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Abecedario Gilles Deleueze – F, fedeltà

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Abecedario Gilles Deleueze

Abecedario Gilles Deleueze – F, fedeltà

La sesta puntata dell’intervista a Gilles Deleuze a cura di Claire Parnet reperibile in dvd.

D – Fedeltà per parlare dell’amicizia, perché da trent’anni sei amico di Jean-Pierre Bamberger e non passa un giorno senza che vi chiamiate o vi vediate. Siete come una coppia. Comunque tu sei fedele nell’amicizia, sei fedele a Félix Guattari, a Jérôme Lindon, a Elie, a Jean-Paul Manganaro, a Pierre Chevalier… i tuoi amici sono molto importanti per te. E a François Châtelet o Michel Foucault che erano tuoi amici hai reso omaggio, proprio come a degli amici, con una grandissima fedeltà.  Allora vorrei chiederti se è giusto dire che per te la fedeltà è necessariamente legata all’amicizia o il contrario?

GD – non c’è fedeltà …L’amicizia, essere amico di qualcuno per me è una questione di percezione. Non significa avere idee comuni. Non è a partire da idee comuni ma da un linguaggio comune, o a un pre-linguaggio comune. Ci sono persone di cui non capisco niente di ciò che dicono, anche se dicono cose semplici, come «mi passi il sale»…ma cosa dicono? Ci sono poi persone che mi parlano di un tema astratto, anche se non sono d’accordo con loro, capisco tutto, tutti quello che mi dicono. Significa che ho qualcosa da dire loro e loro qualcosa da dire a me. E non è per niente la comunità delle idee.

C’è qualcosa di molto misterioso, nel fatto di dire qualcosa a qualcuno, di capirsi così bene, senza idee comuni…Ho un’ipotesi, che ciascuno di noi riesce a cogliere un certo tipo di fascino, c’è una percezione del fascino. E per fascino non intendo riportare l’omosessualità nell’amicizia, affatto, ma un gesto di qualcuno, un pensiero…Prima di avere un significato…un gesto, un pudore di qualcuno. Sono sorgenti di fascino che toccano la vita, fino alle radici vitali. È  così che si diventa amici di qualcuno.

Ci sono frasi che possono essere dette solo se la persona è volgare o ignobile. Quando sentiamo una frase di quel tipo diciamo: «ma che cos’è, cos’è quest’immondizia?». Non bisogna pensare che si possa dire una frase così, per caso, e poi ritirarla. Non è possibile…E al contrario, ci sono frasi, anche insignificanti, che hanno un tale fascino, che testimoniano una tale delicatezza, che immediatamente dici: questa persona è mia, non nel senso della proprietà, è mia e spero di essere suo. È in quel momento che nasce l’amicizia, l’amicizia può nascere. È una questione di percezione, Percepire qualcosa di conveniente, che t’insegna, ti apre, ti rivela qualcos’altro, sì…

D – ancora decifrare dei segni?

GD – Esattamente. Dici proprio bene, non è altro. Qualcuno emette dei segni che riceviamo o meno…Tutte le amicizie, penso, si fanno su queste basi, sulla sensibilità all’emissione dei segni. Potremmo parlare ore con qualcuno senza dire una sola parola, oppure dicendo cose completamente insignificanti…L’amicizia è il comico.

D – Ti piacciono le comiche di coppia, Bouvard e Pécuchet, o Beckett, Mercier e Camier.

GD – Sì, con Jean-Pierre mi dico che siamo una coppia sbiadita di Mercier e Camier…Io sono sempre stanco, ho una salute fragile, Jean-Pierre è ipocondriaco e le nostre conversazioni sono del tipo Mercier e Camier. Uno chiede all’altro: «come stai?», l’altro risponde: «su di giri ma non troppo». È una frase così bella, si può solo amare che la dice. «Come stai?» . «Come un tappo che galleggia sul mare». Sono frasi belle. Con Félix è diverso. Con Félix non sono Mercier e Camier, ma Bouvard e Pécouchet…Ci siamo lanciati insieme, in tutto quello che abbiamo fatti nel nostro lavoro. Del tipo: «guarda, abbiamo il cappello della stessa marca». E poi il tentativo enciclopedico di costruire un libro che affronti tutti i saperi. Con qualcun altro potrei fare una copia sbiadita di Stanlio e Olio. Non voglio dire che si dovrebbero imitare queste grandi coppie, ma l’amicizia è così. I grandi amici sono Bouvard e Pécouchet, Camier e Mercier, Stanlio e Olio, anche se litigano, non importa.

Nell’amicizia c’è una specie di mistero che tocca da vicino la filosofia. Come si può vedere c’è «amico» nella parola. Il filosofo non è un saggio. Farebbe ridere. Si presenta letteralmente come «amico» della saggezza, «amico».

I greci non hanno inventato la saggezza, ma l’idea, un po’ bizzara, di amico della saggezza. Che cosa vorrà dire «amico della saggezza». È  il problema di cos’è la filosofia. Cosa può essere l’amico della saggezza, cosa vuol dire? Vuol dire che l’amico della saggezza non è un saggio. C’è un’interpretazione facile: è colui che tende verso la saggezza, ma non va bene.  Cosa inscrive l’amicizia nella filosofia e quale tipo di amicizia? Si tratta del rapporto con un amico? Cos’era per i greci? Non basta interpretare l’amico come colui che «tende a». È  colui che aspira alla saggezza senza essere un saggio. Ma cosa vuol dire aspirare alla saggezza? Vuol, dire che c’è qualcun altro che aspira, che non si è mai l’unico pretendente. Se c’è il pretendente di una ragazza significa che ci sono diversi pretendenti, la ragazza ne ha diversi.

D – Soprattutto non sei promesso. Non sei promesso alla saggezza…

GD – Sei un pretendente della saggezza. Ci sono dei pretendenti alla saggezza. E i greci cos’hanno inventato? Per me è l’invenzione dei greci. Nella loro civilizzazione hanno inventato il fenomeno dei pretendenti. Hanno inventato l’idea di una rivalità fra gli uomini liberi, in tutti i campi. Non esiste altrove ma solo in Grecia, l’idea della rivalità fra uomini liberi. L’eloquenza…Per questo amano talmente le procedure, è la rivalità degli uomini liberi. Gli uomini liberi si fanno dei processi, gli amici si fanno dei processi… È il fenomeno greco per eccellenza. Non è il miracolo il fenomeno greco, ma la rivalità degli uomini liberi. Dunque un «amico» spiega la filosofia: pretende, c’è una rivalità verso qualcosa.

Prendi la storia della filosofia, ci sono quelli per cui la filosofia è legata al mistero dell’amicizia, ci sono quelli per cui è legata al mistero del fidanzamento. Ma non è dissimile: Kierkegaard. La rottura del fidanzamento, non c’è filosofia senza una rottura del fidanzamento, senza il primo amore…Ma forse il primo amore non è altro che la ripetizione dell’ultimo, era l’ultimo. Forse la coppia ha un’importanza nella filosofia. È curioso, credo che non sapremo che cos’è la filosofia finché non avremo fatto i conti con le questioni: fidanzata, amico, cos’è un amico. Mi sembra interessantissimo.

D – E Blanchot dell’amicizia aveva un’idea simile…

GD – Blanchot e Mascolo. Sono de uomini che oggi rispetto alla filosofia, o anche al pensiero, danno importanza all’amicizia, ma in un senso molto particolare. Non dicono che bisogna avere un amico per essere filosofi o per pensare. Considerano l’amicizia come una categoria, una condizione per l’esercizio del pensiero.  Questo è importante, non è l’amico concreto, è l’amicizia come categoria che è una condizione per pensare. Da qui il rapporto Mascolo-Antelme ad esempio, da qui le dichiarazioni di Blanchot sull’amicizia…Adoro diffidare dell’amico. Da qui l’aspetto querelante, procedurale, dei greci.

L’amicizia è la diffidenza.

In un verso che amo, che m’impressiona molto. Un poeta tedesco definisce quel momento in cui non si distingue «il cane dal lupo», «l’ora in cui bisogna diffidare anche dell’amico». C’è un momento in cui bisogna diffidare anche dell’amico. Io diffido del mio Jean-Pierre, come la peste, diffido dei miei amici. Ma ne diffido con una tale gaiezza che non potrebbero farmi del male, perché qualunque cosa mi facciano lo troverei talmente divertente, bello…C’è una tale confidenza, una tale comunità, fra amici. Oppure con la fidanzata…Ma se ci pensi, non bisogna credere che siano degli affarucci privati. Quando si parla di amicizia, di fidanzata perduta, si tratta di sapere a quali condizioni si può esercitare il pensiero. Per esempio Proust pensa che l’amicizia non valga niente. Non solo per ciò che lo riguarda, ma perché per il pensiero non c’è niente da pensare nell’amicizia.  C’è un pensiero, invece, nell’amore geloso. La sua condizione del pensiero.

D – Vorrei farti l’ultima domanda sui tuoi amici. Sembra che con Foucault, Châtelet è ancora diverso perché eri suo amico durante la Liberazione, e poi avete fatto tutti gli studi insieme, avevate un’amicizia che non  era quella di una coppia, non era quella che hai con Jean-Pierre o con Félix o con Elie o con Jèrôme, visto che ne parliamo, come in un film di Claude Sautet…Ma con Foucault l’amicizia era profonda eppure distante, aveva qualcosa di molto più formale per chi la vedeva da fuori. Cos’era allora la vostra amicizia?

GD – Sicuramente è stato il più misterioso per me.  Forse era troppo tardi…Foucault per me è stato un grande rammarico. Posso solo dire come lo percepivo, è una di quelle persone che quando entrava in una stanza trasformava l’atmosfera. Foucault non è semplicemente una persona, tra l’altro nessuno di noi è una persona, era veramente come se arrivasse un’aria diversa. Come se fosse una ventata speciale. Le cose cambiavano. Era veramente «atmosferico». Aveva un’emanazione Foucault, o un’irradiazione…Ma è quello che dicevamo prima. Non c’era nessun bisogno di parlare. Abbiamo parlato solo di cose che ci facevano ridere. Essere amici significa quasi vedere qualcuno e dirsi, o anche senza dirselo: che cos’è che oggi ci fa ridere? Qualsiasi cosa succeda, cosa ci fa ridere fra tutte queste catastrofi…Quando parlo di fascino, parlo del gesto di qualcuno. Il gesto di Foucault era impressionante. Era come gesti di metallo e di legno, gesti «secchi». Gesti profondamente strani, affascinanti, molto belli.

Le persone hanno fascino solo per la loro follia, ecco cos’è difficile capire. Il fascino delle persone è l’aspetto in cui perdono un po’ la testa, quando non sanno più bene cosa stanno facendo. Non che stiano crollando, al contrario, sono persone che non crollano, ma se non cogli la piccola radice o il granello di follia di qualcuno, non puoi amarlo. Siamo tutti un po’ dementi. Se non vede quel po’ di demenza in ognuno…allora temo che…anzi sono contento che quel po’ di demenza sia anche la fonte del suo fascino.

Dunque la «G»

D – La  «G». Siamo richiamati all’ordine.

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21 Commenti

  1. In queste prime lettere dell’alfabeto vediamo la presenza costante di un anelito.
    Non c’è nulla di immobile e statico; c’è un continuo movimento, un partire, un andare verso.
    Cultura come ricerca continua. Ricerca per avanzare nel deserto e attraversarlo.
    Scrivere come divenire. Tornare ad essere bambino per dare vita ad un nuovo mondo.
    Filosofia come aspirazione alla saggezza. Il filosofo è un pretendente della saggezza.
    Leggevamo in questi giorni una poesia del poeta uruguaiano Galeano.
    Dice a proposito dell’utopia:

    “Mi avvicino di due passi, lei si allontana di due passi.
    Cammino per dieci passi e l’orizzonte si sposta dieci passi più in là.
    Per quanto io cammini, non la raggiungerò mai.
    A cosa serve l’utopia?
    Serve proprio a questo: a camminare.”

  2. C’è una grazia poetica rarissima, nel dire che ci si può anche fare la guerra tra amici ma, in un certo senso, anche quello rimane un gesto, un miracolo, una fascinazione.
    Io credo che in tutte queste parole ci sia amore profondissimo, l’accettare qualcuno – e non sai bene perché quello e non un’altro – per quello che è. Non c’è giudizio nemmeno nella lite. E quel “particolare” sulla follia! Grandioso!. Perché vuol anche dire che vedi l’anima dell’altro fino in fondo. Che non “te la racconti su” come spesso capita in amore.
    Deleuze dice cose profondissime in perfetta leggerezza. Non dubito che questa sia una sua peculiarità anche caratteriale, ma anche perché libero dagli psicologismi inutili a cui la nostra società è completamente assoggettata.
    La felicità dell’incontro di un amico è tutta in quel “di cosa ridiamo oggi?” , che non è superficialità, come spesso siamo portati a pensare, stupidamente. Ma un invito alla gioia e, di nuovo, un modo di uscire dal proprio minuscolo noiosissimo io.

  3. …amicizia come percezione…strumento con il quale posso vedere oltre..andare oltre..mi piace proprio…amicizia come appartenenza ..capirsi senza parlarsi..a prescindere dal verbo..un riconoscersi. Mi piace molto il passo del fascino… del pudore..dei linguaggi non verbali….le radici vitali. Si, in amicizia si vibra…si emettono e si ricevono segni…ci si cerca quotidianamente..lo condivido. E’ bello stare nel bello…è la ricerca assoluta. Amicizia come spazio filosofico… come terreno per fronteggiarsi..per “guerreggiare”…per diffidare…per non essere UNICO..di uno, ma avere tanti pretendenti…wuaohhhhhhhhh…. l’amico che cambia l’atmosfera…un vento speciale…l’amico legato alla comicità..al ridere fino a piangere….e… c’è quella parte così misteriosa…preziosa la parte dedicata al fascino come ingrediente della follia…..tutto questo è di getto…dal cuore…..G come grazie….mi piace proprio questo francese…mette in ordine…

  4. io ho spesso l’impressione che la mia follia dia sui nervi

    non a tutti, ovvio
    ma se prima, nel momento a-follico, sono magari generalmente unanimemente ben amata, quando salta fuori la follia la massa mi diventa ostile
    poi chiaro, in mezzo alla massa uno che si innamora c’è, a volte
    immagino quello sia l’amico

    però che fatica che per farne innamorare uno devi farti odiare da tutti gli altri
    vorrei imparare a far sì che la mia follia diventi visibile solo ad alcuni

  5. Ciao Sab.
    Non c’entra nulla col post ma scrivo qui lo stesso…
    Ho visto sul sito ufficiale che ci sarai anche tu alla manifestazione “se non ora quando”…
    http://senonoraquando13febbraio2011.wordpress.com/
    “APPELLO ALLA MOBILITAZIONE DELLE DONNE ITALIANE DOMENICA 13 FEBBRAIO 2011”

    La sensazione pero’ è che tra le persone che conosco è che poche ne siano informate e, peggio, ancor meno si sentano coinvolte.
    Ma … se non ora .. Quando sentirsi coinvolte ?
    Non capisco.

    Ti saluto,
    Stefano

  6. a proposito di cultura maschilista vi voglio raccontare questa cosa:

    anni fa cercavo casa a roma, mi sa che avevo messo un annuncio da qualche parte dicendo che cercavo una stanza o un posto letto massimo 300 euro.
    Mi risponde un certo salvatore (ometto il cognome per non fargli fare una figura di merda) dicendomi che ha una stanza a 15 minuti da anagnina (per chi non è di roma: praticamente in culonia) a 450 euro

    gli rispondo gentile gentile che cerco anche un posto letto, anche sgarrupato, ma a 300 euro e raggiungibile coi mezzi

    questo continua a inviarmi, per 5 mesi, mail in cui mi propone questa stanza fuori anagnina e un’altra stanza in valle aurelia (altro posto scomodissimo) sempre a 400 e passa euro
    dopo 5 mesi in cui gli dico di smetterla di scrivermi perché tanto non mi interessano le sue case, sbrocco, lo insulto e lo mando a fanculo

    lui mi risponde: Bella guarda che vengo li e te la faccio DI FUOCO!
    e altre cose che non si possono scrivere

    o uomini
    ma perché la buttate sempre sulla minaccia di una violenza sessuale? ma che madri avete avuto?

  7. Elena, io anni fa mi sono trovato la padrona di casa nella vasca da bagno. L’ho rifiutata e quella è impazzita, avevo paura di lei. Non riuscendo a trovare immediatamente un altro alloggio ho dormito un mese in macchina. Matti uomini ma altrettando donne .
    Parlando di dopodomani invece ragazze mi raccomando attente alle manganellate , ho appena visto un filmato sulle ragazze buttate giù dalle scale della sede del pdl di torino.

  8. ahahah! mi dispiace per quello che hai trovato nella tua vasca da bagno! 🙂
    era bella almeno?

    cmq è un po’ diverso, non trovi? una cosa è pretendere che uno/a sia tuo, e impazzire se non lo è; una cosa è che da un litigio per mail con qualcuno che non hai neanche mai visto esordisci con minacce di qs tipo
    la donna non ti minaccia sessualmente, non è nella natura dell’animale femminile

    ma ti sei offeso come uomo?
    dai era una constatazione così!
    qui ci scrivo così di botto, di impulso, non sono cose serie

  9. Ma che offeso . Aveva le chiavi, trovavo la roba spostata e cose da attrazione fatale ( te lo ricordi il film o sei piccolina?) . Matta , non sai mai cosa possono fare le persone quando si sentono rifiutate . Tanti anni fa .

  10. “o uomini
    ma perché la buttate sempre sulla minaccia di una violenza sessuale? ma che madri avete avuto?”

    ———————————————-

    Cara Elena, cosa significa “o uomini”? Mica siamo tutti violentatori, e nemmeno scimmioni-burini come il tizio che citavi (da denunciare per minacce). Forse può rassicurarti il fatto che un maschio normale in condizioni di violenza non riuscirebbe nemmeno ad avere la funzionalità dell’organo. Al contrario dei violentatori, che solitamente sono impotenti in condizioni di affettività condivisa.

    PS. Ci pensate all’incubo di trovarsi la Santanchè nella vasca da bagno? Ah, ah ah, mi sentirei più tranquillo rinchiuso in una gabbia con due maschi alfa di gorilla di montagna!

  11. Con la lettera F , Sabina è arrivati così ad un tema sensibile per noi tutti, la salvaguardia del F Facocero dell’Himalaya. La bestiola, unica della specie ad avere il manto di una fitta pelliccia bianca candida, è dieta secolare degli Yeti, che mai si sono degnati di assaggiare la pellecchia rinsecchita dei monaci buddhisti tibetani, nonostante l’incentivazione del governo cinese. Per ordine di Pechino si è iniziato un vero massacro dei facoceri, per costringere gli Yeti alla fame e far desiderare loro finalmente qualche spiedino di monaco sbucciato della tonaca arancia… (ma che ca…o sto scrivendo? … questi sono informazioni riservate! ; -)

  12. La fedeltà nell’amicizia come nell’amore è un valore che sipuò paragonare a l’arciere che tira le frecce su di un bersaglio sperando di colpirlo questo richiede concentrazione fede o cura che le racchiude entrambe. Il contrario è tirare frecce a vuoto senza bersaglio…Questo non vuoldire che dobbiamo diffidare di chi lancia sassi nel vuoto…ma è un segnale.

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