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Abecedario Gilles Deleueze – B come bevanda

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Abecedario Gilles Deleueze

Abecedario Gilles Deleueze – B come bevanda

Intervista a Gilles Deleuze a cura di Claire Parnet reperibile in dvd perfino in Italia.

D – tu hai bevuto e hai smesso di bere. Vorrei sapere quando bevevi cos’era bere? Un piacere?

GD – sì ho bevuto molto e poi ho smesso. Credo che bere sia una questione di quantità. E non è che si beva qualsiasi cosa, ogni bevitore ha la sua bevanda favorita, perché è in quel contesto che coglie la quantità. Cosa significa la quantità? Ci si prende spesso gioco dei drogati o degli alcolizzati, perché dicono: “ mi controllo posso smettere quando voglio”. Li prendiamo in giro perché non capiamo cosa vogliono dire.

Ho ricordi molto precisi, per me era chiarissimo e tutti quelli che devono lo capiscono: quando si beve si vuole arrivare all’ultimo bicchiere.

Bere significa esattamente fare di tutto per arrivare all’ultimo bicchiere. In altre parole l’alcolizzato è quello che non smette mai di bere. Non smette mai d’essere all’ultimo bicchiere.

È un po’ come nella magnifica formula di Péguy: “non è l’ultima ninfea che ripete la prima ma è la prima che ripete tutte le altre e l’ultima”. Allora il primo bicchiere ripete l’ultimo. L’ultimo è quello che conta. Cosa vuol dire l’ultimo bicchiere per un alcolizzato? Mettiamo che si alzi la mattina se è un alcolizzato della mattina, ce ne sono di tutti i tipi, ed è interamente proteso verso il momento in cui arriverà all’ultimo bicchiere. Non è il primo, il secondo o il terzo che lo interessano, è molto di più… è furbo, è scaltro l’alcolizzato… l’ultimo bicchiere vuol dire questo… lo valuta, c’è una valutazione. Valuta quanto può resistere senza crollare. Varia molto secondo le persone. Valuta quindi l’ultimo bicchiere e tutti gli altri serviranno a raggiungere quest’ultimo. E l’ultimo cosa vuol dire? Non può sopportare di bere di più per la giornata. È l’ultimo che gli permetterà di ricominciare l’indomani. Perché se invece arriva fino all’ultimo, quello che eccede il suo potere, è l’ultimo in suo potere. Se supera l’ultimo in suo potere, allora crolla. È fottuto, finisce in ospedale, oppure deve cambiare abitudini, deve cambiare concatenamento. Così quando dice l’ultimo bicchiere, si tratta in realtà di quello precedente. È alla ricerca del penultimo in realtà. Non cerca l’ultimo ma il penultimo. Il penultimo è l’ultimo prima di ricominciare il giorno dopo. Dunque, per me l’alcolizzato è quello che non smette mai di dire: “dai”, è quanto si sente nei caffé, sono così allegre le compagnie di alcolizzati, non ci si stanca mai di ascoltarli. È quello che dice sempre: “dai è l’ultimo” e l’ultimo varia per ognuno. E l’ultimo è il penultimo.

D – e poi dice smetto domani?

GD – no. Non dice “ smetto domani. Dice “smetto oggi”, per poter ricominciare domani.

D – ma allora sicoome bere è smettere continuamente di bere, come si smette veramente, visto che tu hai smesso?

GD – è troppo pericoloso. Michaux in due parole ha detto tutto. I problemi di droga e di alcol non sono troppo diversi.

C’è un momento in cui diventa troppo pericoloso. Anche qui è un crinale, quando parlavo del crinale tra linguaggio e silenzio, linguaggio e animalità, è un crinale, un sentiero strettissimo, va bene bere, drogarsi, si può fare tutto ciò che si vuole se non impedisce di lavorare. Si tratta di un eccitante. È normale offrire qualcosa del proprio corpo in sacrificio. C’è tutto un aspetto sacrificale in questa disposizione al bere, alla droga. Si offre il proprio corpo in sacrificio per qualche motivo, forse perché c’è qualcosa di troppo forte che non si può sopportare senza alcol. Non è questione di sopportare l’alcol. Forse quello che si crede si vedere, di pensare, di provare, ci fa sentire il bisogno… per poterlo sopportare, per poterlo controllare serve un aiuto, droga, alcol… dunque la frontiera è molto semplice. Si ritiene quasi che bere, drogarsi… renda possibile qualcosa di troppo forte, anche se c’è un prezzo d pagare, ma in ogni caso è legato a lavorare, lavorare. E poi quando tutto si rovescia, quando bere impedisce di lavorare, quando la droga diventa un modo di non lavorare, è il pericolo assoluto, perde di qualsiasi interesse. E ci si accorge sempre di più che si credeva la droga necessaria, e invece non lo è affatto. Forse bisogna esserci passati per accorgersi che tutto quello che si credeva di poter fare grazie all’alcol o alla droga, si poteva fare anche senza.  Dunque ammiro molto il modo in cui Michaux dice che non è più possibile… e smette. Io ho meno merito perché ho smesso di bere per problemi di salute, ma è evidente che si deve smettere e farne a meno. La sola minima giustificazione è se aiuta il lavoro, anche se poi si deve pagare fisicamente. Ma non aiuta il lavoro quindi…

D – ma come Michaux bisogna essere drogati, aver bevuto molto, per farne a meno e poi dici che si beve perché si era intravisto qualcosa che il bere aiutava a sopportare. E questo qualcosa non è la vita.

GD – sì è la vita. È qualcosa nella vita che è troppo forte. c’è qualcosa di troppo potente nella vita. Si crede allora in modo un po’ idiota che bere ti metterà sul piano di questo qualcosa più potente. Se prendi tutto il filone dei grandi americani… Fizgerald… quello che ammiro di più è Thomas Wolfe. Tutta una serie di alcolizzati. È proprio questo che permette loro, e li aiuta a percepire qualcosa di troppo grande.

D – ma avevano percepito qualcosa della potenza della vita che non tutti possono percepire

(NdS: segnalo che è curioso questo girare attorno al problema se i livelli più alti siano accessibili a tutti o riservati a pochi. Curioso perché anche se si potesse rispondere questo non sarebbe di nessun aiuto al raggiungimento di forme di sapere perciò a che serve domandarselo? infatti l’intervistatrice ha questo rovello non Gilles. È una piccola forma di gratificazione che si prendono quelli che fanno questa strada come i coatti si comprano la moto o gli ignavi guardano la tv io credo e va guardata con benevolenza finché non si esagera.)

GD – certo, non è l’alcol che te lo fa vedere. Sono d’accordo. (NdS infatti Gilles scansa la parte della lusinga e risponde continuando il suo ragionamento).

Io ho avuto l’impressione che l’alcol mi aiutasse a produrre dei concetti. È strano… e poi mi sono accorto che non mi aiutava più, che mi metteva in pericolo che non avevo più voglia di lavorare. A quel punto bisogna rinunciare.

D – questa dell’alcol è molto tipica degli scrittori americani…i francesi non sono così legati all’alcol

GD – si ma i francesi non hanno la stessa concezione della scrittura, se mi sono così appassionato agli scrittori americani è per questa faccenda della visione… sono dei visionari. Se consideriamo che la scrittura, la filosofia veramente in modo modesto, è “vedere” qualcosa che gli altri non vedono. Non è la concezione francese della letteratura. Ci sono comunque alcolizzati anche tra gli scrittori francesi. Verlaine abitava in rue Nollet, qui vicino… quando prendo la rue Nollet è penoso perché mi dico che era il percorso di Verlaine per andare al caffé a bere il suo assenzio. Sembra che abitasse in un appartamento pietoso. Uno dei più grandi scrittori francesi che si trascinava per rue Nollet, è meraviglioso.

D – al “bar des amis”?

GD –  si forse (ride)

D – abbiamo finito con l’alcol

GD – abbiamo finito con la “B”? andiamo veloci…

D – passiamo alla “C” che è un argomento vasto. “C” come “cultura”.

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14 Commenti

  1. Sull’uso dell’alcool come MEZZO e non come FINE , il che lo apparenta agli psicotropi , da parte degli intellettuali e degli scrittori si potrebbe scrivere un’enciclodedia in 20 voll minimo , non capisco l’infatuazione di Deleuze per Verlaine , succube e antitesi del compagno di bevute e di sballi Rimbaud , immensamente superiore come poeta , come uomo e come intelligenza , se non che questa ” compassione ” di Deleuze per il poveraccio Verlaine rende ancor più ” simpatico ” Deleuze .

    Vorrei comunque , con IMMENSA MODESTIA , aggiungere una cosa in filigrana all’accenno di Deleuze all’uso di stimolanti vari da parte degli intellettuali francesi , cioè all’uso abituale di AMFETAMINE che ricordiamo erano vendute anche senza nessuna ricetta nella francia pre e post seconda guerra mondiale , basta leggersi le memorie di Simone de Beauvoir per farsi un idea , Sartre a praticamente scritto la maggior parte delle sue opere filosofiche sotto effetto della benzedrina , il che associate ai sigari , alle gitanes senza filtro e ai superalcoolici lo ha reso cieco gli ultimi 10 anni della sua vita , la De Beauvoir racconta che una notte ha dovuto dormire sul pianerottolo di casa perchè Sartre non sentiva i suoi ripetuti strilli di campanello da tanto che era concentrato a scrivere sotto effetto di una dose massiccia di benzedrina in compresse …

  2. Prima, con immutata immensa modestia si potevano capitoli sulla filosofia dell’alcool, ma dopo aver letto questo mi resta solo più ciò che potrebbe raccontarmi Elizabeth Barry in una notte insonne

  3. quando beve l’uomo “normale ” diventa artista..quando è cosi artista che non riesce piu’ a essere normale,beh è ora di smettere…e li diventa dura ,c’è bisogno di qualcosa,un incidente ,un figlio ,una malattia …una donna…….solo così si smette……

  4. ‘Forse quello che si crede di vedere, di pensare, di provare, ci fa sentire il bisogno…per poterlo sopportare, per poterlo controllare serve un aiuto, droga, alcol…’

    Ci si illude che, per rendere possibile quel qualcosa di troppo forte e potente nella vita, ciò che sembra irrazionale, sia necessario inseguirlo, andando oltre quel crinale, quel limite, trascendendo la razionalità.

    Ci è venuto in mente un modo singolare di considerare il bere, come un modo per controbilanciare irrazionalità e scelte freddamente meditate, descritto da Erodoto, quando, a proposito dei costumi dei Persiani, racconta:
    ‘Quando sono ubriachi sono abituati a discutere gli affari più importanti.
    Le decisioni eventualmente prese vengono riproposte il giorno seguente, da sobri, dal padrone della casa in cui si trovano a discutere: se le approvano anche da sobri le confermano altrimenti le lasciano cadere.
    Se la prima decisione avviene quando sono lucidi, la ridiscutono da ubriachi.’

  5. via ha già stufato la filosofia o è l’alcol che non vi interessa? domani posto la “c” e vediamo se è il tema…

  6. Non capisco perché si debba citare sempre gli autori francesi in queste occasioni. Trovo più calzante quella descritta molto bene da Henry Miller . La realtà attuale dell’alcooI è l’alcolista da apericena, c’é poco da scrivere con due tartine che galleggiano nello stomaco alle nove di sera. Facendolo passare per mondanità si agevola un consumo massiccio . In un momento in cui tutto è triste è come fornire un’arma ad uno che sta pensando al suicidio. E’ come l’insegna “Compro oro” accanto all’entrata di una sala scommesse.
    Il prossimo tema , se era quello che avevi intenzione di proporre meriterà ancora di più una pausa di silenzio . L’argomento è trito e la realtà avvilente.
    S’i’ fosse foco……

  7. è l’alcool che non ci interessa

    però vedi quanto siamo bravi, nessuno posta cose sue personali che intralciano questo esperimento delle lettere

    potrei iniziare io: sono l’unica che è ancora chiusa in casa da capodanno?

  8. Carissima Sabina Guzzanti
    so che non sarà di alcun interesse, cmq ti vorrei informare, per correttezza, che ho inserito il tuo interessantissimo sito fra i miei link. E’ solo per sapere se può restare. Facciamo che il “silenzio è assenso”, ok? Ciao, un abbraccio e Buon Anno

  9. …bere…un po’ come mettere l’olio al tappo che c’è avvitato sopra la testa e svitarlo per quel tempo necessario a decifrare qualcosa che non si capisce….bicchiere dopo bicchiere, dopo bottiglia, dopo bancone, dopo aperitivo, dopo anni di gorgoglii e cin cin…accorgersi che il tappo è ancora lì, si svita facilmente ma accidenti, non si toglie a lungo per poter vedere lucidamente come stanno le cose. Un po’ come i sogni…magari ci danno informazioni preziose…magari no…comunque quanto ci si ricorda realmente dopo una lunga attività onirica?? Poco….troppo poco perchè possa servire….
    Ho bevuto molto…senza alcolizzarmi…in modo soft ed indolore…barcollando e vedendo doppio talvolta certo, ma riuscendo sempre a tornare a casa da solo e ad infilare la chiave nella toppa….ho bevuto e fumato…..immaginando proprio che forse un’alterazione in qualche modo avrebbe potuto contribuire ad una differente mia modalità espressiva…in campo artistico….ed anche interpersonalmente…pensavo, forse ci sarebbero stati dei bonus.
    Nessun bonus…nessun tagliando omaggio nè sovralimentazione percettiva…..solo il desiderio, dopo anni di abitudini bicchieresche, di rimanere solo col mio pensiero…col mio cervello …..perfetto così com’è… puro e pulito, senza valori aggiunti nè molecole eccitanti…..inebrianti….emolienti….senza nessun tipo di volontà che muove ad una spedizione punitiva ai neuroni, la nostra mente sà essere piu’ drogata e folle e divertente e “pazza” di quanto pensiamo di alterarla noi coi nostri mediocri mezzi da distilleria…..Verlaine….tempi andati……allora l'”altro” era l’alterato…..di questi tempi l’alterato è colui che rimane assolutamente sobrio e LUCIDO….fedele nel voler essere testimone della propria splendida FOLLE LUCIDITA’…..
    Svitare quell’odioso tappo sopra la capoccia una volta per tutte per mai più richiudere la bottiglia, e far uscire definitivamente l’anima attraverso la propria espressività, qualunque essa sia….senza lubrificarlo con alcol…col fumo…. trips….cracks….. tv e le polverine…….

    ……è la sfida del secolo…..

    ….salutoni da Ste

  10. “Loro bevono perché sono infelici. Lei ha bevuto per resistere alla felicità che ha dentro, nascosta”. Neve Orhan Pamuk

  11. Bere,drogarsi,aiutarsi,pentirsi e allontanarsi…..
    Molti scrittori francesi vivevano in una catapecchia ed erano alcolizzati…..
    Bere può essere il carburante per lo scrittore??…
    Io non sono uno scrittore,ma ho scritto molto bevendo e vivo in una catapecchia: credo si sì.
    E condivido a pieno (con la mia terza media sotto braccio) che all’inizio sembra quasi un esigenza bere,perchè ti aiuta,ti concentri,la percezione in sè si espande..
    Ma tu uomo sacrifichi il tuo fegato,non dormi la notte per premiarti del tuo lavoro, senza renderti conto che il bere inizia a essere un problema…
    Andrà a finire che ti renderai conto che potevi farne benissimo a meno, o forse no??…..
    Forse si beve perchè inconsciamente non si riesce a sopportare qualcosa…..
    Dal momento che uno scrittore, o un “non scrittore” riesce a smettere di bere facendo lo stesso lavoro magari significa che è cresciuto interiormente!?…
    Forse si è superato quello che in principio non si riusciva a sopportare??….
    In un modo tanto inconscio quanto naturale???….
    Mi piace pensare di sì…
    Non tutti quelli che bevono smettono di bere, ma dal momento che una dipendenza inizia a prevalere sulla persona si perde la libertà di vivere degnamente sfruttando a pieno le propie facoltà e annaffiando le propie passioni.
    Evviva il buon vino e la scrittura,ma abbasso le dipendenze!!! 😉

  12. Sono corso a comprare l’abecedario, lo trovo illuminante: è straordinario ascoltare Deleuze andare a ruota libera. Per questo ti volevo ringraziare, appena potrò lo farò di persona.

    G.

  13. Combatto da sempre contro questo mio amato nemico ho vinto diverse battaglie ma in percentuale minima
    lui invece ha vinto battaglie importanti distruggendomi quasi totalmente, l’unica cosa buona che ho tratto
    da questa guerra infinita, è la consapevolezza di combattere una guerra, e questo mi ha aiutato molto.
    Da circa un anno sto bevendo dopo aver smesso forzatamente causa brutta malattia ” sempre grazie all’alcol”
    ho 40 anni e bevo dall’età di 16 più o meno, bevo per lo più vino non disdegno la birra e faccio poco uso di super alcolici.

    Quando bevo divento un altra persona sono sensibilissimo ma mai farmi arrabbiare passo facilmente dall’estrema bontà
    all’essere molto aggressivo.Sto cercando con tutte le mie forze di non tornare ai livelli di qualche anno fa in parte
    ci sto riuscendo, ma vedo anche che lentamente perdo terreno, molti anni fa ritrovai me stesso usando psicofarmaci
    dell’umore e tantissime sedute con la mia psichiatra, lo so sono un debole, ma meglio ammetterlo e combattere
    questa situazione piuttosto che nasconderlo a se stessi e farsi distruggere l’esistenza e ciò che gravità attorno ad essa
    come moglie figli amici parenti lavoro ecc..

    Purtroppo il mio contesto è molto grave in quanto dal gennaio 2006 dopo aver scoperto la mia malattia non ho potuto
    più lavorare, adesso è circa un anno che mi sono ripreso e cerco un pò qua e la con risultati agghiaccianti, ma non mollo
    aimè ho ancora altri problemi so che pian piano posso farcela, ma quello che mi preoccupa di più è che alcune volte
    penso ” ma chi me la fa fare !! ” aspetterò, cercherò di tessere una buona tela acchiappando tutto ciò che di buono mi passerà
    davanti, devo ammettere che sono stanco, grazie per avermi dato questa occasione, ciò che ho appena scritto probabilmente
    farà più bene a me che ha voi, grazie e buona vita a tutti, tomrock.

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