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	<title>Il Sito UFFICIALE di Sabina Guzzanti &#187; into-the-wilde</title>
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		<title>sopra il cielo di torino</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Dec 2008 11:09:13 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Da sinistra entra un caldo piacevole. Quanto durerà? Non molto penso e infatti è già attenuato. L’aereo si è inclinato e il sole è uscito dall’oblò.  Ad occhi chiusi osservo che insieme al rumore dei motori c’è il rumore della rabbia di chi legge il giornale. Si sentono gli schiaffi dei voltapagina sempre faticosi. Fogli grandi. Braccioli vicini. Articoli da cui si capisce solo vagamente il tema e che ci deve essere dell’altro. Ognuno si fa le sue idee. Per quanto si possa essere sospettosi non lo si è mai abbastanza.<br />
Ieri Claudio alla cassa era imbestialito con Berlusconi. C’erano quattro uomini sui sessanta oltre a me e a un cane col guinzaglio penzoloni. Sono andata a pagare il caffè e urlava: “voglio sapere chi produce le tessere di povertà! Voglio sapere chi le fa!”<br />
In che senso? Fisicamente le tessere?<br />
“sì chi fa le tessere!”<br />
la mattina non riesco ad articolare ma ho capito. Sospetta che mediaset  produca tessere. Come quando facevano i decoder. Però quanto ci si potrà guadagnare da una tessera? Me la immagino più sofisticata possibile. Di plastica. Con la foto. La strisciata magnetica. Magari è un affare. Noi non siamo portati per questi calcoli.<br />
Fra le prove prima e la tourné poi sono mesi che non vado al cinema e comincia a mancarmi. Siamo stati tentati di entrare in qualche multisala nei centri commerciali ma tra il posto e il natale la programmazione è veramente respingente. Nemmeno la rota più nera ti butta dentro.<br />
L’altoparlante interrompe inutilmente i pensieri di tutti per dire che stiamo andando a Torino i gradi e l’altitudine. Poi ripete tutto nell’inglese “tanto per”, dei comandanti.<br />
Nel centro commerciale in compenso ho comprato qualche altro dvd.<br />
In macchina nel tragitto Mantova Sanremo mi sono sparata “into the wilde”.<br />
La batteria del computer si è indebolita e non è mai stata un gran che quindi all’andata dopo 55 minuti si è spento tutto. Ho ricaricato il computer nel camerino durante lo spettacolo e ho visto il resto nel tragitto Sanremo – Genova.<br />
Dunque alla fine della prima ora ero incantata. Un gran bel film. Uno dei film più belli degli ultimi anni non so quanti. Bello come è montato, come è girato, belle le musiche, belli i paesaggi bello perché è un film davvero che ti racconta un viaggio davvero, una ribellione, un altro mondo, un altro modo di vedere, di incontrare i passeggiatori della crosta terrestre. Bello perché da quando non si fa un film  che davvero respinge le illusioni? Che davvero alla fine non è complice con tutto quello che finge di respingere?<br />
“per motivi di sicurezza siete pregati di allacciare le cinture di sicurezza attencion pliz…”<br />
c’è una hostess che ha delle zampone enormi e quando cammina l’aereo trema.<br />
La seconda ora di into the wilde va peggiorando. Come al solito nei film americani o all’americana cioè ormai quasi tutti. È la morale che li rovina. Il finale distrugge tutto quello che c’era di vitale nei propositi. Qui rovinano tutto spiegando che è una storia vera. Ringraziano i familiari per la collaborazione nonostante il dolore. Non c’è più niente di universale è diventato un caso umano. Il percorso inverso a quello catartico. Mi ha fatto pensare ad alpha dog altro bel film distrutto nell’ultima mezz’ora proprio dall’aspetto biografico. Ci fanno vedere la madre del ragazzino finta ma per spiegare che è un fatto di cronaca e come è andato il processo e porcherie varie e una storia perfetta diventa un fatterello di cronaca che si perde fra mille e che non può insegnare niente a nessuno.</p>
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