ho aderito a questa iniziativa per salvare il san giacomo dalla privatizzazione e fare in modo che continui ad essere un ospedale. se vi convince sostenete anche voi l’iniziativa

Il San Giacomo in Augusta di Roma è un gioiello dell’architettura rinascimentale che sorge nel cuore della capitale, tra Via del Corso e Via di Ripetta. Costruito nel 1339, dopo quasi 700 anni di servizio verso infermi e diseredati, nel 2008 l’ospedale è stato chiuso.

Il 31 ottobre di quell’anno, infatti, nel quadro delle politiche per il rispetto di bilancio della Regione Lazio, il complesso fu dismesso e inserito all’interno di un fondo di cartolarizzazione; nonostante le proteste di cittadini e associazioni organizzate, da allora versa in stato di completo abbandono.
Come se non bastasse, pochi giorni prima della chiusura, tra gli atti dell’Archivio di Stato venne ritrovato il testamento del Cardinale Antonio Maria Salviati, che aveva donato l’edificio alle “istituzioni laiche di Roma” a patto, però, che ne fosse stato preservato l’uso pubblico ed ospedaliero; in caso contrario – c’era scritto – gli eredi della famiglia ne sarebbero rientrati in possesso. Nemmeno questo documento è servito ad evitarne la chiusura e l’ospedale, oggi, rappresenta un caso emblematico di abbandono e dismissione del patrimonio pubblico, simbolo di incuria e sprechi.

Dopo sei anni, stARTT, studio di architettura romano, ha deciso di riaccendere i riflettori sul caso, che ormai sembrava finito nel dimenticatoio: presenteranno alla prossima Biennale di Architettura (4 giugno – 23 novembre) un progetto di ricerca sulla complessa vicenda per rivendicare la “vocazione sanitaria” della struttura.

I contenuti del progetto sono top secret ma, a giudicare dai testimonials che hanno deciso di aderire, si direbbe ambizioso: da Achille Bonito Oliva a Stefano Rodotà, da Salvatore Settis a Claudio Strinati, addirittura l’ex Presidente della repubblica francese Valéry Giscard d’Estaing ha sposato la causa.

“Attraverso “Il fantasma del Nolli” (questo il nome del progetto, n.d.r.) – dicono gli stARTT – vogliamo fare luce su un bene comune che deve tornare necessariamente alla collettività. Questa condizione di abbandono sta creando un vuoto incolmabile non solo per la funzione di presidio sanitario nel centro urbano, ma anche per il ruolo che ricopre quale patrimonio storico-artistico e architettonico della città di Roma.”

In effetti, la lista di artisti e architetti che nel corso dei secoli hanno partecipato coi loro interventi alla trasformazione dell’edificio è lunga e autorevole: Antonio da Sangallo il Giovane, Francesco da Volterra, Carlo Maderno, Antonio De Rossi, Antonio Canova e Pietro Camporese.

“Questi grandi edifici – continuano gli architetti – rappresentano il DNA della città europea e sono stati da sempre il cuore intorno cui si è fondata ed è cresciuta. Fanno parte dell’identità storica delle nostre città e, quindi, ripensare il futuro del San Giacomo vuol dire ripensare il futuro della nostra società e del nostro vivere comune”

Venerdì 9 maggio alle ore 17.30 presso Fandango Incontro (Palazzo Incontro, Via dei Prefetti, 22) gli stARTT promuoveranno un incontro pubblico per presentare la loro installazione per la Biennale, curata quest’anno dal celebre architetto Rem Koohlaas. All’iniziativa interverranno l’Assessore all’Urbanistica di Roma Capitale Giovanni Caudo, il co-fondatore di stARTT Simone Capra, il giornalista Furio Colombo, lo storico dell’arte Claudio Strinati, lo scrittore Lorenzo Pavolini e la Presidente del Comitato Tebe Oliva Salviati.

Incontro pubblico – Venerdì 9 maggio alle ore 17.30

Fandango Incontro (Palazzo Incontro, Via dei Prefetti, 22) -Roma

Intervengono: Simone Capra, Furio Colombo, Lorenzo Pavolini, Claudio Strinati
Modera: Flavio Alivernini

“Attraverso “Il fantasma del Nolli”, che verrà presentato a Monditalia, 14. Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia, – affermano gli architetti di stARTT Simone Capra, Claudio Castaldo, Francesco Colangeli e Dario Scaravelli – vogliamo riaccendere i riflettori sul San Giacomo di Roma, un patrimonio collettivo inestimabile, che nel 2008 è stato chiuso, inserito in un fondo di cartolarizzazione dopo quasi 700 anni di storia ed ora versa ora in stato d’abbandono. Questa condizione sta creando un vuoto incolmabile non solo per la funzione di presidio sanitario nel centro urbano, ma anche per il ruolo che ricopre quale patrimonio storico-artistico e architettonico della città di Roma.”
Celebri artisti e architetti che nel corso dei secoli hanno partecipato coi loro interventi alla trasformazione del complesso sorto nel 1339, basti ricordare Antonio da Sangallo il Giovane, Francesco da Volterra, Carlo Maderno, Antonio De Rossi, Antonio Canova e Pietro Camporese.

Il progetto di ricerca che stARTT presenterà a Venezia si pone come obiettivo quello di sensibilizzare la collettività su una questione che investe i concetti di bene comune e tutela del patrimonio storico-artistico collettivo. Riaprire un dibattito pubblico, infatti, significherebbe anche introdurre idee e proposte sul riuso sanitario di un bene che Roma e il nostro Paese non possono permettersi di perdere.
Hanno già aderito all’iniziativa numerose personalità del mondo dell’arte e della cultura, tra i quali l’ex Presidente della Repubblica francese Valéry Giscard d’Estaing, il giurista Stefano Rodotà, il critico d’arte Achille Bonito Oliva, lo storico d’arte Salvatore Settis, gli artisti Giosetta Fioroni, Claudio Abate, Laura Canali, Marco Tirelli, Oliviero Rainaldi e Pietro Ruffo, Sabina Guzzanti.

Sul sito Internet dedicato al progetto (progettosangiacomo.org) sarà possibile partecipare con una donazione ai costi di realizzazione dell’installazione.

“Attraverso “Il fantasma del Nolli”, che verrà presentato a Monditalia, 14. Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia, – affermano gli architetti di stARTT Simone Capra, Claudio Castaldo, Francesco Colangeli e Dario Scaravelli – vogliamo riaccendere i riflettori sul San Giacomo di Roma, un patrimonio collettivo inestimabile, che nel 2008 è stato chiuso, inserito in un fondo di cartolarizzazione dopo quasi 700 anni di storia ed ora versa ora in stato d’abbandono. Questa condizione sta creando un vuoto incolmabile non solo per la funzione di presidio sanitario nel centro urbano, ma anche per il ruolo che ricopre quale patrimonio storico-artistico e architettonico della città di Roma.”
Celebri artisti e architetti che nel corso dei secoli hanno partecipato coi loro interventi alla trasformazione del complesso sorto nel 1339, basti ricordare Antonio da Sangallo il Giovane, Francesco da Volterra, Carlo Maderno, Antonio De Rossi, Antonio Canova e Pietro Camporese.

Il progetto di ricerca che stARTT presenterà a Venezia si pone come obiettivo quello di sensibilizzare la collettività su una questione che investe i concetti di bene comune e tutela del patrimonio storico-artistico collettivo. Riaprire un dibattito pubblico, infatti, significherebbe anche introdurre idee e proposte sul riuso sanitario di un bene che Roma e il nostro Paese non possono permettersi di perdere.
Hanno già aderito all’iniziativa numerose personalità del mondo dell’arte e della cultura, tra i quali l’ex Presidente della Repubblica francese Valéry Giscard d’Estaing, il giurista Stefano Rodotà, il critico d’arte Achille Bonito Oliva, lo storico d’arte Salvatore Settis, gli artisti Giosetta Fioroni, Claudio Abate, Laura Canali, Marco Tirelli, Oliviero Rainaldi e Pietro Ruffo, l’attrice Sabina Guzzanti.

Sul sito Internet dedicato al progetto (progettosangiacomo.org) sarà possibile partecipare con una donazione ai costi di realizzazione dell’installazione.

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