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Mafia: Pm Di Matteo,unica matrice dietro minacce a magistrati

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Mafia: Pm Di Matteo,unica matrice dietro minacce a magistrati

‘Qualcuno mira a destabilizzare serenità per il nostro lavoro’ (ANSA) – PALERMO, 22 SET – “I singoli episodi di minaccia ai magistrati dei giorni scorsi vanno letti in un unico contesto, hanno un’unica matrice: attraverso i loro contenuti, la spedizione di lettere anonime anche presso le abitazioni private dei magistrati, attraverso il gesto di posare una lettera anonima sulla scrivania del Procuratore Generale qualcuno evidentemente mira a destabilizzare la serenità necessaria per il nostro lavoro; anche tentando di provocare in noi una sensazione di vulnerabilità, della nostra sicurezza personale e perfino familiare.”. Lo dice in un’intervista rilasciata al Gr1 della Rai il sostituto procuratore di Palermo Nino Di Matteo. “Nell’arco degli ultimi due anni episodi del genere hanno riguardato me e altri magistrati che si occupano con me delle inchieste importanti – aggiunge – .Siamo magistrati che ci siamo imbattuti o abbiamo sfiorato con le nostre indagini il tema del rapporto tra i vertici di Cosa nostra e apparati dello Stato. Non credo che questi episodi abbiano riguardato proprio questi magistrati rappresenti una mera coincidenza – osserva – .Credo che per questo sia ancora piu’ preoccupante l’incrociarsi della saldatura nei nostri confronti di minacce e avvertimenti che apparentemente hanno una provenienza e delle caratteristiche sicuramente diverse: da una parte minacce ed avvertimenti tipicamente mafiosi dall’altra provenienza dichiarata o apparente istituzionale o pseudo istituzionale.” “Credo che nel Paese manchi la consapevolezza diffusa di quanto sia importante continuare a indagare su questi fatti che si sono verificati nel periodo delle stragi di mafia – sottolinea – proprio per far di tutto per evitare che ora e in futuro l’organizzazione mafiosa possa avere delle armi di ricatto nei confronti dello Stato“. “Chiunque abbia un minimo di conoscenza e consapevolezza dell’argomento – osserva – sa quanto in questi casi contino i segnali che si mandano all’esterno e quanto sia pericoloso e dannoso rischiare di diffondere la sensazione di isolamento dei bersagli delle minacce”.

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7 Commenti

  1. felicitazioni. dubito che ci s’incontrerà
    potreste togliermi occhi e mani di dosso per favore?
    grazie del vs nulla,
    sara grassotti.

  2. Tenere alta l’attenzione per fare quadrato attorno al P M Di Matteo e a tutti quei magistrati che, perseverando nell’esercizio “corretto” della propria pubblica funzione rischiano la propria vita ed incolumità, nonché quella dei loro cari, è un’indubbia forma civica di “solidarietà” e “protezione” che rappresenta, per tutti i cittadini “corretti”, un dovere/onere il cui adempimento non può che garantire gli interessi comuni facenti capo a quei medesimi corretti cittadini.
    Altra cosa invece è creare una “bolla” ed ammantare le stragi e gli attentati del 1992/1993 (Capaci, Via, D’Amelio, Via dei Georgofili, ecc.) e la c.d. trattativa che ne è conseguita, di significati storici esagerati amplificandone le conseguenze.
    Gli accadimenti fortemente drammatici di quegli anni sono “Sintomo” (e non certo causa) di una gravissima situazione, di molto, preesistente nel nostro paese.
    credere e voler far credere che così non è, provocando in tal modo effetti “pedagogici” fuorvianti nell’opinione pubblica, può solo derivare da una dozzinale ingenuità o da una cinica (ed altrettanto dozzinale) “STRATEGIA DELL’ATTENZIONE” SUL FILM. cHE DELUSIONE….

  3. @vina ho letto i suoi commenti. lei presuppone che la sua visione dei fatti sia più complessa di quella esposta nel film e lo fa come va di moda oggi senza aver visto il film. trae delle conclusioni che sono fondate solo su preconcetti e si riempie pure d’amerezza. non le sembra un inutile dispendio di energie?

  4. @Sabina, ovviamente non ho visto il film, ma le interviste al riguardo da lei rilasciate, nelle quali lei stessa fornisce la chiave di lettura della sua opera, non lasciano certo “presupporre” il dovuto inserimento (neanche un accenno) della c.d. Trattativa in quel più ampio, pregresso (perché risalente agli anni ’60), ibrido contesto istituzionale, dal quale quella “trattativa anni ’90” deriva. anzi, dalle sue parole mi è parso considerato come un “segmento” a sé stante: dalla genesi alle conseguenze.
    Sarà per Mia disattenzione…? Sarà per via di una sua incompletezza espositiva…? vedremo.
    Intanto cercherò di seguirla con molta attenzione stasera da Santoro.

  5. @sabina la posizione di @vina nasco è condivisibile, coerente ed equilibrata nei toni. pone una domanda legittima dalla cui risposta (quale miglior risposta se non quella dell’autore?) può scaturire la volontà o meno di varcare la soglia del cinema. così funziono io, perlomeno.
    La domanda (alla quale siamo interessati) è la seguente :
    – come in ogni vicenda delittuosa una buona analisi prevede dei presupposti/collegamenti con fatti precedenti. Il valore di un’analisi è dato pertanto dalla bontà e dalla forza di queste ricostruzioni (logiche), che poi stabiliscono le relazioni fra le cose, ovvero le necessarie prerogative per capire, per distinguere. Da questa risposta dipenderà anche la mia scelta di vedere o meno l’opera e spero quella di tante persone cogitanti. sto nel dubbio perché Nell’intervista a v. mollica, in una battuta poco meditata (parere personale), sembri voler giustificare la mancanza di chiarezza della stampa pubblica (quando dici che la negligenza giornalistica è dovuta a obblighi di ‘attualità’). dai sabina, sei scivolata sulla classica buccia di banana,. ma Non sto qui a dilungarmi, attendo una risposta a @vina nasco adeguata al carisma e al blasone che hai meritato (in altre occasioni) di meritare.

  6. In altri termini ti chiediamo solamente un’estensione del principio con cui hai voluto battezzare il criterio promozionale del film, ovvero, ricostruzione, accorpamento degli episodi , quindi anche di quelli precedenti gli anni in questione.

    refuso precedente: “hai dimostrato di meritare”, ma s’era capito lo stesso, vero?

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