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Io non tratto. Intervista a Don Luigi Ciotti (Libera)

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Don Ciotti Libera trattativa

>>Guarda il film “La Trattativa”<<

Io non tratto. Intervista a Don Luigi Ciotti (Libera)

Per la prima volta in un racconto cinematografico, La Trattava, le decisioni, gli eventi, le nefandezze che hanno fatto si che l’Italia di oggi, sia l’Italia di oggi. Video

“Questo leggiamo sull’Agenda Rossa, che se le istituzioni in quel momento cruciale, avessero deciso di convivere con le mafie, la democrazia si sarebbe paralizzata, la corruzione non avrebbe avuto più freni, le nostre energie sarebbero state prosciugate, saremmo stati costantemente derubati ed umiliati”

Intervista a Don Luigi Ciotti, fondatore di “Libera“.

Sabina Guzzanti: <<C’è una relazione tra i fatti avvenuti nel 92 e la realtà che stiamo vivendo?>>

Don Luigi Ciotti:
 <<Io questo non lo so, so solo che invece di fare polemiche, tutti, ma proprio tutti, dobbiamo metterci in gioco, ognuno a proprio modo, con il proprio ruolo e la propria responsabilità, anche noi come cittadini, per chiedere la verità, punto e basta.>>

>>Guarda il film “La Trattativa”<<

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8 Commenti

  1. “E’ una cosa vergognosa che non voglio commentare. Preferisco ricordare chi sono Riina e Bagarella: sono quelli che hanno ammazzato non solo Falcone e Borsellino, ma decine di agenti e uomini dello Stato. Chi difende i diritti di queste persone?”. Maria Falcone, sorella del magistrato ucciso dalla mafia e presidente della Fondazione Falcone, commenta così all’Adnkronos il tweet di Sabina Guzzanti, nel quale l’autrice del film sulla trattativa Stato-mafia esprime solidarietà ai boss per la sentenza della Corte d’assise di Palermo che vieta loro di assistere all’udienza del Presidente della Repubblica.

    “Quali sono i diritti di Riina e Bagarella che bisogna difendere? Si difendono i diritti di queste persone e non quelli dei magistrati che hanno emesso la sentenza, quelli del Capo dello Stato e dello Stato che rappresenta. E’ una cosa obbrobriosa, per la quale non bastano gli aggettivi dispregiativi”. Ma sul film di Guzzanti, nelle sale in questi giorni, Maria Falcone preferisce non fare commenti: “Non lo ho visto perchè non potrei mai guardare qualcosa che mi ricorda Capaci e comunque diciamo che non parlarne è il più grande dispiacere che possa darle”.

  2. sono i diritti di ogni imputato. loro sono i mafiosi, noi siamo quelli civili in teoria. il fatto che non assistano può annullare l’intero processo.. a noi interessa arrivare alla verità giusto? perchè come avrai sentito dire le stragi le ha fatte la mafia ma non da sola. approfondisci di più e indignati per quello che c’è davvero di grave in questa storia

  3. Ciao Sabina,
    Anch’io chiedo la verità sulla morte misteriosa di un mio collega, trovato impiccato dentro IL centro Enea della Casaccia dove lavoro. I molti punti oscuri della vicenda non sono stati mai svelati da nessuno ed io per aver avanzato dei legittimi dubbi sulla sua morte sono stato letteralmente minacciato. http://www.lultimaribattuta.it/2664_baby-squillo-lelettricista-trovato-impiccato-sapeva-qualcosa-che-non-doveva-sapere
    La mia denuncia ai carabinieri è stata, credimi, insabbiata.
    Questo è un Paese malato, marcio, corrotto sin dalle sue fondamenta e trae la sua origine molto prima del 93 , probabilmente dalle stragi di piazza Fontana, del treno italicus , della stazione di Bologna. Resistiamo sabina, non dobbiamo mollare per non dargliela vinta.
    Ciao Arturo

  4. Mi arrendo. perché non mi risponde signora Sabina? Mi concede anche tramite messaggi in privato sulla pagina di facebook tre sole domande veloci e dirette? grazie. 😉

  5. L’esclusione della presenza degli imputati alla deposizione del capo dello Stato nel processo sulla trattativa Stato-mafia non lede il diritto di difesa. Al Quirinale la Costituzione riconosce infatti una «immunità che di per sé impedisce la presenza degli imputati alla deposizione del capo dello Stato.
    E poi c’è modo e modo d’esprimersi…

  6. Il timore che il processo possa risultare nullo non è certo peregrino.
    Interessante questo articolo in proposito.
    http://www.nuovaresistenza.org/2014/10/10/processo-stato-mafia-si-rischia-lannullamento-il-caso-napolitano-uccidera-lindicibile-verita-international-business-times/

    Il diritto di cui si parla per gli imputati è sancito dalla Costituzione.
    Ma il fatto di riconoscere un diritto non significa affatto approvazione.
    Nessuno vuole difendere mafia e mafiosi.
    E se si vuole che questa volta, a differenza di tantissimi altri processi su stragi di Stato, si raggiunga la verità, non ha alcun senso rischiare L’annullamento.
    Citiamo un passo di Enrico Bellavia:
    ‘La politica rivendica la necessità di riappropriarsi di uno spazio che ritiene di aver colpevolmente lasciato ai magistrati ma ha avuto modi e tempi per esprimere il proprio giudizio su ciò che è accaduto prima, durante e dopo le stragi. Lo ha fatto? Ha utilizzato tutte le leve in suo possesso per aprire una stagione di chiarezza? Non risulta. Più comodo intervenire sul processo, evocando a sproposito categorie come il bon ton o il tatto istituzionale, che esercitare fino in fondo le proprie prerogative. Tra queste non risulta che ci sia quella di interferire con il codice mentre questo viene applicato. Lo ha già fatto nel ventennio che ci siamo lasciati alle spalle. Anni di regole stravolte per assicurare l’impunità di pochi o di uno solo. Ora a scandalizzare la politica non dovrebbe essere il fatto che un Riina e un Bagarella possano assistere alla testimonianza di un uomo di Stato in un processo condotto da altri uomini di Stato, quanto semmai che si debba passare per la stretta porta di un’aula di giustizia per conoscere una qualche verità sulla nostra storia che a parole tutti reclamano. Lasciando poi che siano sempre e solo i magistrati a cercarla.’

  7. Se si chiedesse a qualunque italiano qual è secondo lui il motivo per il quale dopo anni di attentati la Mafia ha smesso di far sentire la sua voce di tritolo solo una manciata di mesi dalla morte di Falcone e Borsellino la risposta, nella maggior parte dei casi, sarebbe una delle seguenti: perché la mafia ha vinto, perché la mafia è ormai è iniettata nello stato, perché la mafia non ha più bisogno di urlare.
    Sabina, hai preso per mano il pubblico tentando di dargli il coraggio di abbassare le difese del silenzio mostrandogli cosa è accaduto e come la criminalità è riuscita a inserirsi nelle vene della nostra Nazione. Con La Trattativa ci poni davanti a un doveroso ripasso di verità, scuote il nostro sonno senza la presunzione di svegliare nessuno ma con l’auspicio che l’incubo, con ironia e sarcasmo, possa quantomeno dare alle certezze cementate dal bisogno tutto italiano del quieto vivere, la dignità di un ragionevole dubbio.

    Bellissimo a mio parere il fatto che sia stato girato tutto in un teatro di posa dove attori bravissimi come, Ninni Brushetta e Maurizio Bologna, sono stati chiamati a interpretare piccole parentesi della crudele storia contemporanea e giudiziaria dell’Italia come se, paradossalmente, la finzione fosse più recepita della realtà, unendo performance quasi paradossali, come paradossale sa essere solo il recente passato dello stivale, a immagini di repertori e in un puzzle dove tutto torna, tranne la giustizia.

    Sommersa da emozioni e mi unisco (nel mio piccolo) alla ricerca della verita’.

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