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Abecedario Gilles Deleueze – L come letteratura

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Abecedario Gilles Deleueze

Abecedario Gilles Deleueze  – L come letteratura

Continuiamo con Gilles Deleuze, questa puntata sulla letteratura non è delle migliori ma è sempre piacevole. direi che il concetto interessante, anche se solo accennato, è quello del personaggio. un filosofo di solito non sa scrivere grandi romanzi ma è capace di creare personaggi. E’ capace perché i personaggi sono come i concetti. su questo forse ci si può divertire, prendere un personaggio e risalire al concetto per esempio. non so se qualcuno tra voi ha mai provato a inventare personaggi. io posso dire che a tavolino è molto difficile, per me impossibile, creare un personaggio. non è un’invenzione che può passare per un ragionamento per quanto poi quello che esce sia complesso. forse è troppo complesso per pensare di contenere in un ragionamento tutte le variabili.

buona lettura, chi vuole continuare con le discussioni precedenti può farlo negli altri post naturalmente. i commenti fuori tema saranno rimossi come le valige incustodite negli aeroporti.

GD – L, Siamo arrivati alla L.

D –  la letteratura ossessione i tuoi libri di filosofia e la tua vita. Leggi e rileggi molti libri di letteratura, la grande letteratura. Hai sempre trattato i grandi scrittori come pensatori. Tra Kant e Nietzsche scrivi su «Proust e i segni», un libro famoso che poi amplierai. Lewis Caroll, Zola in «Logica del senso», Masoch, Kafka, la letteratura inglese anglo-americana, e a volte si ha persino l’impressione che sia più attraverso la letteratura che attraverso la storia della filosofia, che inauguri un nuovo pensiero: Vorrei sapere se hai sempre letti molto.

GD – Sì, per un periodo ho letto molta più filosofia, perché faceva parte del mio mestiere della mia formazione e non avevo più molto tempo per leggere romanzi, ma grandi romanzi ne ho letti per tutta la vita, sempre di più. Mi serve per la filosofia? Indubbiamente mi serve, ad esempio, ciò che devo a Fitzgerald che tuttavia non è un romanziere particolarmente filosofico, ciò che devo a Fitzgerald è immenso. Anche a Faulkner devo molto, e adesso non ricordo…ma si spiega  da solo, in virtù di quello che abbiamo detto, perché abbiamo fatto progressi. Il concetto non esiste mai isolato. Il concetto mentre svolge la propria funzione fa vedere delle cose, è cioè innestato su dei percetti ed ecco che, improvvisamente, questi percetti li ritroviamo in un romanzo. Ci sono continue comunicazioni dal concetto al percetto. Inoltre ci sono dei problemi di stile che sono gli stessi per la filosofia e la letteratura.

I grandi personaggi della letteratura, è una questione molto semplice, i grandi personaggi della letteratura sono grandi pensatori.

Ho appena finito di rileggere Melville e va da sé che il capitano Achab è un grande pensatore, va da sé che Bartleby è un pensatore, un pensatore diverso, ma è un pensatore, a ogni modo ci fanno pensare. Un’opera letteraria disegna in filigrana tanti concetti che percetti. Semplicemente non è il compito della letteratura, non può fare tutto insieme. È presa dal problema del percetto, far vedere e far percepire e creare dei personaggi. Ti rendi conto di cosa significa creare un personaggio? È sbalorditivo….Il filosofo crea dei concetti ma è una cosa molto vicina, perché il concetto per alcuni aspetti è un personaggio e il personaggio ha la dimensione di un concetto. Sai cosa hanno in comune?

L’elemento comune è che entrambe le pratiche, la grande letteratura e la grande filosofia, testimoniano per la vita.

È quello che poco fa chiamavo la potenza, testimoniano per la vita. Ed è anche per questo che i grandi autori non hanno una buona salute, tranne…a volte ci sono casi, Victor Hugo, sì ma Victor Hugo… non si può dire che non abbiano buona salute, eppure ci sono letterati che non hanno una buona salute e forse sono proprio quelli attraverso cui scorre un tale flusso di vita.

In un certo senso, che si tratti della salute cagionevole di Spinoza o di quella di Lawrence cos’è …è come per il lamento. Hanno visto qualcosa di troppo grande per loro, sono veggenti, hanno visto qualcosa di troppo grande per loro, non sono capaci di reggere il peso, li distrugge. Cechov è così. Perché Checov è talmente distrutto? Ha visto qualcosa…ecco i filosofi e gli scrittori sono allo stesso punto.

Ci sono cose che si riesce a vedere e dalle quali in un certo senso non si fa ritorno.

Cosa sono queste cose? Varia molto a seconda degli autori. Ma in genere sono proprio percetti, al limite del sopportabile o concetti al limite del pensabile. È questa … tra un concetto, tra la creazione di un grande personaggio e la creazione di un concetto ci sono molti legami, è quasi la stessa impresa.

D – e tu appunto ti ritieni uno scrittore, in filosofia? Come dire, uno scrittore nel senso letterario.

GD – Non so, non so se mi ritengo uno scrittore, in filosofia. So che ogni grande filosofo è un grande scrittore, questo sì…

D – Non c’è alcuna nostalgia della forma-romanzo quando si è un grande filosofo?

GD – No, il problema non si pone così, è come se tu chiedessi a un pittore: «perché non si occupa di musica?». Ci sono dei casi in cui uno può benissimo immaginare un filosofo che scrive anche un romanzi. Perché no? Sartre, non credo che Sartre fosse un romanziere ma ci ha provato.

Ci sono casi di grandi filosofi che hanno un romanzo importante? Che io sappia no, non ne conosco. Invece so di filosofi che hanno creato personaggi. Dei filosofi hanno creato dei personaggi, Platone più di ogni altro ha creato personaggi, Nietzsche ha creato personaggi, in particolare Zarathustra… Sono incroci di cui continuiamo a parlare, la creazione di Zarathustra mi sembra poeticamente e letterariamente una grandissima riuscita, proprio come i personaggi di Palatone. Sono i punti in cui non si distinguono più esattamente il concetto dal personaggio, forse sono i romanzi migliori…

D – E la tua passione per gli autori secondari come Villiers de l’Isle-Adam o Restif de la Brtonne, hai sempre nutrito questa passione?

GD – Era talmente strano sentir dire che Villiers de l’Isle –Adam è un autore secondario… Se prendiamo questa domanda…ho un po’ vergogna, davvero…Quando ero giovane avevo una propensione, mi piaceva l’idea di leggere un autore per intero, l’opera completa, così mi affezionavo non ad autori secondari ma, coincide spesso, ad autori che avevano scritto molto poco. E anche qui, perché per me era troppo grande Victor Hugo era troppo per le mie forze, ero pronto a dire che Hugo non andava bene. Invece Paul-Louis Courrier all’epoca lo conoscevo quasi a memoria, lo conoscevo benissimo perché davvero non aveva scritto molto. Allora mi piacevano questi autori cosiddetti secondari. Villiers de l’Isle-Adam non è secondario ma…

D – ..è un grandissimo autore, ma secondario per la sua epoca se paragonato a …

GD – Joubert, Joubert, conoscevo benissimo Joubert. Da un lato perché, che vergogna, mi dava un certo prestigio, conoscevo autori sconosciuti, insomma poco conosciuti, me era un po’ una mania…ci ho messo del tempo a capire che, malgrado tutto Victor Hugo era un grande e che l’immensità di un’opera non era una…Il mio amore per gli autori secondari è piuttosto…

È vero, è vero che negli autori cosiddetti secondari… è vero che la letteratura russa non è solo Dostoevskij e Tolstoj e che si osa chiamare secondario qualcuno come Leskov, ci sono cose talmente sorprendenti in Leskov. Alla fine sono comunque grandi geni ma non ho molto da dire di più se non che mi è passata la ricerca dell’autore secondario…

No quello di cui sono contento è trovare in un autore sconosciuto qualcosa che mi sembra un concetto o un personaggio straordinario, questo sì… ma non faccio una ricerca sistematica.

D – Fatta eccezione per il testo su Proust, che è un libro importante su un autore, la letteratura è così presente nella tua filosofia che si potrebbe dire che è un riferimento, ma non hai mai dedicato un libro vero e proprio alla letteratura, un libro teorico.

GD – No, non ho avuto il tempo ma lo farò…lo farò perché ne ho volgia.

D – di critica?

GD – Sì di critica, sul problema…su cosa significa scrivere in letteratura, per me. È un programma staremo a vedere se mi rimane il tempo.

D – Volevo farti un’ultima domanda ed è che tu leggi e rileggi i classici, ma ho l’impressione che tu non legga molti autori contemporanei. Che non ti piaccia molto scoprire la letteratura contemporanea. In altri termini, che preferirai sempre prendere un grande autore, o rileggere un autore, piuttosto che vedere cosa esce.

GD – non è che non mi piaccia. Capisco cosa vuoi dire e ti rispondo subito. Non è che non mi piaccia, ma è una vera e propria attività in sé, ed è molto difficile, anche su questo serve una preparazione, è molto difficile in una produzione contemporanea avere gusto. È esattamente come le persone che trovano nuovi pittori. Anche questo s’impara, ammiro enormemente le persone che vanno nelle gallerie e sentono che lì c’è davvero un pittore. Ma io non ne sono capace, ho sempre avuto bisogno…per darti ragione, mi sono serviti cinque anni per intuire la novità di…Beckett l’ho capito subito, ma la novità di Robbe-Grillet. Ero tanto stupido quanto i più stupidi che parlavano di Robbe-Grillet ai suoi inizi. Non capivo niente, c’è voluto del tempo, ci sono voluti cinque anni. Io non sono, non sono uno scopritore.

Per la filosofia sono più sicuro di me perché sono immediatamente sensibile alle cose nuove e a ciò che, al contrario, è insignificante, una ripetizione di cose dette mille volte. Per il romanzo è diverso, malgrado la sensibilità sono sicuro solo di ciò che è stato detto mille volte e non ha alcun interesse, ma scoprire…mi è accaduto una volta per Farachi, bisogna dire che ho trovato, a modo mio, ho trovato qualcuno che mi sembra un ottimo giovane romanziere, Armand Farachi.

La domanda che mi poni è giustificata ma rispondo dicendo che non si può pensare di giudicare senza esperienza ciò che si fa.

Al limite mi dico che quello che preferisco, che succede e che mi rende felice, è quando quello che faccio nel mio ambito, suscita qualcosa in un giovane scrittore o in un giovane pittore.

Non mi dico che per questo è bravo e sono bravo anche io, ma così faccio un incontro con ciò che sta accadendo oggi in un’altra forma. La mia radicale insufficienza dei giudici è compensata da questi incontri con persone che fanno cose in cui ritrovo ciò che faccio io e viceversa.

D – Per la pittura e il cinema questo incontro è agevolato, perché ci vai, mentre per le librerie, non ti ci vedo proprio entrare in una libreria a guardare i libri usciti nei due mesi precedenti.

GD – In effetti è così, ma forse è dovuto all’idea che non sia un gran momento. L’idea che non sta solo nella mia testa e che non è preconcetta che la letteratura non sia in un gran momento e poi che sia talmente corrotta dal sistema della distribuzione, dei pezzi e così via…lasciamo perdere.

D – Allora passiamo alla «M», visto che non vuoi aggiungere altro.

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46 Commenti

  1. naturalmente mi piacerebbe scrivere qualcosa di intelligente sul (mio) personaggio Robinson,
    ma non ce la faccio su due piedi,
    mi ha sorpreso in una prima veloce lettura a salti la frase finale:
    “non siamo in un bel momento della letteratura”
    su cui vorrei dire qualcosa, del tipo che è proprio vero che siamo in un brutto momento,
    ma che forse si fatica a riconoscere i geni viventi e ci vuole sempre un pò di tempo,

    anche il fatto del mercato, entrato nella genesi letteraria è interessante,
    ma è dall’ottocento che è così mi pare?

    per il grosso a dopo,
    ringraziando degli spunti Sabina

  2. Senza senso: di Salvatore Fittipaldi

    Alla domanda: “Che senso attribuisce alla funzione dello scrittore…”, Pier Paolo Pasolini ha risposto:
    ” Senso nessuno, mi sembra che è una parola completamente priva di senso…”

    ——————

    Scrivere ha il senso delle cose senza senso
    se ha senso dire che non hanno senso
    le cose che si fanno a prescindere dal senso

    fluisce e rifluisce il senso nel nonsenso
    nel senso che sussiste oltre l’inesistere del senso

  3. Letteratura e filosofia, romanzi e personaggi. Questi sono come i concetti e i personaggi. Accostamenti intelligenti. Allora, diciamo che il concetto non è più solo socratico e il personaggio non è solo pirandelliano. Concetto e personaggio si incontrano, come Sartre vede il suo esistenzialismo e il suo modo di raccontare la letteratura. La letteratura oggi e la relativa distribuzione si incontrano dove si perdono. Non sono i tempi: è solo il divenire di Eraclito in cui l’uomo e le comunità si trovano sempre. Quel fiume scorre sempre!

  4. riflessioni libere: un concetto si applica alla vita reale. per esempio delueze considera concetto il concatenamento. quell’insieme di cose che sono l’oggetto del nostro desiderio. vi ricordate dice che non desidera mai una cosa sola, es ti innamori di un odore, un modo di parlare, un cielo, un maglione.. tutto insieme. dici mi sono innamorata di filippo ma intendi quello che fa, come si muove, cosa gli piace ecc.
    ora questo concetto del concatenamento per esempio lo posso utilizzare per riflettere sulla mia esperienza: se lo assimilo darà una direzione alla mia esperienza, costituirà un criterio di scelta.
    un personaggio pure è un sistema complesso. quando si dice quel personaggio rappresenta il potere per esempio, è una cosa che significa poco e niente. è un sistema così complesso che è definibile solo da quello che è. non ci sono descrizioni possibili, agettivi concatenati esaurienti.
    un personaggio pure se ci colpisce entra nella nostra esperienza perché ci confrontiamo con lui, può determinare anche delle scelte se vogliamo somigliargli o allontanarci o tutte e due le cose
    forse quello che mi appassiona di più nelle osservazioni di deleuze è ricordarci che le idee emozionano e che sono emozioni intense. bisogna distinguere le idee i concetti le invenzioni dai prodotti di marketing soprattutto nella nostra era, dai fake e quindi è necessaria una operazione critica
    distinguere le idee, pittoriche, musicali, leterarie nella gigantesca quantità che disorienta. che richiede ricerca competenza, sapersi fidare delle persone giuste
    ma sono le idee che ci legano, che ci emozionano, che costruiscono

  5. Io penso (contrariamente ad Aristotele) che i personaggi debbano essere in un certo senso sottomessi alla trama. La trama è superiore. è vero che se non mi interessa un personaggio può succedergli di tutto (può sposarsi, morire, essere rapito dagli alieni) e io come lettore/spettatore non sentirò nessuna emozione nei suoi confronti, ma è anche vero che un personaggio fantastico chiuso in una stanza senza far nulla, meditando e meditando, è sprecato. Decisioni e azioni. Questa è la chiave di ogni forma di narrazione dal mio punto di vista.

  6. Interessante l idea di concetto e percetto. Da approfondire. Mi ha colpito la frase Non si può pensare di giudicare senza esperienza ciò che si fa’. Solo quando facciamo l esperienza di qualcosa o di qualcuno attraverso i segnali che ci invia possiamo avvicinarci o allontanarci. Devo dire che anchio amo più i classici della letteratura contemporanea dove decisamente non mi ritrovo tranne in rari casi di grande sensibilità. Ora sto leggendo Bel Ami di Maupassant. Grazie.

  7. Per riuscire a capire quali sono i meri prodotti di marketing bisogna leggere classici per tutta la vita,altrimenti non si ha la capacità di distinguere. Resta però il fatto che, a mio parere, la quantità di idee emozionanti che possiamo trovare nei contemporanei non potrà mai essere la stessa che nei classici,per quanto ci sforziamo di trovarla. Il mercato ha inizialmente favorito la diffusione della letteratura, ora l’ha assorbita ed è la letteratura che “lavora per lui”;non è sempre così,ma quasi.

  8. Deleuze cita Melville e Bartleby lo Scrivano su cui ha scritto un saggio che appare in un libro insieme a uno di Agamben (“Bartleby, la formula della crazione”).
    Mi è sembrato che in quel testo Deleuze cincischiasse un po’ nella sua analisi insistendo molto sul fatto che la celebre frase ” I would prefere not to” era sintatticamente assurda in inglese. Non mi pare, mi sembra solo un espressione eccessivamente compita che nel personaggio caratterizza il contrasto fra la sua timidezza e inadeguatezza di fronte a una incrollabile fermezza in un proprio modo di essere irriducibilmente inconciliabile col mondo.
    Alla fine lo scritto di Agamben, che nel volume segue quello di Deleuze, è molto più interessante.

    Io suggerirei piuttosto di parlare di Guy Debord e della sua Società dello Spettacolo; lo troverei molto pertinente nel blog di un’ artista molto impegnata.

  9. di debord ho parlato per anni e sono satura. mentre agamben si lo approfondirei. ho letto un saggio “stanze” che mi ha toccato profondamente. che intendi nel volume che segue quello di deleuze? in dvd? o dove quale collana?

  10. Eh, l’ho scritto…
    E’ un libro edizioni Quodlibet che si intitola “Bartleby, la formula della creazione” del 2006 che contiene appunto due saggi di G.D. e G.A..

    Tu sarai satura di Debord ma se attacchi Berlusconi o fai capire la Società dello Spettacolo alla gente o non ottieni niente (e si vede dato che continuano a votarlo).
    Forza Italia è nata grazie a Drive Inn e al Milan e soprattutto al messaggio implicito di qualsiasi spettacolo “artistico” (ormai ci vogliono le virgolette) ossia che la fruizione si “deve” limitare all’ intrattenimento ( e così lo chiamano gli anglosassoni), che la riflessione ermeneutica è una fregnaccia puramente soggettiva (perché ovviamente “soggettivo” significa senza senso mentre “oggettivo” è diventato quello che ti viene fornito da qualcun altro, non più quello che elabori tu in prima persona) e che se “il messaggio non arriva” non vale la pena di indagare oltre, è l’opera che non è riuscita.

    La gente ha rinunciato a interpretare e l’ unica cosa che ritiene le sia possibile è l’ identificazione in qualche pupazzetto che gli consenta, condividendo quelle quattro fregnacce con gli altri subalterni, di sentire un miserabile surrogato di un qualche senso di appartenenza.
    Tu o metti in luce questo o alla fine, pur in buonissima fede e con autentica passione, sarai solamente uno di queste figurine in cui ci si identifica supinamente.

  11. “Ci sono continue comunicazioni dal concetto al percetto. Inoltre ci sono dei problemi di stile che sono gli stessi per la filosofia e la letteratura.”
    Queste frasi lasciano intravvedere una posizione per me ardita,
    che vuole unire il mondo delle sensazioni (percetti) al mondo dei concetti (idee)
    senza essere assolutamente biologismo sensista (dò sempre più ragione a Musicista in qualche modo) o scienza ecc.
    Che ci possano essere comunicazioni tra un concetto,
    ad esempio l’idea di infinito e il percetto sensoriale di una siepe tra noi e il cielo con un pò di vento (per restare nel noto)
    crea qualcosa di inscindibile che non può che avere una immagine ben precisa ed uno suo stile lettarario ben preciso per il singolo autore in quel momento. Questo implica l’opera letteraria come qualcosa non solo di unico,
    ma anche di inevitabile, diventa vera perchè non poteva essere diversamente nel cogliere quell’attimo di percezione o intuizione.

    “Ci sono cose che si riesce a vedere e dalle quali in un certo senso non si fa ritorno… in genere sono proprio percetti, al limite del sopportabile o concetti al limite del pensabile.”
    Questa è forte, più che non capita non l’ho mai sperimentata forse, ma credo che farebbe bene a tutti sperimentare qualcosa del genere.

    “La mia radicale insufficienza dei giudizi è compensata da questi incontri con persone che fanno cose in cui ritrovo ciò che faccio io e viceversa.”
    Questa la ricollego a quello che dice Sabina qui su e Melania, su come distinguere idee e concetti e percetti veri dal ciarpame luccicante del marketing.
    E’ vero che ci vuole competenza e sapersi fidare delle persone giuste
    e creare una rete di referenze che ci permette di esplorare e girovagare in un mare immenso di produzioni,
    ma è anche vero che purtroppo il confine è labile, anche perchè varia da persona a persona stabilirlo.
    Anche un film come avatar, (ma anche cose peggiori) che ha in se elementi di puro marketing, ha qualcosa di valido e di sincero.

    C’è un atteggiamento che consiste nel far riferimento ai propri “mostri sacri” e vedere quali sono le cose che loro consigliano o che a loro piacciono.
    C’è poi un atteggiamento di diffidenza mista a curiosità che ti porta a scoprire autori nuovi e capolavori insospettabili,
    che entraranno poi tra i tuoi punti di riferimento.
    E’ una specie di va e vieni tra esplorazione, scoperta e costruzione e assimilazione. Questo sia per i classici che per gli attuali.

    crusoe
    per me robinson porta in sè due percetti/concetti:
    quello di “avventura, mare, infinito, scoperta, sfida, tempesta” e quello di “isola, solitudine, natura, amicizia, speranza, sole”.
    l’ho detto così, velocemente

  12. @frademar:la prego di non entrare in dibattito con l’utente”xenofobo” che altri non e’ che un troll provocatore in odor di espulsione.Gli utenti cerebrodotati del blog nutrono sincera stima per Sabina Guzzanti e chi come me la segue da anni non puo’ che confermare la sua buona fede.
    Sabina si e’ esposta sempre in prima persona superando tutte le difficolta’ che nel tempo ha incontrato con coraggio e senza perdere la voglia di lottare ,spirito critico ed impegno sociale.
    Se molti cittadini valessero la meta’ di lei sarebbe un paese migliore il nostro…….invece ci ritroviamo con questa italietta rosa e fascistella…… Ma Noi non ci stanchiamo e continuiamo a combattere.SEMPER.
    Fossero solo i troll il problema……..
    @Sabinaguzzanti:”Non ti curar di loro…….”
    Un saluto a chi lo merita
    utar

  13. Ah….trattasi di vera e propria infestazione questa…….ehehe…..
    Io cmq corro a ripassare l’italiano mentre a lei farebbe bene a farsi dare una ripassatina ogni tanto(chieda pure al suo padre confessore,quello della parrocchietta,sara’ felice di aiutarla,no?!ACH!!!Battutaccia da comunistacci da osteria….vabbeh…….sempre col massimo rispetto pero'(prrrrot),mangiare meno grassi e fare un po’ piu’ di moto la mattina aiuterebbe, la sento un po’ acidella nelle sue ultime…..non dimentichi la melissa che dicano sia anche carminativa…le scorreggie profumate sono sempre state il forte della destra italiana,oltre al tritolo stragista.
    un’affettuoso saluto e prometto di finirla qui.
    utar

  14. xenofobo, Sabina avrebbe potuto chiudere i commenti o far finta di nulla e non scriverne apertamente. Invece ha offerto il petto alle critiche e ha persino risposto con il giusto tono, invece di appunto blandire gli accusatori, accusatori non si sa di che. Sabina è una delle numerose vittime, sembra che si siano invertitit gli ordini, di un truffatore . In genere chi viene derubato è la vittima.
    Ma passiamo al tema del post, nel primo commento di Sabina, sono sicuro che se mi applico un pochetto riuscirò a capirci qualche cosa; io sono totalmente d’accordo con Vanzina, nella sua rubrichina del Messaggero, quando scrive della leggerezza (L L L L L L elle elle ) della commedia italiana attuale. Perché lo pensavo già da prima. Tutto perfettino tutto pulitino, tutto del volemose bene e se no coi cattivoni facciamoce ‘na risata. Ma l’Italia è così? E dov’è il cinismo, la commedia della vita? È proprio vero, mancano quei personaggi tragici che si mettevano sulle spalle i vizi e le virtù degli Italiani, si rideva e si pensava nelle commedie italiane. Ora ci sono attorucci giovani bravucci pieni di sè, borghesucci, che non hanno niente del vero personaggio. Recitano una particina scritta dal solito Fausto Brizzi (che per carità è bravo ma… ) o dal Moccia di turno. E questa sarebbe la nuova commedia all’Italiana? Svegliateve!!! Partite da storie vere e costruiteci un canovaccio, con un protagonista al quale dovete cacciare fuori le palle, perché si deve scontrare con la realtà della vita recitata; Moliere che cosa è esistito a fare? E Monicelli? E Risi? Non si deve scrivere con l’intento di far ridere, il sorriso deve sorgere naturale dai goffi tentativi del protagonista di cavalcare la tragedia. E tutto deve sembrare naturale perché… la commedia all’italiana, se qualcuno non lo avesse capito, deriva dall’esperienza del neorealismo, trapassato dalla lettera di Andreotti. E che Lazzo! L L L L lettera LLLLLLLLL LLL

  15. sei molto simpatico Utar, gli ot verranno rimossi come promesso. c’è uno spazio apposito per le scoregge nel post di sotto. siamo super ospitali come vedete

  16. @sabina grazie
    non vedo l’ora che continui la discussione e riprendano i commenti simpatici,
    anche in questo caso potrebbe essere applicata la tua immagine dei punti di riferimento in una marea multiforme,
    e i nomi:
    fabio, musicista, auryn, elena, giano, nina, bernardo, melania e tanti altri
    aiutano a sentirsi sicuri anche in caso di tempesta.

    poi una certa selezione secondo me non è sbagliata davvero,
    anche il nostro apprendimento cognitivo è basato sulla selezione!

    ps: i post filosofici non sono seguiti quanto quelli sull’attualità,
    ma credo che praticamente non esistano blog “filosofici” in giro,
    quelli che ho visto sono molto piccoli o seriosi e totalmente privi della minima partecipazione e sperimentazione,
    penso che stai facendo davvero pionierismo,
    come sempre.

  17. GD ritiene che non sia un buon periodo per la letteratura e individua la causa nella corruzione dovuta al sistema della distribuzione, potremmo dire del marketing.
    Crediamo che ci sia molto di valido anche in questo panorama, ma che sia difficile individuarlo; difficile distinguere idee, concetti, personaggi, invenzioni nella marea della produzione letteraria.
    Difficile scorgere letteratura che ‘testimonia per la vita’ (immagine molto intensa di GD).
    Forse per i classici è più facile perché sono, per così dire, ‘consolidati’, già ‘scoperti’ da altri, che ne hanno visto la novità, l’invenzione, l’emozione.
    Più difficile nel contemporaneo quando sta a noi, quando occorre quella che Sabina chiama una operazione critica, verso la quale spesso siamo poco attrezzati.
    Oppure quando le voci, che riteniamo autorevoli come guida in questa esplorazione, ci conducono invece sulle onde del marketing (è un capolavoro perché è alla terza edizione in un mese, tipo).
    Di solito noi ci riconosciamo nell’atteggiamento di cui parla Defoe, di ‘diffidenza mista a curiosità che porta a scoprire autori nuovi e capolavori insospettabili’.

  18. sono troppo stanca per commentare
    ma volevo comunque darvi la buona notte prima di spegnere!

    se sono fuori tema rimuovetemi pure..

    sono in fase di trasloco e in questo momento mi sento molto valigia

    🙂

  19. eccomi, buon giorno

    visto che me la metti su un piatto d’argento: tu come lo crei un personaggio? parti da un concetto?
    e ce l’hai un libro preferito? una cosa che ogni tanto rileggi?

  20. Salve, forse sono io che non lo trovo, sono nuovo del sito, ma è possibile indicare come trovare le puntate precedenti?
    ( immagino che, essendo arrivati alla elle, ci siano sul sito le puntate relative alle lettere precedenti)

    Grazie

  21. @defoe questa frase che hai giustamente ripreso non so come mi era sfugita:

    “Ci sono cose che si riesce a vedere e dalle quali in un certo senso non si fa ritorno… in genere sono proprio percetti, al limite del sopportabile o concetti al limite del pensabile.”
    Questa è forte, più che non capita non l’ho mai sperimentata forse, ma credo che farebbe bene a tutti sperimentare qualcosa del genere.

    a me è capitato diverse volte di fare l’esperienza di riuscire a vedere al limite dell’insopportabile. a 16 anni mi ricordo la prima esperienza di questo tipo fortissima, poi ci sono stati altri episodi. mi ricordo che pensavo che dovevo scrivere tutto, che mi sarei dimenticata, che non sarei riuscita a trattenere quello che avevo visto. infatti non ci sono riuscita. si trattiene però il sapere di una potenza possibile a cui si può attingere

  22. Ciao! Ti ringrazio Sabina perché leggendo il tuo post mi sono ricordata della percezione e concezione dei cinque aggregati e sto rileggendo l articolo su Buddismo e Società. Grande crescita. Felice giorno a tutti.

  23. credo siano nella psicologia buddista (wiki):

    1. il corpo, rūpa;
    2. i sei sensi (la vista, l’udito, il gusto, l’odorato, il tatto e la mente), ;
    3. le sensazioni, vedana;
    4. le percezioni, saññā;
    5. la coscienza, viññāna.

    forse Daniela li potrebbe spiegar meglio,
    non li ho mai capiti bene

  24. in ogni lettera si trova la sintesi di quelle precedenti e in ognuna un vissuto, uno spostamento, si dà..
    e penso o riconsidero tante cose.. il caos si ferma (atroci questi ultimi 18 giorni..ci mancava solo la discarica ‘sulla testa’ per rendere più faticosa la risalita…) vedo e/o rivedo…un altro pianeta!

    al punto che quando ‘torno’ non so mai da dove cominciare a riassumerlo, qui. raramente mi riesce, non solo di ricordare tutto il ‘viaggio’, ma pure quel poco che resta non si lascia sempre scrivere. forse perché faccio a cazzotti con la razionalità.. ????
    màh!?

    e poi ritrovo un’infinità di coincidenze nelle vostre voci… appena mi scrollerò di dosso la mezza tonnellata di interferenze (che il cielo, grazie a esso stesso, non si stanca mai di testarmi: ti liberi di una? te ne manda n’altrettrè..), vorrei riesplorare l’abecedario con uno spirito migliore e recuperare le coincidenze..

    per esempio mentre leggevo e riemerso un episodio “al limite del pensabile…del sopportabile”, che in un certo senso ha segnato una svolta radicale nella mia vita…

    poi mi esce dall’anima..Che Bello Leggere Insieme! a questo proposito mi sono gongolata nel ricordo di quando per qualche anno la sera leggevo pagine e pagine.. l’attenzione dell’amore accanto era talmente totale da lasciarmi addosso (anche adesso mentre lo scrivo) la sensazione che la voce leggente fosse la sua…
    ************************************************************
    queste note le ho scritte nel primo pomeriggio di ieri. qualcosa mi ha distratta ed ho perso il ‘filo’..
    ho cancellato la parte in cui dicevo di non veder l’ora di leggere la R come.. Robinson 😉

    adesso invio, i cani oltre la finestra mi stanno assordando.. sono mancata tutto il giorno e reclamano la pappatoia

    Buona Energia a Tutti!

  25. vero, una figata questo leggere insieme!
    ognuno ci vede delle cose e dà degli spunti

    peccato sia tutto molto virtuale

    io pensavo proprio oggi che mi voglio stampare tutte le lettere con i vs commenti così quando un giorno sarò più intelligente li potrò rileggere e capire di più

  26. @elena
    ci sono molte intelligenze, ma quella che sa essere umile è di sicuro la migliore e la più forte,
    e tu ce l’hai.

    (ma poi mi chiedo, volevo fare un complimento? ma a che titolo? bo, spero si capisca l’intenzione “very friendly”)
    (è vero che tutto è molto virtuale e fuggitivo, non sembra un misto tra una chiaccherata e un epistolario?)

    @auryn
    comunque il tuo commento qui sopra e quello di elena mi riappacificano con l’idea stessa di blog,
    cominciavo a pensare che in realtà fosse spesso una piazza troppo vasta, invece si può anche sussurrare…
    sulle voci e le interferenze ce ne poi da dire…

  27. Dall’alba al tramonto: Il tempo passa inesorabile,nulla può fermare questo evento.I grandi ,artisti,pittori,scrittori,attori, hanno cercato di darne una traduzione letteraria,vagando nei meandri della mente,cercando risposte,il pittore le imprime sulla tela, lo scrittore le inchiostra sul foglio,l,attore le recita.voglio solo dire una cosa,oggi come vanno le cose avere fantasia e già una vittoria,già il fatto che ci si confronti questa e poesia,leggo tanti commenti di persone attente alla discussione,e mi piace leggerle, sono interessanti .Io sono solo un imbratta tele e cerco di uscire dal cuotidiano,quindi parlare di filosofia,di grandi scrittori,e un tornare indietro per me,e molto interessante. Io sono una persona adulta, leggere i tuoi commenti su questi grandi scrittori , mi da una carica perchè mi fai tornare in mente quando mi appasionava la letteratura,quindi ti ringrazio per questo, tanto tempo fà vedi la vecchiaia con gli amici ci incontravamo spesso nei vicoli di trastevere,per andare in qualche trattoria particolare e nei nostri dialoghi si finiva di parlare di filosofia, letteratura,e tante altre cose…continua a scrivere,vedi con le tue discussioni apri la mente,a chi come me si e dimenticato di riprendere in mano qualche testo interessante da leggere.,chi ci pensava più a kafka e altri scrittori.

  28. informazione di serviziot

    punto e virgola più parentesi chiusa: occhiolino 😉

    due punti più parentesi chiusa: sorriso 🙂

    due punti più D: risata sonora 😀

    due punti più parentesi aperta: tristezza 🙁

    p.s. dici “i post filosofici non sono seguiti quanto quelli sull’attualità”
    non sono d’accordo: io percepisco una folta presenza anche in questi post!
    🙂
    Buon……………………………!

  29. p.p.s. ah! tra i due caratteri nessuno spazio!

    visto che mi trovo: non poteva esere frainteso, il soggetto era al maschile! 😉

  30. l’occhio è bello ;), pure il :), sia il sorrisone dentato :D, la tristezza: 🙁 può essere usata anche come: allibito-deluso,

    questioni…:
    percepire una presenza come… una vibrazione
    fraintendere un…

    _____________
    ma nessun che abbia detto un suo personaggio di un libro-film-quadro-canzone,
    tiro fuori anche holden il giovane:
    adolescenza al top, infanzia e tramonto, spudoratezza pscicolinguistica da poetica ontheroad…
    è banale, ma me la faccio e me la dico

  31. Sabina… un giorno metterai la D di Desiderio? o l’hai già fatto? La trovo eccezionale! E come tutti i concetti di Deleuze si collega agli altri, pur nella sua singolarità. anzi… il desiderio è collegamento di singolarità, con le quali si crea un “personaggio”, un sogno, una vita…

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