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Abecedario Gilles Deleueze – K come Kant

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Abecedario Gilles Deleueze

Abecedario Gilles Deleueze – K come Kant

Questo per me è il più bello sempre fino a un certo punto poi mi perdo sempre, ma la prima metà evoca grandi persieri.

pensavo in questi giorni: ero lì che cercavo una via d’uscita dalla scuola di francoforte e ho dovuto sollevare lo sguardo come tanti per seguire il delirio della restaurazione. sapendo che deve finire, che è uno spauracchio o qualcosa che serve per rafforzare qualcosa o precisare qualcosa nella motivazione nella concezione generale.  l’ho sempre pensato come un esercizio ma non vedo l’ora di tornare ai pensieri che stavo facendo prima della brutalità che si incarna nello squallore più truzzolo.

forse tutto è cominciato col gioco del moccio. quella roba verde per bambini forse non era innocua.

però kant la ragione al posto di dio di sicuro è stato un passo a cui tutto questo ci spinge a tornare. invece gd suggerisce di perdersi che senz’altro è anche quello che cercavo però però… leggo twit al jazira dice 8000 ribelli uccisi, poi bambina di 3 anni cade dal 5to piano, cagliari – vattelappèsc 2-1, obama dice ai siriani soprattutto i giovani, porterete la luce, certo prima si passerà per un periodo buietto, sono con voi.

e nietzche, nietzche che dice?

ma che belle osservaioni su kant inquirente e su leibniz avvocato di dio! dio avvocato, umani inquirenti, dio legittimo impedimento.

come nell’articolo gauche, sempre GD, pure importantissimo dove si dice la sinistra è il diritto. la ragione è il diritto. per noi questi ultimi anni la ragione è stato il diritto. quanti termini e procedure e cavilli legali che non conoscevamo, abbiamo imparato tutti da quando b ha preso le redini?

ci siamo detti: noi non siamo come lui. noi siamo la cosa più lontana possibile da lui. e cos’è questo qualcosa? l’unica risposta che ci ha convinto è il diritto. l’unica cosa su cui siamo tutti d’accordo (tranne d’alema scondo assange) è il diritto. diritto di non essere inquinati, derubati, insultati, licenziati, feriti, palpeggiati, slinguazzati, depistati, abbindolati, sedati, taciuti, distorti, affamati, interrotti, drogati, subappaltati, protetti, convertiti, mascherati. ma questo no c’entra con quanto segue

buona lettura

D – di tutti i filosofi a cui hai consacrato un lavoro, Kant sembra il più distante dal tuo pensiero. Tuttavia affermi che tutti gli autori di cui ti sei occupato hanno qualcosa in comune: c’è qualcosa in comune tra Kant e Spinoza? Non è affatto evidente…

GD – se posso permettermi, preferisco la prima parte della domanda, e cioè perché occuparsi di Kant, assodato che non c’è niente di comune tra Kant e Spinoza. E niente in comune tra Nietzsche e Kant, benché Nietzsche abbia letto Kant attentamente. Ma non è la stessa concezione della filosofia. Perché tuttavia sono affascinato da Kant? Per due ragioni, è una tale svolta Kant…

Una ragione è che introduce e porta all’estremo qualcosa che prima di lui non era mai stato spinto così avanti in filosofia, ovvero Kant erige dei tribunali: erige dei tribunali forse sotto l’influenza della rivoluzione francese. Finora ho cercato di parlare dei concetti come personaggi. Prima di Kant nel XVIII secolo c’è un nuovo tipo di filosofo che si presenta come l’«inquirente». Inchiesta, inchiesta sull’intelletto umano, inchiesta su questo o su quello.

Il filosofo si vive un po’ come un inquirente.

Prima ancora, nel XVII secolo, Leibniz è senz’altro l’ultimo rappresentate di questa tendenza, si vive come un avvocato, difende una causa. Leibniz si pretende addirittura l’avvocato di Dio. Come se a quel tempo ci fossero cose da rimproverare a Dio. Leibniz scrive un opuscolo meraviglioso sulla causa di Dio, che non vuole dire che Dio sia una causa, ma la causa giuridica di Dio, la causa di Dio, la sua difesa.

È come un susseguirsi di personaggi, l’avvocato, l’inquirente e con Kant arriva il tribunale, il tribunale della ragione.

Le cose sono giudicate in funzione di un tribunale della ragione. E le facoltà, le facoltà dell’intelletto, l’immaginazione, la conoscenza, la morale, sono misurate in funzione di un tribunale della ragione. Kant si serve ovviamente di un certo metodo e inventa un metodo straordinario, si chiama il metodo critico, è il metodo specificamente kantiano. Dovrei dire che tutto questo aspetto mi fa un po’ orrore, ma un orrore misto ad ammirazione perché è geniale.  Se riprendo il problema, tra i concetti che Kant inventa, e ne inventa davvero, c’è quello di un tribunale della ragione, inseparabile dal metodo critico.

Insomma è un tribunale del giudizio, è il sistema del giudizio, semplicemente un sistema di giudizio che non ha più bisogno di Dio. Un sistema del giudizio fondato sulla ragione e non più su Dio.

Tutti gli autori a cui sono sensibile, non abbiamo affrontato questo problema, possiamo parlarne adesso, eviteremo di tornarci sopra, possiamo sempre chiederci perché qualcuno, qualcuno in particolare, io o te, siamo legati, ci riconosciamo in quel tipo di problema e non in quell’altro?

Che cos’è la nostra affinità con un dato tipo di problema? Mi sembra uno dei più grandi misteri del pensiero.

Siamo votati a certi problemi, non ci poniamo un problema qualunque, e questo val anche per gli scienziati, l’affinità per quel problema e il totale disinteresse per gli altri. E una filosofia è un insieme di problemi, generalmente con una propria consistenza che, grazie a Dio, non ha la pretesa di coprire tutti i problemi.

Io mi sento legato ai problemi che si propongono di trovare i mezzi per farla finita con il sistema del giudizio e per sostituirlo con qualcos’altro. Tra i grandi nomi di quest’altra tradizione, avevi ragione, trovo Spinoza, Nietzsche, Lawrence per la letteratura, e, il più recente, uno dei più grandi, Artaud. «Per farla finita con il giudizio di Dio» ha un significato, non è la parola di un folle, significa veramente prendere alla lettera «per farla finita con il sistema del giudizio».

Anche su questo è come per il resto, bisogna sempre cercare sotto i concetti i problemi.

E in questo caso ci sono problemi di Kant sconvolgenti, vere meraviglie. Innanzitutto è il primo ad aver fatti un incredibile rovesciamento concettuale. È per questo che deprimo quando ai giovani, per la maturità liceale, s’insegna una filosofia astratta, senza nemmeno cercare, ma forse non è possibile, di renderli partecipi di problemi, che sono problemi incredibili, decisamente più interessanti di tante altre cose…

Fino a Kant, ad esempio, il tempo derivava dal movimento, era secondo rispetto al movimento, era considerato un numero del movimento, una misura del movimento. Cosa fa Kant? Poco importa come lo faccia, benché anche qui ci sia la creazione di un concetto…in tutto quello che dico è sempre lo stesso, non smettiamo mai di approfondire cosa significa creare un concetto.

Kant crea un concetto perché rovescia la subordinazione: con lui è il movimento a dipendere dal tempo. E il tempo cambia natura: non è più circolare, perché quando il tempo è subordinato al movimento, per ragioni troppo lunghe da spiegare, il grande movimento è il movimento periodico, è il movimento rotatorio degli astri, il movimento periodico degli astri. Dunque il movimento è circolare.

Al contrario, quando il tempo si libera del movimento ed è il movimento a dipendere dal tempo, allora il tempo diventa una linea retta.

E penso sempre alle parole di Borges, benché abbia poco a che vedere con Kant, quando Borges dice: «un labirinto più terribile di ogni labirinto circolare è un labirinto a linea retta». È meraviglioso, ma è Kant, è lui a liberare il tempo. E poi c’è questa storia del tribunale che misura il ruolo di ogni facoltà, in funzione di un certo scopo, ed ecco che alla fine della sua vita arriva all’idea, poiché è uno dei pochissimi ad aver scritto da molto vecchio, un libro nel quale rinnova tutto: la «Critica della facoltà di giudizio».  Giunge all’idea per cui la facoltà devono avere relazioni disordinate le une con le altre, devono scontrarsi, devono riconciliarsi. Che tra le facoltà ci sia battaglia, che venga meno la misura, che non siano più giudicabile da un tribunale. Sarà la sua teoria del sublime, la sua concezione del sublime.  Le facoltà che entrano in discordanze, in accordi discordanti. Mi affascinano questo accordi discordanti, il labirinto che è solo una linea retta.

Ne deriva tutta la filosofia moderna: non è più il tempo a dipendere dal movimento, ma il movimento a dipendere dal tempo.

Sono creazioni concettuali incredibili. La concezione del sublime con gli accordi discordanti tra le facoltà mi colpisce molto. Allora che dire? È evidente che è un grandissimo filosofo, ha delle idee fondamentali che mi entusiasmano, quanto poi vi è costruito sopra non mi dice niente. Ma non è un giudizio, non è un giudizio, è solo un sistema del giudizio col quale vorrei farla finita…

D – E la vita di Kant?

GD – Oh, la vita di Kant, non l’avevamo previsto…

D – c’è un altro aspetto in Kant che avrebbe potuto piacerti, ed è l’aspetto descritto da Thomas De Quiencey, ovvero una vita straordinaria regolata dalle abitudini, dalla passeggiata…la vita di un filosofo come la si può immaginare in una visione mitica, insomma qualcosa di molo specifico e a cui si pensa anche quando si pensa a te, cioè qualcosa di piuttosto regolato, con abitudini estremamente consolidate…

GD – Sì, capisco cosa vuoi dire, e che il testo di Thomas Quincey ti entusiasmi, entusiasma anche me, è un capolavoro. È vero che un po’ tutti i filosofi, non hanno le stesse abitudini, ma sono creature dell’abitudine, è necessario che siano creature dell’abitudine. Perché Spinoza, non credo che Spinoza avesse molti imprevisti, aveva una vita…con le sue lenti, molava le lenti, doveva passare il tempo a molare le lenti e ricevere visite…Non sembra una vita molto agitata, se si escludono i sommovimenti politici dell’epoca. Ma anche Kant viveva in un momento di sommovimenti politici molto intensi, ma quello che si dice sul marchingegno del vestiario di Kant che s’inventava apparecchi per sollevare i pantaloni o le calze, lo fa sembrare molto affascinante, se ancora servisse. Ma tutti i filosofi….è quello che dice Nietzsche, i filosofi sono in genere casti, poveri, cose così e aggiunge: «provate solo a immaginare a cosa serve loro?».

A cosa serve loro la castità? A cosa serve loro questa povertà?

Kant faceva la sua passeggiata quotidiana, ma non vuol dire niente. Cosa succede nella sua passeggiata quotidiana? Cosa guardava? Beh, bisognerebbe saperlo, ma i filosofi sono esseri abitudinari.

Io credo che l’abitudine sia contemplare, è la contemplazione di qualcosa. L’abitudine nel vero senso della parola è contemplare.

Cosa contemplava Kant nelle sue passeggiate? Non si sa…Ho le mie abitudini, mi vergogno quasi a dirlo, sono pieno di abitudini, sono contemplazioni, ho una contemplazione, a volte sono cose che vedo solo io, è un’abitudine.

D – «L» come «letteratura».

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26 Commenti

  1. direi che con l’età mi faccio via via più metodica e medito sì davanti al caffè davanti a itunes che ci mette una cifra ad aprirsi e passeggio in casa tanto e penso si parecchio

  2. Un cambiamento, una vera rivoluzione culturale è possibile…solo se le persone rinunceranno alla cultura dell’EGO ( che è l’inconscia cultura tipica dell’occidente ma non solo , che vuole dire vivere con la falsa idea dell’ “io faccio per me stesso “, voglio solo il mio bene ,cerco gratificazione dall’immagine che so dare, lo status, quello che possiedo, ciò che mi posso permettere, IO sono ,IO faccio ,IO posso…) a favore dell’interesse collettivo, che significa pensare alla vita in modo diverso, a cominciare dal pensiero che “sono vivo fra le creature vive ” , uomini, animali , piante ,una goccia nel mare delle altre vite ,sono la natura, sono vivo per vivere da “umano” ogni cosa che faccio , e non per accumulare o possedere…dato che la vita è un passaggio , e il mio corpo solo il contenitore del mio pensiero , che è voglia di conoscenza , di unione con tutto ciò che è intorno e dentro di me…!!! Tutto il resto è solo la conseguenza….in un senso o nell’altro…

  3. ho capito meglio questa filosofia seguendo conferenze di Ayurveda ,ma anche leggendo qualcosa di Krishnamurti ,o Aurobindo o delle culture dei Nativi americani ma anche nelle culture arcaiche pre-religiose si capisce come il “non darsi troppa importanza” e non nutrendo il proprio ego nel culto di sè , ma vivendo in armonia col mondo ( che peraltro in gran parte è ostile a questo atteggiamento, condizionato come è da conflittualità derivanti dagli scontri dei vari ego delle persone in cui la prevaricazione e il cinismo sono l’unico linguaggio conosciuto ) aiuti ad accrescere l’impegno personale senza aspettare risposte trascendenti, dall’alto, ma cercando dentro di noi, nel silenzio delle emozioni e della falsa razionalità, la rinascita della vera nostra identità di “umani” !!! la pratica è aiutata se si conosce e si “sente ” dentro di sè questa idea che è veramente rivoluzionaria !!!A Cagliari con un amico Indiano Sik JO con un altro Nativo americano Joann abbiamo formato un gruppo di studio , ma se contattate su FB Jo Azer proteste conoscerlo e magari organizzare conferenze anche in altre città !!!

  4. Tutto interessante: la vicinanza tra Spinoza e Nietzsche, Al di là del bene e del male di questo e l’etica di quello. Cosa possonno avere in comune e perché doverebbero avere qualcosa in comune. Le passeggite di Kant hanno fatto bene alla sua ragione, eppure l’uomo dell’illuminismo non c’è ancora. Nietzsce ha detto che Dio è morto, Foucault ha detto che l’uomo è morto. Foucault passeggiava come Kant? I filosofi parlano della ragione. Cartesio parlava della res cogitans e della res extensa. Beckett, in aspettando Godot, ci fa intravedere l’assurdo. Se quello che ho letto è anche una metafora, la storia e la cronaca se ne infischiano della Ragion Pura di Kant e anche della sua critica del giudizio. Il problema è. secondo me, l’uomo nascerà? Questo non lo so, aspettiamo Godot.

  5. Gli inganni illusorii di CONVINZIONI VERITIERE (politico religiose) tossiche di danni e dolori) provocano semplicemente vomito.

    VITA SPENTA

    nel basso

    nella acqua piovana

    l’ombra riflessa affievolisce.

    Con ironia rinasci.

  6. bello avere una casa in cui passeggiare
    ma passeggi anche fuori comunque, ogni tanto ti vedo in giro con l’i pod

    uno di questi giorni ti fermo, se magari vedo che cammini più lentamente e non stai troppo pensando

  7. Ciao Sabina, mi è piaciuta la tua introduzione. La mia risposta è: rifiutare ogni metafisica che si traveste da obiettività. Accentuare il dualismo che divide naturalmente arte e scienza, con vantaggi per entrambe (infatti GD, essendo un mistico, odiava il dualismo). La scienza per capire la natura, l’arte per vivere. Senza compromessi. Senza finire in questa metafica del vitalismo (un po’ scopiazzata da Bergson) che non porta da nessuna parte, se non al consolatorio. Meglio essere insaturi.

    Baci

  8. Ciao Sabina fono Francesco dalla Calabria. Ti seguo sempre quando so qualcosa, spero che adesso co sto sito riusciro’ a sapere qualcosa in più, rispetto alle serate che fai o quando sei in tv. Draquilia è stato fantastico, forse tutte quelle ore di registrazione che non abbiamo visto potremmo guardarle su youtube o sul sito stesso che ne dici? L’ultima cosa e non rompo più 🙂
    LE RAGIONI DELL’ARAGOSTA è stato bellissimo l’avrò visto un migliaio di volte.. mi fa morire specie lo sketch del BRRRRRRODO !!! Hahahahaahahah un bacio sei bellissima.

  9. Siamo votati a certi problemi!!!
    in effetti con questo post si chiarisce di più la posizione generale del nostro GD
    FARLA FINITA COL GIUDIZIO
    e accomuna spinosa a nietzche… a se stesso, (si sentiva in vena)
    c’è sempre un ritorno dello status di filosofo (qui come tante altre volte un richiamo a platone):
    la vita del filosofo, le abitudini, la contemplazione (la contemplazione addirittura)
    il giudizio, il tribunale filosofico, l’eredità dalle dispute teologiche,
    gli avvocati, le guerre di religione.
    “i problemi” è forse il definire gli sguardi, provare a guardare, riconoscere che potrebbero esserci certe soluzioni,
    ma non essere assillati dalla totalità razionale di giudizi e risposte sistematiche…
    certo spinoza… non lo conosco bene…

    ps: per tornare anche al post precedente: nietzhe preso a prestito dai nazi fu cosa demenziale soprattutto perche il nietzche mi pare ce l’avesse molto più con i tedeschi che con gli ebrei, andava spesso dicendo di essere di origini polacche e che avrebbe considerato schifoso sentirsi tedesco, altro che ariani, beethoven lo considerava austriaco!

    ps2 sabina: scuola di francoforte?

  10. Beethoven era austriaco (con sangue un po’ zingaro).

    Nietzsche dice in effetti, ad un certo punto di essere “un polacco purosangue”. Si tira fuori dal nazionalismo da cui, decenni dopo, nascerà il nazismo.

    Scuola di Francoforte, cioè Adorno, Heghel. L’idealismo secondo cui le cose procedono nel tempo in un’evoluzione dialettica. Roba metafisica. Molto di sinistra (e io, nb, sono di sinistra), ma pur sempre metafisica: religione, insomma. Il materialismo alla fine è metafisico quanto lo spiritualismo. Il positivismo (ed il neopositivismo scientista di cui è un esempio Veronesi) è metafisica. Tutta roba detta “a priori” insomma. Ma non “a priori” nel senso di Kant: lui almeno chiedeva che gli a-priori fossero nessari per poter iniziare a parlare (ciò nonostante, un po’ di metafisica l’ha fatta pure lui, per esempio ponendo fra gli a-priori necessari lo spazio-tempo assoluto di Newton, clamorosamente smentito da Einstein: questo deve insegnarci a rimanere insaturi ed attenerci solo ai fatti. Oppure, a fare ARTE e a vivere la vita).

  11. Cara Sabina come ti capisco quando mediti davanti ad un caffe’;) io medito anche davanti ad un pomodoro,penso ora ne tagliero’ un pezzetto e sapra di nuovo di pesce come gli altri ;)))) sei bellissima e bravissima(e l’aggettivo non e’ abusato)

  12. E’ Kant a liberare il tempo.
    Ci immaginiamo un cavallo, che trotta in circolo in un recinto. Scorge una figura al di là della staccionata che gli fa dei cenni. Tiene basso lo sguardo. Di nuovo al giro successivo , lo vede, lo guarda: è a lui che fa i cenni, che batte le mani, lo chiama: ‘Salta!’
    Il cavallo fa un altro giro, questo di rincorsa e salta. Non guarda l’uomo, ma libero si invola verso la prateria.
    Libero. Come il tempo.

  13. @musicista
    ho sempre avuto una certa curiosità su sto fatto, beethoven nacque a bonn, il padre aveva origini fiamminghe e la madre di famiglia da kowerich, vicino al lussemburgo, come mai lo si dice austriaco? comunque nietze, s’è dimostrato abbastanza razzista, nonostante l’anarcoindividualismo… o perlomeno mi pare ha dato un certo valore estetico e morale alla razza o all’etnia, anche se non in termini di razza superiore, in termini di razza inferiore semmai, riferita ai prussiani. qualcuno può dire: da razza inferiore e razza superiore il passo è stato breve.

    mi piace la sintesi da platone a GD che mette tutti nella metafisica, perchè ha senso,
    ma chi rimane del tutto fuori dalla metafisica allora? forse nessuno.
    se i fatti o l’arte sono reali cos’è che li rende più reali di poniamo un idea astratta?
    e se sono illusori o non pienamente conoscibili cosa li rende comunque “percepibili”?
    si può stare del tutto “aldiquà” della fisica, se la fisica stessa
    è per noi un insieme di percezioni sensoriali (o concetti) riferiti ad un soggetto che osserva?
    non è l’atto di osservare già oltre la fisica? così come il dare nomi alle cose e i nomi stessi?
    il metodo scientifico non è anch’esso un metodo concettuale basato sulla logica aristotelica,
    sarà che sono anch’io un mistico allora, ma mi pare che per essere del tutto fuori dalla metafisica in quel senso,
    bisogna essere ancora più mistici dei metafisici e tornare ad uno stato pre o post mentale.
    qualcuno dirà: si può inventare il pc, l’antibiotico e il motore elettrico (e comporre un sinfonia) anche senza avere
    idee sull’essere, il soggetto, i fenomeni ecc. ma alla popper si può sempre rispondere:
    tutti gli uomini adottano necessariamente una filosofia, solo che i filosofi ne sono consapevoli.

    @
    i problemi… per GD l’obbiettivo, in un certo senso “la soluzione”, è trovare i giusti problemi,
    i problemi sono un motore della mente, trovare il problema ed osservarlo per lui è già sufficiente…
    mi sembra questa una prova coerente del suo voler evitare i giudizi

  14. @ defoe

    No no, Nietzsche non era razzista. Quando dice “sono un polacco purosangue” lo fa per reazione, come per dire: non me ne frega un cazzo di essere tedesco. Rinnega e odia Wagner per lo stesso motivo: il misticismo (mndo di cartapesta).

    Beethoven. Qui il mio cuore batte forte, perchè, devi sapere, come qualunque musicista di formazione classica ti dirà, questo nome è sacro per noi. Fu Liszt a dire per primo questo. Non è una cosa che si può spiegare facilmente. L’illuminismo, il pensare l’uguaglianza, la musica come universale. Di più, la passione, un fuoco mai visto prima, il tutto unito ad una perfezione tecnica e formale ineguagliabile.

    Apollineo e Dionisiaco: fuoco e acqua insieme. L’unione di ciò che non può essere unito. La passione selvaggia e bruciante assieme all’eleganza formale, tutto in una sola cosa. La fiducia di essere capito in questo. Ci sono altri casi, Bach e Vivaldi, per esempio. Di unione impossibile di opposti.

    Beethoven è austriaco per la parte apollinea (la perfezione della forma), zingaro e mediterraneo per la passione dionisiaca e selvaggia. Tutto insieme, senza ritegno.

  15. non è una meraviglia che qui si facciano queste discussioni in questo momento? a proposito di nazi siamo come i crucchi che cantano lilì marlene mentre bombarano berlino ma anche come l’orchestra del titanic che continua a suonare. metti che poi la fine del mondo non arriva abbiamo fatto un figurone se arriva pure anche se al momento non sappiamo con chi ce ne potremo vantare

  16. …il tuo ultimo commento Sabina è proprio così come la mia anima sta…….grazie per questa K che trovo straordinaria anche io…mi ha fatto gironzolare su internet, mi ha messo in moto curiosità su curiosità…..però non riesco a scrivere altro che questo, perchè quel che sta accadendo davanti ai nostri occhi è terribile….sono con la merkel….LE DONNE ODIANO LA GUERRA….LA FANNO ATROCEMENTE SOLO SE SI TOCCA LORO QUALCOSA DI VITALE….la guerra non si ferma con la guerra…la guerra…le armi..gli armamenti…l’energia…il nucleare…e….stiamo tutti così… spaventati, muti, soli…non è una “solitudine romantic-depressiva” ma quasi una forma scaramantica….quasi la paura di dire…temo nel prendere il treno…temo se respiro…..sempre grazie per questo staccare la spina…

  17. A parte che prima o poi sposerò Musicista. Ma giusto oggi la mia ex insegnante-relatrice-mentore ha spiegato per l’ennesima volta, davanti a dei tenerissimi ragazzini appena usciti dal liceo, che l’esaltazione di Nietszche da parte dei nazisti proviene dagli scapocciamenti della di lui sorella, erede e curatrice (ad cacchium) delle opere. A quel punto una ragazza accanto a me mi ha sussurrato (io dovrò collaborare per delle lezioni, intanto mi fingo alunna in incognito, mi rinfresco un po’ le idee e raccolgo perle!) “vabbè, vatti a fidare di questa che è una comunistona”.
    Sto cominciando a divertirmi come una ragazzina.
    Più cresco e meno il fegato si auto-divora.
    Più cresco e più rido.
    (finiremo seppelliti sotto la risata degli dei?)

  18. ciao sabina
    ci manchi
    ci mancate tutti, voi censurati
    la colpa è nostra
    si scende in piazza non abbastanza
    non si fa abbastanza
    siamo come pecore disperse che aspettiamo che qualcuno ci raduni
    ci dica cosa fare
    qui è sempre peggio
    e non succede ancora niente
    come faccio a guardare i miei figli
    riesco solo a dirgli “dovete andarvene da questo paese”
    e ho censurato la televisione dal 2005 in casa mia
    scusa lo sfogo
    ti seguo sempre
    per me sei grande, sei un esempio per i miei figli
    tu e gli altri che sappiamo bene
    un saluto

  19. voce del verbo “comunistone” o “comunistona”

    (è un “verbo” che si sente, ogni tanto capita anche a me sentirlo, e non lascia mai indifferenti)

    riferito a politici o personaggi pubblici attribuisce, anche con un certo affetto, un appartanenza ideale nostalgica al “comunismo”,
    riferito a professori universitari può sottintendere invece una sorta di disprezzo schifato, un distinguo perentorio,
    i comunisti, nell’immaginario di chi usa in questo modo il “verbo”
    sono chiaramente degli esseri malvagi e deformati mentalmente,
    diffusi ovunque, soprattutto nelle scuole, nello spettacolo e nei libri,
    sempre pronti a convertirti alle loro idee ideologiche e aberranti, sempre le stesse.

    (linguistica contemporanea)

    su nietzche, che si rivela sempre amato e multipartisan,
    è difficile dare un “giudizio”, la sorella che lo svendeva come proto nazista,
    non aveva letto o perlomeno capito una sola sua frase, e di certo
    non deve aver letto quei brani dove parlava di lei!
    ha fatto dell’antisistematicità e della critica rivoluzionaria una filosofia,
    lontano da ogni attribuizione politologica,
    può essere interpretata facilmente come antisocialismo, antimodernismo e individualismo…
    ma allo stesso modo si fa fatica a costriore una teoria di destra dai suoi aforismi…
    diciamo che si fa fatica a “costruire” qualcosa di fisso su nietzche

    ps: avete notato in giro invece che “fascistone” non ha più connotazioni negative, è solo affetuoso,
    non ha la valenza dispregiativa e ideologica di comunistone, fascistone eventualmente è uno che non pensa molto,
    , non può essere intellettuale per definizione, ma ha certi “valori” e una certa “fede” quasi ruspante.
    fa un pò tenerezza, invece l’intellettuale comunistone è sempre uno antipatico,
    uno che sa sempre qualcosa più di te, uno che rompe le palle e che tende a far prediche (senza averne il diritto)

    il senso che acquistano le parole è sempre interessante, bisognerebbe tornare alla g di gauche
    ma anche nella K di giudizio ci sta bene

  20. ……..immagini….se potete guardate le immagini della manifestazione cilena contro il nucleare…giusta, festosa, colorata, etnica! che sia una buona giornata….

  21. è da mesi che non vengo in questo sito,mi dispiace moltissimo, sono rimasto con gli occhi spalancati. kant deleuze e nietzsche, sono sinceramente emozionato, è qualcosa di evidentemente folle, mi verrebbe voglia di baciarti. non sto sognando tutto? mi metto a leggere, grazie

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