazie e a presto buona vacanza ciao

  6. Ciao Sabina Guzzanti, ho visto anch’io Draquila. C’è una scena che mi ha fatto sorridere, nei limiti della serietà del tema che è una tragedia, quando tu hai provato a convincere una donna, devota a San Silvio con una fede smisurata, allora ho capito che ci hai messo proprio l’anima. Perché provare a convincere una fedele che il suo Santo preferito non fa i miracoli è di chi non si raccapacita come la verità sia così invisibile. È impossibile, ma tu ci hai provato lo stesso.

  7. Ah come scrivi bene è davvero un piacere leggerti. La puzzola sarà stata imprintata da una gallina ma gli internauti non ammettono deroge ai loro mondi certi. Quasi mai. Ancora baci e grazie. Davide

  8. Il viaggio: oggetto di libri,saggi etc. ogni volta che leggo racconti di viaggio mi emoziono e mi incazzo. io non sono stata in molti posti ma ho vissuo in molti posti e (forse per un limite personale) non concepisco il viaggio “andata e ritorno” come uno strumento di conoscienza. il diario di viaggio come racconto dell’esotico e come mitizzazione dell’altro. siamo sempre portati a credere che l’altro sia migliore sia che si tratti di un paese in via di sviluppo sia che si tratti di un paese più evoluto rispetto all’italia. io non vivo in italia, vivo in europa e ogni volta che leggo ciò che sta succedendo nel mio paese mi vengono i brividi, non tanto per la gravità della situazione quanto perché sono sicura che se vivessi lì non mi sarebbe sembrerebbe tanto grave.allo stesso tempo, mi sono sposata con un latino americano, sono stata là e ho vissuto un pezzetto della loro vita. devo dire che non sono così aperti come sembrano ( forse con i turisti lo sono), non sono abituati alla commistione di”razze” e, soprattutto per le donne come me abituate ad essere indipendenti, non è facile essere accettate. io non sto criticando i racconti di viaggio, sto solo dicendo che un viaggio non è la vita vera e prova ne è il fatto che tutti i miei amici stranieri che sono andati in italia ne sono rimasti stregati( in senso positivo).

    saluti e buona continuazione.

  9. @ Sabinaguzzanti:

    1. cosa significa steek in inglese?

    2. riusciresti a pubblicare delle foto del viaggio? Naturalmente se puoi e se vuoi farlo. nessuna imposizione.

  10. … Ma sei sicura di voler tornare? Io se fossi lì avrei i miei dubbi… sarà che ora come ora non ne posso più ed emigrerei nello spazio… Comunque ci manchi 🙂

  11. Scusate l’OT.

    Siamo scesi in piazza per i diritti dei lavoratori, anche se abbiamo ancora un lavoro.
    Siamo scesi in piazza accanto agli immigrati, anche se siamo italiani.
    Siamo scesi in piazza per il Gay Pride, anche se siamo etero.

    Domani scendiamo in piazza insieme agli aquilani, perché siamo italiani!

    Perché l’effetto Draquila non finisca, domani tutti a Roma in piazza Venezia alle 10!

    http://www.3e32.com/main/?p=3560

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