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Abecedario Gilles Deleueze – I come Idea

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Abecedario Gilles Deleueze

Abecedario Gilles Deleueze – I come Idea

Continua a parlare lo spirito di Deleuze per farci respirare e distogliere lo sguardo da questi 4 concetti su cui siamo condannati ad insistere tipo la legge è uguale per tutti e altre ovvietà… non si può bloccare il cervello troppo a lungo sull’ovvio, ci si sciupa, perde brillantezza.

D – I come «Idea». Non più quella platonica che hai ricordato…Più che compilare l’inventario delle teorie, ti sei sempre appassionato, alle idee dei filosofi, l’hai mostrato in modo brillante, per le idee dei pensatori nel cinema, i registi, per le idee degli artisti in pittura. Alla spiegazione e al commentario hai sempre preferito l’idea, la tua e quella degli altri. Perché per te l’idea regge tutto?

GD – è vero, l’idea nel senso in cui la usiamo, non è più quello di Platone, nel senso in cui la usiamo attraversa tutte le attività creative.

Creare è avere un’idea.

In più è difficilissimo avere un’idea. Ci sono persone, e non glielo si può imputare, che vivono tutta la loro vita senza aver avuto un’idea. Si può avere un’idea in ogni ambito…Non c’è dominio in cui non si possa avere delle idee. Ma è raro, avere un’idea è un evento, non accade tutti i giorni. Un pittore ad esempio, non ha meno idee di un filosofo, solo non è lo stesso genere d’idee. Bisognerebbe chiedersi, riflettendo sulle differenti attività dell’uomo, in che forma si presentano le idee nei casi più diversi. In filosofia lo abbiamo appena visto.

L’idea in filosofia si presenta sotto forma di concetto. È legata alla creazione del concetto.

Non c’è scoperta dei concetti, non si scoprono i concetti, si creano. C’è tanta creazione in filosofia quanta ce n’è per fare un quadro o un’opera musicale. Ma per tutti l’importante è avere delle idee. Un regista che mi colpisce, quando è un buon regista….ci sono moltissimi registi che non hanno mai avuto alcuna idea.

Ma le idee cono qualcosa di ossessivo. Vanno, vengono, si allontanano e poi prendono diverse forme e attraverso queste forme, per quanto diverse divengono riconoscibili.

Penso a un autore di cinema come Minnelli. Si può dire che in tutta la sua opera, forse non in tutta, ma prendo questo esempio, si chiede esattamente…La gente sogna, tutti sognano, ne abbiamo parlato molto, è banale dirlo. La gente sogna, in certi momenti…Ma Minnelli pone una questione molto strana, che credo gli sia propria: «Che significa essere imprigionati dal sogno di qualcuno?». E va dal comico al tragico, all’abominevole. Cosa vuol dire, per esempio, essere presi dal sogno di una ragazza. Possono venir fuori delle cose terribili dall’essere presi nel sogno di qualcuno. Essere prigionieri del sogno di qualcuno. Forse l’orrore allo stato puro. Minnelli prende ad esempio un sogno: cosa vuol dire essere prigionieri dell’incubo della guerra, e penso a «I quattro cavalieri dell’apocalisse», che è magnifico, in cui non affronta affatto la guerra in quanto tale, non sarebbe Minnelli. Affronta invece la guerra come un grande incubo? Che cosa significa esser presi nel sogno di una ragazza? Sono le sue opere musicali, le famose opere musicali in cui Fred Astaire, credo, o forse Jean Kelly, sfugge alle tigri, alle pantere nere, non mi ricordo bene…

Esser presi nel sogno di qualcuno. Direi che questa è un’idea.

Eppure non si tratta di un concetto. Se Minnelli avesse proceduto per concetti, avrebbe fatto della filosofia, ma ha fatto cinema. Direi che dobbiamo distinguere tre tipi, tre dimensioni così forti che si mischiano continuamente. Sto cercando di spiegare il mio lavoro futuro, quello che veramente vorrei fare. Cercare di chiarire questa cosa.

Ci sono dei concetti…i concetti sono veramente l’invenzione della filosofia. E poi ciò che potremmo chiamare i «percetti» e questo è l’ambito dell’arte. Allora, cosa sono i percetti? Ritengo che un artista crei dei percetti. Perché impegnare una parola strana, percetto, piuttosto che percezione. Appunto perché i percetti non sono percezioni. Cosa vuole un letterato, uno scrittore, un romanziere? Volevo arrivare a costruire degli insiemi di percezioni o sensazioni che sopravvivono a chi le prova. Questo è un percetto.

Un percetto è un insieme di percezioni o sensazioni che sopravvive a chi le prova.

Faccio degli esempi, ci sono pagine di Tolstoj che descrivono, come persino un pittore riuscirebbe a stento, o di Cechov, in modo diverso, che descrivono il caldo nella steppa. Allora è tutto un complesso di sensazioni, perché ci sono sensazioni visive, uditive, quasi gustative, si sentono in bocca…provano a dare a questo complesso di sensazioni un’indipendenza radicale rispetto a chi le ha provate. Anche Tolstoj descrive delle atmosfere…Faulkner, le pagine meravigliose di Faulkner…i grandi scrittori riescono a farlo. Ce n’è uno che l’ha quasi detto, lo amo molto, credo non sia tanto conosciuto in Francia, è un grande romanziere americano, Thomas Wolfe. Nelle sue novelle Thomas Wolfe dice…ecco un tipo esce la mattina e sente l’aria fresca, gli arriva un odore di qualcosa, di pane tostato, per esempio, un complesso di sensazioni…un uccello passa in cielo…c’è un complesso di sensazioni.

Cosa resta quando muore colui che prova? O quando fa dell’altro? Cosa diventa? Mi apre un po’ la domanda dell’arte. L’arte è una risposta a questo: dare una durata o un’eternità a un complesso di sensazioni che non è più considerato come se fosse provato da qualcuno, o, più esattamente, che è considerato come provato dal personaggio di un romanzo, cioè un romanzo di fantasia. Questo produrrà poi la trama. E cosa fa un pittore? Non fa solo questo. Un pittore dà consistenza ai percetti, strappa alle percezioni i percetti. C’è una frase di Cézanne che mi colpisce più di tutte…sì il pittore non fa altro, c’è una frase: gli impressionisti hanno completamente distorto la percezione.

Per definizione un concetto filosofico, in un certo senso, «spacca» la testa. Perché è un’abitudine di pensare nuova.

Se la gente non ha l’abitudine di pensare così, spacca la testa. Un percetto, in un certo senso, torce, torce i nervi. Sì può dire che gli impressionisti inventano un percetto. Ma ecco Cézanne dice qualcosa del tipo: «dobbiamo rendere l’impressionismo durevole».  Il motivo non ha ancora acquistato la sua indipendenza. Bisognerebbe renderlo durevole. Ci vogliono nuovi metodi per rendere l’impressionismo durevole. Non vuol certo dire che i quadri si conservino più a lungo, vuol dire che il percetto deve acquisire un’autonomia ancor più grande. E per questo avrà bisogno di una nuova tecnica.

E poi c’è un terzo genere di cose, legato alle altre, agli affetti. Certamente, non c’è posto senza affetto…Ho cercato di definire il percetto come un insieme di percezioni e di sensazioni diventate indipendenti da chi le prova. Per me gli affetti sono un divenire, un divenire che eccede chi li attraversa, che eccede le forze di colui che li attraversa. Ecco l’affetto. E cos’è la musica, se non una creatrice di affetti? Non ci trascina dentro potenze che ci eccedono?

Vorrei però ripetere che le tre cose sono legate. Se prendi un concetto filosofico…semplicemente sono più che altro questioni di accento. Un concetto filosofico fa vedere delle cose, vedere cose. È il lato visionario dei filosofi. In ogni caso, quelli che amo, Spinoza fa vedere, è fra i filosofi più «visionari» che ci siano. Nietzsche fa vedere delle cose. Sono dei creatori di affetti fantastici.

E allora bisogna davvero parlare, viene da sé, di una musica delle loro filosofie. E anche la musica fa vedere cose molto strane, perfino dei colori e fa vedere dei colori che non esistono al di fuori della musica e dei percetti, tutto va insieme. Immagino una specie di circolazione degli uni negli altri: i concetti filosofici, i percetti pittorici, gli affetti musicali. E non stupisce che ci siano delle somiglianze nei lavori di creatori completamente diversi che però si compenetrano in continuazione.

D – Le idee dei pittori e dei filosofi sono un’idea della percezione, un’idea dell’affezione e un’idea della ragione, perché per te, sì ti annoia a tal punto vedere un film o leggere un libro in cui non ci sono idee, non t’interessa, trovi assolutamente in interessante guardare o leggere qualcosa di divertente senza idee, se non c’è «idea».

GD – Nel senso in cui ho appena definito l’idea non vedo come potrebbe essere possibile. Se mi fai vedere un quadro in cui non c’è alcun percetto, con una mucca che più o meno le assomiglia, ma senza percetto di mucca, dove la mucca non è elevata allo stato di «percetto», se mi fai ascoltare una musica in cui non c’è alcun affetto, al limite non capisco neanche cosa possa voler dire. Se mi fai vedere un film, se mi mostri un libro idiota di filosofia, non ci vedo altro se non un piacere malsano.

D – non un  libro idiota di filosofia, ma un libro umoristico…

GD – Ma un libro umoristico può essere piano d’idee, non so. Dipende tutto da cosa chiamiamo umoristico. Nessuno mi ha fatto ridere di più di Beckett o di Kafka. Sono molto sensibile all’humor. Lo trovo molto divertente. Mi piacciono meno le comiche in televisione..

D – A parte Benny Hill che ha senz’altro un’idea comica …

GD – Salvo Benny Hill, sì. Anche in questo campo è evidente che le grandi comiche americane hanno idee.

D – E a te capita, per finire con una domanda un po’ più personale, di sederti al tavolo per lavorare senza alcuna idea di quello che vuoi fare? Senza un’idea, come funziona?

GD – Ma no, se non ho idee non mi siedo al tavolo a lavorare. Mi capita che l’idea non sia matura, che mi sfugga, che scompaia, che ci siano dei vuoti. Sì è un’esperienza dolorosa, non funziona così semplicemente…le idee non esistono da sole, vanno create. Ci sono dei momenti terribili, si dispera, si dice: «non ci arrivo». Sì, questo sì.

D – è l’espressione o l’idea che fa il vuoto, che manca? Entrambe?

GD – è impossibile fare la distinzione.          Ho l’idea e non riesco a esprimerla, oppure non ho affatto l’idea? Mi sembra uguale: se non riesco ad esprimerla non ho l’idea. O mi manca un pezzo d’idea, di questa idea perché non viene in blocco l’idea. C’è qualcosa che viene da altrove. L’idea da diversi orizzonti. Se manca un pezzo diventa inservibile.

D – Allora J come «joie», gioia.

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56 Commenti

  1. In quanto all’idea, Platone aveva ragione allora. Ce lo portiamo dietro perché, dopo di lui, non è stato detto niente di nuovo. Ma anche l’idea del nuovo è cambiata. Insomma questa sembra la palude di quello, che una volta, veniva chiamato pensiero.

  2. ciao peppino sei nuovo? complimenti intanto perché ci vuole sempre coraggio per intervenire nei post di filosofia. diventano tutti timidi.
    hai letto gli altri? io trovo che ci siano molti stimoli, ha di limiti spesso ma ci sono cose molto interessanti anche. quello sulla sinistra per esempio o il primo sugli animali la b sul bere anche
    leggiteli se hai tempo vedrai che ne vale la pena

  3. ciao Sabina, se devo essere sincera ho letto con un po’ di fatica per via che la filosofia per me è qualcosa di diverso che per un filofo, questo anche per via del mio carattere. Però questo discorso mi ricorda “Pellegrinaggio in Oriente” di Herman Hesse, dove lui dice che l’opera non appena viene creata diventa cosa a sè rispetto al suo autore. Ho sempre pensato che questo sia vero e che occorra tenerne conto: il poeta, il musicista o l’artista in genere, (quasi che si possa immaginare un’arte separta dalla vita dopo Dada e l’I.S.) hanno pochissimo controllo sull’opera proprio quando questa è davvero completa e quindi si stacca dal suo creatore, un po’ come un figlio dalla madre, per divenire patrimonio dell’umanità. Sarà che questo è proprio quello che spero si possa prima o poi avverare quando avremo sconfitto il dominio dell’economia sulle nostre vite. Se ti va dai un’occhiata a questo mio post di ieri che tratta un po’ diversamente lo stesso tema e si chiude così : “Insieme costruiamo storia e cultura per oltrepassare il tempo e lo spazio con un messaggio decifrabile, come un fiore che getta il suo polline perché venga raccolto e portato dal vento” http://barraventopensiero.blogspot.com/2011/03/la-civilta-empatica-propostito-della.html
    un abbraccio e grazie dell’ospitalità, gilda

  4. Gilda condivido, se ne era parlato in qualche modo anche precedentemente, quando si diceva di opera d’arte come “mondo” metabiografico.

    “Insiemi di percezioni o sensazioni che sopravvivono a chi le prova, questo è un percetto.” Anche qui torna questo tema, se non sbaglio, quello di qualcosa che trascende l’autore. La parola trascende non l’avrebbe usata GD, probabilmente, ma c’è qualcosa in questi ragionamenti che effettivamente rimanda a Platone e alle idee pure, qualcosa che senza escludere Nietzche cerca tuttavia di superarlo.

    Poi l’eccedenza, l’affetto come eccedenza, questa è un’idea bellissima, e dà alla parola eccedenza una carica drammatica, come qualcosa che deborda da noi stessi, dalla nostra logica, dal nostro io e da noi stessi.

  5. Sarà che ho un’età , sarà che sono più artista che docente e filosofo, ma preferisco appunto la creatività concreta e l’azione immediata anche se pensata dopo l’intuizione .altrimenti rischiamo di perderci nei meandri del passato e del futuro dimenticando il presente, insomma non voglio veleggiare una forma di frustrata evasione o peggio rischiamo l’nconcludenza bersaniana.
    Io di idee su come uscire dall’incubo decennale ne ho varie e qualcuna lho anche scritta sul mio modesto blog ,ho scritto anche a Vendola , Di Pietro , Bersani .
    Purtroppo gli artisti sanno solo anticipare il futuro non hanno il potere di cambiare il presente più del tempo di un attimo e qui casco anche io nella forma frustrata di evasione e non mi resta che accettare il presente seminando intanto per quel che posso.

  6. E… ma non vale… avevi detto domani, non sono psicologicamente preparato, poi l’ora del tuo blog è quella di Gerusalemme, so’ sfasato… e poi anche la minaccia j, no, la j no.

  7. sabna tu spacchi la testa, con queste lettere
    mi fanno sentire con un cervello sbagliato, la G e la H non sono neanche riuscita a leggerle fino in fondo

    qui mi sembra di aver capito che non amo i concetti, ma adoro i percetti
    potrei nuotare in un mondo di percetti

    invece gli affetti sono troppo alti e non mi ci avvicino neanche

    ma forse queste ultime tre righe non hanno molto senso

    tu pure prima di metterti a lavorare fai in modo di avere un’idea? o ti capita anche di non avere alba e ti siedi lo stesso al tavolo?

  8. elena più che un’idea ho un brivido, un eccitazione da lì riconosco che c’è un idea
    @defoe sei un cervellone che gioa averti tra noi aspettiamo il capitolo gioa per dirlo meglio ma prima di definirla l’ho provata. forse non gioia ma soddisfazione. i vostri interventi sono molto cambiati ve ne accorgete? se guardate i primi commenti e questi. vuol dire che il pensiero può tornare a funzionare, parlo anche del mio naturalmente non sto qui a fare la pedagoga imparo quanto tutti
    e non metto le virgole
    piuttosto vado a capo

  9. sei affascinante, mi sto rileggendo il tuo diario e sottolineo un sacco di cose, ci sarebbe da discutere per ore sopra ogni pagina che scrivi

    mi fanno sentire inferiore queste cose di filosofia
    e altre cose pure difficili che non riesco a capire

    ma chi lo sa, saprò fare altro
    per esempio dicono che sono molto brava ad ospitare, a fare una cena con poche cose nel frigo e ad arredare le case

    magari un giorno fondo una comune, così passate tutti quanti la domenica a bere il the

  10. @ elena
    cercando di applicare deleuze, il concetto di divenire nella puntata gaushe soprattutto. differenza tra concetto di storia e concetto di divenire
    sentirsi inferiore fa parte della tua storia
    la storia è un’nterpretazione del passato dscutibile
    è discutibile quindi che esista la storia
    mentre quello che esiste è il divenire altra cosa
    nessuno capisce tutti cerchiamo di capire
    ognuno capisce per com’è fatto, non ci sono né sbagli né classifiche. solo continuare a cercare di capire è degno di un essere umano
    leggere questo genere di cose ogni tanto ci rimette tutti sulla stradda del cercare di capire e questa è la filosofia

  11. socrate parlava con tutti e gramsci diceva che gli intellettuali non esistono che siamo tutti intellettuali perchè il cervello il fatto di averlo caratterizza tutti noi

  12. posto un’altra volta mi darete del troll
    sempre a elena
    forse non dovrei dirlo ma quel diario ha delle cose belle ma anche un sacco di cazzate
    non ci ho riflettuto abbastanza prima di pubblicarlo
    va sempre fatto tutto troppo di fretta non è solo colpa mia ma avrei dovuto essere più ferma come spesso mi rimprovero

  13. sei carina a dire queste cose ma di fatto sono una capra ignorante, non ho scuse
    e di fatto esistono cervelli A e cervelli B, geni e tonti

    mi sa che io sono dei tonti..

    non ho letto la G sul divenire, non ce l’ho fatta appunto, troppo difficile
    ma la storia se intendi il passato esiste eccome, tutto quello che fa male esiste e la storia fa male

    cmq grazie

  14. Avere la connessione con te(Sabina) e’ stimolante in special modo nelle dissertazioni quasi filosofiche le quali albergano da sempre nel pensiero umano/a.Naturalmente non credo che queste argomentazioni determinino una inutile palude pensante dato il contesto che accoglie il pensiero il quale resta di per se in evoluzione costante.

  15. Peppino (benvenuto!) dice che “questa sembra la palude di quello che veniva chiamato pensiero”. Uhm. Litigo sempre con questo concetto, quando qualcuno lo esprime. Perché noi postmoderni dovremmo sentirci inferiori ai classici? Perché siamo arrivati cronologicamente dopo, quando ormai era inutile ripercorrere le Idee fondamentali visto che sono state già dette? Dopo Hegel nessuno più ha studiato “il pensiero in quanto sé”, ma tutti si sono divisi in branche: per questo motivo uno studioso di estetica dovrebbe sentirsi inferiore? No, semplicemente perché la realtà è diventata più complessa, i concetti fondanti sono stati già detti e la nostra natura è profondamente cambiata. Per lo stesso motivo litigo con chi derubrica l’arte contemporanea con un “saprei farlo anch’io”. Io non vado pazza per l’arte contemporanea, ma non mi permetterei mai; allora la mia controdomanda è: e perché non l’hai fatto? Perché non hai fatto il salto logico dal “lo penso” al “lo produco”? “Perché non è arte”, mi rispondono, sottintendendo che se qualcosa non è figurativo non è arte. Certo, c’è bisogno di un impianto filosofico, dietro, c’è bisogno di riflessione, per comprendere un’opera d’arte contemporanea (e non è bellissimo creare un’arte che non sia immediata): ma noi siamo il tempo che poco fa ha prodotto Auschwitz, siamo il tempo del Secolo Breve e il tempo dell’Era Digitale; non siamo così cambiati e così complessi da dover almeno ammettere che cambi e si complessi la nostra arte? Chi siamo noi, piccolissimo segmento temporale, per definire cosa è giusto e cosa è sbagliato nella storia della creatività umana?
    Possiamo dire cosa ci piace e cosa non ci piace. Di più: cosa vale e cosa no. Nulla è sacro: qualcuno di voi ce l’ha con De André per aver toccato Spoon River? E qualcuno di voi ce l’ha con Morgan per aver toccato “né al denaro né all’amore né al cielo”? Io, personalmente, ce l’ho con “Orgoglio pregiudizio e zombie”, ma perché non lo trovo un libro di qualità, non perché penso che la Austen sia sacra e intoccabile.
    Mi spaventa chi si spaventa del nuovo, e chi rimpiange il vecchio. Perché entrambe le categorie fanno parte dell’umano.
    Qualcuno ha citato Herman Hesse, e vorrei farlo anch’io, con “Il lupo della steppa”, uno dei libri più belli al mondo. Il protagonista, un “purista” dell’arte e del pensiero, una notte sogna Mozart. Mozart, in una delle pagine più belle della storia della letteratura, sta litigando con una radio, tentando di farla funzionare, entusiasta, addirittura galvanizzato; il protagonista, aspettandosi solidarietà, gli dice (cito a memoria, e molto lontana, ma il concetto è) “hai visto come ci siamo ridotti? Hai visto come siamo caduti in basso?”. Mozart risponde “Lo dicevano anche di me”.
    Viva il postmoderno, viva il coraggio e viva tutti quei piccoli gomitoli che ci aiutano a capire il gomitolo più grande. Viva il realismo isterico in letteratura. Viva, ogni tanto, la leggerezza e viva il pop.
    ps: a proposito di pop; ‘a Sabì, nun me toccà er “diario”; è secondo solo a Reperto Raiot. E li metto nella stessa frase perché sono due generi, ma vengono dallo stesso bacino di percetti. Luminosissimo, se mi permetti.

  16. L’idea come insieme percezioni e sensazioni che vanno oltre l’esistenza di chi le ha provate.
    Efficace l’immagine usata da GD del quadro, dove l’artista fissa ciò che prova, perché duri oltre la sua morte, che prenda quasi una vita sua. Pensiamo ad artisti come Giorgione e Correggio, della cui vita sappiamo pochissimo, ma di cui perdura il sentire e il modo in cui hanno saputo fermarlo in immagini come La tempesta o Giove e Io.
    L’idea come affetto, un divenire che eccede: anche in questo caso una sensazione (e qui per noi è davvero inevitabile pensare alla musica e alla sua potenza evocativa) che va oltre, che trascende.
    Per contrasto pensiamo alla società moderna, dove tutto deve durare il meno possibile, già nella stessa persona, tanto meno trascendere la persona per durare nel tempo.
    Oggetti, relazioni, sensazioni devono durare il tempo necessario per essere sostituiti da nuovi.

  17. MARCO BALDINO SU DELEUZE

    La filosofia, dice Deleuze, non è né contemplazione, né riflessione, né comunicazione, bensì «l’attività che crea i concetti». È connaturata alla pratica deleuziana del filosofare l’idea di una costitutiva CREATIVITA’ DEL PENSIERO, di una costitutiva inizialità e sperimentalità nietzschiana del pensiero: ֿNON ESISTE ALCUN PROBLEMA DI DIFFICOLTA’ O DI COMPRENSIONE – egli dice, ammiccando alle polemiche collegate alla ricezione delle sue opere -: i concetti sono proprio come suoni [di una canzone], colori o immagini [di un film o di una trasmissione televisiva], sono intensità che vi possono andar bene oppure no, che passano o no passano».
    La filosofia, a condizione che non sia vuota ripetizione di forme istituzionalizzate, è l’ATTIVITA’ ENERGETICA CHE DISCHIUDE AMBITI DI SENSO e che, per poter far questo, deve sottrarsi all’azione di ogni presupposto. Il pensiero deve mantenersi in vista dell’abisso indifferenziato, deve lasciarsi tentare dal silenzio, dal “bosco”, dall’enorme riserva di “insensatezza” che esso contiene se vuole pensare. Poiché se l’indifferenziato è l’impotenza del pensiero, esso è anche ciò che lo chiama fuori dal letargo animale, che lo spinge alla creazione: CREARE NUOVE REGOLE PER VIVERE E PENSARE – non lasciarsi catturare dalla falsa alternativa tra l’accettazione pura e semplice della sindrome di potenza della tecnica e la fuga verso il simulacro di un’esistenza naturale: questo è, per Deleuze, il compito del filosofo. Per Deleuze il problema, il “próblema” che da avvio al filosofare, non è il reale come un che da descrivere, ma L’ESIGENZA DI APRIRE PISTE PER NUOVE POSSIBILITA’ DI ESISTENZA, il modo di ritagliare, selezionare e differenziare piani d’esperienza sullo sfondo dell’indeterminato.
    Deleuze si sforza così di sottrarre il pensiero occidentale all’evoluzionismo e all’universalismo storicistici tipici del Moderno. Egli impone al filosofare una piega ’geo-filosofica”. La totalità dei processi culturali, anziché risultare dall’attività dei soggetti storici, come avveniva in Hegel e Marx, si presenta in Deleuze come una molteplicità irriducibile di forme di vita, di tipi di marginalità, una molteplicità di campi di forze inseriti in sistemi di funzionamento, cioè qualcosa come una rete, un “piano di immanenza”. Secondo Deleuze noi pensiamo ancora troppo «in termini di storia, sia essa personale o universale. Mentre i tipi di divenire fanno parte della geografia, sono orientamenti, direzioni, entrate e uscite». Allo stesso modo egli concepisce l’attività filosofica, non come uno sviluppo teleologico della verità, ma come un sistema di relazioni tra elementi «sintagmatici», i quali vanno presi per se stessi, cercando le regole di buon vicinato tra le loro componenti ed eventualmente i ponti che li collegano ad altri elementi della stessa specie.

  18. Ci siamo, questa è di fatto l’Arte. Ma la “A” era già Animale, quindi ci ha fregati ora.
    Il cosiddetto Percetto è esattamente l’Arte, e chi “ha l’idea” come gli artisti qui presenti sa che cosa si sente, gli altri sanno di cosa si parla.
    La bellezza di Deleuze è che volendo non occorre alcun commento, ma diciamoci vivi anche parlando e non solo nel sorprenderci alle sue parole.
    Ho mangiato troppo oggi per cui non riesco a pensare correttamente, mi fermo qui
    Tanti cari saluti a tutti, e sale già l’attesa per le jeux (sont faits)

  19. Ultimamente non riesco a scrivere e come se fatti pensieri e concetti non legano
    percetti come coriandoli dalla finestra o come la scatola del puzle raffigurante un cielo limpido rovesciata sul tavolo
    questo non significa che non si hanno delle idee
    al contrario le idee si formano con il respiro continuamente
    semmai il problena nasce nel comunicarle renderle fruibili quando si avverte che c’è una lettura uno sguardo che può essere condiviso
    Carmelo Bene al Costanzo show affermava con forza che l’arte per essere arte non deve essere comprensibile ma incomprensibile in quanto arte inripetibile e fuori dagli schemi omologati questa era la sostanza che condivido
    quante idee vengono sacrificate in nome della fruibilità?

  20. @Defoe, continuando: c’è differenza tra l’opera e il suo autore, infatti l’opera o “percetto” è il frutto dell’azione dell’autore e ne conserva una sostanza “percettibile”, fatto che per l’autore non è attuabile, anzi per l’autore l’opera è l’unica possibilità di essere “percepito”, dote invece naturale dell’opera. Quindi l’azione di creare diventa il “grido” (verso un mondo fatto di “percetti” precedenti o altrui), di un nuovo “percetto”, affinché possa circolare e far partecipare l’autore al mondo artificiale, nell’unica forma in cui può farlo, ovvero di un “oggetto creato”. E quindi sono consapevole che come esseri umani, abbiamo un doppio livello di consistenza: la nostra esperienza e il frutto “percepibile” a distanza di essa. Un bio-racconto storico che va a comporre il “mondo” metabiografico di cui parlavi tu. Ovvero il mondo artificiale di cui parla Hannah Arendt, quello che ci tiene insieme come seduti intorno ad un tavolo e contemporaneamente separati, quello che diventa teatro, spazio pubblico del nostro dialogo il cui fine è il mezzo stesso, ovvero il nostro esistere nel mondo in cui apparire ed essere contemporaneamente visti da altri come noi che possono accedere al mondo che nello stesso tempo costruiscono: e questo mondo è il frutto storico del senso ovvero dell’”ordine” che riusciamo a dare a tutto il materiale che esiste o può esistere. Lo strumento artistico è quello della mediazione culturale attraverso la quale, come nel teatro, le biografie diventano storie e musica e poesia o scultura, a rappresentare quello che del vissuto ha meritato un nobile epitaffio. Ed è l’arte funeraria infatti il fondamento di tutta la musealità del mondo.
    La conservazione e la distruzione sia delle cose che dei pensieri sono scelte pur sempre operate dal vivente ( che dovremmo definire il mortale) ma il suo scopo è spesso indifferente alla creazione in sé , in quanto egli, come semplice personaggio del mondo, non ne può comunque essere regista se non nella misura dell’autore dovendo quindi far partecipare al mondo non sé stesso ma un mezzo quale l’opera sua capace di farlo comunicare attraverso le opere altrui con gli altri co-autori

  21. ………….e crea
    A Berlusconi (trilogia- prima parte)

    Viciènzo ‘o scartellàto
    mi chiammo
    cùrto nàsecchia ucchitièlli rècchie
    tal’e qquàle a Bèrluscone
    ‘o fràte pàro.

    ‘na muglièra tèngo
    dùie figli dissoccupàti.

    Dìnt’o vàscio
    ‘nu liètto ‘nu tavulìno
    ‘nu cucinìno e ‘o cèsso.

    Vicino ‘o bancòlotto fatico
    pe’ bòna furtùna m’allisciano.

    Pàne e pàsta magno
    quànno ‘a ciacìona mia
    pàsta e fasuli fa
    ‘a tèrza uèrra scoppìa.

    Bòtte fièti
    gas fràcido ‘u vìco mpèsta.

    Bèrluscone
    aggio sàputo
    ‘a menèsta ti piace
    quànno a Nàpoli vieni
    da me passa
    pàsta e fasuli ti faccio pruvà.

  22. Non è che ce l’ho con Crisalis… ma prima ricorda a Sabina di postare il polpettone della i e poi… si risolve con tre righe di commentino sfitico, saluta e se ne va?!
    E no, ora mi aspetto che pensi e scriva il commento più lungo di tutti, con citazioni in inglese francese arabo giapponese e senegalese e colleghi sto cacchio di “percetto” alla situazione politica nel nord Africa… almeno una cartella,
    altrimenti la prossima volta non istighi con entusiamo Sabina per la prossima lettera, anzi la oblii (?) (_________________)

  23. Mettendo all’atto pratico, la dissertazione sulla “I”, ragionando sul concreto, ci si potrebbe chiedere perché nel XXVIII sec. la carne di bufala costava meno della metà di quella vaccina, mentre oggi i valori sono quasi invertiti. Per non essere sul vago, 10 balocchi a buon prezzo una libbra di vaccina e 4 la bufala, zona Roma e dintorni. Subito un “percetto” mi sovviene, che le mozzarelle te le buttavano appresso. Sempre percettando, a quei tempi dovevano essere molti i capi di bufale, a loro agio in un territorio non bonificato, paludoso, le vasti paludi pontine, a differenza delle vacche che amano i pascoli asciutti e montuosi, più rarefatti, in quanto non esisteva l’allevamento intensivo di oggi. Così con una acuta percezione percettibile possiamo incolpare il regime fascista di avere datio inizio all’aumento dei prezzi della mozzarella nel basso Lazio e a seguire nella zona dell’agro della piana del Sele. Più percettivo di così?

  24. A Berlusconi (trilogia 2^ parte)

    Tatòre ‘a pugnètta
    mi chiammo
    vicino ‘a Viciènzo
    ‘i casa sto.

    ‘a muglièra
    dùie zìzze chìene chiène
    e
    ‘nu màzzo tùnno tùnno tene
    còmme
    Càrfagna escòrtte nennèlle
    guài t’avesse prucurà?

    Da me passa
    puparuòli frìtti
    ti faccio assàggia.

    ‘na punta ‘i bicarbonato
    rùtti pe’ parià
    e
    ‘a nona sinfonia ‘i Betòvenn
    putìmmo suna.

    Cu devuziòne
    cumpàre Tòre.

  25. @giano e @gilda – secondo me, ma non sono esperto di GD e quindi potrei vedergli riflesso quello che non c’è, quando parla di percezioni e sensazioni per descrivere i percetti, non si riferisce tanto a semplici percezioni e a sensazioni dell’autore, che sarebberero rientrate in una visione biografica forse, quanto a “percezioni e sensazioni che sopravvivono”, quindi eterne. Che un quadro di Monet o Leonardo o Mondrian siano come un’Idea platonica, cioè come realtà innate, mi pare un concetto bellissimo, che dà nuova vita alla parola idea in qualche modo. Idea come un’insieme di “sensazioni” eterne e innate che mettono autore e spettatore su uno stesso piano conoscitivo…

    @Cumpo – grazie per la citazione di Marco Baldino che sembra saperla lunga su GD e fa ottime sintesi, colgo l’occasione però di sottolineare quello che per me è un inevitabile pericolo di interpretare un autore. La frase “modo di ritagliare, selezionare e differenziare piani d’esperienza sullo sfondo dell’indeterminato” riferito all’attività di filosofare, ci fa capire che GD si occuperebbe più di esperienze che di concetti e che al fondo di queste esperienze non ci sarebbe una qualche realtà conoscibile ma appuno indeterminata e caotica. Non è una critica un pò veloce e difficile da capire al volo?

    @nina – condivido su “er diario” di Sabina”, bellissimo, che si potrebbe definire semplicemente “eccedente”, mi piacque talmente che non posso parlarne oltre, mi sa che lo rileggerò e sarà tra i rari libri che avrò riletto.

    ps. sto commentando rivolgendomi a più contemporanemente, o mi sono montato o è carenza d’affetto, o tutte e due, sorry, ma grazie della possibilità di esprimersi.

  26. A Berlusconi (trilogia 3^ parte)

    Dinto ‘o vico
    ‘a vòce gira
    tùtti ti vonno ‘nvita.

    Sergio ‘o direttòre
    Vincenzo ‘o giurnalìsta
    Ernesto ‘o cantante
    Bernardo ‘o pittòre
    da NENNE’LLA ‘ncòppa i quartrièri
    ti vonno pùrta.

    Spaghètti cu lupini
    frittùra ‘e mazzàmma
    ddete ti fann’ allìcca
    vino jànco a sceruppà.

    ‘na jurnàta in allèria
    sènza fèmmene e piccerèlle
    ‘o sole mio
    ‘nzième a cantà.

  27. bernardo gentile,
    hai scritto una bella poesia, il nome di Berlusconi però la sminuisce.
    Ripuliscila di quella zozzeria, anche dopo lquella deplorevole uscita di Silviolo: “E d ora tutti a tifare Milan contro il Sud”.
    Berlusconi non merita l’affetto dei Napoletani, ma un bel pernacchio non gli si nega. ance accompagnato da un ‘pirito’, che lo rappresenta ancor meglio.

  28. giovane Fabio hai frainteso il senso della poesia.Leggi nel pensiero dell’autore.

    CHI E’!!!!!!!!!!!!!!

    Muòrti ‘i fàmme
    dinto ‘o piatto mìo
    vònno magna
    jatevenne àggio allùccato.

    ‘a nuttàta se ne juta
    ca brùtto suònno!

    ‘na tazulella ‘e cafè
    pè accuncià ‘a vòcca
    ‘a sìcaretta
    pe’ smòvere ‘a pànza.

    Dinto ‘o spècchio guardo
    dèntiera e trucco
    phhhhhhh quànto si brùtto
    ‘nfaccia ti vùlesse sputa.

    ‘a gènte
    pè me mpàzzisce
    (‘e pàlle mi ratto)
    Santo mi vulesse
    sòrdi tengo
    nun posso schiatta.

  29. @Defoe
    Si può dire che la capacità dell’artista, che sia pittore, scrittore, musicista, sia proprio quella di rappresentare percezioni e sensazioni proprie, catturate magari in un istante, e di renderle eterne e universali, creando così l’idea.
    E l’idea da allora esiste, è là e sopravvive a chiunque la provi, che sia l’autore o lo spettatore. E’ in questo che sono sullo stesso piano.

    Per quanto riguarda il diario di Sabina, condividiamo appieno.

  30. grazie @giano, forse ho esagerato, volevo estremizzare, in effetti GD non parla di innato o di eterno.
    prima però Deleuze dice che un’idea è una creazione, non una “scoperta”, ma poi dice anche che è qualcosa “che viene” “da più orizzonti”, inoltre parla di insieme tra affetto, percetto e idea, e tra significato e significante, mi sembra che ci sia qualcosa, non dico di neoplatonico, non dico di trascendentale, e non avrebbe motivo di esserci, ma qualcosa di … bo, poco materialista? poco scientifico? neo-irrazionalista? come definirlo…
    c’è qualcosa in queste idee che sono “difficili” da creare, a volte persino “impossibili” da vedere, che possono essere colte “a pezzi” e se non colte a pieno non esprimibili, perchè l’espressione stessa dell’idea è l’idea stessa, che per me rimanda in qualche modo ad un “essere” dell’idea, oltre che al suo divenire, (un essere, quindi senza tempo o fuori)

  31. Stando sempre in tema al post, ho visto Hereafter, e avevo il tuo giudizio stampato in qualche memoria solida del cervello. In linea generale, ti dò ragione. È un buon film ma non un capolavoro. L’ effetto speciale iniziale da megaproduzione alla 2012 stride con il resto del film, che ne è totalmente privo, nonostante il tema lascisse presupporre cose dell’ “altro mondo”. E guarda caso, è proprio nelle scene iniziali, per una sorta di fidelizzazione dello spettatore, per cui il film per il resto sarebbe anche monòtono. Il dialogo in francese, non lo capisco, cioé gli americani fanno parlare in inglese anche gli extraterrestri, qui vuole essere realistico. E per chi non lo sapesse, il francese dei francesi di Parigi è talmente stretto che anche se lo avete studiato 8 anni, non riuscirete a capire una mazza, come me. La storia della donna francese è in parte irreale, perché una gran bella gnocca come lei, e per giunta intelligente, difficilmente viene lasciata da un testadicazzo qualsiasi, al limite lascia lei.
    Per non dilungarmi, il finale è una emerita… risvolto romantico, un cambio di registro di genere, repentino che spiazza ed è inutile all’economia del film.
    Mio giudizio: da vedere … è sempre un film di Clint Eastwood, tra le banalità c’è qualche buona mano del mestiere di regista. Per esempio l’utilizzo sapiente dei suoni ambientali.

    ps
    percetto (per non essere aut)

  32. si ti do ragione fabio, solo non direi da vedere per i suoni ambientali ma forse scherzavi. non credo che nessun distributore farebbe questa pubblicità, da vedere per i suoini ambientali 🙂

  33. A proposito di temi filosofici ma anche della bellezza di goderseli con semplicità; posso consigliare a tutti “Critica dell’ansia pura”, di Fred Vargas? E’ fresco fresco di stampa, ed è un gioiellino delizioso. Sabina, tu impazziresti per la voce narrante. Diventereste grandi amiche e per il nostro quieto vivere sarebbe la fine, ma con grande stile.

  34. YOUTUBE non mi fa accedere se non collego il mio profilo youtube con un account google: vi sembra giusto?

    se avvisavano almeno uno poteva decidere di togliere quello che aveva sopra o chiuderlo, invece così la mia pagina youtube rimarrà per sempre aperta vagando nell’etere senza che io possa aggiornarla cancellarla o che altro

    mi sembra una forzatura assurda, io sono anonima su youtube e non mi va che sappiano a quale mail account è collegato

  35. wow, ho fatto un giretto in internet e sono in molti a essere arrabbiati per questa cosa

    alcuni stanno già pensando di fare un youtube alternativo 🙂

  36. divagando… ieri sera ho visto la trasmissione della Nobile sul “lavoro” dove c’erano tre concorrenti che venivano traininzati, esaminati e vivi-selezionati da una grossa palestra per offrire un contratto a tempo indeterminato. il tutto penso con lo scopo di mostrare come funzionano i meccanismi di selezione al lavoro, di autopresentazione caratteriale e delle competenze, di propositività ecc. ecc. ecc.
    all’interno di questa trasmissione, (che credo utilizzi consulenti molto specializzati), ci sono un sacco di spunti dal punto di vista psicologico, giuridico, sociale secondo gli approcci alla moda, per quello che ne so, nell’ambito dell’inserimento al lavoro (per lo meno nelle medio grandi aziende)

    è emerso però un concetto, la competizione, disquisivano che i concorrenti avrebbero dovuto essere più competitivi o mostrare meno paura della competizione, perchè la competizione è una cosa bella.
    che stronzata!
    la competizione sul lavoro significa primeggiare a scapito di altri e molto spesso scannarsi a vicenda,
    se io devo fare bene un lavoro, non voglio cercare pure di difendermi dal mio collega che cerca di farsi bello accoltellandomi alle spalle ne di dover io schiacciare altri.
    se ci sono mansioni critiche dove è richiesta molta energia ed entusiasmo non credo che risvegliare l’aggressività contro i propri colleghi (o chiunque) possa essere utile, anzi penso sia alla lunga alienante
    dopo di chè se si è in un’azienda competitiva, bisogna pure difendersi, ma da qui a dire che è una bella cosa!

  37. la competizione secondo me nasconde un senso di inferiorità nelle persone

    quelli che vogliono sempre ‘fare a gara’ (anche nel fare una torta, per esempio, come la mia coinquilina) sono fondamentalmente degli insicuri

    vi è mai scattato il meccanismo inverso?
    che per non far fare una figura di merda a uno che si è messo in competizione con voi fate qualcosa male apposta oppure non lo fate come potreste?

  38. ….buenas….non so immaginare un cervello senza idee come non so immaginare un cuore senza battiti….meno che mai un umano senza anima….anima..contenitore di emozioni non codificate…sconosciute….credo che il linguaggio dell’anima sia l’emozione…essa diviene idea…diviene creatività….espressa in forma divina…uno stato di grazia…senza tempo..senza limite..uso le mani….questi strumenti meravigliosi….amo la sfida…amo fare. non sono un’artista perchè non vivo di questo…e non so vendermi…vendere ciò che creo…piuttosto regalo…dipingo..forse adesso dovrei dire dipingevo…è un canale..una trasmissione..una possibilità di incontro tra me e me, la me più segreta la me più vera. vero è, che l’idea sopravvive alla persona..che il frutto dell’idea libera e rende liberi…ognuno sente, vede e percepisce in libertà. mi sembra possibile che nell’idea ci sia qualcosa che ha a che vedere con l’immortalità…con il passaggio…qui. credo che sia anche legame…mi piace l’idea che mio figlio, un amico, uno sconosciuto possa dire un giorno…questa è mia madre..mia nonna…un mia amica….o forse ancor meglio…chissà chi era questa umana?? credo anche che ci sia solitudine nell’idea…nell’idea primaria…poi forse si può condividere e ancor meglio sviluppare insieme…
    in questi giorni c’è bisogno di un’idea comune….ieri al teatro ambra juvinelli a roma mi è parso di capire che c’è bisogno di un idea…di un fare…di creare…abbiamo visto LIBERE della Comencini…. grace lik..si scrive così….boh…..voce dei jefferson airplane o straschip???? non mi ricordo più….GRANDE VOCE….quelle immagini dietro….posso davvero dire io c’ero…rabbia ed emozione….la mia timidezza mi ha impedito di parlare….ma cazzo quanto avrei voluto dire….assumiamoci la responsabilità di dire …SONO FIGLI NOSTRI…assumiamoci la responsabilità di dire…che c’è stato il terrorismo…di stato…l’eroina….di stato…..lo yuppismo….l’edonismo……ci siamo persi, disamorati…ci siamo sentiti TRADITI…..è arrivato l’IO…..non abbiamo trasmesso più…..le quote rosa…..mi arrabbio tantissimo…il ministero della pari oppourtunità…..ancora di più… è vero L’IDEA…..tutti i giorni per 30 minuti fermiamoci….scendiamo per strada..diamoci dei luoghi….fermiamoci ed incontriamoci…chi non vuole vederci ci vedrà…se no, così, è solo parlare parlare parlare….come loro..quelli che stanno al governo…..BUONAGIORNATA

  39. Ehm eh sì… scherzavo… eh … vabbe’… che ce frega, tanto non siamo i distributori.
    La gestione dei rumori è interessanti. Se si entra in una fabbrica siderurgica, il rumore è assordante, poi l’orecchio si abitua e si adatta. Ma in un film non si può tenere il rumore reale altrimenti lo spettatore non riesce ad ascoltare il dialogo degli attori. Allora interviene un artifizio, che Clint eastwood ha usato più volte in questo film. All’inizio della scena il rumore è quello effettivo, assordante, e offre allo spettatore subito la “””percezione””” del luogo, quando gli attori iniziano il dialogo il rumore si abbassa e lo spettatore non percepisce questo cambio di registro che è comunque innaturale, perché la sua attenzione è rivolta a ciò che dicono i personaggi.
    Però, eh?!

  40. …………….GUAERDATE CHE IDEA LO STATO………………PER LA FESTIVITà DEL 17 MARZO CI LEVANO UN GIORNO DI FERIE E LE COMPETENZE ACCESSORIE LEGATE AL 4 NOVEMBRE!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! ma quanto ancora lo devono spostare il limite per INDIGNARCI VERAMENTE….è PAZZESCO!! ANCORA TAGLI ALLA CULTURA…LA LOMBARDIA CHE PRODUCE ARMI…DETTO DAL MINISTRO DELL’INTERNO..COSì COME UNA COSA QUALUNQUE…………GUERREGGIANO CRISTIANI E MUSULMANI IN EGITTO…LE DONNE RIMANDATE A CASA….TEMO…TEMO….MOLTO! MENO MALE C’è IL SOLE…

  41. @elenabondi – competizione risveglia delle energie secondo me, il problema è quando si arriva a voler danneggiare il collega, cosa che capita, ma capita tanto dove non c’è un clima di collaborazione o di amicizia che alla fine sarebbe meglio per tutti. in questo caso il meccanismo inverso può scattare, sarebbe bellissimo, a me è successo in parte qualche volta.

    @dalila61 – grande il tuo: “assumiamoci la responsabilità di dire…che c’è stato il terrorismo…di stato…l’eroina….di stato….. lo yuppismo….l’edonismo……ci siamo persi, disamorati…ci siamo sentiti TRADITI…..è arrivato l’IO…..non abbiamo trasmesso più….” queste ultime tre soprattutto sono potenti, mi sembra una visione dall’alto.
    ti riferivi alla generazione di sinistra anni 60, 70? ai ferrara e ai bondi e alla schiera dei loro microepigoni? a coloro che non hanno più Manifestato o Lottato o Sperato?

  42. per Defoe…si, dagli anni 60 in poi…fino ad ora perchè molti volti di oggi, erano ieri, giovani come me…ma è rivolto anche noi..molti di noi oggi non sono più i ragazzi di ieri..cmq grazie.. non so se è una visione dall’alto oppure una visione dall’interno….dai ricordi….dal vissuto…

  43. @defoe

    non credo molto nell’amicizia tra colleghi

    si può creare un legame forte tra colleghi ma non credo coincida con l’amicizia

  44. defoe

    scusami
    parli di clima di amicizia, non di amicizia
    ho capito male

    è che è tardissimo e ho letto di frettissima

    ma in realtà bisognerebbe definire “competizione”

  45. Io capisco tanto di filosofia quanto della vita, ma credo che non vi sia niente di più divino che un idea che si materializza.
    Un idea si materializza per mano dell’uomo, ed ecco che l’uomo interagisce con l’ambiente che lo circonda.
    Purtroppo come questo governo stà dimostrando che anche le cattive idee si materializzano…..
    Ma quelle idee distruggono, mentre il divino crea.
    Percezioni,percetti e percettori…. Evviva i creatori!! I pensatori!! Gli artisti!! Ma anche gli artigiani!!! I parrucchieri!!! 🙂
    Io dinanzi a qualcuno o qualcosa percepisco, e ciò che percepisco è il seme della mia crazione…. se sono un creatore….
    Non un distruttore………
    Non una pianta…..
    E nemmeno un umano senza idee.

  46. A proposito di idee che distruggono,
    ci sono anche idee che fanno vomitare!

    oggi (in attesa in un offcina auto) ho sentito per sbaglio una trasmissione su canale 5,
    quelle trasmissioni “per casalinghe” credo,
    diceva il conduttore con pacioso atteggiamento affabulatorio rivolto al sottosegretario di turno in collegamento speciale
    “la nuova legge sulla giustizia: allora semplifichiamo: da una parte c’è il CITTADINO dall’altra il PM e poi c’è il giudice,
    se ho capito bene questa legge vuole evitare che il PM e il giudice si alleino CONTRO il cittadino mettendosi in due contro uno, giusto?…”
    e poi interviste alla gente per strada a Milano con questa sola domanda:
    “secondo lei è giusto che se un giudice sbaglia debba pagare?”
    e risposte quasi tutte del tipo: “certo, la legge deve valere anche per i giudici”.

    mi son sentito Nio in matrix quando si sveglia e vede la gente attorno a lui attaccata al respiratore

    Lo so non bisogna guardare la televisione neanche di striscio e suprattutto certi canali a certe ore,
    ho sbagliato e giustamente pago,
    ma quante trasmissioni ci saranno nelle varie reti mediaset e raiset che pur non essendo dei talkshow politici
    fanno manipolazione, propaganda, disinformazione proprio verso la gente che non si interessa molto di politica?

    (Scusate, dovevo scrivere per sfogarmi)

  47. “George Carlin fu educato secondo i dettami della tradizione cattolica (come egli stesso narra in Class Clown). Tuttavia egli è un ateo dichiarato, divenuto famoso per il suo sketch (utilizzato anche nel film Zeitgeist – The Movie) dove parodiava e ridicolizzava la religione (in particolare quella cristiana), esponendola come «la campionessa assoluta in termini di false promesse e pretese esagerate», credendo che l’uomo non deve aver timore di Dio, perché ci avrebbe creati con un libero pensiero.”

    http://www.youtube.com/watch?v=QXvK359TL2Y

  48. Ok, mentre qui si tiene alto l’onore della cultura, posso dire con vergogna di essere andato a vedere …. “Pirahnaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!!!!!| in 3D omammaaaa.
    Potrei anche minacciare di commentarlo… ma mi limito a scrivere che il filmetto sexy-splatter, per ragazzi in crescita ormonale, è forse il primo film di questo genere in 3D. Una tavanata pazzesca. Negli annali della storia il rigetto in faccia al pubblico in sala, da parte di un piranha, di un non gradito boccone, il membro virile di una vittima, poco prima massacrata dal branco di pesciolotti. Per cui il mio giudizio è: per palati fini! 🙁

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