Articoli marcati con tag ‘internazionale satira’

los acapulcos

AUTORE: sabinaguzzanti
POSTATO IL 12 June 2008

oggi non ci sono appuntamenti. un mio amico è stato invitato da una coppia che ha conosciuto ad acapulco che ha un museo in casa. mi dice che hanno frida khalo e vado con lui.

mi dice che lui è simpatico lei un po’ una so tutto io. ci mandano a prendere con una macchina. è un quartiere residenziale a una mezz’ora da dove siamo noi. arrivati alla villa scendiamo dall’auto e saliamo su una navetta. passiamo prati e fontane e un laghetto artificiale pieno di papere che poi scoprirò essere oche. è una villa sontuosa, non so dire se bella ma piena di stanze che non servono a niente e saloni arredati solo per ospitare quadri. lampadari enormi e vasi e tappeti, tutti oggetti da esposizione.

il cameriere ci offre dello champagne e conosciamo il padrone di casa. settantacinque anni circa tarchiato e rotondetto giacca blu e camicia a quadretti blu, papillon rosso che non ci sta e capelli bianchi legati col codino. guardo ancora il papillon con uno sguardo più attento e aperto. no, non ci sta.

arriva un altro ospite, un architetto italiano che vive in messico da trent’anni con la sua compagna messicana bella sui 50, bionda con gli occhi azzurri vicini come la bambina dell’esorcista e un vestito verde.

cominciamo a guardare i quadri che in effetti non mi piacciono.

non siamo sicuri che si tratti di un pranzo, saranno le tre del pomeriggio ormai, ma qui in messico è l’ora sua. stiamo aspettando la padrona di casa.

arriva un’altra coppia di ospiti messicani. uno alto grosso naso schiacciato, faccia simpatica. la sua donna bionda, una versione meno riuscita di ursula andres ma sul genere. lineamenti pronunciati, camicia di voile ghepardata, jeans con strappi e brillantini, un grossissimo sedere un po’ come i cavalli maremmani. zoccoletti di legno con pietre luccicanti ispirate ai topazi.

mi tolgo la giacca e guardo i quadri ancora perché non c’è niente altro da fare. mi volto. è arrivata. allora da dove cominciare? ha i capelli lunghissimi nerissimi, piuttosto radi. proprio un po’ pelata. all’attaccatura segni di cuciture. occhi verdi. alta. maglietta nera attillata scollata. lo sterno in avanti, una medaglia d’oro al collo. seno ultracadente, minigonna bianca e nera, pantacollant neri, scarpe bianche e nere con tacchi sottili. barcollante. volto tirato innaturalmente da più punti. sopracciglia larghe tutte solo disegnate. fronte altissima. bocca sottile.

ci salutiamo, ha i denti pieni di rossetto. comincia a illustrarci i quadri. parla come se tutto fosse sensazionale. ha una voce leggermente roca. ogni tanto alza il braccio con l’indice puntato e parla come se stesse dichiarando guerra a qualcuno con gli occhi strizzati. poi fa una pausa: "pa’ que te lo digo?" ha il fiatone. molte ore dopo mi diranno all’orecchio che ha ottantacinque anni. la vita è sottilissima, i fianchi miracolosamente tondi. sembra che la gonna abbia un’armatura o un’imbottitura, ma nelle foto di quando era giovane di cui è pieno il palazzo, erano proprio così. penso di toccarglieli per vedere se sono veri. lei tocca tutti. non lo faccio.

sono arrivati altri ospiti, ho perso il conto, due cagnolini pechinesi scorrazzano tra i nostri piedi e cominciamo a fare il giro della villa per ammirare le opere d’arte che compra la padrona.

mira! que precioso! que maravilla! y esto? esta es la unica obra, la UNICA que compre’ que nos es mejicana! es de una italiana. mirala, tocala! aqui todo es mexicano, dice con lo sguardo sempre rigorosamente invasato. si tratta di un tavolo di marmo intarsiato. l’architetto italiano mi dice che è una tecnica di un posto strano di cui al momento non ricorda il nome. - ah! eccolo! emilia romagna! - perché strano? domando io senza ottenere risposta, come del resto mi capiterà spesso nelle ore successive.

il giro continua, non finisce più. i quadri di frida sono in un museo a NY. ci sono solo quelli del suo maestro fidanzato diego rivera, e non mi piacciono. mi spiegano che era uno bravo. li guardo ancora. non mi piacciono non c’è verso.

e non parliamo dei tappeti dice il padrone di casa. ah i tappeti, quanti ce ne sono tutti messicani. la signora bionda sta camminando scalza sopra uno di questi. che sensazione bellissima dice, come si sentono i rilievi!

- visto? lo senti? ahah! dice la padrona. esaltata. e dovresti camminare su quello che ho nella stanza di sopra. però non è aperta agli ospiti. NESSUNO ci può entrare! braccio alzato indice puntato, fuoco dagli occhi: NADIE!

lo champagne mi sta corrodendo lo stomaco. mi annoio e ho un po’ caldo e un po’ freddo. non ne posso più di lampadari d’oro, vasi, servizi di piatti maya, antiche mappe e antiche pergamene e scrigni e coppe e altri tappeti e arazzi e tavoli di marmo di un solo pezzo e pareti di vetro con le tende che si alzano al nostro arrivo. fuori c’è la giungla. è molto verde il messico. verde disordinato. la casa è brutta, ora lo vedo. c’è un pollock. bene vediamo il pollock. bello. sfondo grigio argentato. non l’ha pagato niente. oggi mi dice il mio amico, è il pittore più pagato del mondo. 150 milioni di dollari a quadro. perché ne ha fatti pochi, è morto presto.

una volta sentite questa: ha comprato un quadro di un pittore e il suo avvocato l’ha strillata. - perché compri il quadro di quel nero che non vale niente?

gli occhi si muovono come quelli della strega del luna park. le labbra sempre sempre contratte hanno il contorno marrone scuro che non c’entra niente col rossetto. era basquiat! ah ah ah! e allarga le braccia lunghe e muove le mani che erano state belle.

non ne posso più. mi riprendo perché in una delle stanze c’è un odore meraviglioso. potrebbe essere incenso ma si capisce che è qualcos’altro. le pareti sono sempre in ogni quarto foderate di legno intagliato. sarà il legno delle pareti. no. è il soffitto. alzo gli occhi. spessissimi cubi intagliati abbastanza grossolanamente. è di legno di sandalo! legno di sandalo a tonnellate! un profumo meraviglioso. - guarda sabina, mi chiama il padrone. -guarda queste foto.

è la moglie con borges. è la moglie con onassis. è la moglie con la callas. altre sue foto dappertutto. -leggi sabina.

l’italiano col monocolo sta leggendo un antico telegramma in francese dove si attesta che la padrona è stata riconosciuta ufficialmente come una delle dieci donne più eleganti del mondo. è pieno di sue foto ovunque. e guarda questo. una vergine bizantina. l’unica opera non messicana della casa. perché qui è tutto messicano. pure pollock? ma a loro non interessano le nostre domande. ci vogliono stupire e noi dobbiamo solo dire ah e oooh. lei mi rivolge spesso la parola e mi accarezza e poi mi da una lezione su qualcosa.

-ti puoi sempre fidare di una bella donna perchè non avrà mai niente da invidiare a nessuno!

di chi sta parlando? di me? di lei? ci sta accusando di essere invidiose? è lei invidiosa perché è vecchia? ha di nuovo il fiatone.

mi dice che ci sono migliaia di riviste che la ritraggono. che suo marito le dice sempre che dovrebbe esporle ma lei… riprende fiato. lancia un braccio verso l’esterno. ansima. muove la mano come lorence oliver in re lear. lei no. a lei non importa esporre le sue foto! non credo alle mie orecchie mi giro per cercare lo sguardo complice di ferdinando ma lui è imbambolato ad annuire in un alto angolo.

a lei non importa esporre le sue foto. le basta che si sappia che borges ha detto che lei è la donna più bella del mondo. rilancia il braccio. riansima.

mi ricorda una mia amica mitomane tra le altre cose. tra gli altri disturbi.

- sabina! nunca has oido de un pintor que se llamava Velasquez?

- si lo he oido, de verdad ne tienes uno?

in diagonale, braccia completamente aperte ci fa strada. eccolo. su un caminetto un piccolo ritratto di un principe bambino. ha gli occhi imbronciati, non ne può più nemmeno lui. davanti una panca di legno più da giardino che da casa. sotto il velasquez ancora due foto della padrona più grandi del quadro.

- cuando me siento aquì, me olvido DE: TO-DO.

la porta aperta da su un tavolo apparecchiato.

in fondo tre musicisti argentini noleggiati per l’occasione hanno cominciato a suonare tanghi e milonghe in onore della padrona che è argentina.

il pranzo pure si preannuncia come una tortura. lei e il marito cantano e sanno tutte le canzoni. non gli importa che i loro ospiti si divertano.

le signore le ammiro molto hanno ancora la forza di fare dei complimenti. sul cibo, sulla musica, sul vino, sul vino dolce. sui ballerini di tango che ci girano intorno.

ci tiene a dirmi la padrona che loro questi pranzi li fanno tutti i giorni. che normalmente hanno molti più invitati.

vi racconterei del menù se avessimo preso qualche decisione politica, ma non è successo. peccato perché il patto dell’avocado avrebbe avuto un futuro.

poi all’improvviso tutto cambia. finito di mangiare ci siamo spostati in un’altra sala. ci sono i musicisti. un grande tavolo al centro e due poltrone soltanto in un angolo.

ci sediamo sugli scalini. la pazza resta dalla parte opposta a ballare e cantare. siamo tutti un po’ brilli. il padrone di casa fa il cascamorto e mi fa ballare il tango. una signora bionda con la faccia da ciuaua si mostra interessatissima alla satira politica. il signore grosso col naso schiacciato comincia a raccontare delle sue esperienze col peyote. ha visto la morte e quando si è avvicinato si è trasformata in una amica e da questo ha tratto l’insegnamento che ne consegue. cominciamo tutti a divertirci e scoprire che ci siamo simpatici. i musicisti sono bravissimi, allegri, piuttosto colti e il cantante è pieno d’energia. i ballerini sono carini e si fanno le 8 di sera come se niente fosse. prima di andare via la sposa cadavere mi attacca un altro bottone sulla gelosia del marito, sul diamantone che le ha regalato e ci obbliga ad ammirare una edizione di una vecchia divina commedia che poi è solo del 1908. ha delle belle illustrazioni che dice non vanno assolutamente toccate mentre ci passa sopra tutto il palmo della mano più e più volte. riuscamo a salire sulla navetta e a ripartire sotto la pioggia che scroscia, di ottimo umore. autista. casa. ritorno ad abiti civili e finalmente cinema. ho rivisto zohan di adam sandler. mi è piaciuto più che quattro giorni fa. proprio un bel film, molto molto molto molto divertente e pure intelligente.

tornati casa proviamo a parlare di quello che è accaduto per trarne delle conclusioni più generali sui ricchi o sull’ossessione della bellezza che se ne va.aggiungo anche che e’ una donna che non e’ mai stata libera di uscire da sola. ci ha tenuto a dirmi che le e’ costato fatica. il senso letterale delle sue parole era che il baioccone che portava al dito e tutta la ricchezza che la circondava se l’era guadagnata soffrendo anche lei. ho continuato a guardarle dietro gli occhi per vedere quello che davvero voleva dirmi. cercava comprensione, cercava di recuperare il mondo che aveva perduto? stava solo delirando? dico solo a suo favore che la segregazione non fa bene a nessuno. oltre a questo non esce fuori nulla dall’esame della giornata. si puo’ solo dire sappiamo di aver passato una giornata veramente messicana e che si e’ trattato di un privilegio, di un regalo.

a tavola mi era venuto in mente prust forzatamente perché cercavo qualcosa da pensare per ammazzare la noia.

girare per salotti e per case di ricchi, assimilare la cultura o le opere che sono riusciti ad accaparrarsi. distinguere tra eleganza e snobbismo, osservare e catalogare e collegare le cose le persone e i sentimenti e le emozioni e i dettagli e le espressioni tra di loro e nella loro evoluzione finche’ questo lavorio provoca delle scintille di luce che fermano il tempo.

per non sembrare morta avevo raccontato a ferdinando per fortuna seduto vicino, di quanto a vent’anni leggere la recherche fosse stato emozionante e importante e che poi un libraio dell’einaudi mi ha detto che quello che ho letto è stato rinnegato dalla ginzburg che si è scusata per non aver capito nulla. e che quindi il libro che per me è stato il più importante in realtà forse non esiste e comunque non è quello che ho letto io.

un finale ancora più grandioso di quello che già nel libro c’è.

 

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21. dic. 2012, Jesusa

AUTORE: sabinaguzzanti
POSTATO IL 11 June 2008

il calendario Maya va indietro all’infinito, ma si ferma al 2012, non perché ci sarà la fine del mondo ma perché le donne prenderanno il potere. La data corrisponde al compimento del giro dell’asse terrestre che avviene ogni 26mila anni. Queste cose le sa Jesusa, la figura più importante della satira politica messicana. Lei ha un suo teatro, ha scritto centinaia di spettacoli, ha lavorato con gli indios per tre anni inviata da un responsabile della sanità per insegnare ai medici e alla popolazione come proteggersi dall’aids. un corteo coloratissimo di fiche e cazzi giganti ha festeggiato la sua partenza e il successo della missione.

Si è offerta di aiutare il leader della sinistra andres manuel lopez e altro, a suo parere sconfitto da brogli elettorali che lei ed altri considerano il presidente legittimo del messico.

insieme stanno impedendo la privatizzazione del petrolio dopo aver formato, non un governo ombra ci tiene a dire, ma un governo parallelo.

esperta di disobbedienza civile, riesce a mobilitare migliaia di persone in pochi giorni. tutte le domeniche va in piazza seguita da centinaia di persone per ribadire che il governo attuale è illegittimo.

si radunano all’improvviso in 4 o 500 e camminano semplicemente in un centro commerciale o si vestono tutti di rosso e si danno appuntamento alla stessa ora di fronte a un ministero. non c’è bisogno di permessi dice, perché non è una manifestazione, allo stesso tempo è molto efficace, le autorità si spaventano perché il messaggio è, noi ci siamo e vi stiamo guardando. certo se a città del messico non ci fosse un governo di sinistra li massacrerebbero. penso a roma e a come potremmo fare.

secondo lei il popolo messicano è pronto e hanno anche un leader. secondo lei ci vogliono queste due cose. le ho detto che secondo me noi non abbiamo nessuno dei due e dentro di me pensavo, Niki Vendola? sarà? non sarà? e il popolo magari è pronto, un paio di milioni di persone attive possono dare vita a cambiamenti straordinari.

le chiedo se durante queste manifestazioni si fa satira, mi risponde assolutamente sì. sono cortei pieni di spettacoli umoristici.

le ho chiesto come lo sopporta di fare politica tutto il tempo, se non le sembra di rinunciare al piacere di scrivere, inventare cose liberamente. mi ha risposto che si prende i suoi spazzi. che ha finito di memorizzare un poema di una suora geniale vissuta secoli fa. di più di 900 versi quasi senza punti e virgole, un capolavoro assoluto in cui la poetessa racconta il percorso verso la conoscenza attraverso l’intuito, poi il suo crollo quando capisce che non ci può arrivare e poi come riparte con metodo aristotelico classificando tutto e cercando di conoscere le piante, gli animali, le pietre, la luce tutto pezzo per pezzo. e poi come si interrompa risvegliata alla consapevolezza  che il mondo non è conoscibile e che però non c’è piacere più grande di quello di cercare di capire, non c’è un modo migliore per vivere. e pure per la politica lei dice è la stessa cosa, che non ha idea di come faranno a trovare i soldi, a farsi ascoltare ma lo stanno facendo. che non si domanda mai se vinceranno, probabilmente no, ma non è interessante.

penso che spesso anch’io nei dibattiti con gli studenti o alle manifestazioni o con il pubblico ho sostenuto questa teoria, ma che non mi sembrava di essere riuscita a convincere molta gente. ma questa è la pura verità e convincere o meno è irrilevante.

nel 2012 può darsi che il potere lo prenda condoleza, anzi è probabile. secondo jesusa non lasceranno mai che obama vinca.  vincerà maccain che ha il cancro e di fatto governerà condo che è bravissima e capacissima e una gran figlia di puttana nel senso negativo del termine.

la sera una donna che lavora con degli psichiatri per difendere i diritti dei malati di mente mi racconta che sempre più spesso negli usa viene diagnosticato ad un’altissima percentuale di bambini l’add, disturbo nella capacità di attenzione. il problema in realtà è anche che la scuola e gli insegnanti sono molto indietro rispetto ai bambini e che non stanno attenti perché sono comprensibilmente disinteressati. questo non succede solo negli usa solo che lì cosa che non non sapevo,  nel momento in cui viene diagnosticato l’add gli psicofarmaci per i bambini sono obbligatori. che sono psicofarmaci che danno dipendenza e che è ovviamente un affare miliardario per le case farmaceutiche.  e che in molti casi sono obbligatori anche gli psicofarmaci per le mamme che devono prevenire la depressione post partum per cui i neonati spesso già nascono col prozac nelle vene. è un popolo martoriato quello americano mi viene da pensare. dobbiamo fare qualcosa anche per loro. assolutamente. 

per il resto ho imparato che una tequila al giorno leva il medico di torno e che invece per i grandi dispiaceri o difficoltà emotive va bene il mescal. sempre un bicchierino non di più che si prende con una fetta d’arancio e vermi rossi grattugiati e salati. 

al ristorante cantano, caminante no hay camino se hace camino el andar.

un bambino di sei anni all’una di notte cerca di liberarsi dei lecca lecca fosforescenti per andare a dormire.

un messicano che ci aiuta nell’organizzazione dopo avere ascoltato me e Jesusa che parlavamo ha detto che si era informato su di me da amici milanesi e che non pensava che fossi simpatica e che aveva sentito parlare di Jesusa ma non pensava che fosse una persona straordinaria. ha votato il governo di destra ma ha deciso di venire tre giorni con noi nel deserto a fare una passeggiata. 

vi porto tutti nel cuore 

 

 

 

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sono una blogghista snaturata (non compro mai balocchi)

AUTORE: sabinaguzzanti
POSTATO IL 7 June 2008

non vi ho scritto, ma qua la vita è dura, è intensa, è diversa, ho le branchie ad esempio.

vi do questa primizia, un comico che ho conosciuto ieri e che ha aderito all’internazionale, guardate questa canzoncina che carina. l’ho trovato ieri in un comedy club, "l’improv". un bel posto. dovrebbero essercene anche da noi.

http://www.collegehumor.com/video:1702064

smaltirò i racconti nelle prossime puntate. ho conosciuto vari pezzi grossi dell’industria cinematografica locale, ho capito un po’ meglio questa città indigeribile, ho attraversato entusiasmi e malinconie, pancia piene e pance vuote. l’unico posto dove si mangia messicano autentico è un pulmino-chiosco su rose av, zona venice, vicino al mare.

ho visto vari film, l’unico buono per ora the wackness, un film per teenager con propositi didattici non troppo evidenti ma nemmeno sufficientemente nascosti.  

il film war,inc (jhon cusak)è una sola.

leggo le notizie dall’Italia e mi pare che riguardino ancora all’ 80% pestaggi di fasci. 

gli italiani di qua che non sono abituati sono inorriditi  e piuttosto che tornare si trasferiscono in Alaska.

credo d’aver capito come funziona il buisness del cinema qua, ma non mi va di spiegarlo perché è noioso e non vedo perché vi dovrebbe interessare.

Sto qui fino a lunedì poi mi muovo. 

 ho resistito abbastanza agli impulsi del consumo. non mi sono negata però un braccetto per la telecamera molto leggero che simula la stedycam.

a proposito lo sapevate che giuliani la prima cosa che ha detto dopo l’attentato alle due torri è stata, americani non smettete di consumare?

non è solo il nano allora che parla a sproposito. lo vogliono screditare perché è un buon concorrente per tutti i coccodrilli del globo.

ho conosciuto parecchie persone lucide e simpatiche.

ho conosciuto un sardo barbaricino che fa sia lo scrocchia ossa che il produttore di b movie d’azione, molto amico del Governator shwartz e uguale solo alto la metà. molto dolce e competente.

una regista israeliana e una messicana molto sveglie.  

volevo scrivere solo due righe invece ancora sto qua. tutto è mettercisi. non male come slogan per le prossime elezioni. tutto è mettercisi. più in fieri di sepoffà e meno enfatico, non trovate? 

 

 

 

 

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