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Beati gli sfruttati perché il disprezzo è meglio di niente (Castells 6a p.)

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comunicazione e potere

Il disprezzo è meglio di niente? (Castells)

La puntata precedente era lunghetta, non vi preoccupate ogni tanto faremo dei riassunti. non pensate “devo prima leggere quella” poi vedete che è lunga non vi va e non leggete niente. meglio andare avanti.
RIASSUNTO PUNTATA 5
abbiamo detto che con internet non cambia certo la struttura economica. il capitalismo con la rete si rafforza, non si indebolisce. la domanda fondamentale dell’economia: cos’è il valore? è una domanda a cui rispondono sempre i padroni. cos’è il valore lo decidono sempre quelli che gestiscono il potere. però la struttura architettonica della rete è una struttura molto più permeabile delle strutture fisiche, verticistiche, conosciute fino ad oggi. questo in sintesi il tema della puntata precedente.
L’IMPRESA A RETE

oggi attacchiamo con l’impresa a rete. qual è il cambiamento sostanziale dell’organizzazione del lavoro e della sua restribuzione, come cambia quindi il valore del lavoro e come cambia l’impresa.

oggi ci sono ancora tanti operai nelle fabbriche, commessi nei negozzi ecc. ma il cuore della produzione è organizzato in rete. la produzione in rete distingue due tipi di lavoratore: quello generico che si limita ad eseguire delle istruizioni ed è sostituibile per questo da macchine o altri lavoratori in altri luoghi che costano meno; e il lavoratore capace di autoprogrammarsi, ovvero di seguire flussi di informazioni complesse, elaborarle per conto suo e utilizzarle nella produzione.
questo lavoratore ha bisogno di una formazione che lo renda creativo. questa è la qualità principale richiesta.
LAVORO FEMMINILE
in questo processo di cambiamento è stata centrale l’entrata in gioco del lavoro femminile. questo processo come altri analizzati nei capitoli precedenti, produce due effetti opposti: da una parte ha favorito il capitalismo globale, dall’altra sta minando le sue fondamenta.
l’impresa a rete ha bisogno di un lavoratore flessibile e le donne hanno bisogno di un lavoro flessibile per conciliare lavoro e doveri familiari.
le donne, a parità di istruzione e capacità, o anche in caso di superiorità, vengono pagate meno e per questi motivi sono diventate il lavoratore modello del capitalismo contemporaneo. con il tempo la presenza massiccia delle lavoratrici nel mercato del lavoro, non ha prodotto un miglioramento dei salari e delle condizioni di lavoro delle donne ma un peggioramento di quello degli uomini.
allo stesso tempo però il fatto che le donne lavorino e guadagnino ha combiato radicalmente la relazione fra uomo e donna e distrutto le fondamenta del patriarcato nella società come nella famiglia e quindi del capitalismo.

il sistema di produzione pure cambia radicalmente. l’impresa a rete non è una rete di imprese. una grande impresa può dividersi al suo interno in tante reti, mentre piccole imprese possono allearsi per diventare più forti.
la caratteristica fondamentale dell’impresa a rete è quella di esistere in funzione di un progetto o di un prodotto e di scomparire nel momento in cui il proggetto è stato realizzato, per riconfigurarsi con altre alleanze o partnership.

il cuore della produzione quindi è solo legalmente nell’azienda, la sua forza in realtà è nelle alleanze, nella capacità di innovarsi e capire che succede intorno.

il valore di un’impresa è anch’esso determinato da elementi in cui entrano in gioco fattori legati alla conoscenza, alla creatività, all’informazione, alla comunicazione.
la quotazione in borsa ad esempio dipende dal mercato finanziario globale plasmato come sappiamo anche da turbolenze legate all’informazione, non si muove solo in base alle regole del mercato.
la capacità di crescita nella produzione dipende dalla creatività dei lavoratori indipendenti, dalla capacità di innovazione, da quanto le istituzioni favoriscano l’innovazione, dalla flessibilità dei lavoratori

La nuova economia è quindi sì capitalista, ma di nuovo genere. dipende dall’innovazione come fonte di crescita della produttività, dai mercati finanziari globali legati da reti computer e influenzati da turbolenze del mondo dell’informazione, dalla retificazione della produzione e da una forza lavoro flessibile e adattabile.

questo è uno scenario molto diverso da quello vissuto finora.

in più castells fa un’osservazione che mi sembra stimolante, potenzialmente utile a spiegare tante nuove forme di comportamento: oltre ai lavoratori capaci di autoprogrammarsi e a quelli generici, c’è anche una larga fetta di umanità, sicuramente in termini numerici la maggioranza dell’umanità, che in questa nuova forma di economia è assolutamente irrilevante. inutile. invisibile alla rete. non inclusa in nessuna rete, scavalcata come un cadavere.
sono quelli che non hanno una formazione adeguata, che vivono in luoghi dove la tecnologia non arriva e che sono troppo poveri per consumare.

la prima preoccupazione per gran parte della popolazione globale è quella di sottrarsi all’irrilevanza entrando invece in una relazione di sfruttamento perché è comunque una relazione di senso.

questo spiega sia la disperazione per apparire in tv, sia perché lasciamo affogare gli esuli, che tante altri fenomeni apparsi visibilmente sulla scena solo da una ventina d’anni

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5 Commenti

  1. interessante il vivere per essere sfruttati, comunque per non essere esclusi

    questo concetto di inclusione ed esclusione da uno spazio artificiale… da questa sorte di mente-collettiva…

    la mia teoria (ma sto scrivendo grazie a questi spunti 🙂 ) è che non si può salvarsi in queste rete… la rete è strurtturata e progettata dal potere per poter controllare le masse… l’unica possibilità è sfruttarne i punti flessibili per creare delle porte di uscita dalla rete stessa.

  2. mi viene matrix e la visione cyber-punk dell’avatar, del proprio clone digitale, (l’identità digitale) che si interfaccia con la propria coscienza così tanto e così profondamente da “reincanarsi” in altri corpi e altri mondi

    è senz’altro puro fantasy, ma è comunque un sogno molto umano che affonda le sue radici in impulsi profondi, la necessità innata di svincolarsi sempre più dalle limitazioni fisiche… prima attraverso le macchine fisiche, ora attraverso spazi virtuali sempre più pervasivi, che coinvolgono i nostri sensi e tendono ad appagarci…

    partecipare alla rete ci fa dimenticare anche di essere sfruttati e schiavizzati, perchè rappresenta un sogno di emancipazione più potente di quella che consideriamo essere una mera fattualità temporanea e passeggera

    il tempo presente e lo spazio fisico diventano insignificanti di fronte ad una promessa di tempo e spazio infiniti e malleabili a nostro piacimento

  3. @defoe matrix è un gran film. sono argomenti molto stimolanti questi sulla rete. più aumenta il controllo più si rafforza la creatività. certo solo in alcuni che come in matrix devono lavorare per liberare gli altri dall’incantesimo.

  4. Umanità autoprogrammante, umanità generica, umanità irrilevante.
    Ci vengono in mente le vite di scarto di cui parla Bauman, nel saggio omonimo.
    Bauman sostiene che lo stato moderno ha fondato la propria identità sul binomio di opposizione e di esclusione, facendo coincidere l’identità di un popolo con i confini dello stato nazione, dentro i quali questo stesso popolo cresce e sviluppa la propria coesione escludente. Chi è al di fuori di questi confini, fisici e umani, l’esule, viene ignorato, scartato dalla società e confinato in un non luogo.

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