Home Politica Internet, parliamone…

Internet, parliamone…

CONDIVIDI
sabina-guzzanti-trasmissione-web-internet

Internet, parliamone…

Prima di andare avanti con Castells (penso che in futuro ve lo proporrò in modo più sintetico e fruibile sennò non finiamo mai), forse è opportuno che spieghi da dove nasce questo interesse e cosa vado cercando.

Cerco di capire internet come sistema di comunicazione, di sfatare dogmi che non ci aiutano e di attrezzarmi a capire come usarlo bene.

Quando appare internet sembra destinato a cambiare il mondo, e lo cambia senz’altro.
Cambia radicalmente il nostro modo di pensare, di apprendere, di agire e anche di fare politica.
Cambiano i concetti di tempo e spazio, si tratta quindi di un cambiamento radicale, ma davvero è un cambiamento che automaticamente rende la società più democratica, più libera e giusta per tutti?

Essendo ancora un terreno inesplorato se non da elites di studiosi, circolano molte false convinzioni che si traducono in propaganda.

Ora siamo in una fase in cui dopo avere ingenuamente idealizzato un mezzo, che come mezzo può essere ovviamente usato per manipolare come per crescere, per informare come per disinformare, per distruggere o per creare, ora emergono le prime visioni critiche. Critiche fatte come si fanno sempre da sinistra: poteva essere invece è diventato… è un mezzo gestito dalle solite corporation che ci controllano e manovrano meglio di prima.

Ma internet c’è come prima c’è stato il cellulare, la tv, il cinema, la fotografia, il treno, la ruota, il fuoco.
La tecnologia ci cambia, e ragionare sui possibili cambiamenti ci permette di scegliere.

Castells è uno dei primi e senz’altro maggiori studiosi del fenomeno sotto tutti i punti di vista (che io sappia è d’obbligo aggiungere) ed è fondamentalmente positivo su internet. Altri sono più pessimisti.
tra quelli più critici c’è il mio documentarista preferito Adam Curtis

la sua tesi in sintesi estrema, è che dalle teorie cibernetiche, che sognavano un mondo governato dalle macchine, si sia arrivati ad internet che ci trasforma di fatto tutti in componenti di una macchina. E che internet venga vissuto in modo dogmatico nella convinzione che questa macchina non possa che servire al nostro bene, che sia un’illusione il convincimento che porti più democrazia e partecipazione.

Curtis lavora per la BBC e una paio di anni fa ha realizzato una serie di tre documentari intitolata:
All Watched Over by Machines of Loving Grace (TV series). i sigoli episodi si intitolano:
1)Love and Power
2) he Use and Abuse of Vegetational Concepts
3) The Monkey In The Machine and the Machine in the Monkey

a presto

sabina

Commenta questo post

24 Commenti

  1. fa piacere trovare persone come te che si propongono per il bene della gente anche con la condivisione di pensiero che ci hai proposto.

  2. Quasi tutte le innovazioni tecnologiche vedono un passaggio dall’iniziale diffidenza, alla scoperta e all’esplorazione. Segue la sbornia, quindi qualcuno inizia a sollevare critiche e dubbi.
    Spesso da qui le posizioni divergono: chi continua nella idealizzazione, e chi ne vede solo le negatività.
    Crediamo che prima di tutto la tecnologia, e quindi internet, sia un mezzo, e che sia necessario scindere il mezzo dal messaggio, dal fine. Internet, come tutti i mezzi, può essere utilizzato in modi e per fini diametralmente opposti. La rete ha sicuramente velocizzato, capillarizzato e globalizzato sia l’informazione, che il modo di trasmetterla, la comunicazione e le interazioni tra le persone.
    Qualsiasi tipo di informazione giunge ai quattro angoli del mondo, spesso senza alcun filtro, e senza che chi sta dall’altra parte dello schermo abbia gli strumenti adeguati per discernere.
    Questa diffusione delle informazioni e delle interazioni, creando una sorta di ‘villaggio globale’, diffonde l’idea che sia possibile costruire una società dove tutti possano esprimersi e contribuire attivamente allo sviluppo della democrazia.
    Non sappiamo se questa sia solo un’illusione, come sostiene Adam Curtis. Allo stato attuale delle cose, ci sembra che esistano ancora delle ampie fasce della popolazione escluse da questo esercizio di democrazia. Escluse per esempio a causa dell’età, della situazione economica, della situazione geografica. Per ora siamo più vicini ad un’oligarchia…anche se piuttosto numerosa.
    Consideriamo però la cosa in evoluzione. Una sorta di ‘non ci siamo…ancora’. Comunque vedremo presto il docu, poi ti faremo sapere se ci ha convinto 😉

  3. ottima scelta di argomenti… ti seguo ogni volta con rinnovato interesse…!
    in relazione all’argomento, ti segnalo anche la visione in un certo senso “pessimista” di morozov…
    personalmente, credo che internet sia uno strumento che, come tale, può essere utilizzato bene o male… ciò che occorre, sempre secondo il mio modesto avviso, è una cultura democratica, un potere non “malato” (se così si può dire)… ed un “risveglio” dei cittadini innanzitutto.
    e tu, continua a darci la sveglia!!!

  4. DE andre’ aveva capito tutto molto prima di internet. segnalo il libro di Howard rheingold, NET SMART, uno degli “anziani” di internet, che propone una visione critica e finalizzata all’educazione di come usare bene la rete. ovviamente e’ americanamente ottimistico ma non in modo acritico.

  5. carissima sabina e amici del blog, seguo con molto interesse i post su questo argomento. ho studiato le teorie di castells nel 2003 e sono rimasto tanto impressionato che chiesi di scrivere la tesi sull’identita socio-politica degli hacker. in quell epoca girava anche un bell libro di pekka himanen e linus torvalds sull’etica hacker che spiega in poche parole gli effetti sulla prima comunita’ a sperimentare internet, ossia quelli che l’hanno materialmente costruita. Adesso sono passati dieci anni e ancora sto riflettendo su che direzione ha preso ma in generale ho la sensazione che dipenda molto dalla nostra immaginazione. nel senso che una volta capite le caratteristiche intrinseche dello strumento l’uso dipende dalle intenzioni e le proiezioni di se stessi nel futuro. per cui benvenga un po’ di dibattito sul tema e da parte mia fra utopia e distropia punto sulla prima! Ora mi vedo il video.. ti saluto

  6. @tutti gli appassionati vi invito se ne avete voglia a scrivere post sul tema soprattutto se l’avete studiato. io di libri la leggere ne ho fin troppi. se volete sintetizzare qualche testo anche a grandi linee, esponendo la tesi di fondo, possiamo dare vita a un vero dibattitto/gruppetto di ricerca. sarebbe un uso di internet nella direzione che ci auguriamo

  7. Sul fronte degli ottimisti segnalo uno dei vecchi di internet, Howard rheingold, con il libro net smart che affronta con pragmatismo americano il tema dell’educazione critica a internet. ho visto i tre documentari di adam Curtis e sono stimolanti per la carrellata di idee e personaggi, ma la tesi complessiva e’ debole, anche perché semplifica teorie scientifiche senza citare esplicitamente quella del caos che e’ probabilmente quella piu’ ricca di implicazioni (non semplicistiche) per capire come funzioniamo. sull’uso politico e sociale delle idee e delle teorie del secolo scorso invece, un sacco di stimoli interessanti.

  8. ogni mezzo di comunicazione ha una sua unicità… il cinema ti consente di provare delle emozioni quasi oniriche… il libro ti consente di viaggiare con la fantasia e di concentrarti come nient’altro, la tivù permette la diretta, ossia di assistere a distanza ad un evento nel tempo irripetibile in cui avviene

    internet è quello che ti consente la maggior interazione (anche se mediata e regolata entro parametri stabiliti da altri) ma è anche il più irreale, è quello che ti permette di costruire identità finte, in cui le informazioni possono essere così ridondanti da annullarsi, in cui tutto è una citazione di qualcosa preso a prestito dagli altri mezzi di comunicazione o arti (fotografia in primis)

    diciamo che forse nell’evoluzione dei mezzi di comunicazione, dalla lingua, alla scrittura, alle arti, si assiste alla nascita di mezzi di comunicazione che sempre di più tendono a inglobare i precedenti e a diffondersi sempre di più (vedi cellulari) ma a scapito della realtà fisica

    con più internet e il computer inglobano non solo letteratura, musica, pittura, fotografia, ma anche relazioni sociali, politiche con più trasportano il tutto, assieme alla nostra consapevolezza, in uno spazio non fisico, in una simulazione

    problemi?

    1) la deconcentrazione dalla fisicità

    2) distrazione dall’intuizione

    secondo me l’intuizione passa attraverso esperienze vissute fisicamente in prima persona (anche nella lettura uno schermo mutevole non da l’idea della permanenza e realtà di parole incise su un supporto fisso)
    _____

    sorry nun ce l’ho fatta ha guardare il docu attentamente causa l’inglish ostico e lo spanisc ugualos 🙂

  9. vantaggi?

    la quantità di informazioni e relazioni possibili, la velocità di comunicazione e il fatto che rende maggiormente consapevoli della relatività dei punti di vista e dell’importanza delle fonti…

  10. volevo segnalare che questo sabato al Valle teatro di Roma si parla di:

    internet bene comune o cattura e sorveglianza dell’intelligenza collettiva?
    Un appuntamento da non perdere con alcuni dei maggiori esperti di internet per fare il punto su una questione che ci riguarda tutti e che diventa sempre più centrale nella ridefinizione dei diritti, dei beni comuni e della democrazia.

    CON
    Evgeny Morozov ● Franco Berardi Bifo ● Stefano Rodotà ● Carlo Formenti ● Jérémie Zimmermann ● Federico Primosig ● Maurizio Lazzarato ● Smari McCarthy ● Francesca Bria ● Costituente Dei Beni Comuni ● Laboratorio Acrobax ● Partito Pirata Islandese ● Movimento Passe Livre Brazil ● La Citizen Foundation Islandese ● Movimento 5 Stelle ● Il M15 Spagnolo

    inizia alle ore 15 e questo dovrebbe essere il link

    https://www.facebook.com/events/368230909974326/?ref=notif&notif_t=plan_user_invited

  11. grazie elena per la segnalazione al valle io purtroppo non sarò a roma. sarebbe bello se ci facessi un resoconto:)
    grazie a davide anche se no ho capito che ci doveva entrare la teoria del caos nei docu di adam.
    oggi spero di riuscire a scrivere un altra puntata.

  12. carissima Sabina, sono una docente universitaria e mi occupo anche per interesse personale oltre che professionale di meccanismi di apprendimento. Ti segnalo che nella letteratura di riferimento, sintetizzo estremamente, sono al momento aperte due teorie contrapposte: la prima, internet ha cambiato i meccanismi di apprendimento, ed è teoria di coloro che pensano che l’ambiente e la cultura influenzino il pensiero in maniera prioritaria. La seconda: internet resta uno strumento esterno, mentre i meccanismi di apprendimento sono mentali e dunque non possono essere determinati dalla cultura (influenzati sì, ma non in maniera prioritaria e determinante). La conseguenza di questa teoria che, avrai capito, è assai positivista è che internet ha diminuito la potenzialità di apprendimento e quindi di critica degli individui, specie se questi non hanno conosciuto prima una formazione di tipo tradizionale (cartacea, lineare e non multimodale). Gli argomenti a favore dell’una e dell’altra teoria sono molti e tutti legittimi, ma non mi voglio dilungare. se questo mio piccolo contributo può interessare, vado avanti. Un carissimo saluto

  13. certo che mi interessa, ci interessa. grazie. come internet cambi i processi cognitivi e di apprendimento è fondamentale. se ti va di scrivere un articolo più articolato:) lo pubblichiamo come post. secondo curtis, il documentarista di cui parlo, quelli più positivi su internet partono dall’antesiasmo per le scoperte genetiche. quindi derivano da quelli che pensano che la nostra memoria interna sia più forte dell’ambiente e della cultura. non so se è in contraddizione con la tesi che riporti. probabilmente è solo la forma troppo riassunta che fa sembrare le due cose contrapposte

  14. ciao Sabina

    dopo il tuo flop con un due tre stella su la7 che non veniva guardato nemmeno da mezza luna….

    vedo che ti sei rifugiata nel blog

    del resto voi maestri della satira prima vi lamentate delle censure
    poi quando vi vengono dati spazi sui media dimostrate tutta la vostra qualita’

    come disse giustamente fiorello tempo fa’

    fai tristezzA

  15. ciao r4m4rr0 per tua informazione questo blog non è un rifugio nato da un flop come lo chiami tu, questo blog esiste dal 2003. l’ho aperto dopo la chiusura di riot. ha una storia lunghissima per essere un blog italiano. cerca di darti un tono quindi per quanto la firma sia anonima, fai comunque una brutta figura

  16. bon soir – qui la vostra reporter dal Valle!

    premetto che sono arrivata un po’ in ritardo e sono andata via un po’ prima e che ogni tanto la mia attenzione ha vacillato (specie quando il dibattito ha virato sul filosofico o sul tecnico).

    Proverò a sintetizzare, tra le cose che ho capito, quelle che più mi hanno colpito . Sicuramente è stato detto molto di più di quello che leggerete qui, ma meglio che niente.

    FRANCO BIFO direi proprio che lo possiamo mettere tra i pessimisti. Ha parlato della Corea del Sud, il paese col più alto tasso di connettività al mondo, come di un territorio fisico e psichico devastato dalla SAmsung. Ha detto che in Corea 8 persone su 10 camminano per strada orientandosi con la mappa invece che guardarsi intorno (questa cosa mi ha shockato molto, ho pensato che i coreani si perdono le facciate dei palazzi ma anche gli occhi delle altre persone).
    La Corea del Sud, oltre a essere il paese col più alto tasso di connettività al mondo, è anche il paese col più alto tasso di suicidi al mondo. Stanno al 28%, mentre Ungheria e Giappone (rispettivamente al secondo e terzo posto per tasso di suicidi) viaggiano su un 17%. Un bel dislivello dal 28% della Corea, che solo dieci anni fa aveva un tasso di suicidi dell’11% e nell’81 addirittura del 6.4%.
    (si vede che qui ero all’inizio della conferenza, prendevo tutti i dati)
    C’è quindi un legame tra connettività e infelicità, si chiede Bifo? (non credo abbia usato la parola infelicità, ha sicuramente detto tasso di suicidi). La risposta è sì, c’è un legame.

    JéRéMIE ZIMMERMANN ha elogiato Edward Snowden e il lavoro che ha fatto. Ha insistito sull’importanza dei software liberi, ha parlato di criptografia (spero sia il termine italiano, parlava in inglese), ha detto che le chiavi (le keys) devono averle solo le persone che vogliono comunicare, e che però non è facile capire le keys.
    Molti attivisti usano skype pensando sia sicuro, ma è un’illusione!
    Abbiamo la tecnologia che ci controlla ma anche il controllo della tecnologia.
    E ha concluso dicendo che forse, dopo questo eccesso di iperconnettività, forse dovremmo imparare cosa significa essere per un attimo sconnessi.

    MAURIZIO LAZZARATO ha citato l’uomo economico di Foucault. Ha detto che l’uomo economico è una superficie di contatto, un’interfaccia tra l’individuo e la governabilità. L’uomo economico non è l’individuo.
    UN esempio di interfaccia è quella costruita dai sondaggi o dall’auditel. Queste cose hanno a che fare con l’individuo ma non sono l’individuo. Il mondo è fatto di interfacce. Lo spazio pubblico non è costituito dai cittadini ma dalle interfacce. E questo è tremendo! Bisogna trovare uno scarto collettivo per uscire da questa cosa, non si può uscire in maniera individuale. Per esempio in Spagna si sono rifiutati di andare a votare in massa.
    Il liberalismo è lo squilibrio permanente se lo si lascia funzionare.
    Ci sono degli spazi però, possiamo non farci assorbire completamente. Questa possibilità deve essere politica, altrimenti è la catastrofe.

    A questo punto il MODERATORE si chiede come è possibile immaginare pratiche del comune, e quanto sono ancora utili queste pratiche. I movimenti nati intorno a internet per contrastare per esempio l’ACTA (la legge sul copyright) hanno dato luogo a una rivolta mai vista prima, e hanno vinto.
    Questa esperienza può far riflettere su quali forme di organizzazione si possono iniziare a intravedere.

    FRANCO BIFO: Non c’è più nessuna difesa possibile dell’umano, non credo ci sia più niente da fare.
    “Power is making things easy” è una frase che Bill Gates scrisse a un linguista (Thomas qualcosa) . Significa che in condizioni di complessità la folla seguirà l’interfaccia di semplificazione. Cioè si va in discesa. Ci si può ovviamente opporre ma è inefficace riguardo al processo evolutivo nella sua interezza.
    Sempre Bifo: Io personalmente partecipo alle battaglie di difesa della democrazia e per la libertà, ma le considero andate. Più che difendere la costituzione dobbiamo porre le basi per la costruzione di un’autonomia.

    LAZZARATO: Il potere riesce a trovare strumenti di governabilità. Il mondo moderno si basa sul rimborso ai creditori e sulla riduzione di servizi e salari, con cui rimborsare i creditori. E funziona. E’ una semplificazione.
    I soldi sono un dispositivo di potere.
    Il capitalismo tende al disequilibrio totale permanente.

    BIFO: La democrazia non ci aiuta perché si andrà in discesa (->semplificazione)

    (QUi hanno virato sul filosofico, sui concetti di uomo e macchina. Ho sentito la parola post strutturalismo.)

    ZIMMERMANN ha anche parlato di una tecnofobia di fondo nelle persone, un blocco psicologico per cui la gente non sa, considera complicata una determinata cosa, e quindi delega. insiste ancora sull’importanza del software libero.

    Dal pubblico un AVVOCATO interviene dicendo che fra un mese entrerà in vigore una legge che permetterà in 48 ore la cancellazione automatica dei siti internet per motivi (se ho capito bene) di non rispetto del copyright. Accusa gli oratori di non aver parlato di questa normativa. Dice che non ci sono enti o associazioni che cercano di contrastarla e propone di passare dalla teoria alla pratica per tutelare internet come bene comune.

    BIFO sostiene che sia una battaglia persa, tanto le masse imboccheranno la discesa.
    (è proprio pessimista Bifo)

    ZIMMERMANN torna di nuovo sull’importanza del free software dicendo che i finanziamenti pubblici devono finanziare i software pubblici.

    BIFO dice che alla parola FREE software (software libero) preferisce la parola AUTONOMOUS (autonomo) ovvero la capacità del contenuto di costruire una forma adeguata alle sue qualità.

    – FINE PRIMO PANEL –

  17. – SECONDO PANEL –

    STEFANO RODOTà: parto da “non c’è niente da fare”, come dice Bifo.
    Non sono sorpreso da ciò che ha detto Snowden (in merito alla sorveglianza pervasiva di massa operata dalla National Security Agency americana (NSA)). Dovevamo saperle quelle cose. Io ho negoziato con gli Stati Uniti anche prima dell’11 settembre insieme ad altri garanti della privacy. Perché pur conoscendo tutti nulla è avvenuto e abbiamo dovuto aspettare Snowden?
    C’è una inadeguatezza delle analisi e una inadeguatezza delle politiche.
    Ha citato il libro “Orwell in Athens”.
    La cosa grave non è che si prendano i tuoi dati, ma che costruiscano la tua identità: tu sei quello che google dice di essere! Non è più: “io sono quello che IO dico di essere”.
    E’ una questione di libertà.
    viene dato allora un apparente empowerment ai soggetti, per esempio viene consentito loro di rivelare solo una parte delle informazioni a seconda del tipo di servizio cui uno si connette, e non tutte le informazioni. Ma non posso passare la giornata a controllare la mia identità su internet!
    Ecco che vendere i propri dati è come vendere i dati genetici. Non si tratta più della privacy della persona, ma della privacy dell’apparato tecnologico di cui mi servo.
    Macchina come persona. Così come è vietato vendere le proprie parti del corpo è vietato vendere i propri dati su internet.
    Serve un dibattito pubblico.

    SMARI Mc CARTHY ha messo a confronto le armi nucleari e programmi quali Tempora, Prism o Boundless Informant (programmi segreti di sorveglianza elettronica)
    Mentre le prime sono in numero finito e possono essere smantellate, così non si può dire di questi ultimi, che possono essere copiati un infinito numero di volte, e non si sarà mai sicuri al 100% che siano stati distrutti.

    Si è parlato anche di una possibile Magna Charta di internet.

    Dell’intervento di MOROZOV non ricordo niente se non che a un certo punto il signore che era seduto di fianco a me si è alzato in piedi e ha urlato che tutto quello che stava dicendo era falso. La moderatrice ha detto che si potevano fare domande alla fine, ma che non era un dibattito in cui uno poteva intervenire cosi’ senza prenotarsi.

    – FINE SECONDO PANEL –

    ero parecchio già stanca in questo secondo panel, l’avrete notato ..
    Va beh dai è stata la prima volta. migliorerò. There’s room for improvement!
    spero apprezzerete comunque lo sforzo di andare a sentire una conferenza su un tema di cui non avevo assolutamente alba (io sono la persona meno internettizzata del mondo. ancora non ho capito come si scarica da internet, e ormai è già passato di moda)

    Dalla vostra inviata al Valle questo è tutto ^_^

  18. Abbiamo trovato molto singolare che le tre teorie principali rappresentate nel documentario di Adam Curtis portino alla medesima conseguenza, pur partendo da concezioni molto diverse, se non radicalmente opposte.
    Sia l’iperindividualismo di Ayn Rand, che muove dalla convinzione che l’uomo deve avere come unico focus la propria autorealizzazione, la ricerca della propria felicità, che l’ecologismo di Arthur Tansley, con la sua concezione meccanicistica della natura, dai comportamenti prevedibili, che tendono alla stabilità, che la teoria del gene egoista di Price e Hamilton, secondo cui ciascuna creatura vivente ha come unico scopo quello di perpetuare il proprio patrimonio genetico, conducono ad implicare il fatto che l’uomo diventi meramente parte di un meccanismo superiore, ed esista solo in funzione di questo sistema. Crediamo che l’idea di fondo di Curtis sia che in questo rapporto con le macchine, sia inevitabile una spersonalizzazione dell’uomo, e che quindi sia piuttosto l’uomo al servizio delle macchine e non viceversa.
    Molto interessante, anche se non ci ha convinto fino in fondo che questo sia l’unico modo possibile per l’approccio uomo-macchina e che abbiamo già esplorato ogni possibile sentiero. Diciamo che siamo ancora alla ricerca del popperiano cigno nero 😉

  19. Grazie sabina, guarderò i video quando avrai deciso se essere d’accordo o meno sulla tesi esposta. Per ora, quale ingranaggio spurio di quella macchina infernale, arrotolo tutti quelli che al semaforo tuffano lo sguardo nello smart phone : io faccio attenzione a te se tu fai attenzione a me. Anch’io ho il diritto di essere sempre altrove.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here