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Abecedario Gilles Deleueze – “E” come “enfance”

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Abecedario Gilles Deleueze

Abecedario Gilles Deleueze – “E” come “enfance”

Da un’intervista che si trova in dvd pubblichiamo la quinta puntata, le altre le trovate nelle pagine precedenti cliccando in fondo, buona lettura e buona domenica…

D – hai sempre detto che sei nato in rue de Wagram nel 17esimo poi hai abitato con tua madre in rue Daubigny, e ora abiti a Place Clichè in un quartiere più povero e vieni da una famglia borghese e di destra…

GD – lo dico sempre è una caduta. Ho cominciato nei quartieri alti del 17esimo. Poi ho vissuto la crisi prima della guerra, ricordo il numero degli appartamenti vuoti. C’erano appartamenti sfitti ovunque. Quindi abbiamo dovuto lasciate il bell’appartamento del 17esimo, vicino all’arco di trionfo, e dove siamo andati non era male, non lontano dal boulevard Malesherbes, una stradina la rue Daubigny e poi da grande quando sono tornato a Parigi ho vissuto al limite estremo del 17esimo una zona di artigiani e proletario. La rue Nollet non lontano dalla casa di Verlaine che non era ricco. Dunque una caduta. Fra qualche anno non so dove sarò ma non sarà meglio.

La mia famiglia era borghese ma non di destra. Non di sinistra certamente

Non ho molti ricordi dell’infanzia. Credo che la memoria sia una facoltà che deve servire a respingere il passato non a ricordarlo. Non è un archivio.

La crisi me la ricordo, le scritte affittasi appartamento. Tra il 30 e il 35. Io sono del 25. Mi ricordo i problemi di soldi. Mi ha evitato di finire dai gesuiti, i miei genitori non se lo potevano più permettere. Così sono andato al liceo.

Poi c’è stata la guerra. E sì allora la mia famiglia era di destra. Non se lo ricordano più… li capisco avevano una tal paura del Fronte popolare, è incredibile. Per loro è l’immagine di una cosa peggiore del 68. E mi ricordo che questa borghesia di destra che era tutta antisemita… provava un odio spaventoso nei confronti di Blum. È stata spaventosa la reazione alle ferie pagate. Blum era peggio del diavolo. L’odio per le misure sociali del governo Blum era spaventoso.

La mia famiglia era di destra, non colta. Mio padre era una persona squisita, veniva dalla guerra del 14 di cui si sa molto ma di cui non si immaginano i dettagli: i reduci della Prima guerra mondiale, l’antisemitismo, il regime della crisi, non si capiva niente.

D – che mestiere faceva?

GD- era ingegnere. Un ingegnere molto speciale. Mi pare avesse inventato o sfruttasse un prodotto per rendere impermeabili i tetti, ma con la crisi era rimasto con un solo operaio, un italiano. Quindi con uno straniero la cosa non andava e l’affare è fallito. Poi è passato a un’industria di palloni… aeronavi. Ma in un momento in cui non servivano più. Nel ’39 ce n’erano sopra Parigi per bloccare gli aerei tedeschi.

Quando poi i tedeschi hanno occupato la fabbrica dove lavorava mio padre, hanno convertito tutto in fabbrica di cannoni pneumatici.

Ho visto l’ingresso in guerra, non mi ricordo molto. Le persone più grandi di me hanno vissuto momenti terribili.

Quando i tedeschi sono arrivati davvero io ero a Deauville, dove i miei genitori trascorrevano sempre le vacanze estive. Loro erano già rientrati e ci avevano lasciato. Ci avevano affidati a un’anziana signora e così ho fatto un anno di scuola lì, in una pensione trasformata in liceo.

A proposito di ferie pagate mi ricordo la spiaggia di Deauville il primo anno delle ferie pagate. Uno spettacolo che per un regista di cinema doveva essere un capolavoro, con tutta questa gente che vedeva il mare per la prima volta, è prodigioso. Ho visto qualcuno che vedeva il mare per la prima volta nella sua vita. È splendido. Era una ragazzina della regione di Limousin, era con noi. Se c’è una cosa di inimmaginabile quando non la si è vista è proprio il mare. Si può dire il mare è qualcosa di grandioso, di infinito, e non vuol dire niente. Ma quando vedi il mare… e quella ragazza è rimasta 4 o 5 ore davanti al mare, completamente inebetita come un’idiota dalla nascita, e non smetteva di guardare uno spettacolo così sublime e così grandioso.

La spiaggia di Deauville era sempre stata riservata ai borghesi, era loro proprietà. Quando sono arrivate le ferie pagate e la gente che non aveva mai visto il mare… è stato grandioso. Se l’odio di classe vuol dire qualcosa… mia madre che pure era la migliore delle donne parlava dell’impossibilità di stare su una spiaggia con della gente così. Era dura. Il maggio ’68 non è stato niente in confronto!

La paura, non si poteva fermare tutto questo. Se si davano le vacanze agli operai scomparivano tutti i privilegi borghesi. Un manovale che veniva sulla spiaggia era come il ritorno dei dinosauri. Come un’aggressione. Era peggio dei tedeschi.

Quello che succedeva nelle fabbriche i padroni non lo hanno mai dimenticato. Credo che abbiano ancora una paura ereditaria. Più spaventoso del ’68 che pure ha fatto paura e ancora ne fa.

Quindi dicevo siamo rimasti con mio fratello a Deauville ed è allora che ho smesso d’essere un’idiota.

Ero un ragazzino molto mediocre a scuola senza nessun interesse, collezione di francobolli era la mia attività più impegnata e andavo malissimo a scuola. Poi mi è successo quello che è successo a molti. Le persone che si svegliano all’improvviso sono sempre svegliate da qualcuno. In quella pensione diventata liceo, c’era un giovane che mi sembrava straordinario, parlava molto bene ed è stato per me il risveglio assoluto. Uno che poi è stato relativamente noto perché aveva un padre conosciuto e perché tempo dopo è stato molto attivo nella sinistra radicale. Si chiamava Pierre Halwachs, figlio del sociologo. Era molto giovane ed aveva uno strano aspetto: molto magro, molto alto, e con un occhio aperto e uno chiuso. Non per natura ma li teneva così come un ciclope. Dei capelli corti tutti ricci come una capra o un montone e al freddo diventava verde o violetto. Aveva una salute molto fragile, per questo era stato riformato, e siccome era laureato era stato nominato professore. Per me è stata una rivelazione. Ci comunicava qualcosa di stupefacente era pieno di entusiasmo. Ci parlava di Baudelaire. E abbiamo legato, è naturale, perché si era accorto che mi colpiva. Mi ricordo che d’inverno, mi portava sulla spiaggia, lo seguivo, ero un discepolo che aveva trovato un maestro. Ci sedevamo di fronte al mare, era emozionante, leggeva. Mi leggeva “ i nutrimenti terrestri”. Lui gridava. Sulla spiaggia non c’era nessuno. Ero un po’ preoccupato se qualcuno arrivava, la situazione era strana. Mi ha fatto conoscere Anatole France, Baudelaire, Gide, i suoi grandi amori. Ero trasformato. Così si è spettegolato quasi subito: questo tipo con l’aspetto che aveva, con quell’occhio enorme e questo ragazzo che lo seguiva ovunque… la signora che mi ospitava mi ha chiamato e mi ha detto che era responsabile in assenza dei miei genitori e mi metteva in guardia da certe relazioni. Io non ho capito niente perché la nostra era una relazione pura, incontestabile e confessabile. E ho capito solo dopo che Pierre era sospettato di essere un pericoloso pederasta. Ero contrariato. La signora che mi ospitava mi rieteva che dovevamo smettere di incontrarci, che era sconveniente. Allora lui mi dice: “ non ti preoccupare, nessuna anziana signora mi resiste, le spiegherò e si tranquillizzerà”. Io avevo un brutto presentimento e infatti è stata una catastrofe. L’ha incontrata e lei ha scritto ai miei genitori che dovevano farmi rientrare subito, che era un individuo losco. Lui aveva sbagliato tutto. Ma ecco che arrivano i tedeschi e “la guerra farsa”, io e mio fratello fuggiamo in bicicletta per raggiungere i miei genitori che avevano spostato la fabbrica per sfuggire ai tedeschi. Mi ricordo di aver sentito il discorso di Petain, il famoso discorso infame. E a un incrocio chi incontriamo? Come in un cartone animato, una macchina dove c’era il vecchio Halwachs, il figlio Halwachs, e andavano a la rochelle dove andavamo noi. Era destino. In seguito ho incontrato di nuovo Halwachs, l’ho conosciuto bene. Non avevo più la stessa ammirazione per lui, ma ho capito che quando avevo 13 o 14 anni e lo ammiravo avevo ragione.

D – poi torni a Parigi per l’ultimo anno di liceo quello di filosofia con il professor Vialle che non era il più importante in quel liceo

GD – sì ne ho un ricordo commosso. Così come Halwachs mi aveva fatto sentire qualcosa con la letteratura, fin dai primi corsi di filosofia ho capito che quella era la mia strada. Mi ricordo alcune cose sparse. Mi ricordo che in un attimo avevamo conosciuto Oradour. Era successo Oradour. Eravamo una classe un po’ politicizzata, sensibile alla questione del nazismo… ero nella classe di Guy Moquet mi ricordo, e c’era un’atmosfera strana. Comunque l’annuncio di Oradour è stato impressionante. Il professore parlava molto piano, era vecchio, mi piaceva enormemente, abitavamo vicino e ci accompagnavamo a vicenda senza smettere di parlare..

Quando ho conosciuto cose come … non so… quello che Platone chiamava un’idea… mi sembrava qualcosa di vivo come i personaggi della letteratura e sapevo che era fatto per me.

D – e sei stato subito il migliore?

GD – si non ho più avuto problemi a scuola. Dopo Halwachs ero bravo… anche in latino.

Si ero molto bravo soprattutto in filosofia.

D – perché dicevi che era una classe strana perché era politicizzata? Non si era politicizzati a quel tempo?

GD – durante la guerra non si era politicizzati. Ci potevano essere dei ragazzi che a 17 o 18 anni facevano parte della Resistenza ma non erano così cretini da raccontarlo. Non si può parlare di politicizzazione. C’erano degli indifferenti, dei sostenitori di Vichy.. non c’è confronto con la politicizzazione in tempo di pace. Gli elementi veramente attivi erano nella Resistenza.

D – ma in classe c’erano dei giovani che simpatizzavano per la Resistenza?

GD – si appunto c’era Guy Moquet che poi è stato assassinao dai nazisti

Oradour era appunto la comunicazione immediata. Un’informazione telegrafata. Si è saputo il giorno stesso, i licei l’hanno saputo, per me è stata una delle cose più commoventi, l’apprendere di questa notizia immediatamente.

D – quindi per concludere mi sembra che l’infanzia per te non sia stata importante

GD – si è così. Credo che il lavoro di scrittura non abbia niente a che vedere con le “proprie” cose.

La letteratura ha a che fare con la vita ma la vita è qualcosa più che “personale”. Tutto ciò che introduce nella letteratura qualcosa della vita della persona, è per natura importuna, per natura mediocre, perché gli impedisce di vedere, lo riduce ai propri affari privati.

Quello che è importante, come dicevamo, è che ci sono dei “divenire animali” implicati nell’uomo o dei “divenire bambini”. Scrivere credo è sempre divenire qualcosa. Ma per questo non è che si scriva tanto per scrivere. Si scrive perché qualche cosa della vita scorre in te, qualsiasi cosa… si scrive per la vita ecco… e si diviene qualcosa. Scrivere è divenire. Ma divenire qualsiasi cosa tranne divenire scrittore. E fare ciò che si vuole eccetto un “archivio”. Io rispetto l’archivio… ma ha un interesse solo rispetto a qualcos’altro.

Ma l’idea stessa per esempio di parlare della mia infanzia… è il contrario della letteratura. Mi permetti, leggevo… l’ho letto mille volte… ma ho trovato questo libro che non conoscevo, ciascuno ha i suoi vuoti… di un gran poeta russo, Mandel’stam. Lo leggevo ieri perché mi dicevo… si intitola Osip. Dice in questa frase… è solo un esempio sconvolgente… parla del ruolo del professore quello di far amare un testo ai ragazzi, quello che Halwachs ha fatto per me. Bene lui dice… gli scrittori. “ Non sono mai riuscito a capire persone come Tolstoj – perfino Tolstoj – innamorati degli archivi familiari con le loro epopee di ricordi domestici”… la cosa si fa seria. “ lo ripeto: la mia memoria non è d’amore ma di ostilità, e lavora non a riprodurre ma a respingere il passato. Per un intellettuale di origini mediocri com’era lui la memoria è inutile. Gli basta parlare dei libri che ha letto e la sua biografia è completa”.

Come per me con Halwachs…

“ se nelle generazioni felici l’epopea parla in esametri e in cronache, in me si limita a un segno di enorme apertura. E tra me e il secolo giace un abisso, un fossato pieno del tempo che mormora. Cosa voleva dire la mia famiglia? Non so. Balbettava dalla nascita, eppure aveva qualcosa da dire.  Su di me e molti dei miei contemporanei pesa il balbettio dalla nascita. Abbiamo imparato no a parlare ma a balbettare. Ed è solo tenendo l’orecchio al mormorio crescente del secolo  e dopo essere stati lavati dalla schiuma della sua cresta, che abbiamo acquisito una lingua”.

Non so per me vuol dire… cosa vuol dire… scrivere è testimoniare la vita testimoniare per la vita, testimoniare “per” nel senso che dicevamo prima, “per” le bestie che muoiono. Fare della letteratura rifacendosi all’infanzia significa trasformare la letteratura nella propria cosa privata è disgustoso. È davvero la letteratura da supermercato, la vera merda. Se non si forza il linguaggio fino al punto in cui balbetta… che non è facile, non basta semplicemente balbettare… se non si arriva a quel punto… nella letteratura forse, a forza di spingere il linguaggio fino a un limite, si ha un divenire animale del linguaggio stesso e dello scrittore, s ha anche un divenire bambino… ma non è la propria infanzia. Si diviene bambino ma non è la propria infanzia, è l’infanzia di un mondo.

Allora quelli che si interessano alla propria infanzia facciano pure… e che continuino, fanno la letteratura che meritano. Uno che non si è interessato alla propria infanzia per esempio è Proust. Compito dello scrittore non è frugare negli archivi familiari, non è interessarsi alla propria infanzia. Nessuno, nessuno che sia degno di… nessuno si interessa alla propria infanzia. È un’altra cosa divenire bambino attraverso la scrittura. Raggiungere un’infanzia del mondo, restaurare un’infanzia del mondo, questo è il compito della letteratura.

D – è il bambino nietzscheano?

GD – beh Nietsche tra gli altri lo sapeva… ma anche Mendel’stam lo sapeva… tutti gli scrittori lo sanno. È divenire, non riesco a trovare una formula diversa. Scrivere è divenire, ma non è divenire scrittore né divenire il memorialista di sé stesso. Questo no. Non è perché ho avuto una storia d’amore che faccio un romanzo. È immondo pensarlo. Non è solo mediocre, è immondo.

D – un’eccezione alla regola è Nathalie Sarraute che è una grande scrittrice, ha scritto un libro che si chiama “infanzia”. È una piccola debolezza?

GD – ma assolutamente no. Sono d’accordo con te. La Sarraute è una grandissima scrittrice. “infanzia” non è affatto un libro sulla sua infanzia. È esattamente un libro che testimonia e reinventa… lo so che stai facendo l’avvocato del diavolo, ma è un ruolo pericolosissimo. Lei inventa l’infanzia di un mondo. Cosa le importa in fin dei conti della sua infanzia? Una serie di formule stereotipate da cui trae delle meraviglie. Con l’ultima parola… chi era… l’ultima parola di Checov trae cose…

“ ah bambina – ha sentito dire qualcuno – come stai”. Dal linguaggio trae un mondo, fa proliferare il linguaggio su sé stesso. Come se alla Serraute interessasse la sua infanzia…

d – comunque è nell’infanzia che hai conosciuto la letteratura e comunque l’infanzia torna con delle folate che magari saranno disgustose…

GD – comunque certo si può distinguere come per tutto una buona infanzia da una cattiva. Cosa c’è di interessante? Il padre e la madre, è interessantissimo e ricco di per sé, ma non certo per scrivere. Ci sono altri aspetti dell’infanzia. Ecco, si dovrebbe dire: il bambino che sono stato è niente. Ma non sono stato solo il bambino che ero. Sono stato un bambino fra gli altri. Ero un bambino qualsiasi. Ed è sempre a titolo di “un bambino qualsiasi” che ho visto qualcosa di interessante. Non in quanto “tale” bambino… ho visto un cavalo che muore per strada. Perfetto… forse è quello che ha fatto di Dostoevskij uno scrittore. C’è una bella pagina in “delitto e castigo”, sul cavallo che muore per strada. Nijinsky l’ha visto. Nietzsche l’ha visto. Nietzsche era già vecchio quando ha visto un cavallo morire così a Torino.

D – e tu hai visto le manifestazioni del Fronte popolare?

GD – sì ho visto mio padre combattuto fra la sua onestà e il suo antisemitismo.

Sono stato un bambino sì. Ma ho sempre sostenuto che l’articolo indeterminativo non si capisce. Un bambino è picchiato, un cavallo è frustato. Non vuol dire io. L’articolo indefinito è estremamente ricco.

D – è la molteplicità…

GD – sì è la molteplicità…

D – bene passiamo alla “F”. ho scelto la parola fedeltà per parlare dell’amicizia…

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59 Commenti

  1. sapete cosa penso? che la ragione per cui commentate tutto tranne questi articoli di filosofia sia il fatto che vi sentite in soggezione. piacervi vi piacciono, si vede dai contatti e dalle proteste quando smetto di pubblicarli. allora la prima lezione di filosofia è non sentirsi in soggezione. è un esercizio, un’opportunità di riflettere sul nostro mondo. se non si comincia non si cresce e nessuno giudica nessuno. chi poi sarebbe titolato con questi soggetti che occupano i posti di prestigio? coraggio…

  2. Sì, mi piacciono, tantissimo. Allora, apro le danze. Con qualche banalità così tutti gli altri alzeranno il livello e non si sentiranno in imbarazzo:-))
    Sai cosa mi colpisce? La libertà di Deleuze. Prima cosa, non si fa mai “incastrare” dall’intervistatrice: non dice quello che l’interlocutrice a volte vorrebbe portarlo a fargli dire, ma quello che vuole. Libertà che gli permette anche di parlare dell’antisemitismo dei propri genitori, dello loro atteggiamento anti-proletario senza né vergogna né tantomeno orgoglio (lui certamente non è come loro). Ma non nasconde, è sincero. Chissà cosa fa di una persona, intellettuale o meno, una persona libera. Altra cosa notevole, il modo in cui parla dell’infanzia come di una condizione non-soggettiva. Anche questo mi ha fatto pensare alla libertà. In un certo senso lo scrittore, secondo D., può anzi deve, respingere il personale. Ma questo atto può anche essere liberatorio, la ribellione all’essere imprigionati nella propria storia. Forse sono io che in questi tempi di dittatura (ormai neppure tanto celata) sono fissata con questo tema. Però il minimo che si possa dire è che non siamo più nemmeno mentalmente liberi come la generazione di D. Nemmeno gli intellettuali, nemmeno minimamente la maggior parte degli intellettuali!
    Quello di D. è un “essere con gli altri” perché non si è schiavi soprattutto a partire “dal proprio giardino”. Caspita, come si vede che non è Italiano!
    E ora coraggio, popolo intelligente del blog, tocca a voi!:-))

  3. ma è bello questo tacere, a me piace, mi serve per leggere. io non ho mai commentato, per esempio per tenere a bada i pronomi personali, quelli che per Gadda erano ‘i pidocchi del pensiero’ o per preferire, come dice GD nell’intervista, l’articolo indefinito a quello determinativo. non sono faccende d’ortografia, non credo. mio padre il mare lo vide a 12 anni, me lo disse solo una volta ma ci penso tutte le volte che vedo il mare. vedi, è difficile commentare, non sono capace. meglio leggere osip malndelstam, senti cosa dice: “Mi piomba sulle spalle il secolo lupesco, ma non scorre nelle mie vene il sangue dei lupi”. Ciao

  4. mi hai fatto ridere con l’abecedario…..grazie…era semplice tornare indietro e scrivere bene ma, non mi interessava chi…è come l’articolo indeterminativo……si, un uomo..un cavallo…un infante…dobbiamo tenere la fiaccola accesa….dobbiamo agevolare…questo è divenire….adulti….polifemo…è un dovere della nostra generazione…divenire grandi e fare ciò che non siamo stati in grado di fare con la generazione che abbiamo prodotto…non abbiamo passato…eravamo sull’IO dobbiamo fare la fatica ancora di tenere accesa la fiaccola…ci toccherà divenire vecchi saggi….andare verso le regole del mondo. L’infanzia…si alla memoria come archivio…ma di fatti…non di IO..i fatti, le azioni…le rappresentazioni…fanno il divenire…il divenire è ampio…non si sa che forma prenderà….l’IO è chiuso…ha un tempo….non va verso l’altro…torna a se…..è doveroso per divenire un…ma se si rimane li, stufa. susanna parigi mi ha fatto pensare che si stanno rubando la cultura…un’altra volta….è di pochi un’altra volta…le notti in bianco…un po di buona televisione…eppure abbiamo messo sottosopra i palasport…..sostengo l’infanzia…vero, forse meno il bambino tizio o caio…l’infanzia del e nel mondo….un bambino ha sempre ragione quando manifesta..si…molteplicità…sono molteplici le richieste di un bambino….possono e devono essere molteplici le risposte di un adulto….seminare seminare seminare ……aspetto la F come fedeltà….mi interessa…molto….. spero ad un…all’amicizia verso un….umano, verso un….se. grazie e buenas

  5. Ci ha affascinato molto questo concetto a prima vista quasi paradossale.
    Quando Deleuze dice che scrivere è spingere il linguaggio al limite, si potrebbe pensare che oltre questo limite il linguaggio divenga più raffinato e complesso.
    Invece Deleuze parla di linguaggio che diviene animale, che sembra regredire al balbettìo preverbale di un bambino.
    Scrivere è quindi divenire bambino, ‘restaurare un’infanzia del mondo’, che, in quanto diviene, si evolve, cresce, cambia e scorre. Quindi non può rimanere confinato e ripiegato nell’esperienza personale di un io, ma diventa necessariamente un’apertura verso l’universale.

  6. Mentre leggo comprendo…se poi devo esprimere un concetto scopro che non’hò compreso..non conosco gli altri personagi citati per mettere insieme le tracce…dovrei rileggere e riflrttere..dovrei..do.
    Chi è il fortunato che ricorda la prima volta che ha visto il mare? Io ci sto pensando dall’inizio..ma non riesco a ricordare..che strano a me piace il mare e non lo ricordo quando è stato la prima volta che lo visto..o forse il mare è sempre stato dentro di noi che non c’è una prima volta

  7. intanto grazie
    oggi è stata una giornata di merda, ed è bello tornare a casa e vedere che c’è una lettera da commentare, mi aiuta a non pensare
    tanto più che per affogare la tristezza mi ero buttata senza ritegno sui ferrero rocher della mia coinquilina, ne avrò mangiati sette

    io ho la tendenza alla memoria-archivio
    e mi angoscia il fatto che quando ero piccola ricordavo tutto, ma proprio tutto, anche come eravamo disposti nelle camerate in colonia, e adesso non lo ricordo più
    non so perché non lo ricordo ma penso che dovevo farmi gli schemini di come eravamo disposti, dei letti; non me li sono fatti perché pensavo me li sarei ricordati per sempre
    e invece le cose si cancellano, anche quelle che non vuoi, e questa cosa mi mette ansia, così adesso cerco di scrivere tutto
    ma non puoi scrivere tutto, se no passi la vita a fare giusto un archivio che nessuno consulterà mai visto che tratta del privato

    ah poi sta cosa che la letteratura non deve avere il privato
    devo aver capito male
    l’autobiografia di Simone de Beauvoir per esempio è letteratura secondo me, eppure ripercorre tutta la sua vita, da quando è nata, inizia proprio con “je sui née..”
    un “affare privato” non rimane più come tale nel momento in cui il lettore si riconosce in questo privato

    ma forse Deleuze con ‘privato’ intende il privato fine a se stesso, il privato sterile
    ne parlava anche nelle lettere precedenti di quelli che scrivono un libro solo perché hanno avuto un tumore
    mentre Simone fa diventare la sua infanzia universale, e sartre pure
    o forse sembrano tali perché loro sono famosi
    ricordo che Simone diceva che voleva scrivere della sua infanzia per rendere omaggio alla bambina che era stata, ma che non poteva farlo fin quando non fosse stata qualcuno
    e infatti ha scritto le memorie alla fine, quando era già Simone de Beauvoir

    ma secondo voi perché Deleuze è passato dal quartiere ricco a quello povero e dice che andrà sempre peggio? a me è successo l’incontrario
    (@ anna: lo so l’italiano, è che mi piace la parola “l’incontrario”)

  8. posso dire che questi commenti mi sono piaciuti molto? rispondere con una riflessione, un’immagine liberamente credo faccia bene no? partecipare a qualcosa che non sia preopotenza e squallore ogni tanto. eli sie fantastica/o pure gli altri. elena certo privato nel senso di senza un risvolto universale. non è il tema che fa la differenza, anche la divina commedia è autobiografica… è se la storia che racconti racconta UN MONDO (questo credo sia il concetto chiave su cui riflettere) o se è una sequenza di fatti che non creano un mondo.
    un bel film per esempio crea un mondo. è un sistema coerente, sufficientemente complesso, ambiguo.. è una cosa che quando esiste si presenta come sempre esistita.

  9. Mi ha colpito il ricordo dell’amico Halwachs, forse perché molti di noi forse hanno avuto un’amicizia simile da cui poi è derivata una sincera passione per la cultura.
    Di sicuro nn importerà a nessuno, ma dal 2004, dal giorno che mi è venuta la “grande idea”, scrivo un libro che ancora non volge alla fine. Nessuno sa di questa mia segreta occupazione e lo rivelo qui x la prima volta via internet, come se lo scrivessi in un diario personale, anche perché forse un po’ me ne vergogno. Ho iniziato la stesura con un entusiasmo singolare, tanto forte da riportarmi ai giorni dell’infanzia, quando tutto era nuovo e pieno di misteri. Da allora mi sono sentita come ringiovanita, talvolta tanto rapita da sentirmi perfino un po’ rimbambita. E’ stato come tornare ai giochi e ai tormenti dei tempi della scuola, di quando mi sentivo ora compiaciuta, ora terrorizzata dal giudizio che compagni e insegnanti avrebbero espresso su di me, quando nel fare qualcosa rileggevo o guardavo quel che facevo pensando a quello che avrebbero detto gli altri. Crescendo poi sono cambiata e, nn so perché, sono diventata una gran menefreghista, spesso anzi ho cercato di fare il contrario di ciò che tutti si aspettavano da me. Nel tornare a scrivere solo per me (nn più tesi, articoli o quant’altro) tutto è cambiato e mi è sembrato di ritrovare il mio perduto animo d’adolescente. Che esperienza indicibile tornare a “giocare”! La cosa più curiosa è che riprovo la medesima sensazione ogni singola rara volta che, libera dagli impegni, piena di impazienza riesco a ritagliarmi del tempo tutto mio per continuare il mio libro. Stacco i telefoni, mi chiudo in una cameretta lontana da tutti, mi tuffo fra gli appunti e alla deriva, persa in un mare di cancellature, metto a punto il grande “progetto”. Non credo che lo finirò mai, ma la verità è che sto crescendo, mutando con esso. Forse non lo pubblicherò mai e continuerò a modificarlo senza tregua.
    “Scrivere è divenire”. Mai frase fu così vera.

  10. Ogni scrittore, ogni testimone, utilizza tutto ciò che ritiene utile per dare la sua interpretazione del mondo. Magari Deleuze considerava la sua infanzia ordinaria e quinda dà allo scrivere questa capacità di ricreare il mondo. Ed in effetti è così. Solo tramite le relazioni il mondo diviene qualcosa di abbastanza reale, da essere descritto, interpretato, reinventato. Il mondo ci comprende tutti. Come dice Giano, lo scrivere deve riportare a restaurare l’infanzia del mondo perché l’infante ha molta vita avanti a sé, ha tempo. Ecco, Deleuze vuole ridare tempo al mondo, in maniera che esso possa trasformarsi, divenire appunto. La parola è il principale strumento di creazione del mondo, perché è la convenzione somma con cui gli uomini comunicano, a livello razionale. Diventa un ponte tra soggetti, un ponte non univoco, ma essenziale alla comunicazione. C’è chi partecipa al mondo attraverso lo scrivere (Deleuze), chi in altre maniere, chi non vi partecipa affatto. Secondo me in fondo, il senso è questo. Bisogna trovare un modo, in cui ognuno di noi possa divenire protagonista di un’interpretazione del mondo abbastanza ampia da comprender(ci). Comprensione come relazione e comunicazione, comprensione come partecipazione personale e collettiva. Quanto più ampia è questa narrazione (non solo e forse in maniera minoritaria da un punto di vista quantitativo) quanto più può riguardarci tutti e divenire memoria del tempo e fonte di emozioni.

  11. Sabina Grazie!:-)) Eli, sta per Elisabetta. Femminile, Donna. Persino in Italia. Non in vendita, nemmeno in Italia! E chiudo l’argomento, per non scatenare il caos, in un paese di persone così serene e civili.
    Per gli altri partecipanti: i vostri commenti mi sono piaciuti moltissimo. Avanti tutta!

  12. Sabina, è impagabile il tuo tentativo di coinvolgerci con questo dialogo filosofico in un percorso di crescita. E’ vero, se non si inizia, non si cresce.
    Ci viene in mente Socrate che era solito dialogare con i suoi discepoli, cercando di “tirar fuori” da loro pensieri assolutamente personali, e definiva questo metodo con un termine preso a prestito dall’ostetricia, cioè maieutica, l’arte della levatrice.
    Avanti così ragazzi, fino alla Z! 🙂

  13. …..pensieri personali…un mondo….un mondo che è stato anche bambino…certo lo siamo, ognuno di noi lo è, … un mondo adulto oggi…grazie a quella infanzia vediamo il mondo ora, sentiamo il mondo ora, odoriamo il mondo ora, cerchiamo il mondo attraverso il nostro mondo sperando di divenire universo……. un luogo infinito…..che contempla altri mondi….come gli oceani. Ho “scoperto” da poco che i bambini parlano anche non sapendo parlare…mi spiego, l’immagine del mondo attraversa i loro occhi ed arriva al loro mondo senza parole convenzionali…non nè hanno…parlano la lingua del loro mondo….incredibilmente capiscono altri mondi..quando stanno insieme diventano universi…che meraviglia!!! Penso che scrivere è uno strumento che adottiamo quando non siamo più bambini….scriviamo parole perchè ci è difficile fare…scriviamo parole per ricordare per raccontare…scriviamo parole per pulire….pulire la memoria…. La memoria archivio per trattenere o la memoria respingente…per….volare via…..come dire…..è accaduto……andiamo avanti..pace! La memoria pesa….è un bagaglio….dipende dalle immagini impresse..meno dalle parole dette….. forse si respinge per avere più spazio…….forse…Forse si archivia per ricordare….Scrivere è anche fare della parola, arte..è una rappresentazione, rappresentiamo qualcosa, qualcuno…è anche cinema, la parola forma immagine…è anche musica…esiste il tono della parola nella nostra testa..impressiona la nostra memoria…scrivere è condivisione…forse è anche fare memoria…rimanere…testimoniare…mi attrae la possibilità di cancellare qualcosa….nuove tecniche…negli stati uniti….ci sono fatti in memoria che ti rubano la vita…lo associo un po a ridivenire bambino…..loro trasformano il bene e il male in un nano secondo…piangono e ridono dopo due minuti….sta anche all’adulto che può cambiargli la scena ma sta anche nella possibilità di avere spazio….loro gettano…gettano e cambiano gioco. ‘notte e grazie.

  14. Se ora non commento non è perché non lo leggo, è perché devo andare a comprare la macchina per il caffé e non c’è il tempo sufficiente. Ma poi torno e lo leggo e commento… aaahh se commento… mento…

  15. …questa faccenda di non usare la memoria… Senza memoria e senza desiderio, come diceva, un grande psicoanalista inglese W. Bion. Il consiglio era rivolta agli psicoanalisti, ma dietro c’è un mondo intero di pensiero. Molto centrato il concetto di “pensiero vagabondo” col quale Deleuze mette in luce l’unicità del pensiero Nitzschiano. Mi viene in mente quello che diceva Goethe della musica: “La musica è ciò che tutto dice senza nulla nominare”. La musica, a pensarci bene, è del tutto astratta, e non dal ‘900, ma da sempre: non rappresenta alcunchè del mondo che ci circonda, nel senso che non se ne serve proprio: niente parole (la vera musica non ha niente a che fare con le canzoni), niente immagini. Ma alla fine, dove c’è arte, qualsiasi arte, è quell’astrattismo che l’artista di valore ottiene. Senza memoria e senza desiderio.

  16. …bello, musicista…..il concetto di pensiero vagabondo….non nè so nulla ma…cercherò…comunque già l’espressione mi piace…no vagabondo da vagare ma vagabondo da cercare…inoltrarsi….perchè il pensiero cerca…..non so citare nomi…ma non sono certa che la musica è ciò che tutto dice senza nominare..astratta..senza immagini….senza rappresentazione…se penso al primo urlo..al primo battito di tamburi…se penso ai coltivatori di cotone…se penso alla musica come ricerca dell’uomo per “addomesticare” il suono del mondo creando strumenti…musicali. se penso al suono del vento…al rumore dei tuoni…al canto degli uccelli…alla risacca…è espressione del mondo..è immagine…se ascolto musica e chiudo gli occhi è immagine…la musica fa immagine o l’immagine fa musica? così dicendo…l’immagine fa scrivere ho scriviamo per immagine…non finisce più……ma non sarà tutta memoria????? o forse non ci sono abbastanza parole per descrivere stati d’animo…immagini…emozioni….e allora…..facciamo arte….perchè li in quel luogo ognuno è, ognuno vede ciò che vuole e riesce a vedere…l’arte non condiziona..non limita…ne se nè l’altro…..fà. ricordando la D come desiderio….adoro e ritrovo il concetto di desiderio come costruzione..desiderio come un insieme….mi piace proprio ‘sto francese…….buona giornata a tutti….e grazie.

  17. La filosofia è: rinunciare a quello che si sa (secondo il metodo della cancellazione della memoria),
    per una perenne creazione.
    Vi sono alcuno personaggi, riconosciuti come artisti, che ripetono pedissequamente le loro opere, non fanno arte ma business. L’atto della creazione ha come fondamento l’azzeramento delle esperienze precedenti, che restano in nuce senza prevaricare l’evolversi dell’idea. Da qui è il divenire delle arti, ma anche delle scienze ed in passato delle scoperete geografiche. E della filosofia, soprattutto della filosofia.
    Non dobbiamo vivere della nostra memoria, del nostro passato, è una pratica che assale l’essere umano quando è inerme, uno stato comatoso della personalità.
    Sul piano dell’amore è una disgrazia, sul piano religioso è una rassegnazione, sul piano intellettivo è la tomba della vitalità.
    E questo è…
    ps
    che ciofeca, il caffè, che solaaaaaaaaa..

    e adesso commento anche il post precedente…

  18. wuaouuuuuuuuuuuuuu buenas..si aprono mondi…non so che cosa è filosofia, mi pare possa essere “sentire” la vita dentro..sentire, come ciò che è fuori, vibra dentro e tradurre il dentro con le parole…che non bastano mai…allora si cerca…qui il mio pensiero vagabondo…ma alto è il rischio scoperto ieri di perdere il presente vagabondando…..ecco perchè adoro i bambini….loro fanno filosofia…vibrano l’istante….per quanto riguarda i filosofi, troppo ignoro ancora di loro…posso solo leggere e pensare….ascolto…..in silenzio. grazie

  19. Credo di capire quello che dici Sabina, un opera d’arte è completa se crea un Mondo autonomo, non una semplice giustapposizione di forme spazio-temporali.
    E’ completa e vera se è plausibile in sè e quindi se si può dire in qualche modo universale, nel senso che solo allora può generare nel lettore-spettatore un’identificazione positiva che lo porta ad uscire da sè e a guardare da un punto di vista diverso dal solito. Nei romanzacci o nei filmacci non vi è la componente “arte” che li fa assurgere a “mondo” in quanto, forse, non permttendo alcun distacco dal soggetto in sè, non fanno che rivelare “l’attaccamento” dell’autore a certi personalismi, meschini si potrebbe dire.

    Anche se credo che G.D. non avesse in mente proprio questo…
    Forse i suoi ragionamenti qui guardavano più alla polemica verso la psicanalisi e al suo modo assurdo di guardare all’arte (forse direbbe anche pornoautobiografico?) o alla sua influenza (assurda) sulla critica letteraria e artistica in generale, ossessionata dai “dati” e “indizi” infantili o biografici dell’autore. Il mondo d’infanzia evocato dall’arte è invece, come ogni mondo, slegato da il singolo io e dal suo inconscio nella sua contingenza quantitativa e formale (etero- o post-interpretata), è oltre, e sta lì la sua realtà.

    Ciao e grazie dello spunto.

  20. …quanti spunti! Premesso che non ho voglia di star qui a filosofeggiare mentre siamo praticamente sotto una dittatura (in un certo senso è osceno),
    tuttavia provo a sforzami.

    Secondo me non bisogna mai procedere in modo esclusivo. Esempio: la psicoanalisi. Se uno psicoanalista legge quello che Deleuze criticava alla psicoanalisi, penserebbe “caro Deleuze, del complesso di Edipo non hai capito ‘na ceppa”. E credo che avrebbe ragione. Avrebbe ragione lo psicoanalista perchè tutti noi, ll complesso di Edipo, o lo abbiamo superato a livelli soddisfacienti, oppure siamo nevrotici: non ci sono altre possibilità. Sulle cose concrete, a parer mio, nella fatispece curare i nevrotici (quasi tutti noi), è meglio un sano positivismo scientista che uscirsene con visioni esoteriche. Altro esempio: se Marx ti dimostra che i soldi prodotti dai lavoratori finiscono in massima parte nelle mani dei proprietari dei mezzi di produzione (i quali non faticano per produrre quelle ricchezze, se ne appropriano e basta), bene, se Marx ti dimostra questo, dicevo, questo è un fatto. E’ chiaro che sia Marx che Freud propongono “verità” e quindi NON un DIVENIRE (pensiero vagabondo) come vorrebbe Deleuze. Tuttavia sulle cose concrete è meglio il pensiero scientifico. Questo non toglie che il pensiero senza verità, il pensiero del divenire, quello vagabondo, il pensiero artistico, sia una cosa da coltivare. Un arricchimento imprescindibile, ma attenzione a non finire nell’esoterismo (e nel ridicolo).

    Storiella Zen. Il maestro Zen sente discutere ulcuni suoi discepoli su un problema filosofico: le cose che pensiamo esistono nella realtà? I discepoli concludono che qualunque cosa la mente pensi sia reale. Allora il maestro prende una grossa pietra e la spacca sulla capoccia di un discepolo. Poi chiede: allora, questa pietra era
    dentro o fuori dalla vostra mente?

  21. ………..ma m come mattino?…..mi sa che sulla morte c’è poco da dire…avviene! si vive muorendo e si muore vivendo…..mi sa! cmq stamane i giovani protestano EVVIVA, la cgil a cassino SUPER EVVIVA…..bisogna far sapere a marchionne che si può…la simco brasilera….si mi sembra si chiami così…cmq articolo di Fo sul fatto di qualche giorno fa…interessante…industria democratica…..evvai brasil…..vogliamo parlare del 13 febbraio berlusconi contro i magistrati??????????? oh meu Deus…e i peruviani che protestano per legalizzare la masticazione delle foglie di coca….poveri….la fame, le altitudini…la fatica fisica….ogni cosa al suo posto….no alla globalizzazione…evviva le differenza, le razze, le tradizioni, le religioni…. ogni cosa ha il suo luogo. il mio cuore si aprirà stamane..con i giovani stamane…aspettando la F….un bacetto ad elenabondi…così dal cuore.

  22. ………scusate sono stata un po romana….la cgil nelle città fiat…la cgil fiom in tutte le regioni….a proposito di memoria…..la fiom è cgil….Deus come erano grossi quando facevano servizio d’ordine..erano quelli della cgil….baci

  23. Eh, tanto per dire, ma G.D. mica non ha capito il complesso di Edipo, ha solo rifiutato l’impostazione generale della psicanalisi o certi suoi risvolti un tantino invadenti nella cossiddetta cultura. Secondo lui, almeno credo, questa scienza tende a trovare simboli e archetipi in mezzo ad una massa di dati che chiama inconscio, postulando un io cosciente le cui funzioni sono solo ipotizzate. In base a queste ipotesi e assegnazione di simboli può analizzare anche la vita di un artista e le sue opere…

    Ma B. ha il complesso di Edipo?
    Ha creato “un mondo”?
    O è forse solo l’ologramma di un incubo collettivo il cui ricordo ci assilla anche da svegli?
    O forse nessuno di noi si è ancora svegliato?

    Scusate.

  24. @Defoe, certo hai ragione anche tu, ma il mio linguaggio era un volutamente stilizzato… Poi dal tono che usavo si capiva che ero in una fase epicurea: materia eterna e felice… E credo che la psicoanalisi serva solo per risolvere problemi concreti, non per spiegare l’uomo, la cultura o l’arte. Però l’edipo è un “fatto concreto” e come tale non può essere soggetto alle critiche “culturali” di Deluze (l’infanzia e bla, bla bla…). Ripeto: materia eterna e felice…

  25. Davvero fantastico Corrado Guzzanti a “parla cn me”. Quanto mi mancano i fratelli Guzzanti alla tv! Spero di rivederli il prima possibile in una trasmissione nuova tutta ideata da/per loro

  26. ciao sabi!
    stasera ho avuto l’onore di partecipare all’incontro tra te e Franca Valeri al Valle. E’ stato un bellissimo confronto. Il film lo conoscevo già ma vederlo con l’ideatrice protagonista è stato ancor più bello. Abbiamo riso tanto perchè è una della commedie più divertentti che esistano ma alla fine le parole di Franca sono state commoventi e tutti siamo usciti con le lacrime agli occhi. Tu sei stata il top come sempre, le risate più fragorose erano le mie.
    Una domanda… ma ti eri accorta che c’era la palombelli in platea quando hai fatto quella battuta? Da stendere 😉

  27. …..mi sa che per la F dobbiamo avere FIDUCIA…..intanto…il 13 febbraio 2011 nelle piazze italiane le donne straRIdicono BASTA……abbiamo, in passato, faticato e non poco per raggiungere lo stato di donna=essere umano=libera=capace=possibile=intelligente=madre=compagna o moglie..insomma ESISTENZA!!! APPELLO: Uomini, compagni, mariti, amici, figli, padri, fratelli e nonni la vostra presenza questo giorno, è per me, la più bella immagine da contraporre a questo maschile, becero, arrogante, prepotente, poco intelligente, meschino…sozzo che stanno rappresentando….STANNO OFFENDENDO ANCHE VOI……Per il resto…..stà succedendo di tutto e di più…in italia e nel mondo…DOBBIAMO stare in attenzione….le cose si stanno muovendo……

  28. Non credo nella fedeltà come prova dell’amicizia, uno può avere fedeltà di principi anche con un nemico. Non credo nell’amicizia e non credo nell’amore platonico. Se scocca una scintilla tra due persone è per il sesso, poi lo si chiami come si vuole.

  29. @Dalila61 anche io andrò alla manifestazione. Tra l’altro proprio oggi sul Fatto Quotidiano davano l’annuncio della cancellazione della loro manifestazione perché vogliono che confluisca in quella della CGIL per la dignità delle donne. Ragazze di ogni età: partecipate! Arginiamo il maschilismo imperante, diciamo NO a chi vuole decidere se siamo sante o puttane! LIBERTA’ di ESSERE QUELLO CHE VOGLIAMO ED ESSERE RISPETTATE QUALUNQUE SIA LA NOSTRA SCELTA.

    L’Italia non è un Paese per donne. E la paghiamo cara tutti i giorni.

  30. ….sono felice Eli chissà possiamo incontrarci….intanto ci siamo riconosciute nel pensiero…solo ora ho potuto mettermi qui…la fiducia..intanto 15 a 15 vediamo cosa succede…se già non è successo…ho finito adesso di fare la casalinga….già, tra l’altro per molte di noi, da questo, il lavoro esterno non ci ha esonerate……cmq..credo nel rapporto umano, e credo fortemente nell’amicizia….la reputo un dono insieme all’amore..chiamiamolo così quello sentimentale..scusate ma non voglio dire tra un uomo e una donna…perchè escluderei gli altri e le altre forme….credo fortemente nella fedeltà in tutte le sue espressioni perchè credo nella libertà….penso che non abbiamo bisogno di tradire se siamo liberi di andare via…anche dall’amicizia…credo che la fedeltà è verso noi stessi.. cerco di essere fedele a me..ha ciò che penso, che credo, che amo…che scelgo. in amicizia si sceglie più che in amore…penso che li, siamo proprio fedeli…non ci sono ormoni che fuorviano, stordiscono, ti fanno tornare indietro..rivalutare..considerare…l’amicizia è condivisione pura. Ho amici che prima avevo scelto come amori…e dopo sono divenuti, come li chiamo io, il mio corredo amicale…ma ho anche amici che sono stati sempre amici…e ho amici che ancora non ho incontrato… Non credo nell’amico trombarolo…..non credo nella confusione…mi piace il caos…come sistema creativo….ma la confusione, no. Nella confusione qualcuno soffre…nella confusione qualcuno non si prende la resposabilità….adulta. Ho 50 anni….quando ero giovane si faceva l’amore con gli amici…anche…ma li la battaglia era tentare di liberare la sessualità….lo slogan era “libero, consapevole e piacevole”..era un’altra storia…sopratuto per noi donne…RAGAZZE…le nostre madri e nonne non raggiungevano il piacere….era TERRIBILE. Oggi non so….anzi so…ma questo è un altro argomento. Mi sa che devo preparare la cena…appunto! a presto

  31. ti ho appena sognato che pubblicavi finalmente un post
    ma era in latino, mannaggia a te

    e così ci mettevamo tutti a studiare il latino per capire quello che avevi scritto

    decisamente mi devo disintossicare da questo blog

  32. Io ho sognato stanotte (sul serio!) che Berlusconi rinchiudeva me e le mie amiche in micro-celle separate e, prima che riuscisse ad imprigionarci tutte, una di noi lo faceva fuori. Credo che abbia a che vedere con il suo rispetto per le donne… anche se sulla psicanalisi la penso peggio di Deleuze…

  33. rIENTRO DOPO INNUMEREVOLI ANNI DI ASSENZA Da questo sito caro nelle care della rabbia che tuto move e trovo pagine dedicate a pensieri filosofici di Parigini di Roma che mi viene solo il voltastomaco a pensarlo, come ogni cosa tutto è mosso da insaziabili esperimenti di orror vacui che è l’unica magica parola trita e ritrita che mi fa pensare di avere qualche cosa a che fare con voi , oltre il vomito per questa meschina esistenza da finti rivoluzionari reazionari del cazzo e scuate il termine di donnicciole alla ribalta dei sentimenti , ma quale sentimenti qualiiiiii!!!! quale amoreee cercate tutti insieme di porre fine alla paura che vi succhia ogni traquardo ogni minimo istante delle vostre vite vissute e quelle vissute nelle vesti di altri,Come tanti burattini imbrattati della vostra fresca evaescente voglia di vivere si maschera solo la rabbia di non poter far fronte alla paura di vivere di vivereveramente senza nascondersi dietro un dio del cazzo o nello yoga tantrico, facciamola finita giù le maschere di sofferenza sofferta e ormai sparita pisciate i vostri ricordi amari e dolci che siano sono solo lunghissime pisciate che non hanno niente a che vedere con la vita vera quella fatta di minuziosi frammenti di DNA di paura di vili trattenimenti nella propria cuccia quotidiana che voi chiamate da servi compagnia casa movimento , ogni piccolo istante pisciato è diventata storia storia senza memoria vera quella che squarcia le persone in un istante come la morte cove vedono Dio e poi si muore si MUORE e BASTA non c’è più via di ritorno FALSI, guardate ascoltate è tutto gia programmato dalla vostra storia senza ritorno ,si vive una volta sola si muore una volta sola ,volete continuare a copiare copioni già scrittiti per prendere per culo queli che ancora vivono, fate pure , tappate le orecchie a chi ha la possibilità ancora l’unica vera speranza di vedere uno squarcio ci verità quella che solo lui può vedere in un istante infinitesimo e meravigliosamente vera e agghiacciante e terrribile e dolcissima, fate pure.

  34. ….E poi a Sabina (Che mi potrebbe rispondere oh ma chi cazzo sei!!!? e me lo sono già preso da solo, ma quale modo vai cercando ma quale mondo vuoi che sia coerente con chi che mondo deve essere davvero perfetto non c’è perfezione è solo uno squarcio solo uno che crea un mondo una filosofia una sputata verità ripeto è già morta

  35. E poi Parigi…….andateci NUDI NUDI dome ci sono stato io con il benchè minimo retaggioo da consumare da vedere da reinterpretare vedrete, vedrete quali forze sono in gioco

  36. …un po forte….”sole”…un po forte….che la vita..la vitavera..quella che solo tu, tra te e te vorresti vivere..è impregnata di paura…posso condividere…da ex panichista…si, posso dire che i “miei” attacchi di panico erano vera e propria paura di vivere…..che si vive e si muore…si, e che tutto accade una volta sola, quella volta..si, è proprio così…veramente vero..come la paura. Non si ha paura se non si vive, vive veramente……per cui evviva la paura….quella che fa addrizzare i peli della schiena…..come le bestie…credo che la paura è un motore….credo sia uno dei tanti motori che fanno la vita, la vita vera. Che non ci sia un percorso nel vivere e morire….però di questo non sono certa…anzi mi pare proprio che c’è una strada che in tante vesti camminiamo e non solo noi ma anche chi generi..se generi….riflessione personale di questi ultimi giorni….mio padre profugo tunisino….io profuga della libia…mio figlio italo-argentino..adesso italo-argentino-brasiliano……anche lui come noi dovrà lasciare la terra nativa per essere in un altra terra….chiaro è, che lascerà quella argentina….meglio mantenere una cittadinanza europea…..democratica..sarà karma???? senza tante masturbazioni intellettuali…solo una sana riflessione…chissà filosofica…………Si sceglie…”sole”…si sceglie….se vivere un occasione di vitavera o vivere senza occasioni…visto che siamo qui…in questa opportunità che si chiama…. vivere. Sentimenti =sentire=paura…nudi, si, nudi….proviamo a sentire.

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