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Draquila al Festival di Cannes

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Draquila Festival di Cannes

Draquila al Festival di Cannes

Lo saprete a quest’ora ma Draquila-L’Italia che trema, sarà alla 63esima edizione del Festival di Cannes dove parteciperà come evento speciale nella selezione ufficiale. Non sappiamo ancora quando passerà al festival ma il 7 sarà comunque nelle sale qui da noi.

Io lo sapevo ma non potevo dirlo pena la squalifica non me ne vogliate. abbiamo già festeggiato con saltelli e pacche di varia intensità. siamo tutti contenti e fieri. E’ una grande gioia, aiuta la nostra causa, ci protegge un po’ dalle rappresaglie e credo che aiuti anche all’estero a capire come possa succedere da noi quello che succede. A parte questo è un onore per il film, per tutti quelli che ci hanno lavorato e tutti quelli che ci hanno aiutato concedendoci il loro tempo e indirizzandoci dalla parte giusta.

Ho cominciato le riprese a luglio e sono andata al montaggio con più di 600 ore di girato. il film dura solo un’ora e mezza ma tutti quelli che ho intervistato sono stati utilissimi per capire anche se poi non appaiono nel film.

Per il resto stiamo organizzando la diretta video che si farà credo martedì ma lo saprete presto con precisione. Preferenze di orari? Forse la sera giusto? E di Cannes che ve ne pare?

P.S. Ieri ho seguito la color correction fino alle 5 di mattina, c’è un nuovo programma per l’elaborazione del digitale che da dei risultati veramente ottimi. penserei di prendermi due giorni di pausa. il sito del film sarà aggiornato con nuove foto e altre cosette se proprio sentite la mancanza di notizie in mia assenza

Un forte abbraccio a tutti e grazie per questo spirito magnifico. pensavo che fossimo tutti stanchi di combattere invece mi pare di capire che abbiamo deciso di andare avanti più forti e più entusiasti di prima. Se è così io non mi tiro certo indietro.

>> Guarda il film <<

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42 Commenti

  1. Che gioia!!! E’ una bellissima notizia, sia perchè troverà il rilievo che merita, anche all’estero sia perchè credo che sia una grande soddisfazione per te… tanto lavoro finalmente viene ripagato! L’ho letto su facebook e sono corsa sul blog per complimentarmi quindi…. COMPLIMENTI!!! a te e a tutti coloro che ti hanno aiutato a realizzare questo progetto!!! Ma quando arriva il 7 maggio??? non vedo l’ora di vederlo, ormai il trailer lo conosco a memoria!!!
    Per la diretta direi decisamente la sera, credo sia più facile radunarci tutti!!

  2. Complimenti vivissimi a te ed allo staff tutto ,siete una luce nell’oscurita’.
    Davvero.
    Per me e’ un grande onore essere qui ,anche se solo virtualmente,con tutti voi.
    Per la diretta konsiglio la sera verso le 22.Orario politiko.
    resistente-mente
    utar

  3. Sfilerà bella gente, sul tappeto rosso a maggio, e si potrà vedere anche qualche bel film. La cornice di Cannes contribuirà per contrasto ad amplificare i drammi che hai documentato, sono curioso di vedere come ne parleranno i media italiani…

  4. Gran bella soddisfazione vedere il tuo lavoro a Cannes. Pure io andrò al cinema a vedere “Draquila-l’italia che trema”.

  5. Grande! Complimentoni per Cannes, a te e a tutti quelli che hanno collaborato alla riuscita del tuo progetto 😀
    Incrociamo le dita!
    Per la diretta, d’accordo con gli altri: va bene la sera.

  6. Pensa a Berlusconi che dirà “ci calunniano all’estero”! come accaduto per i film sulla mafia e poi con quelle cosucce di cosa
    nostra e la camorra, sapete: questi scenari in cui il capo del governo muove critiche assurde alla cultura resistente (anche nel
    senso di sopravvivente, vedi le critiche a il divo e gomorra), fa capire quanto sia provinciale il clima culturale italiano, che attacca
    appunto ciò che esce dal seminato: come lo vorranno distruggere questo tuo film, Sabina: critiche da gente così piccina!

  7. Da tuo fan e da aquilano, sono felicissimo per la notizia!

    Il giorno in cui abbiamo fatto irruzione a Piazza Palazzo con le carriole ti ho visto, avrei voluto ringraziarti personalmente ma stavi lavorando e ho preferito non disturbarti… quindi lo faccio qui:
    Grazie infinite per tutto quello che stai facendo per noi, Sabina!
    Nessuno più di te si è dedicato alla nostra causa, saperti vicina mi riempie di gioia.
    E a Cannes sarà un successo, ne sono certo!

  8. Evviva! Complimenti! Ti ho pensata subito quando ho letto la notizia e ti pensavo felice e ripagta dalla fatica di questi mesi, almno in parte!
    Adesso dobbiamo solo aspettare il 7 e poi si vedrà…..
    Brava Sabina!
    Ti mando un abbraccio forte! 🙂

  9. Grande Sabina,
    Ripagato il grande lavoro fatto e Cannes sarà un vero successo, così dalla Francia e non solo vedranno che non siamo tutti dei pappamolla al servizio del Ber-Losco il ducetto di Arcore.

    Ok per la sera ma le 22 non è un poco tardi? Cmq facci sapere ora e giorno esatti, noi ci saremo di sicuro.

  10. AD ONOR DEL VERO..!!!
    ‘Fino in Fondo’.. 😉
    *******************************

    AD REPRIMENDAM AUDACIAM AQUILANORUM- CRONACA E ANALISI DEL PROCESSO INTENTATO DA BRUNO VESPA CONTRO IL DISSENSO AQUILANO – A. Ciccozzi prima parte

    https://docs.google.com/viewer?a=v&pid=gmail&attid=0.1&thid=1280421e7518e4da&mt=application%2Fpdf&url=https%3A%2F%2Fmail.google.com%2Fmail%2F%3Fui%3D2%26ik%3Db0bccdc05d%26view%3Datt%26th%3D1280421e7518e4da%26attid%3D0.1%26disp%3Dattd%26zw&sig=AHIEtbRIQoMWGt1_9dIYfyzhgB7RdLZKlA

    ***************************
    straquoto Syd Barker: Sabina, SARA’ UN SUCCESSO!!!
    Crepi il cacciatore (leggasi al plurale)di Aquilani e di italiani..!!!!
    🙂

  11. complimenti,gia’ cosi’ e’ un grande successo.
    avere risonanza internazionale e’ cio che di meglio poteva capitare.un in bocca al lupo,di cuore. 😉

  12. Ciao Sabina,
    che ce ne pare di Cannes? che è uno dei tanti successi che meriti per l’enorme impegno e passione che metti nelle cose che fai.
    La tua causa è anche la nostra e per questo meriti un forte abbraccio ed un sonoro GRAZIE!

    Sulla diretta video direi dopo le 19 e prima delle 22.
    Se dai diffusione in anticipo possiamo far rimbalzare la cosa in rete.

    Da Barcellona, noi italiani che abbiam scelto di preprararci e lottare dall’estero, ti seguiremo!

    Una abraçada!
    Gabo

  13. Stanchi di combattere no, Sabi… Ogni tanto ci si deprime, ma poi ci si riprende rapidamente…

    Complimenti per il film, grande come sempre!

  14. Complimenti! Secondo me sara’ proprio un’onore anche per gli aquilani che fanno parte. Spero che a Tim Burton piaccia il tuo lavoro quanto a noi piacera’ sicuramente. Enjoy your pausa. You definitely deserve it!

  15. Ottima notizia la partecipazione di “Draquila – L’Italia che trema” al festival di Cannes.. sicuramente all’estero avranno modo di farsi un’idea non solo del “magna magna” generale made in italy, ma anche della capacità degli aquilani di ricostruire la città..!

    Credo sia una bella soddisfazione per te e il tuo staff vedere il risultato raggiunto.. oltre al sostegno di tutti noi, la partecipazione a Cannes è una bella cartina tornasole..

    Complimenti a tutti..! 😉

  16. Ieri ho scritto di Mister B. che se la prende con -chi parla- della mafia, non dicendo nemmeno una parola contro
    la mafia, invece, e oggi si mette ad attaccare Saviano! dicendo che fa Promozione
    per la Camorra! è Prevedibile l’idiozia del nanetto.

  17. la selezione a Cannes è un’ottima notizia… non vivo in Italia e sarò a Cannes per lavoro, quindi sarà una buona occasione per vedere il film…
    su “il mattino” di oggi che Sabina sta facendo un sondaggio sul suo blog per far decidere ai suoi lettori la canzone dei titoli di coda del film…
    è vera questa cosa? dove si può dare la propria scelta? sia sul sito del film che qui sul sito ufficiale di Sabina, non sono riuscita a trovare nulla… 🙁

    magari lo scrivo già qui… io propogo “Donna d’Onna” di Gianna Nannini / Isabella Santacroce, cantata a San Siro il 21.06.2009 da Gianna Nannini, Laura Pausini, Elisa, Giorgia, Fiorella Mannoia in occasione del concertone “amiche per l’abruzzo”… è praticamente un inedito, scritto apposta per l’evento, secondo me calza a pennello…

    ciao… e grazie di questo spazio di libera espressione 😉

  18. @auryn non si apre il link….noi cmq gli avevamo dato un occhiata qualche giorno fa a quella schifezza di trasmissione dove l’Insetto la fa da padrone

  19. Grazie per tutto quello che fai! Avresti potuto usare il tuo talento in modo più sicuro e redditizio.
    E invece sei qui che rischi e ti metti in gioco, con il tuo impegno e la tua passione. Ricambio l’abbraccio e ti faccio un grosso in bocca al lupo!

  20. 🙂 Elypier, scusa, hai ragione. Vedo ora l’inguacchio.
    Si tratta di un doc straordinario.. se riesco a recuperarlo torno a postarlo.

  21. Riportiamo ‘a puntate’ il documento linkato da auryn:

    AD REPRIMENDAM AUDACIAM AQUILANORUM: CRONACA E ANALISI DEL
    PROCESSO INTENTATO DA BRUNO VESPA CONTRO IL DISSENSO AQUILANO
    Prima parte

    ANTEFATTO: I FISCHI AQUILANI A BERLUSCONI

    Che brutta figura hanno fatto i poteri locali e nazionali la sera del primo anniversario del
    terremoto aquilano: pesantemente confutati nel loro tentativo di speculare sulla solenne
    ricorrenza usandola come palcoscenico per una rappresentazione di efficienza
    istituzionale, si ritrovano castigati attraverso una liberatoria contestazione spontanea
    partita dalla gran parte dei cittadini radunatisi in piazza Duomo. La gente ha capito la
    piazzata di questo inutile consiglio comunale: la discrezione del lutto diventa pretesto per
    imporre il silenzio alla cittadinanza, e innestare su ciò la pretesa di usare l’anniversario per
    una volgare sfilata propagandistica di pret-a-porter amministrativo. In rivolta non solo
    “comunisti” o “no global”, ma la maggior parte della gente, gente “normale”, come quelli
    delle carriole, e non solo. Poi, addirittura, durante la lettura del messaggio inviato da
    Berlusconi, l’apoteosi: “i fischi hanno superato di molto gli applausi”, così riportava
    l’ANSA. Molti giornali italiani hanno stampato notizie simili più o meno stemperate, e in
    Europa lo stesso. Anche in America il Washington Post s’è accorto che L’Aquila – città
    ferita da un terremoto e stuprata da una pseudo ricostruzione finalizzata prima al profitto
    che alla gente – è contro il Governo.
    Devo essere sincero: data l’indignazione accumulata durante quest’anno mi sento anch’io
    come una pentola a pressione, e non mi sarebbe dispiaciuto affatto buttare qualche
    genuino e catartico improperio, ma ero arrivato un po’ tardi e sia il tendone che gli spazi
    intorno erano già strapieni. Poi era talmente tanta la gente che già lo faceva che sono
    rimasto senza fiato, quasi in contemplazione estatica, ai bordi della piazza ad ammirare,
    ancora una volta, come finalmente succede qui da qualche settimana, una città
    sinceramente in rivolta. Pieno di gente che faceva casino, dentro e fuori il tendone. Tanti, e
    per qualcuno troppi. Un putiferio di fischi. Che emozione. Che gioia. Che brutta figura. A
    questo punto le cose sono due: o il Governo ha speculato sul terremoto (vai a sapere,
    magari facendo profitto e propaganda), o gli aquilani sono degli ingrati. A questo punto la
    città si è ribellata, e in un mondo retto dai media quei fischi sono fucilate.
    UN GIUDICE PRIMO IN CLASSIFICA (E IL SUO CONFLITTO D’INTERESSI)
    Così Bruno Vespa, che con la televisione ci sa fare, il giorno dopo ha pensato bene di
    arredare velocemente una puntata del suo “Porta a porta” per ristabilire un po’ d’ordine,
    mimetizzando nel titolo “L’Aquila quando rinasce?” un processo ai terremotati…

  22. dissenzienti. “Ad reprimendam audaciam aquilanorum!”, è l’iscrizione che ricorda agli
    aquilani come nel XVI secolo gl’invasori spagnoli repressero la coraggiosa ribellione
    popolare contro la dominazione: il viceré di Spagna Don Pedro da Toledo impose di erigere
    un’enorme fortezza militare, lasciando tuttavia alla storia uno dei più importanti
    monumenti dell’Aquila. Grazie a Bruno Vespa questo motto rinascerà degradato nella
    trasfigurazione “preferivate stare nei container?”. Il tutto per motivare e difendere la
    pretesa miracolistica di un’opera di urbanizzazione cheoltre a dare un tetto che sarebbe
    potuto costare molto meno, ha alimentato, con il pretesto dell’emergenza, un sistema di
    profitto sugli aiuti, ha assolto una funzione propagandistica attraverso l’ostentazione della
    monumentalità spicciola delle “new town”, e ha prodotto – a causa dell’incompetenza e
    della corruzione delle elite locali – una territorialità malata che peserà sulle nostre vite per
    lungo tempo. Oggi nel motto coniato da Bruno Vespa per difendere l’opera del “viceré”
    Bertolaso e quella del “sovrano” Berlusconi c’è un punto interrogativo, perché quella frase
    è nel nostro caso una minaccia che ci dice di stare zitti e ringraziare, di fare in fondo il
    nostro ruolo di abruzzesi forti e gentili, sopportando con mansuetudine, pena la gogna
    dello stereotipo di “INGRATI!”.
    Si annuncerà una puntata fantastica per il giornalista aquilano, che si è da poco piazzato
    al primo posto assoluto come “personaggio più deplorevole dell’entourage berlusconiano”3;
    superando anche Emilio Fede, che però ormai per eccesso osceno e plateale di parzialità
    non fa più scandalo: Vespa riesce ancora a far credere a un numero consistente di persone
    di essere imparziale, e questo lo rende il numero uno di un ben occultato ministero della
    propaganda. Bruno Vespa. Non uno fra tanti, ma primo nell’affollato plateau dei cortigiani
    di Berlusconi. Il numero uno. Certo, si dirà che la classifica viene da un giornale –
    l’Espresso – che dà l’impressione di essere schierato contro il nostro attuale sovrano; ma il
    risultato pone in questo caso un problema su cui almeno gli aquilani dovrebbero riflettere
    al di là delle ascendenze politiche attraverso cui si prova forse a dividerli e distrarli dal
    valore comune di una ricostruzione partecipata e sostenibile.
    Bruno Vespa – ricco borghese romano ormai da tempo – rivendicando origini e proprietà
    aquilane, esibisce un’appartenenza che gli conferisce partecipazione emotiva al dramma
    del terremoto. Se Vespa partecipa al pathos per la ricostruzione dell’Aquila, e partecipa al
    sostegno per il Governo, come fa a giudicare in modo equilibrato, ossia (equi)distante, il
    dissenso degli aquilani contro il Governo? Evidenziate queste premesse è ineluttabile che
    egli è, nella sua persona, costitutivamente e quindi aprioristicamente immerso, appunto, in
    quello che da qualche anno si suole definire come “conflitto d’interessi”. Già il solo essersi
    messo in mezzo configura, in un’apparente aporia, un piano d’ipocrisia. Vespa sostiene un
    Governo che sostiene delle scelte economiche, L’Aquila ha bisogno di una ricostruzione
    basata su priorità socio-culturali locali prima che su interessi politico-economici nazionali.
    Le necessità di ricostruzione della città possono andare in conflitto con quelle economiche
    del Governo. Se i bisogni reali della città vanno contro quelli del Governo che succede sotto
    il tavolo di “Porta a porta”? O fa un passo indietro il Governo o lo fa la città.
    E nei fatti Vespa, come sempre, anche questa volta dà più di un’impressione di stare da
    una parte, e contro un’altra; di usare la sua posizione di potere mediatico e la sua presunta
    aquilanità per sostenere il Governo nell’affare del cosiddetto “terremoto d’Abruzzo”, contro
    la città, contro chi ci vive per davvero, e s’impegna per seguitare a farlo. Nei fatti Bruno
    Vespa dà l’impressione di essere un giudice, di uno che in un contenitore di giornalismo
    neutrale mimetizza alcune funzioni fondamentali di un ministero della propaganda.

  23. IL RIMEDIO MEDIATICO

    Quando ci vuole ci vuole. Riducendo il dissenso epocale che sta montando in città
    all’espressione di pochi ingenui autoeletti rappresentanti del “popolo delle carriole”, si
    perverrà a una facile sentenza di condanna d’ingratitudine, passando per l’olio di ricino dei
    containers.
    Una carriola – con tanto di macerie all’interno – è piazzata a fare bella mostra di sé in
    mezzo allo studio; intorno all’oggetto gli ospiti, tra cui spicca la “destrissima” giovane
    ministro della Gioventù Giorgia Meloni. A suo fianco il presidente della Provincia di Roma
    Nicola Zingaretti, uno di centro-sinistra a fare da avvocato degli aquilani, perché siamo in
    democrazia a un po’ di contraddittorio bisogna metterlo per onorare il principio della
    “rappresentazione di tutte le parti in causa”4 e quindi giocare sulla loro manipolazione più
    o meno corretta, attraverso tempi e regia, dispensando sottili sgambetti o elogi a seconda
    della parte. Per non lasciare sguarnita la parte emotiva, compaiono anche Michele Placido
    che parla di Silone, e i genitori di una ragazza vittima del sisma. Arriveranno in seguito
    altri due “terremotati” e due “esperti”. Infine, oltre la carriola, ci sono ad arredare lo studio
    anche Chiodi e Cialente, presenti come siamo abituati ormai da tempo a vederli quando
    hanno a che fare con gente più potente di loro: sornione il primo e svaporato il secondo.
    Due collegamenti esterni. Il primo ha come protagonista Guido Bertolaso, che – in gran
    rispolvero dopo le recenti accuse di corruzione – parla maestosamente da una sala di
    controllo, con la maglietta della Protezione Civile; e, sopra una grossa scritta che lascia
    leggere “lavori di esecuzione”, non uno ma otto monitor accesi alle sue spalle, che
    riempiono lo sfondo con immagini del progetto C.A.S.E.. Appare granitico il Commissario
    del fare, del “lavoro”, delle “c.a.s.e.”, l’eroe delle emergenze a cui Vespa ha già dedicato lo
    spazio che si merita in altre recenti puntate del programma, tra cui quella “Un servitore
    dello Stato nel mirino dei giudici”; un titolo di navigata sagacia, una presentazione che è
    già occasione per un elogio (“servitore dello Stato”) e quindi per un sospetto di immotivata
    e violenta aggressione (“nel mirino”).

    CARRIOLE RATTRAPPITE

    L’altro collegamento è per il movimento denominato dai media il “popolo delle carriole”,
    o meglio per tre cittadini che un po’ ingenuamente si prestano a fare da imputati in questa
    trappola tesa nel tentativo di screditare mediaticamente la genuina indignazione di una
    parte enorme della città. I tre sono in piazza Duomo, lo stesso luogo dell’offesa della sera
    prima al Governo, al freddo sotto la chiesa simbolo delle “Anime sante”; al loro fianco una
    ventina di concittadini con lo striscione “verità e giustizia”, davanti a tutti tre carriole con
    pale e secchi all’interno. Un presepe. Già è in atto il processo di rattrappimento della
    carriola, da simbolo di autonomia e di rivolta, a degradato elemento folkloristico. “Toro
    seduto al circo”, così si dice per descrivere a sottrazione di valore a persone o oggetti..

  24. attraverso una semplice operazione di de-contestualizzazione. Già da subito la carriola è
    sottilmente declassata a conca di rame dell’abruzzese “forte e gentile”, marker identitario e
    stereotipo tradizionalista del montanaro che, come abbiamo capito da tempo, facilmente
    degenera in sottinteso eufemismo di “cafone-allocco”.
    Con altri concittadini mi trovo, appena fuori dalla gittata delle telecamere, ai bordi di
    questa mediatica graticola dell’ingratitudine; siamo da subito perplessi per questa
    iniziativa. Sarà perché scopriamo presto che si tratta di una finta diretta, di un programma
    che andrà in onda due ore dopo (e eventualmente c’è tutto il tempo di tagliare proteste
    forti, che così sono scoraggiate). È abbastanza chiaro che si giocherà a ridurre a retorica
    sconclusionata i contenuti della carriola-conca, al fine di riempirli di ottusa ingratitudine.
    Disapproviamo variamente lo slancio dei tre che si sono prestati al gioco di Vespa in quel
    modo che già pare grottescamente ingenuo; ma, come si suol dire, nel rispetto della
    volontà altrui, restiamo a vedere un po’ inquieti come si sviluppa la cosa. Settimane
    d’impegno civile e di risultati storici già minacciano di finire degradati al quadretto di
    qualche ingrato borghesotto che, stordito dal terremoto e probabilmente indottrinato dai
    comunisti, farnetica sparutamente poco chiare invettive contro il palese miracolo del
    Governo benefattore, illudendosi di poter fare l’operaio che ricicla le macerie; una
    minoranza di scriteriati, generosamente e pazientemente ascoltati solo per paternalistico
    spirito di sacrificio democratico.
    Il processo ha inizio. Ecco le fasi salienti. Alla ministra Meloni il compito di iniziare a
    introdurre l’asse principale di discriminazione: quando Vespa, coinvolgendosi attraverso
    un “noi” di apprensiva partecipazione, le chiede genericamente se “ce la faremo”, ella
    risponde che francamente ce l’abbiamo già fatta perchè in Umbria dopo tredici anni
    qualche famiglia vive ancora in un container. La cornice è pronta: DA UN LATO I
    CONTAINERS DELL’UMBRIA, DALL’ALTRO LE FAVOLOSE C.A.S.E. DEL DUO
    BERTOLASO-BERLUSCONI.
    Tale e quale al bieco santino elettorale propinato a tappeto ai terremotati aquilani per le
    elezioni provinciali: “Umbria e Marche 1997, Governo Prodi, ad oggi ancora Container per
    famiglie – Abruzzo 2009 Governo Berlusconi, ad oggi Case antisismiche per famiglie”; poi
    sotto la scritta: “Il governo dei fatti, la differenza che conta!”; e dietro: “la dignità
    dell’uomo e della famiglia prima di tutto!”. È raro vedere una prova così volgare di
    degradazione del diritto a favore. Ecco che già si delinea la finestra di decontestualizzazione
    del titolo del programma: dalla maschera del titolo “L’Aquila quando
    rinasce” si passa a “i containers o le c.a.s.e.”, “la protesta o il lavoro”, “le opinioni o il fare”.
    Varie coniugazioni del rozzo, antidiluviano manicheismo del regime mediatico di
    Berlusconi mimetizzato in forma di democratica legittimità: “l’odio o l’amore”.
    In seguito parte un servizio sul centro storico deserto, dove, dall’eloquente concretezza
    della città in macerie, un anziano signore, uno che più popolare non si può, che si dichiara
    felicemente residente nel progetto c.a.s.e. (deportato a 10km dalla città, quando si sarebbe
    potuto costruire in prossimità della periferia), denigra pesantemente e senza mezzi termini
    le manifestazioni del popolo delle carriole, sottolineando l’impossibilità di rientrare subito
    e l’ipocrisia della pretesa che lo spalare le macerie possa essere lavoro concreto (sentenzia
    che: “a dirlo così è tutto facile, io mò direi a quelli con le carriole: bene, per un anno, gratis,
    lavorate…levate, levate…ta vedè come se la squagliano!”). Il significato simbolico della
    protesta, ampio, che dovrebbe riguardare una richiesta di autonomia nella ricostruzione, di
    riappropriazione partecipativa della città, è già appiattito a quello pratico del lavoro; e ciò è
    proferito non da Bertolaso, ma da un anziano aquilano ineluttabilmente popolare (già di
    per sé emanante saggezza e autenticità) che riprende un concetto identico a quello

  25. espresso proprio da Bertolaso per denigrare il movimento. Il rito è confuso con la pratica,
    l’emblema è ridotto all’oggetto.
    Quando la parola va ai tre che si sono variamente e imprudentemente fatti eleggere a
    “rappresentanti del popolo delle carriole” s’inizia con la giostra dell’ingenuità, e non solo
    perché nessuno si accorge che a questo punto già ci sarebbe da scardinare il frame imposto
    dalla conduzione: la cornice dei containers della Meloni e delle carriole impietosamente
    degradate dal vecchio aquilano da simbolo di rivolta a indice di lavoro manuale. No: il
    primo intervistato si sbilancia dichiarando di parlare a nome di tutta la città, rivelando così
    non solo una pretesa eccessiva, ma anche inesperienza riguardo i più elementari codici di
    movimento rispetto alla questione fondamentale della “rappresentatività” (che Vespa userà
    in chiusura di trasmissione sottolineando beffardamente che “quando c’è la democrazia le
    città decidono di nominarsi i loro amministratori”). Subito dopo l’intervistato annuncia di
    avere quattro domande, ma elenca da un foglio solo tre punti confusi, di cui unicamente il
    primo è una domanda comprensibile sul mancato allarme, il secondo è un’osservazione
    confusa, il terzo un vago auspicio. Dopo una presentazione del genere Vespa deve aver
    capito subito che può giocare al gatto e al topo, e chiede ad un altro: “che cosa non vi
    convince di questa ricostruzione?”, per avere una risposta titubante, sfocata e retorica sulla
    “differenza tra quello che si pensa nelle stanze del potere e quello che invece si pensa”,
    seguita da una poco incisiva lamentela per l’impedimento ad occuparsi da subito delle
    case, e da un’imprudente accusa alla Meloni per non essere venuta a L’Aquila di persona.
    A questo punto Vespa inizia a percorrere la strada dell’ingratitudine da ottusità
    bacchettando le ansie di rientrare a casa, dichiarando che in Friuli, a Gemona: “le persone
    sono state messe nei containers e poi sono andate negli alberghi della costa. A nessuno è
    stato consentito di andare nel centro di Gemona a riprendersi casa sua, perché purtroppo
    ci sono delle priorità, ci sono delle stazioni di via crucis da rispettare […]. Sto parlando del
    Friuli dove la ricostruzione è stata meravigliosa, al contrario di quella della Campania”.
    Attenzione, si delinea qui la chiamata in causa di una griglia stereotipica importante: a
    Nord i terremoti virtuosi, a Sud quelli viziosi; e la minaccia per gli aquilani di finire nel
    “girone dei dannati” con l’accusa d’ingratitudine.
    Poi interpella la Meloni, la quale – avendoli fatti qualche volta i cento chilometri tra
    Roma e L’Aquila – si ritrova il regalo insperato di poter sostenere che: “rischiamo di non
    accendere adeguatamente i riflettori sul lavoro che è stato fatto!”. Siamo al grottesco: dopo
    un anno di propaganda a tappeto sulla città, dopo una sequenza martellante di quotidiane
    passerelle mediatico-propagandistiche in cui solo nei cessi – e nemmeno sempre – si poteva
    stare senza telecamere, dopo tutto questo alla ministra viene fornita su un piatto d’argento
    l’occasione di affermare che i riflettori non sono stati accesi abbastanza sul miracolo
    aquilano. Può andare peggio di così? Sì.

    LA FUCILAZIONE

    Il momento topico si apre dopo un po’, quando la linea torna a piazza Duomo, i figuranti
    con lo striscione “verità e giustizia” si sono dileguati, un po’ per il freddo un po’ per la
    prima figura, e la terza rappresentante del popolo delle carriole prende parola dichiarando,
    stavolta efficacemente, che le carriole “hanno voluto squarciare un velo sul finto miracolo
    aquilano che l’informazione sta facendo passare da un anno su questa città”. Per qualche
    istante pare vada meglio. L’esposizione prosegue un po’, ma Vespa non accetta le accuse di
    mistificazione; sta subendo l’efficacia del tono puntuale sincero, così devia forzosamente

  26. sulla domanda chiave dell’impianto accusatorio: “preferivate stare nei container?”. C’è
    titubanza nel rispondere, si sente dall’altro carriolante un vago e impaurito: “ma che modo
    è di ragionare!?!”. Vespa prontamente coglie che è il momento dell’affondo. La domanda
    viene reiterata fra il conduttore e l’inviata cinque volte, con serrata severità, in un atto di
    violenza verbale che svela un’ossessione da inquisitori. A rivedere il tono e i modi di questi
    “giornalisti” provo fastidio. Mi sento offeso, guardo più volte le immagini di questa
    “tonnara” sotto la chiesa delle Anime Sante, penso alla fandonia del “rappresentare tutte le
    parti” con qui questi millantano di fare informazione corretta, vedo miei concittadini,
    persone che vivono un dramma enorme e cercano di fare qualcosa, offesi profondamente
    come se fossero dei cialtroni delinquenti. Mi viene da vomitare. L’intervistata dichiara che
    la domanda è mal posta, ma, senza spiegare perché, dice che si rifiuta di rispondere. La
    sensazione della trappola è percepita, ma non arriva ad essere razionalizzata e rilanciata
    contro l’aggressore. In questo contesto il rifiuto di rispondere suona come una resa, è
    l’errore più grave. Qui un conduttore scorretto può sfondare. Ed è quello che avviene.
    Siamo allo sciacallaggio semiotico, e Vespa ora sembra un avvoltoio che, in un impeto
    crescente di frenesia alimentare, si avventa sui carriolanti che vede già carcassa.
    E non è solo: in un clima di forte e sempre maggiore agitazione, l’inviata coglie l’attimo e
    entra anch’essa in frenesia, chiedendo molto aggressivamente ad un altro dei tre, quasi
    gettandoglisi sopra: “scusi, allora qual’era l’alternativa secondo lei?!?”. La risposta data
    abbozza delle argomentazioni spendibili ma purtroppo mescolate in modo tentennante e
    confuso: “l’alternativa non era fare quelle case, che è solo la terza fase, quelle sono
    definitive in qualche modo. L’alternativa era…cioè, voglio dire, dal terremoto del Friuli
    adesso ci stanno quindici anni vent’anni di differenza”. Vespa interrompe con inclemente
    fiscalità: “trentaquatto per la verità!”, come se si trattasse di un punto che inficia l’intero
    discorso (mentre semmai lo andrebbe a rafforzare). Dice “per la verità”, come se qualcuno
    stesse mentendo. L’intervistato prosegue: “la tecnologia va avanti, ci sono casette che sono
    molto migliori di quelle che hanno realizzate qui sopra”.
    Vespa chiede allora, con un tono di scocciato paternalismo che è già giudizio inquisitorio:
    “dove le ha viste?!? dove stanno?!?”, poi subito prosegue agganciando la ramanzina di
    fondo: “in Umbria, alcuni, gli ultimi, pochissimi per fortuna, sono ancora nei container!!!”,
    per seguitare, scandendo con tono severo e lapidario: “vorrei sapere in quale zona del
    mondo ci sono delle sistemazioni, a pochi mesi da un terremoto, migliori di quelle che
    sono state fatte a L’Aquila. Dove?!?”. Non serve che l’intervistato abbia già risposto,
    durante la domanda, titubante ma sincero, e impedito dal volume del microfono abbassato
    dalla regia: “a Onna per esempio” (infatti a Onna Berlusconi inaugurò indebitamente le
    case d’emergenza donate dalla regione autonoma del Trentino, e finite prima di quelle del
    Governo, Vespa celebrò la farsa, con il sindaco dell’Aquila in trasmissione che non si
    azzardò a svelare la finzione). Non serve. Perché, già prima della fine della domanda
    stizzita di Vespa, la regia alza il volume su un puntuale applauso del pubblico; quindi tra lo
    scrosciare di mani subito il conduttore dà un’altra indispettita stoccata, il colpo di grazia.
    Infatti c’era una sorpresa: “è bene che io faccia vedere il pubblico, perché non è una clac
    ma sono i Vigili del Fuoco, e li ringrazio anche a nome vostro se permettete!. Va bene?!?
    Ecco qua!!!”.
    Tra mixer e regia devono aver fatto un lavoro di gran tempismo ad alzare il volume in
    sala, perché gli applausi, pur non essendo molti, sono partiti al momento giusto e sono
    stati da subito generosamente amplificati, producendo un piccolo oceano di frastuono.
    L’inquadratura va alla ministra Meloni che applaude e scuote la testa sdegnata con la bocca
    corrugata e gli occhi spalancati che invadono schermo, poi la regia stacca stretta su un
    vigile che applaude. La sentenza d’ingratitudine è solennemente pronunciata, la fucilazione
    avviene attraverso il microfonicamente simulato fragore dell’applausino dei Vigili del

  27. Fuoco, gli eroi indiscussi dell’emergenza, riciclati ora come autorità morale e come
    esecutori di una condanna partita dall’accusa del vecchio aquilano. Una condanna severa
    contro la “clac” dei carriolanti, che – dulcis in fundo – Vespa si cura di redimere in estrema
    unzione dal peccato originale, ringraziando i Vigili al posto loro. Terremotati ingrati!
    MI RITROVO IN MEZZO
    Come ho prima detto, ero lì al bordo della scena insieme ad altri dissenzienti come me
    che – sapendo che mi ero occupato in dettaglio della questione “case/containers” da subito
    e vedendo una deleteria indecisione negli intervistati – mi spronavano caldamente ad
    intervenire in un vernacolare “dai, vagli a dà ‘na mano che stann’a ffa na figur’e mmerda”.
    L’invito aumentava con l’aumentare della tensione. Molte delle persone orbitanti nella
    magmatica sfera della cittadinanza attiva avrebbero potuto rispondere forse meglio dei tre
    sotto fucilazione, non perché più “bravi”, ma perché più addentro alla questione sin
    dall’inizio: il caso ha voluto che questi carriolanti siano entrati nel dibattito post-sismico
    da poco tempo, e siano perciò meno smaliziati sulla questione delle tipologie abitative
    emergenziali, su costi e possibilità alternative (altre case rispetto a quelle imposte dal
    Governo e altri container rispetto a quelli dei terremoti passati). Queste furono questioni
    del dibattito cittadino fino all’estate scorsa.
    Paradossalmente, rispetto a un inizio scadente, gl’intervistati non sono andati “male”
    rispetto ai contenuti nella fase topica, ma hanno ceduto all’attacco a causa di una poca
    puntualità, chiarezza, incisività. È anche questo un elemento che rivela la faziosità di Vespa
    e rende ancora più sospettabile di tradimento la sua proclamata apprensione da
    appartenenza verso le sorti della città. In tutti i modi, la rabbia per quello che vedo supera
    la ritrosia e mi faccio convincere. Glielo devono dire loro al tanto informato Bruno Vespa
    che non ci sono solo quelle c.a.s.e. e che non ci sono solo i container del passato? Possibile?
    Ho da tempo notizia che lo sa, quindi lo nasconde. Provo rabbia. Così, mentre lo studio
    celebra gli applausi sparati dai Vigili ingaggiati per l’occasione e scoperti a sorpresa per il
    gran finale, vengo portato dentro la scena; uno dei tre mi vede e chiede immediatamente
    all’inviata di farmi parlare.
    Vespa seguita subito, sempre più lapidario e ad alta voce: “la domanda è dove nel mondo
    è stato fatto di meglio, dove?!?”. L’inviata m’invita a rispondere, e lo faccio con queste
    parole: “credo che questo sia un modo scorretto di comunicare perché non si può ridurre
    tutto a un’alternativa polare, ossia a una logica del terzo escluso. Non è questione ‘o accetti
    le c.a.s.e. o i container’. Il punto è questo: le c.a.s.e. sono costate cifre enormi, le piastre
    antisismiche sono state motivate come necessarie, quando non sono necessarie. Ci sono
    tipologie costruttive che permettono di evitarle”. Il padrone di casa abbassa nettamente il
    tono di voce e mentre ancora parlo mi dice: “questo è un suo parere, questo è un altro
    discorso”. Ribatto immediatamente in modo deciso: “no! Non è un mio parere, non è un
    mio parere, questo è un fatto”.
    Le emissioni si accavallano. Mentre parlo il conduttore si blocca un attimo, china la testa,
    si tocca la fronte con la mano destra. Parte il campanello della trasmissione insieme alla
    chiassosa sinfonia del jingle della sigla, il gong che all’occorrenza mimetizza la censura che
    Vespa pratica sistematicamente nei momenti di empasse. Il conduttore annuncia: “allora,
    scusate, scusatemi, io faccio entrare due persone, scusate….forse ci aiutano un momento”.
    Invita i professori Andrea Carandini e Pierluigi Nicolin, mentre mi indica e promette
    all’inviata: “adesso torniamo Vittoriana, calma, calma…vorrei chiedere proprio per
    rispondere a questo signore, proprio un parere a Nicolin”. Ricevo da subito l’impressione

  28. che ho messo in mezzo al discorso il tema del profitto sottolineandolo come scelta fuori
    dalla necessità, perciò la censura va in porto. La deriva pericolosa del profitto viene
    deviata e estinta, grazie anche alla ripresa smania degli altri rappresentanti del “popolo
    delle carriole”.
    Infatti, per il resto della trasmissione chiedo all’inviata di poter proseguire il discorso
    che mi è stato interrotto, ma inutilmente. Fuori dal collegamento ella confabula con la
    cuffia, si consulta con la regia, mi dice, “sì, sì, adesso la faccio parlare al prossimo
    collegamento”; ma puntualmente mi evita, poi inizia a dirmi che il mio intervento “non era
    previsto”. I tre delle carriole non manifestano nessun tipo di coordinamento, e in qualche
    caso, specialmente ora che le acque si sono calmate, mi pare che si stia lì a fare a gara tra
    chi riesce a farsi dare il microfono dall’inviata Vittoriana Abate, che così sceglie secondo i
    suoi comodi. Essendosi piazzato davanti, chiedo due volte a uno di loro, che si stringe a
    “Vittoriana” chiamandola per nome, la cortesia di aiutarmi a finire di parlare, ma non c’è
    da fare: pur essendo lo stesso che sostiene di esprimersi a nome di tutta la cittadinanza
    mostra di non ascoltare nemmeno chi gli sta di fianco, così mi ritrovo in concorrenza con
    uno che non rivela la bontà di sacrificare un’occasione di farsi vedere in tv.
    Tra le “truppe della liberazione aquilana”, di cui a mio modo anch’io mi fregio di far
    parte, oltre a conclamate dosi di storicizzabile audacia, non si è immuni dai soliti effetti
    perversi del collettivismo che con varia incidenza periodicamente si manifestano. Voglio
    dire che in quest’esercito di condottieri più o meno mancati scarseggiano i soldati semplici
    e ci si scopre a volte in un congestionante pullulare di tratti o disturbi narcisistici più o
    meno conclamati, manie di grandezza, variamente striscianti, eccessi di autostima,
    protagonismi vari. Così, dopo un anno di ortodosse lotte varie contro Berlusconi e
    Bertolaso, mi ritrovo all’improvviso a chiedermi chi è più coglione: io o questo che mi sta
    di fianco. Nel dubbio lascio perdere. Prendersela con le istituzioni, con il potere, con i
    padroni o che dir si voglia può avere un che di romantico che rende dolce l’antagonismo;
    ma scoprirsi – fuori dalla grazia di qualsiasi elementare grammatica ribelle – a fare a
    gomitate in questo modo, anche tra chi “la Bastiglia” la dovrebbe assaltare (e poi nel nostro
    caso l’”assalto alla Bastiglia” sarebbe difendere la “baracca”), è patetico e avvilente. Così
    dopo poco mi tiro indietro, e rimango sconcertato a osservare questo circo. Mi sembra di
    stare in un casting di qualche reality. Se lo avessi immaginato non mi sarei fatto trascinare
    nemmeno a forza. Ma ormai è fatta.
    Quindi, mentre mi ritrovo riconfermata la censura in modo ancora più sottile anche
    grazie a quest’efflorescenza di varia umanità, l’intervistato “accreditato” interviene e fa un
    ulteriore regalo a Vespa riguardo l’opposizione “container-case”. Non scardina la polarità
    precisando che ci sono molte tipologie di case (meno costose) e molte di containers (più
    vivibili); ma, dopo aver seguitato dare delle proclamazioni a nome dell’Aquila intera, si
    assume come esempio sostenendo che per lui l’alternativa è casa sua, affermando che il
    succo del problema sarebbe che il progetto c.a.s.e. è stato destinato non solo a chi rientrerà
    a casa tra quindici anni, ma anche a quelli che, come lui, sarebbero potuti rientrare a casa
    assai prima, in tre mesi dice.
    Questa dichiarazione – oltre a magnificare il progetto c.a.s.e. per i quindicimila che
    hanno aspettative di rientro di molti anni – dà a Vespa l’occasione di annunciare un
    solenne “troppa grazia!” per questo “giovanotto” che ha avuto pure una casa che non si
    meritava; e quindi subito dopo bacchettare il sindaco Cialente imputando a lui
    l’assegnazione scriteriata delle c.a.s.e., e poi i ritardi per la ricostruzione. La risposta del
    sindaco a queste gravi accuse – utili di riflesso alla redenzione della Protezione Civile da
    qualsiasi errore che anzi risulta santificata per un miracolo finanche eccessivo – è, come
    sempre, inconsistente e spesso incomprensibile. Non stupisce che, per tutta la

  29. trasmissione, il nostro primo cittadino abbia fatto passivamente da discarica istituzionale,
    sorbendosi ogni critica d’inefficienza, senza opporsi minimamente al disegno di Vespa di
    attribuire tutti i meriti al Governo e alla Protezione Civile e tutti i demeriti
    all’amministrazione locale (che certo ne ha, ma non da sola).
    Comunque, lasciando stare il Sindaco, ecco l’imparzialità di Bruno Vespa. Qualcuno
    penserà che si trattava di tre sprovveduti, diventati al massimo quattro gatti col
    sottoscritto, ma quello che è andato in scena nella data cruciale dell’anniversario del sisma
    è stato un processo mediatico contro il diritto della città di esprimere dissenso verso
    l’operato del governo, strozzando un dibattito complesso e articolato in una grettamente
    violenta polarizzazione “case o containers”. Lì non c’erano solo loro o io, c’erano anche le
    migliaia di persone che hanno sostenuto le carriole; ma non solo, e questo vorrei che si
    capisse: lì c’era il diritto di una città di non essere stuprata da una (ri)costruzione votata
    prima al profitto che alla gente. Lì è stato posto un paletto di senso comune nazionale
    secondo il quale chi all’Aquila dissente è ingrato. Questo non è accettabile. Domenica sto
    con le carriole, che avranno tanti difetti, ma almeno vogliono bene a L’Aquila.

    L’Aquila, 15-4-2010
    Antonello Ciccozzi

  30. Ricercatore di Antropologia culturale presso l’Università degli Studi dell’Aquila, cittadino
    indignato.
    A scanso di equivoci preciso che non sono legato organicamente al cosiddetto “popolo delle carriole” (credo
    nessuno lo sia, ma dai media potrebbe apparire una realtà diversa), o a comitati vari (per essere precisi
    l’unico comitato a cui diedi adesione formale è “un manifesto per l’Aquila” che però da vari mesi non è più
    attivo). Partecipo da subito dopo il terremoto al dibattito e alle pratiche sull’Aquila post-sismica come
    elemento di “cittadinanza attiva”, nella mia soggettività di studioso di tematiche socio-culturali e nel mio
    comune sentimento di persona incrollabilmente incantata dalla sua città. Ciò senza pretese di
    rappresentare nessuno, ma coltivando confluenze e discutendo attriti nel traffico di questioni che ci
    riguardano come cittadini.
    È chiaro che esiste a L’Aquila un movimento – ancora in fase aurorale e quindi non inquadrabile
    facilmente in etichette precostituite – che, tra contrasti, contraddizioni, errori, ingenuità e problemi
    concreti, si pone l’obiettivo difficile e necessario di un processo di riappropriazione del diritto fondamentale
    dei cittadini a partecipare alla ricostruzione. Mi sembra positivo che si delinei una certa convergenza su
    un’idea di ricostruzione che si vorrebbe concretamente sostenibile e finalizzata al benessere a lungo
    termine della città (e non al profitto immediato di attori esterni). Sono dell’idea che questa visione sia vitale
    per L’Aquila in quanto esprime un diritto irrinunciabile: la città non può essere ricostruita a partire da una
    programmazione primariamente eterocentrata o elitaria, ma ha bisogno prima di tutto di un processo di
    autorappresentazione derivante da una visione condivisa entro cui dare significato a un evento fondativo
    (come la catastrofe che ci ha colpito) per tradurlo collettivamente in pratiche adeguate al senso dell’abitare
    specifico di chi è nel luogo. Per questo vedo in questo fervore per la partecipazione un evento
    complessivamente positivo per la città, e anche un caso esemplare per la Nazione.
    Poi, per quanto mi riguarda, il tutto non vuol dire pretendere illusorie e ideologiche ricostruzioni solo “dal basso”, ma significa
    rifiutare l’estromissione della cittadinanza dalla ricostruzione, rivendicando un diritto realmente
    vincolante alla negoziazione dei processi decisionali con le istituzioni locali e nazionali.
    ********************************************************************************************************************************************

    GRAZIE INFINITE!!!! 🙂

  31. E di questa rissa che ne pensate?
    Tutta una bufala? si ricompatteranno? Le guerre per bande sono una componente essenziale per Le Mafie
    Perchè Vespa non fa una bella puntata su queste oscenità?
    Sabina perchè non fare un bel post sulle CENSURE DI STATO?

    http://video.unita.it/media/Politica/La_maxi_rissa_tv_tra_esponenti_Pdl_1__1086.html

    Ci sono ben 3 filmati su questa Maxi rissa tra Ciellini, Fascisti, Post-fascisti, Berluschini ecc.ecc. mancava solo RIINA!!

  32. Ottimo trailer, speriamo venga dato ora ampio risalto alla promozione del film visto anche il fattore cannes.
    In culo alla balena per questa nuova avventura.
    pace e prosperità

  33. Ciao Sabina, hola.
    Io sono tra quelli che hai intervistato,nella notte di ferragosto, nell’unica pizzeria aperta nei dintorni del campo dove stavo ; Poggio di Roio.
    Abbiamo parlato per un’ora buona, a colpi di grappa e di polemica costruttiva. Io finivo il mio turno e la chiaccherata con te mi e’ servita per “narrarmi” l’esperienza.
    Detto tra noi due, preferirei essere tra i “tagliati”, per pudore, piu’ che altro. 😉 Soprattutto spero di esserti stata utile.
    Appena torno nell’italica patria cerchero’ di vederlo (speroche sia distribuito-comprato anche a Verona!!!!)
    Sono contenta che tu vada a Cannes, te deseo mucha suerte.
    Abrazos,
    Milena.

  34. Complimenti a tutti quelli che, direttamente o indirettamente, hanno contribuito per realizzare il film…il riconoscimento del proprio impegno è carburante puro e stimola a prosegure e perseguire le proprie scelte…

    Io non sono stanco di combattere, anzi, mi considero sempre “arruolato” come diceva Harvey Milk…

    Sarebbe carino se alla presentazione a Cannes Sabina si presentasse nei panni di Berlusconi che invece di arrivare in limousine arriva su una carriola 🙂

    Take care

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