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Abecedario Gilles Deleueze – M come malattia

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Abecedario Gilles Deleueze

Abecedario Gilles Deleueze – M come malattia

Questa “emme” è un racconto, si legge senza fatica, non ci sono problemi filosofici, ma sono sempre letture piacevoli che fanno riflettere. in particolare la parte sulla vecchiaia, dato il rifiuto che provoca mi sembra distensiva.

Vi abbraccio e buona lettura

D – M come malattia. Subito dopo la parola fine del manoscritto di «Differenza e ripetizione» nel 1968, sei stato ricoverato per una gravissima tubercolosi. Tu che avevi sostenuto, parlando di Nietzsche e Spinoza, quanto i grandi pensatori avessero una salute cagionevole, sei obbligato a vivere, dal’68, con la malattia. Sapevi di avere da tempo la tubercolosi? Sapevi di aver contratto il male da tempo?

GD – Del male sì, sapevo di avere da tempo qualcosa, ma credo di essere come la maggior parte delle persone, non avevo un grande desiderio di sapere e poi, come la maggior parte delle persone, ovviamente pensavo fosse cancro. Dunque non avevo fretta e poi non sapevo che era tubercolosi fino a quando non ho sputato sangue.

Sono figlio della tubercolosi ma in un momento in cui non c’era più alcun pericolo.

C’erano cioè gli antibiotici, era grave dieci anni prima o tre anni prima…forse era all’inizio, qualche anno prima non sarei sopravvissuto, ma in quel momento non c’era più alcun problema. Inoltre è una malattia che non comporta dolore. Posso dire che sono stato molto malato ma che è un grande privilegio una malattia senza sofferenza, una malattia guaribile senza sofferenza è appena una malattia. È una malattia è vero, ma prima non ho mai avuto una grande salute, mi sono sempre stancato facilmente…Allora mi chiedo: è più facile per qualcuno che si propone, non dico che riesca, qualcuno che si propone l’impresa, che si dà all’impresa di pensare…credo che la condizione di una salute cagionevole sia favorevole.

Non che si sia all’ascolto della propria vita, ma credo che pensare sia prestare ascolto alla vita.

Non quello che sta accadendo a sé stessi. Prestare ascolto alla vita è completamente un’altra cosa dal pensare alla propria salute, ma credo che una salute cagionevole può agevolare questo tipo di ascolto. Quando dicevo: i grandi autor come Lawrence o Spinoza, in un certo senso hanno visto qualcosa di troppo grande, di così grande che …per loro era troppo, è vero che non si può pensare se non si è già in un ambito che eccede le proprie forze, che ci rende fragili. Io ho sempre avuto una salute un po’ fragile e dal momento in cui sono diventato tubercolotico acquisivo ancora di più i «diritti» di una salute fragile, è come dici tu.

D – Ma i tui rapporti con i medici e i medicinali sono cambiati da quel momento. Hai dovuto vedere i medici, hai dovuto prendere medicinali in modo regolare, obbligatoriamente, tanto più che non ti piacciono molto i medici…

GD – sì, non è un problema di persone perché mi è accaduto spesso di incontrare medici incantevoli, gentilissimi, ma è un tipo di potere, o un modo di maneggiare il potere. Per tornare su certi problemi…come se la metà delle lettere contenesse la totalità…il modo in cui dispongono del loro potere mi sembra odioso. Sono odiosi, in quanto medici sono odiosi.

Ho un grande odio non per il medico in quanto persona  che spesso è incantevole, ma ho un grande odio per il potere medico e il modo in cui i medici fanno uso del loro potere.

C’è qualcosa che adoro, ed è quello che li indispone quando riesco…poiché lavorano sempre di più con dei macchinari e degli esami del resto piuttosto sgradevoli per il paziente, esami di cui si ha l’impressione che non abbiano alcun valore se non quello di confortare la diagnosi, di confermarla, ma se sono medici dotati hanno già una diagnosi che quegli esami crudeli potranno solo confortare. Giocano con questi esami in un modo inaccettabile…Quello che mi divertiva era quando passavo sotto uno di quei macchinari, quando il mio respiro era troppo debole per essere registrato dal macchinario, o non sono riusciti a farmi, non so più come si chiama una «ripresa» del cuore…

D – un’ecografia

GD – sì un’ecografia. Passavo sotto la macchina e mi divertivo. Perché a quel punto perdono le staffe, credo che in quel momento destino il loro povero paziente, perché possono accettare di sbagliare diagnosi ma non accettano che il paziente non sia catturato dalle loro macchine.  Ma altrimenti…sono troppo ignoranti… quando si avventurano nella cultura è una catastrofe. Insomma i medici sono gente strana e la mia consolazione è che guadagnano molti soldi, ma non hanno il tempo di spenderlo o comunque non hanno il tempo di goderne perché fanno una vita molto dura. Il medico davvero non mi attira molto, indipendentemente dalle persone che, ancora una volta, possono essere squisite ma nella loro funzione trattano le persone come cani.

Questa è davvero lotta di classe,  perché basta essere un po’ più ricchi e sono molto più gentili.

Salvo in chirurgia, ma questo è un caso a parte, i chirurghi sono un caso a parte. Ma i medici, i medici così non va proprio…servirebbe una riforma, ecco c’è un problema…

D – e le medicine che devi prendere continuamente?

GD – non mi dispiace, i medicinali non mi dispiacciono, è stancante…

D – Ti diverte prendere medicine?

GD – Quando ce ne sono molte, nelle mie attuali condizioni sì perché ce ne sono molte…Quella pillo letta ogni mattina ha qualcosa di comico, ma ho l’impressione che servano. Anche in ambito psichiatrico, sono sempre stato per i medicinali, sono sempre stato a favore della farmacia…

D – e la stanchezza di cui abbiamo già parlato, che è legata alla tua malattia e di cui dici che preesisteva alla malattia,  fa pensare ai testi di Blanchot sulla fatica nell’amicizia. La fatica occupa un posto di rilievo nella tua vita. A volte si ha l’impressione che sia una scusa a cose che ti annoiano, ti servi della stanchezza e la stanchezza ti è sempre servita.

GD – Ecco cosa penso: quando si è colpiti…e qui torniamo al tema della potenza…che cos’è realizzare una parte di potenza? Fare ciò che si può? Fare quanto nella nostra potenza?

È un argomento complesso perché ciò che ci colpisce d’impotenza, ad esempio una salute fragile o una malattia, si tratta di capire che uso farne per recuperare un po’ di potenza. È certo, la malattia  deve servire a qualcosa come tutto il resto. Non dico semplicemente nei confronti della vita in cui introduce un sentimento…

Per me la malattia non è un nemico. Perché non è qualcosa che dà il sentimento della morte, acuisce il sentimento della vita. Non nel senso  di «ah, come mi vorrei vivere e una volta guarito mi metterò a vivere». Al mondo non conosco niente di più abietto di colui che viene chiamato viveur, un «viveur» è abietto. Al contrario chi ha vissuto alla grande sono persone di salute molto fragile.

Torno al mio problema, la malattia acuisce una specie di visione della vita o di senso della vita, quando dico visione, visione della vita e vita veramente vedere la vita, esserne attraversato.

La malattia acuisce, fornisce una visione della vita, la vita in tutta la sua potenza, in tutta la sua bellezza.

Ma come trarre benefici secondari dalla malattia è molto semplice. Bisogna servirsene per essere un po’ liberi. Bisogna servirsene, è molto spiacevole, se ci si affatica troppo, non si deve fare. Affaticarsi troppo se si tratta di lavorare e di realizzare una potenza qualunque ne vale la pena, ma affannarsi socialmente non lo capisco…non capisco un medico che si affanna perché ha troppi clienti…Trarre profitto dalla malattia è di fatto liberarsi di cose di cui non ci si può liberare in una vita normale.

A me personalmente non è mai piaciuto viaggiare e non ho mai saputo viaggiare, rispetto molto i viaggiatori, ma il fatto di avere una salute così debole mi permetteva di declinare ogni viaggio. Oppure andare a letto tardi è sempre stato molto pesante per me. Con la mia salute fragile era fuori discussione andare a letto tardi. Qui non parlo di chi mi sta vicino, parlo degli obblighi sociali, è una liberazione straordinaria.

D- e vedi la fatica come una malattia?

GD – La fatica è diverso. Per me è  «oggi ho fatto quello che potevo, la giornata è finita».

La fatica è davvero, biologicamente la giornata è finita. Posso anche continuare per altre ragioni, per ragioni sociali ma la fatica è la formulazione biologica che la giornata è finita «da te non otterrai più nulla». E da questo punto di vista non è un sentimento sgradevole. È sgradevole se non si è fatto niente, allora diventa angosciante, altrimenti è una buona cosa. La fatica…sono sempre stato sensibile agli stati un po’ ovattati, a quelle stanchezze ovattate, mi piace questa condizione, se viene alla fine di qualcosa.  Dovrebbe avere un nome in musica, è come, non so come chiamarlo, una «coda», la fatica è una coda.

D – vorrei parlare, prima di affrontare la vecchiaia, del tuo rapporto con l’alimentazione, che è molto particolare…

GD – Ah la vecchiaia…sì ecco l’alimentazione….

D – L’alimentazione, perché ci sono cibi che sembrano portati forza e vitalità: il midollo, l’aragosta, hai un rapporto molto particolare con l’alimentazione., non ti piace mangiare.

GD – No, per me mangiare….se dovessi trovare l’attributo del cibo, sarebbe la noia. Il cibo è noioso, è la cosa più noiosa del mondo.  Bere era la «B» l’abbiamo già visto, bere era molto interessante. Mangiare non mi ha mai interessato e mi annoia a morte. Mangiare solo soprattutto.

Mangiare con qualcuno a cui voglio bene cambia tutto, ma non trasforma il cibo, mi consente di sopportare il fatto che sto mangiando, lo rende meno noioso, anche se non dico niente, così ci riesco.

Molta gente è così, e questo prova quanto sia noioso mangiare perché la maggior parte delle persone ammette che mangiare da soli è un’orribile schiavitù.

Detto questo ho anche io le mie leccornie, sono un po’ particolari, basti vedere il disgusto universale che suscitano, ma dopo tutto io sopporto bene il formaggio degli altri …tra le persone a cui non piace il formaggio sono uno dei pochi a essere tollerante. A non andarmene o a non allontanare quelli che hanno del formaggio. Ho sempre sopportato quel sapore che mi sembra all’incirca lo stesso tipo del cannibalismo, mi sembra assolutamente terrificante. Ma se mi si chiede di cosa potrebbe comporsi il mio pasto preferito,  sarebbe un banchetto assurdo, torno sempre a tre cose perché ci sono tre cose che mi sembrano sublimi per essendo letteralmente disgustose: la lingua, il midollo e le cervella, sono molto nutrienti e ingoiare tutto…

Ci sono dei ristoranti a Parigi, c’è qualche ristorante a Parigi, l’ho scoperto, che serve il midollo, ma dopo non posso mangiare altro, perché ne danno molto, dei quadratini di midollo. È molto affascinante del resto. Il cervello e poi la lingua…se cercassi di metterlo in prospettiva con quello che abbiamo detto, è una specie di trinità. Perché potremmo dire…sono solo aneddoti, potremmo dire che le cervella sono Dio, sono il padre, il midollo è il figlio, perché è legato alle vertebre che sono dei piccoli crani. Dio è il cranio, le vertebre-cranio sono il figlio, dunque il midollo è il figlio, è Gesù, e la lingua è lo spirito santo, la potenza stessa della lingua.

Oppure non so…le cervella sono il concetto, il midollo è l’affetto e la lingua il percetto.

No bisogna chiedermi troppo perché ma intuisco che è una trinità….ecco questo sarebbe per me un banchetto straordinario…

D – E la vecchiaia?

GD –  …mi è mai accaduto di mangiarli tutti insieme? Forse per un compleanno, degli amici potrebbero prepararmi una cena così, a una festa…

D – Non potresti comunque mangiarli tutti e tre, visto che parli della tua vecchiaia…sarebbe troppo

GD  – Sarebbe troppo…ah la vecchiaia. Se c’è qualcuno che ha saputo parlare della vecchiaia è Raymond Deovos. È ovvio che si può sempre aggiungere qualcosa, ma lui ha detto le cose migliori. Credo che la vecchiaia sia un’età meravigliosa, meravigliosa. Certo ci sono molte noie, si assume una certa lentezza, si è lenti. Ma il peggio è quando qualcuno vi dice: «ma no, lei non è così vecchio» perché non capisce che cos’è il lamento. Io mi lamento e dico: «oh quanto sono vecchio». Invoco le potenze della vecchiaia, sono delle potenze. E qualcuno viene a dirmi, credendo di rincuorarmi : «ma no, non sei così vecchio». A quel punto gli darei una bastonata, non so cosa farei, perché non si tratta di commiserarmi per la mia vecchiaia, non si tratta di dire «non sei così vecchio», al contrario bisogna dirmi: «sì in effetti». Ma è una pura gioia e da dove viene la gioia, a parte questa lentezza? Cos’è terribile dopo la vecchiaia, c’è poco da scherzare,  sono il dolore e la miseria. Ma questa non è la vecchiaia.  Ciò che è patetico e che fa della vecchiaia una cosa triste, sono quei poveracci che non hanno né abbastanza soldi per vivere, né il  minimo di salute di cui parlo, e che provano dolore. È  abominevole, ma non è  la vecchiaia, la vecchiaia non è affatto male

La vecchiaia quando si hanno abbastanza soldi e un minimo di salute è formidabile.  Perché è formidabile? Innanzitutto perché ci si è arrivati, non è poco. Non è il sentimento di un trionfo ma resta il fatto che ci si è arrivati, ci si è arrivati dopo tutto in un mondo che comporta guerre, virus schifosi e così via. Si è passati per tutto questo, i virus, le guerre, le schifezze, ci si è arrivati. Ed è un  momento in cui è questione solo di essere, essere. Non c’è più da essere quello o quell’altro, è l’essere.

Il vecchio è qualcuno che è, e basta.

Si può sempre dire che «o sta bene» oppure «non è di buon umore», ma è e basta. Ha conquistato il diritto a essere e basta. Perché un vecchio comunque, qualcuno di vecchio, può sempre dire: «ho dei progetti», ma sia vero o meno, non è come per un trentenne che ha dei progetti. Spero davvero di fare i due libri ai quali tengo, quello sulla letteratura e quello sulla filosofia, ma non è un obbligo. Sono libero da ogni progetto…quando si è vecchi non si è più suscettibili di qualcosa…Non si ha più alcuna suscettibilità, non si ha più alcuna delusione fondamentale…Si è molto più disinteressati, si amano veramente le persone per quel che sono.

Ho l’impressione che ad esempio la vecchiaia affini la percezione.

Cose che prima non avrei visto, eleganze alle quali prima non avrei mai prestato attenzione, ora le vedo meglio perché guardo qualcuno per se stesso, quasi come se si trattasse di portare via con me un’immagine, un percetto, di estrarne un percetto. Tutto questo è la vecchiaia, le giornate passano a una tale velocità con la loro fatica. Ma la fatica non è una malattia, è tutt’altro, non è né la morte, né…è ancora una volta il segnale della fine della giornata.

Certo la vecchiaia ha le sue angosce, ma basta evitarle, scongiurarle, è facile scongiurarle, è un po’ come i lupi mannari non bisogna farsi trovare…o come i vampiri, mi piace molto, non bisogna ritrovarsi da soli la notte, quando comincia a far freddo, quando si è troppo lenti per uscire dai guai, ecco ci sono cose da evitare ma…

E poi la cosa meravigliosa è che la gente vi abbandona, la società vi abbandona ed essere lasciati in pace dalla società è una tale felicità. Non che la società mi abbia tenuto molto stretto, ma chi non ha la mia età o non è in pensione non può sapere quale sia la gioia di essere lasciato in pace dalla società. Quando sento dei vecchi lamentarsi, sono quelli che non vogliono essere vecchi, sono quelli che non vorrebbero essere vecchi, non sopportano la pensione, non so proprio perché, dovrebbero solo leggere romanzi, almeno scopriranno qualcosa, non lo sopportano…non credo ai pensionati, non so, salvo in Giappone forse, non credo ai pensionati che non riescono a trovare qualcosa da fare. È meraviglioso…vi lasciano in pace. Oppure basta scrollarsi un po’ perché tutto scivoli via, tutti i parassiti che avete avuto addosso per tutta la vita cadono. E cosa resta intorno a voi? Solo persone che amate e che vi sopportano, tutto il resto vi ha abbandonato. E, parlo ancora per me, è dura quando vi ritrovano, non lo sopporto. La società ormai la conosco  solo per la ricevuta della pensione alla fine del mese, altrimenti so che sono completamente sconosciuto per la società.

Allora la catastrofe è chi crede ancora che ne faccio parte, allora quando mi domandano….quello che stiamo facendo ora è diverso perché fa parte del mio modo di vedere la vecchiaia…ma quando mi chiedono un’intervista o cose così, ho voglia di dirgli: «ma sei matto, non lo sai che sono vecchio e che la società mi ha lasciato in pace?». È bellissimo, mi sembra che si confondano due cose, i vecchi…bisogna parlare della miseria e delle sofferenza, quando si è vecchi, poveri e sofferenti non ho parole per dire ciò che deve essere, ma altrimenti un puro, vecchio, semplicemente un vecchio, è l’essere.

D – Tuttavia, poiché sei malato, stanco e vecchio, distinguiamo le tre cose, può essere difficile per le persone che ti circondano che sono meno vecchie, meno malate e meno stanche di te, i tuoi figli, tua moglie…

GD – i miei figli, non ci sono grandi problemi…potrebbero essercene se fossero più piccoli, ma sono abbastanza grandi per vivere per conto loro e non sono a carico loro, non credo di essere un problema per loro, se non un problema affettivo quando si dicono: «ha l’aria troppo stanca». Ma insomma non penso ci sia un vero problema con i miei figli e anche con Fanny non credo ci siano problemi, anche se forse, non so…è molto difficile chiedersi di qualcuno che si ama, cosa avrebbe fatto in un’altra vita. Immagino che a Fanny sarebbe piaciuto viaggiare, scuramente non ha viaggiato quanto avrebbe voluto, ma cos’altro ha scoperto che non avrebbe scoperto se avesse viaggiato? Ha sempre avuto una formazione letteraria molto forte, le ha permesso di scoprire in romanzi magnifici cose che valgono di gran lunga dei viaggi. Certo che ci sono dei problemi, ma potrei dire che mi sono estranei.

D – per finire, i progetti, ad esempio quando affronti i progetti dei tuoi libri futuri, il libro sulla letteratura, il libro su che cos’è la filosofia, in che senso è divertente affrontarli da vecchio? Poco fa dicevi che forse non andranno in porto ma anche lì c’è qualcosa di buffo…

GD –  è un cosa meravigliosa, sai. Per prima cosa c’è tutta un’evoluzione e quando si è vecchi si ha una certa idea di ciò che si desidera fare, diventa sempre più paura o meglio si fa sempre più depurata. Se vuoi immagino le famoso linee di un disegnatore giapponese, linee così pure e poi non c’è niente, solo una linea sottile…i miei libri posso immaginarli solo come il progetto di un vecchio, qualcosa che sia così puro, quasi niente e insieme tutto, che sia così meraviglioso. Arrivare alla sobrietà può succedere solo tardi. Che cos’è la filosofia, la ricerca di che cos’è la filosofia è molto legata alla mia età, mettermi alla ricerca di cos’è la filosofia, avere l’impressione di saperlo e di essere il solo a saperlo, che se dovessi morire sotto un autobus nessuno saprebbe cos’è la filosofia, è splendido. Avrei potuto fare un libro su cos’è la filosofia trent’anni fa, so che sarebbe stato un libro molto diverso da come lo concepisco oggi, arrivare a una sorta di sobrietà….potrebbe riuscirmi o meno, ma so che lo devo concepire adesso, prima non avrei saputo farlo, ora, mi dico, sono capace di farlo, sì. Non assomiglierà…

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13 Commenti

  1. Questa visione della vecchiaia(e della pensione)è illuminante. Sono una sarda momentaneamente residente a Madrid e so che probabilmente mio padre pensionato dopo pranzo porterà mamma al mare,così mi hanno detto ieri. Non avevo mai pensato cosa potesse significare,ora il mare e due sessantenni senza obblighi sociali mi sembrano l’immagine stessa della libertà. Anche se in realtà,questo va detto, è una libertà parziale,per “colpa” mia e dei miei fratelli,per il solo fatto che esistiamo.E’ affascinante lo stesso,forse di più

  2. Mentre per quanto riguarda i medici…beh,anche loro fanno parte del sistema ed è ovvio che in molti casi lo rispecchino. Come per la letteratura,la musica,la politica ecc è difficile individuare quelli autentici,ma quando li individui è uno spettacolo di una bellezza incredibile.

  3. infatti io quando vedo un film o uno spettacolo bello lo segnalo come un miracolo di questi tempi. a questo proposito il piccolo eliseo per chi è di roma sta facendo cose interessanti. ora c’è in scena un testo di mattia torre autore di boris di grande intelligenza e profondità. se potete andate

  4. Già, qual’è l’ultimo grande film? Così su due piedi mi viene in mente solo Non è un paese per vecchi del 2007.

    A proposito qualcuno ha visto mai Face Addict di Edo Bertoglio, il fotografo della Factory di Andy Warhol? Del 2005, un film secondo me bellissimo con un paio di scene che mi sono rimaste nel cuore.
    Praticamente lui comincia con un piano poi si perde perché i vecchi amici dei tempi d’oro americani tutto sommato dimostrano di essere poco interessati alle rimpatriate e prosegue vagolando fra i ricordi, riconsiderando un po’ per convinzione, un po’ per necessità di finire il film, tutto un mondo di cose che negli anni ruggenti avrebbe liquidato come sciocchezze. Lo facevano a Campo di Fiori e credo che sia restato molto poco. Se volete lo trovate su emule.
    La scena senza parole della ex divina ormai rimasta sola col gatto che innaffia il praticello accanto al garage della sua casupola americana, con la sigaretta in bocca e poi getta via la pompa spazientita è di una delicatezza e di una finezza meravigliose.

    PS.: Ecco è qui dove doveva stare. L’ho postato per sbaglio anche nel post sul Giappone.

  5. Straordinario elogio della vecchiaia.
    Al termine della corsa, frenetica, che a volte impedisce di mettere a fuoco eventi e volti, arriva il momento in cui si rallenta, in cui si riesce ad essere se stessi, si vedono più chiaramente i volti di chi è rimasto vicino, pochi, e si mettono a fuoco le priorità. Non ci sono più sovrastrutture. GD parla di idee sempre più pure, come linee sempre più sottili.
    Ti accorgi che la società che fino a poco prima ti spintonava e ti strattonava, ora ti passa accanto ignorandoti.
    Ed è fantastico che GD non dica, come ci si potrebbe aspettare, che ti senti inutile, ma che è meraviglioso, perché finalmente ti lasciano in pace.
    Ci fa venire in mente il concetto pirandelliano di maschera, quella che ciascuno di noi è obbligato ad indossare nelle diverse circostanze della vita.
    Nella vecchiaia la si getta definitivamente.
    ‘Il vecchio è qualcuno che è, e basta.’

  6. io godo di perfetta salute
    brutto sintomo
    dev’essere per questo che spesso mi sento così ottusa

    non concordo con quello che dice sul cibo
    si possono avere esperienze oltre il sostenibile anche col cibo, io le ho avute!
    il cibo mischiato all’aria circostante ovviamente, all’atmosfera

    per esempio mi ricordo di un posto in particolare in Cornovaglia dove facevano degli scones
    pengenna’s! ecco gli scones di pengennas mi portavano oltre
    e anzi, se ero sola era meglio
    se sei solo è meglio quando hai queste esperienze col cibo, arriva un altro che magari ti dice “buono, eh? vero ch’è buono?”
    e ti distrai, perdi tutto

    e anche i tortelli di zucca che faceva la maria per la vigilia di natale
    però forse qui si cade in proust ed è un’altra cosa

    non concordo neanche sui farmaci in psichiatria, ma proprio per niente!
    però bello come parla dei medici, ne ha fatto personaggi..

    PS ma poi li ha fatti questi libri che progettava, quello sulla letteratura e sulla filosofia?

  7. ciao Sabina,
    un abbraccione e se passi dalle mie parti passa che sei sempre ben accetta! 😉
    p.s.
    il tuo post è interessante ma me lo rileggo con calma domani, ‘notte!

  8. Credo di aver intravisto il tuo sorriso, stasera, camminare tra le persone distratte di un tardo pomeriggio a San Lorenzo…..e quel sorriso mi è sembrato esattamente il preludio sereno, serio e distaccato dello spirito del tuo scritto, ma magari stavi solo ascoltando buona musica……e concordo pienamente sulla professione medica!

  9. ….sono giorni UFFFFFF per poter mettere parole….condivido che la vecchiaia è il momento tanto atteso dell’ESSERE….io l’attendo con SPERANZA e FIDUCIA…leggere questo mi ha messo un po di pace dentro.

  10. Dopo la Vecchiaia arriveranno tempi migliori??????????????????

    Vita
    paradiso purgatorio inferno
    su la terra imbocca.
    Mente chiusa
    preghiera e lavoro
    nella estasi paradisiaca vive.
    Mente diversa
    di nera luce
    nel purgatorio strugge.
    Mente lucida
    sudore degli altri
    nei privilegi sollazza.
    Vita
    dilemma trascendente
    ParadisoPurgatorioInferno
    nello aldilà esiste?

  11. Non credo i Blogger ossessionati o perlomeno vi sono patologie che s’insinuano dentro la comunicazione come le lettere scritte nei carceri ai serialkiller.

  12. …………….come sempre le cose hanno molti punti di vista..o enrico…cerchiamo di non sporcare sempre tutto….si scrive per parlare…si scrive per scrivere…si scrive per chè uno spera che chi ha più voce urla pure per te…si scrive per solitudine…si scrive perchè non c’è più una piazza dove incontrare gli amici…certi scazzi….ma che bello…poi il giorno dopo stavamo tutti li…e ci aspettavamo….UFFFFFFF

  13. mi ha molto incuriosito e mi trova concorde con l’uso del potere da parte della classe medica,è una forma de loro cervello ormai di sentirsi come se fossero il sale della terra.
    provo dispiacere però sulle scelte alimentari accosta le cervella il midollo e la lingua alla trinità divina. Mah …!!!quelle è solo orrore puro fatto di sofferenza animale. l’evoluzione umana passa per una scelta pacifica che comincia dal piatto, anzi dalla nostra pancia.

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