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Abecedario Gilles Deleueze – «U» come «l’uno»

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Abecedario Gilles Deleueze

Abecedario Gilles Deleueze – «U» come «l’uno»

Procediamo con l’abecedario di Deleuze.

D – Allora «U» sta  per «l’uno». La filosofia è la scienza che si occupa degli universali. Ma tu non smetti di ripetere che la filosofia dee restare in relazione con le singolarità. C’è un paradosso?

GD – Non c’è alcun paradosso poiché la filosofia, e persino la scienza, non hanno niente a che vedere con gli universali. Sono idee precostituite, sono opinioni. L’opinione sulla filosofia è che si occupi degli universali, l’opinione sulla scienza è che si occupi di fenomeni universali che possono sempre ripetersi.

Ma anche prendendo una formula quale «tutti i corpi cadono», il fatto importante non è che tutti i corpi cadono, è importante la caduta e la singolarità della caduta. Che le singolarità scientifiche, ad esempio, le singolarità matematiche nelle funzioni, o le singolarità fisiche, o le singolarità chimiche, per un congelamento ad esempio, siano riproducibili, va bene, ma sono fenomeni secondari, sono processi di universalizzazione. La scienza non si occupa degli universali, si occupa delle singolarità. Per un congelamento, quando un corpo cambia stato? Quando passa da uno stato liquido a uno stato solido ecc…?

La filosofia non si occupa dell’uno, dell’essere …sono tutte sciocchezze.

Anch’essa si occupa di singolarità. Al limite bisognerebbe dire che ci ritroviamo sempre dentro molteplicità, molteplicità che sono insiemi di singolarità. La formula delle molteplicità o dell’insieme di singolarità è n-1, dove l’uno è sempre ciò che va sottratto. Credo che ci siano due errori da evitare.

La filosofia non si occupa di universali.

Ci sono tre tipi di universali. Ci sono universali di contemplazione, le idee con la I maiuscola, ci sono universali di riflessione e universali di comunicazione, è l’ultimo rifugio della filosofia degli universali. Ad Habermas piacciono gli universali di comunicazione.

Ne consegue la definizione della filosofia come contemplazione, o come riflessione, o come comunicazione. In tutti e tre i casi fa ridere, è ridicolo. Il filosofo che contempla, beh, fa ridere tutti. Il filosofo che riflette non fa ridere ma è ancora più stupido perché nessuno ha bisogno di un filosofo per riflettere. Ai matematici non servono filosofi per riflettere sulla matematica, a un artista non serve un filosofo per riflettere sulla musica o la pittura.  A Boulez

Non serve andare a cercare un filosofo per riflettere sulla musica.

Dire che la filosofia è una riflessione su qualcosa significa disprezzare tutto. Disprezzare la filosofia e tutto ciò su cui dovremmo riflettere. Non serve la filosofia per riflettere.

Per quanto riguarda la comunicazione non parliamone neanche. Che la filosofia sia l’introduzione di un consenso nella comunicazione, a partire da universali della comunicazione, è l’idea più esilarante che si sia sentita da tempo, dato che la filosofia non strettamente niente a che vedere con la comunicazione.

Che può farsene? La comunicazione basta benissimo a se stessa. È affare di opinione e di consenso tra le opinioni, è l’arte dell’interrogazione, la filosofia non ha niente a che vedere.

Ancora una volta, lo stiamo dicendo dall’inizio, la filosofia consiste nel creare concetti, non è comunicare. L’arte non è comunicativa, l’arte non è riflessiva, né la scienza, e la filosofia non è né contemplativa, né riflessiva, né comunicativa, è creativa e basta.

Dunque la formula è n-1, sopprimere l’unità, sopprimere l’universale.

D – Allora gli universali non c’entrano niente con la filosofia…

GD – Ah no…non c’entrano niente.

D – Passiamo direttamente a «V» come «viaggi».

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14 Commenti

  1. Io amo Gilles Deleuze. L’ho conosciuto e amato tanti anni fa leggendo l’Antiedipo, anche se non avevo capito quasi nulla. Poi pochi anni fa a fuori orario Ghezzi ha trasmesso alcune delle lezioni tenute nel 1980 a Vincennes su Leibniz: tutto mi sembrava chiaro e semplice, comprensibile e sempre affascinante. Al che ho comprato un suo libro “La piega. Leibniz e il barocco” e nuovamente non ho capito nulla. Ma ho continuato a sentire che Deleuze aveva capito qualcosa del nostro tempo che pochi altri o forse nessuno avevano capito. Solo pochi mesi fa Ghezzi ha poi trasmesso una lunga serie di corsi tenuti da Deleuze a Vincennes nel 75/76. In alcuni di questi incontri alcuni studenti scherzavano su una certa claire parnet:: “la più carina del corso” . E infine alcuni mesi fa, entro nella libreria che la zanichelli ha aperto a porta nuova a torino e trovo l’insperabile: l’abecedario in tre CD! A cura di claire parnet!! tutto questo per dire che sono molto contento di vedere l’abecedaire trascritto su queste pagine.. è un bel segno. Dà speranza: vuol dire che nel deserto culturale ( e così lo definirebbe Deleuze) in cui ci troviamo oggi alcuni semi, alcuni germogli sono sopravvissuti. Un giorno forse torneranno a crescere. E’ questo che io chiamo ( ochiamerò) Primavera. Anche costo di sembrare retorico.

  2. uh la U, chi diceva che del.ze era neo.platonico?
    odia la “comunicazione” giustamente, ma ama il linguaggio e lo stile, e tutto sembra essere reinvenzione linguistica,
    aborre l’unità e gli universali ma contrappone la singolarità e i concetti… cos’è in fondo un concetto o una singolarità se non l’indicazione di un’essenza (o fluire) di “un” qualcosa?
    non c’è logica, non c’è epistemologia, non c’è fenomenologia che tenga in lui.
    ma non credo che faccia ritornare la metafisica dalla finestra dopo averla fatta uscire dalla porta, piuttosto che voglia reinventarla e giocarla con mente libera, creativa e priva di dogmi finalistici. mi sbaglio?
    certo gli anglofoni potrebbero divertirsi ad escludere l’uno dal linguaggio (concettuale) che sta per quello quella e anche la coniugazione impersonale, you are the one… if one play tennis ecc… 🙂
    _________

    ragazzi che giornate afose! via, viia, da queste sponde…non vedo l’ora di tuffarmi tra pochi giorni
    (siete tutti invitati … vi penserò mentre siete lì che sudate nel traffico 😀 )

    @ sabina ma è vero che fai “un” tour e non ci anticipi un N-1? 🙂

  3. Nato a Parigi nel 1925, allievo di Jean Hyppolite e Ferdinand Alquié, pensatore prolifico ed intellettuale poliedrico, Deleuze ha orientato la sua ricerca su molti autori della storia della filosofia quali Spinoza, Leibniz, Hume, Kant, Nietzsche, Bergson, Foucault, dedicando a ognuno di essi dei “ritratti concettuali”. Si vedano : Nietzsche e la filosofia; La filosofia critica di Kant; Spinoza. Filosofia pratica; Empirismo e soggettività. Saggio sulla natura umana secondo Hume. Ha consolidato una filosofia ” della differenza e del divenire ” nei classici Differenza e ripetizione e Logica del senso , affrontando gli aspetti pratici di tale posizione ne L’Antiedipo e in Millepiani , scritti in collaborazione con Felix Guattari. Con quest’ultimo è stato protagonista dopo il 1968 di una stagione teorica dedicata all’analisi della follia e della schizofrenia, sfociata nel movimento internazionale dell’antipsichiatria. (Laing, Cooper, Basaglia). Ma i lavori che più hanno caratterizzato il “pensiero nomade” del filosofo francese sono quelli dedicati al cinema, alla letteratura, alla pittura e alla psicanalisi. Le opere di riferimento del suo interesse per il cinema sono: Cinema 1. L’immagine movimento , Cinema 2. L’immagine tempo , Per la letteratura si vedano: Proust e i segni e Kafka. Per una letteratura minore, scritto con Guattari. Lo studio dedicato alla pittura è : Francis Bacon. Logica della sensazione . Per completare la sua riflessione su tutto il mondo dell’arte ha scritto a quattro mani con Carmelo Bene Superpositions. Nel 1991 era tornato a scrivere un libro di carattere divulgativo col suo inseparabile sodale Felix Guattari Qu’est ce que la philosophie ? . ” Quando scrivo su un autore il mio ideale sarebbe di riuscire a non dire nulla che potesse rattristarlo, o, se è morto, che potesse farlo piangere sulla tomba: pensare a lui, all’autore sul quale si scrive. Pensare a lui con tanta forza che non possa più essere un oggetto e che non sia neanche più possibile identificarsi con lui. Evitare la doppia ignominia dell’erudizione e della familiarità. Restituire a un autore un po’ di quella gioia, di quella forza, di quella vita politica e di amore che lui ha saputo donare, inventare. ” (Dialogues, 1977) Dopo una lunga malattia Gilles Deleuze, si suicidò gettandosi dalla finestra del suo appartamento parigino. Se ne andava in questo modo uno degli ultimi grandi filosofi di questo secolo. Poco apprezzato dalla critica, sia italiana che straniera, il pensiero di Deleuze ha trovato pochissimi riconoscimenti in ambito accademico. Configurato come una costellazione di nozioni e concetti interconnessi fra loro, il sistema deleuziano ha perlustrato svariati campi di ricerca, dal cinema alla letteratura, dal teatro alla pittura, dalla psicanalisi alle questioni che riguardano la costituzione della soggettività e del suo divenire. Deleuze considerava la filosofia come una specie di operatività da bricoleur. Il filosofo come il falegname deve smontare, rimontare, mettere insieme, costruire; piuttosto che legno e chiodi, maneggia concetti e pensieri. E’ grazie a questa mobilità operativa che si rende possibile la creazione di un nuovo concetto. E’ necessario ” dire qualcosa di nuovo per creare qualcosa di nuovo “, amava ripetere. Lui si è ucciso fatelo anche voi…

  4. Diceva già D. alla lettera I, che nella filosofia si hanno contemporaneamente la creazione di un concetto e questa in funzione di un problema. Senza problema, la filosofia resta astratta.
    Quindi IL problema, nella sua singolarità e contingenza.
    Senza astrazione dal particolare all’universale.
    E l’insieme di queste tante singolarità è visto non come un coacervo impersonale, ma piuttosto come molteplicità.
    Noi diremmo un infinito 1+1+1…D. preferisce n-1

    @defoe
    un saluto. Sudati. Nel traffico 😉

  5. Ho letto avidamente.
    La filosofia è come la religione, ti fa pensare sul momento, ma dopo entri nel mondo reale e te ne dimentichi completamente.

    Ecco perché le religioni sono correlata al mondo dei morti, si manifestano compiutamente solo nella morte, cioé nel nulla.

    La vita fa a meno di religioni, filosofie e psicanalisi. Purtroppo è così.

  6. Errata corrige: a Torino Porta Nuovo la libreria è e della Feltrinelli e non, come erroneamente ho scritto nel mio post precedente, della Zanichelli.

  7. non sapevo si fosse ucciso
    se un filosofo si uccide vuol proprio dire che è la via giusta cazzo

    passiamo alla V di viaggi visto che fa caldo

  8. 🙂 non è detto che uno si uccida perchè sta ‘male’ o perchè si è arreso a qualcosa dentro (o fuori da) sè…
    o magari, sì, se sta troppo male fisicamente, penso che si possa serenamente decidere di smontare le tende dal ricovero…
    purtroppo la morte è ancora la regina delle paure per le persone…
    noi diciamo ‘peccato, era giovane, era intelligente, era il mostro punto di riferimento….etc a non finire’,
    proiettiando sul dipartito tutte le angosce/ipotesi/motivi vittimistici, che lui magari non aveva …
    ci sarà pur qualcuno che lo ha fatto allegramente, senza sentirsi vittima di alcunchè, che senta ad un certo punto che è arrivato il momento di andare…
    scegliendo anche la propria fine come cazzo gli pare 😉

    se dovesse capitare a me, spero di riuscire a scriverlo (a voce già li ho avvisati) prima di non piangermi l’anima…
    magari li minaccio di fargli visite notturne BU’ ahahahahaha

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