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OccupyFrancoforte – La «gabbia d’acciaio» e lo spettro anticapitalista

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OccupyFrancoforte – La «gabbia d’acciaio» e lo spettro anticapitalista

Ricevo e volentieri pubblico l’articolo di Francesco (lo ricordate a Un Due Tre Stella?), che è stato a Francoforte.

Con l’occasione comunico che la7 ha deciso di mandare i due speciali a giugno replicando il primo e mettendo in onda il secondo che quindi non andrà questo venerdì ma a giugno. Quindi non c’è ancora una vera fine di 1,2,3 ✮ !

Buona lettura

(OccupyFrancoforte) La «gabbia d’acciaio» e lo spettro anticapitalista

Appunti psicogeografici, di ritorno da Francoforte

Francoforte è inquietante.

Meglio, lo è la sua City finanziaria, un agglomerato di grattacieli che si snodano tra la Hauptbahnhof e Willy Brandt Platz.

Dall’Eurotower alla sede della Ubs, dalla Deutsche Bahnhof alla Deutsche Bank, edifici di vetro che scavalcano il mondo e che performano la realtà con la loro altezza incontrastata. Fin lassù non si può arrivare, la società raggiunge il suo grado massimo di astrazione.

Di converso, in basso, per terra, ci sono il corpo del sesso e quello della droga.

A Francoforte, City finanziaria, quartiere a luci rosse e strade della droga coincidono. La prima sta sopra, assieme agli angeli, per strada ci sono puttane, gioco d’azzardo (quello di terra e non quello di cielo, quello fatto con i derivati) e “pere”.

Sì, a Francoforte ci sono le pere, le siringhe, c’è la gente che si fa le pere in strada, in una strada, quella dedicata a loro.

In quella strada si può morire, tranquillamente, lì la polizia non passa o se passa non guarda o se guarda non gliene frega un cazzo. A Francoforte il reddito medio pro capite è di 72.000 euro l’anno (pensate un po’ quali saranno i redditi alti!?), i servizi funzionano perfettamente, come nel resto della Germania, d’altronde, chi non ce la fatta fa bene a crepare.

Quindi quando si cammina, come in un balzo nel passato, nelle periferie romane dei primi anni ’80 (o nella provincia italica degli anni ’90), si incontrano i tossici che si fanno.

Del quartiere a luci rosse, topos delle metropoli del nord Europa, colpisce lo squallore.

Ad Amesterdam o Copenhagen c’è quasi un po’ di eleganza, Amburgo è una città elegante quasi ovunque e nel quartiere del sesso perde qualche colpo, ma non crolla.

A Francoforte, la piccola metropoli (500.000 abitanti circa) della finanza europea, il quartier generale del neoliberalismo tedesco, il sesso sembra non aver alcun tratto gentile: non si scopa, “si fotte”.

D’altronde la finanza non è per nulla gentile, chi rischia con il denaro altrui ha bisogno di 3 cose, oltre a montagne di denaro altrui, agenzie di rating compiacenti e algoritmi vincenti: prozac, coca e fottere le puttane.

Sì, prevalentemente si tratta di maschi, non è la prima volta che sono proprio loro i responsabili del disastro dell’umanità. Una indiscreta coazione a ripetere.

Ci siamo persi un po’ tutti a Francoforte, anche perché i grattacieli confondono, sembrano un punto di riferimento inequivocabile e invece non c’è niente di più equivoco di un grattacielo quando si tenta di trovare l’orientamento in una metropoli sconosciuta.

Solo una cosa ci ha reso la vita facile, in questi tre giorni di deriva psicogeografica: la polizia. Uno sguardo alla polizia e si capiva bene dove non era possibile andare, quasi ovunque nella City.

Quasi 10.000 poliziotti a cingere d’assedio lo stato maggiore della finanza europea, da poco presieduto da Mario Draghi, uno dei due Mario che costella i sogni erotici di Eugenio Scalfari.

Poliziotti in grado di muoversi in modo veloce, poliziotti pronti a rendere impossibile ogni assembramento umano: più di 5 persone in cammino e il rischio inevitabile di venire circondati, fermati, diffidati.

Le prime due giornate francofortesi ci hanno fatto vivere sulla pelle l’affermazione dei dispositivi di sicurezza nello Stato di diritto neoliberale.

Un intervento poliziesco mobile e modulare: impedire ogni forma di blocco o di manif sauvage significa sfidare i movimenti sul loro stesso terreno.

Non solo la mobilità diviene strumento decisivo per “bloccare il blocco”, ma la previsione diviene il tratto in assoluto più importante dell’azione poliziesca.

Dopo due giorni di delirio e di rabbia, tra fermi e kettle, abbiamo cominciato a ridere della strategia attuariale della Polizie.

Chi ricorda il film Minority report può comprendere il nostro sbigottimento stizzito.

Ogni spostamento di gruppo rinvia ad un’azione possibile, in qualunque posto della città, dunque non fa nulla se il gruppo sta procedendo verso il campeggio per dormire, alle 10 di notte passate, meglio accerchiare e controllare, poi si vedrà.

Proprio questo ci è capitato venerdì notte, al termine di due giorni infernali, con oltre 400 fermi complessivi e 79 fermi che ci hanno riguardato.

Fermi che si sono conclusi con misure modulate caso per caso: a chi una sorta di Daspo temporaneo dalla City, a chi l’allontanamento da Francoforte.

Asfissiante, soprattutto dal punto di vista emotivo (la sensazione di essere permanentemente in trappola può giocare brutti scherzi), la polizia tedesca è la polizia di uno Stato di diritto: si tratta di funzionari dello Stato, non di un bacino di raccolta e gestione della disoccupazione meridionale; si tratta di funzionari molto qualificati e ben pagati, che parlano con tranquillità più lingue e che credono nelle ragioni politiche dello Stato, non di una banda di periferia, solitamente neofascista, che ha il problema di far male alle «zecche».

L’agibilità democratica delle nostre piazze è spesso invidiabile, ma il tratto teppistico e neofascista della nostra polizia è una malattia da cui sembra che non si riesca a venir fuori: le polizie dell’Europa del nord ci ricordano tutto questo, ogni volta.

È indubbio che la dinamica repressiva, giudicata inedita dagli stessi compagni tedeschi, ha messo profondamente in difficoltà lo schema d’azione elaborato da Blockupy Frankfurt.

Per due giorni non abbiamo capito un cazzo noi italiani, e penso in buona parte anche loro, questo è inutile nasconderselo. Eppure la determinazione e il coraggio di migliaia di attivisti, sparsi e frammentati nella città, ha reso possibile il risultato sperato: il blocco della City.

Venerdì 18 maggio mattina la City era ferma, chiusa, vuota. E la città indignata con la sua polizia. Città desertificata, città svuotata dei funzionari del denaro altrui, degli scommettitori. Metropoli senza la «gabbia d’acciaio» dell’austerità al lavoro, per un giorno, e non è poco.

Una scommessa vinta, quella del movimento questa volta, giocata in condizioni difficilissime. Condizioni difficili anche dal punto di vista soggettivo, Francoforte non è Berlino e non è Amburgo, dal punto di vista dei rapporti di forza e della capacità dei movimenti di combinare conflitto e radicamento sociale.

Come giocare una partita importante fuori casa, solitamente tutto rema contro.

Nonostante questo i compagni di Interventionische Linke, la rete che è stata nostro riferimento nella preparazione delle mobilitazioni e in questi lunghi giorni francofortesi, sono riusciti a giocare la partita in modo brillante e a costruire un evento inedito nella breve e dolorosa storia dell’Eurozona.

Sabato 19 maggio, infatti, si è consumato un fatto di portata epocale. Prima di partire ho prefigurato una nuova Seattle, e giustamente l’amico Beppe Caccia, che a Seattle c’era, mi ha messo in guardia, indicandomi una differenza qualitativa molto importante: il consenso sociale che in Germania le politiche di austerity cristiano-democratiche raccolgono, nonostante tutto. Verissimo.

Eppure sabato 19 maggio è accaduto un fatto nuovo nella storia europea, quella storia che va da Maastricht alla circolazione dell’euro, fino alla crisi dei debiti sovrani: una imponente manifestazione europea ha assediato la City finanziaria, i grattacieli della Bce e della Deutsche Bank.

I compagni tedeschi, con il rigore che pur sempre li contraddistingue hanno parlato di 30.000 persone, in Italia in molti avrebbero parlato di 100.000 persone, con un certo realismo mescolato al mio consueto ottimismo della ragione direi 50.000 persone “vere”.

Un fiume di corpi che ha costeggiato il Meno, per poi raggiungere la Bce.

Un corteo aperto dalla Linke, unico partito presente, e da Ver.di, il sindacato tedesco dei servizi (fortissimo nel pubblico, ma anche nel privato) che sta svolgendo in Germania la stessa funzione che in Italia svolge la Fiom, l’apertura costituente ai movimenti sociali e la rottura del corporativismo (tipico dell’IG Metal, il sindacato metalmeccanico più corporativo e consociativo d’Europa).

10.000 giovani nello spezzone anticapitalista: possiamo dire con forza che l’anticapitalismo europeo è tutt’altro che torvo e nichilista, ma giovane e bello.

Nello spezzone anticapitalista c’era anche lo schwarze block che, essendo una cosa seria, di fronte ad una manifestazione composita e ampia, sia politicamente che socialmente, ha ritenuto giusto rispettare i patti ed evitare di rispondere inadeguatamente alle continue provocazioni poliziesche.

Qualche doveroso spintone per tenere a distanza la polizia che lo aveva accerchiato fin dai primi passi di corteo, ma niente avventurismi minoritari. Gli emuli italici non c’erano, ma si spera che abbiano ugualmente preso qualche appunto.

Un fiume di gente, molto stratificata anche dal punto di vista generazionale, in una metropoli piccola e ordinata, ricca, ricchissima, e desertificata dallo sproporzionato intervento poliziesco.

Di Francoforte in Italia – salvo nobili eccezioni ovvero Santoro e il suo Servizio Pubblico ‒ non si è parlato quasi per nulla, soprattutto non si è raccontata la straordinaria presenza italiana.

R.I.S.E. Up, Rising Italy for Social Europe, la rete italiana composta da reti studentesche, centri sociali e precari dello spettacolo, ha fatto un piccolo miracolo: uno spezzone di 400 persone circa, all’interno dello spezzo anticapitalista, assieme a Interventionische Link, uno spezzone militante e gioioso nello stesso tempo.

Un piccolo miracolo a conferma dell’anomalia politica dei movimenti italiani, unico vero controcanto alla peggiore scena politica e alla borghesia più stracciona d’Europa. Con R.I.S.E. Up la delegazione spagnola, da Madrid e Barcellona, e quella greca.

Il corteo, infatti, ha seguito la bella assemblea della mattinata, assemblea nella quale è stata rilanciata la prospettiva europea dei movimenti, oltre l’evento francofortese.

Di Francoforte in Italia se n’è parlato poco, mentre si pensa che con il vertice del G8 a Chicago si sia chiusa l’infausta storia dell’austerity.

Al di là delle modificazioni linguistiche imposte alla Merkel («consolidamento fiscale» è la formula vincente), e delle lusinghe da Obama e dalla Cnn riservate a Monti (il secondo Mario con cui si eccita Scalfari), lo scenario è ancora molto aperto.

Mercoledì sera a Bruxelles si capirà se Hollande è seriamente in grado di portare a casa gli eurobond e se, come dice Rampini, è iniziato il declino della Merkel. F

orse è più corretto pensare che il declino delle politiche neoliberali è iniziato sabato a Francoforte e che solo il consolidamento delle relazioni dei movimenti anticapitalisti europei sarà in grado di mettere all’angolo l’arroganza dei grattacieli che sovrastano il Meno e l’Europa tutta.

Ce n’est pas début, il pensiero della rivoluzione riparte da Francoforte, dove è vissuto Goethe, ma dove, soprattutto, nel ’68 ha mosso i suoi passi politici Hans-Jürgen Krahl e il movimento studentesco più colto d’Europa.

di Francesco Raparelli

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24 Commenti

  1. I vertici di La7 stanno pensando di dare il benservito alle tre damigelle d’onore della sinistra italiana: Sabina Guzzanti, Serena Dandini e Geppy Cucciari. Il motivo è abbastanza chiaro: le Signorine Buonasatira sono molto gradite ai giornali amici e all’intellighenzia antiberlusconiana. Ma il pubblico le snobba mica male.
    che dire di Sabina Guzzanti? non ha sfondato. La scorsa settimana, per dire, Un due tre special – edizione speciale di Un due tre stella – ha rimediato un misero 2.62% di share, con appena 577.000 spettatori. Dal suo ritorno, a La7 si aspettavano probabilmente grandi risultati. Sabina era assente dal video da anni – a causa, secondo lei, della persecuzione berlusconiana – e forse nell’emittente di Telecom pensavano che i suoi fan fossero impazienti di ritrovarla. Un corno. Complice la caduta del governo di Silvio e la mancanza di un nemico contro cui scagliarsi, l’audience è rimasto a terra. Anche perché il programma spesso e volentieri si perdeva in noiosissimi predicozzi, dimenticandosi di far ridere o anche solo di colpire duro come la satira dovrebbe fare.

  2. IO SONO UNA GRILLINA MA TU ELISABETTA GRANDE FANCAZZISTA, SEI ANDATA AD ESULTARE ALL’USCITA DI PALAZZO CHIGI ALL’ASSASSINO MONTI

  3. Vito sgarlato: ma che cazzo ne sai tu di cosa ho fatto io? Ve la prendete con chi festeggia e partecipa?
    Guarda che i fancazzisti che han continuato a votare i partiti sono altri…

  4. C’è sempre qualche stonzo che deve puntare il dito contro per proprie frustrazioni personali, senza sapere nulla

    e SE TU VITO, INVECE DI SPARARE CAZZATE,AVESSI SEGUITO IL BLOG (AMMESSO E NON CONCESSO CHE TU SIA IN BUONA FEDE) OGGI TI SARESTI RISPARMIATO UNA FIGURA DI MERDA. UNA gran figura di merda…

    ma io stasera FESTEGGIO!!

    TIé!!!

  5. mi spiace Sabina, ma qui praticamente sono rimasti trolls, paranoici, mitomani e prepotenti varii.

    Molte persone simpatiche che c’erano diversi mesi fa, se ne sono andate.

    Io non ho motivo per restare a fare da capro espiatorio a chi ha solo voglia di insultare.

    Un caro saluto a Sabina e buona fortuna a chi lo merita!

  6. Non mi fate arrabbiare Elisabetta. Non misachiate cose sconnesse tra loro. Cosa c’entra la vittoria dei Grillini con la venuta di Monti e la caduta di Berlu? Tutta l’Italia esultò quando il proprietario del pdl sloggio da palazzo Chigi. Purtroppo, egli è ancora presente e in gran parte condiziona anche la politica di Monti, essendo il maggior parttto alle Camere. Ergo, quindi, sta ancora tra le palle!
    Monti è in scadenza, ma regge perché guarda caso è prorpio quell’esserino irriducibile a offrirgli i voti. La colpa di Monti ricade su Berlusaconi. Ancora e sempre. quattro giorni fa, Berlu ha avuto un bel colloquio privato con Monti, per caso avevano parlato dei problemi degli Italianio? Ma quando mai?! Avevano parlato delle frequenze televisive e di alcune riforme di giustizia per eliminare dei reati. Monti finirà, ma berlusconi finirà solo quando finirà la sua proprietà privata, il pdl, e cioé alle prossime elezioni; sempre se con un nuovo merdoso sistema elettorale non riusciranno, questivecchi politici, a restare a galla. Purtroppo la merda, come si sa, galleggia sempre.

  7. E quindi, cari miei camerati, con chi ce l’avete? state difenden do delle merde o siete masochisti e vi piace darvi delle palate sugli organi riproduttori?

  8. Ftema, non riesco a vedermi Ong Bak 3, mi addormento… ma è bello, film d’azione, ambientato nell’antica India. Tutto fatto di mazzate. Il protagonista, irriducibile eroe, vien ridotto in condizioni pietose dal principe;Con tutte le ossa rotte, tumefatto, non dovrebbe più essere un pericolo per il suo regno del terrore. Allora lui sta sull’orlo di un precipizio, pronto a suicidarsi, con il morale a terra… e c’è un monaco che da una rupe gli dice: “Cosa cazzo vuoi fare?” più o meno, perché lì mi addormento…

  9. Cioé, lui sta veramente mal ridotto, con le stampelle, i piedi rotti, le gambe e le braccia spezzate. Grida,: “Che vita di merda che mi resta… non posso neanche più scop… ” Mi sembra, nel mio dormiveglia, che dica così, non ne sono sicuro…

  10. Però è strano che dica così, il film è thailandese. Non che i guerrieri Thailandesi non facciano sesso, ma nel film sarebbe un po’ volgarrotto. Il film nel suo genere è serio. E poi come tradurrebbero. Ero io che dormivo già.

  11. Però, a parte questo, siccome il protagonista è già così inguaiato a solo venti munuti dall’inizio del film, non capsico come prosegua. Stiamo al m.e asiatico, non ci sono ortopedici, non ci sono docce di gesso. Come guarisce, se guarisce?

  12. Vuoi vedere che arriva un monaco shaolin e gli impone le mani su tutto il corpo e lo sana con la sola forza del pensiero? Così, sarà senz’altro così.

  13. Ong bak, si tocca tutto, poi alla prova del nove… “Monaco” E le palline rotte?”
    Monaco: “noi guariamo lo spirito. Le palline non ti servono per combatttere”
    Ong Bak: “Lo dici tu, mi servono come contrappeso… ”

    finish

  14. Il Pdl è svaporato, il centro non è pervenuto, la Lega si è presa 7 ceffoni.
    E il Pd? Bersani dice che hanno vinto. Davvero?
    A Palermo: stravince Orlando, candidato contro il PD.
    A Genova: vince Doria, candidato di centrosx, ma non del PD.
    A Parma: stravince il M5S contro il candidato PD.
    Tutti gli altri sono crollati, ma loro non sentono nessuno scricchiolio?

  15. @elisabetta non è vero che ci sono solo trolls ma ai trolls non si deve rispondere
    ad ogni modo gli insulti sono vietati e chi ne fa uso viene bannato
    la paranoia purtroppo è un effetto collaterale dell’ignoranza e abbonda

  16. CI RISIAMO, QUANDO C’è CHI SI RENDE CONTO DELLE CAZZATE CHE DICE, CHIAMA “MAMMA”, COSì LA MAMMINA PREMUROSA “CENSURA” CHI OSA RIVOLGERSI IN MODO CRITICO ALLA SUA COCCA
    QUESTA E’ LA DEMOCRAZIA DELLA SIG. RA ELISABETTA.

    ALLORA IO DICO…..CARA ELISABETTA , TI SEMBRA IL MODO DI RIVOLGERTI IN MODO COSì GARBATO E DICIAMO MALEDUCATO ALLE PERSONE CHE TI FANNO NOTARE CHE SEI UNA BANDIERUOLA? E TU CARA SABINA, PERMETTI TUTTE QUESTE PAROLACCE NEL TUO BLOG? SE C’è UNA PERSONA DA BANNARE QUELLA E’ ELISABETTA.

    UNA “EDUCATA RISPOSTA GRAZIE

  17. Gli insulti sono vietati???
    Ma davvero non c’è più ritegno…
    Sabina…. Ma da che pulpito… per una che ha fatto degli insulti il suo lavoro……..

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