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Quinto potere (non il film quello bello, il film di ora)

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comunicazione e potere

Quinto potere

Ieri ho stroncato con un tweet il film quinto potere. un tweet è un tweet e ha i limiti e i pregi che conosciamo. è pure sbagliato chiamarla stroncatura. è semplicemente un commento a caldo uscita dal cinema. siccome però navigando mi sono imbattuta in un articolo di castells su l’internazionale, che parla proprio di wikileaks, mi è venuta voglia di articolare meglio il giudizio negativo sul film.

il primo motivo di frustrazione è che #quintopotere ci racconta solo quello che già sappiamo. non si impara niente o quasi sull’esperienza di wikileaks, sulle informazioni portate alla luce e sulle conseguenze. si fanno solo degli esempi frettolosi.

man mano che passano i minuti e la speranza si spegne, subentra la noia e il fastidio per uno stile affrettato, per il modo in cui si cerca di suscitare emozioni, ripetitivo e inefficace: sguardi che si perdono nel vuoto e che dovrebbero dirci chissà che. C’è anche altro sullo stile, la scrittura, i dialoghi, che potrei aggiungere, ma francamente non vale la pena perderci tempo. una cosa soltanto: eravamo bravi a doppiare, ora il doppiaggio non si può più sentire e non è che in compenso aumentino le proiezioni in lingua originale. è come quando aumentano il biglietto dell’autobus che continua a non passare mai ed essere strapieno.

il tema che mi sembra più interessante dal punto di vista critico, è che il film si basa sul punto di vista di un tizio che ha rotto con assange o lo ha tradito a seconda dei punti di vista. assange è descritto come un egomaniaco che perde il controllo. il tizio che lo tradisce e poi ci scrive un libro è presentato come uno giusto ed equilibrato.
ecco questo sotterraneo elogio del tradimento mi sembra che racconti la contemporaneità meglio degli attualissimi temi messi in primo piano.
confrontare il gesto di chi mette in piedi un’operazione straordinaria come wikileaks, con quello di uno che non ha fatto nulla di rilevante, interessa anche noi avvolti nel sistema di valori dominanti nell’italia post berlusconiana.
detto questo ripeto quello che c’era già nel tweet: io se fossi in voi il film lo vedrei. se fossi in voi li vedrei tutti. meglio discutere di film che di tv e pettegolezzi e due ore spese al cinema sono sempre ben spese. a parte la spesa che sono d’accordo dovrebbe essere ridotta.

Allego il link all’articolo di castells che come sanno i nostri lettori più assidui, è oggetto di riflessione su questo blog.

 

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5 Commenti

  1. il motivo per cui io non vado praticamente più al cinema è proprio il doppiaggio!
    secondo me dovrebbe essere vietato per legge, ma come si permettono di andare sopra le voci degli attori, ma sono pazzi
    è come se a teatro ti dessero delle cuffie per sentire gli stranieri doppiati. mostruoso.

  2. ehh.. fino agli anni 70 c’era anche un ottimo doppiaggio… sarò assurdo, ma in alcuni casi meglio dell’originale, poi siamo andati gradualmente peggiorando..

    addirittura è dichiarazione di eastwood di aver imparato molto sulla recitazione ascoltando il doppiaggio di Salerno dei suoi primi film con leone..

    è vero che è una falsificazione, però secondo me è vero anche che già siamo americanizzati, se in più dobbiamo ascoltare l’inglese per forza.. 🙂

    secondo me bisognerebbe poter scegliere, almeno dovrebbero fare qualche proiezione in lingua originale del film..

  3. x fabio
    La corte d’Appello di Milano ha appena detto che l’incandidabilità è una sanzione amministrativa, e pertanto non è retroattiva.

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