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	<title>Il Sito UFFICIALE di Sabina Guzzanti</title>
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	<description>Il Sito UFFICIALE di Sabina guzzanti</description>
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		<title>jesus&#8230; (minchia ndt)</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 18:17:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sabinaguzzanti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[corbezzoli! su questa storia della ryanair non so cosa è successo, sono quadruplicati gli utenti. è un argomento evidentemente molto sentito. tra i vari commenti ho visto un&#8217;offerta di uno studio di avvocati ad occuparsene gratuitamente. vorrei capire se a parte i costi alti si può protestare per la pubblicità imposta. ci deve essere una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>corbezzoli! su questa storia della ryanair non so cosa è successo, sono quadruplicati gli utenti. è un argomento evidentemente molto sentito.</p>
<p>tra i vari commenti ho visto un&#8217;offerta di uno studio di avvocati ad occuparsene gratuitamente. vorrei capire se a parte i costi alti si può protestare per la pubblicità imposta. ci deve essere una norma. altrimenti perché si pagherebbero gli spazzi pubblicitari ? perché dovremmo autorizzare le compagnie a spedirci la pubblicità o negare il permesso se non la vogliamo? sono sicura che non lo possano fare. c&#8217;è qualcuno che sa rispondere? anche denunciarli all&#8217;associazione consumatori è una spendida idea. facciamolo. tra le altre cose a breve se non è già passato senza che me ne accorgessi dovrebbero approvare il class action (http://www.classactionitalia.com/capitolo.php?cap=11)</p>
<p>ho letto giustamente anche delle difese alla ryan ed è giusto dire che da quando esiste si raggiugono con poco, posti che non erano nemmeno collegati tra loro. un merito che le va riconosciuto. questo non significa che per avere delle qualità si può approfittare dei passeggeri mi sembra. o qualcuno pensa di sì? mi pare come quelli che sono così grati al datore di lavoro da sopportare qualsiasi abuso compreso il cancro a trent&#8217;anni.</p>
<p>ben ritrovati combattivi anche voi, così si ricomincia l&#8217;anno</p>
<p>ora vi racconto di ieri ad Otranto</p>
<p>arrivo verso le sei e mi dicono: c&#8217;è un piccolo fastidio. il pdl ha organizzato una contestazione.</p>
<p>mentre andiamo mi mostrano una parete di manifesti con vendola col naso di pinocchio e la scritta &#8220;vendola premia le bugie della guzzanti e la puglia va a rotoli&#8221;</p>
<p>mi dicono di non preoccuparmi rispondo che non mi preoccupo. sono favorevole a che tutti manifestino per quello che vogliono.</p>
<p>camminando mi mostrano il gazebo sulla piazza con un gruppetto di una cinquantina di persone comprese le forze dell&#8217;ordine, quasi tutti rappresentanti del pdl, provincia e qualche sindaco loro tipo pasquale o&#8217;cinghiale e peppuzzo &#8216;u sciankato.</p>
<p>nella piazza del castello una calca, una folla di bellissima gente. vendola molto in forma e lucido anche nell&#8217;eloquio (da santoro l&#8217;ultima volta che l&#8217;ho visto ero rimasta perplessa sulla modalità comunicativa). una sola frase &#8220;poetica&#8221; in chiusura che ci sta pure, per il resto molto concreto. un discorso sulla funzione sociale ed economica della cultura che ho condiviso al cento per cento. una sensazione molto positiva, non mi voglio sbilanciare, ma sembrava di stare di nuovo in piedi nella contemporaneità, fuori dal maleficio. non una zona protetta perché il pubblico era tanto e fatto di gente comune. non voglio usare la parola &#8220;nuovo&#8221; perché sa di sola. una situazione di democrazia riuscita, condivisa, amata e in espansione.</p>
<p>un festival di cinema strapieno di gente, film, corsi di formazione sulle mafie, ragazzi impegnati, una cosa vitale.</p>
<p>era prevista una proiezione di draquila e ne hanno dovute fare 4 e tante persone sono rimaste fuori lo stesso.</p>
<p>ancora una volta la domanda perché sono così cretini questi del pdl da fare una pubblicità così efficace che a pagarla costerebbe milioni?</p>
<p>forse la risposta più logica è che da accusati costringono gli innocenti a stare sulle difensive.  il sindaco di otranto ha aperto il dibattito spiegando che non ha fatto niente di male.</p>
<p>tu riesci miracolosamente lottando contro tutto a dimostrare  che il pdl è corresponsabile delle più bieche zozzerie, che speculano pure sulle tragedie, che sono responsabili sul piano penale, civile, umano, sociale, urbanistico, storico e morale e ti ritrovi a dovere essere tu quello che si scusa e si spiega: non è vero coi crimini di stalin non c&#8217;entro, veramente lo giuro non sono motivata da odio preconcetto&#8230; loro invece con questa tattica eludono ogni spiegazione. in televisione con i giornalisti, ti costringono a difenderti quando si dovrebbero difendere loro dalle accuse. fuori dalla tv però no. non se li è filati nessuno. abbiamo sorvolato e parlato di quello che ci stava a cuore sereni e costruttivi.</p>
<p>sarei felice di leggere le impressioni di chi c&#8217;era. anche di chi non c&#8217;era va da sé</p>
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		<title>guerra alla ryan</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Sep 2010 09:29:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sabinaguzzanti</dc:creator>
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		<category><![CDATA[ryanair]]></category>

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		<description><![CDATA[ricominciamo il primo settembre e come gli scolari arriva il primo compito:  guerra alla ryan con mail di protesta e proteste a voce viva se vi ci trovate perché anche loro, come tutti in questo paese, si stanno prendendo tutte le libertà che riescono a immaginare.  non sono sicura che la ryan si comporti così [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ricominciamo il primo settembre e come gli scolari arriva il primo compito:  guerra alla ryan con mail di protesta e proteste a voce viva se vi ci trovate perché anche loro, come tutti in questo paese, si stanno prendendo tutte le libertà che riescono a immaginare.  non sono sicura che la ryan si comporti così all&#8217;estero, le poche volte che ho avuto a che fare con loro fuori,  li ho visti un po&#8217; brutali sì ma non  permettersi quello che fanno da noi.</p>
<p>ora vi racconto: torno felice  dal lunghissimo viaggio di cui  in parte vio ho detto e come capita a tanti il sorriso è svanito appena poggiato il piede sulla patria sola. come già sappiamo l&#8217;aggressività, la maleducazione ti assalgono da ogni dove però in particolare quello che mi ha trasformato in poco tempo in una belva è stata la ryanair, di cui mi sono dovuta servire il nove agosto per andare in sicilia.</p>
<p>oltre agli abusi molteplici che conoscerete: soldi che ti sfilano con ogni pretesto senza nessuna proporzione tra il problema e la pena pecuniaria: ti scordi di stampare la carta d&#8217;imbarco paghi 40 euro per il foglio? ma questa è una multa non è un prezzo possibile e le multe le possono fare i vigili i tribunali non una compagnia privata. per i bagagli non ne parliamo, per l&#8217;acqua, per tutto. una rapina continua. ma la novità che mi ha colpito è stata questa:</p>
<p>PER TUTTA LA DURATA DEL VOLO SENZA UN MOMENTO DI SOSTA, ti obbligano a sentire la pubblicità di tutti i loro prodotti a un volume tale che non si può né dormire, né leggere, né ascoltare l&#8217;ipod con le cuffie.</p>
<p>ma al di la del volume è mai possibile che sia lecito considerare le orecchie de i passeggeri come uno spazio pubblicitario libero dove strombazzare quello che vuoi? c&#8217;è qualcuno tra voi che sa rispondere? io non credo che possa essere legale.</p>
<p>insomma la tortura va avanti per un&#8217;ora con un cretino al microfono che si permette pure di imporci le sue battute un umorismo come quello che possono avere i secondini con i carcerati e tutto quello che dice lo ripete poi in un  inglese da barzelletta che è solo altro rumore che nessuno straniero potrebbe decifrare.</p>
<p>una ragazza accanto a me non ne può più diventa isterica e comincia a litigare di brutto con l&#8217;amica con cui deve andare in vacanza. un gruppetto di adolescenti si limita a urlare per superare gli altoparlanti.</p>
<p>io ad ogni pubblicità continuo a sperare che sia l&#8217;ultima finché dopo 45 minuti questo non si mette a reclamizzare un grattaevinci! con l&#8217;aggravante che dice: parte dei fondi verranno dai ai terremotati dell&#8217;aquila per fare una palestra. parte dei fondi. magari c&#8217;è pure qualcuno che abbocca.</p>
<p>mi alzo lo raggiungo (l&#8217;unica che si alza nell&#8217;aereo pieno tutti coraggiosi come al solito), gli dico che non se ne può più che non lo può fare. Lui con una faccia da stronzo che non vi riesco a descrivere: non sono i lineamenti è proprio la merda fatta persona, vagamente palestrato vagamente abbronzato, vagamente giovane, vagamente pelato e con un disprezzo per i passeggeri che non ho mai visto. già dall&#8217;inizio mi aveva colpito la sua  variante alla formula classica. anziché: &#8221; gli assistenti di volo vi mostreranno alcune norme di sicurezza&#8221;, &#8220;gli assistenti di volo vi mostreranno alcune norme di sicurezza <em>che dovete ascoltare in assoluto silenzio&#8221;</em>. uno di quelli che se lo arruoli coi nazi ti fa tutto, pure i  trapianti ai bambini a mani nude.</p>
<p>questo tizio che parla per la ryan air quando io gli dico che non ne possiamo più, non è che risponde, mi scusi possiamo abbassare un po&#8217; il volume, oppure mi scusi ma lo devo fare per forza se vuole reclamare si rivolga a &#8230; no. con un mezzo sorriso di sfida urlando mi fa: &#8220;io faccio il mio lavoro se non glie sta bene sa che cosa fa? la prossima volta prende un&#8217;altra compagnia&#8221;</p>
<p>ricordo che per molte località la ryan ha l&#8217;esclusiva , non c&#8217;è scelta possibile sprattutto a sud dove non c&#8217;è neanche il treno.</p>
<p>quando siamo usciti e gli sono passata davanti aveva girato il cartellino col suo nome perché non lo leggessi e quando gli ho chiesto il nome che credo sia obbligato dare,  ha risposto ancora più strafottente chieda alla ryan air. Ad ogni modo era il tizio che il 9 agosto stava sul volo roma trapani delle 16.30.</p>
<p>che ne dite ci mettiamo a mandare un po&#8217; di reclami alla ryan per la pubblicità ? è una piccola cosa ma si comincia dalle piccole cose.</p>
<p>si deve mandare per fax. strano no? si fa tutto via mail i reclami li fa solo chi ha il fax</p>
<p><strong>Per reclami, contattare Ryanair<br />
via fax al numero +353 1 812 1676</strong></p>
<p><strong>non si imporre la pubblicità in volo. si deve potere sempre scegliere se sentire la pubblicità o meno.</strong> questo è il concetto. vi sembrerà poco ma se li lasci fare abbiamo visto dove arrivano ci metteranno gli altoparlant ovunque, già a volte si sente nella metro, non si può fare!</p>
<p>quando sono scesa si avvicina un capofamiglia e mi dice che lui non ha detto niente solo perchè non gli va di arrabbiarsi in vacanza. gli dico, certo perché scommetto che quando non è in vacanza invece non ne fa passare una</p>
<p>- perché pensa di no?</p>
<p>- esatto penso di no.</p>
<p>bentornati tutti anche altri episodi sulla ran sono molto graditi</p>
<p>DIMENTICAVO OGGI SONO A OTRANTO A PRESENTARE DRAQUILA</p>
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		<title>proposta</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Aug 2010 17:00:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sabinaguzzanti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[sentite mi dispiace interrompere i racconti è che una volta negli usa la vita si fa frenetica scrivere è difficile. oggi comunque esco da LA che ha il suo fascino ma è complicata per gli arrivati da poco. propongo di chidere il blog per una breve vacanza fino al 16 &#8211; 17 che dite? ho [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>sentite mi dispiace interrompere i racconti è che una volta negli usa la vita si fa frenetica scrivere è difficile. oggi comunque esco da LA che ha il suo fascino ma è complicata per gli arrivati da poco.<br />
propongo di chidere il blog per una breve vacanza fino al 16 &#8211; 17 che dite? ho un altra puntata su salta mezza finita. c&#8217;è tutta la parte sugli inca che è complessa vediamo.<br />
ora mi metto a lavorare sugli extra del dvd che dovrebbe uscire a novembre ( parliamo di draquila)<br />
ho anche proposto e hanno accettato che per premiare il comportamento esemplare degli internauti che non hanno messo on line il film rispettando il nostro lavoro di mettere in rete una versione super economica da scaricare. due tre euro ho proposto ora verifico ma ve lo dico perché sono quasi sicurissima che si farà. si farà anche presto a fine agosto. che ve ne pare?<br />
Non scaricare draquila gratis a seguito di una serie di democratiche discussioni è stato un gesto che ho apprezzato enormemente ed è giusto che si cerchino soluzioni per chi ha pochi soldi e i diretto di vedere i films.<br />
a travece City c&#8217;erano tanti bellissimi bellissimi docu. guardatevi il programma sono tutti fichi, non selezioniamo porcherie. i film di finzione buoni, io sono stata due giorni non ho visto niente di sensazionale ma tutte cose interessanti intelligenti .<br />
questa ve la devo raccontare: da un po&#8217; mi era venuto un personaggio americano che ho fatto solo per qualche amico che capisce l&#8217;inglese. l&#8217;ho provato davanti al pubblico lì a TC ci siamo ammazzati dalle risa. è uscito pure sul giornale, dice la cosa più divertente che abbiano visto nel festival e in tutto l&#8217;anno. è stata una gran soddisfazione ve lo devo far vedere prima o poi.<br />
fatemi sapere se siete d&#8217;accordo a chiudere per qualche giorno. chiudere nel senso che io non scrivo voi potete commentare ovviamente<br />
e io comunque vi leggerò</p>
<p>awanaganasganamantrench</p>
<p>s</p>
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		<title>back to civilization</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Jul 2010 19:39:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sabinaguzzanti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[scusate il black out ero in luoghi molto remoti senza corrente ne&#8217; niente. non so se riusciro&#8217; a continuare i racconti di viaggio vediamo. dall&#8217;altopiano andino sono all&#8217;improvviso negli usa passata attraverso l&#8217;abbondanza e la ridondanza e ora a traverce city al festival di moore dove draquila e&#8217; stato accolto molto bene. questa cittadina e&#8217; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>scusate il black out ero in luoghi molto remoti senza corrente ne&#8217; niente. non so se riusciro&#8217; a continuare i racconti di viaggio vediamo. dall&#8217;altopiano andino sono all&#8217;improvviso negli usa passata attraverso l&#8217;abbondanza e la ridondanza e ora a traverce city al festival di moore dove draquila e&#8217; stato accolto molto bene. questa cittadina e&#8217; adorabile.  il mitchigan come sapete e&#8217; povero pieno di disoccupati e poveri loro pure di destra. questo festival di cinema in sei anni ha fatto una rivoluzione. le persone sono maturate molto, entusiasmo intelligenza e pure un po&#8217; di soldi. gentilissimi e intelligenti hanno seguito draquila nonostante la complicazione, riso capito partecipato. sabato c&#8217;e&#8217; la serata nel cinemone, lo state theatre che e&#8217; uno spettacolo. piu&#8217; bello dell&#8217;egiptian di los angeles.</p>
<p>moore prima che me lo chiediate ha apprezzato moltissimo il film. io sono arrivata ierie ho dormito tutto il giorno. l&#8217;ultima parte del viaggio e&#8217; stata faticosa, bella ma 5000 metri sono tanti. l&#8217;ossigeno e&#8217; una gran cosa.</p>
<p>love you always y venceremos</p>
<p>e grazie degli auguri</p>
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		<title>appunamento a la Puna (parte seconda 9a punt.)</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Jul 2010 14:02:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sabinaguzzanti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il sito archeologico si presenta come un ricamo che orna una piccola montagna dalla testa ai piedi. Emergono dalla terra una quarantina di centimetri di ogni costruzione, muretti circolari. Sono case da una o due stanze. Se scavassero le costruzioni apparirebbero intere. Continuano dentro la terra. Dalla cima si vede una bella vallata, pianure con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il sito archeologico si presenta come un ricamo che orna una piccola montagna dalla testa ai piedi. Emergono dalla terra una quarantina di centimetri di ogni costruzione, muretti circolari. Sono case da una o due stanze. Se scavassero le costruzioni apparirebbero intere. Continuano dentro la terra.<br />
Dalla cima si vede una bella vallata, pianure con fiumiciattolo e un po’ di cespugli e cactus. Sono tornati i cactus.<br />
Raul si porta sempre dietro il mate che è para compartir , finisce lo riempie e me lo passa o viceversa.<br />
Oltre la vallata ci sono altre montagne. Una zona strategica mi fa notare Raul. I Ovunque coccetti di utensili per cucinare anneriti dal fuoco, punte di freccia e dice Raul che ci sono delle pietre nere che sbattute una contro l’altra suonano. Da qui il nome del luogo. Gli credo. Provo a sbattere varie pietre nere fra di loro. Non suonano.<br />
- be’ non si trovano facilmente<br />
- è naturale<br />
Già da un’ora fa molto caldo.<br />
-  ripartiamo?<br />
- direi di sì.<br />
La quattro ruote è già personalizzata, il sedile di dietro è pieno di borse, guanti, giacche a vento, bottiglie d’acqua, sacchetti di frutta secca, di biscottini. Lo spazio c’è.<br />
- come si chiama la santa che ha allattato dopo morta?<br />
- si chiama Difunta Correa che poi lei non è neanche di qua è di San Juan, però la venerano fino al Cile. Guarda quelle, sono case degli operai che hanno costruito la ferrovia. Finito di lavorare le hanno abbandonate. I mattoni sono di terra e i tetti di paglia o cactus e terra.<br />
Sono intense queste case, potenti. Non sono color mattone sono rosso vinaccia, ce ne sono ovunque.<br />
- Non le usa nessuno?<br />
- adesso vogliono le case moderne vedrai il paese dove ci fermiamo a mangiare è tutto nuovo. Per noi è brutto loro si trovano meglio. Del resto loro ci devono abitare. Guarda questo fiume è ancora congelato. La notte fa anche 20 gradi sotto zero<br />
-  così freddo?  dove dormiamo è riscaldato mi dicevi?<br />
- si ci sono le stufe, es bien calientito<br />
- bene. Sono bellissimi questi fiumiciattoli mezzi congelati e mezzi verdi. Mi sembra che la  zona sia piena d’acqua. Non la usano per irrigare?<br />
- qualche hanno fa hanno provato. Volevano portare l’acqua di qui alla miniera. Ma la comunità locale non ha voluto. Non vogliono che l’acqua si metta nei tubi. Loro pensano che l’acqua debba stare sempre a contatto col cielo. Gli elementi devono essere sempre in contatto pensano.<br />
- non vogliono che si metta nei tubi? Ma sul serio? E li stanno a sentire?<br />
- Per forza ci sono solo loro qui, governano loro<br />
- bene<br />
- sono andati avanti un po’ col progetto, poi le autorità locali quando hanno capito, hanno fermato il processo. Loro dicono: “ma come? Noo, non è possibile. L’acqua non può stare in un tubo”<br />
Quando imita gli Indios Raul fa una voce dolce leggermente infantile,<br />
fa la boccuccia e spalanca gli occhi, a rappresentare l’innocenza: “ no l’acqua tutti devono poterla prendere, non si può chiudere, noo”.<br />
- giusto ma di solito non sono argomenti che passano<br />
- hanno fermato i lavori. Se avessero acconsentito la loro acqua sarebbe finita da un’altra parte, sarebbero rimasti quasi senza.<br />
- ci hanno visto giusto quindi. Ma tu come mai conosci così bene questa zona?<br />
- io lavoravo sul treno<br />
- ma pensa! Ecco perché tutta questa passione<br />
- e dimmi qualcosa di te, di che ti occupi?<br />
- ultimamente faccio documentari</p>
<p>- ah che bello. Anch’io ho partecipato a un documentario. Una volta ho accompagnato una biologa in una laguna che visiteremo, dove lei ha scoperto che c’è un ecosistema ancora vivente apparso 3500 milioni di anni fa. Un insieme di alghe e batteri che formano delle specie di rocce organiche che attraverso la fotosintesi e la trasformazione del diossido di carbonio in ossigeno hanno fatto sì che si formasse la cappa di ozono che ha permesso l’inizio della vita sul pianeta.<br />
-  davvero? Qui?<br />
- sì. Lei ha riconosciuto i batteri e poi sono tornati con la troupe e hanno girato e io li ho aiutati nella logistica<br />
- magnifico.<br />
- è stata una bella esperienza. E come mai parli spagnolo, dove l’hai imparato?<br />
- l’ho imparato a Roma. Quando ero ragazzina c’erano tantissimi rifugiati politici argentini e cileni e in Italia c’erano gli Inti Illimani a scuola eravamo tutti pazzi per loro. Io li adoravo e mi piacciono ancora adesso. Avevo un piccolo gruppo di musica andina, io suonavo chitarra e charango.<br />
- gli Inti Illimani li conosco sono bravissimi<br />
- li conoscete anche qui no?<br />
- certo sono famosissimi.<br />
Penso meno male. A un certo puto quando cominciavano a passare di moda c’era qualcuno che insinuava che in America Latina non sapessero nemmeno chi erano.<br />
-  allora cominciamo il dj set con un pezzo degli Inti Illimani.<br />
Collego l’I pod. Metto prima un pezzo strumentale per la gioia di ascoltarlo per la prima volta nel suo paesaggio.<br />
Mentre ascolto e la gip avanza sulla strada bianca ripeto a me stessa che se dovessi elencare le dieci cose che amo fare di più, ascoltare la musica in macchina ce la metterei. In omaggio al luogo ancora un pezzo degli Inti: Exiliada del sur. In realtà è un auto dedica.<br />
È una canzone di Violetta Parra che viaggia per l’America latina spargendo pezzi di sé stessa involontariamente.<br />
Dall’inizio a Buenos Aires in ogni tappa sto lasciando qualcosa, tra cui il cellulare sparito il primo giorno. Quindi me la sono canticchiata tra me e me più volte:<br />
“un ojo dejè en los lagos por un descuido casual …<br />
Un occhio l’ho lasciato in un lago per un disguido, il braccio destro a Buìn, l’altro a san Vincente, i nervi a Granero, il sangue a san Sebastian e in una strada di Itata mi si è rotta la chitarra…”<br />
Per ora  non ho pieno possesso dello stereo, il volume lo regola Raul, si può ancora parlare.<br />
- io ero piccolo quando c’era la dittatura. Mi ricordo una notte che all’improvviso la nostra casa è stata circondata dall’esercito, con i fari delle macchine hanno illuminato tutto, hanno sfondato la porta e sono entrati. Mia madre piangeva e ci teneva stretti e poi fra le urla e il terrore i miei genitori hanno capito che avevano sbagliato porta. Erano venuti per il nostro vicino. È stata la paura più forte delle mia vita. Mia madre era disperata.<br />
- e al vicino che gli è successo?<br />
- per fortuna non c’era, era già scappato. Lì viveva solo la moglie con i figli<br />
- e a loro cosa è successo?<br />
- per fortuna quella sera non c’erano, poi hanno saputo dell’esercito e non sono più tornati. Ti potevano ammazzare perché trovavano un libro del Che in casa una follia continua…<br />
Scuote la testa Raul. C’è un po’ di silenzio.<br />
Metto Jay-z Run this town.<br />
La strada sterrata scorre come non fosse di questo mondo in una pianura sconfinata. Le montagne ora vicine ora lontane sono striate di bianco. Sono accartocciate come la carta del presepe. Sono di sabbia grigio chiaro con punti regolari di verde smeraldo. Sono grigio scuro con chiazze gialle. Sono a strisce gialle nere e rosse. Lunghe strisce di polvere che sembrano vapore si sollevano, ti affascinano e poi ti graffiano il naso e la gola. Io giro piccoli filmati dal vetro. Mi sta bene che sia rigato. E cambio le canzoni. Ho della musica eccezionale.  Di ogni genere. Un pensiero a Luca e Costanza che mi passano sempre pezzi bellissimi.  Sono così felice che mi pare di non sentire l’alta quota. La sento, sento qualcosa che però è lieve. Un po’ di pressione sugli occhi. La consapevolezza di respirare tutto il tempo. La pelle è tesa. Sento le arterie nelle gambe. Sento leggermente le tempie che sono come due tappi di sughero che spingono.<br />
La macchina si ferma in cima a un dirupo.<br />
- qui siamo a quattromilacinquecento metri. Vedi c’è il cartello. Come stai?<br />
- bene. Sento qualcosa ma è una sensazione leggera, di stordimento.<br />
- bene ottimo. Questa è una apacheta per la Pachamama. La madre terra.<br />
Vedo un gran cumulo di pietre buttate abbastanza a casaccio. Bottiglie vuote di plastica e di vetro. Carta. Foglie di coca.<br />
- facciamo anche noi un’offerta<br />
- cosa offriamo? Abbiamo la frutta secca<br />
- no la frutta secca la terra già ce l’ha. Io ho delle foglie di coca prendine un po’ offrile e chiedi che questo viaggio vada bene, quello che vuoi.<br />
- Pachamama per favore che il viaggio sia uno splendido viaggio, avventuroso emozionante indimenticabile<br />
- bene<br />
- ah per favore, non voglio soffrire del mal di altura per favore<br />
Anche Raul fa la sua preghiera io faccio un paio di foto e ripartiamo<br />
- a proposito ma queste foglie di coca si possono masticare e fanno bene per l’alta quota giusto?<br />
- certo<br />
- ce ne sono ancora?<br />
- no le ho messe tutte lì. A San Antonio le troviamo</p>
<p>- bene. A San Antonio gli abitanti sono Indios? Cioè non si deve dire indios come si deve dire? Al museo mi hanno detto chiamali il popolo ma non mi va. Che dici, scusi qui abita il popolo?<br />
- qui sono kollas. Li puoi chiamare kollas.<br />
- bene parleremo con qualche kollas? Mi piacerebbe, parlarci così un pochino.<br />
- ti interessa la loro cultura?<br />
- si,  ma più che altro, los quiero mucho.<br />
Mi viene un leggero groppo in gola mentre lo dico. Voglio bene agli indiani.  Mi commuovo se tocco la loro terra.  Non ho da chiedere di speciale se li vado a trovare. Mi piace parlarci un pochino del più  e del meno. Mi piace sapere se stanno bene. Se resistono. Se sanno che il tempo darà ragione a loro.</p>
<p>Sull’erba di una montagna una grande scritta fatta con la falciatrice: bienvedos a San Antonio de los Cobres. Nella pianura di terra sabbiosa un quadratone di casette nuovissime gialle in fila e una di fronte all’altra. Guardo le vie, gli spazzi liberi tra una casa e l’altra e mi arriva una frustata di angoscia. Sembra una tendopoli. Le onde si propagano dal plesso solare a tutta la parte alta del corpo. Distolgo lo sguardo e sbuffo.<br />
- sì te lo dicevo anche per me sono bruttissime ma loro le preferiscono, hanno il riscaldamento, sono più moderne.<br />
- sì certo<br />
La strada porta sotto un arco come quelli delle feste di paese dove pure in alto c’è scritto bienvenidos a lettere stampatelle e ben stortarelle. Dopo l’arco c’è la parte vecchia del paese le case sono in buona parte abbandonate. A San Antonio vivono più di cinquemila persone. È una cittadina a modo suo.<br />
La parte vecchia è bella. Somiglia  ai villaggi messicani. Donne e bambini cercano di venderti bamboline o piccoli lama di lana o sassetti. Compro un sassetto. Non sto bene. La testa vuole volare via, pressione sugli occhi. Luce forte vento forte. Molta polvere. Mi metto una mano sui capelli e la ritiro di scatto: sono di stoppa. Li ho lavati sta mattina erano morbidi.<br />
Ho chiesto Raul di mangiare in un posto che non sia per turisti.  Il ristorante verace  non è nemmeno così improvvisato. Hanno il bagno. Ho l’impressione che la pipì abbia un odore molto forte e diverso dal solito. Magari mi sono confusa. Sono confusa.<br />
- non mi sento molto bene<br />
- non ti preoccupare è normale.<br />
- mi dispiace, non riesco a ragionare bene<br />
- mangiamo qualcosa che è importante. non troppo ma qualcosa. Oggi c’è di buono lo stufato di capretto<br />
- bene vada per lo stufato<br />
Lo stufato è squisito, mi rimette al mondo. Ci sono strane carote che dentro sono dure, una delle 3000 razze di patate , ottimo sugo, giusto il riso è scotto. Come faranno a far bollire l’acqua a 3500 metri a proposito? Ne lascio un po’ per prudenza.<br />
Squisito. Raul ordina anche un dolce. Dulce de queso. Una piccola piadina di formaggio di capra con sopra una marmellata. Sembra buono ma non posso peccato.<br />
Mi sento davvero meglio? Il cibo mi ha come riancorato a terra. Rimane un leggero disagio ma sono presente. E le foglie di coca? Se fanno bene a maggior ragione le vorrei.<br />
Raul si alza per salutare un gruppo seduto di fronte a noi. È gente che lavora ancora nella ferrovia che per le merci è ancora attiva. Come va come non va che fate? Noi veniamo da là andiamo di qua. Sta notte quanto andremo sotto lo zero, però che caldo che fa adesso. E quando riparte il treno. E i giorni sono sempre gli stessi ogni dieci venti giorni passiamo di qua. Che bello quando c’era il treno quattro volte a settimana. Che mangiate che ci siamo fatti. Dobbiamo rifarlo. Io porto il vino. Sì dobbiamo rifarlo.<br />
E torna con bustina di plastica verde con le foglie di coca. Siamo pronti per ripartire e ripartiamo. Sbatto la mia giacca che è bianca di polvere. Ci fermiamo al benzinaio all’entrata del paese. Scelgo il primo  brano del nuovo tratto con molta cura. Raul lo vedo è entusiasta della musica.<br />
Motore. Transilvania dei Crookers. A seguire Peruvian Cocaine / Immortal Technique. Poi per vedere come reagisce, quanto mi posso allargare, concerto grosso sol minore di Vivaldi.<br />
- è vivaldi?<br />
- si<br />
- mi piace molto la musica classica.<br />
Direi che si può parlare di perfetta armonia. Ora dolcemente bisogna convincerlo del fatto che il volume deve essere alto. Molto più alto di così. Richiesta accolta. Divento copilota sul campo con totale controllo sullo stereo. Ci inoltriamo nel deserto sospeso fra le montagne. Del mondo sotto di noi è rimasta la nozione che in finale ci siano ben quattro squadre sud americane. Sabato si saprà che farà l’argentina. sabato è domani tra l&#8217;altro.</p>
<p>Raul vuole parlare. Credo di aver letto nei suoi pensieri: siamo qui per imparare cos’è la puna non solo per sentire la musica. Abbasso il volume.<br />
Ma che cos’è esattamente la Puna?<br />
- la puna è una pianura in alta quota. L’altopiano è ancora più in alto, sopra i quattromila metri. Qui a parte punti più estremi restiamo sui tremilacinquecento. La caratteristica geografica della puna è che non passa l’acqua alle terre di sotto. L’acqua si ferma qui. Scende dalle montagne allaga la pianura ed evapora formando i salar. I salar sono immense distese in cui oltre al sale si depositano tonnellate di minerali, tutti quelli che l’acqua porta giù dalle montagne. Parliamo di decine di km di minerali scavando in profondità per migliaia di ettari che si sono accumulati nel corso di milioni di anni.<br />
- per questo ci sono tante miniere?<br />
- per questo<br />
- è considerato uno dei luoghi più inospitali del pianeta ed è stato preso in considerazione dalla Nasa per gli esperimenti con gli astronauti in quanto è quello che più sulla terra si avvicina a Marte.<br />
Più andiamo avanti più il paesaggio diventa di una bellezza tale che le parole non si trovano e stare senza parole è doloroso. Come posso partecipare a questa meraviglia perché non sia come un film che scorre fuori dal finestrino? La musica e le foglie di coca migliorano molto la condizione umana in queste circostanze. Penso di capire il sacrificio umano. In questo momento risponderei a quello che vedo aprendomi in due. Spargerei con gioia il mio sangue su questa terra solo per farne parte. Cose che si pensano ma non si dicono. Una cosa da dire quale potrebbe essere invece?<br />
- io mi ricordo una canzone chissà se la conosci, faceva: cuando se sale a la puna se sale … papparappappà</p>
<p>mi voz te busca en el viento que me contay que me contay (La mia voce ti cerca nel vento,<br />
che mi racconti? che mi racconti?)<br />
Puna y puna devuelveme, devuelveme,<br />
mi palomita querida….   La conosci?<br />
- no non l’ho mai sentita<br />
Sicuramente glie l’ho cantata male</p>
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		<title>Appunamento alla Puna (8a punt. prima parte)</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Jul 2010 20:17:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sabinaguzzanti</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Qui è inverno. Quando esco dal museo è buio e fa freddo. Ho meno di un’ora di tempo per comprare quello che mi manca. Crema idratante, una lima per le unghie, un piumone perché ho calcolato male la temperatura. Poi a letto. Se non mangio è meglio.  Domani si sale a quattromila metri e non so che effetto mi farà.<br />
Faccio quello che devo fare, constato una gentilezza nella popolazione molto speciale.  Sorridenti, protettivi, scherzosi, partecipi. Tutti si informano del mio viaggio, sono stupiti scoprendo che viaggio sola ma subito si mostrano convinti che stia facendo la cosa giusta. On come into the wilde che tutti glie lo dicevano, ma stattene a casa.<br />
Prendo un taxi e mi dirigo verso l’albergo per dormire le mie otto ore.<br />
Nel Taxi si sente musica andina. Ci sono anche pezzi che non conosco. Scopro che il tassista è anche musicista. Mi spiega che ai giovani piace l’ibrido, il folklore suonato anche con strumenti elettronici e altre variazioni. Precisa con orgoglio che la città è molto conservatrice. Chiedo cosa ci sia da vantarsi. Conservatrice nel senso che conservano le tradizioni più di ogni altra provincia. Ibrido nel rispetto della tradizione.<br />
- ah ecco in questo senso<br />
Poi le solite domande: sei sposata? Hai figli? A volte rispondo la verità a volte mento. Stessa cosa sull’età. Non mi sono mai abbassata gli anni ma qui se dico che ho 46 anni cominciano a strillare. Chiamano gente: oh indovina quanti anni ha?<br />
Poi cominciano a insinuare che sia una che non beve e va a letto presto. Ti mancano subito di rispetto. Quindi sì sono sposata, mio marito ha cancellato all’ultimo per lavoro e i bambini sono con la nonna. Tutti e quattro.<br />
- e come mai parli spagnolo?<br />
- in Italia, mi piaceva questa musica, la suonavo, ho imparato le canzoni e poi lo spagnolo.<br />
- allora dovresti assistere a una pegna…<br />
Una Pegna… mi ritornano alla mente  pezzetti di canzone. Una pegna cos’era? C’era una canzone che diceva qualcosa come: ci vediamo alla prossima pegna. Se alla pegna porterai il fazzoletto rosso capirò che ecc. e mi ricordo che leggevo le note ai testi scritte minuscole: La pegna è una festa popolare dove si suona e si balla per tutta la notte o un’intera giornata.<br />
- una pegna, ma quando? Qui ci sono? Dove?<br />
- tutte le sere ci sono, in tanti locali diversi. Se parti domattina, sta sera devi assolutamente andare. Non te la puoi perdere. Ti accompagno e ti vengo a riprendere. Non puoi non andare.<br />
Sembra che in  ogni città, c’è un tassista che mi convince a fare un po’ più tardi di quanto non abbia già fatto. Però non vedere una Pegna, mi mangerei le mani tutta la vita.<br />
- ma quale locale mi consiglieresti? Mi ci potresti portare? Mi potresti riportare indietro per mezzanotte?<br />
- Certo! La migliore è la Vieja Estacion dove si mangia pure bene, costa poco e se vuoi vai avanti fino all’alba.<br />
- no, mi devo svegliare presto, ce la fai a venirmi a prendere a  mezzanotte?<br />
- sì ti vengo a prendere dicevo  “se vuoi” puoi stare fino alle sei e vedrai di sicuro suoneranno almeno cinque gruppi di cui almeno due ottimi e gli altri comunque buoni.</p>
<p>Ed eccomi ad ordinare cerveza e empanadas in un locale molto suggestivo che ricorda vagamente quello di <em>dal tramonto all’alba</em> prodotto da Tarantino. Molto ampio, enormi sculture in legno massiccio, le pareti tappezzate di quadri e locandine e le ragazze col cappello da cowboy e minigonna che anche qui servono il cocktail che sta sbancando in argentina: coca cola e Fernet branca.<br />
Il tassista arriva con un pizzico di ritardo. Sono proprio suddamericani penso io.  Alle tre bella bella sono a letto.<br />
Alle sette suona la sveglia e non ho quasi chiuso occhio neanche sta notte. Doccia, valigia e via. Mi viene a prendere Raul che sarà la mia guida nei prossimi tre giorni.  Me ne hanno parlato un gran bene, esperto della Puna, di scalate, di geologia e scoprirò di ferrovie. Dovremmo trascorrere in macchina molte ore. Io non sono una gran chiacchierona se si escludono alcune circostanze molto specifiche.  Raul però sembra simpatico, soprattutto molto rilassato e provo a rilassarmi anch’io.<br />
Un’ora di strada asfaltata, l’ultima per questi giorni. Una svolta a destra e il mondo che conosco non c’è più.<br />
A entrambi i lati le pareti delle montagne sono altissime e sabbiose. Nel canyon fa fresco e c’è ancora qualche traccia di umidità. La strada battuta che percorriamo è nuova. La vecchia correva più su ed è stata interrotta da una frana. Dice Raul che usa molto la parola “lamentablemente” che lamentablemente appunto c’è stato un incidente. La frana ha travolto un tir e per un pelo non ha coinvolto la carovana di macchine che lo seguiva.<br />
Ascolto la storia commentando per educazione con un<em> aah</em> e con un <em>ooh</em> tutte le volte che mi sembra opportuno.<br />
- Il corpo dell’uomo è ancora là sotto. Non c’è modo di tirarlo fuori.<br />
- oh, faccio io. Poi penso perché non si può tirare fuori? e metto a fuoco lo spazio della frana. C’è un piccolo dettaglio che non avevo registrato, è enorme. La quantità di arena e terra franata è smisurata. È qui che mi accorgo che stiamo andando su un altro pianeta. I miei occhi si allargano, entro in uno stato di semi allarme. Ci sono e non ci sono.<br />
Osservo ancora la frana, la larghezza la profondità. L’altezza della montagna. È un piccolo oceano. Dentro c’è il corpo di un uomo. È logico che sia perso.<br />
- E ora notiamo il ponte di fronte a noi. Guarda che struttura eccezionale. E questo è solo il primo ce ne sono di molto più alti. Da Salta iniziò quest’opera imponente costruita da un ingegnere americano geniale: Richard Maury. Quest’uomo è riuscito a fare passare la ferrovia attraverso le Ande da Salta ad Antofagasta sulla costa del Cile.<br />
Oggi funziona solo un breve tratto di poco più di 200 km per i turisti. Lo chiamano <em>el tren de las nubes</em> per via del ponte più alto che poi vedremo, perché da quel ponte vedi le nuvole dall’alto.<br />
Oggi la ferrovia, le stazioni sono in stato di abbandono per tutti i casini che hanno fatto prima il governo e poi con le privatizzazioni truffa. È andato tutto in malora ma immaginati che tutto questo è stato ideato nel 1921 e finito nel ‘48. Era  un’opera colossale. 29 ponti tutti più grandi di questo. 21 tunnel!</p>
<p>- La cosa formidabile è che Murray è riuscito ad evitare le pendenze.  Ti rendi conto? Un treno che attraversa le Ande ed evita le pendenze. Non ci sono mai salite o discese ripide, sono morbidissime. Il treno manteneva una velocità costante di 35km orari. Saliva e scendeva senza ruote dentate. Solo con calcoli esattissimi, facendo in alcuni tratti prima avanzare il treno e poi facendolo retrocedere. Poi lo vedrai in mezzo al deserto ci sono delle rotatorie su cui finiva la locomotiva che veniva girata a mano e cambiata di direzione. E lo hanno costruito tutto gli indigeni<br />
- non gli inglesi?<br />
- no qui gli inglesi non c’entrano la forza lavoro è nostra, molto materiale viene da Torino.<br />
- ma pensa…<br />
Sono leggermente stordita, forse è un’impressione. Forse sono preoccupata per il mal di altura. Non so cosa mi succederà. Ho sentito di reazioni molto varie.<br />
In macchina fa caldo. Se apro il finestrino l’aria punge. Il paesaggio comincia a cambiare.<br />
Mi affaccio al finestrino per rinfrescare il viso. C’è un binario e noi camminiamo al suo fianco.<br />
Ci sono ancora degli alberi, non dissimili da altri che ho visto. Potrebbero somigliare ai tigli. Tigli spogli e molto impolverati e allungati e magri. Non somigliano ai tigli. Perché ho pensato ai tigli? Ci sono pure tanti cespugli. E ci sono pure i cactus. Cactus giganti. Cactus che ne hanno viste tante. Con buchi, con secchezze. Altissimi.<br />
- vuoi fare qualche foto ai cactus?<br />
- eh? Sì certo. Ci sgranchiamo anche un po’ le gambe.<br />
- Vedi questi cespugli ancora li troveremo fino a duemila metri, duemila e cinque. Infatti qui ci sono ancora le vacche<br />
- e il cavalli?<br />
- pure i cavalli fino a qui possono sopravvivere. Dopo non c’è più niente da mangiare. sopravvivono solo i lama. I lama e le Becugne. E i Guanacos.<br />
Tutti e tre sono tutti della famiglia dei cammelli. I Lama sono domestici. Non esistono lama selvatici allo stato brado, dove c’è un lama c’è sempre un proprietario. I Guanacos possono essere domestici o selvatici ma per lo più sono selvatici. Sono selvatici di carattere. Sputano. Sputano anche i lama ogni tanto ma mai con la cattiveria dei guanacos.</p>
<p>- e le bicugne?</p>
<p>- le bicugne non si fanno avvicinare me se riesci ad avvicinarti sputano anche loro.  le bicugne sono solo selvatiche, sono animali molto timidi, molto veloci, che quasi stavano per estinguersi per via della loro lana molto pregiata<br />
- perché non si limitavano a prendere la lana senza ammazzarle?<br />
- è pregiata anche la pelle<br />
- ah ecco. Ho visto al museo che i tre bambini nobili avevano i ponchos e le borse di bicugna<br />
- oggi una sciarpa di bicugna costa seicento dollari<br />
Mi viene in mente la Pashmina. In India è piano di italiani di tutte le regioni che commentano compre di pashmina.<br />
Quando si diffonderà il turismo qui, sarà pieno di italiani a caccia di sciarpe di bicugna. Per ora non c’è nessuno. Ogni tanto passa qualche camion. Gente che ha a che fare con le miniere.<br />
Ci sono i camion dei minatori sulle strade. La Puna è piena di risorse minerarie. Ora soprattutto il Litio attrae le compagnie straniere. Miniere che si aprono, miniere in sospeso che forse aprono forse no.<br />
- Anche la ferrovia è nata per questo, per facilitare gli scambi fra Cile e Argentina. La vedi quella? È una scuola primaria.<br />
Qui i bambini che abitano nella vallata vengono e dormono dal lunedì al venerdì.<br />
- e perché ci dormono?<br />
- perché le distanze sono troppo grandi per viaggiare tutti i giorni. Guarda quella montagna. Vedi che c’è quella specie di zig zag?<br />
- cos’è un sentiero inca? faccio io come un’idiota. So perfettamente che si sorride dell’ultima moda del turismo a caccia di strade inca.  Orde di genti di ogni dove che vogliono fare la strada degli inca e un fiorente commercio di cazzate che ingrassa.<br />
- no, fa lui tranquillo,  è un sentiero della gente di qua che quando vuole andare in città deve scavalcare la montagna. Lo fai quando hai qualcosa da vendere, quando proprio ti serve.<br />
- è perché ieri al museo ho visto le foto delle strade inca e molte erano a zig zag… (Cerco di correggere peggiorando)<br />
- Ah ah, fa lui. Sì ma questo no è della gente di qua.<br />
Cambio disinvoltamente discorso &#8211; e devono andare a piedi non ci sono autobus?<br />
- l’atobus passa sulla strada principale. Questa gente magari sta in una casa dietro quella vallata…<br />
Seguo il suo sguardo e vedo una montagna enorme. Forse ho le vertigini.<br />
- poi ci sono due case a cinquanta km di distanza, un’altra famiglia dall‘altra parte, non ci sono strade non ci può arrivare un autobus.<br />
Cerco di mantenere non so quale atteggiamento, uno qualsiasi &#8211; e come sono queste scuole?<br />
- non sono male, i maestri, il comune, ci mettono tanta energia per farla funzionare. Ci lavora tutta la comunità, c’è chi fa da mangiare chi fa le pulizie. Il fatto è che l’istruzione che ti danno rispetto a quella della città è molto inferiore. È difficile anche per gli insegnati. Li trattano bene, gli danno una casetta riscaldata e tutto, ma qui ancora siamo a un’ora e mezza da Salta e c’è la strada, più avanti non ce la fai. Devi vivere senza contatti, senza niente, non è facile io non ci riuscirei. Ripartiamo?<br />
- sì. Quante ore hai detto che ci mettiamo ad arrivare?<br />
- sette più o meno, ma non ti preoccupare ce la prendiamo comoda.<br />
- e scusa se te lo chiedo un’altra volta ma questo mal di montagna in che consiste?<br />
- maaa, fa lui, sempre con le alzate di sopracciglia come i gauchos, corrugando e scorrugando la fronte per minimizzare: non a tutti fa lo stesso effetto. Può venire un po’ di mal di testa, certe volte non si dorme. Certe persone vomitano, dipende da come stai. qui si dice apunarsi o apunamento. capita anche alla gente di qua quando sale sulla Puna.</p>
<p>- allora ci si sente male per forza?</p>
<p>- no non è detto dipende, noi andiamo tranquilli non ti preoccupare</p>
<p>- certo. Qui quanto siamo saliti?<br />
- qui siamo a duemila e cinque. Arriviamo fino a quattro e cinque e poi riscendiamo a tre e cinque. Vedi quella casetta in miniatura con i fiori?<br />
- c’è stato un incidente?<br />
- no è una santa che si venera in tutta la zona. È morta portando il suo bambino in braccio. È morta di sete ma si dice che il bambino sia sopravvissuto perché anche se era morta il bimbo ha potuto prendere il latte per tre giorni. Questo credono. Io non ci credo. Che ne sanno da quanto era morta quando l’hanno trovata? Comunque la gente vedi gli lascia l’acqua perché non abbia più sete. Invece vedi quel cumulo di sassi?<br />
- è un immondezzaio?<br />
- no. Le bottiglie di plastica sono offerte. Si chiama apacheta. la gente mette queste pietre. Sono luoghi dove si fanno offerte alla Pachamama, la madreterra. Si offre vino, foglie di coca, birra. È tutto la Pachamama è il culto più importante, insieme alle montagne, all’acqua…<br />
- che sono sempre nella terra…<br />
- claaaro. La pachamama è la più importante. Insieme agli altri.<br />
- sono tutti importanti<br />
- claro.<br />
Indico un‘altra casetta in miniatura  apparsa sulla stada &#8211; un altro altare alla santa?<br />
- no quello è perché ci deve essere stato un incidente.<br />
- dicevi che avevi dei cd?<br />
- certo. Quello che vuoi, se vuoi c’è anche l’attacco per l’mp3 se ce l’hai.<br />
- se ce l’ho? Io ho un I Pod con sessantadue gb di musica. Davvero c’è l’attacco per l’I pod? Questa è una notizia formidabile. Incredibile! Ma sentiamo i tuoi cd intanto. Mi pare che avremo tempo di ascoltare tutto.<br />
- metto Mercedes Sosa va bene?<br />
- perfetto.<br />
Mi sento già molto meglio. La preoccupazione di dovere sostenere una conversazione per sette ore con uno sconosciuto evidentemente aveva il suo peso. Mi sento molto meglio. Guardo il paesaggio e i cespugli ci sono ancora. Gli alberi no. I cactus pure hanno mollato la presa. Ogni tanto si vede un ruscello semi ghiacciato con del muschio e pecore. E asini ogni tanto. Qualcosa mi risucchia in un lampo nell’abitacolo.<br />
- questa canzone la conosco! Non la sentivo da vent’anni!<br />
Comincio timidamente ma nemmeno tanto ad andare dietro al disco.<br />
- levantate y mirate las manos. Para crecer estrechala a tu hermano.<br />
Le parole mi tornano in mente a gruppetti, con dei buchi ma sono così contenta che vado avanti<br />
&#8211;Parapppappa… que puede ser magnana! Libranos de aquel que nos domina en la miseria… parppaapa,  che bella !<br />
Guardo Raul per capire se condivide l‘entusiasmo. Lo condivide ma non canta. Avrò esagerato? Il cd l’ha messo lui dopotutto. Però sembra contento. Forse è stonato. Comunque il cd si incanta. E comunque ci fermiamo perché dice che siamo arrivati in un posto. La canzone mi ha distratto. È vero siamo in un posto!<br />
Un viale con una decina di case da una parte e dall’altra. Mattoni di terra e tetti di paglia, quasi tutte abbandonate. Un grosso cartello Cocacola azzurro penzola su un muro. Mi accorgo che fuori ci sono due tavolini di legno squadrati e sedie squadrate con la seduta in pelle di mucca. Ci sediamo perché dice Raul che è un bar. E stranamente arriva un ragazzo a prendere l’ordine. In fondo alla strada donne in costume hanno allestito un mercatino sui sassi dove vendono guantini, cappellini, bamboline, piccoli lama di lana, artigianato. Le venditrici saranno una dozzina abbondante. La merce occupa lo spazio di una piazza. Io non ho visto un’altra macchina passare da almeno un paio d’ore.<br />
- sai se c’è un bagno?<br />
- si è in quella porta lì.<br />
Attraverso la strada assolata. Entro per sbaglio in una stanza dove c’è un enorme telaio. Non capisco come funzioni l’economia locale. Entro nella porta giusta.<br />
Abbiamo ordinato tè di coca. Sarà l’altezza, sarà il sole. A me viene da ridacchiare sotto i baffi per il fatto che si possa ordinare coca. Sono una turista idiota. Imparare a convivere con questa nuova cognizione di sé.<br />
- e a parte per il tè, dicevi che ci eravamo fermati per cosa?<br />
- per il sito archeologico. C’è una città precolombiana lassù.<br />
- una città?<br />
- si<br />
- Una intera città precolombiana intera?<br />
- sì<br />
- per questo pensano di poter vendere tutti quei cappellini?<br />
- esatto<br />
- ma non li venderanno mai<br />
- no, puoi trovarne di più economici e fatti meglio ovunque<br />
Di nuovo ho l’impressione di sentirmi un pochino strana.</p>
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		<title>los tres nignos (la tastiera non ha la egne, 7a puntata)</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Jul 2010 20:37:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[  Non si dice indio non si dice mummia non si dice sacrificio Salta, mai sentita nominare prima. Eppure a modo suo è una gran città. Sono arrivata verso le quattro del pomeriggio e sono ripartita alle otto di mattina. Non me la dimenticherò. Ho posato le valige nella Finca, qui si dice Finca. Ho [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> </p>
<p><em>Non si dice indio non si dice mummia non si dice sacrificio</em></p>
<p>Salta, mai sentita nominare prima. Eppure a modo suo è una gran città. Sono arrivata verso le quattro del pomeriggio e sono ripartita alle otto di mattina. Non me la dimenticherò.<br />
Ho posato le valige nella Finca, qui si dice Finca. Ho ammirato l’eleganza della struttura e dell’arredamento con orgoglio, la finca è gestita e ristrutturata da una coppia di Italiani. Mi sono connessa velocemente a internet, salutato amici e parenti e sono andata a fare un giro in città.<br />
Noto più di un negozio di strumenti musicali con molti strumenti andini. Mi sono già simpatici. Tante facce indie e tante mescolanze. Volendo qui lavorano bene l’argento, me l’hanno detto le zie di Buenos Aires. Butto un occhio e mi comprerei per me o per un regalo un braccialetto un anello, una cosa di queste con l‘argento mescolato al tessuto. Peccato che mi sia fatta convincere dalla ragazza dell’agenzia a visitare il museo. Era talmente entusiasta, direi anche determinata, ha vinto. Sopporterò un’ora di coccetti e pettinini Inca. Ha chiamato una guida per me che  alle sei mi aspetta davanti al Maam alle sei. Non posso squagliarmela. Ho venti muniti di tempo e do’ un’occhiata alla cattedrale sulla stessa piazza del museo.  Le chiese qui sono tutte colorate, attraenti. La cattedrale è rosa confetto. Entro e penso, la casa del Dio dei poveri. Non ho mai pensato niente del genere entrando in una chiesa. Non c‘è possibilità di una conversione, registro una differenza.</p>
<p>Rifletto sul concetto base del cristianesimo.  Solo nella povertà l’esistenza è dignitosa. Solo i poveri sono degni di rispetto. State coi poveri, vivete in povertà. Non ha detto aiutate i poveri, chiedete alla Cuccarini e Giletti di fare una colletta. Piuttosto radicale sì.<br />
Ciò detto il giro della cattedrale è presto fatto, mi presento al museo con dieci minuti di anticipo. Alle sei non si vede nessuno, alle sei e dieci nemmeno, faccio il biglietto ed entro.<br />
Un giovane con barba e codino guida un gruppo di turisti. Parla con un tono di voce molto alto e gli costa fatica. Per prendere il respiro usa “sì” come intercalare e ci  mette il peso che si mette su un bastone in una salita.<br />
- Allora dovete capire che parliamo di una civiltà, di una cultura molto diversa dalla nostra, sì?<br />
Si può essere o non essere d’accordo ma bisogna avere rispetto sì?<br />
Questo è molto importante, rispetto! È molto importante sì?<br />
Perché bisogna capire innanzi tutto che dal loro punto di vista non stavano morendo, si stavano ricongiungendo con la divinità e che era un grande onore per loro. Sì?<br />
Per questo, per rispetto, noi non usiamo la parola sacrificio ma la parola “offerta” chiaro? Questo è molto importante, sì?</p>
<p>Oibò, penso io, dove sono capitata? Sacrificio offerta morte? Di che stiamo parlando?Ho capito male? Il tizio con quella foga parlava di sacrifici umani? Si può o non si può essere d’accodo? Oibò.<br />
Mi viene in mente Apocalypto e il sottile messaggio di Mel Gibson: “ècché solo l’americani hanno fatto li massacri? Sempre a dì poveri indiani, poveri indiani però pure loro finché hanno potuto mica c‘andeveno piano co le mazzate”.</p>
<p>Scendo per vedere se nel frattempo la mia guida è arrivata e la incrocio infatti all’entrata. È piccolissima, incinta e affannata. Si chiama Adriana. Cominciamo la visita.<br />
Dalle prime parole penso: questo museo è più di un museo è un’esperienza, è una porta. Meno male che sono venuta.<br />
Cominciamo con un video in cui parlano gli archeologi che hanno partecipato alla spedizione sullo Llullaillaco. Adriana ha preso parte anche lei alla spedizione nel ‘99, bella fortuna averla come guida.<br />
Benché il giovane prima di Adriana  abbia parlato chiaro, l’argomento è troppo sconvolgente. Ci metto dieci minuti buoni per accettare che il tema sia proprio quello. L’ho sentito, ma non mi è entrato in testa faccio la gnorri con me stessa.<br />
- abbiamo dovuto fare diversi accampamenti perché il vulcano Llullaillaco è alto 6700 metri. Sulla strada vedi abbiamo trovato queste rovine. Questa probabilmente era il luogo dove il sacerdote preparava i bambini per l’ultima volta.<br />
-quali bambini?<br />
- i bambini prescelti che salivano per questo sentiero, facevano un ultima tappa qui dove hanno bevuto un po’ di chicha e sono saliti sulla cima dove li abbiamo trovati.<br />
- cioè qui ci sono le mummie dei bambini?<br />
- tecnicamente non è corretto chiamarle mummie perché il processo di mummificazione è tutt’altro. Se pensi all’Egitto i corpi venivano svuotati e imbalsamati, qui non è successo niente del genere. I tre bambini sono morti congelati, noi la chiamiamo morte bianca.<br />
- ma stiamo parlando di tre bambini uccisi per essere sacrificati?<br />
- sì, piuttosto che dire sacrificio è più corretto parlare di offerta perché così veniva percepita da tutti anche da quelle che per noi sono vittime.<br />
Lo Llullaillaco  era una montagna sacra per gli Incas. Sempre si facevano offerte alla montagna e salire alla cima era un modo per connettere il popolo con gli dei. I bambini che venivano offerti erano bambini nobili. Era un onore per la famiglia essere scelti.<br />
Vedi questa era la corona di piume? È della più grande che aveva circa quindici anni ed era una vergine del tempio. Le vergini avevano compiti importanti, solo una vergine per esempio poteva cucinare per il re. Lei accompagnava gli altri due di sei e otto anni come per proteggerli. Questa corona di piume bianche vedi, anche queste piume rosse che ornano la borsa vedi? Questa è una borsa per le foglie di coca<br />
- per le foglie di coca?<br />
- si le foglie di coca si portavano sempre sia per i rituali, sia per sentire meno la fatica camminando, si portavano sempre<br />
- si portano anche adesso<br />
- si anche adesso certo<br />
- Dicevo queste piume colorate, vedi anche su questa collana sono azzurre? vengono dagli uccelli dell’amazzonia e sono il segno della potenza dell’impero Incas che va dal nord fino a un pezzo del Cile e dell’argentina e prende anche una grande parte della foresta amazzonica.<br />
- ma gli Indios hanno ancora il culto della montagna?<br />
- noi non usiamo questa parola indios a loro non piace, diciamo meglio, aborigeni o popolazioni originarie<br />
- un po’ lungo ma va bene<br />
- sì comunque molte montagne sono considerate sacre e c’è anche una grande polemica su questi scavi, su questo museo, in altri musei hanno dovuto togliere i corpi<br />
- perché ce ne sono altri?<br />
- in tutte le montagne si trovano corpi. E secondo la credenza locale è sacrilegio portarli via. È anche pieno di gente che spera di trovare oro, tombaroli li chiamate così?<br />
- sì esatto! parli italiano?<br />
- un poco. Costanza l’archeologa della spedizione che mi ha portato con loro è italiana ho imparato poco poco. Ma a dire il vero io non c’ero quando hanno scoperto i bambini, ho seguito solo gli scavi delle rovine e delle strade che poi guardiamo.<br />
- quindi dicevamo questi tre bambini sono stati sacrificati ma diciamo offerti e hanno sofferto, i genitori erano contenti?<br />
- i genitori erano molto onorati. Li hanno accompagnati fino quasi all‘ultimo. Poi si sono fermati in questa costruzione con il sacerdote che gli ha fatto bere della chicha, sai cos’è?<br />
-  sì, vino di mais<br />
- brava come lo sai?<br />
- l’ho sentito in tante canzoni<br />
- ah bello. Dunque con questa bevanda alcolica i bambini erano come un po’ in trance, poi a quest’altezza fa molto freddo, si sono seduti in questa piccola caverna preparata per loro e si sono addormentati, si muore in pochi minuti con il gelo. Per questo in questo caso è stata una morte molto dolce.<br />
- altre volte non era dolce?<br />
- altre volte no, in altri posti rompevano la testa o altre cose.<br />
In questa caverna insieme ai bambini, sono stati ritrovati tutti questi oggetti per accompagnali nell’altro mondo. Vedi? Sono tutti doppi i sandali perché si pensava che il cammino fosse lunghissimo e le scarpe si sarebbero consumate.<br />
Poi ci sono i lama con i loro pastori d’argento, vedi i lama si vede che sono maschi e femmine. Ci sono queste bamboline d’oro che rappresentano i bambini.<br />
Vedi come erano messi questi oggetti? Gli Incas non avevano scrittura usavano i simboli. C’è un gruppo di lama che parte e un gruppo che arriva. Questo c’è per ognuno di loro.  Ma non sappiamo che vuol dire. Vedi il disegno sul poncho della bambina? È un serpente con due teste e al centro c’è un continente. Forse un giorno scopriremo il significato. Sono messaggi forse.<br />
Questi bambini li chiamano anche messaggeri del tempo per questo. Portano un messaggio però ancora non sappiamo quale.<br />
Ecco vedi questo è il bambino, si vede che è sereno. Vedi queste corde che ha tutto attorno?<br />
- sì. perché l’hanno legato se era d’accordo?<br />
- le corde servono perché dopo morti non si cada non ci si afflosci per rimanere seduti dritti. Ce le hanno tutti vedi? Questa è la ragazza di quindici anni. Il viso di lei si vede meglio, non è nascosto tra le ginocchia. Vedi che ha la guancia piena? Sono le foglie di coca, ce le hanno tutti e tre.<br />
Abbiamo fatto le analisi e abbiamo scoperto che avevano appena finito di mangiare, è stato ritrovato cibo nei loro stomaci. La ragazza era raffreddata aveva muco nei polmoni. Era in corso l’ovulazione. Gli organi interni sono intatti. E vedi il piccolo? Vedi quei puntini bianchi? Sono le uova dei pidocchi. Gli archeologi si sono presi dieci minuti in cui hanno fatto tutte le analisi possibili. Nella parte dietro ci sono le foto, indossano tute bianche e maschere per non contaminarli. Dopo di ché sono stati messi in questi frigoriferi speciali.<br />
- ma quando li hanno trovati come li hanno visti, dov’erano, com’erano?<br />
- li hanno trovati sotto una roccia in una specie di recinto di pietre dentro il ghiaccio. Per scongelarli senza danneggiarli hanno usato acqua calda e con pazienza consumato il blocco.<br />
Guarda questo piccolo lama d’argento lo vedi che ha un buco?<br />
- sì?<br />
- è stato un fulmine. Ha colpito la bambina sul collo l’ha attraversata e poi ha colpito il lama. Vedi che è annerita?<br />
- ma è stata colpita dopo che era morta?<br />
- sì certo dopo. Vedi anche lei ha una guancia con un malloppetto di foglie di coca…<br />
- sì. Ma perché ha il viso così allungato?<br />
- era un segno di distinzione della nobiltà. Da neonati il cranio veniva stretto con delle sbarre di metallo, legate poi con delle corde, per dare alla testa una forma allungata, o alla fronte una inclinazione più orizzontale.<br />
Queste che abbiamo visto adesso sono copie dei corpi,  l’originale è in quella vetrina. In questo momento possiamo vedere il bambino. Si espongono a turno le altre due vengono conservate in speciali frigoriferi. Anche questa esposta, vedi, dietro c’è un sistema di climatizzazione molto complesso. Non devono entrare in contatto con nulla che li possa contaminare. Guarda la pelle com’è ben conservata. Erano di un colore abbastanza scuro. Guarda le scarpe.<br />
- ma sono saliti a seimila e ottocento metri con queste ciabattine senza calze?<br />
- non si usavano le calze, però ha un poncho di lana pregiata, è di bicugna una specie di lama selvatico che ora è protetto. Vedi il tessuto com’è fino?<br />
Ricevute tutte le spiegazioni che sono in grado di assimilare mi fermo a guardare.<br />
Una ondata di silenzio si propaga dalla vetrina.</p>
<p>Un bambino vestito di rosso, coi capelli neri neri, accovacciato e ornato elegantemente con piume e fettucce di tessuto colorato, è arrivato dal quindicesimo secolo al ventiduesimo addormentandosi insieme a due compagni.</p>
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		<title>El fracaseo minimal (6a p)</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Jul 2010 21:10:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sabinaguzzanti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[come delle relazioni umane bene impostate possano andare per aria senza che accada nulla Il primo giorno, il primo minuto che sono arrivata  Brenda si era affrettata a scusarsi per la presenza fra gli ospiti di tre bambini. E lo aveva fatto in modo assai colorito quasi invitandomi ad una reazione isterica verso cui lei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><br />
</em></p>
<p><em>come delle relazioni umane bene impostate possano andare per aria senza che accada nulla</em></p>
<p><em><br />
</em></p>
<p>Il primo giorno, il primo minuto che sono arrivata  Brenda si era affrettata a scusarsi per la presenza fra gli ospiti di tre bambini. E lo aveva fatto in modo assai colorito quasi invitandomi ad una reazione isterica verso cui lei avrebbe manifestato  comprensione e solidarietà.<br />
Mi è stata subito simpatica e l’ho rassicurata. A me piacciono i bambini, non mi danno fastidio per niente. Glie l’ho detto proprio così con serenità, sorridendo.<br />
Due parole invece sull’arrivo delle due vecchie zie da Buenos Aires me le sarei aspettate. Non perché mi piacciano i bambini e detesti i vecchi ci mancherebbe. Detesto i parenti però. I parenti degli altri,  per lo meno nell’esercizio delle loro funzioni.<br />
Mi è sembrata un’imposizione. Certo la casa è grande, siamo solo due ospiti, possono invitare chi vogliono. Certo ma qui si mangia tutti insieme è diverso l’obbligo di socializzare con un ospite rispetto un parente.  Ad ogni modo sono come al solito fin troppo buona, ci ho scherzato, le ho fatte sentire bene accolte. Ho fatto gli onori di casa in un certo senso.<br />
Sono cresciute qui e non tornano da vent’anni. Non hanno mai visto la casa trasformata in struttura turistica. Sono spaesate. Sono molto anziane, rugosissime e manco a dirlo pur essendo argentine da tre generazioni, parlano un inglese di quelli che si sentono solo nei film in costume. Sono qui perché nei paraggi c’è un ospizio un po’ di lusso dove forse si trasferiranno. Anche questo mi ha intenerito.<br />
Con la piccoletta che è più alla mano ho parlato a lungo la prima sera ed è stata una conversazione piacevole. Io scherzo subito con le vecchiette se mi pare ci sia spazio. Beveva whiskey. Un bicchierone pieno. Le ho detto non dovrebbe è un litro di whiskey. E lei simpatica:<br />
- mia nonna è campata 130 anni bevendo whiskey tutte le sere.<br />
- Un bicchierone così tutte le sere?<br />
-Be’ forse no.<br />
-Ah ecco.<br />
- viaggi sola?<br />
-Sì. Mi piace così. In gruppo o in coppia ci si protegge dall’esterno. Da soli si è costretti a cercare contatti.<br />
- ai miei tempi non si poteva. Appartenevi a tuo marito.<br />
- lo so.<br />
Poi non ci ho parlato più tanto perché l’altra, l’alta, ha preso il timone. Si atteggia a nobile, ha lo sguardo fisso. Gli incipit sempre decisi. Vuole parlare con me e non lascia spazio alla cugina che non si ribella. La piccoletta vuole convincerla a trasferirsi all’ospizio con lei. Da sola non ci va. Per questo è accomodante.<br />
Ognuna a modo suo è stata affettuosa con me, non credo che il conflitto sia partito dalle zie. Sono io piuttosto che  ho delle  rimostranze. Rimostranze. Qualcosa da ridire. Perché parlo così?<br />
Ho del rancore. È troppo. Rancore è troppo. Passo dalla parte del torto.<br />
Da quant’è che mi rigiro nel letto? Sarà mezz’ora. Spero non di più.<br />
La zia più bassina quando in giardino mi lamentavo per dolori legati al cavallo mi ha massaggiato. Cioè mi ha accarezzato le reni. I reni? Un dubbio che si presenterà sempre fino alla fine dei miei giorni. Mi hanno spaventato troppo ai tempi della scuola. Un errore, un onta.  Un minuscolo impercettibile attacco di panico per ogni eccezione.<br />
Domani parto alle sette e non ho sonno. La valigia è mezza fatta. L’altra mezza? Se faccio la valigia di corsa lascio qualcosa. Lo spolverino  è rimasto a Buenos Aires prima tappa.  Sono sveglia come un grillo ma perché? Sono eccitata perché domani comincia il viaggio vero? Può darsi. Sono felice di partire.</p>
<p>La piccoletta ha smesso di massaggiarmi perché si è accorta che lo trovavo innaturale. Sul principio simpatiche di ora in ora sempre più vampire, con quello sguardo fisso che succhia. Forse la zia aristocratica alla fine ha cambiato idea sul mio conto perché non le ho dato retta. Mi ha stufato dopo un po’ con quello sguardo. Ma davvero mi voleva succhiare?<br />
Luis ha sempre il suo copione. Fine cena volete ancora vino? Un whiskey? Un tè una tisana? Una menta? Bella quella scena:<br />
-  Vorremmo una peperina.<br />
- Sì brava una peperina ottima idea. Molto volentieri.<br />
E Luis pianta bene il peso in terra, prende un respiro e dichiara  fermo e sconsolato che la peperina non si trova più.<br />
- Come sarebbe a dire?<br />
- È scomparsa. Non ce n’è più.<br />
- Ma era dappertutto! Bastava fare due metri fuori dal portone per raccoglierne un chilo!<br />
Sì, Luis se lo ricorda. Come potrebbe aver dimenticato, era così. Era proprio così fino a… dieci anni fa?<br />
Mentre lo diceva sapeva che stava dando alle due donne anziane un dolore. Se n’è preso la responsabilità. Ha detto quello che doveva  e ha aspettato peso ben distribuito su tutta la pianta del piede, il fiume di ricordi, che lo stavano per investire.<br />
Oh com’era profumata! L’odore che lasciava sulle mani!<br />
Sapevo che c’era, dice Luis, quando il cavallo la pestava. Mi arrivava subito alle narici.<br />
- Vi faccio fare un tè alla menta che dite? (taglia corto Luis)<br />
- va bene se proprio non c’è  peperina vada per il tè alla menta.<br />
Appena Luis si gira, la più piccola con la bocca atteggiata a disprezzo:<br />
- domani esco e ne porto un chilo di peperina. Luis non la sa cercare. Non è possibile che sia sparita. Non è capace.<br />
- yes, continua l’altra, I can’t belive it, peperina was EVERYWHERE.<br />
Io e l’inglese, Melanie d’ora in poi, siamo impotenti. Per dimostrare solidarietà partecipiamo come possiamo, chiedendo innanzi tutto, con rispetto, che cazzo è sta peperina. Ma questa peperina, i’m sorry, what the hell? What the fuck is it?  (we didn’t say fuck to the ladies,I’m joking)<br />
Ebbene, c’è bisogno della notina del redattore? abbiamo troppa stima del lettore per pensare che non abbia intuito si tratti come il nome suggerisce di una specie locale di menta. Una menta selvatica estremamente profumata. C’è sempre il tizio deconcentrato o la tizia che con un occhio legge con l’altro fa un’altra cosa.<br />
Quello forse è stato l’ultimo momento divertente. Poi a letto poi il fattaccio.<br />
No, il fattaccio era stato il giorno prima. Ci ho messo io un giorno a stigmatizzarlo definitivamente come fattaccio. Mi sono fatta due risate lì su due piedi. La faccenda ha cominciato a sembrarmi grave senza ombra di dubbio un paio d’re dopo. E l’ho detto Melanie l’inglese. E lei era d’accordo con me. Così ha detto. Può essere pure che fosse ipocrita ma non mi pare.<br />
Vogliamo dire diplomatica per rispetto? E diciamo diplomatica, ma non mi pare.<br />
Non c’erano le zie, non c’era la guida irlandese solo io, Melanie e Brenda. La prima volta in tutto il soggiorno che si pranza solo in tre.<br />
Brenda è partita in quarta con l’argomento, questo col senno del poi mi ha fatto pensare a un discorso preparato. Altre volte si era messa a raccontare storie sui turisti che aveva ospitato. Sta volta c’era un pizzico di pepe in più grazie al fatto che eravamo tra donne e che c’era ormai confidenza.<br />
Da mangiare c’era un pollo asado da urlo mettici pure questa.<br />
Come ha cominciato? Con l’olandese che di notte andava a bussare alla stanza di Pablo mi sembra.<br />
In quel caso lui cercava di sottrarsi. Dice Brenda con molta mimica facciale, voi capirete che Pablo era moolto in imbarazzo.  Brenda le aveva fatto presente che Pablo era  era un padre di famiglia sposato con due bambini.<br />
Lei se ne infischiava. Non glie ne poteva fregare di meno!<br />
In quel caso era andata così. Di solito i gauchos sono terribili, ci provano con tutte le ragazze che lavorano qui. Una volta c’era una ragazza che è stata una settimana poverina, era una donna grande in verità che voleva nascondersi perché aveva fatto un’operazione alle palpebre che era venuta male. Pure con quella è andato!<br />
- buono per l’autostima delle signora…<br />
- sì certo! Però a me poi tocca portarle dal ginecologo! Una mi dice mi accompagni? Ho un ritardo di venti giorni. Per cui portala in città, spiega ai medici di qui… mai più ! All’ultima le ho detto fai come vuoi ma dal medico non ti porto ti arrangi!<br />
E che altro ha detto? Altre storie abbastanza buffe ma la progressione era aggressiva e sia io che Melanie eravamo progressivamente a disagio.<br />
Le solite invettive su quanto siano pigri i gauchos, quanto siano vanitosi e quanto non sopporti lei Brenda che le donne li adorino. Già si credono delle divinità.<br />
Io e Melanie ci guardiamo. Sarà così. Noi abbiamo visto solo tre ragazzi, il più grande di trentacinque il più piccolo di ventidue, che strigliano, sellano, lavorano. Dalla mattina alle sei e mezza fino a sera.<br />
Melanie a un certo punto ha detto, non mi ricordo se davanti a Brenda o dopo che se n’era andata. Dopo davanti a Miriam l’irlandese, l’ha detto dopo. Sarebbe stato bello se l’avesse detto prima. Potevo dirlo anch’io in realtà. Ha detto Melanie, che in effetti Miguel il più piccolo si presenta proprio bene. È bellissimo. Per questo mi sembrava d’accordo con me.<br />
Quando Brenda ha tirato fuori la storia della sifilide io e Melanie ci siamo pure guardate. È suonata proprio male.<br />
- hanno tutti la sifilide. E la attaccano a tutte le ragazze del circondario, a tutte le donne del nostro staff.<br />
Io e Melanie ci guardiamo intorno. Gli altri dove sono?<br />
- e poi credono di farcela sotto il naso ma io e Luis ce ne accorgiamo sempre delle tresche. L’estate scorsa c’era una ragazza del nostro staff e io ho detto a Luis: guarda un po’ quei due. E lui mi fa: nooo ma che dici! Poi li osserva con più attenzione torna da me e mi fa: avevi ragione! Che ti dicevo faccio io. Io non mi sbaglio.</p>
<p>Più ci penso a quel discorso più mi sembra evidente che era costruito. Sono eccessivamente sospettosa?  Perché Miriam non era a tavola con noi? Perché è stata lei a riferire che alle cascate ridevo e scherzavo coi ragazzi? È per questo? Perché sa che gli ultimi due giorni deve andare in città, ci lascia soli e vuole ammonirci prima?<br />
Mi era simpatica mi dispiace. Mi ero affezionata. Mi dispiace dover pensare queste cose ma ho la sensazione netta che sia andata così.<br />
- Hanno tutti la sifilide? Ma, le ho detto, se è vero falli curare. Vuoi che muoiano di cancrena a venticinque anni?<br />
Da quel discorso, forse perché si sentiva in imbarazzo per il gesto meschino, forse perché offesa dai nostri sospetti, forse perché ha dei cavoli suoi che noi non conosciamo, da quel pranzo sia lei che Luis sono diventati freddi. Fanno e dicono quello che devono dire col sorriso che devono avere. Miriam l’irlandese diventa con me premurosa. Mi chiede continuamente se va tutto bene, se voglio, altro mate, altri dolci, altre minchiate.<br />
Gentile troppo e mi convince sempre meno.<br />
O forse si sono dispiaciuti perché non ho apprezzato abbastanza lo sforzo di farci giocare a polo?<br />
Devo dormire. Metto altra legna nella stufa che all’alba si gela. Proviamo con la respirazione del cuore. Niente. Sono troppo agitata. Non ci riesco e non mi va.<br />
L’irlandese si è inviperita quando Miguel mi ha insegnato el paso marchado.<br />
- ma si dice paso marchado?<br />
- no o si dice paso o si dice marchado, non tutti e due. Spiega tranquillo come sempre Miguel.<br />
- ok allora il marchado.<br />
Questo Marciado è il contrario esatto di quello che sia Brenda che Miriam ci hanno ripetuto questi giorni: mai tirare le redini. Mai tirare e dare gambe insieme<br />
- claaaaro, diice Miguel, pero no todos los caballos son iguales… mira esto si lo dejo suelto…<br />
Il cavallo di Miguel comincia a scartare ogni tre metri come una diva del muto che vuol dare ad intendere d‘essere circondata.<br />
- Ti deve sentire il cavallo, deve fare quello che dici. Prova. Fagli sentire le gambe e tira la testa verso di te. Provo.<br />
- Questo no è ancora trotto. Torna al passo e riparti.<br />
Guardo l’irlandese dietro. Sento che disapprova. me ne infischio. Non sono venuta fino in argentina per sapere cosa pensano gli irlandesi. Prenotavo la Ryanair se mi interessava. Continuo a seguire le istruzioni finché a un certo punto Miguel fa &#8211; ecco così sta facendo el paso.<br />
Non l’ho capita subito la differenza. Mi concentro qualche secondo:  sto planando! È una specie di trotto ma più veloce senza sbalzi.  Supero tutti sulla strada polverosa. È come andare su una moto, nessuno sforzo.</p>
<p>Dopo un bel po’ che mi esercito con successo l’irlandese mi rivolge la parola dopo un secolo che parlava fitto fitto solo con Melanie. Mi dice che a lei el paso non piace. Non è né carne né pesce. Preferisce galoppare. Peggio per te mia cara.<br />
- Ah sì? A me piace molto.<br />
E comunque sia da el paso così veloce cambiamo andatura. Ormai sono avanti a tutti parto al galoppo e non mi fermo finché non finisce la strada.<br />
Se ricapitolo oggi abbiamo spinto un branco di cavalli in vacanza su una collina , fino a casa. Il tempo di controllare che fossero ancora ferrati bene, che non avessero ferite e li abbiamo riportati in vacanza. Al ritorno il branco che di solito pascola sulla salita prima del recinto non c’è. È  sparito. Li abbiamo cercati trovati e riportati dentro. E non ho sonno, nemmeno un briciolo di sonno. Non devo pensare che mi restano solo due ore. Abbiamo mangiato qualcosa di indigesto? Si mangia sempre troppo la sera. Pelle secca che tira. Il clima è molto secco. Ho le narici secche e quando mi soffio il naso c’è sempre sangue sul fazzolettino. Capillari che soffrono. Le orecchie secche dentro! Bere acqua. Eccola bere, fatto. Ora dormire.</p>
<p>Comunque spostare la mandria non è stato così bello come la prima volta per via di queste tensioni.<br />
Miram mi fa: dov’è il servizio del mate?<br />
- ce l’ho in camera perché?<br />
- dovrebbe stare qui sono cose che devono potere usare tutti<br />
- ma sono l’unica che beve mate mi pare<br />
Si contorce. Le sto proprio antipatica, che vorrebbe fare? Legarmi? Frustarmi?<br />
Lo volevo dire a Brenda, quando mi ha chiesto che cavallo volevo per l’ultima uscita. È una tradizione che l’ultima uscita si possa scegliere. Glie lo volevo dire ma sarei sembrata davvero infantile.<br />
- miriam sta mattina ha preso Rebenque apposta perché sa che è il mio preferito.<br />
Davvero l’avrà fatto per dispetto? È una forma di cattiveria che non praticherei mai sono troppo orgogliosa.<br />
Ho detto a Brenda &#8211; mi piacerebbe uscire con Rebenque, ma forse è stanco.<br />
- niente affatto, fa lei, si è riposato tre ore, nel week end non lavora va benissimo.<br />
E così ho montato Rebenque e abbiamo galoppato, siamo andati a el paso e non era stanco per niente. Non si faceva superare.<br />
E Miriam mi fa &#8211; certo sarà un po’ stanco il tuo cavallo.<br />
L’aveva fatto apposta!<br />
Che abbiamo mangiato a cena? Gnocchi in mio onore perché parto.<br />
Aneddoto di Luis: sapete perché in argentina ogni 29 del mese si mangiano gli gnocchi?  Perché lo stipendio si prende il trenta e un po’ di farina e un po’ di patate è tutto quello che è rimasto in casa.<br />
- mm … interessante. Noi invece li mangiamo il giovedì, perché ci piacciono suppongo.<br />
Gnocchi con carne di capretto e cipolle leggeri non erano. Ma non c’entra il cibo oggi. C’entrava forse con gli incubi di ieri.<br />
Mi rigiro nel letto e  la spiegazione che mi convince di più è l’entusiasmo per la partenza domani. Sono stata qui almeno un giorno di troppo. Se fossi partita ieri sarebbe stato perfetto. Questo ti insegnano i viaggi, cosa portare cosa lasciare. Deliro come se avessi la febbre.<br />
Forse semplicemente l’arrivo delle zie ha spostato tutti gli equilibri. Brenda e Luis si rendono conto di infliggere una punizione, è una punizione anche per loro ma non potevano evitarlo. Che Luis sia teso è evidente.<br />
Si vede dagli aneddoti, sono più di maniera.  La loro visita lo ha notevolmente irrigidito. Esce fuori il Luis bambino spedito al college in Inghilterra e costretto ad abbandonare i suoi amichetti e la vita libera per entrare in un labirinto di regole e gerarchie che ancora lo tengono sotto controllo a distanza. Nemmeno l’amore per Brenda riesce a scacciare quelle direttive opprimenti. Anche per Brenda deve essere dura. Se pensi che la prima sera a cena lei non c’era. È vero che spesso fanno a turno lei e il marito però in questo caso arrivano le zie e non ti fai trovare?<br />
Non è normale e le zie non l’hanno percepito come normale di questo sono sicura.  L’hanno presa come una mancanza di rispetto. Non potendosi esprimere l’hanno buttata sulla difesa di Luis.<br />
- Tua moglie non dovrebbe essere al tuo fianco e aiutarti?<br />
Luis si difende, dice ci dividiamo i compiti ma lavoriamo sodo entrambi.<br />
Io intervengo come se fossi della famiglia.<br />
- Brenda è sempre presente, fa tutta la sua parte, Luis ha una moglie perfetta.<br />
Sarà stato questo? Ho messo bocca su faccende che non mi riguardano?<br />
Se non mi riguardano non mi coinvolgete. Poi dì che non è una connivenza innaturale. In meno di quarantotto ore sono venuta a conoscenza di tanti dettagli che non ero curiosa di conoscere.<br />
In parte le info sono arrivate dalle zie in parte da frammenti di conversazione che arrivano dalle ricetrasmittenti.<br />
Senza avere chiesto solo per non essermi tappata le orecchie, so che Luis ha un fratello in una estancia vicina, si chiama Roberto e che Roberto è chiuso nella sua fattoria da anni con la moglie  malata. Già non era mai stato un granché socievole, ma da quando si è ammalata la moglie non esce più. Veniamo a sapere che Roberto è in ansia per l’arrivo delle zie sentendosi in dovere di invitarle a pranzo e di rompere la sua routine solitaria.<br />
Veniamo a sapere che Luis  non parteciperà al pranzo con Roberto e le zie perché vede suo fratello già due volte l‘anno e non vede un solo motivo per intensificare il rapporto.<br />
E una miriade di altre storie di nonne e zii e prozii che non mi ricordo perché ho staccato i collegamenti.<br />
Quel discorso sui gauchos e le turiste e la sifilide era proprio meschino. Ha reso tutto innaturale. Da quel giorn Brenda ha un sorriso come da martire forse si rende conto. O forse ha dei cavoli suoi che non ci dice. Forse è incinta.<br />
Ma è la freddezza che non mi spiego. Come se il torto fosse mio. Riesamino tutto da capo ancora una volta tutti i dialoghi tutti gli sguardi. Che posso avere fatto per offenderli?<br />
Certo che el paso marchado è una svolta. Dal primo giorno il tizio del taxi addirittura a proposito di un peruviano sulla strada disse: “i cavalli peruviani hanno una marcia in più” . Brenda pure fin dal primo giorno disse: “i cavalli peruviani è come se avessero la quinta” .<br />
Non era un modo di dire, hanno davvero la quinta. Peccato averlo scoperto alla fine.<br />
Ho imparato un sacco di cose ad ogni modo comunque tuttavia. Il peso indietro e la differenza fra il panico e la sicurezza anche in forme sottili e quanto rapidamente si possa passare dall‘uno all‘altra.</p>
<p>Quando sono partita al galoppo con un po’ di paura senza motivo o con motivucci: l’idea di non essere pronta, di avere le staffe messe male, l’idea che Miriam volesse vedermi in difficoltà, l’idea che se mi vedessero in difficoltà mi troverebbero più simpatica, un insieme di scorie, di avanzi di pensieri già scartati che tornano a galla e mantengono un loro potere di influenza, con questi pensieri ho cavalcato sbilanciata, col rischio di cadere o di vedermela brutta. Un’inezia di decisione di andare oltre, piazzare bene il peso indietro e nessun rischio, nessun disagio. La vita è come cavalcare bla bla bla.</p>
<p>Devo dormire! Basta! Il letto e i cuscini sono buoni. Le lenzuola morbide. Proviamo abbracciando un cuscino. Ottima posizione. Finalmente la chiacchiera si acqueta. Ma come parlo? Callate, callate.  Si dice così no? Callate la boca. Taci cerebro mio. Per pietà te lo chiedo. Lacrima christi. In altre parole: por favor.<br />
Have I been rude mentionig that horrible nightmare at lunch?<br />
L’ho fatto apposta.<br />
Per vendicarmi. Una minuscola vendetta.<br />
Loro erano lì che come al solito sparlavano dei gauchos. Si allude all’ultima che avrebbe combinato Pablo senza spiegare di che si tratta.<br />
A noi Miguel ha raccontato che sono usciti la notte col gelo per addestrare una cavalla giovane perché di notte è molto più facile. hanno meno paura. Luis dice &#8211; I’m sorry to destroy your story but the reason way he was out in the night is he was not welcome at his house. His wife did not allowed him in, in other words.<br />
- Oh… dico io nel modo più britannico che posso<br />
- Oh ! Si esattamente! Continua Luis che ha dismesso il sorriso.<br />
- E pensare che li paghiamo regolarmente tutti i mesi. Nessuno da queste parti paga in tempo. Li fanno penare per avere i soldi e non perché non li abbiano. Sono tutti pieni di soldi qui intorno ma fanno passare mesi, li lasciano col padrone di casa che li vuole sfrattare e i bambini senza latte.<br />
Noi non vogliamo comportarci così e questo è il ringraziamento.</p>
<p>Intervengono le zie premurose.  Questo è il momento in cui il maschio di casa ha bisogno d’essere imbeccato.<br />
- ma perché Luis pensi che si comportino così?<br />
- perché? È molto semplice. Se una persona prende schiaffi tutti i giorni non se ne accorge nemmeno più. Se invece tu dai uno schiaffo ogni tanto quando è giusto, allora quello ti odia! Non apprezza tutti quelli che non gli hai dato. Si ricorda solo quello che gli hai dato!<br />
Come da lì siamo arrivati a parlare dell’energia della casa? La storia di  una medium che era stata ospite e che aveva detto che c’era un’ottima energia e poi si era addormentata proprio nella stanza che ora occupo io e aveva dormito per quarantotto ore di seguito e loro si erano anche preoccupati ma il fidanzato li aveva rassicurati: i medium sono così devono recuperare.<br />
Allora la zia più aristocratica con il solito timbro marcato aveva trovato il varco perfetto per uno dei suoi cavalli di battaglia:<br />
“non credo alla stregoneria però esiste” . quante volte ha ripetuto la frase? Prima in inglese poi in spagnolo, ben scandita e ripetuta può assumere le dimensioni di un intervento articolato.<br />
Luis aveva preso al solito la parte dello scienziato positivista. “i medici sono persone che dedicano la vita allo studio del corpo umano, dovremmo essergli grati e starli a sentire”.<br />
Brenda media quasi sbadigliando: “si però questo non deve esimerci dall’ascoltare il nostro corpo”.<br />
Io mi sono annoiata e mi sono agganciata in modo pretestuoso, un’entrata gambe tese.<br />
- per esempio io sono sicura che l’incubo che ho fatto sta notte abbia avuto a che fare con quello che abbiamo mangiato. Io pensavo fosse colpa della carne perché era così cruento: bambini quasi neonati sgozzati e appesi a testa in giù per farli dissanguare e noi intorno che nelle budella e sotto la pelle cercavamo qualcosa di prezioso. Sotto la pelle di uno c’era un anello. Lo prendevamo e ci dicevamo, è valsa la pena sgozzarli. Non potevamo fare altrimenti.  Ed era impressionante lo sguardo dei bambini che dopo sgozzati ancora avevano gli occhi pieni di fiducia. Fiducia mista a stupore, né condanna né pianto.<br />
Poi melissa sta mattina mi ha spiegato che probabilmente non è la carne ma il formaggio che se lo mangi la sera dà gli incubi. Però comunque io sapevo che era in relazione col cibo.<br />
Li ho inorriditi. Melissa si affretta a dire che è senz’altro colpa del formaggio.<br />
Luis dice che tutti fanno sogni molto vividi in questa casa e cambia discorso. io so perfettamente che il formaggio non c’entra. So che ho sognato gli stermini della gente che viveva qua da parte degli invasori e glie l‘ho voluto ricordare.<br />
Ma tutto questo non spiega la freddezza dell’ultimo giorno. Le ragazze mi hanno calunniato? Non importa: guardare avanti, portare il corpo indietro, piedi avanti. Mettiamo a frutto l’insegnamento di Rebenque. Che me ne importa? Domani parto per un viaggio bellissimo, tutto questo serve a fare un po’ di pulizia, lasciare quello che non serve. L’energia dei pensieri si intensifica. Mi accorgo che non peso sul letto. Fuori si alza un vento che cresce e diventa tormenta. Cresce e cresce. Il vento e soffia veloce in circolo insieme ai miei pensieri.<br />
Un vento forte che sbatte ovunque e ritengo di averlo scatenato io.<br />
Ogni persona che guardo da questo vento mi appare per quello che è né più né meno. Le mie relazioni di amicizia, d’amore, di lavoro le vedo, senza maschere.  Sono scomparse le giustificazioni per tenere in piedi quello che non sta in piedi. Accetto pure che posso conservare cose che non servono per affetto.<br />
E poi un lampo. È stata Melissa la sera che sono andata a letto prima di lei quando è rimasta sola con Luis a riferirgli dei miei dubbi sul discorso Brenda in termini offensivi.<br />
Questo è successo, il mistero è risolto. Questo ha detto il vento interpellato con tanta insistenza.   Ed è ora di alzarsi. E continuo a non essere stanca!<br />
Vado a prendere il caffè.<br />
Dico a Luis: si è alzato un vento forte eh?<br />
E lui sempre in modo finto cordiale: sì sta arrivando una tormenta.<br />
Palle.   Mi concentro sui bagagli, sui biglietti e documenti e il vento smette di soffiare. Non arriva nessuna tormenta.</p>
<p>Molto amabile l’autista. Gli chiedo qual è la paga media di un operaio per esempio.<br />
- sui  cinquecento dollari al mese. Le donne delle pulizie arriveranno a centocinquanta.<br />
- Anche il personale de la estancia?<br />
- certo<br />
Penso alla busta di dollari che ho lasciato alle ragazze, saranno contente allora.<br />
Devo volare di nuovo a Buenos Aires e da lì prendere un volo per Salta.<br />
Al check in mi dicono che il bagaglio lo spediscono alla destinazione finale.<br />
- no dico io per favore, abituata all’alitalia. &#8211; Perché me lo volete perdere?<br />
- perdere?<br />
- in Italia se fa più di uno scalo il bagaglio si perde, sempre, senza eccezione.<br />
- davvero? In argentina queste cose non succedono.<br />
E lo dice in un modo misto, scherzando e con fierezza insieme. La collega accanto a lui ride. Io pure. È quell’euforia di quando non si dorme e di quando si va lontano.</p>
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		<pubDate>Wed, 07 Jul 2010 23:10:54 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>interrompo il racconto di viaggi per esprimere solidarietà e imbestialimento feroce per gli ordini che il governo ha dato alle forze dell&#8217;ordine e per il fatto che che le forze dell&#8217;ordine abbiano accettato di obbedire. che vi succede italiani vestiti di blù? accettate di picchiare i terremotati?  accettate che lo facciano i vostri colleghi più invasati e disperati?<br />
qui in cile si dice che pefino massimo cialente e Lolli senior siano stati colpiti. qualcuno dice alla testa è vero?<br />
 davvero c&#8217;è ancora qualcuno che non si decide ad alzarsi in piedi per il suo paese? davvero politici, forze dell&#8217;ordine, istituzioni , opposizione potete accettare che un gruppo di lupi sbrani dei disastrati, li lasci in balia dell&#8217;usura privata e delle banche dopo averli usati come burattini per programmi che qui alla tv sudamericana sarebbero considerati monnezza pura, merda di lama con la diarrea, e accetti che quando finalmente capiscono, oggettivamente mi permetterete aquilani, con un pizzico di ritardo, vengano presi a manganellate?<br />
domandatelo. fate queste domande ai vostri superiori, ai vostri dirigenti di partito e sindacali, ai vostri preti, ai vostri deputati, fategli queste domande guardateli negli occhi. vorrei essere lì, ma forse mi dico quello che potevo fare l&#8217;ho già fatto.<br />
vi voglio bene, vi penso e mi mancate</p>
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		<title>chi è cavallo a chi parte seconda (5a P)</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Jul 2010 23:48:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sabinaguzzanti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dimostrazione pratica di come si doma un cavallo a cura del Gaucho encargado de la manza y conecciones con las costumbres humanas. Con molta dolcezza, quasi cantando, Pablo il gaucho esperto nella doma, da dentro a un recinto spiega a noi turisti seduti in alto, la tecnica locale per addomesticare un cavallo. Innanzi tutto ci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dimostrazione pratica di come si doma un cavallo a cura del Gaucho encargado de la manza y conecciones con las costumbres humanas.</p>
<p>Con molta dolcezza, quasi cantando, Pablo il gaucho esperto nella doma, da dentro a un recinto spiega a noi turisti seduti in alto, la tecnica locale per addomesticare un cavallo.<br />
Innanzi tutto ci vuole il tempo che ci vuole. L’ideale è far lavorare il cavallo e poi mandarlo in vacanza libero nel campo e alternare periodi di lavoro brevi di una quarantina di minuti tutti i giorni, a periodi di libertà, in modo che non si senta oppresso.<br />
Qui salire in sella è l’ultima cosa, anche il morso si mette alla fine dell’addestramento.<br />
E finita l’introduzione ci fa vedere come si fa: immaginate un cavallo che tira un carro. Al posto del carro c’è il gaucho con due briglie lunghissime in contatto col muso, col naso. E lui a piedi dietro. Così gli insegnano a girare a fermarsi prima al passo poi al trotto poi al galoppo. Conquistano la fiducia del cavallo che deve accettare il gaucho come il capobranco. Solo quando c’è questa fiducia, questo amore direi guardandoli, il gaucho gli mette il morso e ci sale sopra. Quando sale il cavallo è già convinto, non si ribella.<br />
I cavalli domati da Pablo sono perfetti, fanno tutto quello che gli chiedi senza insistere, più o meno. sono dolci. Non devi temere dispetti, che scalcino o mordano. Passati i primi due giorni di complimenti ora gli tolgo la sella, li spazzolo e li libero nel campo dopo la passeggiata.<br />
Sto bene. Ragiono su quando tornare e chi invitare. Ormai sono quattro giorni che sto qui, me ne mancano due, ho tutto sotto controllo. Metto la legna nella mia stufa, so dov’è il cherosene se le ragazze delle pulizie non l’hanno accesa. E per l’ora del tè ho chiesto e senza difficoltà ottenuto, di bere Mate. Hanno un servizio da Mate padronale, zuccheriera, contenitore per la hyerba e il mate, in legno prezioso con bordi e decorazioni in argento. Un gusto sempre un po’ gotico questi latifondisti, ma vanno presi pure loro per quello che sono.<br />
È un argomento di conversazione il mate. Se attacco discorso con la cuoca le si illuminano gli occhi. Dico così con l’aria ingenua:  &#8211; ma ho sentito che qualcuno beve il mate col latte è vero?<br />
- Oh sì che si beve, quando fa freddo è squisito (rico). Ma ci sono decine di variazioni possibili. È buono con le scorzette di arancia (muy rico), ci sono mille tipi di semi ed erbette che si possono aggiungere e si può pure bere nel pomelo che è un arancio più grande che si buca in cima e dentro si mette il mate ed è come una limonata calda, col freddo è eccezionale ((rico, rico).<br />
 Che pace che gioia. Sono perfettamente a mio agio. L’unico neo a voler proprio cercare la perfezione, ho l’impressione di non essere simpatica alla guida irlandese. Forse mi sbaglio, non ho molte prove per affermarlo. Tutto quello che posso dire è questo: se ho un problema col cavallo dà ragione sempre al cavallo come se le avessi chiesto di scegliere tra me e lui e ci tenesse a sottolineare che non avrebbe dubbi.<br />
Poi  mi sembra di notare che prova gusto nel darmi degli ordini. Posso sbagliare.  Forse pensa che io mi creda chissà chi perché è venuto fuori di Cannes e di uno scrittore amico di Brenda che mi conosce e dice non vede l’ora di vedere Draquila. È naturale che quando me l’ha detto sono stata contenta. Non so se è sufficiente per etichettarmi come una stronza. D’altra parte mi torna in mente che nel tg a Buenos Aires hanno detto che c’è un gruppo di ragazzine che si organizza su facebook per sfregiare le compagne più carine.<br />
A pensare queste cose siamo io e Rebenque, un cavallo peruviano. Andiamo perfettamente d’accordo, ritengo però che sia in difficoltà nei tratti molto petrosi. È giusto in questi casi far scegliere al cavallo il percorso? Io penso di sì ma nel caso di Rebenque ho qualche dubbio. Chiedo. Dicono sì la sanno meglio di te la strada. Certo. Io lo sento agitato. Dice l’irlandese: è perché devi tenere le redini più lente, sono sensibilissimi in bocca te l’abbiamo detto.<br />
- si ma se lo lascio troppo mi sembra che si confonda<br />
- lascialo fare non ti preoccupare sei tu che ti confondi<br />
Lui continua a scegliere percorsi molto diversi dai suoi colleghi. A me sembra che più che scegliere cerchi di rimandare il momento in cui deve affrontare i sassoni che sono ovunque. Mi sembra che speri che prendendola larga possa evitarli e ha tutta la mia comprensione beninteso. Il fatto è che qui il sessanta per cento del territorio è sassoso. I cespugli morbidi danno l’illusoria sensazione di camminare su un materasso ma sotto i cespugli c’è basalto e quarzo e una bellissima pietra luccicante che col sole alto ti acceca e al tramonto fa pensare che la madre terra sia una tredicenne che ha esagerato con la porporina. così è la terra qui. Per evitare i sassi Rebenque devia per percorsi peggiori di quelli che ha scansato.<br />
Finché in una discesa abbandona il sentiero e al momento in cui comunque deve scendere mette male un piede, barcolla, cerca di tirarsi su ma invano. Io sono come sopra un cammello che si sta inginocchiando. La terra si avvicina di colpo. Stiamo cadendo, lui sopra di me sulle rocce. A quattro centimetri dal suolo gli do’ una strattonata in bocca e si riprende. Per lo sforzo di tirarlo su ho i crampi alle gambe e sui fianchi.<br />
Mi dico massaggiandomi che chi guida ha una responsabilità. Anche Rebenque ha il diritto di contare su di me. Non è giusto stare così stravaccati ondeggiando, i piedi avanti e che il cavallo si arrangi. Mica te l’ha chiesto lui di prendere le redini. Medito su quanto andare a cavallo sia piacevole perché da la sensazione del potere. Imparare poi è come imparare a gestire il potere. Certo ci sono diversi stili, lo si può fare in modo violento o in modo parassitario. Io ho il mio. Prendo il comando quando mi spetta. Quando non sono la persona giusta per comandare sono felice di seguire chi ne sa più di me. Non è da molto che ho acquisito questo sapere e per questo ora torno a cavallo dopo tanti anni.  Prima mi sembrava un desiderio di dominio da non alimentare.<br />
Rebenque capisce tutto e sente la voce. Perché la senta devi parlare proprio con lui. Se per esempio dico: guarda parte al trotto se dico trotto, lui non parte. Se invece sussurro dalla pancia “trotto” lui parte.  Allora penso è perché sto sussurrando? È per quella storia del sussurrare ai cavalli? Lo chiedo a Luis nella ormai consueta amabile conversazione che segue la cena.<br />
Il tizio che avrebbe fatto la scoperta etologica del sussurro, mi pare di capire è passato pure da queste parti. In casa c’è un suo libro. Luis ha studiato le sue teorie. Luis si prepara a parlare con le pause ben calibrate di chi sta dicendo qualcosa di definitivo. Deve spazzare via le credenze di noi ragazze sognatrici e senza offesa un po’ superficiali. Lo descrivo così ma è simpatico, giuro. Non perché si vede la fragilità che sovrasta questo atteggiamento. Perché mai la simpatia deve essere sempre associata alla fragilità? A me è simpatico perché ha voglia di chiacchierare, di fare tardi, di bere e di ingaggiare delle sfide. Ha voglia di giocare. E quando ha alzato un po’ il gomito e vuole sembrare vigile, la testa incassata e le braccia incrociate, muove gli occhi veloci e ogni tanto la testa con loro a scatti. Pensa di mimare il comportamento di un re e invece viene fuori un pollo.  Lo dico con affetto e simpatia. Del resto qui ci sono pochi re e moltissimi polli.<br />
Ma affrontiamo con Luis la questione dell’horse whispering: l’equivoco più diffuso che Luis vuole spazzare via, è che riguardi un modo di comunicare possibile tra cavalli e umani. Non è così. Gli studi del dott vattelappesk riguardano i cavalli allo stato selvaggio. Vattelappesk l’esimio, si rese conto che allo stato brado i cavalli comunicavano attraverso onde emotive che si trasmettevano nelle vallate. La paura, il dominio e altre emozioni che noi non conosciamo si trasmettevano con delle onde attraverso l‘aria e la terra.<br />
 Queste parole mi colpiscono e la mia mente comincia a viaggiare.  Comincio a sognare questo mondo di onde e di silenzi apparenti. Vedo il cavallo nero sul tappeto di cespugli verde e argento che immobile diffonde il suo sentire profondo così lontano fino a dove c’è un cavallo che deve sapere.<br />
Mentre sogno Luis continua: noi non possiamo comunicare così coi cavalli e una volta addomesticati loro perdono questa facoltà. Tutto il resto sono fandonie.<br />
Non lo sto a sentire perché la mia esperienza mi dice tutt’altro e un dibattito sarebbe impossibile.<br />
Anche noi comunichiamo all’80% col linguaggio del corpo continua Luis. E io penso chissà cosa ho comunicato all’irlandese per esserle antipatica quando a me lei era simpatica. Forse ho fatto delle facce stranite quando ha raccontato di essere stata nell’esercito. Cerco di correggere il tiro mimando una grande attenzione quando dietro nostra richiesta lei racconta un altro pezzo della sua storia. Recito ma mi interessa davvero.  Quando mai una donna ti racconta che è stata nell’esercito? È una cosa brutta ma interessante. Smetto di annuire vistosamente per ascoltare:<br />
Quello che ha scoperto dopo aver firmato è che per cavalcare nell’esercito devi diventare ufficiale, il che significa firmare per tre anni al termine dei quali ti possono pure dire, grazie ma lei non va bene. E tu hai buttato i tuoi anni migliori.<br />
 Inoltre l’aspetto che la disturbava nella sua funzione di attendente era dover rispondere a persone che non distinguono un cavallo da una giraffa.  Non solo doveva prendere ordini da questi incompetenti ma pure aiutarli a non fare cazzate con giri di parole snervanti: mi scusi signore suggerirei di mettere la sella sopra al cavallo starebbe più comodo. Cose del genere.<br />
E poi hai una stanza con quattro letti dove a ogni ora possono portare chiunque, purché sia donna. Anche alle tre di notte possono aprire e fare entrare due persone. Hai un armadietto di metallo largo quaranta centimetri che devi tenere sempre chiuso perché è un porto di mare.<br />
Il pranzo è a mezzogiorno la cena alle quattro e mezza. Alle cinque e mezza sei in camera seduta, immobile, non esci perché non c’è nessun posto dove andare. La depressione ti sovrasta.<br />
Una vita di merda non ci piove. Saggia scelta andarsene (dico). Ma perché ce l’hai con me (penso)?   Annuisco comprensiva.<br />
L’indomani salutiamo la famigliola inglese che prosegue la sua vacanza in brasile, i bambini carinissimi corrono incontro a tutti e distribuiscono baci e abbracci.<br />
Brenda e Luis approfittano per andare in città. Noi, io la soldatessa e l’esperta di finanza ce ne andiamo coi Gauchos, quello che doma i cavalli e suo fratello, a fare merenda su dei grandi sassi tra una piccola cascata e una piscina naturale in cui ci si potrebbe tuffare se non fosse inverno. Chiacchieriamo amabilmente del Polo e del Pato. Ci parlo solo io in realtà perché le altre due non sanno lo spagnolo e non mostrano di voler partecipare. Percepisco pure una sorta di disapprovazione da parte loro. Sono invidiose perché non parlano la lingua e sono troppo orgogliose per chiedere che traduca. O forse sono solo indifferenti. Non me ne importa più di tanto. Io sono contenta di questa opportunità di parlare con questi campioni di maschilismo e di cavallo. Fino ad ora abbiamo parlato solo fra europei di cose tipo quante donne con il seno rifatto conosci.<br />
Chiedo al più grande dei fratelli se gioca ancora a Pato anche se so già la risposta. Ci ha raccontato Luis con un certo compiacimento, che ha smesso di giocare perché la moglie glie lo ha proibito da quando ha due figli. Fosse stato per lui avrebbe continuato a rischiare la pelle ogni settimana senza pensare alla parola vedova e alla parola orfani. Mi piace sentirli parlare. I gauchos, ma un po’ tutti gli argentini eclusi quelli di Buenos Aires, prima di rispondere corrugano prima un po’ la fronte, poi un po’ le sopracciglia, spostano gli occhi, fanno un piccolo respiro e poi cominciano minimizzando: buueeeeno… il suono della prima parola qualunque essa sia somiglia sempre a un muggito. la pausa che viene prima del discorso serve proprio a dimostrare quanto poco ci sia da preoccuparsi. È la prova che hanno tutto sotto controllo. E infatti lui risponde sempre cantando buueno… el pato esta sì un poco peligroso claaaro pero no tanto no tanto como dicen<br />
 &#8211; in origine si giocava con una vera papera vero?<br />
Ciglia sopracciglia fronte respiro &#8211; siii a un tempo se juegaba asììì, ahora no. Ahora hay una bola. yo tengo una bola de pato te la puedo mostrar.<br />
Sono molto affascinanti con questa calma, coi loro baschi, coi loro fischi. Il fratello grande l’esperto nella doma, mi domanda come mai parlo sudamericano in un modo così spiccicato a come parlano loro. Racconto che quando avevo tredici anni ero in un gruppo di folklore andino di Roma e che suonavo il charango.<br />
Si rivolge al fratello giovane.- hai sentito? Non ci si crede!<br />
 E il fratello alza un po’ il labbro, corruga un po’ la fronte porta il mento un po’ avanti e solo poi si unisce all’entusiasmo. &#8211; Mm.. Siiii?<br />
- Ho imparato lo spagnolo con le canzoni, frequentando un bel po’ di cileni e argentini scappati dalla dittatura.<br />
- aaooh.<br />
 Il gaucho si fa serio. Non capisco se  non vuole parlare di politica o il discorso lo intristisce. Poi Guarda un braccialetto di pietruzze rosa che porto e lo tocca. Che belle!  Ritraggo il polso di pochi millimetri per timidezza. Non è niente dico io. Sono pietruzze qualsiasi. Questo è stato l’ultimo momento di spensieratezza dopo di ché il clima si è guastato non mi spiego ancora bene perché.</p>
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