Ottobre 2009: all’aquila è emergenza umanitaria

AUTORE: Redazione
POSTATO IL 22 ottobre 2009

Pubblichiamo un appello di 3e32 (Rete di coordinamento dell’Aquila).

Facciamo appello a tutti coloro che in Italia hanno dimostrato sensibilità a quanto qui è successo e continua ad accadere.

A chi ha mantenuto alta l’attenzione sul dramma che ha colpito il nostro territorio e sulla gestione del post sisma.

Oggi, il 18 di ottobre, all’Aquila fa freddo. Siamo nella fase più drammatica, la notte già si sfiorano i -5°C ed andiamo incontro all’inverno, un inverno che sappiamo essere spietato.

Le soluzioni abitative, promesse per l’inizio dell’autunno, non ci sono. Circa 6000 persone sono ancora nelle tende.

Meno di 2000 persone sono finora entrate negli alloggi del piano C.A.S.E o nei M.A.P.

La maggior parte degli aquilani sono sfollati altrove in attesa da mesi di rientrare. Ora, con lo smantellamento delle tendopoli altre migliaia di persone sono state allontanate dalla città e mandate spesso in posti lontani e difficilmente raggiungibili.

Noi, definiti “irriducibili”, siamo in realtà persone che (come tutti gli altri) lavorano in città, i nostri figli frequentano le scuole all’Aquila, molti non sono muniti di un mezzo di trasporto, altri possiedono terreni od animali a cui provvedere. Siamo persone che qui vogliono restare anche per partecipare alla ricostruzione della nostra città.

Il resto dell’appello si trova a questo link.

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10 Commenti a “Ottobre 2009: all’aquila è emergenza umanitaria”

Nota bene:  le regole per i commenti si trovano a fine pagina.
  1. Utente Registrato  Melampo Scrive:

    23 ottobre 2009

    Palermo. Il pentito Gaspare Spatuzza ha rivelato ai magistrati di Palermo che la trattativa tra la mafia e lo Stato durò almeno fino al 2003-2004 e i referenti politici della mafia sarebbero stati Berlusconi e Dell’Utri.

    http://www.antimafiaduemila.com/content/view/20858/48/

  2. Utente Registrato  giano Scrive:

    Non lasciamoli soli!

    http://www.youtube.com/watch?v=LyYUPNbmwtc

  3. Utente Registrato  auryn Scrive:

    ..aggiornamento

    “Ancora nelle tende (L’Aquila, 23 ottobre 2009)”
    Il 23 di ottobre 2009 all’Aquila almeno 4mila aquilani sono ancora ospiti delle tendopoli: sono passati 197 giorni dall’evento sismico.

    “Quelli che i media hanno definito “irriducibili” non sono di persone che hanno deciso di rimanere lì per capriccio, né di facinorosi: sono persone che per esigenze di vario genere hanno bisogno di rimanere all’Aquila (lavoro, figli, genitori, parenti, impossibilità al pendolarismo per vari motivi, necessità mediche…) e devono rifiutare collocazioni a decine e decine di chilometri di distanza, in alberghi, dopo sei mesi di vita in tenda.
    Se fossero state ascoltate le richieste di chi da tempo sottolineava come le scelte – tutte dall’alto – di questa gestione post-sisma contenessero gravi errori di valutazione, oggi forse non ci si troverebbe in questa situazione.

    Il piano di gestione post-sisma, che, per la prima volta nella storia della gestione dei terremoti e dell’emergenza ha visto la scelta di saltare a pié pari la fase dei moduli rimovibili mostra ora almeno una parte delle sue gravi criticità. Le altre – consumo permanente del territorio, disgregazione sociale in new town – mostreranno i loro effetti nei prossimi anni.

    http://www.shockjournalism.com/blog/?p=144

    :) ehi, gente! fa freddissimo!
    se non avete soldi tirate fuori dallo stanzino la stufetta messa da parte perchè ora usufruite del “riscaldamento autonomo”
    e speditela urgentemente a questo contatto.

    http://www.3e32.com/main/?p=1906

    p.s. giuro che questa è l’ultimo sollecito riguardo a questa storia, non vi romperò più le balle

    CAVOLO – ALMENO DITE UN VAFFANCULO
    :)

  4. Utente Registrato  giano Scrive:

    Nuovo ‘miracolo’ all’Aquila: i palazzi da ‘gravemente danneggiati’, diventano perfettamente agibili 6 mesi dopo il terremoto, senza che venga fatto alcun lavoro di ristrutturazione… :-(

    New town, la beffa dei primi sfrattati “La vostra casa è agibile, ritornateci”

    Avvengono davvero i “miracoli”, nel cratere del terremoto. Case classificate D e poi E – gravemente danneggiate e bisognose di importanti lavori – all’improvviso, e senza la visita di muratori e carpentieri, vengono classificate A, ossia perfettamente agibili. Chi abitava dentro a queste case è rimasto in tenda, in camper o negli hotel della costa per sei mesi, sperando di ottenere un tetto sicuro. Per alcuni il sogno si è realizzato, con la consegna della chiave degli appartamenti nelle Case antisismiche. Pochi giorni di tepore e anche di felicità (“Finalmente una casa vera, c’è pure la lavastoviglie”) poi la doccia fredda. “La vostra casa è tornata A. Dovete andarvene da qui. Avete trenta giorni di tempo”.

    Frazione di Preturo. Sei palazzi dell’istituto autonomo case popolari. La scossa del 6 aprile manda tutti fuori di casa. “Come tutti gli altri abbiamo cercato un rifugio. Quasi tutti in tenda, io mi sono arrangiata comprando un camper, per ospitare mia madre che è malata.
    Visto che non possiamo rientrare a casa nostra, facciamo domanda per quelle che tutti noi chiamiamo “le case di Berlusconi”. Ma per entrare la tua casa deve essere classificata E.
    Il 9 ottobre firmo il contratto di comodato d’uso gratuito e il giorno dopo entro. Una grande gioia. Tre camere da letto, due bagni.”
    Poi le prime voci. A una signora di un palazzo classificato E, che aveva chiesto la “casa Berlusconi” rispondono che non è possibile accontentarla perché la sua casa adesso è A. “Facciamo tante telefonate, cerchiamo incontri. La conferma ufficiale è arrivata ieri. Nel sito del Comune il nostro palazzo adesso è A.
    Lavori non ne sono stati fatti, in nessun palazzo. E noi ci chiediamo: se il palazzo era sicuro, perché ci hanno fatto vivere come disgraziati nelle tende per sei mesi? Se non era messo bene, come ha fatto a tornare agibile, senza che nessuno abbia visto un gru o un’impalcatura?”.

    http://www.repubblica.it/2009/07/sezioni/cronaca/sisma-aquila-13/primi-sfratti/primi-sfratti.html

  5. Utente Registrato  auryn Scrive:

    da http://www.diariodallabruzzo.org/

    “Suona il telefono “ ciao, sono un compagno di Messina, sono venuto con le Brigate all’Aquila, stiamo organizzando una Brigata della Solidarietà per dare una mano alle persone alluvionate, come possiamo fare?”…6 mesi fa una telefonata come questa sarebbe stata inimmaginabile, oggi invece mi pare normale per un partito come il nostro che si è misurato con la sfida di una mutazione antropologica della militanza. In Abruzzo abbiamo provato a rendere utile socialmente la nostra organizzazione sperimentando una differente modalità nel fare politica. 6 mesi, 180 giorni, sono un’eternità per la gestione di un’intervento di questo tipo, lo sono perché è stato una sorta di miracolo – con una struttura che si è andata formando in presa diretta sul campo – vedere circa 700 attivisti/e venire da tutta Italia a dare una mano. Con loro sono arrivati 200 tra camion e furgoni di generi di prima necessità, con loro abbiamo tenuto aperte e costruito 3 cucine, 3 spacci popolari, 1 tenda sociale, uno sportello legale, una lavanderia popolare, ed un servizio di “volante della solidarietà” per consegnare nelle prime settimane cibo ed indumenti a chi non era registrato dentro i campi. Un’esperienza che ha raccolto molte storie differenti; di Ultras e di scout, di persone in libertà vigilata e cassaintegrati, di libertari e fedeli alla linea, di cuochi e “persone de core”. Una dimensione popolare in cui molti compagni hanno dato tanto del loro tempo, instaurando una relazione con la popolazione estremamente positiva che sarà destinata a durare a lungo. E’ stata un’impresa collettiva, una sorta di miracolo in un’Italia malata di egoismo e antipolitica. Se c’è qualcuno ancora che pensa di ricostruire in questo paese un’idea nuova del fare politica non può che partire da questa esperienza e dalla potenzialità che questa ha generato pur tra mille difficoltà e contraddizioni. Ma la cosa che questa esperienza lascia a tutti e tutte, e che la solidarietà tra pari, come le pratiche sociali che in questo spazio si determinano sono il cemento per la ricostruzione dell’agire politico e sociale. Chi è stato a Tempera, a Camarda, ad Aragno, a Pescomaggiore, a Filetto è tornato con un tatuaggio indelebile che rimane addosso per tutta la vita, tanti giovani come non ne vedevo da tempo hanno attraversato questa esperienza, dimostrando che non è poi così vero che l’orizzonte del mondo giovanile sia solamente la massificazione consumista. Densità di rapporti sociali, lacrime e sorrisi, conflitti e feste, condivisione dei bisogni e delle paure, lavorare “con” i cittadini senza mai mettersi sul piedistallo del potere che offre dare una mano a chi è in difficoltà. Favorire l’autorganizzazione, non è stato semplice, così come lavorare per la presa di voce contro la delega in un contesto invece che andava in direzione opposta. Le Brigate, la loro modalità di lavoro è una eccezione positiva alle classiche associazioni della protezione civile, una struttura di attivismo sociale non neutra, che lavora per cambiare socialmente il contesto in cui opera, una struttura che nel livello simbolico si è posta fin dall’inizio l’obbiettivo di ridare legittimità alla tradizione della solidarietà del movimento operaio. Ma se questa nostra identità non è stata nascosta essa non ci ha impedito di lavorare come una struttura pragmatica, aperta sulla pratica dell’obbiettivo, mediando con le istituzioni, operando con soggetti che non hanno la nostra stessa visione del mondo sia all’interno che all’esterno delle Brigate. Ritengo che questo sia un punto di forza del modello d’intervento che abbiamo costruito, un modello che è riuscito a bilanciare solidarietà e conflitto, cosa non sempre facile e sulla quale si è dovuto discutere parecchio trovando un punto di equilibrio che ci ha permesso di attraversare fasi difficili. Essere riusciti a delineare un modello differente di protezione civile che abbiamo definito popolare, che si è misurato nelle pratiche di solidarietà ma anche di conflitto, partecipando al contro g8 e alle mobilitazioni dei comitati è secondo me una vittoria enorme. Una vittoria perché lavorare controcorrente all’interno di un meccanismo emergenziale, tipico della shock economy non è stato facile, anche perché abbiamo nuotato contro una campagna mediatica gestita da Berlusconi che ha trasformato l’Aquila in un set cinematografico. La nostra legittimità però l’abbiamo conquistata sul campo, non con le parole ma con i fatti, mentre c’era chi sfilava in piazza D’Armi in passerella noi eravamo tra le persone, con i comitati, denunciando fin da subito la critica al modello bipartisan di ricostruzione adottato, il consumo del territorio, l’emergenza lavoro e la speculazione sul caro affitti. Se dovessi fare un paragone azzardato così come nel terremoto dell’Irpinia abbiamo assistito all’irrompere del volontariato come contenitore che ha recepito molte energie in fuga dalla sconfitta del ciclo di lotte degli anni sessanta e settanta, allo stesso modo possiamo pensare in maniera piuttosto ardita che all’Aquila si siano gettate le prime basi per provare a politicizzare il lavoro sociale a partire dalla diversità delle pratiche sviluppate. La vera differenza con le altre associazioni consiste nel fatto che non vi è stata differenza tra noi e la popolazione, alcuni giorni eravamo indistinguibili anche se avevamo le pettorine. Dal popolo per il popolo recitava una frase scritta sullo spaccio di Tempera, non era uno slogan, ma la constatazione che c’era una effettiva parità di condizione sociale e materiale, di precari che davano una mano a chi non aveva più una casa. Una composizione “popolare” quindi, dove i ruoli e l’autorevolezza si sono conquistati sul campo, discutendo, litigando, mediando. In un’assemblea un ragazzo ha detto che è proprio perchè siamo sconfitti socialmente nella vita di tutti i giorni nelle nostre città, che riusciamo a porci come “paritari” con le persone alle quali stiamo una mano dopo che il terremoto ha distrutto le case, penso che questo sia un punto da sottolineare. Ed è questo forse uno degli insegnamenti primari che viene da questa esperienza che proseguirà ancora oltre la chiusura del campo di San Biagio in Tempera, non solo all’Aquila ma in tutta Italia. Alla Lasme di Melfi, il 15 agosto le Brigate erano davanti il presidio dei lavoratori ed hanno organizzato la loro cucina a sostegno della lotta degli operai, così come lo hanno fatto con gli insegnanti precari di Benevento dando sostegno alla loro lotta mentre erano sul tetto del provveditorato, cosi è stato fatto per i precari che in queste settimane sono stati accampati davanti il ministero dell’istruzione. Teniamo vivo lo spirito delle Brigate, ovunque, non perdiamoci di vista ed organizziamo le Brigate della Solidarietà nei nostri territori, per questo motivo ritengo che questa struttura di solidarietà debba dotarsi di una propria forma associativa tale da permetterle di operare sia negli interventi di protezione civile che nelle nuove forme di azione diretta a sostegno dei conflitti e delle vertenze. Nella crisi del terremoto abbiamo capito come poter operare nel terremoto della crisi questo è l’altro punto di riflessione, l’egoismo e la guerra tra i poveri, l’ansia sociale, la solitudine, il senso di colpa della propria condizione di vita sono il cemento con il quale le classi dominanti hanno vinto in questi anni, dopo questa esperienza possiamo concretamente sentirci una grande comunità che mette al centro del proprio agire la solidarietà. Abbiamo fatto insieme un gran bel lavoro, avanti Brigate, andiamo ovunque!”

  6. Utente Registrato  giano Scrive:

    SIAMO TUTTI AQUILANI! CON LE TENDE SOTTO LA PROTEZIONE CIVILE

    da http://www.actiondiritti.net/index.php?option=com_content&view=article&id=763:siamo-tutti-aquilani-con-le-tende-sotto-la-protezione-civile&catid=45:joomla-promo&Itemid=108

    PIANO C.A.S.E.? V.E.R.G.O.G.N.A.!
    SIAMO TUTTI AQUILANI
    Abbiamo portato le tende nel cuore di Roma, sotto la sede del dipartimento della protezione civile perché a L’Aquila è emergenza umanitaria.

    CON QUESTA INIZIATIVA VOGLIAMO MANIFESTARE LA NOSTRA SOLIDARIETÀ ALLA POPOLAZIONE AQUILANA. L’INVERNO È ORMAI COMINCIATO, FA FREDDO, TROPPO FREDDO.
    Le promesse fatte dal governo si sono rilevate delle menzogne.

    Berlusconi non perde occasione per presiedere alla consegna di un nuovo monolocale, evidenziando come l’emergenza sia stata risolta dal piano C.A.S.E.. La verità è un’altra, solo a 2000 persone sono stati consegnati nuovi alloggi, 6.000 sono ancora nelle tende, mentre la maggior parte degli aquilani sono sfollati, in posti lontanissimi, in attesa da mesi di rientrare.

    Abbiamo portato le tende nel cuore di Roma per dare sostegno a chi, a rischio della propria sopravvivenza, ha deciso di rimanere a L’Aquila. Restare per resistere, restare per partecipare alla ricostruzione della loro città, perché quelle persone a L’aquila ci lavorano, studiano o possiedono animali o terreni a cui provvedere.
    La protezione civile ha ormai abbandonato gli aquilani. Non solo non prende in considerazione le richieste di stufe, container o roulette che vengono inoltrare di continuo, ma minaccia di togliere acqua, luce e servizi a chi non accetta le destinazioni (posti lontanissimi) a cui è stato condannato.

    Un altra emergenza è cominciata oggi.

    Non dettata da catastrofi naturali ma dalla stessa gestione del post sisma, da chi questa gestione l’ha portata avanti sulla testa e sulla pelle delle popolazioni colpite.

  7. Utente Registrato  pasquino50 Scrive:

    Sarà fuori luogo ed indelicato il mio commento, ma mi sento di dire che nella provata popolazione dell’Aquilano, di cui conosco in parte realtà, non ho ravvisato quello scatto d’orgoglio e d’indignazione dirompente e disperata che l’ha contraddistinta per altre passate storiche vicende. Hanno più volte permesso, rifugiandosi nel proprio privato, il baratto della loro attuale condizione sull’altare massmediologico e mafioso sia dei politici locali sia dell’abominevole nano. Non un gesto d’ira, ma solo blanda pacata rassegnazione. L’Aquilano organizzato ha saputo, in tempi passati, saper testa a ben altre “truppe d’invasione”…..Ciò non toglie il massimo riconoscimento a coloro che ,in difetto d’altro, si sono rimboccati le maniche, motu proprio.
    Pensate ad una folla di senza tetto reclamare ospitalità, come promessa, fuori le mura del castello feudale di Arcore. Sarebbe stato un problema di ordine pubblico o di protezione civile?

  8. Utente Registrato  auryn Scrive:

    Pasquino secondo me non è fuori luogo in molti abbiamo pensato ciò che dici. E ancora brucia. ma non è il nostro sederino..

    Sapevamo tutti che si sarebbero accorti con l’arrivo dell’inverno che fare da “clak” al vermetto avrebbe significato un aggravio del prezzo già pesante da versare in termini di sofferenza (e non solo), per la perdita di parenti amici e dimora stabile.
    “Solo” in 2 modi potevano reagire al disastro: af-fidarsi da subito oppure menare mazzate alla “cecata maniera”.
    Hanno scelto la prima perché annichiliti dal dolore chi gliela dava la forza..? hanno scelto la prima perché molti di loro come l’85% degli itagliani sono esseri normali, quindi potenzialmente pericolosi.. e non è garantito che il restante 15% ogni tanto non prenda uno scivolone…
    ma credo anche non sia giusto lasciar stagnare quella situazione peggiorandola con un “ben vi sta..?” (=eufemismo..passamelo).
    dopo il triplo scossone sono sempre più gli abruzzesi che si stanno rendendo conto della truffa e della loro debolezza. stai sicuro pasquino che, come leggi in giro, gli attivi abruzzesi pian piano hanno e stanno instancabilmente lavorando facendosi carico anche di scuotere quel 15% e più (me compresa) sparso per l’italia. Qualcuno è riuscito a ravvedersi da solo…

    Gli attivi a risvegliare, a contagiare nella direzione del recupero della dignità sepolta sotto le macerie,
    dandosi da fare ognuno a proprio modo, sono in stragrande crescita.
    questi sono i miracoli che si stanno iniziando a vedere e toccare, non le chiacchiere dei buffoni.
    Ti abbraccio pasquik

    (stufette?)

  9. Utente Registrato  pasquino50 Scrive:

    Sicuramente stufette,calda solidarietà ,che fa sempre bene e riscalda l’anima, operoso e fattivo sostegno “logistico”, eventuale “esproprio” di materiali adatti e , perchè no, qualche buon falo’ “istituzionale”…….così facciamo anche un po’ di pulizia… :)
    Avvolgente abbraccio a te auryn.

  10. Utente Registrato  auryn Scrive:

    absolutely daccord..così mi piace di più,
    CI STO!!!
    anche se la vedo dura col sostegno della vitamina C necessaria,ancora una volta non dispero e non sbaglio ;)
    smack

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