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Società in rete: spazio e tempo (Castells 7a p.)

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Società in rete: spazio e tempo

Come cambiano lo spazio e il tempo nella società in rete.

Premessa logica
:

Lo spazio e il tempo sono le basi materiali di ogni struttura sociale: se cambia la struttura cambiano anche spazio e tempo.
è bene ripetere che quando analizziamo questi cambiamenti ci riferiamo sempre ai cambiamenti che avvengono nella società in rete. fuori dalla rete, spazio e tempo restano gli stessi, anche se la nostra percezione, cultura, apprendimento, è comunque condizionata dal cambiamento in rete.

il tempo è già cambiato nel corso della storia. abbiamo sperimentato il tempo scandito dai cicli della natura e gran parte dell’umanità vive ancora in quella dimensione.
abbiamo sperimentato il tempo scandito dalla burocrazia e con l’era industriale il tempo scandito dall’orologio, quello che Foucoult chiama il tempo disciplinare.
senza il tempo dell’orologio l’industrializzazione non sarebbe stata possibile. è l’orologio che scandisce, che mette tutti all’unisono e che si trasforma in denaro.
nella società industriale, spazio e tempo andavano a braccetto inseparabili e costruivano il progresso.

in rete non è così. certo lo spazio esiste. io sto scrivendo da casa mia l’articolo che andrà in rete. gli effetti speciali dei film di fantascienza sono lavorati a mano, da persone sparse in tanti luoghi fisici in india e in cina.
il video di un comico su you tube, è stato girato su un set con precise coordinate spazio temporali.
queste però coordinate esistono solo all’origine della produzione. una volta messo in rete, il prodotto le perde queste coordinate. non le cambia, le perde.
in che dimensione spazio-temporale si trova un contenuto della rete? castells lo chiama spazio dei flussi e tempo asincrono.
la rete lavora per annullare il tempo come sequenza. lo annulla in quanto sequenza comprimendolo esasperatamente o facendo esistere presente passato e futuro simultaneamente.
i film di fantascienza mimano continuamente queste nuove dimensioni. pensate a inception che a me non è piaciuto per esempio proprio perché mi dispiace quando si spaccia per visione, una forma di propaganda. viene spacciato per immaginazione una cosa didascalica, noiosa, prevedibile. mi è sembrato un depliant di come l’individuo incluso nella rete, dovrebbe vedere il mondo. chiusa parentesi, so che molti di voi non saranno d’accordo.
però il cinema ci rappresenta e questo discorso sul tempo simultaneo mi fa pensare a molti film in cui si usa il freez frame per trasmettere un’emozione, la ripetizione di minuscole sequenze come in deja vu, immagini che si disintegrano.
la simultaneità degli eventi è una struttura drammaturgica molto di moda, perché ci fa sentire al passo coi tempi.
non c’è niente di male ad essere al passo coi tempi, ma diventa opprimente se hai la sensazione che sia un obbligo dettato dal terrore di essere esclusi dal mondo nuovo. questa come abbiamo visto nella puntata precedente, la 6a è la minaccia più temuta dalla maggioranza degli umani, che vive per essere sfruttata per evitare l’oblio.
dice castells in rete scompare il divenire. il tempo è asincrono perché un’esperienza si può condividere in tempi diversi. ciò che è in rete sarà lì in eterno, sempre a disposizione (pure questa convinzione sono sicura che è destinata ad essere delusa e sarà un problema gigante ma non divaghiamo)
l’essere batte il divenire. divenire però significa anche evoluzione e tante cose importanti.

dice castells che in rete, tra i protagonisti, i colossi della rete, c’è anche chi si oppone a questi nuovi concetti di spazio e tempo.
ad esempio grazie alla rete c’è un rafforzamento di piccole realtà locali, che nella cultura industriale di massa sembravano destinate all’estinzione.
i movimenti ambientalisti fanno le loro battaglie solidarizzando con le generazioni future. si oppongono al tempo senza tempo dell’automazione finanziaria e propongono una prospettiva a lunghissimo termine, ispirata al tempo cosmico.
secondo castells quindi in rete è già in corso una battaglia per chi vuole comprimere il tempo e farlo esplodere e chi lo vuole allungare perché sia sempre abbondante per tutti.

in rete nasce il tempo asincrono e lo spazio dei flussi.

lo spazio ha una sua parte fisica che è quella dei nodi della rete, non è completamente aspaziale, ha come dire un paletto nella realtà spaziale.

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9 Commenti

  1. ” una prospettiva a lunghissimo termine”…

    da una parte ci si trova a volte schiacciati sul presente cercando di afferrarlo in un tempo che sembra sfaldarsi, a volte ci perde nel passato (tutto a disposizione) a volte si guarda ad un futuro cosmico… ma si fatica a vivere il vero presente, e il vero futuro, quello fisico, da costruire e da progettare.

    internet virtualizza e imita la realtà ricostruendola nel proprio codice nei propri flussi e nella propria rete

    due parole potrebbero essere dette anche sul fatto che questo codice e questa rete e flussi sono in gran parte nascosti…

    c’è tutto un mondo che si sta costruendo, grazie alla mimesi del mondo umano, che ha la straordiaria capacità, al contrario della realtà fisica, di essere del tutto padroneggiato e controllato da chi ne crea i presupposti (le vere basi fisiche della rete, i veri codici di programmazione nascosti in ogni software, i veri passaggi dei flussi fra i vari nodi).

    Se si riesce a far andare, a traslare, le percezioni, spazi importanti della personalità, la socialità ecc… la democrazia… e infine l’identità stessa in questo spazio virtuale il gioco è fatto

  2. stai andando troppo veloce, devo ancora leggere la prima puntata. è che ho messo in pratica la disconnessione con bellissime ripercussions on my life, e ogni tanto mi prende un sonno.. è bellissimo dormire.
    vado a farmi una centrifuga

  3. @elena ok rallento la pubblicazione. uno al giorno è troppo lo vedo. provo con uno ogni 3.
    @defoe grazie per i commenti. cerca di vedere un docu di adam curtis su you tube che si chiama, The century of self. è illuminante su questi temi

  4. … ma sono ore di docu!!

    ci stai abituando ai riassunti, ormai ci siamo viziati temo 😀

    comunque ho visto lo spezzone dove parla di freud e dei suoi discendenti, la figlia e suo nipote, entrambi influenti nello studio della psicologia delle masse ed essenziali negli studi di marketing… parla addirittura, ma non ho capito esattamente a chi si riferisce il regista quando dice “they” circa la decisione (negli stati uniti anni 50) di utilizzare il controllo psicologico di massa (psicologi e mass media) per condizionare gli aspetti irrazionali delle masse, che sono predominanti nei comportamenti delle masse stesse, al fine di promuovere un comportamento più efficiente dei cittadini in relazione al sistema democratico e capitalistico…

    … però sono come un insieme di interviste e di sintesi, è un documentario molto concettuale, non ho ancora colto le conclusioni dell’autore

  5. Non so io ho molta stima di te sono stato a due spettacoli, mi sembri una persona di enormi qualità. però qs idee di castells non mi sembrano così innovative, mi paiono ne più e ne meno quello che si sapeva. e che si dice comunemente quando si affrontano gli argomenti. non so, non ci trovo nulla di epocale che non si sapesse da prima. sarò io che dire

  6. Il fatto che in rete tutto possa essere a disposizione contemporaneamente e ovunque di primo acchito può essere considerato positivo. La fruibilità raggiunge il suo massimo. Ne deriva però una rappresentazione che ci sembra possa essere definita come bidimensionale.
    Non solo il tempo è asincrono, ma anche lo spazio perde di profondità. La realtà non è più in divenire, ma fissata su una gigantografia.
    Ci sembra molto interessante e stimolante che esistano già in rete coloro che, intravedendo il pericolo di una stagnazione, pensano al tempo in una dimensione diversa, che non penalizzi il divenire e quindi l’evoluzione.

  7. bella l’idea dello spazio che si esaurisce nel bidimensionale, anche se, però, non ci sarà limite alla mimesi, ci saranno l’ologramma 3D, gli odori artificiali, il tatto indotto, la strada mi sembra già tracciata, in fondo i sensi sono stimoli ri-programmabili dal cervello.

    il problema mi pare rimanere una migrazione costante di interi settori umani in un mondo etero-programmato e fittizio.

    E’ in atto la simulazione del mito della caverna, dove la “realtà vera” e “libera” è un gioco di ombre ancora più falso.

    … l’idea di un’ divenire opposto all’artificialità di un essere simulato…

    @ ma a chi vi riferite con “coloro che pensano al tempo in una dimensione diversa” ?

  8. @defoe Nell’ultima parte di questo post si parla di chi, in rete, contrappone a questa visione a-dimensionale dello spazio-tempo, quella ispirata al tempo cosmico, quindi a lunghissima scadenza, cercando di recuperarne la profondità.

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