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Draquila, la recensione di Pezzopane sul racconto del terremoto de L’Aquila

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terremoto, L’Aquila non si ricostruisce senza verità

Stefania Pezzopane recensisce Draquila su Articolo 21

E’ diventata aquilana in 700 ore Sabina Guzzanti, il tempo necessario di girare il materiale del suo documentario. Per lei non potranno esserci richieste di cittadinanza onoraria, eppure, anche lei come la Protezione Civile, ha reso un grande servizio a L’Aquila.

La Protezione Civile ha soccorso la popolazione con ogni mezzo e bene nella primissima emergenza, ha costruito prontamente case per i senzatetto, facendo apprezzare la propria efficienza in tutto il mondo.

Sabina, portando nella platea di Cannes (e non poteva certo essere Venezia) un riequilibrio dell’informazione, ha reso un po’ di giustizia alla fama di ingrati e piagnoni che era stata incollata addosso agli aquilani per via dell’abile e violenta disinformazione che il Governo aveva orchestrato alla perfezione sul set del terremoto, anche tramite maliziosi lapsus verbali che nel racconto dei fatti scambiavano sistematicamente la “costruzione” ex novo di new town prefabbricate, imposte e decontestualizzate, con la “ricostruzione”. Cosa ben più difficile.

Il vero miracolo oggi, per gli aquilani, sarà convincere il Governo a destinare risorse al ripristino di una città che è fra i primi 20 capolavori d’arte italiani. Di questo si dovrà parlare sulla stampa.

Alla Guzzanti va dunque un grazie commosso per aver rotto il muro del conformismo giornalistico imperante, schiacciato, tolti alcuni casi isolati, sul “tutto risolto”.

Mi auguro che le platee intellettuali che guarderanno il film, non siano la solita minoranza lasciando alla gran parte dell’opinione pubblica la favola dell’Aquila del miracolo berlusconiano.

Dal punto di vista registico, l’operazione della Guzzanti ha molti meriti.

Ho letto un doppio canale informativo che divideva con molta onestà il commento di una antiberlusconiana dichiarata, dai fatti veri e propri.

Alla voce fuori campo dell’artista-giornalista erano affidate le considerazioni soggettive, e al puro concatenarsi dei fatti il racconto della realtà, condito dalle voci dei protagonisti del terremoto.

La scelta ulteriore di privilegiare per la maggior parte voci favorevoli all’azione del Governo oltre che onesta è stata particolarmente efficace per sottolineare come la manipolazione abbia fatto proseliti in primis fra le stesse vittime del disastro.

Un disastro che non è solo quello del terremoto, ma della stessa speculazione propagandistica, d’immagine, edilizia, e tutto quello che ancora ha da venire.

Nonché dell’abbandono a cui L’Aquila è stata lasciata a marcire: milioni di tonnellate di macerie nelle strade (il Ministro Prestigiacomo aveva annunciato la rimozione in due settimane alla vigilia delle ultime elezioni), risorse irrisorie per una ricostruzione che neanche comincia dopo un anno, il nulla assoluto per la ripartenza delle piccole economie locali.

Una frase del film è la summa di tutta la vicenda:” Quando gli aquilani si sono accorti di essere stati gabbati, le telecamere erano ormai spente”, o impegnate su altri scenari, come Messina, Hayti, il vulcano, le scandalose inchieste su ministri e faccendieri, la crisi greca”.

Una strategia comunicativa infernale che ha inventato proprio Berlusconi, e che nessun altro può usare come lui che le telecamere le comanda a suo piacimento.

Giocarsi l’asso a telecamere accese e riservarsi le scartine quando il pubblico è distratto ed il popolo non ha più voce e microfoni per protestare. Da soli possiamo poco o nulla contro questo pachidermico meccanismo.

Questa la violenza fatta agli aquilani, a cui è stata rubata la città dal terremoto, ma la verità ed il futuro, dal Presidente del Consiglio, con la complicità dei suoi servi e adulatori che gli hanno prontamente allestito i vari set sulle macerie, mostrando solo i successi e ignorando i problemi veri da affrontare.

Nessuno pretendeva che si risolvessero con uno schioccar di dita, ma neppure che venissero nascosti al resto del mondo, facendoci passare per incontentabili.

Sabina ha saputo cogliere tutta l’amarezza di 70.000 vite da terremotati.

Molti di noi ancora non risolvono neppure il problema dell’emergenza, in esilio forzato, come sono, in hotel lontani e in caserme.

Non mi sento affatto disonorata né come aquilana, né come italiana, dalla verità della Guzzanti.

A disonorare l’Italia non è chi racconta i misfatti, ma chi i misfatti li consuma, come la stessa Sabina ha ricordato ieri durante la proiezione, davanti a migliaia di persone.

Spettatori autoctoni che hanno apprezzato commossi e che guardando quel racconto hanno provato sollievo.

Una verità che finora non era stata mai detta così bene. C’è chi oggi non può far altro che minimizzare bollando Draquila come uno dei tanti punti di vista.

Ma da aquilana vi assicuro, se punto di vista è, è quanto di più vicino alla realtà vissuta da ciascuno di noi.

E soprattutto, un punto di vista che finora non era mai riuscito a scavalcare la prepotenza e la sfacciataggine della verità ufficiale dei telegiornali.

L’Aquila non si ricostruisce senza verità. E Sabina Guzzanti ha messo la prima pietra.

Di Stefania Pezzopane

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12 Commenti

  1. Vedo Annozero… ascolto Monicelli che dice che in questo paese non c’è mai stata la rivoluzione… ascolto Annunziata e Travaglio… Travaglio dice che in questo paese non sono i magistrati, ma gli investigatori che portano avanti le inchieste… tutti dicono che siamo al regolamento di conti… alla fine si ascolta sempre la stessa frase del Gattopardo “cambiare affinché nulla cambi”.
    Tangentopoli è stata un fenomeno quando si sono tirate le monetine davanti al Raphael. La gente era imbufalita: “prendi anche queste, Bettino prendi anche queste!”.
    Quando la gente per ritornare ad essere persone devono prima per forza essere una massa inferocita.
    Siamo davvero alla fine?
    Come dice Fabrizio (è un mio amico, non lo troverete da nessuna parte) sono in prevendita i biglietti per Piazzale Loreto?
    Tutti sputeranno sul nano.
    Ho visto la critica di Mereghetti, ma mi ha interessato lo spezzone della figura del Sindaco (credo che sia lui) che cerca la sua “gattanera”!
    Perdere la propria casa, tutti i propri ricordi è un dolore immenso… si perde la propria identità.
    Quello che rimane l’ha scritto la Pezzopane… costruire non è ricostruire.
    Come se una vittima di una violenza carnale trovasse conforto nella rimozione della memoria.
    Ricostruirsi…. vale per L’Aquila, vale per il nostro Paese.
    Ho voglia di respirare aria buona!

  2. Sabina, scusa se mi permetto di darti del tu…ieri ero presente alla proiezione del tuo film a L’aquila… Voglio farti una premessa, anticipo che non ho una cultura in campo politico e una preparazione adatta a giudicare un film con tutti i suoi messaggi, ma la prima cosa che mi è venuta in mente alla fine della proiezione è stata: “ma il miracolo più importante di questo terremoto è stato fatto da Silvio dando una casa agli’aquilani o da TE avendo dato degli occhi con cui vedere la REALTA’? è risaputo; ieri è stato detto ed anche tu l’hai affermato, gli aquilani sono molto testardi e possiamo dirlo, forse anche un pò ignoranti…
    Io li ho sempre immaginati come un popolo di pastori circondati da montagne oltre la quale la loro immaginazione non va!!! Passando al tuo Film, Bertolaso lo ha definito dicendo: “è una delle verità!”. Ma come mai non hai anche menzionato il fatto che gli aquilani se ne sono approfittati di questo “Grande Evento” andando a farsi le vacanze a Pescara avendo le casa classificate A?
    Il tuo film, giustamente, da una critica alla politica di destra, ma tu non pensi che questo possa creare un pensiero contraddittorio tra i cittadini, visto che la maggior parte della popolazione era contenta dell’operato berlusconiano? Un’altra delle questioni che volevo porti è il problema dell’Università. L’aquila non avrebbe senso di esistere se non fosse per l’università, il turismo portato nella stagione invernale dal Gran Sasso non può mai essere messo a confronto con tutto il benessere portato dagli studenti, e dunque come mai non hai nemmeno speso due paroline? Comunque è stato veramente un bel film…FINALMENTE qualcuno in Italia ha avuto il coraggio di Svegliarsi e uscir fuori gli attributi…facendo vedere le cose come stanno… Complimenti l’Italia ha bisogno di persone come te capaci di far aprire gli occhi ad una popolazione cieca ormai da tempo…..!

  3. Nel dare commenti su un’intera città e cittadini è bene non generalizzare. Gli aquilani sono testarti e ignoranti, o si sono approfittatti del terremoto, come gli italiani mangiano spaghetti e suonano il mandolino o i siciliani sono mafiosi. La popolazione aquilana ha il difetto principale (ma è un difetto?) di vivere in una piccola città o comuni, dove è facile incontrarsi ed instaurare relazioni sociali. Una città dove quindi non è forse facile all’inizio ambientarsi, per chi viene da fuori, e dove l’ingenuità e provincialismo è molto maggiore che in altre località, fattori ben sfruttati dal governo, Protezione Civile e politici locali.
    L’Aquila è, più in generale e soprattutto politicamente, “soltanto” uno specchio dell’Italia, nel bene e nel male, ed è questo che mette in luce amaramente il film di Sabina, alla quale purtroppo non ho potuto rivolgere alcune domande (ad esempio se oggi crede che il Metodo Augustus della Protezione Civile sia ancora una Bufala, come disse tempo fa nel blog).
    Molto aquilani hanno sempre denunciato cosa stava accadento, ma senza forza o capacità. I pericoli della Protezione Civile S.p.A. lo denunciavamo almeno 2 mesi prima che nascessero gli scandali, scrivendo anche a vari giornali locali e NAZIONALI (INASCOLTATI!!!).
    Spesso da semplici persone possono nascere serie inchieste.
    Sabina ha avuto l’accortezza, ed il buon senso, di mettere insieme vari pezzi di realtà, non tutte (come direbbe Bertolaso), ma comunque realtà ignorate e nascoste (ai più almeno). Chiedere a Sabina di mostrare tutte le realtà vorrebbe dire fare un serial TV (come quello passato in onda in questi mesi), e non un film documentario, il cui messaggio è comunque chiaro ed incisivo. E deve esserlo soprattutto per gli italiani e per quegli aquilani che si sono “adagiati” nel loro status di terremotati.
    E questo è stato possibile, è un mio parere, perché immune alla sindrome berlusconiana e da vincoli e lacciuoli vari (che spesso hanno vari giornalisti, anche se bravi), oltre alla bravura che la contraddistingue e che tutti conosciamo.
    Un plauso a Sabina quindi, come ho scritto sul sito http://www.6aprile2009.it, relativo al terremoto a L’Aquila. Che mi auguro torni a trovarci, ogni tanto, ma soltanto se ti fa piacere.
    GRAZIE!
    Patrizio

  4. @ ilsiciliano
    Non abbiamo mai votato pollice verso e non lo faremo neppure verso il tuo commento…però visto il tuo nike si presume tu sia di origine siciliane, terra di cultura e grandi tradizioni e mai ci sogneremmo di segnalarla solo con l’infamia mafiosa, eppure vero è il detto “Ogni popolo ha il governo che si merita”perciò secondo una logica tutta italiana dovremmo apostrofare i siciliani come un popolo mafioso? No! a questa logica ci dissociamo.
    Che poi gli aquilani si siano approfittati del terremoto per farsi le vacanze a Pescara questa è terribile.
    Altri si sono approfittati del terremoto in primis il Berlosco Poi il Berto ed infine chi rideva come una Iena in attesa dell’osceno pasto della Ricostruzione.

    Solidarietà al popolo aquilano ed a Sabina che ha lavorato per la verità cui nessuno racconta…oppure era meglio fare un bel film di cassetta tipo Natalizio?

  5. Sono uscito dal cinema e non so se essere deluso per l’ ignoranza consapevole di molti italiani o esser disgustato dalla sfacciataggine con cui Qualcuno si fà gli affari suoi (e dei suoi amici..) facendo credere che il tutto “E’ gratis e per il vostro bene”… Inoltre da un senso di sconforto pensare alle prove di regime attuate a L’ Aquila con l’ esercito destinato a presidiare le strade e i carabinieri nei campi pronti a non far passare nessun segnale di disagio, non permettere riunioni, riprese,interviste,ecc.
    Sabina è riuscita a fare un bellissimo documentario e gli auguro che abbia il successo che si merita al botteghino, facendo da megafono alle tante, troppe voci rimaste sommerse dall’ ottimo giornalismo indipendente e non strumentalizzato che abbiamo in Italia (e c’è chi dice che c’è pure troppa libertà di stampa.. vabbè!) usando mezzi alternativi alla Televisione (la vera droga del XXI secolo)
    Grazie Sabina,
    Mattia da Firenze

  6. Forse la Pezzopane farebbe bene a tacere. Si è prostrata ai piedi dell’invasore dalla prim’ora. Ha conferito a Bertolaso il premio Guerriero di Capestrano quale riconoscimento ai meriti sul campo. L’ho vista ridere ed applaudire, nel tuo film, quando Berlusconi annunciava un dicastero non meglio identificato per Bertolaso. Avrebbe potuto dire al mondo intero cosa ci stavano facendo qui. Lo sapeva bene.Non lo ha fatto. Ha raccolto i frutti alle elezioni. Con il suo comportamento perennemente ambiguo, come ambiguo è questo articolo che riporti, ci ha consegnato nelle mani di Del Corvo. Anche nell’articolo continua a mentire. Sostiene che la protezione civile ha dato casa ai senzatetto. Bugia. Ha dato casa ad una sensibile minoranza dei senza tetto. 20mila su 72mila. E senza criteri di graduatoria. Alimentando quel clientelismo bieco che la Pezzopane conosce molto bene. E mostra che nulla ha comrpeso del metodo applicato sulla nostra terra, su di noi cavie, dalla macchina protezione civile.
    Quella tenda vuota, quella del PD è l’emblema di quanto questa gente sia sempre più lontana dalla base. Anche quella che lotta con tutti i mezzi e le forze, pochi, che ha a disposizione

  7. Sentire Monicelli l’altra sera mi ha fatto venire in mente le parole di Irene Papas, addolorata per la sua Grecia, nella quale un’ oligarchia, sfacciata, rapace e incapace ha proceduto a una spoliazione del bene pubblico, gettando il paese sul lastrico.

    E noi? Come abbiamo fatto a passare attraverso una oligarchia, non solo di destra, per nulla dissimile da quella greca, così serafici e spensierati? Perchè non abbiamo più il buon senso di scegliere il governante migliore? Perchè a Bananopoli il senso della dignità non esiste più ? Non sarebbe meglio che l’Europa ci commissariasse e ci governassero gli olandesi o i danesi? Sarebbe meglio che la il nostro governo avesse sede a Copenhagen, altro che padania.

  8. – Il sol dell’avvenire –

    (…) deve anche misurarsi con le pistole puntate alle tempie di chi informa, di chi dissente e di chi è comunque fuori linea. I manovratori non devono essere importunati con critiche, appelli, istanze e neppure con la satira. La casta degli “eletti” si arroga il diritto di stabilire insindacabilmente quali sono i suoi alleati e quali sono i suoi nemici, mira ad ottenere una privacy blindata per imperare sulla politica, sull’economia e soprattutto sulle leggi. (…) Se lo spirito della Democrazia fosse applicato effettivamente si guarderebbe alla critica delle opposizioni come stimolo per migliorare l’azione dei Governi. Solo per citare qualche caso, ci consta invece che il talk show di Serena Dandini è stato “attenzionato”, che Michele Santoro ha subito una denuncia con annessa domanda di risarcimento per aver realizzato una trasmissione sulla Sanità, che Michel Abbatangelo è stato citato in giudizio a motivo della satira fatta sul suo blog e che il Ministro per le Attività Culturali non andrà al Festival di Cannes perché, a suo dire, “Draquila”, il documentario che presenterà Sabina Guzzanti, disonora l’Italia. Forse non si può più gridare al mondo che siamo un popolo di poeti, di artisti, di eroi, di santi, di navigatori e di trasmigratori, ma il lustro perduto dal Paese non è certo imputabile alle crude narrazioni di qualche libro o di qualche film. Purtroppo gli esiti connessi “all’ora solenne che sta per scoccare nella storia della Patria” non dipendono dall’agiografia di corte.

    http://culex.ilcannocchiale.it/2010/05/08/il_sol_dellavvenire.html

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