los tres nignos (la tastiera non ha la egne, 7a puntata)
POSTATO IL 14 luglio 2010
Non si dice indio non si dice mummia non si dice sacrificio
Salta, mai sentita nominare prima. Eppure a modo suo è una gran città. Sono arrivata verso le quattro del pomeriggio e sono ripartita alle otto di mattina. Non me la dimenticherò.
Ho posato le valige nella Finca, qui si dice Finca. Ho ammirato l’eleganza della struttura e dell’arredamento con orgoglio, la finca è gestita e ristrutturata da una coppia di Italiani. Mi sono connessa velocemente a internet, salutato amici e parenti e sono andata a fare un giro in città.
Noto più di un negozio di strumenti musicali con molti strumenti andini. Mi sono già simpatici. Tante facce indie e tante mescolanze. Volendo qui lavorano bene l’argento, me l’hanno detto le zie di Buenos Aires. Butto un occhio e mi comprerei per me o per un regalo un braccialetto un anello, una cosa di queste con l‘argento mescolato al tessuto. Peccato che mi sia fatta convincere dalla ragazza dell’agenzia a visitare il museo. Era talmente entusiasta, direi anche determinata, ha vinto. Sopporterò un’ora di coccetti e pettinini Inca. Ha chiamato una guida per me che alle sei mi aspetta davanti al Maam alle sei. Non posso squagliarmela. Ho venti muniti di tempo e do’ un’occhiata alla cattedrale sulla stessa piazza del museo. Le chiese qui sono tutte colorate, attraenti. La cattedrale è rosa confetto. Entro e penso, la casa del Dio dei poveri. Non ho mai pensato niente del genere entrando in una chiesa. Non c‘è possibilità di una conversione, registro una differenza.
Rifletto sul concetto base del cristianesimo. Solo nella povertà l’esistenza è dignitosa. Solo i poveri sono degni di rispetto. State coi poveri, vivete in povertà. Non ha detto aiutate i poveri, chiedete alla Cuccarini e Giletti di fare una colletta. Piuttosto radicale sì.
Ciò detto il giro della cattedrale è presto fatto, mi presento al museo con dieci minuti di anticipo. Alle sei non si vede nessuno, alle sei e dieci nemmeno, faccio il biglietto ed entro.
Un giovane con barba e codino guida un gruppo di turisti. Parla con un tono di voce molto alto e gli costa fatica. Per prendere il respiro usa “sì” come intercalare e ci mette il peso che si mette su un bastone in una salita.
- Allora dovete capire che parliamo di una civiltà, di una cultura molto diversa dalla nostra, sì?
Si può essere o non essere d’accordo ma bisogna avere rispetto sì?
Questo è molto importante, rispetto! È molto importante sì?
Perché bisogna capire innanzi tutto che dal loro punto di vista non stavano morendo, si stavano ricongiungendo con la divinità e che era un grande onore per loro. Sì?
Per questo, per rispetto, noi non usiamo la parola sacrificio ma la parola “offerta” chiaro? Questo è molto importante, sì?
Oibò, penso io, dove sono capitata? Sacrificio offerta morte? Di che stiamo parlando?Ho capito male? Il tizio con quella foga parlava di sacrifici umani? Si può o non si può essere d’accodo? Oibò.
Mi viene in mente Apocalypto e il sottile messaggio di Mel Gibson: “ècché solo l’americani hanno fatto li massacri? Sempre a dì poveri indiani, poveri indiani però pure loro finché hanno potuto mica c‘andeveno piano co le mazzate”.
Scendo per vedere se nel frattempo la mia guida è arrivata e la incrocio infatti all’entrata. È piccolissima, incinta e affannata. Si chiama Adriana. Cominciamo la visita.
Dalle prime parole penso: questo museo è più di un museo è un’esperienza, è una porta. Meno male che sono venuta.
Cominciamo con un video in cui parlano gli archeologi che hanno partecipato alla spedizione sullo Llullaillaco. Adriana ha preso parte anche lei alla spedizione nel ‘99, bella fortuna averla come guida.
Benché il giovane prima di Adriana abbia parlato chiaro, l’argomento è troppo sconvolgente. Ci metto dieci minuti buoni per accettare che il tema sia proprio quello. L’ho sentito, ma non mi è entrato in testa faccio la gnorri con me stessa.
- abbiamo dovuto fare diversi accampamenti perché il vulcano Llullaillaco è alto 6700 metri. Sulla strada vedi abbiamo trovato queste rovine. Questa probabilmente era il luogo dove il sacerdote preparava i bambini per l’ultima volta.
-quali bambini?
- i bambini prescelti che salivano per questo sentiero, facevano un ultima tappa qui dove hanno bevuto un po’ di chicha e sono saliti sulla cima dove li abbiamo trovati.
- cioè qui ci sono le mummie dei bambini?
- tecnicamente non è corretto chiamarle mummie perché il processo di mummificazione è tutt’altro. Se pensi all’Egitto i corpi venivano svuotati e imbalsamati, qui non è successo niente del genere. I tre bambini sono morti congelati, noi la chiamiamo morte bianca.
- ma stiamo parlando di tre bambini uccisi per essere sacrificati?
- sì, piuttosto che dire sacrificio è più corretto parlare di offerta perché così veniva percepita da tutti anche da quelle che per noi sono vittime.
Lo Llullaillaco era una montagna sacra per gli Incas. Sempre si facevano offerte alla montagna e salire alla cima era un modo per connettere il popolo con gli dei. I bambini che venivano offerti erano bambini nobili. Era un onore per la famiglia essere scelti.
Vedi questa era la corona di piume? È della più grande che aveva circa quindici anni ed era una vergine del tempio. Le vergini avevano compiti importanti, solo una vergine per esempio poteva cucinare per il re. Lei accompagnava gli altri due di sei e otto anni come per proteggerli. Questa corona di piume bianche vedi, anche queste piume rosse che ornano la borsa vedi? Questa è una borsa per le foglie di coca
- per le foglie di coca?
- si le foglie di coca si portavano sempre sia per i rituali, sia per sentire meno la fatica camminando, si portavano sempre
- si portano anche adesso
- si anche adesso certo
- Dicevo queste piume colorate, vedi anche su questa collana sono azzurre? vengono dagli uccelli dell’amazzonia e sono il segno della potenza dell’impero Incas che va dal nord fino a un pezzo del Cile e dell’argentina e prende anche una grande parte della foresta amazzonica.
- ma gli Indios hanno ancora il culto della montagna?
- noi non usiamo questa parola indios a loro non piace, diciamo meglio, aborigeni o popolazioni originarie
- un po’ lungo ma va bene
- sì comunque molte montagne sono considerate sacre e c’è anche una grande polemica su questi scavi, su questo museo, in altri musei hanno dovuto togliere i corpi
- perché ce ne sono altri?
- in tutte le montagne si trovano corpi. E secondo la credenza locale è sacrilegio portarli via. È anche pieno di gente che spera di trovare oro, tombaroli li chiamate così?
- sì esatto! parli italiano?
- un poco. Costanza l’archeologa della spedizione che mi ha portato con loro è italiana ho imparato poco poco. Ma a dire il vero io non c’ero quando hanno scoperto i bambini, ho seguito solo gli scavi delle rovine e delle strade che poi guardiamo.
- quindi dicevamo questi tre bambini sono stati sacrificati ma diciamo offerti e hanno sofferto, i genitori erano contenti?
- i genitori erano molto onorati. Li hanno accompagnati fino quasi all‘ultimo. Poi si sono fermati in questa costruzione con il sacerdote che gli ha fatto bere della chicha, sai cos’è?
- sì, vino di mais
- brava come lo sai?
- l’ho sentito in tante canzoni
- ah bello. Dunque con questa bevanda alcolica i bambini erano come un po’ in trance, poi a quest’altezza fa molto freddo, si sono seduti in questa piccola caverna preparata per loro e si sono addormentati, si muore in pochi minuti con il gelo. Per questo in questo caso è stata una morte molto dolce.
- altre volte non era dolce?
- altre volte no, in altri posti rompevano la testa o altre cose.
In questa caverna insieme ai bambini, sono stati ritrovati tutti questi oggetti per accompagnali nell’altro mondo. Vedi? Sono tutti doppi i sandali perché si pensava che il cammino fosse lunghissimo e le scarpe si sarebbero consumate.
Poi ci sono i lama con i loro pastori d’argento, vedi i lama si vede che sono maschi e femmine. Ci sono queste bamboline d’oro che rappresentano i bambini.
Vedi come erano messi questi oggetti? Gli Incas non avevano scrittura usavano i simboli. C’è un gruppo di lama che parte e un gruppo che arriva. Questo c’è per ognuno di loro. Ma non sappiamo che vuol dire. Vedi il disegno sul poncho della bambina? È un serpente con due teste e al centro c’è un continente. Forse un giorno scopriremo il significato. Sono messaggi forse.
Questi bambini li chiamano anche messaggeri del tempo per questo. Portano un messaggio però ancora non sappiamo quale.
Ecco vedi questo è il bambino, si vede che è sereno. Vedi queste corde che ha tutto attorno?
- sì. perché l’hanno legato se era d’accordo?
- le corde servono perché dopo morti non si cada non ci si afflosci per rimanere seduti dritti. Ce le hanno tutti vedi? Questa è la ragazza di quindici anni. Il viso di lei si vede meglio, non è nascosto tra le ginocchia. Vedi che ha la guancia piena? Sono le foglie di coca, ce le hanno tutti e tre.
Abbiamo fatto le analisi e abbiamo scoperto che avevano appena finito di mangiare, è stato ritrovato cibo nei loro stomaci. La ragazza era raffreddata aveva muco nei polmoni. Era in corso l’ovulazione. Gli organi interni sono intatti. E vedi il piccolo? Vedi quei puntini bianchi? Sono le uova dei pidocchi. Gli archeologi si sono presi dieci minuti in cui hanno fatto tutte le analisi possibili. Nella parte dietro ci sono le foto, indossano tute bianche e maschere per non contaminarli. Dopo di ché sono stati messi in questi frigoriferi speciali.
- ma quando li hanno trovati come li hanno visti, dov’erano, com’erano?
- li hanno trovati sotto una roccia in una specie di recinto di pietre dentro il ghiaccio. Per scongelarli senza danneggiarli hanno usato acqua calda e con pazienza consumato il blocco.
Guarda questo piccolo lama d’argento lo vedi che ha un buco?
- sì?
- è stato un fulmine. Ha colpito la bambina sul collo l’ha attraversata e poi ha colpito il lama. Vedi che è annerita?
- ma è stata colpita dopo che era morta?
- sì certo dopo. Vedi anche lei ha una guancia con un malloppetto di foglie di coca…
- sì. Ma perché ha il viso così allungato?
- era un segno di distinzione della nobiltà. Da neonati il cranio veniva stretto con delle sbarre di metallo, legate poi con delle corde, per dare alla testa una forma allungata, o alla fronte una inclinazione più orizzontale.
Queste che abbiamo visto adesso sono copie dei corpi, l’originale è in quella vetrina. In questo momento possiamo vedere il bambino. Si espongono a turno le altre due vengono conservate in speciali frigoriferi. Anche questa esposta, vedi, dietro c’è un sistema di climatizzazione molto complesso. Non devono entrare in contatto con nulla che li possa contaminare. Guarda la pelle com’è ben conservata. Erano di un colore abbastanza scuro. Guarda le scarpe.
- ma sono saliti a seimila e ottocento metri con queste ciabattine senza calze?
- non si usavano le calze, però ha un poncho di lana pregiata, è di bicugna una specie di lama selvatico che ora è protetto. Vedi il tessuto com’è fino?
Ricevute tutte le spiegazioni che sono in grado di assimilare mi fermo a guardare.
Una ondata di silenzio si propaga dalla vetrina.
Un bambino vestito di rosso, coi capelli neri neri, accovacciato e ornato elegantemente con piume e fettucce di tessuto colorato, è arrivato dal quindicesimo secolo al ventiduesimo addormentandosi insieme a due compagni.












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