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back to civilization

AUTORE: sabinaguzzanti
POSTATO IL 30 luglio 2010

scusate il black out ero in luoghi molto remoti senza corrente ne’ niente. non so se riusciro’ a continuare i racconti di viaggio vediamo. dall’altopiano andino sono all’improvviso negli usa passata attraverso l’abbondanza e la ridondanza e ora a traverce city al festival di moore dove draquila e’ stato accolto molto bene. questa cittadina e’ adorabile.  il mitchigan come sapete e’ povero pieno di disoccupati e poveri loro pure di destra. questo festival di cinema in sei anni ha fatto una rivoluzione. le persone sono maturate molto, entusiasmo intelligenza e pure un po’ di soldi. gentilissimi e intelligenti hanno seguito draquila nonostante la complicazione, riso capito partecipato. sabato c’e’ la serata nel cinemone, lo state theatre che e’ uno spettacolo. piu’ bello dell’egiptian di los angeles.

moore prima che me lo chiediate ha apprezzato moltissimo il film. io sono arrivata ierie ho dormito tutto il giorno. l’ultima parte del viaggio e’ stata faticosa, bella ma 5000 metri sono tanti. l’ossigeno e’ una gran cosa.

love you always y venceremos

e grazie degli auguri

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Appunamento alla Puna (8a punt. prima parte)

AUTORE: sabinaguzzanti
POSTATO IL 18 luglio 2010

Qui è inverno. Quando esco dal museo è buio e fa freddo. Ho meno di un’ora di tempo per comprare quello che mi manca. Crema idratante, una lima per le unghie, un piumone perché ho calcolato male la temperatura. Poi a letto. Se non mangio è meglio. Domani si sale a quattromila metri e non so che effetto mi farà.
Faccio quello che devo fare, constato una gentilezza nella popolazione molto speciale. Sorridenti, protettivi, scherzosi, partecipi. Tutti si informano del mio viaggio, sono stupiti scoprendo che viaggio sola ma subito si mostrano convinti che stia facendo la cosa giusta. On come into the wilde che tutti glie lo dicevano, ma stattene a casa.
Prendo un taxi e mi dirigo verso l’albergo per dormire le mie otto ore.
Nel Taxi si sente musica andina. Ci sono anche pezzi che non conosco. Scopro che il tassista è anche musicista. Mi spiega che ai giovani piace l’ibrido, il folklore suonato anche con strumenti elettronici e altre variazioni. Precisa con orgoglio che la città è molto conservatrice. Chiedo cosa ci sia da vantarsi. Conservatrice nel senso che conservano le tradizioni più di ogni altra provincia. Ibrido nel rispetto della tradizione.
- ah ecco in questo senso
Poi le solite domande: sei sposata? Hai figli? A volte rispondo la verità a volte mento. Stessa cosa sull’età. Non mi sono mai abbassata gli anni ma qui se dico che ho 46 anni cominciano a strillare. Chiamano gente: oh indovina quanti anni ha?
Poi cominciano a insinuare che sia una che non beve e va a letto presto. Ti mancano subito di rispetto. Quindi sì sono sposata, mio marito ha cancellato all’ultimo per lavoro e i bambini sono con la nonna. Tutti e quattro.
- e come mai parli spagnolo?
- in Italia, mi piaceva questa musica, la suonavo, ho imparato le canzoni e poi lo spagnolo.
- allora dovresti assistere a una pegna…
Una Pegna… mi ritornano alla mente pezzetti di canzone. Una pegna cos’era? C’era una canzone che diceva qualcosa come: ci vediamo alla prossima pegna. Se alla pegna porterai il fazzoletto rosso capirò che ecc. e mi ricordo che leggevo le note ai testi scritte minuscole: La pegna è una festa popolare dove si suona e si balla per tutta la notte o un’intera giornata.
- una pegna, ma quando? Qui ci sono? Dove?
- tutte le sere ci sono, in tanti locali diversi. Se parti domattina, sta sera devi assolutamente andare. Non te la puoi perdere. Ti accompagno e ti vengo a riprendere. Non puoi non andare.
Sembra che in ogni città, c’è un tassista che mi convince a fare un po’ più tardi di quanto non abbia già fatto. Però non vedere una Pegna, mi mangerei le mani tutta la vita.
- ma quale locale mi consiglieresti? Mi ci potresti portare? Mi potresti riportare indietro per mezzanotte?
- Certo! La migliore è la Vieja Estacion dove si mangia pure bene, costa poco e se vuoi vai avanti fino all’alba.
- no, mi devo svegliare presto, ce la fai a venirmi a prendere a mezzanotte?
- sì ti vengo a prendere dicevo “se vuoi” puoi stare fino alle sei e vedrai di sicuro suoneranno almeno cinque gruppi di cui almeno due ottimi e gli altri comunque buoni.

Ed eccomi ad ordinare cerveza e empanadas in un locale molto suggestivo che ricorda vagamente quello di dal tramonto all’alba prodotto da Tarantino. Molto ampio, enormi sculture in legno massiccio, le pareti tappezzate di quadri e locandine e le ragazze col cappello da cowboy e minigonna che anche qui servono il cocktail che sta sbancando in argentina: coca cola e Fernet branca.
Il tassista arriva con un pizzico di ritardo. Sono proprio suddamericani penso io. Alle tre bella bella sono a letto.
Alle sette suona la sveglia e non ho quasi chiuso occhio neanche sta notte. Doccia, valigia e via. Mi viene a prendere Raul che sarà la mia guida nei prossimi tre giorni. Me ne hanno parlato un gran bene, esperto della Puna, di scalate, di geologia e scoprirò di ferrovie. Dovremmo trascorrere in macchina molte ore. Io non sono una gran chiacchierona se si escludono alcune circostanze molto specifiche. Raul però sembra simpatico, soprattutto molto rilassato e provo a rilassarmi anch’io.
Un’ora di strada asfaltata, l’ultima per questi giorni. Una svolta a destra e il mondo che conosco non c’è più.
A entrambi i lati le pareti delle montagne sono altissime e sabbiose. Nel canyon fa fresco e c’è ancora qualche traccia di umidità. La strada battuta che percorriamo è nuova. La vecchia correva più su ed è stata interrotta da una frana. Dice Raul che usa molto la parola “lamentablemente” che lamentablemente appunto c’è stato un incidente. La frana ha travolto un tir e per un pelo non ha coinvolto la carovana di macchine che lo seguiva.
Ascolto la storia commentando per educazione con un aah e con un ooh tutte le volte che mi sembra opportuno.
- Il corpo dell’uomo è ancora là sotto. Non c’è modo di tirarlo fuori.
- oh, faccio io. Poi penso perché non si può tirare fuori? e metto a fuoco lo spazio della frana. C’è un piccolo dettaglio che non avevo registrato, è enorme. La quantità di arena e terra franata è smisurata. È qui che mi accorgo che stiamo andando su un altro pianeta. I miei occhi si allargano, entro in uno stato di semi allarme. Ci sono e non ci sono.
Osservo ancora la frana, la larghezza la profondità. L’altezza della montagna. È un piccolo oceano. Dentro c’è il corpo di un uomo. È logico che sia perso.
- E ora notiamo il ponte di fronte a noi. Guarda che struttura eccezionale. E questo è solo il primo ce ne sono di molto più alti. Da Salta iniziò quest’opera imponente costruita da un ingegnere americano geniale: Richard Maury. Quest’uomo è riuscito a fare passare la ferrovia attraverso le Ande da Salta ad Antofagasta sulla costa del Cile.
Oggi funziona solo un breve tratto di poco più di 200 km per i turisti. Lo chiamano el tren de las nubes per via del ponte più alto che poi vedremo, perché da quel ponte vedi le nuvole dall’alto.
Oggi la ferrovia, le stazioni sono in stato di abbandono per tutti i casini che hanno fatto prima il governo e poi con le privatizzazioni truffa. È andato tutto in malora ma immaginati che tutto questo è stato ideato nel 1921 e finito nel ‘48. Era un’opera colossale. 29 ponti tutti più grandi di questo. 21 tunnel!

- La cosa formidabile è che Murray è riuscito ad evitare le pendenze. Ti rendi conto? Un treno che attraversa le Ande ed evita le pendenze. Non ci sono mai salite o discese ripide, sono morbidissime. Il treno manteneva una velocità costante di 35km orari. Saliva e scendeva senza ruote dentate. Solo con calcoli esattissimi, facendo in alcuni tratti prima avanzare il treno e poi facendolo retrocedere. Poi lo vedrai in mezzo al deserto ci sono delle rotatorie su cui finiva la locomotiva che veniva girata a mano e cambiata di direzione. E lo hanno costruito tutto gli indigeni
- non gli inglesi?
- no qui gli inglesi non c’entrano la forza lavoro è nostra, molto materiale viene da Torino.
- ma pensa…
Sono leggermente stordita, forse è un’impressione. Forse sono preoccupata per il mal di altura. Non so cosa mi succederà. Ho sentito di reazioni molto varie.
In macchina fa caldo. Se apro il finestrino l’aria punge. Il paesaggio comincia a cambiare.
Mi affaccio al finestrino per rinfrescare il viso. C’è un binario e noi camminiamo al suo fianco.
Ci sono ancora degli alberi, non dissimili da altri che ho visto. Potrebbero somigliare ai tigli. Tigli spogli e molto impolverati e allungati e magri. Non somigliano ai tigli. Perché ho pensato ai tigli? Ci sono pure tanti cespugli. E ci sono pure i cactus. Cactus giganti. Cactus che ne hanno viste tante. Con buchi, con secchezze. Altissimi.
- vuoi fare qualche foto ai cactus?
- eh? Sì certo. Ci sgranchiamo anche un po’ le gambe.
- Vedi questi cespugli ancora li troveremo fino a duemila metri, duemila e cinque. Infatti qui ci sono ancora le vacche
- e il cavalli?
- pure i cavalli fino a qui possono sopravvivere. Dopo non c’è più niente da mangiare. sopravvivono solo i lama. I lama e le Becugne. E i Guanacos.
Tutti e tre sono tutti della famiglia dei cammelli. I Lama sono domestici. Non esistono lama selvatici allo stato brado, dove c’è un lama c’è sempre un proprietario. I Guanacos possono essere domestici o selvatici ma per lo più sono selvatici. Sono selvatici di carattere. Sputano. Sputano anche i lama ogni tanto ma mai con la cattiveria dei guanacos.

- e le bicugne?

- le bicugne non si fanno avvicinare me se riesci ad avvicinarti sputano anche loro.  le bicugne sono solo selvatiche, sono animali molto timidi, molto veloci, che quasi stavano per estinguersi per via della loro lana molto pregiata
- perché non si limitavano a prendere la lana senza ammazzarle?
- è pregiata anche la pelle
- ah ecco. Ho visto al museo che i tre bambini nobili avevano i ponchos e le borse di bicugna
- oggi una sciarpa di bicugna costa seicento dollari
Mi viene in mente la Pashmina. In India è piano di italiani di tutte le regioni che commentano compre di pashmina.
Quando si diffonderà il turismo qui, sarà pieno di italiani a caccia di sciarpe di bicugna. Per ora non c’è nessuno. Ogni tanto passa qualche camion. Gente che ha a che fare con le miniere.
Ci sono i camion dei minatori sulle strade. La Puna è piena di risorse minerarie. Ora soprattutto il Litio attrae le compagnie straniere. Miniere che si aprono, miniere in sospeso che forse aprono forse no.
- Anche la ferrovia è nata per questo, per facilitare gli scambi fra Cile e Argentina. La vedi quella? È una scuola primaria.
Qui i bambini che abitano nella vallata vengono e dormono dal lunedì al venerdì.
- e perché ci dormono?
- perché le distanze sono troppo grandi per viaggiare tutti i giorni. Guarda quella montagna. Vedi che c’è quella specie di zig zag?
- cos’è un sentiero inca? faccio io come un’idiota. So perfettamente che si sorride dell’ultima moda del turismo a caccia di strade inca. Orde di genti di ogni dove che vogliono fare la strada degli inca e un fiorente commercio di cazzate che ingrassa.
- no, fa lui tranquillo, è un sentiero della gente di qua che quando vuole andare in città deve scavalcare la montagna. Lo fai quando hai qualcosa da vendere, quando proprio ti serve.
- è perché ieri al museo ho visto le foto delle strade inca e molte erano a zig zag… (Cerco di correggere peggiorando)
- Ah ah, fa lui. Sì ma questo no è della gente di qua.
Cambio disinvoltamente discorso – e devono andare a piedi non ci sono autobus?
- l’atobus passa sulla strada principale. Questa gente magari sta in una casa dietro quella vallata…
Seguo il suo sguardo e vedo una montagna enorme. Forse ho le vertigini.
- poi ci sono due case a cinquanta km di distanza, un’altra famiglia dall‘altra parte, non ci sono strade non ci può arrivare un autobus.
Cerco di mantenere non so quale atteggiamento, uno qualsiasi – e come sono queste scuole?
- non sono male, i maestri, il comune, ci mettono tanta energia per farla funzionare. Ci lavora tutta la comunità, c’è chi fa da mangiare chi fa le pulizie. Il fatto è che l’istruzione che ti danno rispetto a quella della città è molto inferiore. È difficile anche per gli insegnati. Li trattano bene, gli danno una casetta riscaldata e tutto, ma qui ancora siamo a un’ora e mezza da Salta e c’è la strada, più avanti non ce la fai. Devi vivere senza contatti, senza niente, non è facile io non ci riuscirei. Ripartiamo?
- sì. Quante ore hai detto che ci mettiamo ad arrivare?
- sette più o meno, ma non ti preoccupare ce la prendiamo comoda.
- e scusa se te lo chiedo un’altra volta ma questo mal di montagna in che consiste?
- maaa, fa lui, sempre con le alzate di sopracciglia come i gauchos, corrugando e scorrugando la fronte per minimizzare: non a tutti fa lo stesso effetto. Può venire un po’ di mal di testa, certe volte non si dorme. Certe persone vomitano, dipende da come stai. qui si dice apunarsi o apunamento. capita anche alla gente di qua quando sale sulla Puna.

- allora ci si sente male per forza?

- no non è detto dipende, noi andiamo tranquilli non ti preoccupare

- certo. Qui quanto siamo saliti?
- qui siamo a duemila e cinque. Arriviamo fino a quattro e cinque e poi riscendiamo a tre e cinque. Vedi quella casetta in miniatura con i fiori?
- c’è stato un incidente?
- no è una santa che si venera in tutta la zona. È morta portando il suo bambino in braccio. È morta di sete ma si dice che il bambino sia sopravvissuto perché anche se era morta il bimbo ha potuto prendere il latte per tre giorni. Questo credono. Io non ci credo. Che ne sanno da quanto era morta quando l’hanno trovata? Comunque la gente vedi gli lascia l’acqua perché non abbia più sete. Invece vedi quel cumulo di sassi?
- è un immondezzaio?
- no. Le bottiglie di plastica sono offerte. Si chiama apacheta. la gente mette queste pietre. Sono luoghi dove si fanno offerte alla Pachamama, la madreterra. Si offre vino, foglie di coca, birra. È tutto la Pachamama è il culto più importante, insieme alle montagne, all’acqua…
- che sono sempre nella terra…
- claaaro. La pachamama è la più importante. Insieme agli altri.
- sono tutti importanti
- claro.
Indico un‘altra casetta in miniatura apparsa sulla stada – un altro altare alla santa?
- no quello è perché ci deve essere stato un incidente.
- dicevi che avevi dei cd?
- certo. Quello che vuoi, se vuoi c’è anche l’attacco per l’mp3 se ce l’hai.
- se ce l’ho? Io ho un I Pod con sessantadue gb di musica. Davvero c’è l’attacco per l’I pod? Questa è una notizia formidabile. Incredibile! Ma sentiamo i tuoi cd intanto. Mi pare che avremo tempo di ascoltare tutto.
- metto Mercedes Sosa va bene?
- perfetto.
Mi sento già molto meglio. La preoccupazione di dovere sostenere una conversazione per sette ore con uno sconosciuto evidentemente aveva il suo peso. Mi sento molto meglio. Guardo il paesaggio e i cespugli ci sono ancora. Gli alberi no. I cactus pure hanno mollato la presa. Ogni tanto si vede un ruscello semi ghiacciato con del muschio e pecore. E asini ogni tanto. Qualcosa mi risucchia in un lampo nell’abitacolo.
- questa canzone la conosco! Non la sentivo da vent’anni!
Comincio timidamente ma nemmeno tanto ad andare dietro al disco.
- levantate y mirate las manos. Para crecer estrechala a tu hermano.
Le parole mi tornano in mente a gruppetti, con dei buchi ma sono così contenta che vado avanti
–Parapppappa… que puede ser magnana! Libranos de aquel que nos domina en la miseria… parppaapa, che bella !
Guardo Raul per capire se condivide l‘entusiasmo. Lo condivide ma non canta. Avrò esagerato? Il cd l’ha messo lui dopotutto. Però sembra contento. Forse è stonato. Comunque il cd si incanta. E comunque ci fermiamo perché dice che siamo arrivati in un posto. La canzone mi ha distratto. È vero siamo in un posto!
Un viale con una decina di case da una parte e dall’altra. Mattoni di terra e tetti di paglia, quasi tutte abbandonate. Un grosso cartello Cocacola azzurro penzola su un muro. Mi accorgo che fuori ci sono due tavolini di legno squadrati e sedie squadrate con la seduta in pelle di mucca. Ci sediamo perché dice Raul che è un bar. E stranamente arriva un ragazzo a prendere l’ordine. In fondo alla strada donne in costume hanno allestito un mercatino sui sassi dove vendono guantini, cappellini, bamboline, piccoli lama di lana, artigianato. Le venditrici saranno una dozzina abbondante. La merce occupa lo spazio di una piazza. Io non ho visto un’altra macchina passare da almeno un paio d’ore.
- sai se c’è un bagno?
- si è in quella porta lì.
Attraverso la strada assolata. Entro per sbaglio in una stanza dove c’è un enorme telaio. Non capisco come funzioni l’economia locale. Entro nella porta giusta.
Abbiamo ordinato tè di coca. Sarà l’altezza, sarà il sole. A me viene da ridacchiare sotto i baffi per il fatto che si possa ordinare coca. Sono una turista idiota. Imparare a convivere con questa nuova cognizione di sé.
- e a parte per il tè, dicevi che ci eravamo fermati per cosa?
- per il sito archeologico. C’è una città precolombiana lassù.
- una città?
- si
- Una intera città precolombiana intera?
- sì
- per questo pensano di poter vendere tutti quei cappellini?
- esatto
- ma non li venderanno mai
- no, puoi trovarne di più economici e fatti meglio ovunque
Di nuovo ho l’impressione di sentirmi un pochino strana.

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los tres nignos (la tastiera non ha la egne, 7a puntata)

AUTORE: sabinaguzzanti
POSTATO IL 14 luglio 2010

 

Non si dice indio non si dice mummia non si dice sacrificio

Salta, mai sentita nominare prima. Eppure a modo suo è una gran città. Sono arrivata verso le quattro del pomeriggio e sono ripartita alle otto di mattina. Non me la dimenticherò.
Ho posato le valige nella Finca, qui si dice Finca. Ho ammirato l’eleganza della struttura e dell’arredamento con orgoglio, la finca è gestita e ristrutturata da una coppia di Italiani. Mi sono connessa velocemente a internet, salutato amici e parenti e sono andata a fare un giro in città.
Noto più di un negozio di strumenti musicali con molti strumenti andini. Mi sono già simpatici. Tante facce indie e tante mescolanze. Volendo qui lavorano bene l’argento, me l’hanno detto le zie di Buenos Aires. Butto un occhio e mi comprerei per me o per un regalo un braccialetto un anello, una cosa di queste con l‘argento mescolato al tessuto. Peccato che mi sia fatta convincere dalla ragazza dell’agenzia a visitare il museo. Era talmente entusiasta, direi anche determinata, ha vinto. Sopporterò un’ora di coccetti e pettinini Inca. Ha chiamato una guida per me che  alle sei mi aspetta davanti al Maam alle sei. Non posso squagliarmela. Ho venti muniti di tempo e do’ un’occhiata alla cattedrale sulla stessa piazza del museo.  Le chiese qui sono tutte colorate, attraenti. La cattedrale è rosa confetto. Entro e penso, la casa del Dio dei poveri. Non ho mai pensato niente del genere entrando in una chiesa. Non c‘è possibilità di una conversione, registro una differenza.

Rifletto sul concetto base del cristianesimo.  Solo nella povertà l’esistenza è dignitosa. Solo i poveri sono degni di rispetto. State coi poveri, vivete in povertà. Non ha detto aiutate i poveri, chiedete alla Cuccarini e Giletti di fare una colletta. Piuttosto radicale sì.
Ciò detto il giro della cattedrale è presto fatto, mi presento al museo con dieci minuti di anticipo. Alle sei non si vede nessuno, alle sei e dieci nemmeno, faccio il biglietto ed entro.
Un giovane con barba e codino guida un gruppo di turisti. Parla con un tono di voce molto alto e gli costa fatica. Per prendere il respiro usa “sì” come intercalare e ci  mette il peso che si mette su un bastone in una salita.
- Allora dovete capire che parliamo di una civiltà, di una cultura molto diversa dalla nostra, sì?
Si può essere o non essere d’accordo ma bisogna avere rispetto sì?
Questo è molto importante, rispetto! È molto importante sì?
Perché bisogna capire innanzi tutto che dal loro punto di vista non stavano morendo, si stavano ricongiungendo con la divinità e che era un grande onore per loro. Sì?
Per questo, per rispetto, noi non usiamo la parola sacrificio ma la parola “offerta” chiaro? Questo è molto importante, sì?

Oibò, penso io, dove sono capitata? Sacrificio offerta morte? Di che stiamo parlando?Ho capito male? Il tizio con quella foga parlava di sacrifici umani? Si può o non si può essere d’accodo? Oibò.
Mi viene in mente Apocalypto e il sottile messaggio di Mel Gibson: “ècché solo l’americani hanno fatto li massacri? Sempre a dì poveri indiani, poveri indiani però pure loro finché hanno potuto mica c‘andeveno piano co le mazzate”.

Scendo per vedere se nel frattempo la mia guida è arrivata e la incrocio infatti all’entrata. È piccolissima, incinta e affannata. Si chiama Adriana. Cominciamo la visita.
Dalle prime parole penso: questo museo è più di un museo è un’esperienza, è una porta. Meno male che sono venuta.
Cominciamo con un video in cui parlano gli archeologi che hanno partecipato alla spedizione sullo Llullaillaco. Adriana ha preso parte anche lei alla spedizione nel ‘99, bella fortuna averla come guida.
Benché il giovane prima di Adriana  abbia parlato chiaro, l’argomento è troppo sconvolgente. Ci metto dieci minuti buoni per accettare che il tema sia proprio quello. L’ho sentito, ma non mi è entrato in testa faccio la gnorri con me stessa.
- abbiamo dovuto fare diversi accampamenti perché il vulcano Llullaillaco è alto 6700 metri. Sulla strada vedi abbiamo trovato queste rovine. Questa probabilmente era il luogo dove il sacerdote preparava i bambini per l’ultima volta.
-quali bambini?
- i bambini prescelti che salivano per questo sentiero, facevano un ultima tappa qui dove hanno bevuto un po’ di chicha e sono saliti sulla cima dove li abbiamo trovati.
- cioè qui ci sono le mummie dei bambini?
- tecnicamente non è corretto chiamarle mummie perché il processo di mummificazione è tutt’altro. Se pensi all’Egitto i corpi venivano svuotati e imbalsamati, qui non è successo niente del genere. I tre bambini sono morti congelati, noi la chiamiamo morte bianca.
- ma stiamo parlando di tre bambini uccisi per essere sacrificati?
- sì, piuttosto che dire sacrificio è più corretto parlare di offerta perché così veniva percepita da tutti anche da quelle che per noi sono vittime.
Lo Llullaillaco  era una montagna sacra per gli Incas. Sempre si facevano offerte alla montagna e salire alla cima era un modo per connettere il popolo con gli dei. I bambini che venivano offerti erano bambini nobili. Era un onore per la famiglia essere scelti.
Vedi questa era la corona di piume? È della più grande che aveva circa quindici anni ed era una vergine del tempio. Le vergini avevano compiti importanti, solo una vergine per esempio poteva cucinare per il re. Lei accompagnava gli altri due di sei e otto anni come per proteggerli. Questa corona di piume bianche vedi, anche queste piume rosse che ornano la borsa vedi? Questa è una borsa per le foglie di coca
- per le foglie di coca?
- si le foglie di coca si portavano sempre sia per i rituali, sia per sentire meno la fatica camminando, si portavano sempre
- si portano anche adesso
- si anche adesso certo
- Dicevo queste piume colorate, vedi anche su questa collana sono azzurre? vengono dagli uccelli dell’amazzonia e sono il segno della potenza dell’impero Incas che va dal nord fino a un pezzo del Cile e dell’argentina e prende anche una grande parte della foresta amazzonica.
- ma gli Indios hanno ancora il culto della montagna?
- noi non usiamo questa parola indios a loro non piace, diciamo meglio, aborigeni o popolazioni originarie
- un po’ lungo ma va bene
- sì comunque molte montagne sono considerate sacre e c’è anche una grande polemica su questi scavi, su questo museo, in altri musei hanno dovuto togliere i corpi
- perché ce ne sono altri?
- in tutte le montagne si trovano corpi. E secondo la credenza locale è sacrilegio portarli via. È anche pieno di gente che spera di trovare oro, tombaroli li chiamate così?
- sì esatto! parli italiano?
- un poco. Costanza l’archeologa della spedizione che mi ha portato con loro è italiana ho imparato poco poco. Ma a dire il vero io non c’ero quando hanno scoperto i bambini, ho seguito solo gli scavi delle rovine e delle strade che poi guardiamo.
- quindi dicevamo questi tre bambini sono stati sacrificati ma diciamo offerti e hanno sofferto, i genitori erano contenti?
- i genitori erano molto onorati. Li hanno accompagnati fino quasi all‘ultimo. Poi si sono fermati in questa costruzione con il sacerdote che gli ha fatto bere della chicha, sai cos’è?
-  sì, vino di mais
- brava come lo sai?
- l’ho sentito in tante canzoni
- ah bello. Dunque con questa bevanda alcolica i bambini erano come un po’ in trance, poi a quest’altezza fa molto freddo, si sono seduti in questa piccola caverna preparata per loro e si sono addormentati, si muore in pochi minuti con il gelo. Per questo in questo caso è stata una morte molto dolce.
- altre volte non era dolce?
- altre volte no, in altri posti rompevano la testa o altre cose.
In questa caverna insieme ai bambini, sono stati ritrovati tutti questi oggetti per accompagnali nell’altro mondo. Vedi? Sono tutti doppi i sandali perché si pensava che il cammino fosse lunghissimo e le scarpe si sarebbero consumate.
Poi ci sono i lama con i loro pastori d’argento, vedi i lama si vede che sono maschi e femmine. Ci sono queste bamboline d’oro che rappresentano i bambini.
Vedi come erano messi questi oggetti? Gli Incas non avevano scrittura usavano i simboli. C’è un gruppo di lama che parte e un gruppo che arriva. Questo c’è per ognuno di loro.  Ma non sappiamo che vuol dire. Vedi il disegno sul poncho della bambina? È un serpente con due teste e al centro c’è un continente. Forse un giorno scopriremo il significato. Sono messaggi forse.
Questi bambini li chiamano anche messaggeri del tempo per questo. Portano un messaggio però ancora non sappiamo quale.
Ecco vedi questo è il bambino, si vede che è sereno. Vedi queste corde che ha tutto attorno?
- sì. perché l’hanno legato se era d’accordo?
- le corde servono perché dopo morti non si cada non ci si afflosci per rimanere seduti dritti. Ce le hanno tutti vedi? Questa è la ragazza di quindici anni. Il viso di lei si vede meglio, non è nascosto tra le ginocchia. Vedi che ha la guancia piena? Sono le foglie di coca, ce le hanno tutti e tre.
Abbiamo fatto le analisi e abbiamo scoperto che avevano appena finito di mangiare, è stato ritrovato cibo nei loro stomaci. La ragazza era raffreddata aveva muco nei polmoni. Era in corso l’ovulazione. Gli organi interni sono intatti. E vedi il piccolo? Vedi quei puntini bianchi? Sono le uova dei pidocchi. Gli archeologi si sono presi dieci minuti in cui hanno fatto tutte le analisi possibili. Nella parte dietro ci sono le foto, indossano tute bianche e maschere per non contaminarli. Dopo di ché sono stati messi in questi frigoriferi speciali.
- ma quando li hanno trovati come li hanno visti, dov’erano, com’erano?
- li hanno trovati sotto una roccia in una specie di recinto di pietre dentro il ghiaccio. Per scongelarli senza danneggiarli hanno usato acqua calda e con pazienza consumato il blocco.
Guarda questo piccolo lama d’argento lo vedi che ha un buco?
- sì?
- è stato un fulmine. Ha colpito la bambina sul collo l’ha attraversata e poi ha colpito il lama. Vedi che è annerita?
- ma è stata colpita dopo che era morta?
- sì certo dopo. Vedi anche lei ha una guancia con un malloppetto di foglie di coca…
- sì. Ma perché ha il viso così allungato?
- era un segno di distinzione della nobiltà. Da neonati il cranio veniva stretto con delle sbarre di metallo, legate poi con delle corde, per dare alla testa una forma allungata, o alla fronte una inclinazione più orizzontale.
Queste che abbiamo visto adesso sono copie dei corpi,  l’originale è in quella vetrina. In questo momento possiamo vedere il bambino. Si espongono a turno le altre due vengono conservate in speciali frigoriferi. Anche questa esposta, vedi, dietro c’è un sistema di climatizzazione molto complesso. Non devono entrare in contatto con nulla che li possa contaminare. Guarda la pelle com’è ben conservata. Erano di un colore abbastanza scuro. Guarda le scarpe.
- ma sono saliti a seimila e ottocento metri con queste ciabattine senza calze?
- non si usavano le calze, però ha un poncho di lana pregiata, è di bicugna una specie di lama selvatico che ora è protetto. Vedi il tessuto com’è fino?
Ricevute tutte le spiegazioni che sono in grado di assimilare mi fermo a guardare.
Una ondata di silenzio si propaga dalla vetrina.

Un bambino vestito di rosso, coi capelli neri neri, accovacciato e ornato elegantemente con piume e fettucce di tessuto colorato, è arrivato dal quindicesimo secolo al ventiduesimo addormentandosi insieme a due compagni.

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