appunamento a la Puna (parte seconda 9a punt.)
POSTATO IL 22 luglio 2010
Il sito archeologico si presenta come un ricamo che orna una piccola montagna dalla testa ai piedi. Emergono dalla terra una quarantina di centimetri di ogni costruzione, muretti circolari. Sono case da una o due stanze. Se scavassero le costruzioni apparirebbero intere. Continuano dentro la terra.
Dalla cima si vede una bella vallata, pianure con fiumiciattolo e un po’ di cespugli e cactus. Sono tornati i cactus.
Raul si porta sempre dietro il mate che è para compartir , finisce lo riempie e me lo passa o viceversa.
Oltre la vallata ci sono altre montagne. Una zona strategica mi fa notare Raul. I Ovunque coccetti di utensili per cucinare anneriti dal fuoco, punte di freccia e dice Raul che ci sono delle pietre nere che sbattute una contro l’altra suonano. Da qui il nome del luogo. Gli credo. Provo a sbattere varie pietre nere fra di loro. Non suonano.
- be’ non si trovano facilmente
- è naturale
Già da un’ora fa molto caldo.
- ripartiamo?
- direi di sì.
La quattro ruote è già personalizzata, il sedile di dietro è pieno di borse, guanti, giacche a vento, bottiglie d’acqua, sacchetti di frutta secca, di biscottini. Lo spazio c’è.
- come si chiama la santa che ha allattato dopo morta?
- si chiama Difunta Correa che poi lei non è neanche di qua è di San Juan, però la venerano fino al Cile. Guarda quelle, sono case degli operai che hanno costruito la ferrovia. Finito di lavorare le hanno abbandonate. I mattoni sono di terra e i tetti di paglia o cactus e terra.
Sono intense queste case, potenti. Non sono color mattone sono rosso vinaccia, ce ne sono ovunque.
- Non le usa nessuno?
- adesso vogliono le case moderne vedrai il paese dove ci fermiamo a mangiare è tutto nuovo. Per noi è brutto loro si trovano meglio. Del resto loro ci devono abitare. Guarda questo fiume è ancora congelato. La notte fa anche 20 gradi sotto zero
- così freddo? dove dormiamo è riscaldato mi dicevi?
- si ci sono le stufe, es bien calientito
- bene. Sono bellissimi questi fiumiciattoli mezzi congelati e mezzi verdi. Mi sembra che la zona sia piena d’acqua. Non la usano per irrigare?
- qualche hanno fa hanno provato. Volevano portare l’acqua di qui alla miniera. Ma la comunità locale non ha voluto. Non vogliono che l’acqua si metta nei tubi. Loro pensano che l’acqua debba stare sempre a contatto col cielo. Gli elementi devono essere sempre in contatto pensano.
- non vogliono che si metta nei tubi? Ma sul serio? E li stanno a sentire?
- Per forza ci sono solo loro qui, governano loro
- bene
- sono andati avanti un po’ col progetto, poi le autorità locali quando hanno capito, hanno fermato il processo. Loro dicono: “ma come? Noo, non è possibile. L’acqua non può stare in un tubo”
Quando imita gli Indios Raul fa una voce dolce leggermente infantile,
fa la boccuccia e spalanca gli occhi, a rappresentare l’innocenza: “ no l’acqua tutti devono poterla prendere, non si può chiudere, noo”.
- giusto ma di solito non sono argomenti che passano
- hanno fermato i lavori. Se avessero acconsentito la loro acqua sarebbe finita da un’altra parte, sarebbero rimasti quasi senza.
- ci hanno visto giusto quindi. Ma tu come mai conosci così bene questa zona?
- io lavoravo sul treno
- ma pensa! Ecco perché tutta questa passione
- e dimmi qualcosa di te, di che ti occupi?
- ultimamente faccio documentari
- ah che bello. Anch’io ho partecipato a un documentario. Una volta ho accompagnato una biologa in una laguna che visiteremo, dove lei ha scoperto che c’è un ecosistema ancora vivente apparso 3500 milioni di anni fa. Un insieme di alghe e batteri che formano delle specie di rocce organiche che attraverso la fotosintesi e la trasformazione del diossido di carbonio in ossigeno hanno fatto sì che si formasse la cappa di ozono che ha permesso l’inizio della vita sul pianeta.
- davvero? Qui?
- sì. Lei ha riconosciuto i batteri e poi sono tornati con la troupe e hanno girato e io li ho aiutati nella logistica
- magnifico.
- è stata una bella esperienza. E come mai parli spagnolo, dove l’hai imparato?
- l’ho imparato a Roma. Quando ero ragazzina c’erano tantissimi rifugiati politici argentini e cileni e in Italia c’erano gli Inti Illimani a scuola eravamo tutti pazzi per loro. Io li adoravo e mi piacciono ancora adesso. Avevo un piccolo gruppo di musica andina, io suonavo chitarra e charango.
- gli Inti Illimani li conosco sono bravissimi
- li conoscete anche qui no?
- certo sono famosissimi.
Penso meno male. A un certo puto quando cominciavano a passare di moda c’era qualcuno che insinuava che in America Latina non sapessero nemmeno chi erano.
- allora cominciamo il dj set con un pezzo degli Inti Illimani.
Collego l’I pod. Metto prima un pezzo strumentale per la gioia di ascoltarlo per la prima volta nel suo paesaggio.
Mentre ascolto e la gip avanza sulla strada bianca ripeto a me stessa che se dovessi elencare le dieci cose che amo fare di più, ascoltare la musica in macchina ce la metterei. In omaggio al luogo ancora un pezzo degli Inti: Exiliada del sur. In realtà è un auto dedica.
È una canzone di Violetta Parra che viaggia per l’America latina spargendo pezzi di sé stessa involontariamente.
Dall’inizio a Buenos Aires in ogni tappa sto lasciando qualcosa, tra cui il cellulare sparito il primo giorno. Quindi me la sono canticchiata tra me e me più volte:
“un ojo dejè en los lagos por un descuido casual …
Un occhio l’ho lasciato in un lago per un disguido, il braccio destro a Buìn, l’altro a san Vincente, i nervi a Granero, il sangue a san Sebastian e in una strada di Itata mi si è rotta la chitarra…”
Per ora non ho pieno possesso dello stereo, il volume lo regola Raul, si può ancora parlare.
- io ero piccolo quando c’era la dittatura. Mi ricordo una notte che all’improvviso la nostra casa è stata circondata dall’esercito, con i fari delle macchine hanno illuminato tutto, hanno sfondato la porta e sono entrati. Mia madre piangeva e ci teneva stretti e poi fra le urla e il terrore i miei genitori hanno capito che avevano sbagliato porta. Erano venuti per il nostro vicino. È stata la paura più forte delle mia vita. Mia madre era disperata.
- e al vicino che gli è successo?
- per fortuna non c’era, era già scappato. Lì viveva solo la moglie con i figli
- e a loro cosa è successo?
- per fortuna quella sera non c’erano, poi hanno saputo dell’esercito e non sono più tornati. Ti potevano ammazzare perché trovavano un libro del Che in casa una follia continua…
Scuote la testa Raul. C’è un po’ di silenzio.
Metto Jay-z Run this town.
La strada sterrata scorre come non fosse di questo mondo in una pianura sconfinata. Le montagne ora vicine ora lontane sono striate di bianco. Sono accartocciate come la carta del presepe. Sono di sabbia grigio chiaro con punti regolari di verde smeraldo. Sono grigio scuro con chiazze gialle. Sono a strisce gialle nere e rosse. Lunghe strisce di polvere che sembrano vapore si sollevano, ti affascinano e poi ti graffiano il naso e la gola. Io giro piccoli filmati dal vetro. Mi sta bene che sia rigato. E cambio le canzoni. Ho della musica eccezionale. Di ogni genere. Un pensiero a Luca e Costanza che mi passano sempre pezzi bellissimi. Sono così felice che mi pare di non sentire l’alta quota. La sento, sento qualcosa che però è lieve. Un po’ di pressione sugli occhi. La consapevolezza di respirare tutto il tempo. La pelle è tesa. Sento le arterie nelle gambe. Sento leggermente le tempie che sono come due tappi di sughero che spingono.
La macchina si ferma in cima a un dirupo.
- qui siamo a quattromilacinquecento metri. Vedi c’è il cartello. Come stai?
- bene. Sento qualcosa ma è una sensazione leggera, di stordimento.
- bene ottimo. Questa è una apacheta per la Pachamama. La madre terra.
Vedo un gran cumulo di pietre buttate abbastanza a casaccio. Bottiglie vuote di plastica e di vetro. Carta. Foglie di coca.
- facciamo anche noi un’offerta
- cosa offriamo? Abbiamo la frutta secca
- no la frutta secca la terra già ce l’ha. Io ho delle foglie di coca prendine un po’ offrile e chiedi che questo viaggio vada bene, quello che vuoi.
- Pachamama per favore che il viaggio sia uno splendido viaggio, avventuroso emozionante indimenticabile
- bene
- ah per favore, non voglio soffrire del mal di altura per favore
Anche Raul fa la sua preghiera io faccio un paio di foto e ripartiamo
- a proposito ma queste foglie di coca si possono masticare e fanno bene per l’alta quota giusto?
- certo
- ce ne sono ancora?
- no le ho messe tutte lì. A San Antonio le troviamo
- bene. A San Antonio gli abitanti sono Indios? Cioè non si deve dire indios come si deve dire? Al museo mi hanno detto chiamali il popolo ma non mi va. Che dici, scusi qui abita il popolo?
- qui sono kollas. Li puoi chiamare kollas.
- bene parleremo con qualche kollas? Mi piacerebbe, parlarci così un pochino.
- ti interessa la loro cultura?
- si, ma più che altro, los quiero mucho.
Mi viene un leggero groppo in gola mentre lo dico. Voglio bene agli indiani. Mi commuovo se tocco la loro terra. Non ho da chiedere di speciale se li vado a trovare. Mi piace parlarci un pochino del più e del meno. Mi piace sapere se stanno bene. Se resistono. Se sanno che il tempo darà ragione a loro.
Sull’erba di una montagna una grande scritta fatta con la falciatrice: bienvedos a San Antonio de los Cobres. Nella pianura di terra sabbiosa un quadratone di casette nuovissime gialle in fila e una di fronte all’altra. Guardo le vie, gli spazzi liberi tra una casa e l’altra e mi arriva una frustata di angoscia. Sembra una tendopoli. Le onde si propagano dal plesso solare a tutta la parte alta del corpo. Distolgo lo sguardo e sbuffo.
- sì te lo dicevo anche per me sono bruttissime ma loro le preferiscono, hanno il riscaldamento, sono più moderne.
- sì certo
La strada porta sotto un arco come quelli delle feste di paese dove pure in alto c’è scritto bienvenidos a lettere stampatelle e ben stortarelle. Dopo l’arco c’è la parte vecchia del paese le case sono in buona parte abbandonate. A San Antonio vivono più di cinquemila persone. È una cittadina a modo suo.
La parte vecchia è bella. Somiglia ai villaggi messicani. Donne e bambini cercano di venderti bamboline o piccoli lama di lana o sassetti. Compro un sassetto. Non sto bene. La testa vuole volare via, pressione sugli occhi. Luce forte vento forte. Molta polvere. Mi metto una mano sui capelli e la ritiro di scatto: sono di stoppa. Li ho lavati sta mattina erano morbidi.
Ho chiesto Raul di mangiare in un posto che non sia per turisti. Il ristorante verace non è nemmeno così improvvisato. Hanno il bagno. Ho l’impressione che la pipì abbia un odore molto forte e diverso dal solito. Magari mi sono confusa. Sono confusa.
- non mi sento molto bene
- non ti preoccupare è normale.
- mi dispiace, non riesco a ragionare bene
- mangiamo qualcosa che è importante. non troppo ma qualcosa. Oggi c’è di buono lo stufato di capretto
- bene vada per lo stufato
Lo stufato è squisito, mi rimette al mondo. Ci sono strane carote che dentro sono dure, una delle 3000 razze di patate , ottimo sugo, giusto il riso è scotto. Come faranno a far bollire l’acqua a 3500 metri a proposito? Ne lascio un po’ per prudenza.
Squisito. Raul ordina anche un dolce. Dulce de queso. Una piccola piadina di formaggio di capra con sopra una marmellata. Sembra buono ma non posso peccato.
Mi sento davvero meglio? Il cibo mi ha come riancorato a terra. Rimane un leggero disagio ma sono presente. E le foglie di coca? Se fanno bene a maggior ragione le vorrei.
Raul si alza per salutare un gruppo seduto di fronte a noi. È gente che lavora ancora nella ferrovia che per le merci è ancora attiva. Come va come non va che fate? Noi veniamo da là andiamo di qua. Sta notte quanto andremo sotto lo zero, però che caldo che fa adesso. E quando riparte il treno. E i giorni sono sempre gli stessi ogni dieci venti giorni passiamo di qua. Che bello quando c’era il treno quattro volte a settimana. Che mangiate che ci siamo fatti. Dobbiamo rifarlo. Io porto il vino. Sì dobbiamo rifarlo.
E torna con bustina di plastica verde con le foglie di coca. Siamo pronti per ripartire e ripartiamo. Sbatto la mia giacca che è bianca di polvere. Ci fermiamo al benzinaio all’entrata del paese. Scelgo il primo brano del nuovo tratto con molta cura. Raul lo vedo è entusiasta della musica.
Motore. Transilvania dei Crookers. A seguire Peruvian Cocaine / Immortal Technique. Poi per vedere come reagisce, quanto mi posso allargare, concerto grosso sol minore di Vivaldi.
- è vivaldi?
- si
- mi piace molto la musica classica.
Direi che si può parlare di perfetta armonia. Ora dolcemente bisogna convincerlo del fatto che il volume deve essere alto. Molto più alto di così. Richiesta accolta. Divento copilota sul campo con totale controllo sullo stereo. Ci inoltriamo nel deserto sospeso fra le montagne. Del mondo sotto di noi è rimasta la nozione che in finale ci siano ben quattro squadre sud americane. Sabato si saprà che farà l’argentina. sabato è domani tra l’altro.
Raul vuole parlare. Credo di aver letto nei suoi pensieri: siamo qui per imparare cos’è la puna non solo per sentire la musica. Abbasso il volume.
Ma che cos’è esattamente la Puna?
- la puna è una pianura in alta quota. L’altopiano è ancora più in alto, sopra i quattromila metri. Qui a parte punti più estremi restiamo sui tremilacinquecento. La caratteristica geografica della puna è che non passa l’acqua alle terre di sotto. L’acqua si ferma qui. Scende dalle montagne allaga la pianura ed evapora formando i salar. I salar sono immense distese in cui oltre al sale si depositano tonnellate di minerali, tutti quelli che l’acqua porta giù dalle montagne. Parliamo di decine di km di minerali scavando in profondità per migliaia di ettari che si sono accumulati nel corso di milioni di anni.
- per questo ci sono tante miniere?
- per questo
- è considerato uno dei luoghi più inospitali del pianeta ed è stato preso in considerazione dalla Nasa per gli esperimenti con gli astronauti in quanto è quello che più sulla terra si avvicina a Marte.
Più andiamo avanti più il paesaggio diventa di una bellezza tale che le parole non si trovano e stare senza parole è doloroso. Come posso partecipare a questa meraviglia perché non sia come un film che scorre fuori dal finestrino? La musica e le foglie di coca migliorano molto la condizione umana in queste circostanze. Penso di capire il sacrificio umano. In questo momento risponderei a quello che vedo aprendomi in due. Spargerei con gioia il mio sangue su questa terra solo per farne parte. Cose che si pensano ma non si dicono. Una cosa da dire quale potrebbe essere invece?
- io mi ricordo una canzone chissà se la conosci, faceva: cuando se sale a la puna se sale … papparappappà
mi voz te busca en el viento que me contay que me contay (La mia voce ti cerca nel vento,
che mi racconti? che mi racconti?)
Puna y puna devuelveme, devuelveme,
mi palomita querida…. La conosci?
- no non l’ho mai sentita
Sicuramente glie l’ho cantata male












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