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Two Lovers – Trailer e recensione

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two lovers

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Two Lovers James Gray

Video e recensione del film “Two Lovers” di James Gray

TWO LOVERS –  A poche settimane dall’uscita in sala di Revolutionary Road, ecco un altro film che impiega il plot di relazione per dire qualcosa di profondamente umano e dunque di profondamente politico.

C’è un uomo fragile, che all’inizio del film non ha neanche la forza di farla finita; sconfitto, marginale, vive modestamente coi genitori che con amore gli preparano un modesto futuro.

Ma il rapporto del protagonista con il futuro sia pur modesto, con gli obiettivi a breve e a lungo termine, è molto problematico: l’uomo debole è un uomo senza progetti.

Si diceva del plot relazionale: il personaggio si invaghisce di una vicina di casa che è un’outsider proprio come lui, ma con una differenza sostanziale; è una persona svuotata dalla propria spinta all’integrazione nel sistema, che passa per la relazione con un uomo di successo, ovviamente sposato.

Più il protagonista si abbarbica alla speranza che il proprio riscatto coincida con l’amore di questa donna, e più resta cieco e sordo alle possibilità di riscatto che può costruirsi con le proprie forze, lavorando dialetticamente sul proprio presente: questo campo di forze è completato dal secondo personaggio femminile, nella cui quieta presenza egli fatica a riconoscere quell’opportunità di riscatto di cui ha bisogno.

Si disegna per tanto un arco di trasformazione tanto teso e tanto estremo che al climax rischia di spezzarsi; ma questo non accade, e pertanto lo stato finale del personaggio – posto nella medesima situazione dell’incipit, come nei capisaldi del cinema americano moderno, da“Il cacciatore” a “Gente comune” – è l’esatto opposto dello stato iniziale.

La sceneggiatura di James Gray e Ric Menello crea un mondo molto raccolto, di straordinaria compattezza drammaturgica: il problema è chiaro e urgente, l’obiettivo difficile ma – se il personaggio è disposto a cambiare – non impossibile. Su questa architettura lineare si innestano scene di eccellente concezione, che sapientemente alternano la linea del conflitto tra l’individuo e l’aggregazione familiare, e la linea della relazione sentimentale e dell’introspezione.

La regìa di Gray valorizza al massimo grado il personaggio nella sua solitudine, centellinando i contatti, mantenendo il più possibile le distanze tra il personaggio e il mondo; lo si nota per esempio nell’impiego dello spazio individuale, per cui la stanza del protagonista, pur inclusa nel piccolo appartamento di famiglia, viene non soltanto difesa come spazio privato dall’assedio materno, ma tende a proiettarsi all’esterno, attraverso la finestra che lo mette in comunicazione con la donna che crede di amare.

In questi spazi così benarticolati (e fotograficamente “spenti” da un interessante lavoro di selezione cromatica) l’attore Joaquin Phoenix si muove come un animale morente, come un desolato James Dean che non riesce a dare il benché minimo senso neanche agli oggetti che tocca: è una delle performance più esaltanti di questa stagione di cinema.

Di Luca Bandirali ed Enrico Terrone

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41 Commenti

  1. Sabina scusa l’off-topic.
    a proposito del vecchio filmato in cui Violante svela candidamente un accordo segreto per favorire Berlusconi, che ormai ha fatto il giro d’italia, e che mi lascio a suo tempo con la bocca spalancata per 10 minuti. Volevo dare un contributo con una riflessione.

    Violante intervistato su questo video scandaloso, si è difeso. Si è giustificato con P.Ricca, sostenendo che la garanzia data a Berlusconi – di cui parla nel video incriminato – riguardava il governo tecnico Dini: in quanto “tecnico” non poteva fare riforme importanti. La stessa motivazione è stata fornita a REPORT su RAI3.

    A me sembra una ennesima balla, presa per i fondelli. Basta controllare le date.
    Infatti se “l’assicurazione” è stata data a Berlusconi – come dice Violante – nel 1994, allora in quell’anno c’era il governo Ciampi (fino a maggio 1994) e poi Berlusconi (fino a gennaio 1995), mentre il governo Dini (tecnico) verrà solo nel gennaio 1995. Quindi per dare quell’assicurazione nel 1994 relativa a un governo futuro nel 1995, Violante doveva avere le palle di cristallo, e prevedere che di li a poco il governo belusconi sarebbe caduto e che ci sarebbe stato poi un governo tecnico Dini. Ma Violante non è mago Merlino, al massimo mago Otelma.

    E poi, se era solo questo , perche lo sapeva solo Berlusca e Letta? Perche’ questa segretezza, su una cosa che poteva essere detta anche in TV.

    Di piu, ma per quale cazzo di motivo una governo tecnico non puo’ sistemare una questione tecnicissima, e che non ammette interpretazioni (Berlusconi in conflitto di interesse e monopolista dell’informazione)?.. questa è una domanda retorica ovviamente…

    Violante è un cialtrone, bugiardo e con tutta probabilità venduto.

    ——————————————————————
    PUBLIO VALERIO PUBLICOLA

  2. Quoto toto del commento del primo console duale della repubblica romana e mi associo a lui nel considerare Violante un cialtrone e un bugiardo e, come il suo amico Veltroni, venduto alla causa della P2 del repubblichino Gelli.

  3. “CONSEGUENZE”

    Nel ricordare che lunedi 6 aprile prossimo saremo a Roma in Cassazione per depositare la nostra proposta di “REFERENDUM” (qui), ci permettiamo di far di nuovo presente ai signori polticanti “PARTITICIZZATI” del rischio (per “LORO”, ma anche per “TUTTI” noi) che si corre alle prossime elezioni di giugno, dove si profila sempre più probabile un enorme “AUMENTO” dei cittadini “NON VOTANTI”, i quali hanno ormai perso anche il più piccolo briciolo di “FIDUCIA” nei vostri confronti (a ragione).
    Consigliamo ai pochissimi signori politicanti “PARTITICIZZATI” rimasti ancora “ONESTI” di decidersi a “CAMBIARE” atteggiamento e soprattutto “LOGICHE”, abbandonando o addirittura chiudendo i “PARTITI” (per poi riaprirli successivamente, completamente “RINNOVATI” dalle fondamenta) altrimenti il Paese intero ne subirà le conseguenze…

  4. ..effettivamente siamo un tantino assenti quando si parla di cinema..tanto vigorosi nel parlare di politica..così poco presenti quando si affrontano temi un po’ più elevati quale l’arte cinematografica.. Per quanto mi riguarda sto attraversando una parentesi buia in tema di cinema..per cui evito di commentare ciò che non ho visto direttamente..

  5. Dove posso trovare il vecchio filmato dove Violante “svela candidamente un accordo segreto per favorire Berlusconi”?

    Quanto al cinema, cara Sabina, mi viene difficile entare nel merito. Il post mi sembra scritto e concepito per soli addetti ai lavori. Senza adeguata preparazione preferisco astenermi. Magari quando esce lo vado a vedere cmq.

    Grazie

    Ciao

  6. @val tidone

    su youtube lo trovi tranquillamente, oppure se vuoi, compra il dvd di “viva zapatero” ke c’e’ anke li’…

  7. sabina, il video che hai segnalato è stato rimosso dalla cbs ma su youtube si può ancora vedere. ben stiller lo ha pure imitato agli oscar 2009…

    phoenix mi sembra che stia scimmiottando un pò andy kaufman: a questo link c’è andy sempre da letterman 30 anni fa. immenso… http://www.youtube.com/watchv=6p0sr2BejUk

    il problema dello spazio delle recensioni non è tanto la difficoltà delle stesse (se non fossero scritte in questo modo le recensioni potrei farle anche io) quanto i continui OT che sono francamente insopportabili in uno spazio specifico come questo. c’è il forum, per la miseria…

  8. premesso che tutti i commenti in questo post , sono ot , anche quelli dove si dice di piantarla di scrivere ot.

    dico che dopo la recensione di revolutionary road , e dopo averlo visto , da Terrone e Bandirali non prederò più spunto
    per vedere un film , anzi , sarà tenuto come piccolo ammonimento a non guardarlo.

    il video da letterman , e parecchio forte , rompe letteralmente gli schemi.
    ma il l’attore non è così spavaldo e sfrontato , tanto da presentarsi travestito ,
    nascondendo il viso con la barba e gli occhiali , per nascondere le possibili incertezze.
    in funny game , i protagonisti , rompevano ogni tipo di schema con violenza ,
    e ne ricreavano uno nuovo , la violenza del mosè.
    [avete letto di quando mosè scagliò le tavole della legge , infrangendole , e fu colto
    da ira , ma questa ira non la portò fuori , ma la portò dentro di sè, rimanendo razionale ed equilibrato]

    che voglio dire ? non lo so. forse che vi sono nuovi schemi che nascono dalla profonda rottura dei precedenti ,
    per la quale non ci si rapporta più con il mondo esterno , mai
    neanche quando vi sono forti condizionamenti , o forti provocazioni , ma ci si rapporta sempre con se stessi.
    così , se l’attore da letterman fosse stato capace di reggere lo schema fino in fondo, quel senso di banalità e di ovvietà ,
    di noia , di inutilità e di finzione di un tale spettacolo ,
    sarebbe rimasto tale anche se mille ballerine sexy con tette da orgia, o duemila omini nerboluti , con tanto di superminchia.

    che voglio dire ? mah … che quando la realtà , ti appare irrimediabilmente falsa , cerchi la verità dentro di te ,
    rifiutandoti ogni qual volta di essere pur anche un sol aggettivo della falsità , che a volte è farsa [come dicono a roma].

    adesso ho capito quello che voglio dire … .

  9. ma non avete capito,siccome stava x essere raggiunto dalle femmine cercava gli zoccoli x sembrare piu’ alto……….
    …..che demente mio dio.

  10. @cicc13

    visto? una volta si aveva l’amante e la si nascondeva, ora la si porta anke al lavoro.

    sapete come’ i tempi cambiano…

  11. Beddazzi!

    Allora ho visto DUE PARTITE della Comencini e mi ha deluso tantissimo.

    Premetto che l’ho visto solo una volta e mezzo e non 10 volte come suggerisce il Bandi; comunque sia ho notato:

    @ una recitazione priva di interazione tra le parti (in particolare nella prima parte, quella delle madri ). Quello che mi è arrivato è l’idea che fossero tanti monologhi, che queste donne non si parlassero tra loro e che le bambine non fossero neanche presenti. Cioè queste fingevano di avere le bambine di là, ma secondo me non ce le avevano. Non era credibile. Almeno io non ci ho creduto neanche per un attimo.

    @ il cuscino al posto della pancia per la Rossellini. Glielo potevano mettere un pochino meglio secondo me, in modo che almeno gli angoli del cuscino non si vedessero.

    Adesso corro a vedermi questo TWO LOVERS qui, che peccato che non ho internet a casa, vorrei comunicare con voialtri sempre, ma non è possibile, troppi soldi all’internet point.

    Vi bacio e vi abbraccio
    che farò un lu sacciu

    elenina

  12. Elena 🙂
    Ti manca proprio il pc oppure hai problemi di connessione?
    Se vuoi ti spedisco il mio portatile! Davvero! poi con una chiavetta 9 euro 50 ore mensili potresti procurartela!

    Mi scuso, ma credo sia comprensibile…

  13. sabina e stefania d. hanno proprio ragione! sul cinema siamo molto lacunosi più che criminosi.
    ma purtroppo non tutti siamo appassionati o esperti cinefili. ehm ..l’ultimo film che ho visto al cinema è stato ‘pretty woman’: una bellissima commedia che ti cambia la vita quando hai 10 anni! e infatti al cinema non ci sono più andato. ops!..tranne che per ‘viva zapatero’ e ‘le ragioni..’ ovviamente.

  14. della serie “1 gaffe al giorno c leva la crediblita’ d torno”

    b. ha chiamato gridando, obama prima ke facessero la foto d gruppo e la regina s’e’ voltata…
    beh, in 1 certo senso c’e’ andata bene: siam passati dalle corna agli urli!
    ma la regina cm minimo doveva dirgli: “shut up!!!”

  15. meno male che si è trattenuto…..avra’ pensato : cazzo vuole sta zoccola……..
    …….il cinema,l’ultima volta che sono andato ho visto le winx ,o meglio le ha viste mia figlia xche io mi sono fatto una bella dormita…..senza neanche russare.

  16. Ho visto Dancer in the dark…beh che dire, a me è piaciuto tantissimo, sarà che adoro Bjork. E Lars Von Trier, è fantastico, ti ci perdi nei suoi film. combinazione perfetta, secondo me.

    sabina, all’università noi ci siamo ancora…tu saresti ancora disposta o hai lo settacolo e non puoi?

    vi bacio tutti
    C.

  17. Siccome sono indeciso se scaricarlo da internet o meno,
    potreste assegnare un voto da 1 a 10 su questo film?
    Se è, insomma, da vedere o, come sembrerebbe, è una “palla” incredibile di tipo intellettualoide-socialpolitico-moralista?
    Ringrazio
    🙂

  18. E’ vero Phoenix ha “spaccato”, il suo filmato ha fatto il giro della rete qualche giorno fa(anzi un paio di settimane fa, se non più).
    Se volete farvi un giro “giusto” nel mood molto pop e volgarotto -nulla di megli odi geekologie.com e superficial.com(i commenti sono razzisti e volgari, un termometro).
    Un materiale.
    Ecco il mio 1 aprile in ritardo.

    PS: ma il film “2 amanti” sotto sotto è coinvolgente. Bando alle ciance(il mio italiano migliora. LOL!)

  19. Gentile Sabina e tutti quanti,

    dici che sul cinema siamo “distratti”. Io personalmente ammiro persone come Bandirali e Terrone che si esprimono con grande precisione nelle loro critiche, andando a cogliere puntualmente le connessioni fra tecniche utilizzate in scena e significati conseguentemente interpretati dall’intenzione del regista / sceneggiatore / fotografo / barra nell’attimo in cui viene fotografata la scena (e cito: La regìa di Gray valorizza al massimo grado il personaggio nella sua solitudine, centellinando i contatti, mantenendo il più possibile le distanze tra il personaggio e il mondo).

    Sabina, ma anche Bandirali e Terrone, vi chiedo: cosa e come si può commentare con un commento su questo post ? Il recensore dice che “La regìa di Gray valorizza al massimo grado il personaggio nella sua solitudine, centellinando i contatti, mantenendo il più possibile le distanze tra il personaggio e il mondo”. Bene, io dico: a prescindere dal modo con cui la regia valorizza il personaggio nella sua solitudine, non ci sarebbe stato forse un modo migliore o anche molto migliore per rendere, sempre tramite la regìa, l’effetto della solitudine ancora più enfatizzato ? Nessuno può oggettivamente rispondere “no”. Di conseguenza chiederei (ma non chiedo) al recensore, come si possano usare termini come “al massimo grado” ?

    Con questo non faccio una critica alla critica, ci tengo a sottolineare quanto a mio avviso le recensioni di Bandirali e Terrone siano profonde e di competenza (ne ho lette diverse), ho avuto modo di apprendere da Bandirali anche quali sono i meccanismi con i quali si possano esprimere delle valutazioni sulle prove attoriali, ho il massimo rispetto per chi con grande competenza fa il proprio lavoro. MA, in un post che inizia con una recensione, di ottimi avveduti recensori, che si esprimono anche in termini assoluti utilizzando predicati come “al massimo grado”, citando nella critica altri film (quindi, da professionisti, unendo knowledge a Knowhow) come veramente si può commentare diversamente da come stò commentando io ?

    Ma non faccio appunto una critica alla critica, e non l’ha fatta neppure nessun altro, ecco forse perché si appare “distratti” Sabina.

    Ciao a tutti.

  20. @Crisalis

    Si dovrebbe o potrebbe fare esattamente quello che hai fatto tu. Il tuo commento, nella misura in cui ti interroghi e ci interroghi in merito alla “gradazione” rappresentativa della solitudine, è proprio quello che ci aspettiamo, è il tipo di confronto che ci interessa attivare, perché ci rende tutti soggetti attivi, non già nel dominio dell’opinione ma in quello dell’argomentazione (di gran lunga più interessante e formativo direi). Allora, terminati i complimentoni, vengo alla questione che hai sollevato. La prima risposta che mi viene da darti è che “al massimo grado” è un iperbole, come dire che la solitudine è “molto molto molto” rappresentata attraverso le distanze. Tuttavia è una riposta parziale e insoddisfacente, perché in realtà non abbiamo usato quest’iperbole per fini esclusivamente retorici e persuasivi. Crediamo piuttosto che la rappresentazione della distanza fra il protagonista e il mondo raggiunga il “massimo grado” possibile prima di trasformarsi in metafora. Mi spiego ancora meglio: noi vediamo un personaggio che fa cose estremamente naturali come starsene nella sua stanza, parlare coi genitori, andare a una festa; in ognuna di queste “azioni drammatiche”, c’è sempre un mettersi a distanza, una difesa del proprio spazio, che però non eccede mai il “grado”, il livello di realtà assegnato al mondo narrativo. Insomma, il personaggio se ne sta sulle sue, e questo fatto è molto ben rappresentato senza che questo diventi un facile simbolismo sulla “condizione della solitudine” (pensa a certi film tipo “21 grammi” in cui i personaggi sono lì per esprimere un significato, invece di essere lì per esistere).

  21. …(pensa a certi film tipo “21 grammi” in cui i personaggi sono lì per esprimere un significato, invece di essere lì per esistere).

    Guardando 21 grammi, ormai qualche tempo fa, avevo avuto questa stessa impressione ( solo che molto più nebulosa, meno male che qui ci siete voi a spiegare meglio!!) e volevo chiedervi come va interpretato questo uso dei personaggi. Non è che a volte se ne abusa? O è fatto apposta per incidere maggiormente nello spettatore, per cui se esci dalla sala devastato, vuol dire che il film sortisce l’effetto voluto? Prendendo 21 grammi come esempio, a me il film non era dispiaciuto, ma l’ho trovato pesante, come se avessero calcato troppo la mano con l’intensità…Sono io che non reggo troppo cose del genere o sono i film a volte ad essere “esasperati”?
    Tra l’altro, con 21 grammi mi era capitato di vedere una prima volta il film già iniziato (tipo da 20-25 minuti), e una seconda volta il film tutto intero; mi piaceva di più la prima versione, dove comunque bene o male si capiva già tutto…può essere un test valido per sapere se in un film c’è troppo materiale?

  22. Grazie Luca Bandirali.

    Partirò dicendo la cosa probabilmente più pertinente: il film non l’ho ancora visto, ne ho visti 10 minuti e sono rimasto ammaliato dalla pettinatura di phoenix. Non so ancora cosa dice ma parla molto.

    Detto questo non posso non rispondere nel merito della sua precisazione.
    In merito al – “massimo grado” possibile prima di trasformarsi in metafora – mi limiterò ed autocensurerò permettendomi solamente un breve dibattito, anzi vi racconterò una storia.

    “Un ubriaco su una panchina. Il solito ubriacone barbone ai limiti della società, padrone morale della sua panchina. Di quelli burberi. Passa la sua vita così: rutta, piscia in giro, importuna i passanti, i ragazzini, le vecchiette. Beve. Beve molto. Canta. Una sera ha bevuto più del solito e se ne va in giro per la città boccia al seguito. E’ quasi natale. Il barbone ha visto diversi film nella sua vita. Sa che a natale c’è una possibilità per tutti. Gira ubriaco, imperterrito. Il natale ti trascina nella sua atmosfera festosa, le luci e i cori dei bambini ti riempiono di gioia. Il barbone burbero allora si blocca, e poi si acquieta, si rilassa e comincia a cantare e festeggiare. I ragazzini che prima cantavano ora gli saltano addosso e gli tirano la barba. Tutti allegri, tutti contenti. Buon natale.”

    Ecco, questa è evidentemente una rappresentazione metaforica. Ci sono “sceneggiature” ovunque, fra reclames, films, serie tv, che raccontano una scena che assomiglia a quella che ho appena descritto.
    Che fa leva su cosa, però ? principalmente su fatti verosimili, non necessariamente metaforici. Come la presenza di un barbone in città, la presenza di cori di bambini, l’arrivo del natale con l’atmosfera leggiadra che realmente si porta appresso, e di conseguenza il verosimile momento di aggregazione allegra fra un barbone sbronzo che per qualche attimo, con la complicità di ognuno dei singoli altri elementi esterni, trasforma un normale pomeriggio in una festa.

    Ed ecco quindi l’osservazione. Come si può stabilire il “massimo grado” possibile prima che un’interpretazione/regia diventi metafora ? La “mia” risposta prevede l’assunto che noi, esseri umani d’esperienze limitate non possiamo conoscere i massimi gradi possibili, soprattutto perché conosciamo molto bene invece il concetto di metafora. E’ sapendo come si cade in metafora che vogliamo trarre elementi di rappresentatività naturale via via più elevati, dimenticando quindi (per concludere e sintetizzare due cose,
    1) che definire una scala su qualcosa di illimitato, come la rappresentatività naturale, è un esercizio legato alle nostre esperienze personali limitate, e soprattutto che
    2) la metafora non è sempre detto che sia metafora (la storia del barbone).

    La “sua” risposta Bandirali qual’è ?

    Saluti,

  23. @ sayuri

    Tra gli abusi più comuni che una sceneggiatura compie sui personaggi, c’è quello di far fare loro cose che non farebbero e far dire loro cose che non direbbero. In che senso sostengo che non le farebbero? Intendo che un personaggio ben costruito dispone di una serie di tratti definiti che dovrebbero man mano ulteriormente precisarsi e orientare azioni e decisioni: un personaggio non deve somigliare a una marionetta che agisce per conto di uno scrittore, ma a una persona dotata di volontà. Allora in una cattiva sceneggiatura spesso spiccano i personaggi che non somigliano affatto alle persone, ossia personaggi che intervengono per dare una spinta all’azione drammaturgica, per creare un ostacolo, o per aiutare il protagonista: sono personaggi senza carne né sangue, senza testa, che si riducono alla funzione che devono svolgere. Oltre alla deriva funzionale, il cattivo personaggio (nel senso di mal scritto, mal progettato) può vivere una deriva simbolista, quando viene convocato dalla sceneggiatura al solo scopo di “significare” la bontà, o il razzismo, o il malessere.
    Spero di aver risposto alla tua domanda. Mi chiedevi anche della misura del film “21 grammi”, e in generale come ci si accorge di cosa è eccedente in un film. Mi sembra molto interessante applicare al racconto cinematografico quello che il filosofo Maurizio Ferraris ha applicato all’opera d’arte in un suo libro che si intitola “La fidanzata automatica” (Bompiani). In pratica Ferraris dice che una delle caratteristiche fondamentali dell’opera d’arte è l’essere “di taglia media”; qualcosa di analogo aveva detto, a proposito della tragedia, Aristotele nella Poetica. Allora, all’interno di queste “dimensioni date” del racconto cinematografico (dimensioni che non sono un capriccio dell’industria o un arbitrio, ma hanno profonde ragioni strutturali) possono esserci vari tipi di eccedenze: nel caso di “21 grammi”, la declinazione del tema genera un gran numero di scene poco pragmatiche e molto (appunto) tematiche, dunque la storia ristagna; invece nel caso del recente “Australia” il film, dopo i tre “canonici” atti, sembra canonicamente concludersi e invece…ricomincia, con uno sviluppo ulteriore della vicenda, che dà luogo a una dimensione abnorme del racconto.

  24. Elena io ho visto due partite e mi è piaciuto molto. ieri ho visto su sky la piece teatrale ed è ancora più bello, nel senso che col film credo che perda un pò…(se ti capita prova a vederla anche tu…)
    sabato ho visto two lovers e non è che sia uscita esaltatissima…anche se non ho capito ancora del tutto perché…
    sicuramente le interpretazione di gwinet e phoenix sono impeccabili…
    mi ha lasciata un pò “cosi”la fine e il personaggio di phoenix non sono riuscita a “comprenderlo” del tutto…
    vabbè sono negata a spiegare le mie reazioni ad un film…
    buona giornata:)

  25. Sabina io volevo dire due cose su Revolutionary Road, che ho visto, molto bello… mentre questo film non l’ho ancora visto e non saprei che dire. NOn apri un tread su rev. road?

    Mi scappa, pero, un pensiero al volo sulla critica Bandirali-Terrone, che non brilla in leggibilità. E’ curioso che nel bellissimo “American Beauty”, si è molto criticato – da piu critici – il fatto che la soluzione che il protagonista sceglie per uscire da tutto quel mondo e dinamiche “tipicamente” e bizzarramente americane, sia di nuovo irrimediabilmente all’americana: è sempre l’individuo singolo che fa da se, il singolo è sempre l’alfa e l’omega della concezione americana dell’essere umano e del comportamento (di cui viene quindi oscurata la genesi sociale e contestuale). Insomma il film è una spirale che hegelianamente si ripiega su se stessa. Qui invece i critici sembrano criticare l’opposto: l’uomo che cerca di uscire dalla sua condizione di ristretta solitudine, attraverso una relazione, non va bene perche non utilizzerebbe le proprie forze, come se le “proprie forze” fossero di nuovo del tutto avulse dal resto e del tutto autogene… mah! letto cosi non lo capisco… aspetto di vedere il film ovviamente… il mio era come detto un pensiero astratto, e mi riservo di commentarlo a posteriori.

  26. Per quanto concerne la genesi sociale dell’azione individuale, non esiste un cinema che abbia sviluppato il concetto di comunità al pari del cinema americano, al di là dei luoghi comuni. Soltanto il cinema sovietico, specie quello del socialismo reale, ha raccontato con la medesima forza la dialettica tra individuo e comunità. Questo tratto “collettivista” del cinema americano non si coglie se ci si concentra esclusivamente sul plot dell’azione individuale, sull’intreccio pragmatico; ma un gran numero di studi molto seri hanno dimostrato la centralità del plot relazionale, e sarebbe lunghissimo l’elenco di film americani il cui mondo narrativo è fondato sull’aggregazione. Anche la commedia classica hollywoodiana degli anni ’30 raccontava della disgregazione e riaggregazione della coppia per raccontare della fondazione di un nuovo soggetto sociale, costituito da una donna nuova e da un uomo nuovo. Anche quando racconta del destino individuale, il cinema americano non parla dell’uomo in senso astratto, ma del cittadino, ossia di un soggetto sociale, storico e relazionato. La stessa cosa vale per le serie televisive, che negli Usa rappresentano la riflessione più avanzata sul concetto di comunità (24, Deadwood, Heroes tanto per citarne alcune). Spero di essere stato leggibile.

  27. Buonasera Bandirali.

    Ho visto 21 grammi.
    Personalmente non ho visto personaggi stare li per esprimere un significato, ne stare li per esistere.
    Nemmeno ho visto un film pesante, né lungo, come sottolineava sayuri.
    Si direbbe “degustibus” ma non faccio parte di questa espressione. Mi limito a sostenere di aver visto un bel film.
    E’ molto probabile che la mia personalissima quanto ignorantissima valutazione sia stata condizionata in qualche modo dalle varie valutazioni che ho letto qui, direi che è del tutto normale. Del resto è l’effetto collaterale delle recensioni.
    Grazie comunque per avermelo segnalato, attendo la prossima con fervido interesse.

    Saluti

  28. Il luogo comune non è sempre e comunque da disprezzare o errato. A volte capita anche che il luogo non-comune sia una forzatura esegetica.

    Quando ho criticato la leggibilità, mi riferivo non tanto a qualche refuso di battitura (che pure c’e’), quanto, ad alcuni eccessi speculativi. Faccio un esempio concreto. All’inizio scrivi che “… dire qualcosa di profondamente umano e _dunque_ di profondamente politico…”. “Dunque” è un ‘implicazione, ma il legame tra i due molto dedole, molto lato. E’ ovvio che tutto cio che è umano ha a che fare con la politica, ma allo stesso modo e tempo ha a che fare con la religione, con l’arte, o con l’interiorità, ecc. ecc. … insomma non sequitur. Un monaco eremita puo’ esprimere qualcosa di profondamente umano e al tempo stesso non avere nulla di politico. La politica è un fatto umano, ma non tutto cio’ che è umano è politico.
    Ma a parte questo, non capisco cosa c’entri la politica col resto della tua descrizione… Magari vedendo il film puo’ darsi che lo capiro’.

    Per quanto riguarda il problema sociale, il mio accenno all’autofondazione dell’individuo non mi pare abbia molto a che fare con quanto discetti riguardo alla “comunità”. Si tratta di due momenti fondamentalmente distinti. Tu credo ti stia riferendo ad individui adulti già formati che interagiscono, ma questa sintesi (in senso etimologico, stare insieme), è una sintesi di monadi, gli individui, la comunità di cui parli sono un effetto non una causa dell’individualità. Che la cultura americana sia irrimediabilmente legata a un’oscuramento della genesi dell’individuo (non delle relazioni, e della comunità, a partire da individui già formati, ma proprio dei tratti pertinenti del senso, della personalità, in una parola della cultura), e quindi della comunità come con-causa dell’individualità, è un dato di fatto, su cui ti posso portare esempi in tutti i campi , dall’arte alla scienza, non da ultimo all’ambito pedagogico. a caso, Varela, J.Piaget, R.Lewontin, ecc. ecc. la lista è lunghissima. In American Beauty non c’e’ nessuna riflessione sulla comunità, se non in quanto appunto insieme di singoli chiusi in se stessi, e per questo bizzarri, isterici, maniacali, tenuti assieme da convenzioni e stereotipi. E quando Kevin Spacey decide di rompere questo circolo, è ancora lui da solo che lo fa. Ma non c’e’ una riflessione sulle cause sociali che fondano questi comportamenti. Il film espone i sintomi, ma non indaga le cause.

    Ad ogni modo, qualunque cosa tu intendessi, per farla breve, l’individualismo americano è un luogo comune (in senso positivo) ben assodato e inamovibile fin dalla costituzione di Jefferson.

    cordialmente

  29. ah, ecco una domanda, per dare un giudizio su un film, quante volte lo si dovrebbe vedere? un critico che criterio adotta? perchè la prima volta è tutto nuovo e uno si concentra sulla storia (ammettendo che questa sia interessante); però già la seconda volta, sapendo ormai come vanno le cose, uno punta l’attenzione su altri aspetti, le riprese, certi dettagli degli attori, percui lo si vede in maniera diversa…

  30. @sayuri87

    Il metodo della doppia visione (la prima per la storia e per il mondo narrativo, la seconda per il discorso, lo stile e i modi di rappresentazione) è senz’altro proficuo per la scrittura di una buona recensione. Va però tenuto presente che spesso il senso più profondo di un film si trova nei legami fra storia e stile, per cui servirebbe anche una terza visione dove si vanno a mettere a confronto gli aspetti “storici” (il film come mondo vissuto) su cui ci si è concentrati la prima volta e gli aspetti “discorsivi” (il film come mondo costruito) su cui ci si è focalizzati la seconda volta.
    Con il tempo e l’esperienza, poi, si dovrebbe riuscire ad attivare entrambe le modalità (storica e discorsiva) durante la singola visione, in modo da cogliere fin da subito la duplicità essenziale del film, che ci fa sempre conoscere un mondo narrativo e al tempo stesso la sua costruzione formale.
    Non sono concetti banali, ne va di una teoria del cinema, spero di essere stato chiaro a sufficienza.

  31. Molto chiaro! Avevo posto la domanda per sapere come regolarmi; mi capita di guardare un film, adorarlo (perche magari in quel momento sono emotivamente predisposta ad adorarlo), rivederlo dopo sei mesi e rimanere di sasso, tutta un’altra cosa. E viceversa con i fim che la prima volta non mi convincono…
    Immagino che un tecnico sia immune da questi problemi…

    Ora però cambio argomento perchè sono veramente nera: domani inizia la settimana della cultura, e ho contattato il Ministero per sapere se ci sarebbe stata la giornata del cinema; l’anno scorso si entrava pagando 1 solo euro, e secondo me era una trovatona: quest’anno non c’è. Ma per una volta che c’è un’iniziativa valida, perchè non la rinnovano? Non sarebbe anche un modo per i cinema – e i gestori- di avvicinare di più la gente? Non mi pare che sarebbe un investimento così in perdita…Voi che ne dite?

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