Home Letture e recensioni MILK – GUS VAN SANT – Trailer e recensione

MILK – GUS VAN SANT – Trailer e recensione

CONDIVIDI

>> Guarda tutti i film di Sabina Guzzanti <<

FILM – Milk – Gus Van Sant

MILK – Recensione e Trailer del film diretto da Gus Van Sant

Harvey Milk (scopri di più) , un uomo comune, diventa attivista politico nella San Francisco degli anni ‘70. Il dato più interessante di questo film biografico sta nel suo mostrare chiaramente che battersi per i diritti di una minoranza oppressa – nella fattispecie, quella omosessuale – significa lottare per tutte le minoranze oppresse, secondo un disegno di alleanze di classe a cui Harvey Milk arriva senza aver studiato Gramsci. Ci arriva con la logica, con l’intuito, con l’esperienza quotidiana: da soli, coltivando la propria causa come se fosse l’unica, non si va da nessuna parte. Il racconto di come Milk acquisisce questa consapevolezza e di come la trasforma in un metodo politico è veramente appassionante, oltre che molto utile.

La linea dell’azione poggia su un’architettura solidissima di eventi, che portano dal trasferimento nel quartiere di Castro Street alle campagne elettorali per l’elezione a consigliere municipale, dalle battaglie su scala nazionale fino alla tragica fine; con ciò la sceneggiatura di Dustin Black risolve in un sol colpo i due tipici problemi del genere biografico: dover coprire tutta la vita del personaggio, e trovare un tema unitario. Qui, come in “Ali” di Michael Mann, si scelgono gli anni di vita più significativi da un punto di vista politico, e per fortuna nessuno vuol raccontarci l’infanzia di Milk o gli anni del liceo. C’è poi un plot relazionale che è importante e che funziona a dovere nella prima parte del film, quando si racconta non soltanto il rapporto del protagonista con il suo compagno Scott, ma la formazione del gruppo che porterà avanti le battaglie per i diritti delle minoranze a San Francisco. Questa linea relazionale tende a dimostrare che l’attività politica, quando l’obiettivo è importante e sentito, si prende tutto della vita privata di una persona: per questo il rapporto di Milk con Scott finisce, senza che però l’amicizia risulti compromessa. Nella seconda parte, la recrudescenza della dimensione sentimentale coincide inopinatamente con una degenerazione della drammaturgia (l’interpolazione pubblico/privato tende a diventare meccanica), come anche della performance: il personaggio dell’ultimo compagno di Milk è già discutibile a livello di scrittura, ma nell’interpretazione di Diego Luna diventa una macchietta; e anche l’antagonista Josh Brolin, inizialmente non privo di sfumature, a lungo andare tende a irrigidirsi in una mimica ripetitiva e prevedibile.

Si tratta, per fortuna, di eccezioni che confermano la regola: in generale, il film si giova assai delle prove degli attori. In particolare, Sean Penn è preciso nel dosare il peso da assegnare a ogni reazione, a ogni gesto, a ogni parola, calibrando ogni cosa come farebbe il suo personaggio di fronte a una scelta politica; ma l’efficacia della messa in scena di Gus Van Sant dipende soprattutto dal contributo di tutti gli interpreti intorno a Penn. È in questa umanità che crede in lui e si agita intorno a lui, che si trova il vero punto di forza. James Franco, tra i più promettenti attori statunitensi ancora non adeguatamente valutati, risolve il personaggio lavorando su due gesti fondamentali: un sorriso aperto e contagioso (che è il contraltare delle inevitabile tensioni che la scelta militante di Milk porta con sé), e una simpatica accidia che lo fa cogliere spesso sbadigliante e comodamente sdraiato. Un altro personaggio secondario di fondamentale importanza, perché rappresenta un figlio simbolico di Milk e un suo erede spirituale, è il Cleve Jones interpretato da Emile Hirsch, giovane talento che dopo “Into the Wild” è stato giustamente celebrato come uno dei più grandi attori della sua generazione (ma qualcuno da queste parti ne sottolineò il valore fin dai tempi di “The Dangerous Lives of Altar Boys” e “La ragazza della porta accanto”). Ugualmente vivide sono le prove di Alison Pill (Anne Kronenberg) e Lucas Grabeel (Danny Nicoletta), interpeti che provengono dai fertili vivai della new comedy e della serie tv, qui abilissimi a tratteggiare ritratti indimenticabili nel giro di poche pose.

All’esattezza della regia e della recitazione, si aggiunge il raffinatissimo lavoro della fotografia di Harry Savides (che già aveva riletto cromaticamente gli anni ’70 in “Zodiac” e “American Gangster”), della musica di Danny Elfman (che si muove agilmente negli interstizi fra il repertorio dell’epoca e le arie d’opera di cui Milk era grande appassionato), e del montaggio (basato su una struttura “a cornice”) dell’enfant prodige Elliot Graham. Questi contributi insieme tecnici e stilistici, riescono nell’impresa di integrare il girato con i materiali di repertorio, immergendo la storia narrata nella sua epoca storica e al tempo stesso preservando una distanza critica. In tal senso, Milk è la rievocazione meticolosa di un’epoca entusiasmante e tragica al tempo stesso, ma è anche una lezione sulle possibilità e i rischi del presente. Questa ambivalenza di discorso narrativo e testimonianza storiografica si ritrova perfettamente sintetizzata nei bellissimi titoli di coda, dove le immagini degli attori si alternano alle reali fotografie dei personaggi da loro interpretati.

di Luca Bandirali e Enrico Terrone

>> Guarda tutti i film di Sabina Guzzanti <<

Commenta questo post

33 Commenti

  1. apprezzo e condivido. trovo geniali le osservazioni sulla recitazione in particolare. che sean penn “Sean Penn è preciso nel dosare il peso da assegnare a ogni reazione (…) calibrando ogni cosa come farebbe il suo personaggio di fronte a una scelta politica”

    che “e anche l’antagonista Josh Brolin, inizialmente non privo di sfumature, a lungo andare tende a irrigidirsi in una mimica ripetitiva e prevedibile.” è vero a me era sfuggito ma a ripensarci è proprio vero, complimenti per la concentrazione.

    bello il confronto con Gramsci.
    invece quando dite che il plot delle relazioni sentimentali del protagonista: “tende a dimostrare che l’attività politica, quando l’obiettivo è importante e sentito, si prende tutto della vita privata di una persona: per questo il rapporto di Milk con Scott finisce, senza che però l’amicizia risulti compromessa”.
    questa frase mi torna meno. perché? sembra un po’ un giuramento di vecchi tempi. giuro che mi dedicherò solo alla realizzazione del mio ideale sacrificando tutto in suo nome, suona proprio antico. magari dovrebbe essere così. magari per questo che non ci sono più politici? che l’unico che ci sii dedica con passione è solo perché il suo essere politico aderisce perfettamente alla suo privato. (tra parentesi infatti se critichi il suo governo violi la sua privacy)

  2. Direi che quella della perdita del privato è, nel film, un’iperbole che trasmette l’importanza assoluta di ciò per cui si lotta. In sostanza, in certi frangenti storici, non si può essere militanti a ore. Per esempio, i partigiani furono rivoluzionari a tempo pieno, dovettero lasciare letteralmente le loro case e le loro famiglie per una causa che in quel momento storico si prendeva tutto, e peraltro rischiava pure di non restituirlo. In “Milk” questo è piuttosto chiaro quando si vede quel negozio con la luce sempre accesa, in cui si riuniscono gli attivisti in riunioni interminabili: un negozio con la porta a vetri, in cui è tutto visibile, tutto trasparente come è giusto che sia quando si combatte per una causa bella e giusta. Diciamo che a volte si può scegliere quando “staccare”, a volte no. Questo film sostiene, secondo me, la tesi (forse poco confortante ma certamente autentica) che l’impegno politico è una lotta severa, in cui si rischia di perdere tanto di sé (Milk perde persino la vita), e in cui il guadagno non è mai per sé, ma al limite per una società che ci somiglia di più, che ci rispetta di più.

  3. Per parlare di Milk, del perché Milk, si potrebbe partire dalla regia, Gus Van Sant omosessuale dichiarato, che è stato il “primo motore” di Milk. Il film per Gus ha un significato profondo, legato agli anni in cui si trasferiva a San Francisco e quell’Harvey Milk che faceva parlare di sé era diventato un “eroe di cui raccontare le gesta”. Ed intendeva farlo senza confinarsi in logiche dell’essere alternativi costi quel che costi, incontrandosi con la sceneggiatura di Black nel non facile compito di trattare un argomento spinoso come l’omosessualità senza mai scadere nel macchiettistico o nel morboso, senza indugiare sui rapporti amorosi tra gli omosessuali, né sulle difficoltà di integrazione tipiche della loro condizione di minoranza; al contrario, la comunità omosessuale viene presentata come gioiosa, vivace, organizzata, padrona di un intero quartiere di una delle principali metropoli statunitensi.
    Il loro lavoro è valorizzato, sublimato, da un Sean Penn che non interpreta Harvey Milk, ma è Harvey Milk; ogni singola ruga, ogni singolo sorriso, ogni sguardo addolorato, ogni motto di spirito provengono direttamente dall’uomo Milk, non dal suo personaggio.
    Ma il film ha dei punti deboli.
    La regia rimane eccessivamente fredda e distaccata, forse per un certo piglio documentaristico, che caratterizza gran parte della pellicola – scontrandosi con opposti intenti agiografici – ed il film è letteralmente “salvato” da Sean Penn.
    Del tutto trascurate poi le dinamiche che portano Dan White a compiere il suo insano gesto: White sarebbe un personaggio di un certo interesse, ma viene completamente ignorato nei suoi momenti di massimo smarrimento: ci si limita a mostrarlo ubriaco ad una festa e perennemente in disappunto per la popolarità di Milk; decisamente troppo poco per giustificare un duplice omicidio. Mancano i legami tra il personaggio Dan White e le pulsioni sociali di stampo conservatore.
    Eccellente la colonna sonora che unisce brani di musica classica a pezzi come “Queen bitch” di Bowie.
    Infine un epitaffio, ma dell’ Harvey Milk, quello vero:
    “Se una pallottola dovesse entrarmi nel cervello, possa questa infrangere le porte di repressione dietro le quali si nascondono i gay nel Paese”

    egli infatti era consapevole del rischio che correva, aveva registrato numerose audiocassette da ascoltare in tale evenienza. In una di queste registrazioni sono immortalate le sue famose parole.

    Alla sua morte, si formò un corteo spontaneo a lume di candela; migliaia di persone con bandiere arcobaleno.

    ——————————————————————
    Quanto al rapporto di Milk con Scott che finisce – non importa se l’amicizia non risulta compromessa o meno – questo appare anomalo in ogni tempo. Sempre le relazioni di un personaggio che non si chiude in se stesso ed ingaggia lotte che difendono la propria appartenenza, riceve/scambia stimoli ed energie dalle sue relazioni personali, dal proprio ambito “familiare” dalle persone che difende. E questo vale ancor più se la lotta diviene più dura, e specialmente se la sfida riguarda proprio quelle relazioni personali. Anche questo è un irrealistico momento di “freddezza” della regia, come forse anche della sceneggiatura, dovuto a caratteri personali invece introversi.

    Mi lascia alquanto perplesso il simbolismo del “negozio con la luce sempre accesa”… lì ci si va col proprio compagno/compagna di vita, a maggior ragione se l’impegno politico diventa una lotta severa che riguarda direttamente la propria relazione, ed in cui il guadagno non è mai per uno solo/sola dei due…
    d’altra parte gli anni ’70 non sono così “antichi” da dover richiamare logiche vetuste.

    Forum:
    http://www.filmscoop.it/forum/forum_posts.asp?TID=10449&PN=1
    Facebook:
    http://www.facebook.com/share.php?u=/cgi-bin/recensioni/milk.asp

  4. intanto, dall’estero, oltre che capire perchè DEVONO criticare, i giornalisti cominciano a capire come funziona qui: cioè cosa se ne fanno il governo e di loro colleghi qui delle loro critiche e dei loro articolo – carta igienica?

    Berlusconi continua a sorridere [Eric Arends – de Volkskrant] Pubblicato venerdì 20 febbraio 2009 in Olanda
    http://italiadallestero.info/archives/3525

    “L’ANSA ha rimosso dal suo sito internet la notizia della condanna di Mills già la sera stessa. Il telegiornale del primo canale italiano ha riportato la notizia solo dopo 19 minuti. L’argomento è durato esattamente un minuto. Il notiziario dell’emittente di Berlusconi “Rete 4″ ha completamente ignorato il tema.”

    per difendere la propria sanità mentale il giornalista si dà un pizzicotto e conclude “Ma non sono pazzo. Non ancora.”

  5. Intanto, dall’estero, oltre che capire perché DEVONO scrivere articoli critici sull’Italia, i giornalisti cominciano a capire come funziona qui:
    cioè cosa se ne fanno il governo ed i loro “illustri colleghi” qui delle loro critiche e dei loro articoli [carta igienica?]

    http://extra.volkskrant.nl/opinie/artikel/show/id/2749/Berlusconi_blijft_lachen

    testa d’asfalto se la ride, e continuerà… continuerà… continuerà…
    http://www.massimobonfatti.it/blog/images/berlusconi_morto_che_ride1_firma_copy1.jpg

  6. Mentre noi beviamo Povia, il mondo beve Milk : “la domanda non è chi è (Povia), la domanda è… pecchè?”

    Milk l’ho visto e l’ho trovato molto interessante. Poi il cast è ricco di grandi attori.
    Menomale che non hanno invitato Sean Penn a Sanremo altrimenti mi sarebbe caduto un mito ma soprattutto… sai che figure con Bonolis… (anche se ci facciamo “riconoscere” abbastanza, credo)
    Anche Into the wilde dello stesso Penn alla regia è un grande film e consiglio di vederlo.

    Buona giornata a tutti

  7. Rispondo su alcuni punti all’utente Geppetto55:

    1) Se il film riesce in quello che lei giustamente definisce “il non facile compito di trattare un argomento spinoso come l’omosessualità senza mai scadere nel macchiettistico o nel morboso”, lo si deve non solo allo sceneggiatore, al regista e all’attore protagonista, ma anche al cast secondario, decisivo nell’intessere quella comunità più importante di desideri individuali e relazioni private, che è la grande protagonista del film. Purtroppo in almeno in un caso il film scade nel macchiettistico e nel morboso: è il personaggio del “secondo amante” interpretato da Diego Luna.

    2) Il fatto che la regia risulti “eccessivamente fredda e distaccata” per me non è un difetto ma un pregio: si tratta di un atteggiamento discorsivo che corrisponde alla necessità storica di temperare la passione militante con la razionalità politica; inoltre questa freddezza è funzionale a neutralizzare le derive “macchiettistiche e morbose” di cui sopra.

    3) Sul personaggio di Dan White le posso dire soltanto che ha ragione, ed è molto acuta questa sua osservazione: “mancano i legami tra il personaggio Dan White e le pulsioni sociali di stampo conservatore”. È vero, il personaggio di White non è sufficientemente approfondito e alla fine la morte di Milk sembra avvenire per un banale incidente, per il gesto isolato di un folle, senza che vi sia un nesso significativo fra questo singolo evento e la patologia dell’intero sistema sociale.

    4) Sulla questione pubblico/privato rimando a quanto a scritto Luca Bandirali qui sopra; aggiungo soltanto che sarebbe bello che l’impegno pubblico potesse sempre andare di pari passo con i legami privati, purtroppo nella realtà non è così ed è giusto che un film che intende misurarsi con la realtà senza abbandonarsi alle illusioni consolatorie, si faccia carico anche di questa dimensione negativa.

  8. per quanto riguarda dan white in realtà c’è quella breve scena in cui si vede che il capo della polizia lo convince a ritirare le dimissioni e si dovrebbe intuire che da quel momento in poi diventa un loro uomo. certo non è un motore drammaturgico. chissà se questa prudenza viene dalla necessità di evitare ripercussioni legali per qualcosa che magari non è stato provato

  9. Mi sembra una considerazione tecnica molto interessante, quando qualcosa non funziona sul piano generativo è giusto chiedersi cosa è accaduto al livello genetico. Potremmo chiedere un’intervista a Dustin Lance Black, che ha scritto questa sceneggiatura; credo che fino a ieri sarebbe stato piuttosto facile ottenerla, ma questo poi te vince l’oscar, mannaggia…

  10. bel film.

    ha il pregio , di portare al grande pubblico , la storia di Milk , una storia importante e forse troppo poco conosciuta;
    essendo un film documento ed incentrato sulla figura e la personalità di un uomo storico , servirebbe averne studiato
    la storia de l’uomo , e della società di quel perdiodo;
    ma gus van sant , credo abbia il pregio di riuscire a portare non tanto il realismo de l’evento , tanto il realismo del pensiero politico di milk
    e del movimento che aveva creato;
    è una lotta di pensiero , che a un certo punto si veste di politica , ed usa il suo linguaggio , i suoi strumenti , è milk che così carino nelle sue scelte
    personali , compie delle scelte pubbliche , il taglio dei capelli e il vestito nuovo , chissà se veramente avrà smesso di farsi le canne ,
    probabilmente si , avrà rinunciato a tutti i vizi mostrando le virtù , comprese le capacità politiche per poter far accettare la categoria de
    l’omosessualità dissociata dal pensiero di depravazione.

    credo gus van sant abbia un modo del tutto particolare di esprimersi , inusitato , sia nelle inquadrature , sia nella capacità di ‘togliere lo
    sporco’ , rendendo mai le cose banali , ma semplici , gentili , sincere; a volte anche le esternalità , seppur così determinanti e tragiche , sporcano
    un uomo , di ciò che non gli appartiene; e sarebbe stato un film assai complicato e probabilmente cervellotico e sporco , se ci si sarebbe soffermati
    a far vedere la vita di white; un film che insegna;

  11. Non ho ancora visto il film. Sarà fatto prestissimo.
    Dunque, leggerò il pezzo dopo aver visto il film.

    Il pezzo di Povia, invece, è passato direttamente nella tazza. L’unica disponibile all’ingoio.

  12. A parte l’invito alla lotta di classe: discriminati di tutto il mondo, unitevi! nel giudicare un film mi baso sulle sensazioni che mi lascia. come direbbe sabina, sarebbe da trasmettere nelle scuole, dove è in atto una controriforma catto-culturale dura da contrastare. intanto lo farò vedere a mio figlio di 6 anni.
    A proposito di vaticano, ho appena sentito per intero la canzoncina di povia-ratzinger-zurlì: mi sarei aspettato un gesto di cavalleria da parte del nano. è proprio vero che la vecchiaia accentua i difetti.

  13. forse per dire qualcosa di veramente interessante o intelligente su questo film,avrei dovuto vederlo con meno coinvolgimento emotivo.
    premetto che non ho letto nulla su questo film,nè su Milk,prima di vederlo.premetto che parlo da assoluta profana e con riferimento alla mia personale esperienza.

    ho trovato davvero azzeccato il modo in cui si mescolano immagini originali degli anni 70 e immagini filmiche,(bello il modo in cui vengono collegate al resto del film attraverso la macchina fotografica di Milk). Sean Penn grandioso.Riesce,con la sua recitazione a trasmettere la fragilità e la forza del personaggio.Bello anche il modo in cui tutti gli altri personaggi vanno a fare cerchio attorno al protagonista,esaltandone non solo la figura personale ma sopratutto le idee politiche:essi rappresentano davvero”il movimento di Milk”,il movimento da cui egli prende forza(e non magari il movimento in generale)ed è forse per quello che verso la fine appaiono tutti un pò”irrigiditi”.anche l’antagonista,a mio modesto parere fa parte del movimento di Milk.così come il sindaco di S.Francisco.tutti devono “fossilizzarsi “per mettere in risalto il fatto finale:l’omicidio,ma sopratutto,la marcia(con l’appello off di Milk).

    Guardando Milk ci si spaventa della sua attualità.In certi momenti del film mi è proprio mancato il fiato.In certi momenti del film ti senti chiamato per nome.
    All’inizio,quando scorrono le immagini originali dei rastrellamenti della polizia…una mia amica etero mi ha sussurrato all’orecchio:”per fortuna oggi non è più così!”.Ho ingoiato questa frase come un boccone troppo grosso.Già:la polizia non rastrella più…ma vi assicuro che potrei raccontarvi di come ho rischiato almeno 3 volte di finire in commissariato.Il brutto è che se a romperti le palle per strada è un tizio in divisa,le cose si complicano.

    Mi sono chiesta se davvero il segreto di tutto stia nel coming out. Mi sono chiesta se davvero ad impedire la formazione di una”forza gay”capace di impegnarsi in battaglie sociali(di tutti i tipi),capace di influenzare la società,siano tutti quelli che restano nell’armadio.Beh…non credo…anche se restare nell’armadio certo non aiuta.Forse,come per la politica,anche per l’associazionismo omosessuale si sente quella”distanza”,quella sorta di non rappresentatività,tra base e vertice.
    Ho partecipato a quasi tutte le manifestazioni che si sono svolte neanche tanto recentemente(ultima quella a piazza farnese il 21 febbraio) e la presenza di persone omosessuali era davvero notevole.Ma erano singoli autorganizzati per lo più.E davanti a certe cose il singolo può poco.

    Milk non era un uomo di partito.Milk era un uomo della sua gente.
    E’ questo il messagio da cui cominciare.Il popolo è pronto(o quasi)…a quando un leader pronto?!

    P.S
    Povia a parte….mi hanno comunicato che al grande fratello c’è una lesbica.Ecco:tale giovincella in una discussione su chi debba pagare la cena ad un appuntamento galante ha sentenziato che”dato che lei nella coppia fa l’uomo”allora è lei a sganciare all’uopo. Io ci ho messo mesi per far capire ad un mio amico che non necessariamente esistono i ruoli….e tac!basta un mezzo minuto di grande fratello per rimettere sul piatto la discussione.e non venite a dirmi che nessuno in italia guarda il grande fratello.non raccontiamoci balle.

    P.S 2
    Odio il silenzio in cui sono passate certe iniziative notevolissime come il documentario girato dai genitori dell’Agedo(consiglio a tutti di contattare l’associazione,fare un versamento e farsi spedire a casa il dvd e poi guardarlo.è commovente).

  14. Non c’è nulla da fare nè da dire, purtroppo!
    Questo è il “loro” momento e devono pur viverlo. Alla luce intendo!
    Le chiappe tonanti, le natiche turgide, i “CULI” insomma, oggi vengono ammirati, venerati, ripresi, dalla cinematografia e dai media.
    Guai a mettersi contro, anche con una canzoncina, bruttina a dire il vero, che tra qualche giorno si sentirà ancora meno di adesso!
    CHE SCHIFO! E’ una mia personalissima opinione e come tale merita il rispetto!

  15. la fisicità dei personaggi è stata ben ricostruita , tra gli attori si può dire tutti bravi nella media,sean penn , mette l’accento
    cambia l’interpretazione : la prima parte è più morbido e ondeggiato , si distende dolcemente su tutti
    i personaggi che incontra , nella seconda parte è assai più rigido e contratto , non solo per la sua nuova veste politica
    ma perchè adesso sente il pericolo per la propria vita, lo scopririsi e mettere alla luce del sole ciò che più gli è caro è la principale battaglia che compie ,
    una battaglia di libertà; l’espressione ‘uscire fuori dal buio’ è assai bella , poetica , e potrebbe riassumere in qualche modo il film;
    che altro dire , è un film piacevole , perchè fresco nel respiro;
    anche se un film documento , lo metterei in scaffale , tra talk radio , ed easy rider;

    o.t. – a quanto pare la Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale è diventata ufficiale , i volontari si daranno dei soprannomi , ogni ronda si chiamerà brigata e prenderanno i nomi epici , come la brigata napoleone , la brigata italo balbo , la brigata alberto da giussano , la brigata piccolo adolfo , vi saranno dei gradi all’interno della ronda , ci sarà il capo , il vicecapo , il militante , e l’assistente militante;
    questi ancora i problemi non risolti , gran parte dei miliziani debbono rientrare in casa di riposo entro le ventuno , accese faide al sud tra organizzazioni di disoccupati per ottenere la tessera del pane, a napoli il pizzo per pattugliare un quartiere supera il rimborso ministeriale , in veneto alta la parcentuale di chi esce armato di bottiglia di vino e poi si perde nella città , in lombardia è invece alto il numero di miliziani che riempie le celle;
    purtroppo , hanno un idea (e pure malsana) del passato , ma non hanno un idea di futuro;
    nel frattempo in unione europea si considera l’opzione di nazionalizzare le banche , tremonti dichiara : ‘l’ho detto prima io’ , e invece , fu ferrando che circa un anno fa diceva di nazionalizzare (anche se pensava espropriare) le banche perchè sostanzialmente private e persecutori di interessi privati spesso divergenti dai servizi di utilità pubblica , e ricordo l’intervistatore che sarcasticamente lo bollava come fuori dal mondo; per quanto riguarda poi le 35 ore , la prima volta lo disse bertinotti ed era pure in qualche programma (ovviamente mai realizzato) e prima ancora era stato estratto dal partito socialista francese , tutte misure che in qualche modo puntano alla socializzazione , (ve la ricordate la grande riforma della detassazione dello straordinario , così finalmente gli operai avrebbero avuto qualcosa di più in tasca) , credo che con un po’ di buona volontà si potrà arrivare al reddito minimo garantito;

  16. Scusate l’off-topic:

    NAZI-FASCIO-MACHISMO ON LINE E VIOLENZA SESSUALE

    Oramai da tempo circolano on line argomentazioni arzigogolate che mirano ad attaccare sistematicamente il femminismo e a denunciare un’artefatta sopravvalutazione mediatica della violenza maschile sul genere femminile.

    Questi cripto-fascio-machisti con “psicosi da vagina dentata”, invece di evidenziare la galoppante e subdola “machizzazione” femminile fortemente voluta dalla dittatura tecnocratica (ossia l’ascesa delle “uome” e non delle donne!), se la prendono proprio con il femminismo che attraverso i decenni ha dovuto lottare contro la radicatissima arcaica melma patriarcale e parrocchiale, e contro il millenario condizionamento psichico e culturale delle donne stesse!

    Cripto-fascio-machisti, non vi preoccupate: nessuno vi vuole evirare, tuttavia se una mattina doveste avvertire una “mancanza” agli inguini, non allarmartevi, “i gioielli” non vi sono stati trafugati proditoriamente durante la notte per chissà quale losco traffico d’organi,………….no, entrambe le gonadi, di comune accordo, hanno solo deciso di ascendere fino al sito corporeo che ad esse più si confà nel vostro caso specifico, ossia nella teca cranica al posto dei vostri emisferi cerebrali atrofizzati!

    E nel caso invece voi siate delle emerite teste di quarzo, ecco ciò che fa per voi:
    EELST – Il congresso delle parti molli
    http://www.youtube.com/watch?v=MSsh4nsS1Io

    P.S.:
    Turbe psichiche di tal genere vanno trattate privatamente in altra sede, e non in ambienti pubblici seppur virtuali favorendo e adducendo motivazione ulteriore a psicolabili on line, che covano nell’intimo pulsioni violente contro il genere femminile!

  17. ragazzi, kiedo scusa (sopprattutto a sabi) se utilizzo ancora questo blog x scopi personali.

    il 2 settimane fa avevo scritto su liberacittadinanza 1 articolo ke riguardava la famosa vignetta d vauro su gasparri solo ke me l’han pubblicato solo oggi (meglio ke lo cerchiate col motore d ricerca del sito) s’intitola gasparri vs vauro e santoro

  18. che palle però…ma ALMENO le rubriche specifiche come questa del cinema, dei libri o dei video satirici possono essere risparmiate dagli ot? non se ne può più…possono essere interessanti quanto volete (quando lo sono…) ma sono una capocciata negli zebedei…in più c’è il forum…abbiate pietà!

  19. @marghe

    Ottimo post, sulla Città di Cartone – potrebbe essere il titolo di un film dal titolo “CardBoard” a descrivere un aspetto dell’attuale realtà italiana

    “Centinaia di immigrati in Italia meridionale hanno creato una cosiddetta Città di Cartone, all’interno di una fabbrica in disuso.

    Gli uomini sono tutti in Italia illegalmente e vivono senza riscaldamento, acqua o elettricità.

    Duncan Kennedy ha visitato l’edificio denominato “l’inferno sulla terra” per conto dell’agenzia di aiuti internazionali, Médecins Sans Frontières.”

    p.s.
    non credo che il tuo post sia “decisamente OT”, dopo TRE giorni che MILK sequestra il blog pretendendo l’unicità del tema… ciao!

  20. @ Sabina, Red

    ritengo sia molto poco opportuno che vengano postati sul blogg argomenti a tema molto specifico come quelli su un singolo titolo di cinema, per quanto interessante sia.
    Il risultato, dato anche l’interesse ipertrofico di chi se ne occupa e che mal sopporta chi posta altri argomenti anche più interessanti, come quello postato da marghe, è una specie di -sequestro del blog- sottolineato da tanti stupidi pollici versi intolleranti verso i post “diversi”.

    Credo sia MOLTO MEGLIO che venga aperto un MAIN THEME sul FORUM a titolo CINEMA sottotitolo “riservato brandirali terrone & co”,

    così come esiste il tema MUSICA, o “articoli stampa estera” lanciato da Auryn, od il topic “now reading: cosa stai leggendo?” lanciato da Lilly:
    https://sabinaguzzanti.it/forum/topic.php?id=587

    Si otterrebbero 2 vantaggi:

    – mantenere sempre visibili ed accessibili i topic CINEMA sui titoli di volta in volta postati, anche ai frequentatori del forum

    – evitare argomenti “esclusivi” per quanto interessanti che non interessano tutti e che castrano i frequentatori del blog che normalmente postano le novità interessanti del momento, e che non sarebbero più tali dopo giorni… gran parte della vivacità del blog si basa su questo.

    Saluti a tutti, blog-isti & forum-isti!

  21. ringrazio chi mi ha supportata e soprattutto chi si è interessato al link. la città di cartone si trova a Rosarno.
    mi scuso con chi invece è stato infastidito dal link dei migranti, una riga in tutto, bastava saltarla visto che era annunciata come OT.

    vi saluto e sono.

  22. @marghe
    ciao. non è questione di una riga o due; prima del tuo ot ce ne sono una decina in questo spazio. non capisco perchè usare uno spazio così specifico come la rubrica del cinema..il forum è stato creato proprio per questo, per rendere più leggibili le discussioni nate da un post. tutto qua…

  23. Cara Sabina,
    visito spesso il tuo sito per avere come dire una sensazione di lucidita’ dal momento che sempre piu’ mi sento immerso in questo paese in un abisso.Kafka in confronto era rassicurante.Vorrei condividere con te un particolare stato d’animo.Ieri sera guardavo otto e mezzo.Ospiti: Paola Concia,unica omosessuale dichiarata del pd,ed Alessandra mussolini.Tema della discussione:Le Ronde.Non vorrei soffermarmi sull’assurdita’ di questo dibattito,quanto piuttosto su cio’ che accade al termine del programma.Lilli Gruber domanda alla Mussolini se sia ancora dell’opinione che e’ meglio essere fascisti che froci.La risposta:l’ho detto e non ritratto,con sorriso ironico e autocompiaciuto.Paola Concia “sportivamente” risponde che la Mussolini preferirebbe comunque il fascismo a qualunque cosa.Risata generale,tutti contenti,la cosa “buttata in caciara” come si dice a roma.Mentre osservo con gli occhi fuori dalle orbite,increduli insieme con le orecchie,resto attonito per qualche secondo.Mi chiedo: sono io a non avere sense of humor in questo caso?? o effettivamente e’ aberrante che si possano allegramente fare affermazioni del genere in un programma di informazione e nessuno batta un ciglio,ma anzi si faccia una risata come in osteria tra amici??Ma si’ in fondo ci vogliamo tutti bene!
    Al di la’ del cattivo gusto e della gravita’ dei contenuti…cio’ che mi lascia esterefatto e’ il qualunquismo della cosa.Cerco di vedere la cosa da un altro punto di vista,come dire tentando di conciliarmi col mondo,e mi dico…beh roberto stanno scherzando,sono consapevoli e sdrammatizzano la cosa ridendo:SIGLA.Eppure non mi convinco del tutto,mi dico:quale inaudita e volgare mancanza di responsabilita’.Persino David Letterman facendosi anche lui una risata avrebbe poi con una battuta intelligente ridato alle cose il loro nome.Ma poi in sostanza che vuol dire:meglio fascista che frocio????vorrebbe dire meglio essere fascista che essere omosessuale.Ugualmente potremmo dire:meglio nazista che eterosessuale!!!ma che vorrebbe dire???quindi un’ideologia e’ preferibile a un gusto sessuale????ma di cosa si sta parlando?In altri paesi europei un parlamentare che se ne uscisse con una frase del genere non susciterebbe certo ilarita’.Ma tant’e’,siamo in Italia.Oggi il telegiornale dice che una raccolta di firme autorizza l’imputazione alla famiglia Inglaro di omicidio colposo.A questo punto sono piu’ che convinto di trovarmi in un film di fantascienza.A dire il vero gran parte delle cose che vedo avvenire in questo paese somigliano alla fantascienza.Anche il fatto che non ti sia permesso di fare il tuo spettacolo..Did I drink some poison,that I don’t remember now?(Laurie Anderson).Ti abbraccio e ti mando il mio sostegno.Roberto.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here