Home Politica Castells – 5a puntata

Castells – 5a puntata

CONDIVIDI
comunicazione e potere

Castells – 5a puntata

Dunque, dunque, si comincia a capire dove va a parare quest’uomo e io comincio ad apprezzare il fatto che fornisca strumenti davvero nuovi di analisi.
sintetizzo come al solito in forma di appunti:
l’ultima volta avevamo detto che il concetto di società va riformulato. si deve parlare di società in rete e stiamo cercando di definire questa società.

sappiamo che è una società che trascende i confini nazionali e che quindi è una società potenzialmente globale.
questo non significa che il processo contemporaneo di globalizzazione sia il frutto della volontà della rete. il capitalismo ha sempre cercato di rompere i confini. le forze che spingono verso la globalizzazione non nascono in rete, però il progetto o il sogno della globalizzazione non sarebbe stato possibile senza le innovazioni della microelettronica.

Attenzione però: società in rete globale non significa affatto una società che include tutti. al contrario è una società che si fonda su un sistema binario di inclusione/esclusione. la rete è selettiva e include solo gli elementi che servono allo scopo per cui è stata progettata (vedi 4a puntata).
e il fatto di essere esclusi non significa ovviamente non subire le conseguenze dei cambiamenti che impone la società in rete. le conseguenze le subiscono tutti. la maggioranza degli esseri umani per ora almeno è esclusa. non è parte attiva della rete e non partecipa alla programmazione e quindi formulazione degli scopi.

qui castells esplicita una sua ipotesi: che l’esclusione di tanta umanità dalla rete non sia spiegabile solo con un ritardo nello sviluppo economico o tecnologico.

chi è escluso dalla rete viene dominato. nemmeno sfruttato, dirà più avanti castells, perché lo sfruttamento è già una forma di inclusione. la rete riconosce allo sfruttato una sua utilità. chi non è incluso viene ignorato, scavalcato.

eppure in questa crudeltà, in questo esercizio del dominio che ha più strumenti rispetto alle società precedenti, la rete è più permeabile. nulla vieta, e in qualche caso infatti accade che gli esclusi possano far entrare i loro valori in rete, imporli e farli diventare anche centrali, come sono diventati centrali i temi del rispetto dell’ambiente ad esempio, grazie alla rete.
(questo è il punto di vista di castells, io non so se sono d’accordo, spero abbia ragione ma non ne sono sicura, non è detto più che altro. dipenderà da noi)

dice castells e qui davvero semplifico e mi esprimo con parole mie, anche troppo mie:
non è che la nascita della società in rete metta in discussione il sistema di valori presistente. il denaro compra evidentemente anche la rete. ma la rete, proprio per la sua architettura, introduce potenziali elementi di crisi e certamente rende il potere più elastico e permeabile.

l’elemento che rispetto al passato diventa più importante, a volte il più importante, è proprio la comunicazione e quindi i media.

l’equilibrio classico del capitalismo è: prima di tutto viene il mercato, la finanza.
quindi l’esercito deve essere forte per garantire il mercato, quindi lo stato deve essere forte per garantire l’esercito.
però con un meccanismo simile a quello della morra cinese, la comunicazione in rete può bloccare l’apparato militare. quindi a volte tecnologia e comunicazione diventano dominanti.

la capacità di trasformare la mente degli individui, nella nostra epoca è un bene supremo. questo fa sì che i media siano centrali. se però i media vengono intesi solo come buisiness dei media, come avviene nel nostro paese da quando la politica ha stabilito che ascolti e vendite sono l’unico criterio di discernimento, ecco che i media la comunicazione e la cultura, sono di nuovo funzioni del capitale. il valore è dato dalla pubblicità e dalla quotazione in borsa e non dalla capacità di cambiare le menti.

sasso rompe forbice, ma forbice taglia carta ma carta soffoca sasso.

lo stato nazione impone le sue regole solo nel suo territorio. la società in rete globale mette in crisi lo stato che deve farsi impero.
gli usa per mantenere la loro egemonia hanno imposto che il tema della sicurezza contro il terrorismo diventasse il valore più importante per tutti. lo hanno imposto con la comunicazione, una imposizione anche piuttosto grezza che non riusciva ad essere totalizzante come avrebbe dovuto. faceva abbastanza ridere. a noi c’era toccata la fallaci vi ricordate? il delirio a reti unificate. in quel periodo per esempio la sicurezza è diventato il valore dominante.
un valore creato a tavolino direte voi, ma sempre il valore, dice castells e non solo ovviamente, è una creazione di chi è al potere. sempre.

morale convivono diverse logiche in questa nuova società. ogni rete ha i suoi valori, che emergono a seconda della forza degli attori che programmano le singole reti e gli attori sociali per esempio in rete sono forti (rifletteremo poi sul perché).

in conclusione la domanda della pietra angolare dell’economia politica: cos’è il valore? non ha una sola risposta. premesso che cosa abbia valore lo decide chi comanda, in rete chi comanda è una cosa che fluttua, che cambia.

Il capitalismo non è morto anzi se la passa molto bene, ma non è l’unico gioco in circolazione nella città globale

sento la gente per strada. mi sa che la roma ha vinto. 10 su 10. per questo si dice magica.

Commenta questo post

7 Commenti

  1. Non so, sulla questione dell’imposizione degli usa del tema della sicurezza mi sembra anche che tutti, come al solito negli ultimi 60 anni, si siano sdraiati su questa questione perchè in un modo o nell’altro fa/ceva comodo. Qui forse non dipende tanto dalla qualità della comunicazione quanto dalla forza di chi emette il messaggio. tipo il film di zalone che è uscito in 5mila sale, non è una distribuzione è un assedio….

  2. esatto è quello che dice : chi comanda impone cosa ha valore. ora che il sistema mediatico è così potente è più evidente. prima per imporre o scardinare valori ci voleva tempo. nascevi e morivi con gli stessi valori e potevi anche pensare che fossero in qualche modo presenti in natura. oggi è palese che ognuno inventa i suoi e alla bisogna li disfa e ne impone di nuovi infischiandosene della verosimiglianza. di farli sembrare valori nati dalla storia e dalla coscienza

  3. non so se dietro alla critica dei valori ci sia anche la speranza di veder diffondere valori “migliori”, del tipo anzichè lanciare il messaggio della paura del terrorismo islamico, si lancia tipo: il divertimento della contaminazione culturale

    credo che il riconoscimento di un valore sia connaturato al desiderio, si da valore a qualcosa che si desidera, l’unico modo per sottrarsi al potere è essere indipendenti da desideri che ci vengono imposti da fuori

  4. DEFOE SCRIVE: l’unico modo per sottrarsi al potere è essere indipendenti da desideri che ci vengono imposti da fuori.

    ED è VERO, PERò LA DIFFICOLTà STA NEL FATTO CHE QUESTI DESIDERI RIENTRANO NELLE DEBOLEZZE UMANE e ad opporsi bisogna avere un minimo di controllo. Chi non ce l’ha, è debole sia nella rete che nell’accettare i messaggi di chi vuole dirigere la rete ( e la comunizazione a proprio vantaggio).
    .

  5. per essere indipendenti leggere vedere film discutere è più che sufficente. ormai parliamo bene dei film che incassano dei programmi che piacciono a tutti. non è un’ipresa ragionare con la propria testa. non è un fatto di intelligenza o cultura è vincere la paura di essere diversi al 90% secondo me

  6. Riflettevamo sul concetto di inclusione/esclusione e di come gli esclusi, da ignorati, possano diventare centrali.
    I nodi esclusi, al di fuori della rete, sono considerati inutili, e come tali scavalcati.
    Essendo però la rete, per sua stessa struttura, permeabile ed accessibile, anche questi esclusi possono talvolta creare una sorta di falla nel sistema e, nella successiva riprogrammazione, trovarsi tra gli inclusi. Portando così all’interno della struttura i propri valori, che in questo modo non vengono più ignorati e possono determinare una crisi di sistema, a volte cambiando anche drasticamente il programma.
    Resta sempre il dubbio che il nodo prima ignorato, non entri con la sua sola forza nella struttura della rete, ma che la rete stessa veda stavolta questi nuovi valori come consoni alla propria programmazione e li inglobi nel suo programma.
    Oppure che l’elemento di crisi abbia sì forzato la struttura, ma questa proprio perché flessibile, lo abbia assorbito, assimilandolo e disinnescandone così la carica in qualche modo rivoluzionaria.

  7. Sabina scrive: “non è un’ipresa ragionare con la propria testa. non è un fatto di intelligenza o cultura è vincere la paura di essere diversi al 90% secondo me”

    Credo tu abbia perfettamente ragione..
    ma forse é proprio questa la forza della rete.. capire che non sei solo.. che i valori che ti definiscono possono anche essere in contrasto con la piccola realtá che ti circonda, ma non con una visione piú ampia.
    purtroppo (o per fortuna) a volte l´unico modo per vincere la paura é sapere che non sei solo a combattere; in fondo l´uomo é un “animale sociale”..
    In questo senso credo che i valori vengano potenziati, ed é simbolo di intelligenza riuscire a cambiare idea e non restare chiusi dentro le quattro ossa della propria scatola cranica..
    Ma chi attribuisce “il valore ai valori” puó, e sempre piú spesso riesce a manipolare le coscienze proprio facendo leva in questo, basta pensare alla propaganda della famiglia tradizionale che sfrutta slogan di determinati valori per i propri fini, ad esempio.
    i valori sono un´arma a doppio taglio dobbiamo crearceli e “usarli” con intelligenza e senza strumentalizzazioni..

    PS: non so se quello che ho scritto c´entra molto con tutto il discorso, purtroppo non sono una studiosa socio-politica.. ma questo é quello che mi é saltato in mente leggendo il post e i vostri commenti.. 🙂

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here