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L’ Aquila smantellamento tendopoli

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L' AQUILA SMANTELLAMENTO TENDOPOLI

L’ Aquila smantellamento tendopoli

L’Aquila, oggi vi racconto dello smantellamento delle tendopoli. Ci sono molte ma molte altre cose da dire.

L’Aquila smantellamento tendopoli – Sono momenti molto difficili nell’aquilano. Mi va di raccontarvi qualcosina. Mi perdonerete per la lunghezza e la confusione ma questo velo che impedisce le comunicazioni al di fuori del cratere va abbattuto. In ogni modo.

Oggi vi racconto dello smantellamento delle tendopoli. ci sono molte ma molte altre cose da dire. ma visto che scrivendo mi sono resa conto di aver riempito 2 pagine vi mando la prima parte. ogni commento può fare bene.

>> Guarda il film “Draquila – L’Italia che trema” <<

Il primo problema è il freddo. Tanto temuto è già arrivato prima che ce ne potessimo rendere conto.
Le tendopoli, quelle che abbiamo imparato a riconoscere come quartieri della nuova città si stanno smantellando.
Le modalità con cui questo avviene sono incredibili. Le associazioni che si occupano di difesa dei diritti umano troverebbero molto lavoro se si accorgessero di questo lenzuolo di terra così vicino alla capitale eppure così lontano dagli occhi e dall’attenzione del paese.

Storia esemplare e non unica è quanto avvenuto a Piazza d’Armi. La tendopoli più grande che raccoglie aquilani, quella resa un set televisivo nei primi mesi post terremoto con centinaia di telecamere fissate ostinatamente sulla difficile sopravvivenza dei residenti nelle tende, quella, a detta degli operatori, più complessa per la presenza oltre che di tanti migranti, di disabili e tossicodipendenti, quella più militarizzata, dove entrare era un’impresa impossibile, dove ci hanno proibito di entrare anche per una giornata di sport per non parlare delle numerose richieste di tenere assemblee all’interno o anche semplici volantinaggi, tutte sistematiche negate.
Era un giovedì mattina quando sono iniziate a circolare voci sull’imminente smantellamento del campo. Sembrava uno dei tanti “dice che” che circolano all’improvviso, generati da chissà chi e chissà perché. Poi iniziarono le conferme. Le prime telefonate sono arrivate dagli psicologi che operavano nel campo che denunciavano la richiesta fatta alle loro cooperative da parte della Protezione Civile Nazionale di accompagnare le squadre che dovevano comunicare ai residenti dello smantellamento e del loro futuro. Gli psicologi (quasi tutti) si rifiutano. Placare la rabbia non può e non deve essere un loro compito.
Nel pomeriggio si palesano le squadre. Sono composte da un operatore della Protezione Civile Nazionale, due carabinieri o due della guardia di finanza, in alcuni casi li accompagna uno psicologo. Entrano nelle tende e danno vita ad un breve colloquio con il nucleo famigliare al termine del quale, decidono, chissà in base a quali criteri, la destinazione provvisoria delle persone. Provvisoria perché in attesa dell’assegnazione di case o della ristrutturazione della propria abitazione. Il tutto deve avvenire in 24 ore. A lungo ci siamo interrogati sui motivi di questi tempi. La risposta però l’ho ascoltata proprio da un “volontario” della pcn. “non possiamo dar loro tempo di organizzarsi”. Perché? Per non permettere qualche protesta?
Alcune destinazioni sono accolte favorevolmente dai residenti. La più ambita è la caserma della guardia di finanza, ovvero la sede del G8, ovvero la sede della Direzione Comando e Controllo (Dicomac) organo decisionale della gestione del territorio post sisma, ovvero la sede della Protezione Civile a L’Aquila. Sono tutti i migranti di piazza d’armi ad entrare per primi. Eravamo lì ad osservarli mentre velocemente impacchettavano tutto, caricavano automobili e si avviavano verso Coppito. Tutto accadeva in un silenzio irreale. Sembrava di essere tornati indietro di cinque mesi a quel sette aprile, quando nessuno parlava e smarrimento e paura riempivano l’aria al posto dei suoni. Abbiamo provato a fare qualche domanda a cittadini peruviani o filippini impegnati a riempire le macchine. Nessuna risposta, scappavano via, tenendo la testa bassa.
La caserma ha molti blocchi di edifici destinati ad abitazioni recentemente ristrutturati per ospitare il G8. Non hanno la cucina e quindi si continuerà a mangiare in mensa ma insomma….è una soluzione più che dignitosa sopratutto se paragonata a cinque mesi di permanenza nelle tende.
E ai controlli ci siamo abituati. La gestione delle tendopoli non è stata poi così diversa da quella di una caserma.
Poi sono arrivate le requisizioni degli alberghi della città. Con accordi ancora non troppo chiari con la Protezione Civile si sono requisite il 75% delle stanze di tutti gli alberghi agibili della città, pochi, ma comunque sufficienti per il fabbisogno almeno di questa prima tendopoli.
Piccolo inciso: ma se era possibile fare così, perché queste soluzioni non sono state adottate prima?
Per gli altri le destinazioni sono fuori città, ad Avezzano, Sulmona, Tagliacozzo fra le altre. E qui sono iniziati i problemi e le proteste. Chi quel 6 di aprile ha scelto di restare in tenda ha compiuto una scelta coraggiosa ed incontestabile. Quella di rimanere accanto al destino della loro città. Qualcuno c’è rimasto perchè ci lavora, qualcuno perché c’ha gli animali o un pezzo di terra, qualcuno perché non si è mai allontanato e magari nemmeno se lo immagina com’è che è vivere lontano, qualcuno perché sta terra la ama e se rimane, forse, qualcosa la può anche fare. Andare fuori città ora? Dopo quasi sei mesi in tenda?
Piano piano si inizia a capire come hanno effettuato queste scelte e diviene evidente che il criterio è la produttività. Ovvero, chi ha un lavoro rimane, gli altri, gli sfigati, devono andare via, il tutto entro 24 ore.
Abbiamo seguito storie strazianti ed assurde, come quella della signora Pasqua, 76 anni, sola, mandata ad Avezzano o quella di Luigi ex tossicodipendente in cura presso il sert mandato a Tagliacozzo, anche lui, solo.
Per chi si opponeva alla deportazione la strategia usata non è stata quella della forza, ma una più subdola, più criminale.
Improvvisamente chi per cinque mesi è stato il tuo eroe, colui che ti aiutato e fornito tutto quello di cui avevi bisogno ora cambia faccia. Diventa insofferente ed assente. Le prime cose a sparire sono i bagni chimici, poi le tende che parano il sole. E mentre la polvere si alza per l’esercito che smantella le tende accanto a te sparisce la mensa, il container per i giovani, la tenda servizi, la farmacia ecc..
rimani te, ostinatamente, da solo.
Nessuno, NESSUNO, è lì anche semplicemente a darti informazione. Aumentano a vista d’occhio le forze dell’ordine per timore di chissà che.
Non c’è il comune, non ci sono associazioni di volontario o per i diritti umani, non ci sono giornalisti, non ci sono osservatori.
Ai pochi giornalisti che tentano di entrare l’accesso viene negato e quando ci presentiamo in massa con degli avvocati fanno entrare solo uno, con il tesserino, scortato però dai carabinieri, ottimo metodo per tranquillizzare le persone e farle parlare.

Ora le televisioni dicono che le tendopoli e sopratutto quella di Piazza d’Armi non esistono più. Non è vero. A Piazza d’Armi resistono 38 irriducibili. Senza assistenza, senza cucina, con un solo bagno che fa schifo perché non viene pulito, nel bel mezzo di una discarica che è quello che rimane del campo. All’entrata una decina di carabinieri, non si capisce bene a fare che. Dove sono quelle schiere di volontari venuti in Abruzzo per darci una mano in buona fede? Dov’è la città? Dov’è la comunità? Gli abbiamo dimenticati?

Quello che è successo a Piazza d’Armi si sta ripetendo nelle restanti tendopoli nonostante l’incredulità dei residenti convinti che “tanto a loro non tocca” o che “ci hanno detto che questo campo è l’ultimo.

Pina, una nostra amica, una compagna, è residente al campo di Italtel 1. La scorsa settimana le hanno comunicato la sua nuova destinazione: Castellafiume, nella Marsica a 70 km dall’Aquila. Lei lavora all’Aquila, non ha la patente e due genitori anziani a carico.
Quando l’ha saputo ha deciso di andare ad occupare la sua casa E (con seri danni strutturali) nel quartiere di Santa Barbara. È entrata, ha chiamato noi, i giornalisti e i vigili del fuoco. La polizia è arrivata in un numero spropositato. Hanno bloccato addirittura la strada per ore – importante arteria di collegamento – di fatto bloccando la città. Erano impreparati ad una reazione di un’aquilana. Evidentemente non se lo aspettavano.
Ha esposto uno striscione dal suo balcone: L’Aquila – Castellafiume 70 km di vergogna.
Chiedeva un incontro con qualcuno della Protezione Civile Nazionale. Non si è mai presentato nessuno.
Pina è uscita di casa dopo 8 ore. Le hanno assicurato la revisione della destinazione, garante un politico locale.
Con le buone maniere qualcosa si ottiene.

Sara Vegni

>> Guarda il film “Draquila – L’Italia che trema” <<

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11 Commenti

  1. come commentare la situazione in Abruzzo oggi? certo la bacchetta magica non ce l’ha nessuno..ma l’operato di questo governo è stato semplicemente vergognoso. si stanno servendo della situazione abruzzese per una sorta di “esperimento sociale”, in cui il sadismo, il menefreghismo, l’opportunismo sono le direttive principali. Ogni cosa che leggo proveniente dai campi mi riempie di orrore e sgomento e mi dico: “possibile che tutto ciò stia accadendo in Italia nel 2009?” non lo vivo direttamente, ma mi sembra un incubo…figurarsi per tutte le migliaia di persone che ancora dopo 6 mesi vengono trattate in questo modo…se ci fosse l’informazione adeguata, credo che si formerebbe un esercito di “liberazione” a soccorrere la popolazione abruzzese, prigioniera dell’imbecillità del governo in primis, e di coloro che l’appoggiano indirettamente col silenzio, con l’ignoranza. Ripeto, non che ci siano le soluzioni magiche a portata di mano, ma infierire così e vantarsi di aver gestito il terremoto con successo è inaccettabile! ..e Vespa-siano che è pure abruzzese…ma come si fa a fare informazione in quel modo? ma un minimo di pudore non ce l’ha sta gente? credo proprio che gente come vespa-siano non abbia un’anima, è solo un agglomerato di cellule andate a male..e se il nano non passa l’autunno (come spero) abbandonerà la patata bollente e dirà: “avete visto? non mi hanno dato tempo per sistemare tutto come stavo già facendo…” ci scommetto che dirà così o peggio ;-(

  2. Eppure la plebe italica rimane convinta che il ducetto mafioso abbia, con gran decisionismo, risolto al volo il problema del terremoto in Abruzzo.
    Cosa possono le forze della natura, i vulcani, i terremoti, i meteoriti, gli tsunami, i fulmini, la grandine e l’invasione di rane e cavallette contro la ferrea volontà del duce?
    La plebe italica, la folla amorfa che si specchia e si rispecchia nel mondo delle televisioni del nano, rimane convinta che ci voglia un duce per risolvere i problemi e far tacere i malumori e i disfattisti.
    La plebe italica vuole un regime?

    È un quesito imbarazzante. Quando c’è un regime, la plebe è l’ultima ad accorgersene.

  3. E QUESTO ENNESIMO SCEMPIO DI DIRITTI CIVILI VA AD AGGIUNGERSI A TUTTA LA SCHIERA DI SINTOMI IN UN PALESE QUADRO DIAGNOSTICO NAZIONALE:
    MALATTIA MORTALE PER L’ITALIA, CONCLAMATA DITTATURA TEO-TECNOCRATICA!

    MA IL TEMPO UTILE PER REAGIRE EFFICACEMENTE SI STA ESAURENDO CON SPAVENTOSA RAPIDITA’!

    ITALIA COGLIONA, INSORGI CONTRO QUESTA FECCIA!

  4. li riposto.. giusto infinintesime tracce d’immagini inerenti, che vale la pena portarsi dietro in favore della memoria..

    Piazza d’Armi. Tensione e proteste nella tendopoli
    http://www.youtube.com/watch?v=zwTDdZyz8gs&videos=i6FR5-QTIaM

    Dietro i lustrini di porta a porta
    http://www.lalternativaisaia.blogspot.com/2009/09/dietro-i-lustrini-di-porta-porta.html

    22/09/2009
    LA SCOSSA, LE TENDE, LE CASE
    di Silvia Resta
    http://www.la7.it/approfondimento/dettaglio.asp?prop=reality&video=30919

  5. Il tutto fa molto schifo. Ammiro il comportamento dei colleghi psicologi,(quei quasi tutti) che si sono rifiutati di accompagnare le forze dell’ordine. che se la vedessero da soli, visto che fanno tanto i gradassi.

  6. Come se questa povera gente non avesse già sofferto abbastanza…
    Oltre la consegna delle casette, che ricordiamo sono state costruite dai volontari del trentino e finanziate per la maggior parte dalla croce rossa (il governo non c’entra nulla), per la ricostruzione vera e propria non si è fatto niente. Se giri per l’Abruzzo ti rendi conto che tutto è uguale se non peggio, l’intento è quello di sradicare gli abruzzesi spostandoli dalla propria terra di origine e trasferirli chissà dove.
    Vorrebbero farci credere che l’emergenza case in Abruzzo sia finita o che comunque sia a buon punto e allora che fanno? Smontano le tendopoli così chi non può vedere con i propri occhi le reali condizioni di quelle persone, può pensare davvero che tutto sia finito…

    http://www.youtube.com/watch?v=i4pstGoHXCE

  7. Abbiamo il coraggio di chiamarla con il suo nome: deportazione.

    da http://www.3e32.com/main/?p=1805

    NO ALLO SPOPOLAMENTO, NESSUNA DEPORTAZIONE!

    I VOSTRI ERRORI NON LI PAGHIAMO:
    TUTTI i cittadini debbono restare e ritornare nel territorio.

    J TE L’ERO ITTU A MAGGIO (te lo avevo detto a maggio).
    Se ci avessero ascoltato, i MAP sarebbero stati messi a maggio e le case sfitte già requisite e assegnate. Oggi saremmo tutti nella nostra terra fuori dalle tende e dagli alberghi. Si sarebbero risparmiati milioni di euro utili per la ricostruzione delle NOSTRE CASE

    LE VOSTRE DELIBERE NON FUNZIONANO:
    un censimento non è un bando, le graduatorie vanno pubblicate cosi come “quel gioiello” di algoritmo per la selezione

    SENZA LAVORO NON SI RIPARTE:
    Blocco dei licenziamenti, zona franca nel cratere e piano strategico della ricostruzione

    BASTA CON LE DECISIONI SBAGLIATE SOPRA LE NOSTRE TESTE:
    noi cittadini vogliamo essere attivi e protagonisti della ricostruzione del nostro futuro. Regione e Comune non possono decidere senza consultare i cittadini. Adesso veramente basta, serve partecipazione, da soli sbagliate troppo

    DALLA NOSTRA TERRA NON ANDIAMO VIA!

  8. Questa bella notizia mi era sfuggita ma adesso c’è l’inno che la diffonde:
    Silvio Berlusconi candidato al nobel per la pace c’è un comitato della libertà che lo sta sostenendo, hanno girato uno splendido video queste le parole della canzone:
    “L’Abruzzo si risveglia incredulo, la neve e il sole che si incontrano e la tua mano è qua, c’è un presidente sempre presente”.
    Aquilani..ancora sfiaccate?

    C’è un sorriso con attorno un premier che vi ama cosa volere di più?

    http://www.youtube.com/watch?v=Lfd2sF_VsNc

    ho fatto molta troppa fatica a rispettare la regola del blog che impedisce le bestemmie..

  9. Una delle vignette di Vauro, stasera ad Annozero, era su due giornalisti, che speravano che la libertà di informazione non arrivasse mai, perché, in tal caso, avrebbero dovuto cambiare mestiere. Calza a pennello con questa situazione.

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