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poteri buoni/coglioni (M. Castells Punt. 2)

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comunicazione e potere

Poteri buoni/coglioni (M. Castells Punt. 2)

Io procedo con Castells. non è facile. cerco per prima cosa di capire poi di farmi capire. per qualcuno sarà troppo difficile per altri troppo semplificato. se vi sembra complicato non vi fermate, andate avanti. i concetti si spiegano man mano.
aggiungete, commentate, domandate. e come al solito se vi sembra che mi sfugga qualcosa di importante segnalatemelo per favore.
nel primo capitolo si definisce cos’è il potere, infatti si intitola: cos’è il potere?

tutto ciò che consideriamo di valore e è istituzionalizzato è definito da relazioni di potere.
Il potere è la capacità relazionale di un attore di influezare in modo asimmetrico le decisioni di altri altri attori sociali in modo da favorire i suoi interessi.
Il concetto di attore vale per persone, gruppi e reti.
È asimmetrico perché nelle relazioni di potere c’è sempre un maggior grado di influenza di un attore sull’altro.
Capacità relazionale significa che il potere non è un attributo, non si può astrarre dalla specifica relazione fra i soggetti.

Il potere si esercita con la coecrizione o la minaccia di esercitarla e con la costruzione di significato.
In ogni caso non c’è mai un potere assoluto, c’è sempre la possibilità di opporre una resistenza.
Quando resistenza e rifiuto diventano più forti di duttilità e accettazione da parte di chi subisce, le relazioni di potere vengono trasformate.

Più la costruzione di significato a favore di interessi specifici svolge un ruolo importante, meno diventa necessario il ricorso alla violenza.
(in val di susa dove il discorso è molto debole a fronte dei dati e delle considerazioni portate dagli abitanti non resta che ricorrere alla violenza. Nell’esercitare la violenza lo stato però si indebolisce, perde la faccia N.d.S.)

La coercizione deve essere legittimata da un discorso perché il potere sia stabile.
La legittimazione si basa in larga misura sul consenso. Se il discorso non è sufficientemente forte, adeguato, lo stato entra in una crisi di legittimazione.
C’è un rapporto di reciproco sostegno fra i due meccanismi di potere, violenza e discorso.
Non a caso Foucolt (sorvegliare e punire 1975) parte della tortura per arrivare solo poi ad analizzare la costruzione del discorso disciplinare su cui si fonda una società in cui fabbriche, scuole, ospedali e caserme assomigliano tutte a prigioni.

Secondo Max Weber, Il mezzo decisivo per la politica è la violenza (1946). Lo stato è una comunità umana che rivendica ottenendolo il monopolio della violenza. dominanti che dominano uomini grazie a una violenza legittima. i dominati devono obbedire all’autorità se si vuole che lo stato esista.

La legittimazione si ottiene attraverso svariate procedure, la democrazia costituzionale è soltanto una di esse. (habernas) la democrazie è un insieme di processi e procedure non una scelta di politiche. infatti Se interviene nella sfera pubblica favorendo interessi specifici lo stato induce una crisi di legittimazione perché si rivela uno strumento di dominio anziché un’istituzione rappresentativa.

La legittimazione si basa sul consenso che viene suscitato dalla costruzione di sgnificato condiviso, come può essere ad esempio la fiducia nella democrazia rappresentativa. la cosruzione di senso avviene tramite un processo di azione comunicativa. La razionalizzazione cognitiva fornisce la base di azione agli attori sociali. La società civile quando è capace di fornire il contenuto dello stato assicura la democrazia e legittima la democrazia.

Per sfidare le relazioni di potere esistenti bisogna creare discorsi alternativi.
Lo stato esercita il potere tramite violenza denaro fiducia. la violenza è in una sola direzione, il denaro vale solo nel dare e avere, la fiducia invece può tutto.
La fiducia la forma più efficace di conservazione del potere. La iducia è la fonte decisiva del potere.
( Quanti esempi ci vengono in mente di operazioni di creazione di fiducia da parte di gruppi politici e imprenditoriali o altri? vi ricordate quanto insisteva berlusconi alla sua apparizione con la parola fiducia? e con quanta determinazione e volontà di imposizione ci viene proposta la fiducia verso Napolitano? Non per fare paragoni fra i due, ma per dire che chi è appassionato al potere utilizza la comunicazione per ottenere fiducia che è fatta anche di abitudine e familiarità e dell’indiscutibilità della fiducia stessa. N.d.S)

Ma le società non sono comunità. sono strutture sociali contraddittorie le cui componenti sono in costante conflitto fra loro. i conflitti non cessano mai, semmai si sopendono sulla base di accordi temporanei e temporanee concessioni.
il quadro si complica con la globalizzazione e con la nascita della società in rete, processi che si fondano su reti di comunicazione che si adoperano per fare e disfare fiducia, la fonte decisiva del potere.

fine della seconda puntata e del post. o dovrei dire sup-post:)

nella prossima si comincia a parlare della società in rete e come la rete cambia e interagisce con le strutture di potere esistenti.

erto bisogna farne di strada
da una ginnastica d’obbedienza
fino ad un gesto molto più umano
che ti dia il senso della violenza
però bisogna farne altrettanta
per diventare così coglioni
da non riuscire più a capire
che non ci sono poteri buoni
da non riuscire più a capire
che non ci sono poteri buoni.

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12 Commenti

  1. Caspita… veramente dificile!
    MA PER TE SIAMO CLEBROLESI????
    Comunque… a parte il fato che (come amante delusa) continui a tirar fuori il tuo amato Silvio… il riferimento a quello che succede in Val di Susa è del tutto fuori luogo e dimostra che non hai capito il punto. Il ricorso alla violenza non si è reso necessario per affermare o imporre un atto statale di potere (e stiamo parlando di uno stato democratico) ma per difenderlo da aggressioni indebite.

  2. mi viene in mente la distinzione tra potere e potenza…

    però dovremmo anche decidere se è un soggetto soltanto l’individuo o anche una comunità o una nazione o una qualsiasi idea di umanità e natura…
    in tali casi quello che è potenza si rivela un potere coercitivo per l’individuo

    il problema è come dare un senso all’idea di comunità senza violare la libertà individuale

    uno vuole essere libero di andare in macchina in contromano ma se lo fa impedisce a tutti gli altri di viaggiare

    uno vuole essere libero di devastare una vallata abitata con un tunnel per far passare un treno che potrebbe passare altrove un pò più lentamente senza danni..

    poche persone in nome di un concetto falsato di “crescita” cercano di schiacciare la “salute” di “interi comuni”

    è chiaro l’errore ed è chiaro che è giusto cercare di impedire che questi pochi rovinino un bene di molti in nome di una falsità

  3. @defoe qui si parla solo di potere, non di potenza. castells non è d’accordo con la arendt che distingue tra un potere su( qualcuno) e un potere di (farequalcosa) secondo castells e molti di quelli che cita il potere è sempre su qualcuno. la lotta per il potere coinvolge tutti, individui, gruppi, reti. qualsiasi lotta porta a un riassestamento delle relazioni di potere.
    la domanda che ti fai tu e che mi faccio anch’io è se esistano relazioni e magari società fondate sul rispetto e non sul potere. come si può costruire una società siffatta?
    ho deciso di studiare castells perché è veramente un grandissimo cervellone. non solo elabora teorie proprie fondate su studi rigorosi, ma è capace di collegare mi sembra tutto quello che di significativo è stato detto. parla e fa parlare tutti i pensatori che abbiamo sempre prediletto, da foucault a benjamin a bobbio a saskia sassen unendoli in uno stesso discorso.

  4. CONSENSO BASATO SULLA Fiducia.
    E’ stata sempre una DELLe tecniche utilizzate per avere il consenso delle masse: Quella di mostrare il dittatore, o l’uomo di potere in genere, COMe degno di fiducia.
    Sempre documentato IN modo zelante dai mezzi di COMunicazione, giornali o CINEGIORNALI.
    Sia mostrandone il ‘VOLTo umano’: si pensi al ‘piccolo padre’ Stalin, immortalato NELl’atto di Carezzare dei bambini. O facendolo sentire ‘UNO Di noi’: PENsiamo al ‘descamisado’ Peron e ai suoi bagni di folla. O FACENDOLO vedere come uomo forte, in grado di guidare il SUO Popolo fedele, come ora VEdiamo si fa con Putin, documentando PUntualmente le sue imprese da ‘macho’, nelle vesti di CACCIATORe trionfante, come i lord inglesi nell’Africa coloniale.
    Se l’idea è forte, non Occorre NEMmeno la COErcizione. Il popolo è ben felice e zelante a seguire il potere, ANCHe quando è distruttivo (si pensi ALle ADUNATE oceaniche Dei ‘sabati fascisti’, nei cosiddetti anni DEL consenso a Mussolini).
    Pensiamo anche a QUAnto AFFERMa Daniel Goldhagen (‘I volenterosi carnefici di Hitler’), quando SOSTIene che l’idea antisemita era TALMENte RADICATa nella GERMania nazista, che Hitler e i suoi non DOVettero in Alcun modo COstringere il popolo tedesco a DIVEntare COMPlice nel suo Progetto di sterminio. BASTARONO secoli e SEColi di CULTURa antisemita, da Lutero, Fichte (‘LETTEre ALLA nazione tedesca’), Hegel, Treitschke, Wagner, fino alle TEorie di Alfred Rosenberg, a forgiare le menti, in modo da REndere il consenso pressoché incondizionato.

  5. @giano sono d’accordo. ogni volta che il potere deve ricorrere alla violenza avendo fallito nell’ottenere fiducia, si indebolisce. appunto in val di susa gli argomenti di chi vuole la nuova ferrovia sono debolissimi, anche la frencia di fatto si è ritirata non finanziando il progetto, devono ricorre alla solita minaccia del terrorismo a cui credono solo quelli che conoscono poco la nostra storia recente.

  6. @ infatti gratias 😉 …

    pensieri connessi:

    per me il potere di contrastare qualcuno che sta facendo del male, visto dal punto di vista più “ampio” di un gruppo o di un bene comune , diventa non più potere, ma riequilibrio oppure un’attività di riequilibrio… aspetto di capire meglio castells… e questo dipende dal soggetto in cui ci identifichiamo… singolo individuo, classe dirigente, finanza, popolazione locale, comunità inserita nel suo ambiente, umanità, ecc. e dai relativi obiettivi di “crescita”

    episodi localistici come quelli della tav, che mettono a repentaglio la salute e tendono a rovinare il territorio, fanno risvegliare prima di tutto la coscienza collettiva che non siamo semplicemente degli individui, ma anche dei gruppi, un insieme di persone, che a loro volta fanno parte di insiemi più grandi e che non siamo autonomi in nulla… tanto che per decisioni strategiche di più ampio respiro possono portarci via la casa, la salute, oppure anche darcela, ecc…

    e ci risvegliano anche al fatto che non esistiamo senza un’ambiente sano e bello o perlomeno soffriamo senza di esso…

    una soluzione potrebbe stare nella consapevolezza che c’è un soggetto che è più ampio anche della nazione, dell’europa, dell’industria ecc. e questa potrebbe essere un’idea di un’umanità che si sviluppa e proietta in armonia con l’ambiente secondo principi di sostenibilità ed estetici

    in fondo l’idea di stato odierna rimane quella hegeliana…

    condivido con giano, bisogna superare prima di tutto le idee, le identificazioni miopi, fasulle, e per far questo ottimo studiare il processo comunicativo attraverso cui si radicano e sradicano…

    ecc.. 🙂

  7. @defoe castells chiama contropotere il dissenso e mi sembra corretto perchè se lì per lì lo identifichiamo come la reazione della parte sana dell’umanità, quando poi questa parte sana sconfigge l’altra parte crea nuove relazioni di potere.

    detto questo l’idea di studiare castells nasce dall’esigenza di approfondire internet e sviluppare una coscienza critica sul mezzo ora posto un docu che chiarisce…

  8. Ti preciso che la mia e- mail e’ tutta in minuscolo.
    l’esempio che tu hai fatto della tav mi fa pensare a quello che sto vivendo io. Abito a Giugliano in campania (na) nella cosidetta terra dei fuochi (Noi siamo nella famosa terra di Lavoro: e’ molto piu’ bello e dignitoso, in un periodo di crisi del lavoro).
    condivido tutto quello che hai detto ed avrei tante cose del mio pensiero da dirti, ma si farebbe notte.
    ti saluto e ti abbraccio. ti considero una grande donna e una grande comica e ti ammiro moltissimo.
    Roberto

  9. Ti preciso che la mia e- mail e’ tutta in minuscolo.
    l’esempio che tu hai fatto della tav mi fa pensare a quello che sto vivendo io. Abito a Giugliano in campania (na) nella cosidetta terra dei fuochi (Noi siamo nella famosa terra di Lavoro: e’ molto piu’ bello e dignitoso, in un periodo di crisi del lavoro).

    condivido tutto quello che hai detto ed avrei tante cose del mio pensiero da dirti, ma si farebbe notte.
    ti saluto e ti abbraccio. ti considero una grande donna e una grande comica e ti ammiro moltissimo.
    Roberto

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