paolo barnard

AUTORE: sabinaguzzanti
POSTATO IL 14 marzo 2008

Ho pensato che forse è più comodo per tutti avere sotto gli occhi la lettera di Barnard per confrontarla con la posizione della Gabanelli, anche se probabilmente già la conoscete

 

 

Cari amici e amiche impegnati a dare una
pennellata di decenza al nostro Paese, eccovi una forma di censura
nell’informazione di cui non si parla mai. E’ la peggiore, poiché non
proviene frontalmente dal Sistema, ma prende il giornalista alle
spalle. Il risultato è che, avvolti dal silenzio e privi dell’appoggio
dell’indignazione pubblica, non ci si può difendere. Questa censura sta
di fatto paralizzando l’opera di denuncia dei misfatti sia italiani che
internazionali da parte di tanti giornalisti ‘fuori dal coro’.

Si tratta, in sintesi, dell’abbandono in cui i nostri editori
spesso ci gettano al primo insorgere di contenziosi legali derivanti
delle nostre inchieste ’scomode’. Come funziona e quanto sia pericoloso
questo fenomeno per la libertà d’informazione ve lo illustro citando il
mio caso.

Si tratta di un fenomeno dalle ampie e gravissime implicazioni
per la società civile italiana, per cui vi prego di leggere fino in
fondo il breve racconto.

Per la trasmissione Report di Milena Gabanelli, cui ho lavorato
dando tutto me stesso fin dal primo minuto della sua messa in onda nel
1994, feci fra le altre un’inchiesta contro la criminosa pratica del
comparaggio farmaceutico, trasmessa l’11/10/2001 (’Little Pharma &
Big Pharma’). Col comparaggio (reato da art.170 leggi pubblica
sicurezza) alcune case farmaceutiche tentano di corrompere i medici con
regali e congressi di lusso in posti esotici per ottenere maggiori
prescrizioni dei loro farmaci, e questo avviene ovviamente con
gravissime ripercussioni sulla comunità (il prof. Silvio Garattini ha
dichiarato: ‘Dal 30 al 50% di medicine prescritte non necessarie’) e
spesso anche sulla nostra salute (uno dei tanti esempi è il farmaco
Vioxx, prescritto a man bassa e a cui sono stati attribuiti da 35 a
55.000 morti nei soli USA).

L’inchiesta fu giudicata talmente essenziale per il pubblico interesse che la RAI la replicò il 15/2/2003.
Per quella inchiesta io, la RAI e Milena Gabanelli fummo citati in
giudizio il 16/11/2004(1) da un informatore farmaceutico che si ritenne
danneggiato dalle rivelazioni da noi fatte.

Il lavoro era stato accuratamente visionato da uno dei più alti
avvocati della RAI prima della messa in onda, il quale aveva dato il
suo pieno benestare.

Ok, siamo nei guai e trascinati in tribunale. Per 10 anni Milena
Gabanelli mi aveva assicurato che in questi casi io (come gli altri
redattori) sarei stato difeso dalla RAI, e dunque di non
preoccuparmi(2). La natura dirompente delle nostre inchieste
giustificava la mia preoccupazione. Mi fidai, e per anni non mi
risparmiai nei rischi.
All’atto di citazione in giudizio, la RAI e Milena Gabanelli mi
abbandonano al mio destino. Non sarò affatto difeso, mi dovrò
arrangiare. La Gabanelli sarà invece ampiamente difesa da uno degli
studi legali più prestigiosi di Roma, lo stesso che difende la RAI in
questa controversia legale.(3) Ma non solo.

La linea difensiva dell’azienda di viale Mazzini e di Milena
Gabanelli sarà di chiedere ai giudici di imputare a me, e solo a me
(sic), ogni eventuale misfatto, e perciò ogni eventuale risarcimento in
caso di sentenza avversa.(4)
E questo per un’inchiesta di pubblico interesse da loro (RAI-Gabanelli) voluta, approvata, trasmessa e replicata.*
*(la RAI può tecnicamente fare questo in virtù di una clausola
contenuta nei contratti che noi collaboratori siamo costretti a firmare
per poter lavorare, la clausola cosiddetta di manleva(5), dove è
sancita la sollevazione dell’editore da qualsiasi responsabilità legale
che gli possa venir contestata a causa di un nostro lavoro. Noi
giornalisti non abbiamo scelta, dobbiamo firmarla pena la perdita del
lavoro commissionatoci, ma come ho già detto l’accordo con Milena
Gabanelli era moralmente ben altro, né è moralmente giusificabile
l’operato della RAI in questi casi).

Sono sconcertato. Ma come? Lavoro per RAI e Report per 10 anni,
sono anima e corpo con l’impresa della Gabanelli, faccio in questo caso
un’inchiesta che la RAI stessa esibisce come esemplare, e ora nel
momento del bisogno mi voltano le spalle con assoluta indifferenza. E
non solo: lavorano compatti contro di me.
La prospettiva di dover sostenere spese legali per anni, e se
condannato di dover pagare cifre a quattro o cinque zeri in
risarcimenti, mi è angosciante, poiché non sono facoltoso e rischio
perdite che non mi posso permettere.

Ma al peggio non c’è limite. Il 18 ottobre 2005 ricevo una
raccomandata. La apro. E’ un atto di costituzione in mora della RAI
contro di me. Significa che la RAI si rifarà su di me nel caso
perdessimo la causa. Recita il testo: ‘La presente pertanto vale come
formale costituzione in mora del dott. Paolo Barnard per tutto quanto
la RAI s.p.a. dovesse pagare in conseguenza dell’eventuale accoglimento
della domada posta dal dott. Xxxx (colui che ci citò in giudizio, nda)
nei confronti della RAI medesima’.(6)

Nel leggere quella raccomandata provai un dolore denso, nell’incredulità.

Interpello Milena Gabanelli, che si dichiara estranea alla cosa.
La sollecito a intervenire presso la RAI, e magari anche pubblicamente,
contro questa vicenda. Dopo poche settimane e messa di fronte
all’evidenza, la Gabanelli tenta di rassicurarmi dicendo che ‘la
rivalsa che ti era stata fatta (dalla RAI contro di me, nda) è stata
lasciata morire in giudizio… è una lettera extragiudiziale dovuta, ma
che sarà lasciata morire nel giudizio in corso… Finirà tutto in
nulla.’(7)

Non sarà così, e non è così oggi: giuridicamente parlando,
quell’atto di costituzione in mora è ancora valido, eccome. Non solo,
Milena Gabanelli non ha mai preso posizione pubblicamente contro
quell’atto, né si è mai dissociata dalla linea di difesa della RAI che
è interamente contro di me, come sopra descritto, e come dimostrano gli
ultimi atti del processo in corso.(8)

Non mi dilungo. All’epoca di questi fatti avevo appena lasciato
Report, da allora ho lasciato anche la RAI. Non ci sarà mai più
un’inchiesta da me firmata sull’emittente di Stato, e non mi fido più
di alcun editore. Non mi posso permette di perdere l’unica casa che
posseggo o di vedere il mio incerto reddito di freelance decimato dalle
spese legali, poiché abbandonato a me stesso da coloro che si
fregiavano delle mie inchieste ‘coraggiose’. Questa non è una mia
mancanza di coraggio, è realismo e senso di responsabilità nei
confronti soprattutto dei miei cari.

Così la mia voce d’inchiesta è stata messa a tacere. E qui vengo
al punto cruciale: siamo già in tanti colleghi abbandonati e zittiti in
questo modo.

Ecco come funziona la vera ’scomparsa dei fatti’, quella che voi
non conoscete, oggi diffusissima, quella dove per mettere a tacere si
usano, invece degli ‘editti bulgari’, i tribunali in una collusione di
fatto con i comportamenti di coloro di cui ti fidavi; comportamenti
tecnicamente ineccepibili, ma moralmente assai meno.

Questa è censura contro la tenacia e il coraggio dei pochi
giornalisti ancora disposti a dire il vero, operata da parte di
chiunque venga colto nel malaffare, attuata da costoro per mezzo delle
minacce legali e di fatto permessa dal comportamento degli editori.

Gli editori devono difendere i loro giornalisti che rischiano
per il pubblico interesse, e devono impegnarsi a togliere le clausole
di manleva dai contratti che, lo ribadisco, siamo obbligati a firmare
per poter lavorare.

Infatti oggi in Italia sono gli avvocati dei gaglioffi, e gli
uffici affari legali dei media, che di fatto decidono quello che voi
verrete a sapere, giocando sulla giusta paura di tanti giornalisti che
rischiano di rovinare le proprie famiglie se raccontano la verità.

Questo bavaglio ha e avrà sempre più un potere paralizzante
sulla denuncia dei misfatti italiani a mezzo stampa o tv, di molto
superiore a quello di qualsiasi politico o servo del Sistema.

Posso solo chiedervi di diffondere con tutta l’energia possibile
questa realtà, via mailing lists, siti, blogs, parlandone. Ma ancor più
accorato è il mio appello affinché voi non la sottovalutiate.

In ultimo. E’ assai probabile che verrò querelato dalla RAI e
dalla signora Gabanelli per questo mio grido d’allarme, e ciò non sarà
piacevole per me.

Hanno imbavagliato la mia libertà professionale, ma non
imbavaglieranno mai la mia coscienza, perché quello che sto facendo in
queste righe è dire la verità per il bene di tutti. Spero solo che
serva.

Grazie di avermi letto.

Paolo Barnard

Note:

1) Tribunale civile di Roma, Atto di citazione, 31095, Roma 10/11/2004.
2) Fatto su cui ho più di un testimone pronto a confermarlo.
3) Nel volume ‘Le inchieste di Report’ (Rizzoli BUR, 2006) Milena
Gabanelli eroicamente afferma: ‘…alle nostre spalle non c’è un’azienda
che ci tuteli dalle cause civili’. Prendo atto che il prestigioso
studio legale del Prof. Avv. Andrea Di Porto, Ordinario nell’Università
di Roma La Sapienza, difende in questo dibattimento sia la RAI che
Milena Gabanelli. Ma non me.
4) Tribunale Ordinario di Roma, Sezione I Civile-G.U. dott. Rizzo-
R.G.N. 83757/2004, Roma 30/6/2005: ‘Per tutto quanto argomentato la
RAi-Radiotelevisione Italiana S.p.a. e la dott.ssa Milena Gabanelli
chiedono che l’Illustrissimo Tribunale adìto voglia:…porre a carico del
dott. Paolo Barnard ogni conseguenza risarcitoria…’.
5) Un esempio di questa clausola tratto da un mio contratto con la RAI:
‘Lei in qualità di avente diritto… esonera la RAI da ogni
responsabilità al riguardo obbligandosi altresì a tenerci indenni da
tutti gli oneri di qualsivoglia natura a noi eventualmente derivanti in
ragione del presente accordo, con particolare riferimento a quelli di
natura legale o giudiziaria’.
6) Raccomandata AR n. 12737143222-9, atto di costituzione in mora dallo
Studio Legale Di Porto per conto della RAI contro Paolo Barnard, Roma,
3/10/2005.
7) Email da Milena Gabanelli a Paolo Barnard, 15/11/2005, 09:39:18
8 ) Tribunale Civile di Roma, Sezione Prima, Sentenza 10784 n. 5876
Cronologico, 18/5/2007: ‘la parte convenuta RAI-Gabanelli insisteva
anche nelle richieste di cui alle note del 30/6/2005…’. (si veda nota 4)