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Su “Genova 2001 e la sentenza 10×100”

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genova 2011

Su “Genova 2001 e la sentenza 10×100

Mi hanno girato questo su genova, bello giusto, con i soliti limiti, quella solita cosa che ancora ci manca da capire… buon lettura.

I colpevoli di Genova 2001

di Wu Ming 4

E’ chiaro che stanotte non c’è nessuna gloria. E domattina nessun orizzonte. Era antifrastico anche il titolo del film di Stanley Kubrick, uno dei più belli contro l’ottusità antiumana del militarismo. La trama è nota: durante la Prima Guerra mondiale, sul fronte occidentale, un inetto generale francese lancia un impossibile attacco contro una fortificazione tedesca. Le truppe francesi non riescono nemmeno a uscire dalle trincee, vengono falciate dalle mitragliatrici, ricacciate indietro. L’attacco è una catastrofe colossale. Per non passare da incapace, il generale addossa la colpa alla codardia dei suoi soldati e chiede che ne vengano fucilati cento, estratti a sorte. L’Alto Comando gliene concede tre. Tre capri espiatori, che pagheranno per tutti, anche se la colpa non è di nessuno, o meglio, è di chi stava in alto. Di chi ha voluto quella guerra.

La giustizia italiana, stasera, non è diversa da quella militare nel film di Kubrick (che si ispirava a un fatto realmente accaduto). Anche lì c’era un bravo avvocato difensore, che veniva sconfitto da una sentenza grottesca, quasi caricaturale per la sua assurdità.
La giustizia italiana ha deciso che cinque persone pagheranno per tutti. Altre cinque potrebbero aggiungersi. E così si ottiene il pari e patta politico con la sentenza sull’assalto alle scuole Diaz. Poco importa che le condanne dei poliziotti riguardino il pestaggio e il massacro preordinato di persone, per di più indifese, mentre quelle dei manifestanti siano motivate dalla distruzione di cose, di oggetti inanimati, in mezzo al caos generalizzato. Qualcuno di loro si becca dieci anni di galera.

Dieci anni. Quasi lo stesso tempo che è intercorso da allora. Nel frattempo le vite di quelle persone sono diventate chissà cos’altro rispetto a quei giorni. Nel frattempo i danni materiali alle cose sono stati riparati, le assicurazioni hanno risarcito, il mondo è cambiato. Nel frattempo sono scorse in loop su ogni canale di comunicazione, fino a diventare parte dell’immaginario collettivo, le immagini di cosa è stata Genova in quei giorni, del comportamento delle forze dell’ordine, del clima che si era creato. Nel frattempo sul G8 di Genova sono stati girati documentari e film, pubblicate decine di libri, scritti fiumi d’inchiostro. E dopo tutto questo, deve arrivare la sentenza che pretende di fare pagare il conto a dieci persone, metaforicamente estratte a sorte dal destino, per via di un filmato piuttosto che di un altro, di una foto scattata un secondo prima anziché un secondo dopo. I tre soldati del film di Kubrick.

Io ero a Genova nel luglio di undici anni fa. Ero dietro la prima fila di scudi di plexiglass in via Tolemaide, quando il corteo è stato caricato a freddo e asfissiato col gas, in un tratto di percorso autorizzato. Con alle spalle diecimila persone non era possibile arretrare, e l’unica soluzione per salvarci e impedire che la gente venisse schiacciata è stata respingere le cariche come si poteva, e alla fine, dopo il disastro, dopo la battaglia, dopo la morte, proteggere la coda del corteo che tornava indietro sotto i getti degli idranti. E c’ero anche il giorno dopo, insieme a tanti altri, a inerpicarci su per stradine e sentieri con gli elicotteri sulla testa, fino sopra la città, per riportare tutti alla base.

Io avrei potuto essere uno di loro. Uno di questi fanti estratti a sorte. Invece sono qui che scrivo, nel cuore della notte, incapace di dormire, già sapendo che domani andrà meglio, che dormirò di più, e che piano piano potrò concedermi il lusso di ridurre tutto a un brutto ricordo lontano. Loro no. Le vite che hanno condotto in questi undici anni si interrompono e Genova ricomincia da capo.

Questo paese fa la fine che si merita. A Genova nel 2001 manifestavamo contro il potere oligarchico dei grandi organismi economici internazionali. Pensavamo soprattutto alle fallimentari cure neoliberiste che il FMI imponeva ai paesi più poveri, devastando le loro economie col ricatto e strozzandoli col meccanismo del debito. Oggi quella cura tocca a noi. In Italia comandano i commissari non eletti della Banca Centrale Europea, e applicano la stessa ricetta a base di tagli alla spesa pubblica, il cui scopo in definitiva si riduce a un enunciato semplice: salvare i ricchi.

Avevamo ragione.
Abbiamo perso.
Il nemico si tiene gli ostaggi.

Fino a quando la marea non monterà un’altra volta.

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58 Commenti

  1. Praticamente, se si spacca la testa alla gente a sangue freddo, si inventano prove false si fanno dei danni che qualcuno porterà per tutta la vita non si va neanche in galera, sia chi lo ha perpetrato e sia chi lo ha avvallato.
    Diversamente se rompi oggetti in un caos generale o meno vai dentro per diversi anni.
    Questa sarebbe giustizia? E la proporzione della pena?
    La prossima volta fate come “loro”, non rompete nessun oggetto e, se veniste colti sul fatto, ammettete le vostre colpe e chiedete giustamente che venga applicata una pena, la stessa che è stata accordata a “loro”.

  2. Amnesty International la definì ‘la più grave sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale’.
    Dopo 11 anni è arrivata la sentenza della Cassazione: tutto ciò che di peggio ci avevano mostrato in questi anni inchieste, documentari, testimonianze di chi c’era, era vero. Genova, la Diaz, Bolzaneto: una ‘macelleria messicana’, come disse il vicequestore Michelangelo Fournier.
    11 anni sono un’enormità e per la legge italiana, nella quale non è contemplato il reato di tortura, questo ha un solo significato: prescrizione.
    Inoltre in tutto questo manca la valutazione politica dell’accaduto.
    Come ha ricordato Giardullo, segretario del Silp Cgil, ‘Non si capisce Genova se non ci si sforza di analizzare il ruolo della politica in quella vicenda, non si capisce Genova se non si ricostruisce il tentativo del governo di delegittimare la piazza e terrorizzare’.
    Chi di quella politica fu responsabile, dopo la sentenza della Cassazione, non si è sentito in dovere di dire una parola.
    Resta però il senso della sentenza, che rende giustizia alla verità. O dovrebbe farlo.
    11 anni sono un’enormità anche per la verità, purtroppo, e la percezione di quegli eventi per la maggior parte dei cittadini, ingannati così a lungo, è molto annacquata.
    Tanto che la condanna dei no-global viene vista come un pareggiare i conti, se non come addirittura un’ingiustizia, perché troppo blanda.
    Invece quei giovani scesi in piazza credevano che ‘un altro mondo è possibile’. Non quello di allora, né quello di oggi, nel quale, per difendere i privilegi di un’oligarchia, si continua l’inesorabile distruzione della democrazia.

  3. Le rivoluzioni hanno fallito e falliranno sempre perchè sono la recicleria del potere.
    a mio avviso il problema sta nella comunicazione non per mancanza di mezzi ma per mancanza di comune comprensione.La globalizzazione può essere fermata con la ribellione; se i centri commerciali con la loro freschezza sintetica come i cibi che propongono danno fastidio, non è certo distruggendoli con la violenza che se ne sminuisce la dannosità.Molto più efficace è ignorare la loro esistenza.Non esistono carnefici se non esistono vittime.la guerra porta alla morte.e nulla più.

  4. ..tra una petizione e una rivolta per far cambiare verso al mondo… mi fate sappere come diamine ci si cancella da sto blog, s.v.p.??
    avverto che sono vagamente testarda, ergo aggiungerò off topic su off topic sotto qualunque argomento la titolare del blog, o chi per lei, inserirà a giorni alterni..o alternativi, dipende dalla moda del momento..Perciò, non si inquietino gli utenti, ché ciascuno ha le proprie battaglie da portare avanti…e c’è chi s’accontenta di veramente poco..già so. NB: via mail è formalmente impossibile ricevere risposte, così approfitto degli spazi pseudoliberi, senza elencare le motivazioni, cmq leggibili nei post precedenti.
    merci, s.

  5. Aspetta Sandro. Non ho capito il senso della tua frase. Potresti aggiungere, per cortesia, le punteggiature?
    Forse tu volevi scrivere così?
    “Fabio!! Non rompere più in questo blog!! ……e di conseguenza anche il tuo mandante (ndr Sabina) …..vero sabina!?”

    Se ho sbagliato a decifrare, chiedo scusa.

  6. @sandro..
    liberale è una delle poche definizione che mancava nel mio dizionario personalissimo. Ti ringrazio 🙂
    malgrado ciò.. mi piacerebbe eclissare la mia presenza qui, perché trovo indecente che il mio indirizzo di posta elettronica sia automaticamente collegato al nick non appena accedo al blog. Ammetto la mia proverbiale ignoranza in materia di web.. ma proprio perché non capisco e nessuno mi spiega.. vorrei evitare di lasciar tracce in luoghi che non appartengono più al minimo senso del pudore. That is to say: sono contraria alle battaglie contro i mulini a vento, che adescano sciocchi e giovani scudieri, per costruire evanescenti castelli di sabbia. Basta essere onesti ‘nd contenti per scrivere le favole, according to me. Di raccontafrottole non se ne puù davvero più. 🙂

  7. La Sentenza del G8 è agghiacciante, perché, a distanza di 11 anni, aggredisce chi ha deturpato strade, negozi e incendiato piazze, lasciando ancora una volta incolumi gli agenti che hanno eseguito gli ordini di biechi mandanti. Ha ragione Lidia Ravera quando su ilFattoquotidiano spiega che il sangue delle vetrine pesa di più di quello di tanti ragazzi europei, umiliati alla diaz. Rammarica sapere che la stessa testata giornalistica è diventata mediapartner di una kermesse pseudointellettuale come Caffeina, che è il contenitore intellettuale di Gianfranco Fini, oggi terza carica dello Stato e all’ora vice presidente del consiglio, presente in uno dei centri strategici di quella mattanza. Sui palchi di quel salotto borghesi, per giorni si sono avvicendati scrittori, cantanti e, soprattutto, giornalisti di un certo spessore.. ma nessuno ha osato porre la spinosa questione a Filippo Rossi, confluito in fli dopo esser stato nell’ufficio stampa di Claudio Scajola. Tra le cronache locali, non un redattore ha speso una parola in merito… e dire che l’occasione era piuttosto appetibile, per dirottare le conversazioni rigorosamente autocelebrative verso un discorso più ampio ed esteso oltre i confini nazionali. Ci si è solo meravigliati quando d’un tratto di notte uno zampillo di quella stessa violenza è riemerso di notte, proveniente da Roma. Ossia, lo “schiaffone di marinettiana memoria” sferrato al povero Rossi dalla mano di Gianluca Iannonne, fondatore e presidente di Casa Pound, nonché vocalist degli Zeta Zero Alfa. I principali Tg, la carta stampata e gli esponenti di ogni partito politico hanno rilasciato banali prese di distanza a destra e a mancina, dissociandosi come chi non sa che lo squadrismo di stampo arrogante viene foraggiato e incoraggiato dalle ridicole scelte di un parlamento che osserva la società con sguardo miope, privo di reale interesse.
    Io a Genova non c’ero, perché si sentiva puzza di trappola fino a Bologna dove in quegli anni vivevo. E non ero nemmeno a Piazza San Giovanni lo scorso autunno, perché da tempo i cortei studenteschi sono nelle grinfie del Blocco Studentesco. Resitere, per me, significa evitare di farsi fottere la testa e restarsene lontani, quando i cortei diventano diversivi per legittimare i soliti sistemi di stati involuti, come è gradualmente diventato il nostro nel corso di mezzo secolo o poco più.
    Ora la nera crisi economica emargina e ci divide, ma lo spread c’entra relativamente. Sono le scelte criminali di una classe dirigente che non sa guardarsi dentro e si rivela incapace di guardare oltre i recinti della prigione in cui vogliono tener chiuse le libertà individuali, per gestire le chiavi di un Belpaese svuotato di ogni diritto basilare e abitato da donne perennemente umiliate e offese e da uomini immaturi e stanchi.

  8. Il Presidente dell’Uruguay rinuncia al 90% dello stipendio
    16 luglio 2012 di il disobbediente

    31 anni dopo la fondazione del partito Fronte Ampio , il neo eletto Presidente dell’ Uruguay pronuncia il suo primo discorso:

    “Non ci sono né vincitori né vinti, Popolo, dovresti essere tu qua sopra e noi lì sotto ad applaudirti” e rivolgendosi ai suoi avversari politici:” Se tu sei allegro non vuole dire che ti devi permettere di offendere chi non lo è. Chiedo scusa da vecchio combattente , se a volte mi ha tradito la lingua. vi invito a sederci a parlare per ottenere quello che vogliamo nel futuro».

    José Mujica, ex fioriaio ha scontato 15 anni di carcere per aver combattutto il regime del suo Paese, ed una volta diventato Presidente ha fatto quello che ci si aspetterebbe da una persona che ha a cuore il proprio Paese, fare gli stessi sacrifici richiesti ai cittadini.

    E così, Pepe soprannome con il quale ama farsi chiamare, ha rinunciato al 90% del proprio stipendio, mettendo a disposizione il surplus ad un fondo sociale che aiuta i suoi connazionali più poveri

    Al Presidente dell’Uruguay restano in tasca 800 euro al mese dei 9.000 ai quali avrebbe diritto.

    Vivere con 800 euro si può. E’ questa la risposta che ama dare a chi gli chiede come mai questa scelta, e aggiunge che ci sono persone, tra il suo popolo, che vivono con molto meno. Quest esempio è seguito anche dalla moglie del Presidente che rinuncia a gran parte della sua indennità da senatrice, per donarla ai poveri

    Josè Mujica, che non ha conto in banca, annovera fra le sue proprietà solo una vecchia Volkswagen e abita in una modesta casa di periferia.

    Non solo ha rinunciato al look in giacca e cravatta, ma anche alla scorta…

    Di qualche mese fa la sua proposta di legalizzare l’uso, la vendita e la produzione di marijuana.

    Dopo 3 anni dal discorso di insediamento, JoSé Mujica, al summit di Rio pronuncia un altro importante discorso:

    “Autorità presenti di tutte le latitudini e organismi, grazie mille. Grazie al popolo del Brasile e alla sua Sra. Presidentessa, Dilma Rousseff. Mille grazie alla buona fede che, sicuramente, hanno presentato tutti gli oratori che mi hanno preceduto.

    Esprimiamo la profonda volontà come governanti di sostenere tutti gli accordi che, questa, nostra povera umanità, possa sottoscrivere.
    Comunque, permettetteci di fare alcune domande a voce alta. Tutto il pomeriggio si è parlato dello sviluppo sostenibile. Di tirare fuori le immense masse dalle povertà.

    Che cosa passa nella nostra testa? L’attuale modello di sviluppo e di consumo delle società ricche?

    Mi faccio questa domanda: che cosa succederebbe al pianeta se gli indù in proporzione avessero la stessa quantità di auto per famiglia che hanno i tedeschi?

    Quanto ossigeno resterebbe per poter respirare? Più chiaramente: Ha oggi il Mondo gli elementi materiali per rendere possibile che 7 o 8 miliardi di persone possano sostenere lo stesso grado di consumo e sperpero che hanno le più opulente società occidentali? Sarebbe possibile tutto ciò?

    O dovremmo sostenere un giorno, un altro tipo di discussione?

    Perché abbiamo creato questa civilizzazione nella quale viviamo: figlia del mercato, figlia della competizione e che ha portato un progresso materiale portentoso ed esplosivo. Ma l’economia di mercato ha creato societá di mercato. E ci ha rifilato questa globalizzazione.

    Stiamo governando la globalizzazione o la globalizzazione ci governa??? E’ possibile parlare di solidarietà e dello stare tutti insieme in una economia basata sulla competizione spietata? Fino a dove arriva la nostra fraternità?

    Non dico queste cose per negare l’importanza di quest’evento. Ma al contrario: la sfida che abbiamo davanti è di una magnitutine di carattere colossale e la grande crisi non è ecologica, è politica!

    L’uomo non governa oggi le forze che ha sprigionato, ma queste forze governano l’uomo … E la vita!

    Perché non veniamo alla luce per svilupparci solamente, cosí, in generale.

    Veniamo alla luce per essere felici. Perché la vita è corta e se ne va via rapidamente. E nessun bene vale come la vita, questo è elementare. Ma se la vita mi scappa via, lavorando e lavorando per consumare un plus e la societá di consumo è il motore, perché, in definitiva, se si paralizza il consumo, si ferma l’economia, e se si ferma l’economia, appare il fantasma del ristagno per ognuno di noi. Ma questo iper consumo è lo stesso che sta aggredendo il pianeta.

    Però loro devono generare questo iper consumo, producono le cose che durano poco, perché devono vendere tanto. Una lampadina elettrica, quindi, non puó durare piú di 1000 ore accesa. Però esistono lampadine che possono durare 100mila ore accese!

    Ma questo non si può fare perché il problema è il mercato, perché dobbiamo lavorare e dobbiamo sostenere una civilizzazione dell’usa e getta, e cosí rimaniamo in un circolo vizioso.

    Questi sono problemi di carattere politico che ci stanno indicando che è ora di cominciare a lottare per un’altra cultura.

    Non si tratta di immaginarci il ritorno all’epoca dell’uomo delle caverne, né di avere un monumento all’arretratezza. Peró non possiamo continuare, indefinitamente, governati dal mercato, dobbiamo cominciare a governare il mercato.

    Per questo dico, nella mia umile maniera di pensare, che il problema che abbiamo davanti è di carattere politico. I vecchi pensatori – Epicuro, Seneca o finanche gli Aymara – dicevano: “povero non è colui che tiene poco, ma colui che necessita tanto e desidera ancora di più e più”.

    Questa è una chiave di carattere culturale.

    Quindi, saluterò volentieri lo sforzo e gli accordi che si fanno. E li sosterrò, come governante.

    So che alcune cose che sto dicendo, stridono. Ma dobbiamo capire che la crisi dell’acqua e dell’aggressione al medio ambiente non è la causa.

    La causa è il modello di civilizzazione che abbiamo montato.
    E quello che dobbiamo cambiare è la nostra forma di vivere!
    Appartengo a un piccolo paese molto dotato di risorse naturali per vivere. Nel mio paese ci sono poco più di 3 milioni di abitanti. Ma ci sono anche 13 milioni di vacche, delle migliori al mondo. E circa 8 o 10 milioni di meravigliose pecore. Il mio paese è un esportatore di cibo, di latticini, di carne. E’ una semipianura e quasi il 90% del suo territorio è sfruttabile.

    I miei compagni lavoratori, lottarono tanto per le 8 ore di lavoro. E ora stanno ottenendo le 6 ore. Ma quello che lavora 6 ore, poi si cerca due lavori; pertanto, lavora piú di prima. Perché? Perché deve pagare una quantità di rate: la moto, l’auto, e paga una quota e un’altra e un’altra e quando si vuole ricordare … è un vecchio reumàtico – come me e la vita gli è già passata davanti”

    E allora uno si fa questa domanda: èquesto il destino della vita umana?

    Queste cose che dico sono molto elementari: lo sviluppo non può essere contrario alla felicità. Deve essere a favore della felicità umana; dell’amore sulla Terra, delle relazioni umane, dell’attenzione ai figli, dell’avere amici, dell’avere il giusto, l’elementare.

    Precisamente. Perché è questo il tesoro più importante che abbiamo: la felicità!

    Quando lottiamo per il medio ambiente, dobbiamo ricordare che il primo elemento del medio ambiente si chiama felicità umana!”

    <3<3<3
    🙂

  9. “Tu che straparli di Carlo Giuliani, conosci l’orrore di Piazza Alimonda?”

    “Partiamo da una verità di base: tutto quello che la maggioranza degli italiani sa della morte di Carlo Giuliani è falso.

    Pochi giorni fa, in Piazza Alimonda, i soliti ignoti hanno danneggiato la targa in memoria di Carlo, imbrattandola con un getto di inchiostro nero. Le parole più belle per commentare quest’episodio, in apparenza piccolo, le ha scritte Carlo Gubitosa:

    «Cari Elena, Giuliano, Haidi, pensavamo che fosse una targa, destinata a rimanere lì sfidando il tempo per fare memoria. Invece abbiamo scoperto che è un termometro dell’intolleranza, una cartina di tornasole della vigliaccheria, una centralina di rilevamento della bestialità. Ancora una volta in piazza Alimonda emerge il meglio e il peggio della società, e la vitalità di un marmo inerte solo in apparenza si anima per diventare megafono di denuncia dell’anticultura repressiva più brutale. Non rattristatevi per questo episodio, servirà da monito per i tanti, i troppi che vogliono chiudere quella parentesi aperta undici anni fa per lasciarsi alle spalle quello che dovremmo tenere sempre davanti a futura memoria.»

    Dopo aver letto queste frasi, però, ci è tornata in mente l’eco di mille, diecimila, centomila conversazioni e dichiarazioni piene zeppe di “sì, ma”:
    – Sì, è triste che sia morto un ragazzo, ma in fondo stava per lanciare un estintore…
    – Capisco che il padre e la madre facciano tutto ‘sto casino, è naturale, ma il loro figliolo non era un santo, era un teppista col passamontagna.
    – Che palle con ‘sto Giuliani, al povero carabiniere che si è dovuto difendere non ci pensa nessuno?

    Dicevamo: tutto quello che la maggioranza degli italiani sa della morte di Carlo è falso. Lo riscontriamo da anni, e lo abbiamo visto con maggiore intensità nei giorni scorsi, dopo le ultime sentenze della Cassazione sui giorni del G8. La “camionetta isolata e bloccata”, un estintore (vuoto) trasformato in arma letale… L’ignoranza su quell’episodio è trasversale, non conosce appartenenze di partito o coalizione. E’ passata – anche nelle aule di tribunale – una “verità di regime”, confezionata già nella prima ora dopo l’uccisione di Carlo e mantenuta grazie a un’accorta vigilanza mediatica.
    Ma vigilanza contro cosa?
    Vigilanza contro qualunque tentativo di – letteralmente – allargare l’inquadratura e, al tempo stesso, inserire l’episodio nella sua temporalità, nella concatenazione di eventi di quell’orribile pomeriggio.

    La generazione più giovane ha avuto in eredità Genova come “peccato originale”. Ogni volta che si scende per le strade, gli spettri di Genova trascinano le loro catene: in primis “i Black Block” (espressione che esiste solo in Italia, nel resto del mondo si parla correttamente del Black Bloc, ma quella contro l’anglicorum è da anni una battaglia persa), e poi Carlo col “suo” estintore. Sempre l’estintore. Atmosfere e atmosfere di fiato sprecato su quel cazzo di estintore.

    Dal 2001 a oggi, approfondite controinchieste hanno attinto all’immenso tesoro di immagini – fisse e in movimento – emerse nel corso degli anni, smontando e rimontando l’intera sequenza di Piazza Alimonda. La sequenza estesa, non solo i pochi secondi visti mille volte eppure mai compresi. La verità ufficiale ne esce sgretolata, ma… c’è un ma.
    Fuori degli ambiti di movimento, fuori dal milieu dei “genovologi” e dei noi-che-c’eravamo, chi cazzo le conosce le controinchieste? Chi ha letto l’inchiesta L’orrore in Piazza Alimonda, su quel che è accaduto a Carlo – ancora vivo – subito dopo la retromarcia del defender?
    Nessuno, e infatti si sentono ogni volta le stesse due o tre idiozie, si riattiva il frame del “violento che se l’è cercata”, del “carabiniere che si è difeso”, “se era un così bravo ragazzo che ci faceva col passamontagna e l’estintore?” etc.

    Nel 2006 il Comitato “Piazza Carlo Giuliani” ha prodotto un documentario intitolato La trappola. Da allora lo ha più volte arricchito man mano che si acquisivano nuovi elementi. La trappola è oggi il compendio più fruibile delle verità emerse da un enorme, pluriennale lavoro di indagine. Riassume, per dirla con un compagno che conosciamo, “lo stato dell’arte nella ricostruzione della morte di Carlo”. Nelle parole di chi lo ha prodotto, il documentario «ricostruisce l’uccisione di Carlo e le violenze efferate compiute sul suo corpo, partendo da tutto ciò che deve essere considerato causa e premessa dell’omicidio».

    Abbiamo deciso di recuperarlo. Vi consigliamo di guardarlo (magari non da soli né a notte fonda) e, in seguito, di pensare a come questa storia viene ancora narrata nel discorso dominante, e quali luoghi comuni si siano affermati.

    Vi chiediamo giusto un paio di cose:
    – commentate qui sotto solo dopo aver visto La trappola e/o letto “L’orrore in Piazza Alimonda” e/o altre controinchieste linkate.
    – negli eventuali commenti, cerchiamo di andare oltre affermazioni tautologiche come “Sbirri assassini!”. Ci piacerebbe riflettere insieme su come si impongono le verità ufficiali, su quali meccanismi e automatismi si basa la loro costruzione, sugli effetti prodotti dal restringimento dell’inquadratura etc.
    Ci interessa smontare le “narrazioni tossiche”.

    Uhm… Ci accorgiamo di non averlo scritto da nessuna parte, diamo per scontato che tutti lo sappiano, ma forse va ricordato agli smemorati.
    Domani è il 20 luglio.
    “Buon” anniversario.”

    http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=9071#more-9071

  10. hoooo….finalmente una persona che sa la verita’ su quello che e’ successo a piazza alimonda e il sig. carlo giuliani che come il suo amichetto a roma usa gli estintori per spegnere gli incendi….dai auryn raccontati quello che non ci hanno detto….tu che sai….tu che puoi…….

  11. SECONDO ME AURYN SA CHI HA MANIPOLATO I FILMATI DI GENOVA, QUELLO CHE SI VEDE CON L’ESTINTORE NON E’ CARLO GIULIANI , CARLETTO E’ QUELLO DENTRO LA GIP DEI CARABINIERI, MENTRE IL CARABINIERE E QUELLO CHE LO MINACCIA DI MORTE CON UN PICCOLO ESTINTORE VUOTO, E AURYN E’ QUELLO CHE……DICE UN SACCO DE CAZZATE

  12. @elenabondi Ciao 🙂 Sappiamo che ‘Franca la prima’ è stato proiettato in qualche rassegna di cinema estivo (Firenze).
    Per poterlo vedere in dvd, abbiamo letto che sarebbe in uscita con Feltrinelli verso la fine dell’anno.

  13. LA VERITA’ DI AURYN…….

    “Tu che straparli di Carlo Giuliani, conosci l’orrore di Piazza Alimonda?”

    “Partiamo da una verità di base: tutto quello che la maggioranza degli italiani sa della morte di Carlo Giuliani è falso.

    AVETE CAPITO? TUTTO QUELLO CHE SAPETE E’ PURA FALSITA?
    E SI….CARI ITALIANI CREDULONI , NON AVTE CAPITO NULLA, LA VERITA’ LA SA SOLAMENTE LUI ….AURYN IL NOSTRO SUPER EROE, IL NOSTRO INFILTRATO TRA I MISTERI DEL NOSTRO PAESE, LUI SA TUTTO, LO HANNO SENTITO ANCHE I GIUDICI E LUI HA DETTO QUELLO CHE SA….E DA ALLORA CI SCRIVE DAL MANICOMIO DI COLLE FIORITO A TIVOLI…..

  14. dail fatto quotidiano:

    “Federico Aldrovandi aveva 18 anni. Lo hanno fermato, ammanettato, picchiato. Hanno spezzato due manganelli sulle ossa del suo corpo. Era un ragazzo. Era in custodia presso un’istituzione dello Stato. Lo Stato siamo noi. Dunque noi siamo responsabili della morte atroce di un ragazzo.

    Gli uomini che l’hanno ucciso sono stati condannati per “eccesso colposo”. La pena prevista è tre anni. L’indulto li riduce a zero. Zero giorni di galera, per aver ucciso un ragazzo. La madre di Federico Aldrovandi è più infelice della più infelice delle donne. La più infelice delle donne è quella che perde un figlio. Se quel figlio è stato ammazzato di botte , il dolore è insopportabile. Difficile sopravvivere. Se ce la fai, vuoi che, come minimo, la tua tragedia serva a evitarne altre.

    Per questo la madre di Federico ha lanciato un appello: “Vi prego di unirvi a me per chiedere una legge forte contro la tortura che faccia pagare le forze dell’ordine per i reati commessi e prevenga omicidi come questo”. Firmiamo tutti. Dobbiamo essere con lei in 100mila prima che il Parlamento si sciolga al sole delle ferie. Dopo la mattanza della scuola Diaz, dopo l’assassinio di Federico, di Stefano Cucchi, di Giuseppe Uva e Aldo Bianzino vogliamo che chi esercita la violenza protetto da una divisa, sappia che rischia anni di galera. E quella divisa la perde per sempre.

    per firmare clikka qui

    http://www.avaaz.org/it/italy_against_torture_patrizia/?fp

    Lidia Ravera | 22 luglio 2012

  15. ecco auryn ora si affida al “fatto quotidiano” e ci raconta un’altra sua verita’ ……e tutta la storia su carlo giuliani???? quando ci sveli l’arcano??? noi siamo dei boccaloni ma una cosa l’abbiamo capita…..sei un cantastorie fancazzaro……a quando e su chi la prossima cazzata? sulla polzia cattiva in val di susa????

  16. Dopo la mattanza della scuola Diaz, dopo l’assassinio di Federico, di Stefano Cucchi, di Giuseppe Uva e Aldo Bianzino vogliamo che chi esercita la violenza protetto da una divisa, sappia che rischia anni di galera. E quella divisa la perde per sempre.

    MA PRIMA VOGLIAMO CHE CHI USA VIOLENZA PROTETTO DA UN CASCO E DA BOMBE CARTA BRUCIANDO AUTO E VIOLENTANDO LE CITTA’ FINISCA IN GALERA E PERDA I DIRITTI CHE SPETTANO SOLO AI CITTADINI PER BENE………

  17. Giro canzoni, perché alle frasi fatte ritirerei la patente dopo averle sottoposte al drugtest… come per altre simili questioni, mi sembra che anche per gli struggenti episodi di avvenuti a Genova manchi un ragionamento ulteriore, a distanza di 11 anni, con tutto quel che c’è stato in mezzo e che sempre si mette in mezzo per disorientare l’attenzione generale. Spero si perda alla svelta l’abitudine nostrana di guardare indietro per non rivolgere lo sguardo avanti. Il futuro sta fermo, basta andargli incontro…eppure continuiamo a muoverci nello spazio infinito, perché ci illudiamo che il presente sia inafferrabile. Così, inciampiamo sugli stessi errori, risollevandoci come immobili superstiti, sempre sulla medesima zolletta di terra. Per far tesoro di un’esperienza è necessario analizzarla e comprenderla.. Altrimenti, i tumulti disperderanno le proprie voci e i cortei continueranno a lasciare righe di sangue fra le pagine della nostra Storia.

  18. Hanno superato i limiti dell’indecenza. Una persona, poverina, muyore di infarto… e la colpa è della magistratura!!!?! Non so a chi per prima, tra la signora Daniela Garnero e il signor Sallusti, escano per prima queste trovate. A questa gente non importa niente della morte di una persona, importa cogliere le occasioni a volo, approfittare delle disgrazie per forzare notizie a proprio uso e consumo. La volontà di Il potere è una brutta bestia, curano i propri interessi, non quelli del signore morto per cause naturali, che esulano da tutte le loro metafisiche invenzioni.

  19. Quando la finiremo in Italia di vivere in questa bolla di invorisimile realtà! C’è un signore, che bconfermato dalla moglie, ama giacere a letto con minorenni, che utilizza le cariche pubbliche ed il denaro dello Stato, per i prori affari, e pr pagare i favori privati, che ha ancora voce in capitolo sul legiferare? e ancora qualcuno dice che è finito? con quei numeri in Parlamento? Le leggi lui le può fare approvare perché insieme alla Lega ed ai gruppi già fideiussati a colpi di promesse in soldoni ed confereme elettorali (ndr) ha una buona maggioranza . Finiamola una buona volta, bisogna andare al voto, per liberarci dei Monti e di tutta la inutile accozzaglia dei parvenue, grassi di potere.

  20. FABIO SVEGLIA…..MA NON VEDI CHE LA MAGISTRATURA APPLICA LA LEGGE PER I NEMICI E INTERPRETA PER GLI AMICI??????

    COLPISCE AD OROLOGERIA………..

  21. NON C’ENTRA DESTRA O SINISTRA…….IL PROBLEMA VA ELIMINATO….MA STAVOLTA LA COSA SI E’ GIRATA CONTRO….MENTRE AVEVA FUNZIONATO BENE CON BERLUSCONI…
    NON HAI CAPITO???I POTERI FORTI APPOGGIANO MONTI E NAPOLITANO (PER ADESSO)…..E IL BASTONE SI E’ GIRATO VERSO INGROIA….SCARICATO DAL POTERE….LUI SA COME VANNO LE COSE E PRIMA DI ESSERE DISTRUTTO DEL TUTTO CON QUALCHE SCANDALO…SCAPPA IN GUATEMALA……..

    TUTTI COLORO CHE STANNO CONTRO MONTI FINISCONO NEI GUAI…LA LEGA(COSì FAN TUTTI), VENDOLA, FORMIGONI …SOLAMENTE DI PIETRO RESISTE (AMICI NELLA MAGISTRATURA….

  22. Ogni tanto è rassicurante sapere che magistrati coraggiosi si muovono anche contro i poteri forti: banche internazionali, gruppi economici mondiali. Meno male che la maggior parte dei magistrati tiene alto il senso della giustizia in Italia. Senza la magistratura i politici farebbero carne da macello dell’ Italia, già mezza smembrata dal “Britannia” .

  23. Ho letto sulla tua iniziativa di voler fare un film sulla vicenda Dell’ accordo stato mafia.
    Ti consiglio di consentirci il micro finanziamento stile “servizio pubblico”.
    Io ti microfinanzierei volentieri.
    Ciao.

  24. secondo la sharia , se non sbaglio , andrebbe lapidata la donna.Sono già successi casi simili in Nigeria dove la donna stuprata viene processata per condannarla alla lapidazione. Mi spiace per la povera signora italiana , se fosse stata cinese , ora la vita del magrebino non varrebbe un soldo bucato.

    nessuno ne parla?????

  25. aspettavo di leggere qualcosa di tuo, cara Sabina, sulla vicenda Bersani Vs Grillo !!! ma vedo che non hai scritto nulla per non … “esporti” più di tanto…eh !

    vabbè, intanto desidero far sapere che due magistrati ad Isernia hanno CONDANNATO A 12 GIORNI DI DETENZIONE SETTE COMPAGNI REI DI AVER CANTATO « BELLA CIAO » IN STRADA …
    DURANTE UN SIT-IN DI FORZA NUOVA …quindi HANNO DISTURBATO I FASCISTI…!! …PER LA CONDANNA I SOLERTI MAGISTRATI (differenti da FALCONE E BORSELLINO) hanno applicato un ” REGIO DECRETO DEL 1931 ” !!! – ROBA DA PAZZI! ….

    …PERò IL BERSANI… QUESTO NON LO SA…DORME IL SONNO DELLO ZOMBIE !!!

  26. Raffaele Pernasetti, detto “er palletta” è tornato a Roma.

    Il “testaccino”, uomo fidato di Enrico De Pedis, ha convinto con la sua buona condotta e con le informative che sono arrivate da Roma, circa la sua non più pericolosità, i giudici: Niro,Mirani, Lorenzoni e Masini.

    La storia giudiziaria di Pernasetti parla di omicidio, spaccio di stupefacenti,associazione a delinquere, detenzione e porto illegale di armi ed evasione. Non si è fatto mancare niente nel suo curriculum. E’ detenuto dal 21 Ottobre del 2002 a fronte di una pena residua complessiva di più di 18 anni, ne aveva già scontati 8 precedentemente e 3 sono stati abbonati con l’indulto del 2006 .

    Doveva uscire nel 2017 ma la sua buona condotta e la sua autocritica per il passato hanno convinto tutti. Insomma, niente di strano se uno dei personaggi più pericolosi della famosa banda ottiene la semilibertà a Roma.

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