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Abecedario Gilles Deleueze – R come Resistenza

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Abecedario Gilles Deleueze

Abecedario Gilles Deleueze – R come Resistenza

Siamo al diciottesimo appuntamento con l’abecedario Gilles Deleuze.

D – «R» come «resistenza» e non religione. Come tu hai detto in una recente conferenza alla Femis: «la filosofia crea dei concetti e quando si crea si resiste». Gli artisti, i registi, i musicisti, i matematici, i filosofi resistono. Ma a cosa resistono esattamente? Procediamo caso per caso.  La filosofia crea dei concetti, ma anche la scienza crea concetti?

GD – è un falso problema Claire, perché se ci accordiamo sul fatto di riservare la parola «concetto» alla filosofia, per le nozioni scientifiche, per le idee scientifiche occorrevano trovare un altro termine.  Nemmeno un artista si dice che crea dei concetti, un pittore, un musicista, creano qualcos’altro. Allora per la scienza bisognerebbe trovare altri termini, ad esempio possiamo dire che uno scienziato crea delle funzioni. Non dico che sia il termine migliore, crea le funzioni, ma anche le funzioni si creano…Creare nuove funzioni, Einstein, Galois, i grandi matematici, ma non solo i matematici, i fisici, i biologi creano funzioni. In che senso è resistere? Creare è resistere? Per le arti è più evidente, perché la scienza è in una posizione più ambigua, è un po’ come per il cinema, è prigioniera in tali problemi di programma, di finanziamenti e così via, che gli elementi di resistenza…i grandi scienziati sono tuttavia grandi resistenti.  Pensiamo a Einstein, a molti fisici, oggi a molti biologi, è evidente. Innanzi tutto resistono ai percorsi obbligati e alle bieche opinioni correnti, ovvero a tutto quell’ambito di interrogazioni stupide.  Esigono, hanno davvero la forza di esigere un ritmo proprio, non gli si può far produrre qualcosa in condizioni premature…proprio come non si mette fretta ad un artista, nessuno ha il diritto di mettere fretta a un artista…creare è resistere….C’è un autore che ho letto di recente che a questo proposito mi ha colpito molto.

Credo che una delle ragioni dell’arte e del pensiero sia una certa vergogna di essere un uomo.

La persona, l’artista, lo scrittore che l’ha detto nel modo più profondo credo sia Primo Levi. Ha saputo parlare di questa vergogna di essere un uomo e l’ha fatto ad un livello estremamente  profondo.  È in seguito al ritorno dai campi di sterminio che dice: «quando sono stato liberato, prevaleva la vergogna di essere un uomo». È una frase allo stesso tempo splendida, molto bella, per nulla astratta, è molto concreta, la vergogna di essere un uomo. Ma non significa le sciocchezze che rischiamo di farle dire, non vuol dire che siamo tutti assassini, o che siamo tutti colpevoli, ad esempio siamo tutti colpevoli di fronte al nazismo. Primo Levi lo dice in modo ammirevole: «non significa che i carnefici e le vittime siano gli stessi», non ce lo faranno mai credere, C’è molta gente che ci spiega che «sì, siamo tutti colpevoli», eh no, per niente, non confonderemo mai la vittima e il carnefice. Allora la vergogna di essere un uomo non vuol dire che siamo tutti uguali, siamo tutti compromessi…ma significa molte cose, è un sentimento complesso, non è un sentimento unico. La vergogna di essere un uomo significa allo stesso tempo «come degli uomini hanno potuto fare questo? Degli uomini»,  ovvero altri come me, «come hanno potuto farlo?».  E secondariamente «come ho fatto a scendere a patti, non sono diventato un boia, ma sono comunque sceso a patti abbastanza da sopravvivere».  E poi «una certa vergogna precisamente di essere sopravvissuto al posto di alcuni amici che invece sono sopravvissuti». La vergogna di essere un uomo è un sentimento estremamente complesso.

Credo che alla base dell’arte ci sia questa idea….o questo sentimento molto vivido…una certa vergogna di essere un uomo che rende l’arte ciò che libera la vita imprigionata dall’uomo. L’uomo imprigiona continuamente la vita, continuamente la uccide, la vergogna di essere un uomo…L’artista libera una vita, una vita potente, una vita più che personale, non la sua vita…

D – L’artista e la resistenza, la vergogna di essere un uomo, l’arte libera la vita da questa prigione, da questa prigione di vergogna…ma è molto diverso dalla sublimazione…

GD – Ah no, è una liberazione della vita. Non sono affatto cose astratte. Che cos’è il grande personaggio di un romanzo? Il grande personaggio di un romanzo non è un personaggio preso in prestito dalla realtà,  e nemmeno gonfiato. Charlus non è Montesquiou, nemmeno gonfiato dalla geniale immaginazione di Proust. Sono straordinarie potenze di vita, sono potenze di vita straordinarie per quanto possano finir male. Il personaggio di un romanzo ha integrato in sé dei mondi, è una specie di gigante, è una specie di gigante, è un’esagerazione nei confronti della vita, ma non è un’esagerazione nei confronti dell’arte, l’arte è la produzione di queste esagerazioni, Ed è la loro esistenza che è già resistenza. Oppure come dicevamo, ritorniamo alla prima voce «A». Scrivere è sempre scrivere per gli animali, non in loro favore ma al posto loro, gli animali non possono farlo, non sanno scrivere, liberare la vita.

Liberare la vita dalle prigioni dell’uomo…questo è resistere…

Lo si vede bene in ciò che fanno gli artisti.  Non c’è arte che non sia la liberazione di una potenza di vita,  non c’è arte nella morta innanzitutto….

D – A volte l’arte non basta, Primo Levi ha finito col suicidarsi molto tempi dopo…

GD – si è suicidato personalmente. Questo sì, non è riuscito a reggere, ha suicidato la sua vita personale, sì.  Resteranno 4 pagine, 12 pagine, 100 pagine di Primo Levi, che resteranno delle eterne resistenze…a quanto è accaduto. Quando parlo della vergogna di essere un uomo non è nemmeno nel senso di Primo Levi. Perché se osiamo dire una cosa del genere…Ciascuno di noi, nella vita quotidiana incontra eventi microscopici che suscitano la vergogna di essere un uomo.  Assistiamo a una scena in cui qualcuno è davvero eccessivamente volgare,  non facciamo una scenata, siamo a disagio, siamo a disagio per lui,  siamo a disagio per noi stessi perché daremo l’impressione di sopportarlo, anche qui sigliamo un compromesso, e se protestassimo, dicendogli: «che vergogna!», ne faremmo un dramma, siamo in trappola. Non è paragonabile ad Auschwitz, ma persino a questo livello microscopico c’è una piccola vergogna di essere un uomo. Se non si prova questa vergogna non c’è ragione di fare dell’arte…Non ho altro da dire.

D – Ma quando crei, quando sei un artista avverti sempre questo pericolo? Dei pericoli che stanno intorno? Ovunque ci sono pericoli?

GD – Ovviamente. Sì. Anche in filosofia. Nietzsche diceva che la filosofia deve nuocere alla stupidità, resistere alla stupidità…Se non ci fosse la filosofia, la gente fa come se la filosofia andasse bene per la conversazione del dopocena. Se non ci fosse la filosofia non potremmo immaginare il livello della stupidità. La filosofia impedisce alla stupidità di essere tanto diffusa quanto sarebbe se non ci fosse la filosofia. È la sua gloria, non si può immaginare cosa sarebbe. Se non ci fosse l’arte, la volgarità delle persone…creare è resistere, è effettivamente così. Il mondo non sarebbe quello che è se non ci fosse l’arte. La gente non avrebbe più limiti, non che legga la filosofia,  ma è la sua sola esistenza a impedire alla gente di essere così stupida e imbecille quanto lo sarebbe se non ci fosse.

D – E tu ad esempio quando si annuncia la morte del pensiero…ci sono persone che annunciano la morte del pensiero, del cinema, della letteratura.  Ti fa ridere?

GD – Sì mi fa ridere. Non ci sono morti, non ci sono omicidi. È molto semplice.  Forse si ucciderà il cinema, è possibile, ma non c’è morte naturale. Per una ragione semplice: fino a quando qualcosa non assumerà le funzioni della filosofia, la filosofia avrà tutte  le ragioni di sussistere.  E se qualcos’altro assume le funzioni della filosofia, non vedo come sia altro dalla filosofia. Se diciamo che la filosofia consiste nel creare concetti e nuocere così alla stupidità,  e i impedire la stupidità, bene, come vuoi che muoia la filosofia? La si può ostacolare, la si può censurare, la si può uccidere, ma ha una funzione, di certo non morirà. A me la morte della filosofia è sempre sembrata un’idea da imbecilli, è un’idea idiota. Sono molto contento che non muoia, ma non capisco cosa significa la morte della filosofia, mi sembra un’idea cretina, sempliciotta, tanto per parlare, tanto per dire che le cose cambiano. Ma cosa sostituirà la filosofia? Che cosa creerà dei concetti? Ma si può dire, non serve più creare concetti, e allora è il regno della stupidità, benissimo…sono gli idioti che vogliono la pelle della filosofia, Benissimo.  Ma cosa creerà dei concetti? L’informatica? I pubblicitari che usano la parola concetto? Benissimo avremo i concetti della pubblicità, il concetto di una marca di spaghetti,  non rischia di fare molta concorrenza alla filosofia, perché non credo che il termine concetto sia utilizzato allo stesso modo. Ma oggi è la pubblicità a presentarsi come la diretta rivale della filosofia, perché dicono: «siamo noi a inventare concetti».  Ma i concetti dell’informatica, dei computer, fanno abbastanza ridere i loro concetti. Non bisogna prendersela…

D – Si può dire che tu, Felix, Foucault formate una rete di concetti, una rete di resistenza, come una macchina di guerra contro un pensiero dominante e dei luoghi comuni? Sì, perché no? Se fosse vero sarebbe ottimo. Ad ogni modo una rete è il solo … se non si creano scuole, le scuole ancora una volta non mi sembrano una buona cosa, se non si fanno scuole resta solo il sistema delle reti, delle complicità, d’altra parte è sempre stato così in tutti i periodi. Il romanticismo, quello tedesco o il romanticismo in generale è una rete.  Il dadaismo è una rete.  Sono certo che oggi ci siano delle reti. Reti di resistenza. Di per sé. La funzione della rete è resistere, e creare.

D – Ti ritieni famoso e clandestino? Sembri tenere all’idea della clandestinità.

GD – non mi sento famoso. Non mi sento clandestino.. In effetti vorrei essere impercettibile. C’è molta gente del resto che vorrebbe essere impercettibile. Non vuol dire che non lo sia. Essere impercettibili, perché si può…

Ma sono problemi quasi personali, quello che voglio è fare il mio lavoro, non essere molestato, non perdere tempo, e allo stesso tempo vedere delle persone perché ne ho bisogno, come tutti.  Mi piace la gente, insomma una piccola parte, mi piace vederli,  ma quando li vedo vorrei non ci fosse il minimo problema, rapporti impercettibili con persone impercettibili, quanto di più bello c’è al mondo… Siamo tutti molecole, una rete molecolare, ecco.

D – C’è una strategia della filosofia? Ad esempio quando quest’anno scrivi di Leibniz lo fai strategicamente?.

GD – Suppongo che dipenda da ciò che s’intende con strategia. Significa che non si scrive senza una certa necessità.  Se non c’è necessità di scrivere un libro, una necessità sentita da chi lo scrive, sarebbe meglio non lo scrivesse. Quando scrivo su Leibniz è perché per me era necessario, e perché era necessario? Perché per me era venuto il momento, sarebbe troppo lungo da spiegare,  non di Leibniz ma della piega.  E la piega per me era in quel momento sostanzialmente legata a Leibniz, ecco. Ma potrei dirlo per ogni libro che ho fatto, qual era a sua necessità in quel momento.

D – Ma a parte la necessità che ti spinge a scrivere, cosa vuol dire il ritorno a un filosofo, alla storia della filosofia, dopo un libro sul cinema o libri «Millepiani» o «L’anti-Edipo».

GD – Non c’è stato un ritorno a un filosofo, rispondevano correttamente alla domanda. Non ho scritto un libro su Leibniz. Ho scritto un Leibniz solo perché per me era venuto il momento di studiare cosa fosse una piega. Faccio storia della filosofia quando ne ho bisogno, cioè quando incontro e quando metto alla prova un concetto che è già di per sé legato a un filosofo. Quando mi sono appassionato al concetto di espressione ho fatto un libro su Spinoza, perché Spinoza è un filosofo che ha innalzato il concetto di espressione a un punto estremamente alto.  Quando per conto mio ho incontrato il concetto di piega, mi sembrava naturale dover passare a Leibniz…Mi succede d’incontrare dei concetti che non sono già destinati a un filosofo,  e allora non faccio della storia della filosofia. Non c’è alcuna differenza tra fare un libro di storia della filosofia e un libro di filosofia. Faccio la mia strada, è tutto…

D – Allora «S» come  «stile».

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51 Commenti

  1. Anche io vorrei essere impercettibile. Clandestina rispetto al mondo. Sulla vita che la creatività permette all’uomo di liberare, qui vien detto troppo poco e troppo genericamente. L’impressione è che dalla creatività esca sempre qualcosa di positivo, perché “potenza” e perché “vita”. Qui forse avrei ascoltato più volentieri Vonnegut… ma è che ho avuto l’influenza…

  2. Creazione come resistenza. Portata avanti prescindendo da ciò che intorno è precostituito, dal pensare comune, dalle convenzioni, dalle convinzioni.
    Chi crea resiste a questa corrente e procede con il proprio passo, impone il proprio ritmo.
    GD dice che ‘non si può far produrre qualcosa in condizioni premature, non si mette fretta ad un artista’.
    Noi crediamo piuttosto che chi crea sia un passo più avanti degli altri e resista alle briglie che gli si vogliono imporre. Pensiamo a Galileo o a Giordano Bruno. Dava davvero fastidio la loro capacità di nuocere alla stupidità.
    O a Caravaggio e all’impossibilità di arginarlo con i meccanismi del potere. Artista in grado di liberare la vita nella sua creazione perché uomo libero.

  3. ho sempre pensato che creare impedisca l’involuzione, la limiti. nn ha importanza il numero di persone che entrano in contatto con l’opera. solo la sua potenza è rilevante rispetto alla capacità di influire sulla realtà. vale per l’indice di ascolto, per il numero di vendite, per il botteghino. questo è un concetto che chi fa marketing non solo non può capire ma soprattutto non può impedire in nessun modo che gli effetti di un opera “nemica” restino incisi per tutto il tempo che serve

  4. Il marketing ha un orizzonte che si riduce a ciò che può essere prodotto e consumato velocemente.
    Tutto ciò passa rapidamente e non permane il tempo sufficiente per lasciare traccia di sé.
    L’opera, l’idea sopravvivono ai loro creatori. Anche restassero solo ‘4 pagine, 12 pagine, 100 pagine. Resteranno delle eterne resistenze a quanto è accaduto.’

  5. salve a tutti, stavo per scivere un commento mega strippato N-R
    ma mi sono fermato in tempo per vostra fortuna 🙂

    resistere può essere un concetto strano: un taoista direbbe che
    quando si “resiste” prima o poi si cede, ma quello è un altro discorso,
    che ovviamente non centra niente con la Resistenza e il Riscatto dalla “vergogna” di cui GD

    (ps: che sia già ora di cominciare a fare la danza della tempesta ?)

  6. giusto chi resiste cede a meno che per esempio nn attraversi il vento o il mare il tempesta allora se cede muore se non cede prima o poi passa

  7. la creazione dell’artista è un modo per reagire alla vita, per riprodurla, la sua e quella degli altri. tutto ciò che è creazione è vita. è vero che la stupidità, la piattezza prende il sopravvento quando non c’è evoluzione, nel senso di spinta verso avanti, verso oltre. e poi l’artista secondo me è alienato dalla società, ma riesce a capirla meglio di chi ci è dentro fino al collo. l’artista, il filosofo, il musicista, danno modo agli altri di vivere,resistendo, pensando, allenando la mente.

    secondo me una piccola forma d’arte, di capacità creativa e quindi di resistenza, c’è in tutti noi. bisogna tirarla fuori e con essa resistere, ma allo stesso tempo procedere in avanti. se si riesce a farlo è bello e ti senti vivo.

  8. ehilà , proprio forte l’alfabeto. E’ da tanto che non frequento.

    la differenza tra scienza e filosofia , è che la scienza è produttiva e raggiunge risultati spendibili. alla base della scienza c’e’ sempre comunque la filosofia. se non ricordo male hegel (o heghel?) scriveva nella sua enciclopedia che la scienza è una gemma o una perla della filosofia. Credo che la cultura occidentale si possa desumere da hegel e shopenauer , un simbiosio tra fisica ed esoterismo che richiamano allo stesso paradigma , un paradigma degli opposti che si giustificano e che si uniscono.
    e l’arte ? serve a riempire l’animo umano quando questo è vuoto , è un bisogno dell’anima. pasternak nel suo dottor zivagor ha un intento artistico di riempire il vuoto alla domanda perchè c’e’ la guerra.

    siamo tutti carnefici? con hegel si può spiegare quasi tutto , anche se poi tra lo spiegare ed il capire , e poi tra l’aver impartato c’e’ un abisso che ti fa crescere. chi compie un’azione in genere riceve una reazione , il risultato della reazione la si traduce come affermazione o negazione del proprio comportamento. se un violentatore stupra una donna , la quale non va al commissariato a sporgere denuncia , il violentatore ritiene validante la propria azione. ma questa donna , veramente voleva essere violentata ? ecco che a questa domanda nasce l’appello alla resistenza. ma quale significato ha la resitenza? ha il significato dell’ultima o la massima opposizione del più debole. qui giunge soave il concetto di uomo , perchè resistere , quali opposizioni occorre mettere in atto? quelle della dignità. quelle che ti fan camminare fiero.

    la filosofia è alla base della vita , domanda e risposta , se ad una domanda vi si risponde perchè è così punto e basta , è la morte. la filosofia pone delle domande che permette a chi vuole rispondere di compiere un percorso , di indagare , cercare la vita insomma significa cercare una risposta alla quale la filosofia pone la domanda. per questo la filosofia è alla base della vita , in questo percorso si trovano delle gemme , le scienze spendibili.

    per il resto è stato scritto talmente tanto , che si potrebbe anche smettere di scrivere. ma si smettesse di scrivere , si smetterebbe di vivere ?

  9. altro post , visto che leggo a spezzoni.

    la tempesta , sia quella di shakespeare , sia quella di giorgione , vede una riappacificazione della umanità nella sua evoluzione.
    il punto critico dopo il quale la società e la sua umanità raggiungono un punto saturo di pacificazione.

    e vede , la tempesta come la sconfitta ed il deperimento di taluni , la tempesta che affonda la provvidenza dei malavoglia ad esempio.
    una tempesta che vince la resistenza di taluni e porta alla modernità.

    in questo senso la resistenza ad oltranza può significare morte. ne vale veramente la pena ? non si rischia forse di perdere un futuro inevitabile.

  10. che cos’e’ la vita ? è la ricerca della dignità. E’ questo l’uomo che voi cercate , un uomo che lotta nella società per trovare la propria dignità.

  11. per me l’arte non nasce dalla vergogna dell’essere umano, piuttosto dalla necessità di giustificare la nostra esistenza sulla faccia della terra. creare ci permette di contrastare la distruzione che ognuno di noi compie in senso personale e generale. una sorta di do ut des…

  12. o forse l’arte è un modo più veloce per esprimere ciò che a parole richiede molto tempo. Come in tutte le scorciatoie si arriva prima, ma a volte si perde il panorama della strada più lunga

  13. mi dicono che il datore di lavoro può non darti il permesso per andare a votare per i referendum.. che è obbligato solo in caso di elezioni – vi risulta?

  14. @ sabina: si, è senzaltro così, quando si è “allo scoperto” e arriva un uragano, non si può che resistere e opporsi per non essere trascinati o cancellati, il concetto “taoista” è in effetti riferito più all’atteggiamento interno di rigidità/flessibilità.

    @ giano: ovviamente il non prematuro si riferisce anche all’ispirazione, all’intuizione, e al fluire spontaneo o “potente” dell’espressione. che non può essere forzata.

    @ carole: e secondo me, addirittura, tre righe, perfette, di una poesia abbozzata, che anche nessuno leggerà mai hanno la capacità di influire nel mondo…

    @ camillozzo: se non ricordo male schopenhauer ha fatto “di tutto” per prescindere da hegel, tanto che ha cercato di introdurre persino le upanishad in un sistema kantiano, come per tornare al “mondo” prima di hegel. i veri antagonisti a h. (che rimane sicuramente il “cardine”) mi son sempre sembrati più nietz., kirk…

    @ fabioo ok, perfect, ma non solo il dolore e autodistruzione per me, nei grandi, anzi, spesso un’enorme gioia incontenibile.

    @ lefkandi @ecc.: e secondo me anche il silenzio, il vuoto, per estremo, può essere una “creazione” che resiste e ricambia

    @ lorenzo: secondo me la velocità non è detto che ti faccia perdere il gusto del panorama, anzi un piccolo racconto, un quadretto, possono raccontare più di un romanzo intero. il tempo e lo spazio sono percezione relative.

    @ el.b: dovrebbe essere la stessa cosa:
    //francescocolaci.wordpress.com/2009/06/04/assenza-dal-lavoro-per-recarsi-a-votare-per-elezioni-e-referendum-2009
    //sel.lazio.it/referendum/index.php?option=com_k2&view=item&id=27:fuori-sede?-no-problem&Itemid=84
    //giovanidivalore.it/content/referendum-12-13-giugno-voto-fuori-sede-istruzioni-luso

    @ musicista: avevo capito il tuo discorso, ben ferrato e fin troppo logico, univoco e non “fregabile”, il mio era “collaterale” 😉

    __________

    wow. ho interloquito con “il Tutto”, ora mi sento “filosofo e felice” 🙂 ciao a tutti!

    ps: 12 e 13 weekend di tempesta! 😀

  15. Visto che si parla di resistenza, invito voi tutti a cercare video e articoli sulle manifestazioni di ieri, domenica 15 maggio, in 52 città spagnole. I giornali spagnoli sminuiscono, i giornali italiani ignorano totalmente una mobilitazione senza precedenti, al grido di “Sappiamo cosa è successo in Islandia” ( http://www.agoravox.it/E-gli-islandesi-vincono-la.html ). Leggerete che a Madrid ci sono stati scontri…dieci minuti di scontri e infine la polizia è stata allontanata da cittadini disarmati e in festa. Parliamone ovunque, facciamo in modo che la gente sappia che è possibile incazzarsi pacificamente.

  16. Il pensare che la creatività abbia a che fare con la resistenza è di per sé già abbastanza sconcertante. Di più: il pensare che la creatività centri con la vergogna che l’uomo (sicuramente) prova per sé stesso è allucinatoria (un’identificazione proiettiva di GD).

    Ma non bisogna fermarsi alla superficie. Altri grandi pensatori hanno messo in relazione la malattia (o quantomeno il disagio mentale) con la creatività. Nietzsche (l’artista è necessariamente malato), Freud (in breve: l’artista cerca un riconoscimento, quindi è una persona internamente insicura). Nessuno scandalo, quindi.

    Però: tutti, ma proprio tutti, parlano della creatività come della funzione più alta dell’uomo. La magia del fare, dice Morgana a Merlino: insegnami la magia del fare.

    La creatività è anche biologica. Un terzo essere, nuovo E al tempo stesso non nuovo, perché portatore di TUTTO ciò che è (era). Quindi non c’è solo il divenire (il nuovo, l’alterità, l’esser altro). C’è anche il permanere di qualcosa che è (che era).

    Creatività è allora solo semplicemente: un incontro. Incontro e niente altro. Indipendentemente dai motivi per cui si crea (resistere, superare/affrontare la vergogna, narcisismo ferito dell’artista o altro). Quando (anche nella mente) le cose si incontrano, ne nascono altre, loro figlie.

    ———————————————————–

    PS. Mi è molto piaciuto l’ultimo intervento di Carole

  17. sto cercando delle cose su paolo barnard, anche qui c’era stato un dibattito in merito, mi ricordo bene?
    vi ricordate dove, almeno il mese o periodo?
    grazie!
    elena

  18. Grande titolo del FQ “I milanesi fanno il bunga bunga a berlusconi”!!!!

    Sono strafelice, W il movimento 5 stelle. Grazie al mazzo che questi ragazzi si sono fatti, risultato da sogno. sonofelicesonofelicesonofelicesonofelice.

  19. @Defoe ricordi bene

    l’arte resistente e come forma di creazione , così come presentata sembra quasi voler giustificare l’esistenza dell’artista piuttosto che dell’uomo
    e seguendo il concetto allora l’arte come liberazione da una prigione deve poter comprendere il proprio limite nel non riuscire a curare il prigioniero liberato
    Ammesso che avvenga una liberazione dalla vergogna , e che questa vergogna sia ad esempio il timore e la mancanza di dignità nel mostrare
    ferite e deformità dell’anima che si sono avuti nel corso della propria vita , queste ferite , traumi e deformità rimangono e spesso sono irreparabili
    perchè il tempo è irreparabile , la coscienza di essere malato nel caso di Primo Levi e l’operazione artistica l’ha portato a liberarsi dalla vergogna
    ed ad avere una coscienza con un grado tale da poter affrontare la realtà , ma la realtà era assai cruda e crudele.

  20. “Per arrivare fino in fondo al vicolo, i raggi del sole devono scendere diritti rasente le pareti fredde, tenute discoste a forza d’arcate che traversano la striscia di cielo azzurro carico.”

    Visto che siamo un pò nella R di opeRa, cito da un piccolo gioello sulla Resistenza: “Il sentiero…” di Calvino.
    E non si può non ricordare anche “Una questione privata” del grande beppe, duro e intimo.
    E obbligo anche per il Sergente nella Neve (l’avete visto fatto da Paolini?) (leggete anche il mario) meraviglioso, sul fronte “a est” della resistenza dell’anima.
    3 citazioni SENTITE.

  21. A proposito di resistenza nelle ultime ore si stanno diffondendo tramite i social relazioni veritiere su quello che sta accadendo a Madrid, ve ne riporto una:
    La notizia che circola timidamente in Italia può essere riassunta così: qualche migliaio di giovani antisistema occupano alcune piazze spagnole (in particolare la Puerta del Sol di Madrid) chiedendo una democrazia reale e invitando i cittadini ad astenersi dal voto in vista delle elezioni amministrative di domenica 22 maggio.
    La realtà invece è questa: il movimento Democracia Real Ya nasce in rete verso la fine del 2010 e riesce in pochi mesi a raggruppare movimenti e associazioni nati per dare voce al malcontento generale basato su temi come la cattiva gestione della crisi a livello nazionale ed europeo, partitocrazia, precarietà, disoccupazione, tagli all’istruzione. Insomma, cose che noi italiani conosciamo benissimo.
    Circa tre mesi fa viene convocata la manifestazione Toma la calle (“prendi la strada”) per domenica 15 Maggio in 52 città spagnole. 15 Maggio. Cinquantamila persone a Madrid, quindicimila a Barcellona, si parla di un totale di centocinquantamila persone che hanno effettivamente preso la strada. C’è chi dice che sono poche, ma c’è soprattutto chi dice con orgoglio di non averne mai visto così tante. “La chiamano democrazia ma non lo è”,”questa crisi non la paghiamo”, “non ci rappresentano” sono alcuni degli slogan che accompagnano la manifestazione, insieme a un altro, che non tutti capivano: “sappiamo cosa è successo in Islanda”. (Voi lo sapete cosa è successo in Islanda?)
    Finito? Si riempie qualche piazza e poi si torna a casa e si aspetta la prossima domenica per andare a votare e sperare che qualcosa cambi? Erano rimaste poche centinaia di persone quando la polizia ha caricato i manifestanti nella via principale di Madrid. La prima carica si è conclusa con 19 arresti e qualche ferito, la seconda (tentata nella piazza Puerta del Sol) si è conclusa con circa duecento cittadini che facevano allontanare le camionette dei reparti antisommossa semplicemente alzando le mani e gridando “le nostre armi sono queste”. Il vero inizio probabilmente è stato quello, non è stato necessario dire nulla, l’idea è nata da sola: “la piazza è nostra,dormiamo qui fino a domenica ?”
    16 Maggio. La mattina dopo si poteva già avvertire qualcosa di strano e di nuovo in città. Qualche centinaio di persone hanno trascorso la giornata in piazza, organizzando la “Acampada en Sol” con l’aiuto dei cittadini che hanno immediatamente e spontaneamente iniziato a portare cibo,bevande, sedie, coperte e, di conseguenza, altri cittadini.
    Lunedì notte la piazza si mostrava già ben organizzata, con spazi dedicati alle informazioni, alla comunicazione, alla raccolta di materiale, alla sicurezza e all’assistenza legale. Poco prima dell’alba, dopo aver furbescamente aspettato che andassero via giornalisti e telecamere e che la gente iniziasse a dormire, la polizia è intervenuta sgomberando la piazza in modo non proprio pacifico: un arresto e qualche ferito.
    Finito? La polizia ha detto ”basta” e si torna a casa ad aspettare le elezioni? 17 Maggio. No, martedì alle 20 la Puerta del Sol viene letteralmente invasa da cittadini che non accettano lo sgombero della notte precedente e che con rinnovato entusiasmo riorganizzano l’accampamento e lo fanno sempre meglio.
    Terza notte a Sol. 18 Maggio. Nel pomeriggio di mercoledì la Giunta Elettorale Provinciale fa sapere che negherà l’autorizzazione per la concentrazione prevista per le ore 20 e che verranno utilizzati uomini e mezzi per evitare che i cittadini si riuniscano nella piazza Puerta del Sol, poiché considera che “ non esistono cause straordinarie e gravi che giustifichino la convocazione”. Alle ore 20 la piazza è circondata da 50 mezzi della Polizia Nazionale e oltre 500 agenti. Nonostante ciò l’affluenza è maggiore rispetto al giorno precedente. E’ una festa, una festa grandissima e pacifica, a cui partecipano giovani, meno giovani e famiglie con bambini al seguito. Dopo il tramonto iniziare a piovere e molta gente va via, restano circa duemila persone, molte delle quali con le mani alzate a reggere i teloni di plastica che servono a riparare dalla pioggia. Si legge la bozza del manifesto(qui il Manifesto completo http://democraciarealya.es/?page_id=88 ) in castigliano, in catalano, in lingua basca, in inglese, in italiano, in portoghese, in francese e, con grande e giustificata emozione da parte di tutti, in arabo.
    19 Maggio. Quella che è ormai una città in miniatura, già ribattezzata dai giornalisti “Repùblica de Sol”, si prepara per la convocazione di questa sera, e per la quinta notte in piazza. Nel frattempo sono nate iniziative simili in altre città spagnole, le “acampadas” sono sempre di più. Questa città in miniatura ha organizzato otto commissioni: informazione, assistenza legale, infrastrutture, pulizia, alimentazione, comunicazione,azione (sicurezza) e estensione (raccolta e diffusione di tutto ciò che viene pubblicato in rete a livello nazionale e internazionale sugli sviluppi della protesta). Arrivano cibo e attrezzature in continuazione, collaborano tutti, hanno tutti il diritto di proporre, non ci sono leader, non ci sono gerarchie, non ci sono solo giovani, non chiedono l’astensione bensì un voto responsabile che attraverso l’appoggio ai piccoli partiti possa portare a una riforma della legge elettorale, si ricorda ai manifestanti che non si tratta di una festa e che quindi è meglio evitare di bere alcolici e a parte qualche legittima birra(e poche, pochissime eccezioni) la gente ascolta.
    Questa è forse la cosa più incredibile: qui si è deciso di parlare e pure di ascoltare. Sarà contagioso?

  22. Cara Melania sono in sintonia con la tua denuncia…i mass media italiani stanno censurando quello che stà succedendo in spagna….i giovani stanno scendendo in piazza contro il governo Zapatero ….contestando la linea politica del governo di sinistra…..in questo momento in italia …dove la sinistra insieme alla magistratura stà cercando la spallata ad un governo di destra….non fa comodo far vedere il FALLIMENTO ZAPATERO.

    Grazie Melania di averlo ricordato

  23. @Cecco, ho aggiornato quel post e continuerò a farlo, per ora si è deciso di restare almeno fino al 29,poi si vedrà.
    @Cico: tanti spagnoli (non solo i giovani), stanno VIVENDO in piazza non per contestare il governo Zapatero, ma per contestare il sistema politico ed economico che sta soffocando il Paese. Vogliono una nuova legge elettorale, vogliono che a pagare la crisi siano i veri responsabili(le banche) e non i cittadini,vogliono informare e sensibilizzare la popolazione e, anche se questo è arrivato come conseguenza, stanno dimostrando che un sistema alternativo a quello a cui siamo abituati può esistere e può funzionare benissimo. La Puerta del Sol si è trasformata in un microsistema sociale di tutti e per tutti, e se vieni a fare un giro qui ti accorgerai che nessuno parla di destra e sinistra. Sarebbe bene informarsi prima di inventare storielle. Ad onor di cronaca, il governo Zapatero,per quanto contestabile, ha almeno dimostrato di non essere un governo fascista-terrorista-aggressivo-abominevole come il nostro che ad ogni protesta dà l’ordine di picchiare (meglio non usare termini tecnici,si tratta proprio di picchiare,aggredire,malmenare)studenti,terremotati e chiunque voglia manifestare il proprio dissenso.
    @Tutti: so che in tanti, in questo blog, hanno la giusta sensibilità per capire che ciò che sta succedendo qui, comunque vada, è la realizzazione di ciò che ci hanno imposto di vedere come utopia. Tutti gli essere umani hanno qualcosa di buono da offrire, e quando lo fanno il denaro torna ad essere strumento e non più padrone e unico fine. Seguite gli sviluppi, diffondete i racconti e le testimonianze,credeteci un po’.

  24. cara melania (il pseudonimo potevi evitarlo visto gli eventi) capisco che qualcuno ti ha bacchettata per quello che hai detto..per i sinistroidi parlare di quello che stà succedendo in spagna è un clamoroso autogol.

    In spagna si sta protestando come il governo zappatero ha affrontato la crisi globale…e come il governo (contrariamente a quello italiano) ha contribuito con politiche economiche sbagliate a perdere milioni d posti di lavoro…..sistema economico andato in crisi …visto il declassamento che la stessa europa ha decretato…..non CAVALCHIAMO e STRUMENTALIZZiAMO quello che stà accadendo in spagna per portarlo in italia…sarebbe un controsenso……la politica di un governo di sinistra ha portato sull’orlo del fallimento una nazione..cosa che non è successo in italia….mi ricordo che i sig. di sinistra spingevano per sforare ancora di più sul debito bubblico come negli U.S.A. (se ci fossero stati loro al governo..ora gli italiani starebbero molto peggio della Grecia).
    Se vuoi una lezione privata in Economia ….sono a tua completa disposizione.

  25. @caro Cico, non ho usato pseudonimi, tanto meno potrei usare IL pseudonimo,come dici tu. In Spagna non si sta protestando solo contro il governo Zapatero, lo ripeto e non perdo tempo ad aggiungere altro.

  26. PURTROPPO IN ITALIA CERCHIAMO SEMPRE DI ROVINARE QUELLO CHE DI BELLO FANNO NEGLI ALTRI PAESI VEDI SPAGNA, I RAGAZZI SPAGNOLI STANNO MANIFESTANDO CONTRO IL LORO GOVERNO PACIFICAMENTE SENZA BANDIERE E SENZA COLORE POLITICO….NON VEDONO ROSEO IL LORO FUTURO CHE ZAPATERO HA DISTRUTTO SPERPERANDO TUTTO QUELLO CHE AZNAR ERA RIUSCITO A CREARE CON UNA OCULATA POLITICA ECONOMICA…..LA SINISTRA E’ RIUSCITA (EQUESTO LO SA FARE BENE) A STRUMENTALIZZARE QUELLO CHE ERA ACCADUTO A MADRID…..ED ORA I GIOVANI SE NE SONO RESI CONTO E PROTESTANO.

  27. sono tornato oggi da Madrid, ho visto i vostri post, Melania ti posso assicurare che quei ragazzi in piazza puerta del sol stanno protestando contro i vari sistemi politici, ma essenzialmente contro il governo zappatero

  28. @Caro Marco, vivo a Sol da una settimana e non so dove tu sia stato.
    @Cico, continui a fare finta di non capire. La protesta coinvolge il governo Zapatero esattamente quanto coinvolge il governo delle comunità autonome e dei municipi,quasi tutti in mano al tuo adorato PP. La critica che viene rivolta al governo Zapatero e in generale al PSOE è che si siano trasformati in un governo e un partito uguali a quelli in cui in teoria si dovrebbero contrapporre. Esattamente la stessa cosa che succede in Italia e che non si può risolvere senza gettare nell’immondizia la pietosa legge elettorale. Io non difendo il governo pseudosocialista di Zapatero (così come non appoggio il partito pseudodemocratico italiano),sto solo provando a rendere chiaro il fatto che la protesta non riguarda nello specifico il governo ma il sistema che consente ai governi e ai grandi partiti di usare il popolo solo come strumento di appoggio e fonte di risorse per interessi che con il popolo non hanno niente a che fare. Aspetto un’altra risposta senza senso. Buona giornata!

  29. ora mi hai convinto….un beso….saresti disposta ad organizzare come a Madrid un movimento contro tutti i sistemi partitici……e ripeto tutti da destra a sinistra….con manifestazioni senza bandiere e senza slogan??? unire giovani di destra e di sinistra di centro…..e manifestare i propri disagi…..senza se e senza ma????

    Sabina ci potrebbe aiutare…vero Sabina??

  30. stando a quello che ho capito qui (che potrebbe essere molto lontano dal vero) allora la stragrande produzione artistica dovrebbe venir fuori da situazioni di grande repressione e dittatura – vi risulta?

    se tramite l’arte l’uomo preserva la vita dagli imprigionamenti che le si fanno..

    e davvero pensate che un’opera, anche se non usufruita da nessuno, possa comunque influire sulla realtà? in che modo?

  31. libia …..ma che resiste.NZA SAREBBE ….. lasciamo bomBARDARE popoli da assassini paga ti con e a nome ns ….
    movimentare le masse per una rivolta globale seria persuasiva capace di reagire …..
    la resistenza ha tramite le ragioni e la forza violentà ridato speranza per un civile e pacifico cambiamento…ma vedo assisto a stravaganti filosofie che fanno perdere solo tempo —— dovremmo riammare la resistenza…io lo sono già…da qualche parte 300000 proietTILI DI DIVERSI CAL sono nascosti…… spero in un cambiamento pacifico …..lo spero…ma i dubbi mi fanno prevenire ….essere pronto…sempre….. scatole da sub ….doppie …interrare … nella bella italia da liberare ….

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