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Abecedario Gilles Deleueze – N come neurologia

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Abecedario Gilles Deleueze

Abecedario Gilles Deleueze  – N come neurologia

Carissimi io andrei avanti tanto più che l’argomento cervello è il cuore in questo nostro delicato momento. naturalmente qualsiasi collegamento con l’attualità sarà sempre utile e opportuno.

vi abraccio tutti anche i trolls (so che non andrebbero abbracciati ma qualche volta la mattina sono così di buon umore…)

D – «N» come «neurologia» e cervello.

GD – è molto complicato…neurologia. È vero che la neurologia mi ha sempre affascinato, ma perché? Cosa accade nella testa di qualcuno quando ha un’idea? È meglio quando ha un’idea perché quando non ci sono idee tutto accade come in un flipper. Cosa succede e come funziona la comunicazione nella propria testa? Prima di parlare di comunicazione, cominciamo da cos’è la comunicazione nella propria testa o persino nella testa di un idiota. È la stessa cosa, un idiota e qualcuno che ha un’idea. Nessuno procede con percorsi precostituiti, con associazioni già pronte. Allora che succede? Se lo sapessimo, ho l’impressione che capiremmo tutto.  M’interessa…e le soluzioni devono essere straordinariamente varie, voglio dire, nel cervello due terminazioni nervose possono benissimo mettersi in contatto, è ciò che chiamiamo processo elettrico nella sinapsi. Poi c sono altri casi, forse molto più complessi, in cui c’è discontinuità e c’è una faglia da saltare.  Ecco io ho l’impressione che il cervello sia pieno di fessure e che ci siano dei salti, dei salti all’interno di un regime probabilistico, con rapporti di probabilità tra concatenamenti e che tutto sia alquanto più incerto.

Le comunicazioni all’interno di un cervello sono fondamentalmente incerte, sottoposte a leggi di probabilità.

Cosa mi fa pensare qualcosa? È un vecchio problema, non si inventa niente, è l’associazione d’idee. Ad esempio, dato un concetto o un quadro, contemplando un’opera d’arte, dovremmo cercare di fare la mappa cerebrale a cui corrisponde: dovremmo chiederci quali sono le comunicazioni continue, le comunicazioni discontinue da un punto a un altro. C’è una cosa che mi ha molto colpito, forse qui arriviamo al punto che volevi tu, mi ha davvero colpito una storia di cui si servono i fisici, la chiamano la trasformazione «del fornaio»: prendi un riquadro d’impasto, lo dividi in rettangoli, lo capovolgi, lo allunghi e così via, fai delle trasformazioni, e al limite di X trasformazioni due punti contigui si ritrovano necessariamente a grande distanza. E non c’è alcun punto distante che, in conseguenza di X trasformazioni, non si trovi vicino a dei punti contigui. Mi domando, quando si cerca qualcosa nella propria testa, non ci sono amalgami di questo tipo? Non ci sono cose o punti, a quello stadio della mia idea…due punti che non riesco a capire come si possano avvicinare e far comunicare e che alla fine di queste trasformazioni stanno uno a fianco all’altro. Tra un concetto e un’opera d’arte, tra un prodotto della mente e un meccanismo cerebrale, ci sono somiglianze talmente commoventi che ho l’impressione che per la domanda «come si pensa? Che significa pensare?» il problema sia anche pensare cervelli assolutamente complessi.

Ho più fiducia nel futuro della biologia molecolare del cervello che dell’informatica o di qualunque teoria della comunicazione.

D – ti sei sempre dedicato alla psichiatria del XIX secolo che si occupava più di neurologia e di scienza del cervello che di psicanalisi, e hai sempre tenuto a conservare questa priorità della psichiatria nei confronti della psicanalisi, in particolare per l’attenzione alla neurologia. Ancora adesso?

GD – Ah sì. Lo dicevo poco fa…la farmacia, la sua azione possibile sul cervello e le strutture cerebrali che potremmo trovare a livello molecolare in alcuni casi di schizofrenia. Mi sembra abbia un avvenire più sicuro della psichiatria spiritualista…

D – ora una domanda di metodo, perché non è un segreto, è una domanda estesa alle scienze, sei piuttosto autodidatta. Quando leggi una rivista di neurobiologia o una rivista scientifica, non hai una formazione da matematico. Insomma contrariamente agli autori che hai studiato, Bergson era laureato in matematica, Spinoza era un ottimo matematico, Leibniz, è inutile dirlo, era un ottimo matematico…come fai a leggere, quando hai un’idea e ti serve qualcosa che ti interessa e non capisci necessariamente tutto?

GD – Comunque c’è qualcosa che mi rinfranca. Sono convinto che ci sono diverse letture di una stessa cosa. Anche in filosofia, sono convintissimo…non bisogna essere filosofi per leggere la filosofia. Sto dicendo che la filosofia è suscettibile, e ben più che suscettibile, ha bisogno di due letture allo stesso tempo.

È assolutamente necessaria una lettura non filosofica della filosofia, altrimenti non ci sarebbe alcuna bellezza nella filosofia.

Serve che i non specialisti leggano la filosofia…E alla lettura non filosofica della filosofia non manca niente, basta a se stessa. Semplicemente è una lettura…non so se per ogni filosofo, non riesco a vedere la possibilità di una lettura non filosofica di Kant, ma per Spinoza, un contadino può leggere Spinoza, non mi sembra affatto impossibile che un commerciante legga Spinoza…Nietzsche è ancora più evidente. Per tutti i filosofi che amo è così. Allora non c’è alcun bisogno di capire, è come se capire fosse un certo livello di lettura. Ma è un po’ come se tu dicessi che per apprezzare ad esempio Gauguin o un grande quadro, serva comunque capirci qualcosa…è evidente che serve capirci qualcosa, sarebbe meglio…ma che ci siano ugualmente emozioni estremamente autentiche, estremamente pure, estremamente violente nella totale ignoranza della pittura…è evidente, qualcuno può percepire un quadro come un vero fulmine a ciel sereno e non sapere nulla del quadro stesso. Qualcuno può sentirsi straordinariamente toccato dalla musica o da una precisa opera musicale senza saperne niente. Io per esempio mi sento profondamente toccato da «Lulu» o da «Wozzeck», per non parlare del concerto «alla memoria di un angelo» che forse in assoluto mi commuove di più. So bene che è meglio, sarebbe meglio, avere una percezione competente, ma penso che ogni cosa che conti al mondo, nell’ambito dello spirito, sia suscettibile di una doppia lettura. A condizione che la doppia lettura non sia qualcosa che si fa a caso, da autodidatti. La si fa a partire da problemi che sorgono altrove. Ho una percezione non musicale della musica in quanto filosofo e forse è per me estremamente toccante allo stesso modo è in quanto musicista, in quanto pittore, in quanto questo o quello che qualcuno può avere una lettura  non filosofica della filosofia. Se non c’è questa seconda lettura che non è secondaria, se ci sono queste due letture insieme, come le due ali di un uccello, se non ci sono le due letture….

E persino un filosofo deve imparare a leggere un grande filosofo non filosoficamente.

L’esempio tipico per me è ancora una volta Spinoza. Usare Spinoza come un libro tascabile e leggerlo in quel modo…credo si abbiano altrettante emozioni che in una grande opera musicale e in un certo senso il problema non è capire. Nei miei corsi, sono certo che nei corsi che ho fatto le persone capivano…un po’ capivano, un po’ non capivano e tutti ci siamo trovati con un libro che un po’ si capisce e un po’ non si capisce.

Ritorno alla domanda sulla scienza allora. Credo sia vero…in un certo senso si è sempre sul limite della propria ignoranza ed è lì che bisogna mettersi. Bisogna mettersi sul limite del proprio sapere e della propria ignoranza, è uguale, per avere qualcosa da dire. Se aspetto di sapere cosa scriverò e se aspetto di saperlo. Se aspetto di sapere ciò di cui parlo, allora non farò altro che aspettare e ciò che dirò non avrà alcun interesse. Se non rischio e se non parlo con aria saccente di ciò che non so, che è un’altra mancanza d’interesse, ma mi riferisco alla frontiera che separa un sapere da un non sapere, è lì, è lì che bisogna stare per avere qualcosa da dire. Per la scienza è uguale e la conferma la trovo nel fatto che con gli scienziati ho sempre avuto rapporti eccellenti. Non mi hanno mai scambiato per uno scienziato, pensano che non capisca granché, ma mi dicono: «funzione». O meglio, una parte di loro mi dice: «funziona». Sono sensibile agli echi, non so come dire. Faccio un esempio, cercherò di fare un esempio molto semplice. Un pittore che amo molto come Delaunay….Sto provando a ridurre in poche parole, che cosa fa Delaunay? Si accorge di una cosa prodigiosa, torniamo all’inizio: «che cos’è avere un’idea?» Qual è l’idea di Delaunay? L’idea di Delaunay è che la luce stessa formi delle figure. Ci sono figure di luce. È un fatto nuovo, forse molto tempo prima qualcuno aveva già avuto la stessa idea. Ma con Delaunay appare la creazione di figure che sono figure costituite dalla luce. Figure di luce, dipinge figure di luce e non, cosa molto diversa, gli aspetti assunti dalla luce quando incontra un oggetto. E così prende le distanze da ogni oggetto, fa una pittura senza più oggetto…e mi ricordo di aver letto cose molto belle quando dà un giudizio severo sul cubismo e dice: «insomma Cézanne era riuscito a rompere l’oggetto, a rompere il vaso di marmellata e ora i cubisti passano il tempo a tentare di rimetterlo insieme».

È come se eliminasse gli oggetti e sostituisse alle figure rigide, alle figure geometriche, figure di luce pura. Ecco un evento pittorico, l’evento Delaunay. Non conosco le date ma poco importa. C’è stata una forma o un aspetto della relatività, della teoria della relatività…ne so giusto qualcosa, non serve saperne molto. Essere autodidatti è pericoloso ma alla fine non serve sapere molto. Solo che uno degli aspetti della relatività è precisamente anziché sottomettere, per così dire, le linee di luce, la linea seguita dalla luce, le linee di luce alle linee geometriche a partire dall’esperienza di Michaelson avviene il contrario: le linee di luce condizioneranno le linee geometriche.

Scientificamente è un rovesciamento di grande portata. Cambia tutto perché la linea di luce non ha affatto la costanza della linea geometrica. Tutto cambia, non dico che sia la chiave di tutto, ma è l’aspetto della relatività più implicato nell’esperienza di Michaelson.  Non sostengo che Delaunay applica la relatività, ma riconosco l’incontro tra un tentativo pittorico e un tentativo scientifico che tra loro non sono senz’altro privi di relazione. È un po’ la stessa cosa…per fare un altro esempio: so solo che lo spazio riemanniano, non lo so esattamente, non lo so di preciso, ne so abbastanza per sapere che è uno spazio che si costruisce pezzo dopo pezzo e nel quale i raccordi tra i pezzi non sono predeterminati. Ma per ragioni completamente diverse, a me serve un concetto di spazio, in cui le relazioni tra le parti siano collegate e non siano predeterminate, io ne ho bisogno. Non posso passare cinque anni della mia vita a tentare di capire Riemann perché anche dopo 5 anni non avrò elaborato il concetto filosofico che cercavo. Ma andando al cinema vedo uno spazio curioso che tutti conoscono come lo spazio nei film di Bresson, dove lo spazio raramente è globale, si costruisce pezzo dopo pezzo. Vediamo un frammento di spazio, ad esempio un pezzo di cella, per quanto mi ricordi in  «Un condannato a morte» la cella non si vede mai per intero, eppure è uno spazio esiguo, oppure la Gare de Lyon nel film «Pickpocket» che è prodigioso: qui ci sono frammenti di spazio che tra loro si raccordano e i raccordi non sono predeterminati, perché? Perché sarà «manuale», donde l’importanza delle mani in Bresson. La mano…e infatti in «Pickpocket» la velocità con la quale gli uni con gli altri si passano l’oggetto rubato determina il racconto tra frammenti di spazio. Bene, anche qui non posso certo dire che Bresson applichi uno spazio riemanniano. Dico che può esserci incontro tra un concetto filosofico, una nozione scientifica e un percetto estetico, benissimo.

Di scienza so quel che basta per valutare questi incontri. Se ne sapessi di più, beh, farei lo scienziato non il filosofo. Ecco, al limite effettivamente parlo di ciò che non so, ma parlo di ciò che non so in  funzione di ciò che so ed è una questione di tatto, non bisogna esagerare, non bisogna avere l’aria di sapere quando non si sa….

Ancora una volta m è accaduto di incontrare dei pittori e sono i giorni più belli della mai vita. Ho avuto un certo incontro, non un incontro fisico, ma scrivendo ho incontrato dei pittori, il più importante è stato quello con Hantaï. Hantaï Mi ha detto: «sì c’è qualcosa» e non è un complemento, Hantaï non è persona che si mette a fare complimenti a qualcuno come me e poi on ci conosciamo, accade qualcosa.  Che cos’è stato il mio incontro con Carmelo Bene? Non ho mai fatto teatro, non ho mai capito niente di teatro. Anche qui stava accadendo qualcosa. Ci sono persone di scienza con le quali funziona allo stesso modo. Conosco dei matematici che, quando hanno la premura di leggere ciò che faccio, dicono : «per noi funziona così».

Sta prendendo una brutta piega perché do l’impressione di un compiacimento assolutamente volgare. Ma per rispondere alla domanda, l’importante non è «quanto conosco più o meno bene la scienza, quanto sono in grado d’impararne». L’importante è non dire sciocchezze, ma fissare quegli echi, quei fenomeni di eco tra un concetto, un percetto e una funzione, poiché le scienze non procedono per concetti ma procedono per funzioni. Insomma non servono gli spazi di Riemann, so che esistono, non so bene cosa siano ma so che esistono e mi basta.

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35 Commenti

  1. è come se ci fossero solo piccole oasi di sapere dentro l’ignoranza,e questo vale per tutti,
    anche per un tizio come deleuze, che poi si arrende subito su riemann.
    l’importante è non smettere mai di apprendere e di voler apprendere.
    noto spesso con interesse la calda sensibilità con cui i politici dei talk si perdonano a vicenda
    la più abissale ignoranza su quello che stanno dicendo, senza dati, senza fatti,
    opinioni basate su un nulla primigenio: ecco, questo chiaramente dev’essere evitato,
    bisogna fare i compiti a caso, per il resto appunto non si può sapere tutto,
    ma non si può nemmeno accettare di non sapere.
    ciao, viva i parioli.

  2. Dal Corriere

    Inchiesta vip: nuove ipotesi reato

    07 Aprile 2011 09:53 CRONACHE E POLITICA

    (ANSA) – ROMA – Altre ipotesi di reato sono state contestate a Gianfranco Lande, nel lungo interrogatorio che si e’ tenuto a Regina Coeli.Massimo riserbo sulle nuove contestazioni. Alcuni giorni fa era stata ventilata la possibilita’ che nei confronti del responsabile della societa’ Epg-Italia si potesse configurare anche la fattispecie di riciclaggio per un investimento di 14 milioni di euro fatto da esponenti del clan Piromalli. Fissato per il 14 aprile l’esame del ricorso presentato dai suoi difensori.

  3. cioe’, abbracci te stessa, reginella dei troll ( sempre e comunque sul pisello, ricordi la fiaba?)

    Questi baci e abbracci tra compagnucci/e…che debolezza !

  4. “Se non parlo con aria saccente di ciò che non so, che è un’altra mancanza d’interesse, ma mi riferisco alla frontiera che separa un sapere da un non sapere, è lì che bisogna stare per avere qualcosa da dire.”

    Bello, ma dico che non condivido l’approccio neurologico alla conoscenza. Chi studia le sinapsi per cercare di capire il pensiero umano mi fa venire in mente Leibniz quando contro i meccanicisti ironizzava che non basta spiegare il funzionamento di un cannone e le sue molecole per spiegare i motivi di una vittoria in battaglia. Mi piace vedere il pensiero come il frutto di una vittoria in battaglia…
    Inoltre quando parla di “incerdibile somiglianza” non potrebbe essere un’incredibile proiezione?

    Ma cos’è? Una visione dell’uomo come una macchina? Mi pare che Deleuze riveli un lato un pò puerile. E se si scoprisse che certi farmaci o certi CIP elettrochimici, fanno pensare certe cose e fanno fare o non fare certe cose? Non è che mi spaventa questa cosa, perchè essenzialmente non ci credo, ma per chi ci credesse potrebbe essere un motivo per fare qualche danno.

    Il motivo per cui penso che la filosofia sia superiore alla scienza è proprio perchè vede le persone, il linguaggio, la coscienza ecc. come qualcosa di vivo e autodeterminato, non il frutto di leggi immutabili.

    ps: aggiornamento: il meccanicismo spiega che berlusconi governa perchè dei fogli con dei segni di matita sono entrati con una piega particolare all’interno di certe scatole, che poi una volta stesi, sono stati decifrati e conteggiati come voti in numero relativamente maggiore di altri…… oppure che certa gente scrive su un blog certe cose perchè ha digitato certi tasti in successione…

  5. Io ti ringrazio Sabina perché ogni tanto ci vuole qualcuno che diffonda le parole di chi va così in profondità, veramente ‘dentro’ la coscienza umana: da far venire i brividi. So che si può non essere d’accordo con quanto dico, ma sebbene la filosofia sia quella cosa con la quale o senza la quale si rimane tale e quale, penso che la filosofia ed il filosofare siano il mezzo attraverso il quale risolvere molti se non tutti i problemi dell’uomo come essere dotato d’ identità cosciente. Grazie davvero, continuerò a leggere tanto te quanto il caro Deleuze. un abbraccio 🙂
    Studentessa di filosofia e conoscenza, felice ed orgogliosa di esserlo,

  6. Noto con dispiacere che il mio commento precedente è stato inspiegabilmente rimosso.
    Spero si tratti di un errore perché altrimenti si tratterebbe di un atto immotivato data la pacatezza con la quale venivano espresse le mie perplessità in merito alla vicenda della cosiddetta “truffa dei Parioli”.
    Mi interrogavo in proposito circa la coerenza dell’autrice di questo sito e mi rivolgevo a lei per chiederle spiegazioni.
    Mi pare che tutti possano convenire sul fatto che chi si scaglia, peraltro con ragione, contro la diffusa corruzione della vita politica, poi debba, per risultare credibile, mantenere un comportamento conseguente alle proprie parole, che è l’esatto opposto del darsi a speculazioni finanziarie al limite della legalità.
    Mi paiono dubbi quanto meno legittimi cui però purtroppo l’autrice del presente sito non si è ancora degnata di dare risposta.
    Mi auguro che venga posto rimedio a una simile lacuna piuttosto che censurare commenti garbati.

  7. ragazzi è bello avere tanti troll in giradino
    anche se ogni tanto bisogna accompagnarli fuori a fare i bisogni.

    è bello veramente
    sapere che comunque vada, nella vita,
    c’è sempre un caro troll che ti aspetta a casa!

    Il loro comportamento può risultare fastiodioso alla lunga,
    ma con gli occhioni lucidi implorano attenzione ogni volta in modi nuovi.

    sempre buffamente fuori tema,
    prima cercano di abbozzare un argomento pretestuoso in tono di sfida,
    poi assumono un tono di risentimento, poi fingono ironia, sputacchiano e fanno i tronfi con se stessi,
    poi, quando provi a parlarci fanno come quei cani (senza offesa) dietro i cancelli,
    che ringhiano e che se ti avvicini si mettono ad abbaiare forte.

    alla fine però, in nessuno di questi casi ottengono risposta alla loro fondamentale
    apatia e reiterano gli stessi atteggiamenti ossessivamente,
    come degli animali in gabbia,
    continuano a girare attorno e ad addentare le sbarre,
    non si accorgono che la gabbia è in loro e che potrebbero galoppare lontano,
    se solo volessero

    ps: non senti anche tu ululare in lontananza?

    ___

    @sabina (et others)
    abbracci ricambiati

  8. Cerchiamo un po di onestà intellettuale in ogniuno di noi. Il 20% su 408 mila euro sono la bellezza di 80 mila euro l’anno senza muovere un dito. Ora senza trincerarsi dietro false ipocrisie, ma chi se ne sarebbe fottuto di destra o sinistra, se erano investiti in armi, cocaina, mafia, camorra, etc. etc.????? Ma dai che davanti a cifre del genere si guardano tutti il proprio orticello. Ma pensate veramente che di fronte ad un affare del genere (se non c’è la sola, che però c’è stata), qualsiasi persona che si definisce pulita e attacca il capitalismo e tutto ciò che gira intorno ad esso, non si butti a pesce. Mi direte che doveva insospettirla ilpassaparola. Cominque simpaticissimo il tuo ezx Davide Riondino intervistato a canale 5. L’ha presa a ridere, mi ha davvero divertito.
    Dai Sabina che con i mezzi saremmo tutti come te……………….. investitori incalliti. La vecchiaia, le malattie. c’è da pensarcial giorno d’oggi,e un tasso di interesse che ti garantiva 80 mila euro l’anno, ma chi se lo sarebbe fatto sfuggire. Ah…tempo fa ho visto tuo papà a Villa paideia, che simpaticone 🙂

  9. Credo che Sabina abbia già detto la sua in merito alla “truffa” e ha scritto di commentare come si vuole nei post che riguardano questo argomento….non mi sembra complicata da seguire questa indicazione?

  10. Punto e a capo…bel nick…ma non era quel talk show di Rai2 con la quale avevano cercato di coprire il vuoto lasciato da Santoro in seguito all’editto bulgaro di mr.B? Quel talk che ad ogni puntata perdeva pezzi (di share) fino a soccombere addirittura al Processo di Biscardi su La7? Il “punto” suppongo fosse la Vergara,visto che il “capo” (capoccione cotonato) era l’altro “giornalista” di cui non ricordo il nome…che nostalgia che avrai di loro caro Punto e a capo,o forse preferivi l’azione catodica di Socci,altro campione di ascolti…Excalibur! Ecco,potevi usare questo nick…porta fortuna…come l’ha portata a Socci…

  11. Ricordo una mostra su Ligabue (il pittore). Origliavo la conversazione tra due sconosciuti. Uno parte con un’analisi dei problemi psichiatrici di Ligabue (sempre il pittore..) che secondo lui risulterebbero evidenti da come tratteggia questo particolare, dal colore da questo e da quello. A un certo punto l’altro (miracolosamente vivo) sbotta con un “ma tu quando vai alle mostre riesci a guardare i quadri o psicanalizzi i pittori?”, ecco, è stata dura non scoppiare in una fragorosa risata. Fatto realmente accaduto, che credo a Deleuze sarebbe piaciuto.
    Chissà se silvio dipinge…
    Ricabio abbraccio sabinico.

  12. per la questione lande mi sono spiegata abbondantemente più di quanto non sia necessario essendo vittima e non colpevole. il mio investimento non è affatto alimite della legalità. quello che ho fatto è perfettamente legale e moralmente pure ineccepibile non devo spiegazioni a nessuno. sono io che ho diritto ad essere risarcita. non ho intenzione di continuare a parlare di questo chi fosse interessato alle mie spiegazioni le può trovare nei post precedenti. tutti i commenti fuori tema saranno rimossi. se i media ci inzuppano in queste faccende e qualcuno di voi dietro, voi si immorali, vipparoli, superficiali, in questo blog non c’è spazio. in compenso per voyerismo, insinuazioni&C ci sono ampi spazi ovunque.

  13. ‘Ci sono diverse letture di una stessa cosa.’
    Non bisogna essere filosofi per leggere la filosofia, pittori per capire un quadro, musicisti per apprezzare una composizione.
    Esiste l’approccio da ‘addetto ai lavori’, ma è altrettanto importante, se non di più partire dall’emozione.
    Emozione che è indipendente dalla conoscenza.
    Personalmente è questo il primo impatto che abbiamo spesso con l’arte, che sia musica, pittura o scultura.
    Come ci è capitato di recente, ad una mostra di pittura, in un salone che ci destava scarso entusiasmo, uno dei dipinti, La tempesta di Munch (pittore del quale conoscevamo la collocazione nell’Espressionismo, l’onnipresente Urlo e poco più) sia quasi balzato dalla parete dove si trovava.
    Quando è l’emozione ad investirci, inevitabilmente poi cerchiamo di andare più a fondo nella conoscenza.

    @defoe
    Non crediamo che GD voglia cercare di capire il pensiero umano, spiegandolo solo attraverso le sinapsi.
    Probabilmente ritiene solo molto affascinante, perché quasi inspiegabile, che dallo stesso meccanismo di trasmissione degli impulsi, le sinapsi appunto, scaturiscano i pensieri di Leibniz e i grugniti di bossi.

  14. abbisogna di una recensione questo libro chiuso: mai iniziato,
    mai concluso: mai scritto e mai letto: questo capolavoro senza titolo
    senza autore, senza trama e senza personaggi: questo volume
    adatto ad un lettore astratto (uno che sfoglia i libri all’incontrario,
    dalla fine verso il cominciamento (dov’ è l’ ancora silenzio,
    la quasi parola): un libro da inserire in uno spazio (o zona)
    diverso dal reale (nel nulla eterno o nell’etereo tutto):
    questo libro da recensire (ora, subito: a freddo: senza appunti scritti
    già prima a caldo) per metterne in luce l’impregnanza, l’inessenza
    che lo legano e scollegano: questo libro da stroncare
    da strappare, da buttare, da incendiare: all’uopo
    svolgerò due osservazioni: per cosismo la prima
    l’altra per gioco, per sberleffo: così da evidenziarlo tutto
    (ed essere al contempo esauriente) il niente che ci gira attorno:

    @tutti un saluto,Salvatore

  15. wow questa lettera sembra messa apposta per me

    allora visto che il problema non è capire e che anche un contadino può leggere Spinoza sto tranquilla

    in effetti forse non mi sono mai imbattuta in letture non filosofiche, per questo ho sempre pensato la filosofia una cosa brutta e inutile
    forse anche la prof oscena e piccola che avevo ha contribuito

    mi piace molto quando dice che bisogna rischiare, e non aspettare di sapere quello che si dirà
    che per avere qualcosa da dire bisogna stare tra il sapere e il non sapere
    rischiare insomma, buttarsi
    perché se poi lo sai non è più interessante

    mi piace molto 🙂

    io comunque continuo a essere pro psicanalisi e contro i farmaci, par bleu!

  16. stanotte cielo stupendo, con mezzaluna inclinata e orsa maggiore, avete visto?

    @giano
    bellissimo pensare che da una lettura anche superficiale e frammentaria di qualsiasi cosa possa comunque scaturire una conoscenza o un salto logico o un insight. anche il fatto che un’emozione in sè sia già una conoscenza.

    @fabio
    interessante spezzone di un film interessante, bello il blog, tuo? è già, c’è scritto fabio nell’url.

    @elena
    per la cosa b.tta e inu.le, comunque,
    propenderei per dare tutta la colpa alla profe oscena! 😛
    e al fatto di renderla una serie di cose vuote da memorizzare.

    @tutti
    visto report stasera, su facebook, wikileaks, p2p, censura web in cantiere per l’italia, mi è parsa interesting.
    di facebook in particolare, ha mostrato alcuni dei suoi lati inquietanti, incluso il progetto di “superare” il concetto di privacy dell’utente. non credo zuckerberg sia un cattivo ragazzo, ma visto su report, doppiato in italiano, aveva del film di fantascienza e sembrava quasi dispiaciuto di quello che stava dicendo.

  17. “un’emozione in sè sia già una conoscenza”

    Il punto sta proprio qui. Un’emozione in se non è affatto una conoscienza. Un’emozione non ti consente di maneggiare un bel niente: perciò non è una conoscienza. L’emozione è la parte più grande della nostra vita, ma non bisogna cercare di “nobilitarla” con alcunchè di razionale (tipo i “percetti”, o altre malattie dermatologiche). Mi sembra l’operazione del cristinesimo, dove persino il sesso deve essere nobilitato (si fa solo per procreare), giacchè di suo sarebbe qualcosa di sporco. Stronzate. Stronzate metafiche, neoplatoniche, un’idealismo che ormai non fa nemmeno più tanto ridere.

    Certo, è bello dirlo, dirselo, che l’arte è comprensibile, circoscrivibile e che i filosofi hanno qualcosa da dire in merito: trastullarsicisi e fantasticarci. Ma la verità è che: OBIETTIVITA’ E ARTE SONO INCONCILIABILI. Emozioni, estetica, arte, vita vissuta, con l’obiettività (qualcosa di sensato) non c’entrano un bel niente.

    Chi ama l’arte non ha bisogno di darle una parvenza di scientificità (obiettività). Chi ama la scienza non ha bisogno di vederci dentro emozioni.

    Le due cose possono convivere senza mescolarsi. Certe cose non sono riducibili. Cercare di ridurle significa cercare consolazione.

  18. musicista

    sono felicemente d’accordo con lei ( basterebbe provare l’emozione per conoscerla e darle, naturalmente, come ha fatto lei, la giusta dignita’, evitando possibilmente di sgranocchiarla con paroline e parolone )

    solo una stonatura, sempre secondo il mio personale pensiero: includere il Cristianesimo ( e solo esso! le altre religioni??? ) e la sua oggettivazione del sesso;provi ad andare a monte, al senso del ‘ raccoglimento religioso ‘ ( ‘in religioso silenzio’ con se stessi) , uno spazio per pensare al e del sesso.

    E’ sempre utile, cosi, per differenziarci dagli animali (quel poco, quel tanto, quel GIUSTO) e includere una serie di emozioni, difficili da riconoscere MA cosi beotamente sgranocchiate con infinita facilità-proto felicità.

  19. defoe

    con:

    – è bello veramente
    sapere che comunque vada, nella vita,
    c’è sempre un caro troll che ti aspetta a casa! –

    e con altri ghirigori, intendi raccontarci quando ti guardi allo specchio ?

    Restringi l’ego-tto rossiccio, non e’ mica casa tua questa

  20. sig. punto e a capo, non che io ce l’abbia col cristianesimo più di tanto. per esempio mi piace Benedetto, dove il corpo e il lavoro sono nobili in sè. mi piace meno il cristianesimo di s. paolo, il platonismo, l’idealismo.

    ciò detto, non si sfoghi con chi la pensa diversamente da lei. cosa pensa di trovare qui? amanti di briatore-berluscone-montezemolo? i padroni sono padroni. i lavoratori sono sempre lavoratori. chi lavora, chi ci mangia sopra. è già abbastanza per dividerci.

  21. @hello musicista,
    Hai ragione, ma la tua visione-o-critica non ti pare un po’ troppo drastica?
    Se arrivasse un altro a dire che anche l’arte e le sue emozioni sono solo illusioni di qualche sinapsi,
    e poi arrivasse un altro a dire che pure la scienza è uno schifo perchè su una scoperta positiva ne fa dieci che ci danneggiano, e pure la psicanalisi su uno che ne cura dieci li fa impazzire ancora di più,
    chè famo?

    Senza essere dei metafisici, bisogna pur riconoscere che certi ideali, certe parole,
    libertà, eguaglianza, giustizia, epochè… sono pur sempre nate da qualche filosofastro barbuto.
    Pure qualche fratone non era mal intenzionato.

    Credo spesso prendiamo troppo “pesantemente” l’approccio filosofico,
    le guerre tra scuole sono finite, ci son state talmente teorie,
    poi recentemente talmente tanti fisolofi che hanno parlato di tutto,
    nel modo più maledettamente astruso che si possa immaginare,
    che non si può non prendere la cosa “alla leggera”
    e cercare di prenderne quello che può servirci o stupirci.

    Un saluto metafisico,
    da un aldiquà telematico! 🙂

  22. a punto…
    vedo adesso la tua rimostranza…certo che è casa mia questa e, come facilmente sperimentabile, è di tutti coloro che non sono totalmente fuori tema o cercano inutilmente di offendere, (oltre al fatto che mi sono registrato.)
    con la storia dei troll volevo cercare di stare al post in modo un pò originale, assicuro che non mi sono riferito a nessuno in particolare, nemmeno implicitamente, figuriamoci, sono qui che non giudico nessuno; però non trovi anche tu che la rappresentazione dei cosiddetti “troll” abbia a che fare, almeno in senso virtuale, con questioni neurologiche? 🙂 e per fare dell’ironia sul fatto di sabina che abbracciava queste “creature” un pò rompicoglioni, nascoste in ogni blog e forum che si rispetti. faccio le mie più sentite scuse a tutti coloro che si fossero anche minimamente sentiti offesi o scocciati, dai contenuti o dallo stile da me assunto sopra.

  23. Caro Defoe, ti abbraccio prima, poi ti rispondo.

    Sì si. Ma bisogna vedere chi è il filosofo. Se la dice tutta o se è un mistico. Puoi non essere daccordo con Platone, Kanti, Hegel, Spinoza o Leibniz. Me nessuno di questi è malvagio e stronzo come GD. Guarda quando dice che la psicoanalisi è spiritualista: dico, ma materialismo-spiritualismo li conosciamo bene (entrambi metafisici). Hardware e software, pure. Allora: o non hai ancora ammazzato il padre (cioè, GD, sei rimasto un borghesucolo fascista-nostalgico), oppure sei un fesso qualunque. In entrambi i casi, a me non la racconti.

    Poi rimane il problema di ciò che può essere circoscritto dalla mente. E questo vale anche per i grandi filosofi. Il grande problema della metafisica. Ma questa è roba sprecata con un dilettante acido come GD.

  24. urca l’oca!?!

    ANCHE il musicista infila subito persone e temi che non c’etrano nulla! Senza rispondere…sulle ALTRE religioni, etc etc

    E la pena-scontro inutile ‘padrone-lavoratore’????

    Vivra’ d’aria ? Hmmm no, sputa sul piatto in cui mangia.

    NB questo è dissenso, non il post precedente, capito torello comunista ?

  25. defoe

    e quando doveva vederla, quando non c’era?

    La balla di vetro di Prodi e compagni vedo che è stata reciclata per altre sedute shhhpiritiche

  26. punto, che tu ci creda o no,
    a volte, pur “vedendo” di sfuggita non si legge nel dettaglio,
    ed è, per certi aspetti, come un non vedere 🙂

    Adesso però non dirmi che m’arrampico sulle sfere di cristallo,
    in effetti, se mi hai beccato mi hai beccato

  27. A volte mi faccio paura da solo… Scusate le mie opinioni troppo marcate. E’ che avevo sul gozzo e percetti e non mi ero ancora sfogato… Ora per un po’ me ne starò buonino.

  28. “Quelli che manipolano il meccanismo nascosto della societa’ costituiscono un governo invisibile che e’ il vero potere che controlla. Noi siamo governati, le nostre menti vengono plasmate, i nostri gusti vengono formati, le nostre idee sono quasi totalmente influenzate da uomini di cui non abbiamo mai nemmeno sentito parlare. Questo e’ il logico risultato del modo in cui la nostra societa’ democratica e’ organizzata. Un vasto numero di esseri umani deve cooperare in questa maniera se si vuole vivere insieme come societa’ che funziona in modo tranquillo. In quasi tutte le azioni della nostra vita, sia in ambito politico o negli affari o nella nostra condotta sociale o nel nostro pensiero morale, siamo dominati da un relativamente piccolo numero di persone che comprendono i processi mentali e i modelli di comportamento delle masse. Sono loro che tirano i fili che controllano la mente delle persone …oloro che hanno in mano questo meccanismo, costituiscono il vero potere esecutivo del paese.”

    Da ‘Propaganda’ di Edward Bernays – 1929 – (Manuale tuttora studiato e applicato)

    Bernays applico’ con tale successo le sue leggi da impressionare, come abbiamo detto, generazioni di uomini politici che studiarono meticolosamente la sua opera ma non solo; essendo considerato anche l’inventore delle relazioni pubbliche diede origine alla figura professionale dello Spin-Doctor e le regole da lui scritte vengono applicate oggi dalla politica alla pubblicita’ ad ogni ambito sociale e di comunicazione mediatica.

    Una delle piu’ famose campagne mediatiche intraprese da Bernays, che modificarono profondamente le opinioni e le credenze popolari, e’ diventato uno dei piu’ tradizionali simboli dell’emancipazione femminile: la donna che fuma. Nel secolo scorso questo fu un atto di sfida e di affermazione della propria indipendenza verso una societa’ benpensante, che non aveva alcuna intenzione di riconoscere alla donna la parita’ dei diritti.
    Ben poche femministe sanno che quella del ‘diritto al fumo’, fino ad allora riservato ai soli uomini, non fu affatto una ribellione spontanea delle donne, ma il risultato di un’operazione mediatica su larga scala, concepita e orchestrata da Edward Bernays, che aveva ricevuto l’incarico dalla ‘American Tobacco Company’.

    Nel 1929 Bernays organizzo’ a New York la fiaccolata della ‘brigata delle libertà”, durante la quale fece sfilare decine e decine di ragazze che fumavano ostentatamente di fronte ad un pubblico allibito. La stampa ”’ previamente avvisata da Bernays – riporto’ l’episodio a nove colonne, suscitando nella nazione un enorme impatto emotivo: associando un concetto nobile come ‘Libertà” ad uno ribelle come ‘Brigata’, Bernays aveva creato un nuovo concetto che colpiva dritto al cuore l’immaginario popolare.
    Migliaia di donne iniziarono a emulare le ragazze newyorchesi della sfilata; il messaggio era stato recepito chiaramente: ‘chi era anticonformista e indipendente non poteva non fumare’. In pochi mesi la Chesterfield triplico’ le vendite, e molti anni dopo la Philip Morris, memore di quell’evento, sfrutto’ lo stesso concetto inventando il cowboy della Marlboro per pubblicizzare le sue sigarette. Per capire a fondo la portata di tale operazione non va dimenticato che anche nel nuovo millennio, nei paesi in via di sviluppo, la sigaretta continua ad essere l’emblema dell’emancipazione femminile.

    Ma Bernays non si fermo’ qui; successivamente lavoro’ in collaborazione con l’AMA (Associazione Medici Americani), per produrre ricerche scientifiche che dimostrassero che il fumo fa bene alla salute. Perche’ questo era stato deciso che venisse ufficializzato.
    Da allora e’ diventata prassi per le multinazionali finanziare ricerche scientifiche al fine di confermare la bonta’ dei prodotti che progettano di vendere; a questo proposito Bernays suggeriva che vi fosse sempre una terza parte, indipendente, che garantisse la credibilita’ del prodotto o dell’immagine da promuovere.
    Se ad esempio oggi la General Motors dicesse che il riscaldamento globale e’ una bufala inventata dagli ambientalisti, la gente avanzerebbe subito dei sospetti sulle motivazioni che la spingono a fare queste dichiarazioni, visto che la sua fortuna e’ costruita sulle automobili; se pero’ un qualche istituto di ricerca indipendente, chiamato ad esempio ‘Alleanza per il clima globale’, pubblicasse un rapporto scientifico in cui si afferma che il riscaldamento globale e’ in realta’ una storia inventata, la gente sarebbe gia’ piu’ confusa.
    Ecco perche’ Bernays mise in piedi una quantita’ impressionante di istituti e fondazioni, finanziati in segreto dalle stesse industrie i cui prodotti dovevano venirne valutati, per garantirne la qualita’. Fu cosi che questi istituti sfornarono una moltitudine di rapporti scientifici, che poi la stampa rendeva pubblici, aiutando a creare l’immagine positiva del prodotto da lanciare.

    Un altro esempio e’ la tradizionane colazione americana con uova e bacon, che non e’ affatto una tradizione: fu un’altra creazione di Bernays, commissionata dai produttori di pancetta; pochi ricordano infatti che prima del 1924 in America si faceva colazione con toast e caffe’; fu questa un’altra dimostrazione delle teorie freudiane applicate alla psicologia delle folle.

    Bernays inoltre stupì, lasciando un segno permanente, il mondo degli affari statunitense, per la sua capacita’ di controllare l’opinione pubblica su larga scala quando, assieme a Lippman e su commissione del Presidente Woodrow Wilson, fece una campagna tesa a spingere l’opinione pubblica ad accettare l’entrata nella prima guerra mondiale, a fianco della Gran Bretagna, in un momento in cui la stragrande maggioranza del popolo americano era del tutto contraria al coinvolgimento bellico.
    In soli sei mesi Bernays sovverti completamente l’idea avversa della gente verso l’entrata in guerra, provocando una mastodontica ondata di isteria anti-tedesca.
    Scrisse Bernays nel suo saggio ‘L’ingegneria del consenso’ (1928):
    ‘Se capisci i meccanismi e le logiche che regolano il comportamento di un gruppo, puoi controllare e irreggimentare le masse a tuo piacimento e a loro insaputa’.

    di f.polveri

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